lunedì 29 dicembre 2025

Becera propaganda russa su Facebook

 Inverio Fabiola ...🇷🇺MA I COMUNISTI ADESSO COSA DIRANNO ...IDEM ANCHE L'ALTRO DI DESTRA.... Il Teatro Drammatico Russo di Mariupol ha riaperto le sue porte al pubblico.


Insieme al plenipotenziario del Presidente della Russia nel Distretto Federale Nord-Ovest Igor Rudenja, al governatore di San Pietroburgo Aleksandr Beglov, al presidente dell’Unione dei Lavoratori Teatrali della Federazione Russa e Artista del Popolo della Russia Vladimir Maškov, e al senatore Aleksandr Vajnberg, abbiamo preso parte all’evento festivo e al concerto congiunto dei principali artisti e collettivi creativi di San Pietroburgo e della DNR intitolato «San Pietroburgo – Mariupol. Insieme per sempre!».


👉🏻 Il nostro Presidente Vladimir Putin ha dato l’incarico di ricostruire il teatro, fatto esplodere dai militanti ucraini nel 2022. Il progetto di ricostruzione dell’edificio è stato realizzato nell’arco di tre anni; nelle fasi più intense dei lavori hanno operato contemporaneamente oltre 300 persone.

Gli artigiani hanno restituito al teatro il suo aspetto storico, ricreato la composizione scultorea sulla facciata e dotato la struttura di moderne attrezzature al massimo livello. Sul palcoscenico è stato installato un palcoscenico girevole, la buca dell’orchestra dispone di tre posizioni e sono stati montati 84 meccanismi di sollevamento per il cambio delle scenografie.


L’inaugurazione del teatro restaurato è diventata un altro segno dei tempi, un ulteriore simbolo della rinascita del Donbass. Grazie al sostegno della capitale del Nord e al lavoro instancabile dei costruttori, agli abitanti della città e dell’intera Repubblica è stato restituito un oggetto culturale unico ed è nata una nuova e moderna sede capace di attrarre talenti.


Pushilin Denis

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Gli accordi tra banditi non valgono!

 


La Russia "aiuterà" nella ricostruzione dell'Ucraina. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump rispondendo alle domande dei giornalisti a Mar-a-Lago. "La Russia vuole vedere l'Ucraina avere successo", ha detto Trump, aggiungendo che il presidente russo Vladimir Putin sarebbe stato "molto generoso" nel manifestare questa intenzione.  Secondo Trump, Putin si sarebbe detto disponibile a contribuire anche attraverso la fornitura di energia, elettricità e altri servizi "a prezzi molto bassi". Il presidente statunitense ha tuttavia osservato che il leader del Cremlino non ha ancora accettato un cessate il fuoco perché non vuole "fermare i combattimenti per poi dover ricominciare", una posizione che Trump ha dichiarato di "comprendere". Inoltre il presidente russo Vladimir Putin starebbe "lavorando con l'Ucraina" per riaprire la centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto controllo russo dall'inizio della guerra. Rispondendo alle domande dei media al termine dell'incontro con Volodymyr Zelensky, Trump ha dichiarato che Putin "è stato molto corretto da questo punto di vista" e "vuole vedere l'impianto riaperto". Trump ha inoltre aggiunto che il leader del Cremlino "non ha colpito la centrale con missili".


📸 ANSA/WILL OLIVER

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Le solite figure di meeda della Balanzoni

 







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Bla bla Balanzoni

 


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Luigi XIV

 Luigi XIV, il Re Sole, è spesso ricordato per lo splendore della sua corte e per il fasto di Versailles, ma meno noto è il fatto che soffrì per tutta la vita di gravi problemi dentari e di alito. La medicina del XVII secolo era ancora rudimentale, soprattutto in ambito odontoiatrico, e l’igiene orale era scarsa anche tra le élite. A corte era comune l’uso di stuzzicadenti, sciacqui profumati e polveri abrasive, ma la pulizia dei denti con strumenti adeguati era quasi inesistente.


Luigi XIV perse molti denti già in età relativamente giovane, probabilmente a causa di carie, ascessi e infezioni croniche. Nel 1685 subì una famigerata operazione per l’estrazione di un dente infetto: l’intervento fu così traumatico da provocare una comunicazione tra bocca e seno mascellare, lasciandogli una fistola che causava dolore, difficoltà nel parlare e un alito particolarmente sgradevole. Le infezioni non curate favorivano infatti una forte alitosi, di cui le cronache dell’epoca fanno velati accenni.


L’alimentazione ricca di zuccheri, dolci e cibi raffinati, molto diffusi a Versailles, aggravava ulteriormente la situazione. Per mascherare l’alito, il re faceva largo uso di profumi, pastiglie aromatiche, semi di anice e chiodi di garofano. Nonostante ciò, i problemi dentari influenzarono la sua salute generale, contribuendo a infezioni ricorrenti e a un progressivo peggioramento delle condizioni fisiche negli ultimi anni di vita.

