domenica 30 novembre 2025

SICULI E SICANI: I SIGNORI PERDUTI DELLA PRIMA SICILIA



L'isola di Trinacria, ben prima di assurgere a perla della Magna Grecia, fu teatro di una storia complessa e frammentata. Essa fu animata da popolazioni autoctone e migranti che ne modellarono il paesaggio culturale in un lungo periodo preistorico e protostorico.


Tra queste popolazioni, i Sicani e i Siculi rappresentano le anime più antiche e misteriose. I loro domini si scontrarono e si fusero per secoli, lasciando tracce profonde negli strati archeologici e nelle narrazioni degli storici posteriori.


I Sicani sono spesso considerati il popolo più antico dell'isola. Il loro insediamento, secondo alcune fonti antiche in contrasto tra loro, è fatto risalire addirittura al 3000 a.C. circa. Inizialmente, si estendevano su gran parte della Sicilia.


Sulla loro origine permangono incertezze. Se alcuni storiografi, come Timeo, li ritenevano autoctoni, altri autorevoli, tra cui Tucidide e Filisto, propendevano per una provenienza dalla penisola iberica, forse scacciati dai Liguri dalle rive di un fiume Sicano. Quest'ultima ipotesi, tuttavia, è considerata da alcuni studiosi moderni una speculazione toponomastica greca.


I Sicani si stabilirono prevalentemente nella parte occidentale e centro-meridionale dell'isola. Svilupparono una civiltà che, in età del Ferro, è archeologicamente documentata dalla cultura di Polizello-Sant'Angelo Muxaro. Questa cultura è caratterizzata da una specifica ceramica dipinta in rosso o incisa.


I loro centri principali inclusero Iccara, Inico e Indara. La loro architettura difensiva si concentrava in villaggi fortificati su alture strategiche, a testimonianza di una conoscenza avanzata del territorio. Essi furono anche in contatto con le civiltà orientali, come quella minoica.


I Siculi, invece, sono quasi unanimemente identificati come una popolazione migrante di origine indoeuropea, proveniente dalla penisola italiana. Secondo la tradizione storica, attraversarono lo Stretto di Messina, probabilmente due o tre secoli prima della colonizzazione greca (attorno all'XI secolo a.C.).


— —

Le più belle vedute romane stampate su carta di Amalfi. Acquista subito

https://trizioeditore.it/collections/arte-e-vedute-romane

— —


Il loro arrivo portò a spingere gradualmente i Sicani verso occidente e a stabilirsi nella metà orientale dell'isola. Questo processo di espansione fu lento ma inesorabile e non esente da conflitti, come suggerito dalle violente distruzioni di villaggi sicani.


La lingua sicula, di cui si è trovata traccia nell'iscrizione più lunga pervenutaci, mostra significative affinità con il latino, riconducendo i Siculi alla famiglia linguistica dei Latino-Falisci.


La loro cultura, specialmente nel secondo periodo, fu fortemente influenzata dai Micenei e dai Fenici, con cui intrapresero scambi commerciali. Questo portò a una fioritura artistica e religiosa che vide i Palici, divinità protettrici della navigazione e dell'agricoltura, tra i loro dei più venerati.


L'arrivo dei coloni greci, a partire dal 735 a.C., trovò l'isola divisa: i Sicani a occidente e i Siculi a oriente. Questo nuovo e potente influsso culturale portò a una rapida ellenizzazione delle popolazioni indigene, assorbendone usi e costumi. Già nel V secolo a.C. gli autoctoni erano profondamente ellenizzati.


Un'eccezione notevole a questa progressiva assimilazione fu rappresentata da Ducezio, un siculo ellenizzato nato attorno al 488 a.C.. Egli guidò le popolazioni sicule in una ribellione contro la dominazione greca nel 452 a.C., fondando la capitale Palikè.


Nonostante la sua sconfitta e l'esilio, il suo tentativo rappresenta l'ultima grande fiammata di autonomia prima che i signori perduti della prima Sicilia venissero definitivamente inglobati nel complesso mosaico della storia mediterranea.


NOVITA’ STORICHE NELLA TUA MAIL.

ISCRIVITI GRATIS ALLA NEWSLETTER DI SCRIPTA MANENT

https://scriptamanentitalia.it/newsletter/

Facebook 

sabato 29 novembre 2025

Mina Shirakawa!!!🥰🥰🥰

 


Facebook 

Marcello Prima

 

Lui non ha mai avuto la figurina. Per forza, non ha mai giocato né in serie A, né in serie B. 

E oggi con quel cognome quelli che non hanno raggiunto la quarantina lo scambierebbero per una compagnia di assicurazioni. Doveva andare all’Inter, ma poi hanno cambiato idea. E nei nostri sogni c’è la sua figu , grande e sorridente, da giocatore di serie A. Se ne faccia una ragione anche la Panini. Perché dalla fine degli anni ’70 all'inizio dei '90 lui ha seminato il panico nelle difese di tutta la serie C : Monopoli, Barletta, Siracusa, Mestre, Giarre, Brindisi, Juve Stabia, Messina, tra le altre. Per tutte lui è il numero 9, un centravanti regale, che a dispetto dei centonovantasette centimetri esibisce destro e sinistro. Ma non dovevi fare il cestista? “Vero, da piccolo tutti volevano che giocassi a pallacanestro, ma nessuno è riuscito a convincermi. Il calcio è sempre stato la mia passione, il mio sport preferito”. E a 22 anni non giocavi ancora in Promozione: “Certo nel Carovigno in provincia di Brindisi, il mio paese. Quell’anno ho segnato 23 gol”. 

