giovedì 27 agosto 2026

DONALD TEME LA SCOSSA DEL DRAGONE – TRUMP HA DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE SULLA RETE ELETTRICA STATUNITENSE

 

DONALD TEME LA SCOSSA DEL DRAGONE – TRUMP HA DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE SULLA RETE ELETTRICA STATUNITENSE, VIETANDO L'ACQUISTO E L'INSTALLAZIONE DI APPARECCHIATURE PROVENIENTI DA PAESI SOGGETTI ALL'EMBARGO AMERICANO SULLE ARMI – UNA MISURA CONTRO LA CINA, PER IL SUO POTENZIALE INFLUSSO NELLA CRESCITA DEL SETTORE DEI DATA CENTER E NELLA DIFESA – LE NORME RIGUARDANO TRASFORMATORI, INVERTER, SISTEMI DI ACCUMULO A BATTERIA E CONTROLLORI INDUSTRIALI, NONCHÉ I RELATIVI SOFTWARE E ACCESSI REMOTI – LA CASA BIANCA HA SPIEGATO CHE "L'OBIETTIVO È PROTEGGERE LA RETE E I SISTEMI ELETTRICI STATUNITENSI"…

rete elettrica stati uniti donald trump xi jinping 

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 27 ago - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale sulla rete elettrica statunitense, vietando l'acquisto e l'installazione di apparecchiature provenienti da Paesi soggetti all'embargo americano sulle armi.

 

E' un chiaro riferimento alla Cina - pur senza citarla - e il suo potenziale influsso nella crescita del settore dei data center e nella difesa.Il decreto vieta l'acquisto o l'installazione di prodotti da fornitori di uno Stato soggetto a embargo o sanzioni statunitensi sul commercio di armi. Nessun Paese dell'elenco esporta apparecchiature del genere in Usa tranne la Cina.

 

xi jinping donald trump foto lapresse

La Casa Bianca ha spiegato che "l'obiettivo è proteggere la rete e i sistemi elettrici statunitensi". Le norme di attuazione sono attese entro 120 giorni. Sono interessati trasformatori, inverter, sistemi di accumulo a batteria e controllori industriali, nonché i relativi software e accessi remoti. Il decreto fa riferimento alla crescita dei data center, dell'AI e della produzione nel settore della difesa, che ha aumentato il fabbisogno di energia elettrica degli Stati Uniti.

https://www.dagospia.com/business/trump-teme-scossa-dragone-tycoon-dichiara-emergenza-nazionale-rete-484899 

 

Dolly Parton

 


Archivio Grognards 

“NON ALLEARTI CON FARAGE”

 

“NON ALLEARTI CON FARAGE”! IL CONSIGLIO DI MELONI ALLA LEADER DEI CONSERVATORI BRITANNICI KEMI BADENOCH DURANTE UN INCONTRO LUNEDI’ SCORSO A ROMA – LA RICOSTRUZIONE DEL "TIMES" (SMENTITA DA FRATELLI D’ITALIA) RIPORTA IL RETROSCENA DEL FACCIA A FACCIA TRA LE DUE, AMICHE DI VECCHIA DATA, E IL SUGGERIMENTO DELLA STATISTA DELLA S-GARBATELLA ALLA LEADER TORY DI NON FARSI TRASCINARE A DESTRA DA FARAGE, SUPERANDO I PROPRI CONFINI POLITICI. UNA LETTURA CHE EVOCA LO STOP DELLA DUCETTA A ROBERTO VANNACCI (INSOMMA, LA DISTANZA DA FARAGE COME LA LONTANANZA CHE LA PREMIER MANTIENE DAL GENERALE FUTURISTA) – DA VIA DELLA SCROFA NEGANO TUTTO E FANNO SAPERE CHE "MELONI NON HA ALCUN MOTIVO DI OSTILITÀ VERSO IL MOVIMENTO DI FARAGE…"

meloni kemi badenoch farage 

Miriam Di Peri per repubblica.it - Estratti

 

L’avrebbe esortata a «essere se stessa e tenere il punto». Tradotto: non allearsi con Nigel Farage. Questo il consiglio, davanti a un caffè, lunedì scorso a Roma dato dalla premier Giorgia Meloni alla leader dell’opposizione del Regno Unito, Kemi Badenoch.

