Ti ricordi di Bambi, no? Sì, il cerbiatto della Disney.
In pochi, pochissimi, sanno che è tratto da un libro molto, molto più inquietante del cartone animato.
Sì perché se nel cartone la figura dell'uomo che uccide la mamma del povero Bambi è triste e spaventosa, nel libro è qualcosa di molto peggio.
Dopotutto Bambi fu scritto per gli adulti, non per i bambini, da uno scrittore austriaco, Felix Salten, nel 1923. E nel suo bosco l'uomo non ha un nome: gli animali lo chiamano soltanto "Lui".
Gli animali non sanno chi è LUI.
Gli animali non sanno perché arriva LUI.
Gli animali non sanno perché spara LUI.
Sanno solo che quando arriva Lui, qualcuno non torna a casa.
Il piccolo Gobo, per esempio, nel cartone la Disney lo ha tagliato via: è il cerbiatto compagno di giochi di Bambi.
È piccolo.
È innocente.
Quando Lui lo vede, inspiegabilmente, decide di non ucciderlo. Anzi! Se lo porta a casa, lo nutre, gli mette un collare al collo, lo fa crescere.
E Gobo si fida.
Gobo è l'unico animale che impara ad amare Lui.
Quando torna nel bosco lo racconta a tutti: "Lui è buono, guardate il mio collare".
Un giorno Gobo, cresciuto, ritrova Lui in una prateria.
Lo riconosce.
Si fida.
Avvicina il muso alla canna del suo fucile.
Annusa.
BUM. BUM. BUM.
Gobo muore perché si fida di una mano che impugna un fucile.
Ed in Italia quel fucile sta in MEZZO MILIONE di case.
E si trovava anche tra le mani del fratello di Vincenzo, che sparava ai cinghiali per allontanarli dal raccolto.
Che lo ha colpito per sbaglio.
Che lo ha ucciso per sbaglio.
Quel fucile lo conosci anche tu: sta nell'armadio di uno zio, dietro i cappotti, e in famiglia nessuno ci ha mai fatto caso.
È attaccato al muro, in una vetrina.
È chiuso in una cassa di metallo, nel garage.
Lo Stato questa "arte" la chiama "caccia". La chiama "sport".
Le dà una stagione.
Le dà dei fondi.
Le dà una federazione, una licenza una patente.
Ma possedere un fucile vuol dire solo una cosa: la capacità di uccidere esseri viventi.
Come Gobo.
Come Vincenzo.
Nessuno muore in modo giusto di fronte un fucile.
Eppure non lo dice nessuno.
Eppure non ne parla nessuno.
Nella scorsa stagione di caccia un fucile ha colpito una persona ogni tre giorni.
Una ogni tre giorni.
Più dei femminucidi.
No, non è una gara: ma perché non se ne parla?
Agli animali va anche peggio, perché per loro nessuno tiene nemmeno il conto.
Perché degli animali "chi se ne frega".
La gente muore per disgrazia.
Gli animali muoiono per "divertimento".
Muiono, se gli va bene eh! Perché nella maggior parte dei casi scappano via feriti, morendo dissanguati o di infezione giorni e giorni dopo, in atroci sofferenze
BUM. BUM. BUM.
Questo vuol dire "avere un fucile".
Può essere un cinghiale.
Può essere un'oca, un tordo, un cane che passa, un uomo che corre.
Può essere un fratello.
Il fucile non lo sa.
Il fucile non lo saprà mai.
Ah, non ti ho raccontato come finisce il libro.
Bambi è vecchio, ha il pelo grigio e cammina nel bosco.
A terra c'è Lui.
È steso, e non si rialza.
Ha il petto pieno di sangue.
Un altro Lui lo ha ucciso per sbaglio.
Fonte:
Adamo Romano

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