Fa il doppio salto al Monopoli in C2, dove ne segna 16. Viene richiesto da squadre di serie B, ma non se ne fa niente: “Purtroppo non conta solo quello che si fa sul campo. Io non ho mai voluto un procuratore e le pubbliche relazioni valgono più dei palloni mandati nel sacco”. Monopoli è solo l’inizio di una mitragliata nei professionisti, perché ne segnerà altri 125 (in doppia cifra 8 volte in tutto, ma sono 10 contando l’Interregionale). Vince due volte la C2 con Barletta e Giarre. A Castellammare di Stabia arriva e fa una scommessa col presidente: “Un premio se raggiungi quota 10 gol”. 

Lui però ne segna 20 e l’anno dopo 15 : “Il segreto ? Tantra serietà in allenamento” . E’ il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene.

C’è nientemeno che il Cagliari di Claudio Ranieri quel pomeriggio a Giarre e l’hanno studiato, gli stanno addosso, lo raddoppiano: sul cross di Torti da sinistra, Bertini la sporca di tacco e lui scivola via dalla morsa dei difensori e la gira al volo sotto la traversa. Quell’anno sarà capocannoniere del girone B di serie C1. Lui carica le squadre della sua energia leggera e, già che c’è, vince qualche campionato. Ha il gusto dell’attesa per la mossa falsa del difensore e la freddezza per accoppare il portiere. Il problema delle difese è poi che dove arriva lui di testa il portiere non arriva nemmeno con le mani. 

A Castellammare di Stabia gli hanno fatto uno striscione . Direte voi : Bravo e quindi? Lo striscione gliel’hanno fatto nel 2023, all’età di 65 anni mentre con lo stesso sguardo limpido insegna calcio ai bambini. 

Ma chi se ne frega della figurina e poi la serie C è meravigliosa.

Pazzesco, Marcello Prima .

E buon compleanno.

Facebook 


BOLSONARO (FINALMENTE) CONDANNATO

 


L'uomo degli USA in Brasile Bolsonaro è stato finalmente condannato a 27 anni di carcere. Colui che ha fatto aumentare a livelli mai visti prima la corruzione e anche la povertà nel Paese sotto il volere degli Stati Uniti e aver cercato di imprigionare e screditare in tutti i modi Lula, ha avuto ciò che si meritava.


 La Corte Suprema del Brasile ha disposto l’esecuzione della pena: Bolsonaro si trova in detenzione cautelare da sabato scorso, dopo che la polizia federale ha accertato un suo tentativo di liberarsi del braccialetto elettronico che monitorava i domiciliari concessi la scorsa estate. Anche gli ex ministri coinvolti nel complotto, Anderson Torres e Alexandre Ramagem, hanno visto confermate le loro condanne.


27 anni di carcere dovrà scontare Jair Bolsonaro, dopo aver esaurito ogni via di ricorso, per il tentativo di colpo di Stato finanziato dagli USA ai danni del Presidente  Lula. Ennesimo colpo di Stato USA fallito in Sud America negli ultimi anni, nella speranza che il Brasile non riceva lo stesso trattamento che sta subendo il Venezuela.

Facebook 

Julir Newmar

 


Facebook 

venerdì 28 novembre 2025

Oriana Fallaci

 


“Sono rari gli uomini che scelgono donne profonde al proprio fianco, perché quelle superficiali e, perlopiù, concentrate sull'apparenza, danno meno problemi e sono più facilmente gestibili.

Una donna profonda, invece, cerca dialoghi costruttivi e confronti, vuole e crea intimità, ha consapevolezza di sé e conosce i propri limiti e le proprie forze. Una donna profonda detesta la superficialità, la volgarità. Non vuole piacere a tutti, non si accontenta ma cerca, sa che il suo valore non risiede nell'aspetto ma nella tenacia del cuore.

Le donne profonde sono come uragani. Non si fermano davanti a nulla. Ridono e piangono senza vergognarsi e se ne hanno voglia si siedono per terra o camminano scalze come se fosse la cosa più normale del mondo. Non hanno paura delle sfide per trovare ciò che hanno nel cuore, né di soffrire per inseguire i loro ideali. Non cercano nella coppia un leader da seguire, né un figlio da salvare. Ma un compagno con il quale camminare. 

Le donne, tutte le donne, devono sempre ricordarsi chi sono e di cosa sono capaci. Non devono temere di mostrarsi intelligenti, di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo! Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede coraggio, una sfida che non annoia mai.”

Oriana Fallaci

Facebook 

Dua Lipa 629

 


Facebook 

I mille volti di Lady Cris

 


INTANTO IN SLOVACCHIA

 



hanno approvato una legge che pone la loro legislazione al di sopra di quella dell'Unione.

Una vera contraddizione in termini. Se poni la tua legge al di sopra dell'Unione Europa, ti poni già al di fuori dell'Unione in quanto appartenere all'Unione significa accettarne lo Statuto, che prevede che la tua legislazione sia informata a quella Europea. 

Una bella soluzione!  

Come dire se vogliamo meno inquinamento costruiamo le città in campagna...

Quindi si faceva prima a dire esco dall'Unione Europea. 

