lunedì 14 settembre 2026

L'ignoranza sovranista uccide!

 


🚨 Un’altra morte legata al morbillo in Pennsylvania, mentre l’epidemia continua a crescere

Una donna di 40 anni, non vaccinata e residente nella contea di Jefferson, in Pennsylvania, è morta a causa di complicazioni associate al morbillo.


La donna è deceduta sabato 12 settembre 2026. A comunicare la notizia è stato l’ufficio del coroner della contea di Jefferson, che ha dichiarato di non voler diffondere ulteriori informazioni identificative per rispetto della privacy della vittima e della sua famiglia.

La morte arriva mentre in Pennsylvania è in corso un’epidemia di morbillo in crescita.


Il morbillo non è una malattia banale: è una malattia infettiva molto contagiosa e può essere particolarmente impegnativa, con complicanze che possono richiedere ricoveri ospedalieri e, in alcuni casi, lasciare sequele e conseguenze a lungo termine. Nei casi più gravi può purtroppo essere anche fatale.


🩺 La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione contro il morbillo e le sue complicanze.

Matteo Bassetti 

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GIÙ LE MANI DALLA DEMOCRAZIA

 


Giovanni Barbera

Succede...agli stupidi

 


Ti ricordi di Bambi, no? Sì, il cerbiatto della Disney.

In pochi, pochissimi, sanno che è tratto da un libro molto, molto più inquietante del cartone animato.


Sì perché se nel cartone la figura dell'uomo che uccide la mamma del povero Bambi è triste e spaventosa, nel libro è qualcosa di molto peggio.


Dopotutto Bambi fu scritto per gli adulti, non per i bambini, da uno scrittore austriaco, Felix Salten, nel 1923. E nel suo bosco l'uomo non ha un nome: gli animali lo chiamano soltanto "Lui".


Gli animali non sanno chi è LUI.

Gli animali non sanno perché arriva LUI.

Gli animali non sanno perché spara LUI.

Sanno solo che quando arriva Lui, qualcuno non torna a casa.


Il piccolo Gobo, per esempio, nel cartone la Disney lo ha tagliato via: è il cerbiatto compagno di giochi di Bambi.


È piccolo.

È innocente.


Quando Lui lo vede, inspiegabilmente, decide di non ucciderlo. Anzi! Se lo porta a casa, lo nutre, gli mette un collare al collo, lo fa crescere.


E Gobo si fida.

Gobo è l'unico animale che impara ad amare Lui.


Quando torna nel bosco lo racconta a tutti: "Lui è buono, guardate il mio collare".


Un giorno Gobo, cresciuto, ritrova Lui in una prateria.

Lo riconosce.

Si fida.

Avvicina il muso alla canna del suo fucile.

Annusa.


BUM. BUM. BUM.


Gobo muore perché si fida di una mano che impugna un fucile.


Ed in Italia quel fucile sta in MEZZO MILIONE di case.


E si trovava anche tra le mani del fratello di Vincenzo, che sparava ai cinghiali per allontanarli dal raccolto.


Che lo ha colpito per sbaglio.

Che lo ha ucciso per sbaglio. 


Quel fucile lo conosci anche tu: sta nell'armadio di uno zio, dietro i cappotti, e in famiglia nessuno ci ha mai fatto caso.


È attaccato al muro, in una vetrina.

È chiuso in una cassa di metallo, nel garage.


Lo Stato questa "arte" la chiama "caccia". La chiama "sport".

Le dà una stagione.

Le dà dei fondi.

Le dà una federazione, una licenza una patente.


Ma possedere un fucile vuol dire solo una cosa: la capacità di uccidere esseri viventi.


Come Gobo.

Come Vincenzo.

Nessuno muore in modo giusto di fronte un fucile.


Eppure non lo dice nessuno.

Eppure non ne parla nessuno.


Nella scorsa stagione di caccia un fucile ha colpito una persona ogni tre giorni.

Una ogni tre giorni.


Più dei femminucidi.

No, non è una gara: ma perché non se ne parla?


Agli animali va anche peggio, perché per loro nessuno tiene nemmeno il conto.