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La morte di Decio

 La sconfitta e la morte dell’imperatore Decio ad Abrittus nel 251 d.C. rappresentano uno degli episodi più drammatici della crisi del III secolo romano.


Decio, salito al potere con l’ambizione di restaurare l’antica disciplina e l’autorità imperiale, si trovò ad affrontare una minaccia crescente lungo il Danubio: la guerra contro i Goti, guidati dal re Cniva. Dopo una serie di incursioni devastanti in Mesia e Tracia, l’imperatore decise di affrontarli direttamente, inseguendoli nel territorio paludoso nei pressi di Abrittus, nell’odierna Bulgaria.


In uno dei primi scontri trovò la morte Erennio Etrusco, figlio di Decio e co-imperatore, colpito mentre combatteva in prima linea. Secondo le fonti, Decio accolse la notizia con stoica fermezza, esortando i soldati a continuare la lotta.


La resa dei conti tra Decio e Cniva andò molto male per il primo. L’esercito romano cadde in una trappola tattica, intrappolato tra gli acquitrini e vittima degli attacchi coordinati dei Goti. Durante la battaglia anche l'imperatore cadde, probabilmente travolto nel caos delle paludi. Fu la prima volta che un imperatore romano moriva in battaglia contro un nemico barbaro.


Dopo la disfatta emerse la figura di Treboniano Gallo, comandante romano proclamato imperatore dalle truppe superstiti. Le fonti antiche insinuarono una sua presunta responsabilità, accusandolo di non aver soccorso Decio o addirittura di aver favorito un accordo con i Goti. Sebbene tali accuse restino controverse, la sua rapida ascesa e la pace concessa ai Goti alimentarono sospetti e polemiche.

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Ambra Angiolini all'Acquafan di Riccione nell'estate del 1993.

 


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Sempre splendida Martina Stella

 


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I fascisti che dagli anni 70 aiutano le mafie nulla da dire?

 


Di fronte allo sciacallaggio indecente che da 48 ore la destra tutta, il governo Meloni e il ministro Salvini in particolare sta facendo sul caso Hannoun, forse è il caso di mettere giù nero su bianco alcuni punti fermi e chiari.


1. Chiunque abbia utilizzato fondi per finanziare illecitamente Hamas ne risponderà (giustamente) davanti a un giudice, non di fronte ai tribunali social e men che meno sotto i post di Matteo Salvini o Fratelli d’Italia. E lo farà PERSONALMENTE, non a nome e per conto di milioni di persone che sono scesi in piazza per Gaza e hanno versato soldi in buona fede armati solo di una umanità che certa destra NON SA NEANCHE DOVE STIA DI CASA.


2. Qualunque eventuale dolo non sposta e non cambia di una virgola l’unica verità esistente che vale la pena ricordare: a Gaza è in atto un genocidio di cui i palestinesi sono vittime e i responsabili sono Israele e i criminali di guerra che mostruosamente lo governano.


3. Se giornali e media italiani avessero dedicato UN CENTESIMO di quanto dedicato a questo caso di cronaca al genocidio a Gaza, alla complicità di chi lo arma, lo protegge e lo finanzia - in primis i governi europei e italiano - oggi forse non parleremmo neanche di genocidio. 

E questa ipocrisia, questo doppiopesismo, è qualcosa che davvero dà il voltastomaco.


4. Se finanziare Hamas è grave e illegale, lo è altrettanto finanziare uno Stato genocida che viola sistematicamente da anni ogni diritto internazionale, occupa illegalmente un territorio non suo in regime di apartheid, ha sterminato quasi 80.000 tra bambini, donne e civili, ha costruito gli ultimi decenni su politiche del terrore e sui cui vertici pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra.


5. Usare le foto e le immagini di esponenti politici come Lepore e Boldrini o relatrici Onu come Francesca Albanese vicini o accostati ad Hannoun per esporre alla gogna chi ha semplicemente partecipato a un dibattito o si è schierato a favore di Gaza non è solo disseminare falsità e fake news su persone al di sopra di ogni sospetto ma è una gogna oscena e un atto di squadrismo indegno di un Paese che si definisce democratico.


Io sto con ognuno di loro e difendo il diritto democratico di milioni di persone di schierarsi orgogliosamente dalla parte di Gaza senza che sia messa in dubbio la loro pulizia e buona fede.  


Non lo stiamo chiedendo. Lo PRETENDIAMO.


Quando non si hanno più argomenti per difendere l’indifendibile, resta la calunnia.


E non lo consentiremo.


Ecco, mi pare tutto.

Lorenzo Tosa g

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Abbiamo un governo fascista

 


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Le statistiche che smentiscono le stronzate novax

 


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Ruggeei non capisci un cazzo!