Ma l'ipocrisia è presto smascherata in quanto vogliono solo i diritti e non i doveri che comporta essere membri.

Modello Orban, per capirci.

Conclusione: 

in cecoslovacchia anche tra i legislatori vi sono analfabeti funzionali.


C G


Foto: Bratislava

Facebook 

Bam Bam Bigelow & Big Van Vader

 


Bam Bam Bigelow e Big Van Vader sono stati due tra i più incredibili performer tra la fine degli anni 80 e gli inizi dei 90.


Ambedue enormi, colossali e pericolosi, avevano in comune l'abilità di sapere miscelare la brutalità dei loro colpi con una incredibile agilità, dal moonsault di Vader fino alle straordinarie movenze veloci di Bigelow, una vera e propria "anomalia" quando si parla di "big men" nel wrestling.


I due "gaijin" hanno persino unito le loro forze in territorio nipponico, nella New Japan Pro Wrestling, con un incredibile e devastante debutto in coppia il 20 Gennaio 1989, contro due vere e proprie leggende del puroresu come Antonio Inoki e Tatsumi Fujinami.


Ma fu qualche anno dopo, nel 1992, che i due si consacrarono un tag team di tutto rispetto quando, battendo il team di Keiji Mutoh ed Hiroshi Hase, si proclamarono campioni di coppia IWGP (all'epoca un alloro difficile da vedere alla vita di un tag team composto da stranieri).


La loro partnership sul ring durò però molto poco: nel 1993 Bigelow rispose alla nuova chiamata della WWE (ed in seguito della ECW), mentre Vader ebbe più fortuna in WCW dove riuscì anche a vincere il titolo del mondo.


Nella realtà, nelle interviste fatte singolarmente ad ognuno di loro anni dopo, pare che i due fossero "forzati" a stare insieme, non andando particolarmente d'accordo per motivi allo stato attuale ignoti. Forse, essendo molto simili nel fisico e nelle capacità sul ring, c'era una sorta di "competizione" tra i due... o forse semplicemente non c'era chimica tra loro.


Ma se la chimica scarseggiava, di sicuro non mancava l'alchimia: vederli insieme, seppur per un tempo limitato, era una gioia per gli occhi del fan di quel periodo, che cercava personaggi "larger than life" ma che sapessero non solo menare le mani, ma regalare emozione e spettacolo sul ring.


#BamBamBigelow #BeastFromTheEast #Vader #BigVanVader #NJPW #IWGP #gaijin #puroresu #WWE #ECW #WCW #wrestling #maestrozamo

Facebook 

La Parka

 


"Fin quando sarò vivo e capace di lottare, gli altri saranno solo imitazioni ed io l'originale. Possono dire quello che vogliono e chiamarsi come pare a loro. Non credo nei trofei che ha accumulato, perché non li ha realmente vinti. La Parka era un personaggio già molto famoso quando ho lasciato la AAA, non è stato merito suo."


Così il wrestler messicano Adolfo Tapia si esprimeva sul suo collega Jesus Escoboza. Cosa avevano in comune questi due per odiarsi così tanto?


Semplice: tutti e due interpretavano lo stesso personaggio, la personificazione della morte presa in maniera scherzosa... La Parka.


La maschera messicana tutta ossa e capace di mosse di lucha mista a passi di danza ha una origine incerto: Tapia giura che l'idea del costume e dei passi di ballo furono tutta una sua invenzione quando portò il personaggio al debutto in AAA nel 1992, ma Alfonso Pena, promoter della promotion messicana e detentore dei diritti sul character invece è di idea diametralmente opposta, sostenendo di essere lui l'artefice del successo dietro la gimmick.


Dopo ben 4 anni di successi insieme, Tapia si rese conto che, mentre la AAA scalava la cima del successo, i wrestler sotto contratto, lui compreso, avevano sempre la solita misera paga. Un giorno chiese a Pena di aumentare il suo ingaggio, data l'enorme popolarità del lottatore, e questi rispose che quello stesso venerdì avrebbe dato al luchador ciò che gli spettava. Convinto di aver appianato il problema, Tapia si presentò quel venerdì allo show e ricevette un plus che non si sarebbe mai aspettato: due pizze nel cartone ed una lattina con una bibita.


Qui la storia ovviamente ha due facce: Pena ha sempre sostenuto la falsità della vicenda ed ha invece parlato di un allontanamento voluto da lui stesso per via di alcuni problemi legali del wrestler (effettivamente una vera testa calda fuori dal ring).


Comunque sia, Tapia lasciò la AAA sotto suggerimento dell'amico Konnan ed iniziò un lungo percorso fuori dal Messico, negli Usa (in WCW ed ECW) ed in Giappone. 


Orfani della gimmick scheletrica che tanto fortuna aveva portato alla promotion, Pena decise di dare il personaggio ad un altro wrestler, l'ex "exotico" e più snello luchador Jesus Escoboza. Per un pò fu chiamato "La Parka jr.", ma il pubblico non vedeva realmente la differenza tra i due e presto divenne solo ed esclusivamente "La Parka".


Al ritorno in Messico di Tapia, i due wrestler continuarono a portare lo stesso nome e la stessa gimmick per un pò di tempo contemporaneamente, senza che Adolfo e Pena entrassero in conflitto. Ma quando Tapia firmò per la rivale storica della AAA, la CMLL, Pena andò su tutte le furie ed iniziò una battaglia legale sul nome ed i diritti del personaggio.