Perché degli animali "chi se ne frega".

La gente muore per disgrazia.

Gli animali muoiono per "divertimento".


Muiono, se gli va bene eh! Perché nella maggior parte dei casi scappano via feriti, morendo dissanguati o di infezione giorni e giorni dopo, in atroci sofferenze


BUM. BUM. BUM. 

Questo vuol dire "avere un fucile". 


Può essere un cinghiale.

Può essere un'oca, un tordo, un cane che passa, un uomo che corre.

Può essere un fratello.


Il fucile non lo sa.

Il fucile non lo saprà mai.


Ah, non ti ho raccontato come finisce il libro.


Bambi è vecchio, ha il pelo grigio e cammina nel bosco. 

A terra c'è Lui.

È steso, e non si rialza.


Ha il petto pieno di sangue.


Un altro Lui lo ha ucciso per sbaglio.


Fonte:

Adamo Romano

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Ettore Majorana

 


🕵️‍♂️⚛️ MISTERI DELLA STORIA #3 – CHE FINE HA FATTO ETTORE MAJORANA?


È uno dei più grandi misteri della storia scientifica italiana.


Un fisico geniale.


Un uomo riservato e tormentato.


Una nave tra Palermo e Napoli.


Poi, improvvisamente, il nulla.


📅 Marzo 1938.


Ettore Majorana ha appena 31 anni, ma è già considerato uno dei più brillanti fisici teorici della sua generazione.


Ha lavorato con Enrico Fermi e con i celebri “ragazzi di via Panisperna”.


Fermi ne aveva un’opinione impressionante. Arrivò a collocare Majorana, per profondità scientifica, nella rarissima categoria dei grandi geni della fisica.


⚛️ UN GENIO CHE PUBBLICAVA POCHISSIMO


Majorana era diverso dagli altri.


Estremamente riservato, pubblicava poco e spesso sembrava quasi disinteressato a far conoscere le proprie scoperte.


Alcune sue intuizioni si sarebbero rivelate straordinariamente importanti.


Ancora oggi, nella fisica delle particelle, si parla di fermioni di Majorana.


Ma nel 1938 qualcosa cambia.


Majorana, diventato professore di Fisica teorica all’Università di Napoli, parte improvvisamente.


🚢 IL VIAGGIO VERSO PALERMO


Il 25 marzo 1938 prende una nave da Napoli diretta a Palermo.


Prima di partire lascia una lettera al direttore dell’Istituto di Fisica di Napoli, Antonio Carrelli.


Il tono appare inquietante.


Majorana sembra annunciare una decisione definitiva.


Tutto fa pensare al suicidio.


Ma poco dopo arriva un telegramma.


Majorana chiede di non considerare la lettera precedente.


E quindi scrive nuovamente a Carrelli.


Dice che il mare lo ha rifiutato e che tornerà.


Sembra aver cambiato idea.


🚢 POI SI IMBARCA PER NAPOLI


Majorana avrebbe acquistato il biglietto per il viaggio di ritorno da Palermo a Napoli.


Ed è qui che comincia veramente il mistero.


Da quel momento le sue tracce si perdono.


Non viene ritrovato un corpo.


Non esiste una prova definitiva del suicidio.


E non esiste nemmeno una prova definitiva che abbia continuato a vivere.


❓ SI SUICIDÒ?


È l’ipotesi più immediata.


Le lettere sembrano indicare una profonda crisi personale e inizialmente Majorana aveva chiaramente contemplato la possibilità di togliersi la vita.


Ma allora perché il telegramma?


Perché la seconda lettera?


E soprattutto: dove sarebbe morto?


⛪ SI RITIRÒ IN UN MONASTERO?


Un’altra celebre ipotesi sostiene che Majorana abbia scelto volontariamente di scomparire dal mondo e di rifugiarsi in un monastero.


Lo scrittore Leonardo Sciascia, nel suo celebre libro La scomparsa di Majorana, contribuì enormemente a rendere famosa l’idea di una fuga consapevole.


Secondo questa interpretazione, Majorana avrebbe intuito le terribili possibilità della fisica nucleare e avrebbe deciso di sottrarsi al proprio destino di scienziato.