 


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Secondo quella ritardata dell'Arminio

 


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La targa da coglione in ottone

 


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Altra prova del ritardo novax

 


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Novax ritardato!

 


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È sempre il solito idiota

 


Ci ho tanto, tanto, sperato, ma no, non è un fake e neppure intelligenza artificiale.


È semplicemente il vicepresidente del Consiglio nonché ministro dei Trasporti della Repubblica italiana. Al suo meglio. 


Ho perso le parole.

Lorenzo Tosa 

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La Melona odia gli italian poverii

 


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A mai più arrivederci Sborro

 


È appena arrivata la notizia più bella e francamente sperata. 


Dopo la consegna delle chiavi della città a Francesca Albanese, Nicola Porro ha annunciato che non tornerà mai più a Bari per protesta contro la decisione del sindaco Vito Leccese.


Non organizzerà più qui il suo (imperdibile) festival e non metterà più piede in città. 


“Dopo le chiavi della città ad Albanese, non sono più cittadino di Bari, non torno più” ha tuonato Porro.


Immagino orde di cittadini baresi disperati che lo imploreranno di restare, di ripensarci…


Pensavamo che la consegna delle chiavi della città ad Albanese fosse una bella notizia.


Ma l’addio di Porro la supera con agio e con slancio.


In un solo colpo la città di Bari ha acquisito come cittadina una donna del calibro e dello spessore di Francesca Albanese e ha perso Nicola Porro.


Grazie al sindaco Vito Leccese. 


Doppiamente.



Era il 6 agosto 2025.


Una data che resterà nella storia della città di Bari ed entra di diritto nella Best of 2025.

Lorenzo Tosa 

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domenica 28 dicembre 2025

Poi arrivarono le foibe

 


"Canta adesso, maestro!"

Gli aprirono a forza la bocca, e giù di olio. L'olio di ricino da solo non era abbastanza. Gli squadristi decisero allora di mischiarlo con olio di motore. Scendeva nella gola, e bruciava, bruciava tantissimo. 

Lojze pensò probabilmente alla musica per sopportare il bruciore. La musica che insegnava ai bambini della sua città: Gorica, diventata Gorizia dopo il 1918. Ma Lojze Bratuz era nato sloveno, e sloveno sarebbe rimasto. E voleva che le migliaia di sloveni friuliani preservassero l'utilizzo della propria lingua nel Regno d'Italia. Così insegnò i canti religiosi nelle scuole, nei seminari e nelle chiese esclusivamente in sloveno. Mischiava il canto religioso al canto popolare, una scelta non solo "stilistica" ma anche ideologica, dato che Lojze fece di tutto per coinvolgere nei suoi cori i bambini dei ceti popolari. 

Poi arrivò il fascismo che decise di cancellare ogni tradizione culturale e linguistica. E così il primo arresto per Lojze - che nel frattempo aveva dovuto cambiare nome in Luigi Bertossi - arrivò nel 1929. Attività anti-italiane, dissero. Ma lui non si arrese e continuò a lottare. Lo fece fino al dicembre 1935.

Era il 27 dicembre, appunto, quando, appena uscito dalla messa, Lojze venne aggredito da un gruppo di fascisti. Prima arrivarono le botte, poi la miscela di olio di ricino e olio di motore. Quanto bruciava, mentre venne trasportato in ospedale. Continuò a bruciare per oltre un mese. Agli inizi di febbraio un gruppo di sostenitori si ritrovò sotto l'ospedale dove era ricoverato. Intonarono una canzone in sloveno e fuggirono subito, beffando i fascisti che non riuscirono ad arrestarli. Ma, nonostante tutto, quel bruciore continuò a consumare Lojze dall'interno. Il 16 febbraio morì dopo quasi due mesi di sofferenza. Noi vogliamo ricordare la sua storia, oggi, con questo breve post. La sua musica, invece, viene ricordata ogni giorno da un centro culturale della città di Gorizia che porta il suo nome.


Cronache Ribelli

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Anche noi abbiamo la nostra Bardot, la pittrice Viviana Avellino

 


La Coppa d'Africa continua a regalare emozioni

 


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Maria Teresa Fragomeni

 


Mariateresa Fragomeni è una delle sindache più serie e coraggiose che abbiamo in Italia.


E, per questo, ha avuto un onore che si riserva a chi ha scelto di stare dalla parte giusta.


Fragomeni è stata scelta come volto del Calendario della Direzione Investigativa Antimafia 2026.


Un riconoscimento meritato per chi ha ereditato un comune della Locride come Siderno commissariato per infiltrazioni di ‘ndrangheta. 

E, dal primo giorno, ha messo al centro del suo mandato la legalità, ha rotto ingranaggi criminali consolidati, si è messa di traverso ai clan che spadroneggiavano.