Tapia iniziò quindi a farsi chiamare L.A. (La Autentica) Park, praticamente lo stesso nome per sfuggire le ritorsioni legali. Escoboza, dal canto suo, fu un vero signore: accettò tutte le critiche piovute sulla sua testa, senza mai ribattere, ed apportando un suo stile al personaggio. Nella sua mente, non c'era la volontà di "rubare" una gimmick, ma di farne un lascito, come i figli di El Santo, Blue Demon e Dr.Wagner jr. avevano fatto portando la maschera del padre a nuova vita.


Finalmente, i due arrivarono ad un accordo per confrontarsi sul ring durante la diciottesima edizione di Triplemania, a cui seguirono una serie di incontri e persino di tag team match insieme. Tapia iniziò a conoscere meglio e rispettare l'uomo che stava vestendo la sua vecchia gimmick, e decise di non continuare la sua lotta per il nome, rimanendo solamente come L.A. Park.


La loro ritrovata unione però ebbe un orrendo e brusco stop durante un tag team match del 21 Ottobre 2019: intento a lanciarsi oltre le corde sull'avversario Rush, qualcosa non andò per il verso giusto ed il piede di Escoboza rimase incastrato nella corda di mezzo, facendolo carambolare con la testa prima sulle transenne di ferro e successivamente sul cemento in terra.


Paralizzato all'istante, il wrestler fu portato d'urgenza in ospedale, dove lottò per oltre due mesi, fino a quando l'11 Gennaio 2020 morì per complicazioni dovute al terribile incidente.


I fans rimasero a quel punto in attesa di sapere se l'originale La Parka, adesso libero da rivali, avesse avuto intenzione di riprendere il suo vecchio nome.


Le sue parole, però, fecero emozionare tutti e testimoniano come, fuori dal ring, nello spogliatoio, i wrestler siano come fratelli uniti da un comune destino:


"Nessuno può riempire il vuoto lasciato da La Parka della AAA. Non io, né nessun altro. La verità è che tutti dobbiamo portare rispetto verso il suo nome, così che nessuno si scordi mai di "Chuy" Escoboza. Non ho intenzione di riprendere il nome o altro. Spero solo che Dio possa riceverlo nella Sua gloria. Nella vita abbiamo combattuto finché abbiamo potuto."


All'età di 65 anni, Tapia lotta ancora sporadicamente, mentre in AAA, dal 2025, un nuovo La Parka lotta per la promotion, adesso sotto l'ombrello della WWE.


La memoria di Escoboza rimane comunque vivida nella memoria dei fan della lucha libre, che ne hanno potuto celebrare l'introduzione postuma nell'arco della gloria.


#LaParka #LAPark #AAA #CMLL #luchalibre #luchadores #rudos #tecnicos #WWE #wrestling #HallOfFame #maestrozamo

Facebook 

L'ignoranza deve 3ssere sempre sconfitta

 


Milano, campetto di via Dezza, poco fa... Da ieri sera, dopo il nostro post sulla vicenda (link nei commenti) alcune persone hanno iniziato a portare dei girasoli. Ci dicono che questa mattina ci sia stato un incredibile viavai che sta proseguendo anche in questo momento. Qualcuno ha anche riscritto il messaggio della mamma che era stato rovinato. Sono passati adulti, bambini, persone comuni, ragazze, ragazzi, ci sono fiorai della zona che hanno offerto gratuitamente mazzi di girasoli, ci sono amici che sabato pomeriggio organizzeranno un torneo in memoria di Alessandro, il ragazzo quindicenne scomparso nel 2017 giocando su quel campo.

Ci dicono che sia passato poco fa anche il papà. Visibilmente emozionato. Ha fatto sapere che il nostro post, ma soprattutto i tantissimi messaggi delle persone, hanno commosso lui e la moglie. Ci fanno sapere che esiste un'associazione, The DAB GAME, nata in ricordo di Alessandro, che si propone di raccogliere fondi per tutte le strutture sportive di Milano e provincia che faticano a sopravvivere.

Ci sono tanti street artist che si sono offerti di disegnare gratuitamente un grande girasole su quel campo.

Si sta preparando un progetto per intitolare il campetto ad Alessandro, col simbolo del girasole: quel fiore che la mamma e il papà di Alessandro portano da 8 anni su quel campo in ricordo del figlio, e che qualcuno negli ultimi giorni ha pensato di strappare per non rendere Milano "una pattumiera".


È il bene che vince sul male.

È l'empatia che vince sull'inciviltà.

È la bontà d'animo che distrugge la cattiveria.

Siamo sinceramente commossi.