 

MELONI KEMI BADENOCH 44

La ricostruzione - poi smentita da Fratelli d’Italia - arriva dal quotidiano britannico Times, che riporta, appunto, il retroscena del faccia a faccia tra le due, amiche di vecchia data, che si sono incontrate in un bar nel centro della capitale, confrontandosi su economia, immigrazione, politica in senso più ampio. E, più nello specifico, le alleanze, in particolare quella tra la leader dei conservatori britannici e Nigel Farage.

 

Il consiglio di Meloni alla leader e amica sarebbe stato sostanzialmente quello di non farsi trascinare a destra da Farage, superando i propri confini politici. Una lettura, quella ricostruita dal quotidiano britannico, che da questa parte delle Alpi risuona per analogia con il quadro politico nel centrodestra italiano, costantemente pungolato a destra dalle posizioni estremiste di Roberto Vannacci. Insomma, la distanza da Farage come la lontananza che la premier mantiene dal generale futurista.

MELONI KEMI BADENOCH

 

 

 

(…) serata, però, fonti di Fratelli d’Italia decidono di frenare sul tema alleanze, nella ricostruzione della stampa inglese: «Meloni non ha mai “suggerito a Badenoch di non allearsi con Nigel Farage e il suo partito Reform UK”».

 

Di più: dal quartier generale di via della Scrofa ne fanno quasi una questione diplomatica nel quadro delle destre europee e dettano la smentita. «Meloni, che non ha alcun motivo di ostilità verso il movimento di Farage - rimarcano fonti di Fratelli d’Italia - conferma di aver rinnovato a Badenoch la stima e l’amicizia verso di lei e verso i Tories, ma ribadisce di non essere entrata e di non voler entrare in dinamiche politiche nazionali e nei rapporti tra partiti britannici».

https://www.dagospia.com/politica/non-allearti-farage-il-consiglio-meloni-leader-dei-conservatori-484880 

 

AVVISATE DONALD TRUMP! UNA SOLA LATTINA DI BIBITA GASSATA AL GIORNO RADDOPPIA IL RISCHIO DI CANCRO ALLO STOMACO

 

AVVISATE DONALD TRUMP! UNA SOLA LATTINA DI BIBITA GASSATA AL GIORNO RADDOPPIA IL RISCHIO DI CANCRO ALLO STOMACO – A DIFFERENZA DI QUELLO CHE SOSTIENE IL "CALIGOLA DELLA CASA BIANCA", SECONDO CUI LE BEVANDE GASSATE FANNO BENE E “UCCIDONO” IL CANCRO, UNA RICERCA BRITANNICA SUGGERISCE CHE ANCHE LE BIBITE ZUCCHERATE POTREBBERO AUMENTARE IL RISCHIO DI CONTRARRE TUMORI - SECONDO GLI SCIENZIATI, BERE BEVANDE SENZA ZUCCHERO NON COMPORTA LO STESSO RISCHIO…

trump bibite gassate 

Sintesi da thesun.com

 

trump bibite gassate

Il cancro allo stomaco è la quarta causa di morte per cancro a livello mondiale, con circa 6.800 nuovi casi ogni anno nel Regno Unito.

 

Inoltre, secondo Cancer Research UK , circa il 54% dei casi di cancro allo stomaco nel Regno Unito sono prevenibili .

 

Tra i fattori di rischio noti per questa malattia figurano il fumo, l'abuso di alcol e alcune patologie gastrointestinali come la gastrite o il reflusso gastroesofageo grave.

 

Ora, però, un nuovo studio suggerisce che anche le bevande gassate potrebbero aumentare il rischio di contrarre la malattia.

 

I ricercatori hanno seguito 112.284 persone per diversi decenni, monitorando il loro consumo di bevande.