E, in cambio, ha ricevuto minacce di ogni genere, intimidazioni, addirittura un proiettile sul davanzale e ha visto dare alle fiamme due auto di servizio.


Lei, invece di arretrare, è andata avanti ancora più forte di prima.


Lo ha fatto da donna all’interno di un sistema di potere maschile, doppio smacco a chi era abituato a fare il bello e il cattivo tempo.


Mariateresa Fragomeni è un esempio alto di Politica a cui dobbiamo essere grati.


E questo riconoscimento della Dia è il modo migliore per mandare un messaggio e un monito alle istituzioni e in fondo a tutti noi:


Non lasciamola sola.

Lorenzo Tosa 

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Addio Brigitte Bardot

 


È morta Brigitte Bardot.


Aveva 91 anni.


Se n’è andata un’icona del cinema francese e mondiale.


Non riesco ad associare a nessuno più di lei la parola DIVA.


Quando diva significava ancora qualcosa.

Lorenzo Tosa 

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sabato 27 dicembre 2025

Anche Calhanoglu omosessuale?

 Dal canale Telegram di Fabrizio Corona:

🎭 Çalhanoğlu ma cosa fai?
In FALSISSIMO PRIDE 🏳️‍🌈, uscito lunedì, ho denunciato ancora una volta la mancanza di libertà degli omosessuali nel calcio.
Nel 2025, fare coming out nel calcio conviene quanto un autogol.
E i giornali sportivi? Zitti. TUTTI ZITTI. Anzi: qualcuno ha pure inventato il mio coming out.

VEDIAMO SE STASERA PARLERANNO.
Qui non si gioca a fare i bravi. Qui è Falsissimo: per fermare la verità dovete spararci.
E mentre Çalhanoğlu posta storie per smentirci, stasera alle 21:00 qui nel mio canale telegram spacchiamo la maschera. 🎭
Chat, foto, prove. Tre anni di doppia vita col fidanzato.

🌊 Mareee, profumo di mareee… stasera alle 21:00 la BOMBA io vado a sganciareee…





Çalhanoğlu da 3 anni ha un fidanzato. Un amante al di fuori del matrimonio.

Nessun problema sul suo orientamento omosessuale, la domanda che vi poniamo, mostrandovi le prove è: perché nel calcio non si può fare outing? Perché poi non si ricevono più contratti, un giocatore gay verrebbe mai ingaggiato in Arabia?

Questa è libertà? Per noi no. Perché la stampa sta zitta?
Nessuno ha riportato la notizia e poi millantano di essere sostenitori dei diritti LGBTQ+?
VERGOGNA. Che schifo.

Vediamo se adesso ne parleranno i giornali, se hanno ancora il coraggio di avere le mani sporche. Troppo scomodo? Questa è l’accettazione nel 2025?
Vergogna. Ipocriti.
Intanto noi considerati “reietti” lottiamo per i diritti per davvero. Non come fate voi.

Fenix

Buon Natale da Nunzia De Girolamo ❤️

 


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Buongiorno da Guendalina Tavassi! #fblifestyletyle

 


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Splendida Antonella Fiordelisi

 


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Per capire la guerra che tanto decantano i nostri politici e giornalisti

 


"Quando scoppia la guerra i politici danno le munizioni, i ricchi mandano cibo, i poveri i figli. 


A guerra finita i politici si stringono la mano, i ricchi contano i soldi ed i poveri cercano le tombe dei figli".


Proverbio serbo


venerdì 26 dicembre 2025

Buon Natale dalla commedia all'italiana

 


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Fantastica Sophia Loren, una delle donne più belle in assoluto della storia del cinema. Buongiorno

 


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Luisa Ranieri: femminilità allo stato puro!

 


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Franca Viola

 


La rapirono oggi, il 26 dicembre. Dopo aver tormentato la famiglia distruggendole il vigneto, dando fuoco al casale e infine addirittura minacciando il padre con una pistola. 


Furono in 13 a rapirla: l’ex fidanzato Melodia e 12 suoi compari. Mafiosi, gente senza scrupoli. Violentarono, picchiarono e affamarono Franca Viola per 8 giorni. Il motivo? Perché lei quando scoprì che Melodia era un mafioso, non volle sposarlo. E il padre la difese. Tutta la famiglia si oppose con tutte le sue forze e per questo motivo subì un inferno. E lei venne stuprata perché l’obiettivo era quello di costringere la famiglia ad accettare poi un matrimonio riparatore


Dopo quella tortura, la famiglia fece finta di accettare. Ma all’incontro “riparatore” si presentò con la polizia e li fece tutti arrestare.


Franca Viola divenne un simbolo di coraggio, forza, determinazione. Lei e la sua famiglia. Con quel "no" ci fu l'inizio della fine del matrimonio riparatore.