(grazie per le foto a Angeli del Bello, Simone Lunghi, Marlon Brandão, Marco Bigatti)

Facebook 

Maria Hering 376

 


Facebook 

Il treno degli emigranti

 





Gianni Rodari

Facebook 

L'imperatore Vitellio

 


"#Vitellio era incline soprattutto alla crapula e alla crudeltà. I pasti li divideva sempre in tre o talvolta in quattro momenti: colazione, pranzo, cena e baldoria; e tutti quanti riusciva a sostenere per l’abitudine a vomitare. Si invitava da sé, ora da uno ora dall’altro, nello stesso giorno; e ogni imbandigione non costò mai a nessuno meno di quattrocentomila sesterzi. Famosissima fra tutte fu la cena di benvenuto offertagli per il suo arrivo dal fratello, durante la quale si dice che fossero serviti duemila pesci tra i più prelibati e settemila uccelli. Eppure lui superò anche questa con l’invenzione di un piatto che, per la sua smisurata grandezza, usava chiamare «scudo di Minerva protettrice della città». Vi aveva mescolato fegati di scaro, cervella di fagiano e di pavone, lingue di fenicotteri, latte di murena fatto venire fin dalla Partia e dallo stretto di Gibilterra con l’ausilio di triremi e dei loro capitani. Ma siccome era uomo di voracità non solo straordinaria, ma anche sordida e fuori luogo, non riusciva a trattenersi mai – nemmeno in viaggio o durante i riti sacri – dal mangiarsi lì per lì le viscere o il pane di farro quasi rubandoli al fuoco dell’altare o, nelle osterie lungo la via, le vivande ancora fumanti o persino del giorno prima e lasciate a metà." (Svetonio, Vitellio, 13)

Storie Romane 

Facebook 

Benedetto Petrone

 


Presero lui perché non poteva fuggire. Da bambino aveva avuto la poliomielite ed era zoppo, non poteva correre. E così mentre gli altri riuscirono a fuggire, lui rimase indietro.


A Bari, quel 28 novembre del 1977 i neofascisti si avventarono contro Benedetto Petrone in quaranta. Con le catene, i bastoni e infine i coltelli. Lo massacrarono, finendolo con una coltellata al ventre. Quaranta armati contro un ragazzo invalido.


Aveva diciott’anni Benedetto e una sola colpa: essere un militante del PCI. Era un bravo ragazzo, sempre sorridente, faceva l’operaio edile e nel tempo libero un po’ di militanza nella giovanile. Non aveva mai fatto male a nessuno. E venne punito perché non poteva correre come gli altri. Venne punito perché quel giorno 40 neofascisti cercavano qualcuno da massacrare e si avventarono sul più fragile. 


Al funerale ci andarono 30mila persone.

Benedetto era davvero un bravo ragazzo.

A lui, anche quest'anno il ricordo di tutti noi.

Leonardo Cecchi 

Facebook 

Giustizia è fatta!

 


Ora è definitivo.


Ci sono voluti cinque anni da quel maledetto 6 settembre 2020, ma poche ore fa la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva all’ergastolo Marco Bianchi, l’assassino di Willy Monteiro Duarte.


Mentre ci sarà un appello ter per il fratello Gabriele. Non certo accogliendo le sue richieste, come già qualcuno sta scrivendo indignato.


Semmai per le ragioni opposte: i giudici vogliono rivedere le attenuanti generiche concesse nell’appello bis dove era stato condannato a “soli” 28 anni.


Se non è la parola fine, poco ci manca.

Ed è l’unico finale possibile. 


Non restituirà la vita di suo figlio alla madre, ma le darà l’unica cosa che uno Stato serio può e deve dare: Giustizia. 


Oggi il pensiero va a lei. E a Willy ogni giorno da cinque anni.

Lorenzo Tosa 

Facebook 

Belen...❤️

 


Facebook 

giovedì 27 novembre 2025

Condimini a sfascio

 


ARGOMENTO DI TUTTI I GIORNI ORMAI LA NUOVA PROPOSTA DI RIFORMA  INERENTE AL CONDOMINIO .TANTI INCONTRI CON I CONDOMINI E CON  AMMINISTRATORI DI VARIE ASSOCIAZIONI .


LA RIFORMA PORTERA' UN AGGRAVIO DI SPESE PER LE FAMIGLIE VISTA LA NOMINA OBBLIGATORIA DI  UN REVISORE CONTABILE CON LA SPEDIZIONE DEL BILANCIO  IN CAMERA DI COMMERCIO ..DA CHI? SI PRESUME DA UN COMMERCIALISTA ..OGGI GLI STIPENDI SONO SEMPRE GLI STESSI E LE QUOTE MENSILI DEGLI ONERI CONDOMINIALI PARTONO DA 70 EURO AL MESE ED ARRIVANO ANCHE A SUPERARE I 200 EURO PER UN CONDOMINIO MEDIO . CONQUESTE ALTRE FIGURE A QUANTO ARRIVERANNO ???

IL REVISORE CONTABILE DOVRA' CONTROLLARE TUTTO IL BILANCIO ,QUINDI NON SI PARLA DI CIFRE IRRISORIE ..

I CONDOMINI SAPETE COSA HANNO DETTO ?

NON PAGHIAMO PIU ' TANTO I SOLDI NON CE LI  ABBIAMO PIU' ..PRIMA CHE FANNO UN DECRETO INGIUNTIVO PASSANO ANNI .

ALTRO CHE SI RIDURRA' IL CONTENZIOSO  .

IO SONO E SARO '  AL FIANCO DEI CITTADINI VISTO CHE SONO 20 ANNI CHE AMMINISTRO CONDOMINI E CONOSCO BENE LE PROBLEMATICHE CHE SI VIVONO IN CONDOMINIO COME TUTTI GLI ALTRI MIEI COLLEGHI AMMINISTRATORI PREPARATI ED ONESTI .

MA CHI SI È OCCUPATO DELLA STESURA DI QUESTA PROPOSTA VIVE DI UNO STIPENDIO NORMALE O DI UNA PENSIONE ??PERCHE' COSI SA'  COSA SIGNIFICA ARRIVARE A FINE MESE .