 

Hanno classificato le bevande zuccherate come bibite gassate comuni, punch, limonate e bevande sportive.

 

Le bevande dolcificate artificialmente sono state classificate come bevande ipocaloriche, al pari delle bibite dietetiche.

trump bibite gassate

 

In un articolo pubblicato sulla rivista Gastro Help Advances, gli scienziati hanno spiegato di aver suddiviso i partecipanti in cinque gruppi a seconda del numero di bevande gassate consumate. Da lì, hanno monitorato quali di queste persone hanno poi ricevuto una diagnosi di cancro allo stomaco.

Su oltre 112.000 partecipanti, 278 hanno sviluppato la malattia: 140 donne e 138 uomini.

I ricercatori hanno scoperto che il rischio di cancro allo stomaco era 2,45 volte superiore in coloro che bevevano almeno una bevanda zuccherata al giorno, rispetto a coloro che non ne bevevano quasi mai.

 

bibite gassate

Nelle donne, il rischio era tre volte maggiore per coloro che consumavano bevande gassate almeno una volta al giorno, mentre negli uomini era due volte superiore.

 

È importante sottolineare che le persone che consumavano bevande gassate solo poche volte al mese o poche volte alla settimana non hanno riscontrato un aumento significativo del rischio.

 

Secondo lo studio, è stata l'abitudine quotidiana a fare la differenza.

 

I ricercatori hanno anche esaminato il fruttosio, uno zucchero presente naturalmente nella frutta e utilizzato in alcune bevande gassate , e hanno notato che le persone che consumavano più fruttosio presentavano anche tassi più elevati di cancro allo stomaco.

 

Ma non sono riusciti a stabilire se il problema fosse il fruttosio stesso o meno.

 

bevande gassate

Nel frattempo, il consumo di bevande dolcificate artificialmente non sembra aumentare il rischio di cancro allo stomaco.

 

Gli scienziati hanno tuttavia avvertito che le loro conoscenze sui dolcificanti artificiali sono ancora in evoluzione.

 

Non è ancora del tutto chiaro in che modo le bevande zuccherate contribuiscano al cancro allo stomaco, ma i ricercatori ipotizzano che ciò possa essere in parte dovuto all'aumento di peso, a problemi di insulina, a squilibri ormonali, all'infiammazione o a un'alterazione della flora batterica intestinale.

 

In passato, le bevande gassate sono state associate a un aumento del rischio di cancro al fegato.

https://www.dagospia.com/cronache/avvisate-trump-sola-lattina-bibita-gassata-giorno-raddoppia-rischio-cancro-484740 

 

La riprogrammazione di Yamanaka

 Yamanaka - Shinya Yamanaka. Premio Nobel 2012. Giapponese.


Ha fatto una cosa che sembra magia.


Ha preso una cellula adulta - per esempio una cellula della tua pelle di 80 anni, vecchia, stanca, con il DNA tutto segnato - e ha aggiunto solo 4 proteine. Le ha chiamate OSKM:


- Oct4

- Sox2

- Klf4

- c-Myc


Sono 4 interruttori. Le ha accese e la cellula è tornata indietro nel tempo. È diventata di nuovo una cellula staminale embrionale. Come se fosse appena nata. Potenzialmente immortale e capace di diventare qualsiasi cosa.


È come aver trovato il tasto "reset di fabbrica" del corpo.


Il problema? Se fai il reset totale, la cellula si dimentica anche cosa deve fare. Diventa un tumore. È un neonato che non sa se deve diventare cuore o occhio. E ti viene un teratoma.


Quello che sta facendo David Sinclair e gli altri ora è la riprogrammazione parziale.


Non la porti fino a zero. La riporti indietro solo del 30%, 50%. Giusto abbastanza per ringiovanirla, ma non abbastanza per farle perdere la memoria.


L'esempio che ti dicevo dei topi:

Hanno preso topi vecchi, quasi ciechi. Hanno iniettato nell'occhio solo 3 dei 4 fattori di Yamanaka, per pochi giorni. Il nervo ottico è ringiovanito. I topi hanno ricominciato a vederci. Senza tumore.