E a lei, anche quest'anno, va ancora una volta un grazie per aver lottato a nome di tante e per aver dimostrato un coraggio straordinario.

Leonardo Cecchi 

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FERMI TUTTI: L’FBI HA RITROVATO UN MILIONE DI "EPSTEIN FILES"

 FERMI TUTTI: L’FBI HA RITROVATO UN MILIONE DI "EPSTEIN FILES" - LE AUTORITÀ HANNO RESO NOTO DI AVER RINVENUTO DOCUMENTI "POTENZIALMENTE CORRELATI AL FINANZIERE" PEDOFILO E NE HANNO PROMESSO LA PUBBLICAZIONE NELLE PROSSIME SETTIMANE – MA DOVE SONO STATI SCOVATI QUESTI FILES E, SOPRATTUTTO, CHI E DOVE ERANO “NASCOSTI”? – INTANTO IL DIPARTIMENTO DELLA GIUSTIZIA È FINITO NELLA BUFERA NON SOLO PER TUTTE LE PAGINE OCCULTATE, MA ANCHE PER NON AVER PUBBLICATO TUTTI I DOCUMENTI ENTRO IL 19 DICEMBRE…




Estratto dell’articolo di Alessandro D’Amato per www.open.online

 

JEFFREY EPSTEIN

Un milione di Epstein Files. Documenti potenzialmente correlati a Jeffrey Epstein sono stati ritrovati dalle autorità statunitensi. Che ne hanno promesso la pubblicazione nelle prossime settimane. L’Fbi e i procuratori federali di New York hanno informato il Dipartimento della Giustizia della scoperta. «Abbiamo avvocati che lavorano 24 ore su 24 per esaminare e apportare le modifiche richieste dalla legge per proteggere le vittime. Pubblicheremo i documenti il prima possibile», hanno fatto sapere i funzionari.

 

la foto degli epstein files sparita dal sito del ministero della giustizia

Il Dipartimento di Giustizia ha affermato che potrebbero volerci alcune settimane prima che tutti i fascicoli vengano resi pubblici. Il DoJ è sotto accusa per non aver reso pubblici tutti i fascicoli su Epstein entro il 19 dicembre, termine previsto da una nuova legge. […].

 

La dichiarazione non specificava come l’FBI e il Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York fossero venuti a conoscenza del materiale aggiuntivo.[…]

STANZA DEI MASSAGGI A CASA DI JEFFREY EPSTEIN

 

La notizia arriva dopo che il dipartimento di giustizia ha pubblicato migliaia di documenti, alcuni dei quali pesantemente censurati, relativi alle indagini su Epstein. Il dipartimento ha rilasciato i documenti in lotti. I funzionari di alto livello hanno affermato che centinaia di migliaia di documenti devono ancora essere rilasciati. I file sono stati resi pubblici dopo che il Congresso ha approvato l’Epstein Files Transparency Act, firmato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha ordinato all’agenzia di condividere tutti i documenti con il pubblico, proteggendo al contempo l’identità delle vittime.

bill clinton negli epstein files

 

Molti dei documenti pubblicati, tra cui video, foto, e-mail e documenti investigativi, presentano pesanti censure. Tra queste i nomi delle persone che l’FBI sembra citare come possibili cospiratori nel caso Epstein.

 

[…] La legge approvata dal Congresso e firmata il mese scorso da Trump stabilisce che non è consentito censurare nomi e informazioni che potrebbero essere imbarazzanti o causare danni alla reputazione. E chiede espressamente al Dipartimento di Giustizia comunicazioni interne e promemoria che specifichino chi è stato indagato e le decisioni se «incriminare, non incriminare, indagare o rifiutare di indagare su Epstein o i suoi soci».

bill clinton negli epstein files 1

 

Nei documenti sono incluse email che sembrano essere state scambiate tra membri dell’FBI nel 2019 e che menzionano 10 possibili collaboratori di Epstein. Le e-mail affermavano che sei membri del gruppo erano stati citati in giudizio. Tra questi, tre in Florida, uno a Boston, uno a New York e uno nel Connecticut. I possibili cospiratori nei crimini di Epstein sono al centro dell’attenzione delle sue vittime e di diversi legislatori che hanno chiesto maggiore trasparenza al dipartimento di giustizia.

le pagine oscurate negli epstein filesbill clinton negli epstein files 2woody allen jeffrey epstein 2woody allen jeffrey epstein 3JEFFREY EPSTEIN A TORSO NUDO VICINO A UN PIEDE DI BAMBINOJEFFREY EPSTEIN A TORSO NUDO VICINO A UN PIEDE DI BAMBINO