GIA'  I CONDOMINI NON PAGANO A VOLTE 

L' AMMINISTRATORE .....

Domanda :

  L' AMMINISTRATORE PER ESSERE NEI TEMPI DOVRA' PAGARE LUI  IL REVISORE CONTABILE ED IL COMMERCIALISTA VISTO CHE ALL' INTERNO DEI CONDOMINI OGGI SI ASSISTE AL 30 PERCENTO DI MOROSITA ' ? E POI COME E QUANDO  LI RIPRENDE I SOLDI ?

Risposta ....chi vivra' vedrà ..

Sabrina Nanni 

Facebook 

Il secondo triumvirato

 


Il 27 novembre del 43 a.C. veniva ratificata la lex Titia, secondo la quale si stabiliva un secondo triumvirato costituente (dopo il primo "informale" tra Cesare, Pompeo e Crasso) formato da Ottaviano, Antonio e Lepido.

Dopo le idi di marzo Marco Antonio, rimasto console e padrone assoluto della situazione, aveva dapprima approvato l'amnistia proposta da Cicerone per i cesaricidi, ma poi era stato dichiarato hostis publicus alla fine del suo mandato con lo zampino di Cicerone (che nel frattempo pronunciò 14 filippiche contro di lui), mentre assediava il cesaricida Decimo Bruto a Modena, cui voleva sottrarre il governo della Gallia Cisalpina a suo favore. Nella successiva guerra di Modena Antonio uscirà sconfitto, ma entrambi i consoli, sia Irzio sia Pansa cadranno, in circostanze circospette, lasciando Ottaviano (cui era stato dato un imperium propretorio in virtù dei veterani cesariani che aveva reclutato con il suo denaro) unico padrone della situazione in Italia. Deciderà dunque di marciare su Roma e assumere il consolato con il cugino Pedio (e non con Cicerone; entrato in senato, Ottaviano disse emblematicamente all'oratore, suo mentore, che era "l'ultimo dei suoi amici", giocando sul significato della parola). Subito dopo Ottaviano stipulerà un accordo, il secondo triumvirato, con Antonio e Lepido, per contrastare i cesaricidi; vennero stilate delle nuove liste di proscrizione e Antonio volle che Cicerone ne fosse in cima. Ottaviano accettò. Antonio fece poi appendere la testa e le mani di Cicerone ai rostri, nel foro, come segno di monito.

_______

Scopri di più su Storie Romane 👉 www.storieromane.it

_____

Autore: Giuseppe Concilio @meridio90

#storia #storiaromana #storieromane #roma #romani #italia #cesare #augusto #repubblica #imperoromano #imperatore #esercitoromano #legione #romanempire #ancientrome #caesar #rome

Facebook 

La testuggine

 


La #testudo era una formazione usata dai romani specialmente durante gli assedi, permettendo agli attaccanti di ripararsi da frecce, dardi e oggetti vari. Raramente era usata sul campo di battaglia se non in casi di difesa estrema; uno dei casi più famosi è il tormentato ritorno di Marco Antonio dalla sua campagna partica: i romani, attaccati da ogni parte si disposero a testuggine ponendo anche gli scudi a terra per ripararsi dagli hippotoxotai, gli arcieri a cavallo partici. I quali, non avendo mai visto nulla di simile, scesero da cavallo credendo di dover finire dei nemici morenti. Invece i romani si rialzarono e li misero in fuga.


______


Scopri di più su Storie Romane: www.storieromane.it

Facebook 

I discendenti di Giacobbe querelano Iacchetti

 


Quest’Uomo con la U maiuscola, Enzo Iacchetti, in queste ore è vittima di una querela da parte delle Comunità ebraiche per - tenetevi forte - antisemitismo e istigazione all’odio razziale per aver “demonizzato Israele e il popolo ebraico ribadendo pregiudizi che per millenni hanno alimentato l’antisemitismo”.


La querela arriva da Ucei, ovvero la stessa organizzazione di quell’evento allucinante in cui Mario Sechi e la ministra Roccella avevano pronunciato parole sconvolgenti su Gaza e su Auschwitz.


E arriva soprattutto ad un uomo con la schiena dritta che in questi mesi ha messo a rischio soldi, comodità, carriera per difendere la Palestina e chiamare quello che sta avvenendo a Gaza col proprio nome: genocidio.


A uno che ha avuto una reazione umana di fronte a qualcuno che inumanamente lo invitava a “definire bambino”.


Oggi se racconti la verità ti attaccano, ti infangano, ti danno dell’antisemita, addirittura rischia di diventare così per legge, al punto che qualunque critica Israele e al sionismo sarà considerata automaticamente antisemitismo.


Io sto con Enzo Iacchetti senza se e senza ma.


Ci stavo ieri.


E ci sto ancora di più oggi che paga per la sua libertà di pensiero.


Ti sono vicino Enzino. E siamo in tanti.

Lorenzo Tosa 

Facebook 

L'Hitler dei poveri

 


Che sia chiaro. 


Il genocidio non è finito. Non è mai finito. Ha solo cambiato volto, obiettivi.


In poco più di un mese di quella che i media occidentali unificati chiamano “tregua”, l’esercito israeliano ha ammazzato oltre 300 palestinesi, tra cui una quantità spropositata di civili, donne, bambini, persone inermi, innocenti, “colpevoli” solo di aver scavalcato una linea.