Hanno ringiovanito il muscolo, il rene, il cervello di topi vecchi dello stesso 30-40%.


Perché se riesci a fare questo reset parziale ogni 10 anni, in teoria non invecchi più. Ogni 10 anni torni indietro di 10 anni. Resti fermo a 30 anni biologici per 600 anni.


Sulla carta funziona. In pratica:


1.  Non sappiamo ancora dosarlo nell'uomo. Troppo poco non fa niente, troppo fa tumore.

2.  Il cervello è il problema più grande. Se resetti un neurone, resetti anche i ricordi? Rischi di diventare giovane ma di non ricordare chi sei.

3.  È costosissimo e va fatto su tutto il corpo, non solo su un occhio.


Yamanaka ha aperto la porta. Ma siamo ancora sul pianerottolo. Non siamo entrati in casa.


Ecco la tua cellula immortale. Questa è esattamente la riprogrammazione di Yamanaka.



Guarda da sinistra a destra:


OLD - cellula vecchia: DNA pieno di CH3, cioè metilato, spento. Mitocondri rotti, poco ATP. Danno ossidativo.


Al centro - REPROGRAMMING: arrivano i 4 fattori OSKM - OCT4, SOX2, KLF4, c-MYC. Sono i 4 fari che vedi sopra. Staccano i CH3, fanno demetilazione. Il DNA si apre, i telomeri si allungano, l'orologio epigenetico torna indietro. È il reset.


A destra - YOUTHFUL STATE: cromatina aperta, mitocondri nuovi, energia alta. La cellula è diventata iPSC - indotta pluripotente, immortale. Può rinnovarsi per sempre, può diventare qualsiasi cosa.


Il trucco per non fare tumori, che è quello che stanno studiando ora per i 600 anni, è fermarsi a metà del centro. Non andare fino a destra. Ringiovanisci solo un po', poi spegni i fattori.


Fenix

Storia della granita

 Cosa scrivono su Facebook:

Vincenzo Flaminio

Penso che l'islamofilia della nostra cultura accademica vada affrontata e denunciata con forza, perché fa passare un discorso di sudditanza psicologica e di colonialismo «buono» che non si concede ad altri popoli, se non agli arabi. E questo modo di narrare è pesantemente offensivo verso i siciliani, perché fa passare l'idea che la Sicilia — che vede la presenza di colonie minoiche e micenee già nel 1500 a.C. — fosse abitata da gente stupida, incapace di vivere, che avrebbe aspettato gli arabi per essere civilizzata. Colonialismo, appunto.


Ora, debbo sempre far notare che Siracusa è stata una delle città più importanti del mondo antico, che Agatocle sposò una principessa egizia e che la città divenne anche capitale dell'Impero Romano d'Oriente. A questo va aggiunto che:


· Nel V secolo a.C., ad Atene era diffuso il melíkraton, un antenato della granita preparato con miele e succo di melograno mescolati a neve o ghiaccio. Anche Alessandro Magno apprezzava la neve mista a miele e frutta. Ricette simili arrivarono a Roma proprio dalla Grecia.


· I Romani conoscevano le nivātae potiōnes, cioè «pozioni innevate». Si trattava di neve o ghiaccio tritato aromatizzati con miele, succhi di frutta e latte. Una ricetta simile ci è tramandata anche da Plinio il Vecchio. L'imperatore Nerone, in particolare, amava molto le macedonie di frutta gelata coperte di miele.


· Lo sharbat è un'antica bevanda medio-orientale, di origine persiana, a base di sciroppo di frutta o petali di fiori diluito in acqua e servita fredda, spesso con neve o ghiaccio. Da qui deriva anche il termine «sorbetto». Non era un dessert cremoso, ma una bevanda rinfrescante che, probabilmente, traeva origine dall'usanza greca — Alessandro invade la Persia. Probabilmente gli arabi usarono lo stesso nome per ciò che si faceva in Persia e in Sicilia. Non inventarono assolutamente nulla.