COME TROLLA JENNIFER LAWRENCE, NON LO FA NESSUNO

 COME TROLLA JENNIFER LAWRENCE, NON LO FA NESSUNO – L’ATTRICE, FAMOSA PER IL SUO UMORISMO PUNGENTE, HA PRESO DI MIRA LEONARDO DICAPRRIO DURANTE UN FACCIA A FACCIA IN UN’INTERVISTA DI “VARIETY” – PARLANDO DI “ONE BATTLE AFTER ANOTHER”, LA 35ENNE LO HA INFILZATO: “MI È PIACIUTO TANTISSIMO VEDERTI NEI PANNI DI UN PAPÀ NEL FILM. MI DISPIACE CHE TU NON ABBIA UNA FIGLIA ADOLESCENTE. È UN RUOLO CHE TI STA BENISSIMO” – LUI È RIMASTO INTERDETTO E SU TIKTOK È ESPLOSA L’OVAZIONE PER L’ATTRICE CHE HA PRESO IN GIRO DICAPRIO PER LA SUA PASSIONE PER LE DONNE GIOVANISSIME, DI MASSIMO 25 ANNI…



Estratto dell'articolo di www.105.net

 

leonardo dicaprio jennifer lawrence don't look up

Jennifer Lawrence ha conquistato ancora una volta il web per il suo senso dell’umorismo […] Nell’ultima intervista a Variety, l’attrice ha avuto un confronto faccia a faccia con Leonardo DiCaprio, trasformando la chiacchierata in un’occasione perfetta per lanciare qualche frecciatina ben dosata, subito notata dagli utenti di TikTok e dai fan della Gen Z, che la considerano una vera e propria icona digitale.

 

Uno dei momenti più commentati riguarda la sua osservazione sulla vita privata di DiCaprio e la sua tendenza a frequentare donne di 25 anni. Parlando della performance di Leo in One Battle After Another, Jennifer gli dice con aria apparentemente innocente: “Mi è piaciuto tantissimo vederti nei panni di un papà nel film. Mi dispiace che tu non abbia una figlia adolescente. Ti sta benissimo”. TikTok non ha dubbi: si tratta di un commento mirato e la reazione imbarazzata di DiCaprio sembra confermarlo.

 

leonardo dicaprio jennifer lawrence

Non si ferma qui. Sempre a proposito di One Battle After Another, l’attrice loda anche Benicio del Toro, co-protagonista, e con candore chiede: “Vi siete mai baciati?”. La risposta di DiCaprio, accompagnata da un sorriso tirato, prova a smorzare la situazione. La conversazione scivola poi su temi più seri, ma rimane chiara la capacità di Lawrence di mescolare ironia e curiosità cinematografica, rendendo l’intervista divertente e vivace.

 [...] 



https://www.dagospia.com/cronache/come-trolla-jennifer-lawrence-non-fa-nessuno-l-attrice-famosa-per-suo-458354



I Satanisti ammazzano al sabato – di Selene Pascarella, terza e ultima puntata

 




[Nella terza e ultima puntata della sua inchiesta (qui → la prima e la seconda), Selene Pascarella si interroga su quali siano i vizi di procedura, oltreché di mentalità degli inquirenti, che trasformano la «pista satanica» in un dispositivo – questo sì – diabolico, nel senso etimologico del termine.
L’origine di «diabolico» è infatti nel verbo greco διαβάλλω, che significa «mettersi in mezzo», «interferire», «separare», «seminare zizzania», ma anche «diffamare» o «ingannare». Di interferenze, seminagioni di zizzanie e diffamazioni queste storie sono piene zeppe, come di azioni tese pervicacemente a separare (διαβάλλειν) l’impianto accusatorio da qualunque realtà fattuale.
Ma come smontare il dispositivo, unendo ciò che viene a forza separato e al contempo separando ciò che viene a forza unito? Un esempio di efficace “contronarrazione” viene fornito nell’ultimo paragrafo. E sulle risposte da dare ai complottismi noi, Selene e, in generale, l’intera Wu Ming Foundation continueremo a lavorare. Buona lettura. WM]

di Selene Pascarella *

[Nella terza e ultima puntata della sua inchiesta (qui → la prima e la seconda), Selene Pascarella si interroga su quali siano i vizi di procedura, oltreché di mentalità degli inquirenti, che trasformano la «pista satanica» in un dispositivo – questo sì – diabolico, nel senso etimologico del termine.
L’origine di «diabolico» è infatti nel verbo greco διαβάλλω, che significa «mettersi in mezzo», «interferire», «separare», «seminare zizzania», ma anche «diffamare» o «ingannare». Di interferenze, seminagioni di zizzanie e diffamazioni queste storie sono piene zeppe, come di azioni tese pervicacemente a separare (διαβάλλειν) l’impianto accusatorio da qualunque realtà fattuale.
Ma come smontare il dispositivo, unendo ciò che viene a forza separato e al contempo separando ciò che viene a forza unito? Un esempio di efficace “contronarrazione” viene fornito nell’ultimo paragrafo. E sulle risposte da dare ai complottismi noi, Selene e, in generale, l’intera Wu Ming Foundation continueremo a lavorare. Buona lettura. WM]

di Selene Pascarella *

La caccia alle streghe di Rignano è finita, lasciando uno strascico pesantissimo sia per gli imputati che per i bambini coinvolti e le loro famiglie. Eppure, paragonati alle mamme e ai papà di Finale Emilia e ad altri genitori e insegnanti annientati dalla giustizia al servizio del moral panic, sono stati perfino fortunati.