Tutto questo in tempo di “pace”.


Figuratevi cosa sarebbe successo in tempo di guerra.


Non solo. Netanyahu ha appena lanciato una nuova minaccia dagli esiti incalcolabili, da Gaza al Libano.


"Se Hezbollah non si disarmerà, non ci sarà altra scelta che intervenire di nuovo con forza in Libano" ha avvisato poco fa il ministro della Difesa Katz.


Mentre una nuova vasta operazione si sta per scatenare nel nord della Cisgiordania contro cosiddetti “gruppi armati palestinesi”.


Israele sta facendo quello che è sempre accaduto negli ultimi decenni, e con una forza senza precedenti negli ultimi due anni.


Minaccia. Bombarda. Uccide. Affama. Occupa. Colonizza. Segrega.


La differenza è che tutto ciò oggi avviene di nuovo nel silenzio complice, assordante, dei governi. In testa quello italiano. Mentre l’opinione pubblica, lentamente, si assopisce. 


Mai smettere di parlare, di denunciare, di tenere gli occhi aperti.

Lorenzo Tosa 

Facebook 

mercoledì 26 novembre 2025

..Moonlight✨ SHADOWS ⭐ ?

 


Donzelli è lo scemo del villaggio

 


Sicurezza,  Donzelli: "Se in questi tre anni i reati sono aumentati è colpa della sinistra"

Facebook 

Cleopatra

 


#Cleopatra VII Filopatore ("che ama il padre") fu l'ultima sovrana della dinastia tolemaica e ultimo faraone d'Egitto. Divenne regina sconfiggendo il fratello Tolomeo XIII e seducendo Cesare, da cui ebbe un figlio, Cesarione. Alla morte del dittatore tornò in Egitto e sedusse poi Marco Antonio, da cui ebbe altri figli. La regina, di cui era leggendario il fascino, parlava correntemente diverse lingue. Con Antonio ebbe altri figli, e fu proprio il testamento di quest'ultimo, che dava ai figli suoi e di Cleopatra territori del res publica, letto in senato da Ottaviano (lo aveva preso dalle vestali), a scatenare la guerra. Ad Azio, nel momento decisivo, Cleopatra abbandonò la battaglia, non sappiamo perché, e Antonio la seguì. Quando Ottaviano entrò ad Alessandria Antonio si suicidò e Cleopatra, dopo aver tentato inutilmente di sedurre anche Ottaviano, si tolse la vita, forse per il morso di un aspide.

Storie Romane 

Facebook 

Roma ha sempre saputo imparare dai propri erroti

 


L'esercito romano che combatté al fiume Allia nel 390 a.C. contro i Galli era probabilmente formato da una falange oplitica di tipo etrusco, derivata da quella greca. La divisione per classi faceva sì che non tutti i soldati della legione fossero armati allo stesso modo, ma che solo i più ricchi avessero un equipaggiamento completo, fatto di scudo tondo, elmo, lancia, spada, armatura e schinieri. Il disastroso esito dell'Allia (dovuto anche alla netta inferiorità numerica) e il sacco di Roma spinsero i Romani a ripensare completamente l'esercito, che nel corso del IV secolo abbandonò equipaggiamenti e tattiche della falange a favore del nuovo ordine manipolare. Solo i triari mantennero il retaggio della falange, continuando a combattere con la lancia.

Storie Romane 

Facebook 

I fascisti fanno terrorismo mediatico su Facebook

 


Un branco di marocchini ha rapinato a Roma una coppia di fidanzatini, ferma in macchina nei pressi di un parco. Non contenti, hanno deciso di stuprare la ragazza, mentre bloccavano il ragazzo.

Potrebbe essere tua figlia, tua moglie, tua sorella.

Il nemico è in casa, dietro l'angolo, pronto a colpire, ogni giorno.

E va fermato.

La sinistra fa finta di niente con gli immigrati, li tollera, li coccola, li giustifica.

La destra faccia la destra, altrimenti l'Italia è perduta.


#remigrazione

Rosario Sasso

Facebook 

BIZANTINI CONTRO I TURCHI A MANZICERTA.

 



Il mattino del 26 agosto 1071, le pianure vicino a Manzicerta, nell’attuale Anatolia orientale, ospitarono una delle battaglie più decisive del Medioevo. Da un lato c’era l’Impero Bizantino guidato da Romano IV Diogene, deciso a riprendere possesso dell’Armenia e frenare l’avanzata dei Turchi. Dall’altra, l’esercito selgiuchide di Alp Arslan, a capo di una forza giovane e abile, cresciuta tra le steppe asiatiche.


L’impero bizantino, sebbene ancora glorioso nel nome, era attraversato da crisi interne e lotte per il potere. Romano IV Diogene, consapevole delle difficoltà e delle continue incursioni turche, radunò un esercito variegato: reparti imperiali, mercenari occidentali e truppe dalle province orientali. La strategia prevedeva di recuperare territori perduti e consolidare una frontiera ormai indebolita dalle incursioni dei turcomanni, tanto rapide quanto devastanti.