È un’ipotesi affascinante.


Ma non è mai stata dimostrata.


🌎 FUGGÌ IN SUD AMERICA?


Negli anni emersero anche testimonianze secondo le quali Majorana sarebbe stato visto in Argentina.


Decenni più tardi le autorità italiane esaminarono anche la possibilità che avesse vissuto in Venezuela negli anni Cinquanta.


Una fotografia e alcune testimonianze furono considerate abbastanza interessanti da portare a nuove indagini.


Ma nemmeno questa pista ha prodotto una soluzione definitiva.


🧠 E POI C’È IL SILENZIO


Forse l’aspetto più affascinante della vicenda è proprio questo.


Majorana non era un personaggio qualsiasi.


Era uno degli uomini che avevano partecipato a uno dei momenti più straordinari della fisica italiana.


Eppure, a un certo punto, sembra quasi essere riuscito a cancellarsi dal mondo.


Il suo collega e amico Edoardo Amaldi avrebbe dedicato anni a ricostruirne la figura e a impedirne l’oblio.


Attorno a Majorana rimane infatti una sensazione particolare: non soltanto quella di un uomo scomparso fisicamente, ma di uno scienziato che, per molto tempo, rischiò quasi di scomparire anche dalla storia della fisica.


⚛️ E invece il suo nome è ancora qui.


Nelle teorie.


Negli esperimenti.


Nelle particelle che potrebbero possedere le caratteristiche da lui immaginate.


Ma dell’uomo che portava quel nome, dopo il 1938, non abbiamo una risposta definitiva.


📅 Ettore Majorana aveva 31 anni.


Suicidio?


Fuga volontaria?


Monastero?


Sud America?


O qualcosa che ancora oggi non siamo riusciti a ricostruire?


Quasi novant’anni dopo rimane una domanda semplicissima:


che fine ha fatto Ettore Majorana?


📚 MISTERI DELLA STORIA

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Rudolf Hess

 


🕵️‍♂️ MISTERI DELLA STORIA #2 – RUDOLF HESS: SUICIDIO O OMICIDIO A SPANDAU?


Aveva 93 anni.


Era stato uno degli uomini più importanti del regime nazista.


Ed era ormai l’unico detenuto rimasto in un’intera prigione.


Il 17 agosto 1987, Rudolf Hess viene trovato gravemente ferito nella prigione di Spandau, a Berlino Ovest.


Poco dopo muore.


La versione ufficiale è chiara:


suicidio.


Ma da quel momento comincia uno dei misteri più discussi del dopoguerra.


🇩🇪 CHI ERA RUDOLF HESS?


Hess era stato uno dei più fedeli collaboratori di Adolf Hitler e suo vice all’interno del Partito Nazista.


Poi, il 10 maggio 1941, fece qualcosa di incredibile.


Salì da solo su un Messerschmitt Bf 110 e volò verso la Scozia, apparentemente con l’intenzione di proporre una pace separata tra Germania e Gran Bretagna.


Si lanciò con il paracadute.


Venne catturato.


Hitler lo dichiarò praticamente un folle e prese le distanze dall’intera operazione.


Hess non sarebbe mai più tornato libero.


⚖️ NORIMBERGA


Dopo la guerra venne processato a Norimberga.


Fu assolto dalle accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ma riconosciuto colpevole di cospirazione e crimini contro la pace.


La condanna:


ergastolo.


Venne trasferito nella prigione di Spandau insieme ad altri importanti gerarchi nazisti.


Uno dopo l’altro, però, gli altri detenuti morirono o vennero liberati.


Dal 1966, Hess rimase solo.


Un uomo anziano custodito in una gigantesca prigione amministrata a rotazione da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica.


🌳 17 AGOSTO 1987


Quel pomeriggio Hess si trova in una piccola costruzione nel giardino della prigione.


Viene successivamente trovato con un cavo elettrico intorno al collo.


Trasportato in ospedale, muore poco dopo.


Secondo l’inchiesta britannica, Hess si era suicidato impiccandosi.