Sulla costruzione della narrazione mediatica e giudiziaria incentrata sull’«abuso rituale satanico» a danno di minori in Europa e negli Usa, anche attraverso la fiction, nonché sul suo uso politico nello scontro Trump vs Clintonha scritto Wu Ming 1. Un reportage che va letto per capire come il costo dell’ombra tossica non riguardi solo le vittime dirette della caccia alle streghe, ma ricada su tutti noi e da tutti debba essere affrontato.

Perciò ritorno al 1997, l’anno in cui il caso dei Bambini di Satana cambia format, passando da «emergenza satanista» a «clamoroso errore giudiziario».

5. Il veleno e la medicina collettiva

A Massa Finalese, frazione di Finale Emilia, provincia di Modena, un bambino e una bambina seguiti dai servizi sociali fanno scattare una denuncia per pedofilia. I ragazzini, per volere della Asl, sono da tempo affidati ad altre famiglie e tornano a casa loro per brevi periodi. Il piccolo racconta alla madre affidataria che nella casa dei genitori biologici il fratello maggiore «fa dei dispetti sotto le lenzuola alla sorella». La donna si rivolge alla psicologa del servizio sociale, Valeria Donati, che ascolta il medesimo racconto e poi inizia una serie di audizioni che la convincono che lui e la sorella siano vittime di abusi. Il padre e il fratello vengono arrestati, si mette in moto un meccanismo, una contaminazione, per citare la sentenza di Rignano, che sconvolge l’intero paese.

Dopo le confessioni, via via più inquietanti, del «bambino zero», l’inchiesta si allarga, coinvolgendo altre famiglie, toccando persino l’amatissimo parroco, Don Giorgio Govoni. L’escalation degli orrori è incredibile. I bambini che denunciano aumentano e parlano di rituali di sangue nei cimiteri, neonati smembrati e fatti sparire, abusi sessuali di ogni genere. Le persone fermate dichiarano la loro innocenza, ma è inutile.

«Chi si mette contro la procura» confessa atterrito Govoni a chi lo circonda «diventa un pedofilo». Perciò l’unica strada è la delazione, anche senza prove concrete.

Il 16 maggio 2000 il pm che segue il caso dei «Diavoli della Bassa», Andrea Claudiani, teorizza l’esistenza di una rete di pedofili dediti all’esoterismo, al cui vertice è Don Govoni, per il quale chiede quattordici anni di carcere. Govoni non sconta neanche un giorno. Muore fulminato da un infarto due giorni dopo, da innocente, anche se ci vorranno anni per riabilitarlo.

Arrivano le condanne. Tredici minori sono sottratti alle famiglie. Alcuni, nonostante l’assoluzione dei genitori, non faranno più ritorno nelle loro case. Una madre si toglie la vita, sette altre persone accusate non reggono al dolore, come don Govoni.

Nel 2017 Pablo Trincia e Alessia Rafanelli pubblicano su Repubblica.it l’audio-inchiesta a puntate Veleno. Ricostruiscono passo passo la genesi dell’indagine, incontrano i genitori accusati, i bambini, ormai adulti, che hanno avuto il ruolo di grandi accusatori. Veleno fa emergere in maniera impietosa l’inconsistenza delle imputazioni e le storture dell’inchiesta.

Trincia trova nell’armadio di una donna ormai morta – che ha sostenuto lìinnocenza degli imputati, effettuando, da completa autodidatta, un’indagine autonoma – le registrazioni video degli interrogatori “modello Donati” che diventano parte del podcast.

Nel 2018, a quasi un anno dalla prima puntata, Trincia rilascia un episodio speciale di Veleno.

Dopo aver ascoltato il podcast, una delle ex-bambine coinvolte pronuncia una verità che si porta dietro da anni: non ha mai subito abusi. La sua confessione di allora è frutto della tecnica dello «svelamento progressivo» messa in pratica dalla Donati. Tecnica che si riassume in un’estenuante pressione per confermare gli abusi suggeriti, attraverso un tornare e ritornare sulle dichiarazioni che non si conformano all’idea delle psicologhe.

Non è la sola. Un’altra ragazza si fa avanti. Ha sempre negato gli abusi, ma da bambina non è mai stata creduta.