Quando gli eserciti si trovarono uno di fronte all’altro, la disparità appariva colmabile. I Bizantini erano più numerosi, ma la loro coesione era labile e la struttura militare meno flessibile di quella selgiuchide. Alp Arslan, appoggiandosi a una tattica improntata sulla mobilità e sul logoramento, puntò a disgregare le file nemiche. I Turchi scoccarono piogge di frecce, frenando l’avanzata bizantina e provocando il primo segno di confusione tra le truppe di Diogene.


La cavalleria pesante bizantina rispose con una carica decisa. Alp Arslan però ordinò un rapido ripiegamento, attirando gli avversari in una trappola. Le truppe turche apparvero improvvisamente sui fianchi bizantini, scatenando panico e disordine. In quel momento, reparti mercenari e alcune sezioni bizantine, forse in seguito a intese segrete o per puro opportunismo, tradirono Diogene, accelerando il disfacimento della linea imperiale.


— —

Le più belle vedute romane stampate su carta di Amalfi. Acquista subito

https://trizioeditore.it/collections/arte-e-vedute-romane

— —


Il tracollo fu rapido e irreversibile. L’esercito bizantino venne accerchiato e disperso, le perdite furono gravissime. Romano IV Diogene fu catturato da Alp Arslan, e costretto a trattare da prigioniero. Non bastò l’imponenza delle forze bizantine: la mancanza di coesione e le tensioni interne si dimostrarono letali.


Manzicerta non fu soltanto una sconfitta militare, ma l’inizio di una lunga e dolorosa trasformazione. La regione perse in breve tempo la propria identità greca e cristiana, cominciando un processo di islamizzazione e turchizzazione inarrestabile. In pochi decenni la nascita dell’impero ottomano rappresenterà il vero sigillo su questo cambiamento epocale.


La battaglia si impresse nella memoria storica bizantina come emblema della fatalità e della disgrazia. Per i discendenti dell’Impero, Manzicerta significò l’inizio della fine. La perdita della Anatolia fu un colpo dal quale il potere imperiale non riuscì mai davvero a risollevarsi.


NOVITA’ STORICHE NELLA TUA MAIL.

 ISCRIVITI GRATIS ALLA NEWSLETTER DI SCRIPTA MANENT

 https://scriptamanentitalia.it/newsletter/

Facebook 

I fascisti usano i bambini oer attaccare i magistrati

 


Mi si stringe veramente il cuore quando vedo immagini di questa famigliola pulita, onesta e soprattutto felice, fino all’altro giorno. Adesso, grazie alla solerzia dei servizi sociali, bimbi e genitori stanno vivendo un incubo. Spero per loro che questo incubo si possa risolvere al più presto, per non lasciare ferite indelebili ai poveri bambini. 😭😭😭


===============


Io metterei in galera i giudici, dal momento che hanno commesso un sequestro di persone

Il tutto al netto di:


- il padre è istruito e parla cinque lingue

- la madre è altrettanto istruita e parla sei lingue e lavora in smart-working

- l’abitazione è munita di pannelli fotovoltaici per la produzione di corrente e il riscaldamento dell’acqua di pozzo

- il riscaldamento è garantito da stufe a legna


A loro va bene così? SI

Fanno del male a qualcuno? NO 

Rubano? NO


La conclusione è una sola: BIBBIANO È STATA SOLTANTO LA PUNTA DI UN ICEBERG! 🤬

Facebook 

martedì 25 novembre 2025

Marilyn Monroe fotografata da Frank Worth a Los Angeles nel 1953.

 


Facebook 

Un soldato si occupa di tenere ben rifornita la baracca in Vietnam, 1969.

 


Facebook 

Fotografia di nozze di Frida Kahlo e Diego Rivera, 1929.

 


Facebook 

CESARE, DE BELLO GALLICO, II, 25-26

 


«#Cesare, riunite le insegne della XII legione, i soldati accalcati erano d’impaccio a se stessi nel combattere, tutti i centurioni della quarta coorte erano stati uccisi ed il signifer era morto anch’egli, dopo aver perduto l’insegna, quasi tutti gli altri centurioni delle altre coorti erano o feriti o morti […] mentre i nemici, pur risalendo da posizione da una posizione inferiore, non si fermavano e da entrambi i lati incalzavano i Romani […] Cesare vide che la situazione era critica […] tolto lo scudo ad un soldato delle ultime file […] avanzò in prima fila e chiamati per nome i centurioni, esortati gli altri soldati, ordinò di avanzare con le insegne allargando i manipoli, affinché potessero usare le spade. Con l’arrivo di Cesare ritornata la speranza nei soldati e ripresi d’animo […] desiderarono, davanti al proprio generale, di fare il proprio dovere con professionalità, e l’attacco nemico fu in parte respinto. Cesare avendo poi visto che anche la legione VII era incalzata dal nemico, suggerì ai tribuni militari che a poco a poco le legioni si unissero e marciassero contro il nemico voltate le insegne. Fatto questo, dopo che i soldati si soccorrevano vicendevolmente senza più aver paura di essere presi alle spalle dal nemico, cominciarono a resistere con maggior coraggio e a combattere più valorosamente. Frattanto le due legioni che erano state nelle retroguardie e di scorta alle salmerie [le legioni XIII e XIV] giunta notizia della battaglia, presero a correre a gran velocità […] Tito Labieno dopo aver occupato il campo nemico, e visto quanto accadeva nel nostro campo da un’altura, mandò in soccorso ai nostri la legione X

CESARE, DE BELLO GALLICO, II, 25-26

Facebook