Venne inoltre trovata una nota destinata alla famiglia.


Caso chiuso?


Non proprio.


❓ I DUBBI


Il figlio di Hess, Wolf Rüdiger Hess, rifiutò sempre la versione ufficiale.


Secondo lui il padre era troppo anziano e fisicamente debilitato per riuscire a suicidarsi in quel modo.


La famiglia sostenne inoltre che Hess potesse essere stato ucciso per impedirne una possibile liberazione.


Ma perché?


🤫 IL SEGRETO DEL VOLO IN SCOZIA


È qui che la storia diventa ancora più intrigante.


Da decenni si discute sulle vere ragioni del misterioso volo del 1941.


Hess agì completamente da solo?


Pensava davvero di poter negoziare con esponenti dell’establishment britannico?


Hitler sapeva qualcosa?


Esistevano contatti segreti precedenti?


La storiografia prevalente considera il viaggio una iniziativa personale di Hess, senza prove convincenti che Hitler lo avesse inviato.


Ma l’episodio continua ad alimentare speculazioni.


🩺 E L’AUTOPSIA?


Anche qui nasce la controversia.


Una seconda autopsia richiesta dalla famiglia individuò lesioni al collo che il medico incaricato ritenne meritevoli di ulteriori indagini.


Questo contribuì enormemente alle teorie sull’omicidio.


Tuttavia, non è mai emersa una prova conclusiva che Hess sia stato assassinato.


La versione ufficiale rimane quella del suicidio.


🏚️ E POI ACCADDE QUALCOSA DI PARTICOLARE


Dopo la morte dell’ultimo prigioniero, la prigione di Spandau venne demolita completamente.


L’obiettivo era impedire che diventasse un luogo di pellegrinaggio neonazista.


Anche i materiali provenienti dalla demolizione furono dispersi.


La prigione che per vent’anni aveva ospitato un solo uomo scomparve.


📅 17 agosto 1987.


La versione ufficiale dice:


Rudolf Hess si suicidò.


Le teorie alternative sostengono:


qualcuno voleva impedirgli di uscire vivo da Spandau.


A quasi quarant’anni di distanza, però, manca ancora la cosa fondamentale per trasformare il sospetto in storia:


una prova convincente dell’omicidio.


❓ Voi cosa pensate?


Suicidio o c’è qualcosa della morte di Rudolf Hess che ancora non conosciamo?


📚 MISTERI DELLA STORIA

Dentro la Storia


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Bonaccini sa cosa votano questi

 


Li trovi sotto qualunque necrologio, manco lavorassero per Taffo.

C’è uno che muore a 93 anni dopo una vita di acciacchi, tre bypass, due tumori e una passione per la grappa alle otto del mattino.

E loro:  

“Vaccino?”


Gli chiedi quale ricerca scientifica colleghi quel malore specifico al vaccino e svaniscono in una risata isterica, con la stessa velocità con cui spariscono le prove quando il guru sbaglia una profezia.


Durante la pandemia si facevano pollare 300, 400, pure 500 euro da perfetti sconosciuti su Telegram per un Green Pass falso che magari non funzionava nemmeno.

Il capolavoro è che, per non farsi “controllare dal sistema”, mandavano soldi e documenti personali a uno chiamato tipo PatriotaLibero_88, con la foto profilo di un lupo, una bandiera italiana e l’aquila romana fatta con Paint.


Poi li vedevi inveire contro le grandi case farmaceutiche:

“Big Pharma vuole solo i nostri soldi!”

E cinque minuti dopo erano lì a regalare 15 o 20 euro a tampone, ogni volta, pur di non vaccinarsi.

Contro Big Pharma, ma con la tessera punti.  

Al decimo tampone ti davano in omaggio una paranoia nuova.

Hanno criticato i vaccinati perché “si affidavano ciecamente alla medicina”.


Loro invece, pensatori indipendenti, si sono affidati a sverminanti per cavalli, idrossiclorochina, vitamine prese a secchiate, aerosol improbabili, integratori dal nome in latino e tisane spiegate in diretta da uno che fino a tre mesi prima vendeva cover per cellulari.