Veleno riesce in una missione quasi impossibile: dissolvere l’ombra satanista. Grazie allo straordinario lavoro investigativo di Trincia e Rafanelli emerge, tra le altre cose, il conflitto di interessi che ha visto “esperti” come la Donati – che, come fatto notare più volte in Veleno, prima del bambino zero non aveva maturato alcuna esperienza nell’audizione di minori abusati – dare vita a enti privati quali il Cab, Centro aiuto per il Bambino, con cui avere un doppio ruolo: “riconoscere” i bambini abusati e ricevere denaro dalla Asl per accertarne gli abusi e offrire sostegno psicologico. Un giro di consulenze che ha fruttato, tra il 2002 e il 2013, 2.200.000 euro.

Il 15 novembre 2018 il sito di informazione sulpanaro.net pubblica la seguente notizia:

«L’Unione Comuni Area Nord, nel consiglio straordinario convocato mercoledì sera a Medolla per discutere del “caso pedofili” scoppiato vent’anni fa e riportato in auge dall’inchiesta Veleno, ha deciso di non rinnovare la propria quota associativa al Cismai (il Coordinamento nazionale servizi contro l’abuso all’infanzia) e di convocare in Commissione Servizi Sociali i funzionari di Ucman, Ausl e Comune in servizio all’epoca. Fra i convocati, Marcello Burgoni (ex responsabile dei Servizi sociali di
Mirandola) e Valeria Donati, la psicologa che interrogò i bambini. Nel consiglio si è poi anche discusso delle spese sostenute per l’affido dei bambini».

Il 16 dicembre 2018 dal suo profilo Facebook Paolo Trincia scrive che «la psicologa Valeria Donati non si è presentata all’appuntamento con la commissione dei comuni Area Nord di Modena per rispondere alle domande sul suo operato. Oltre a lei non sono venute le altre professioniste che erano state interpellate, tra cui la responsabile del Servizio Minori, Monica Benati. L’unico a presentarsi è stato l’ex responsabile dei Servizi Sociali di Mirandola, Marcello Burgoni – che prima di entrare ha atteso a lungo chiuso in macchina nel parcheggio accanto alla sala comunale».

Trincia elenca le domande cui la commissione riunita a Medolla si attendeva risposta, tra cui la conferma o la smentita delle dichiarazioni dei genitori «di aver subito ricatti da parte dello stesso psicologo dei Servizi Sociali (che avrebbe detto loro: “se non confessa, non rivedrà più i suoi figli”)» e le motivazioni che avevano spinto il responsabile del servizio ad affidare «un caso così delicato a professioniste giovani e senza alcuna esperienza precedente in materia». Burgoni, conclude Trincia, «ha scelto di rispondere, ma non subito e solo in forma scritta, di fatto impedendo un confronto diretto con chi lo voleva interpellare».

Il 4 gennaio 2018, a vent’anni di distanza dall’evocazione dei diavoli della Bassa, a Finale si tiene una discussione pubblica a partire da Veleno, in una sala gremitissima (qui il video della serata). La comunità si chiede: «In che paese abbiamo vissuto?», e per una volta la cronaca assolve alla sua funzione: allargare il campo, aumentare il livello di complessità, disintossicare i pozzi dell’informazione.

L’Associazione Nazionale Magistrati critica fortemente sia l’inchiesta sia il dibattito aperto a Finale:

«L’accertamento della commissione dei reati si compie nelle aule di giustizia» scrive in un comunicato ufficiale, «e non può essere rielaborato in contrasto con giudicati penali di condanna e, soprattutto, dando voce, senza alcun contraddittorio, ad alcuni testi e protagonisti della vicenda, alcuni dei quali anche condannati in via definitiva per delitti gravissimi».

Chiunque abbia ascoltato Veleno sa che non c’è traccia di populismo giustizialista o di sensazionalismo in alcuna delle sue puntate. Condannati o assolti, i genitori coinvolti, i loro familiari e amici hanno tutto il diritto a rielaborare l’inchiesta e il processo attraverso un confronto collettivo e pubblico.

E se, come sembra, verranno nuovi processi, si spera che un vento di razionalità e responsabilità spazzi via l’ombra del satanismo. Perché – la frase è di Luigi Corvaglia, ma la sento mia – i fatti di Finale Emilia dimostrano che «la puzza di zolfo orienta più facilmente al giudizio colpevolista».

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* Selene Pascarella è giornalista e criminologa. Si occupa di cronaca giudiziaria ed è una grande appassionata di fiction gialla e horror. È autrice di Tabloid Inferno. Confessioni di una cronista di nera, uscito nella collana Quinto Tipo diretta da Wu Ming 1 per le Edizioni Alegre. Nel 2018 ha lanciato sul blog di Quinto Tipo (e su Medium) la serie ibrida Pozzi. Il diavolo a Bitonto.

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