“Ma non lo dice la TV!”

No, infatti.  

Lo diceva uno con la ring light, la lavagna piena di frecce rosse e il link PayPal fissato nei commenti.


Nel 2020 non facevano nemmeno in tempo a gridare:

“NORIMBERGA 2!”

che qualcuno era già pronto a vendergli la denuncia collettiva, il ricorso rivoluzionario, il certificato magico, la diffida da stampare in casa o il documento segreto che avrebbe fatto crollare la Repubblica entro venerdì.

Venerdì di quale anno non si è mai capito.


E mentre urlavano alla “dittatura sanitaria” per una mascherina, un tampone o una misura di contenimento, lustravano metaforicamente le scarpe a neofascisti, autocrati, propagandisti e aspiranti uomini forti.


La libertà, per loro, funziona così:

“Fate quello che volete.  

Purché facciate esattamente quello che dico io.”


La parte più esilarante è che si definiscono pensatori indipendenti

Indipendenti da cosa?

Dalle fonti.  

Dalle verifiche.  

Dalla memoria.  

Dalla vergogna.


Il guru sbaglia una previsione?  

“Era una psy-op.”

Il guru cambia versione?  

“Si sta adattando al piano.”

Il guru chiede soldi?  

“Lo fa per informarci.”

Il guru viene smentito?  

“Segno che fa paura al sistema.”


E quando qualcuno, invece di ascoltare medici e fonti affidabili, si affida a intrugli fai-da-te, cure miracolose e ciarlatani da tastiera, e finisce male, improvvisamente cala il silenzio.


Perché il complotto va bene finché produce visualizzazioni, donazioni e applausi.

Quando presenta il conto, la colpa è sempre di qualcun altro.

Non combattono il sistema.

Fanno volontariato per l’ufficio marketing di truffatori, fuffaguru e venditori di panico.


E lo fanno gratis

Anzi no

Spesso pagano pure


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Bessie Coleman

 


Bessie Coleman nacque in Texas nel 1892, aveva ascendenti Cherokee o Choctaw da parte paterna ed entrambi i suoi genitori erano afroamericani. All’età di 23 anni, si trasferì a Chicago, in cerca di un futuro migliore. Tra le tante persone che incontrò nei suoi 5 anni nell’Illinois vi erano alcuni piloti della Prima guerra mondiale, i quali le trasmisero la passione per il volo, ma Bessie dovette vedersi chiudere in faccia tantissime, troppe porte, perché nera e perché donna. Furono altre due persone, un giornalista e un banchiere, che la convinsero prima a inseguire i suoi sogni fino a oltre i confini degli Stati Uniti, e poi a finanziare il suo viaggio verso la Francia, dove si sarebbe iscritta alla Federazione Aeronautica Internazionale. 

Era il 1920.

Volava alto Bessie, e volava bene, tanto da ottenere il brevetto di pilota in poco più di 6 mesi, prima donna afroamericana a riuscirci, oltre che prima cittadina statunitense a ottenerlo presso la scuola di Parigi. Al suo ritorno negli Stati Uniti, Bessie passò quanto più tempo possibile lì in alto, “dove non c’è razzismo”, esibendosi in spettacoli di volo, ma non si risparmiava nemmeno quando aveva i piedi sulla terra, promuovendo il lavoro nel settore aeronautico per gli afroamericani. L’ideale di uguaglianza e di rifiuto del razzismo superava addirittura la passione per il suo lavoro: Bessie accettava infatti di partecipare esclusivamente a spettacoli che non prevedessero limitazioni razziali per il pubblico.

Ebbe anche il tempo di sopravvivere a un incidente con il suo aereo, prima di rimanere vittima di un secondo, nel 1926, mentre aspettava, impaziente, di poter vedere con i suoi occhi una sua scuola di volo, che non avrebbe fatto distinzioni di sesso e di razza, con la quale voleva “trasformare la capanna dello zio Tom in un hangar”.


Cronache Ribelli 

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La storia di Bessie Coleman è raccontata in C'era una (R)ivolta 2. Lo trovate seguendo il link nel primo commento.

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