Queste preparazioni antiche erano «grattate» (come la moderna grattachecca romana): si grattava il ghiaccio e lo si condiva con miele e succhi. La granita siciliana si distingue per la sua consistenza cremosa e granulosa, ottenuta non dal ghiaccio grattato, ma dalla «mantecatura» del composto durante il congelamento per rompere i cristalli di ghiaccio.


· Il vero «salto» tecnologico. La nascita della granita come la conosciamo oggi non è avvenuta con gli arabi, ma nel XVI secolo, con l'invenzione del «pozzetto»: un contenitore in cui la miscela di succo e zucchero veniva fatta congelare e mescolata continuamente. Questo permise di ottenere una consistenza cremosa, ben diversa dalla grattachecca romana, che conserva cristalli di ghiaccio ben visibili. La granita siciliana è quindi, siciliana. Inventata durante il Rinascimento.


Continuare con una visione islamofila è umiliare i siciliani, è razzista, e racconta di un colonialismo buono e civilizzatore contrapposto a quello occidentale. Ed è propaganda anti-occidentale, non storia.


P. S. Quello della granita vuole essere solo un esempio ironico.

Come gli rispondiamo noi:


E' storicamente corretto:


1. La granita cremosa non è araba, è rinascimentale siciliana.

Quello che tutti i testi riportano come "sherbet arabo" era neve grattata e condita con sciroppi - la _rattata_ / grattata, che sopravvive ancora nella grattachecca romana. c271


Il salto vero è del XVI secolo: si scopre di usare la neve mista a sale marino come eutettico, quindi la neve passa da ingrediente a refrigerante. Nasce il _pozzetto_ - tino di legno con dentro secchiello di zinco girato a manovella - che impedisce la formazione di cristalli grossi. È lì che nasce la consistenza mantecata, granulosa-cremosa, che è la granita moderna. Quindi sì, l'invenzione è siciliana del '500, non del X secolo. c271


2. La tradizione del ghiaccio condito è molto più antica degli arabi.

I romani avevano le nivatae potiones, le fonti greche parlano di melikraton con neve, miele e melograno, Plinio e la corte di Nerone descrivevano macedonie gelate con miele. È esattamente la stessa idea di grattare ghiaccio conservato nelle neviere. In Sicilia le neviere su Etna, Peloritani, Nebrodi, Madonie sono pre-arabe e restano in uso fino al '900.


3. Lo sharbat cos'era davvero?

Hai ragione anche lì: sharbat è persiano, è una bevanda - sciroppo diluito in acqua, fredda con neve - non un dessert cremoso. Il termine sorbetto viene da lì, ma è una bevanda, non una tecnica di mantecazione. Alessandro invade la Persia e quella tradizione viene a contatto con quella greca, non viceversa.


Dove la narrazione "arabista" semplifica troppo è qui: gli arabi in Sicilia portano due cose agronomiche fondamentali - la coltivazione intensiva della canna da zucchero e la diffusione di agrumi, gelsi, gelsomino - che poi diventano i gusti base della granita al limone, mandorla, gelsi. Senza zucchero e senza limone non fai la granita moderna.


Ma dire "hanno inventato la granita e civilizzato i siciliani" è falso e, come dici tu, cancella Siracusa, la Magna Grecia, la Roma repubblicana e imperiale, la scuola di ingegneria idraulica e di conservazione della neve che c'era già.


È più corretto dire: base greco-romana + ingredienti nuovi portati nel Medioevo arabo-normanno + tecnologia rinascimentale siciliana del pozzetto = granita siciliana.




Ecco la nivata potio romana, prima di Nerone, prima degli arabi.


Ghiaccio tritato conservato nelle nivarie, messo in una coppa di bronzo, miele di favo colato sopra e chicchi di melograno - il _melikraton_ dei greci, la macedonia gelata che piaceva a Nerone.


Niente pozzetto, niente mantecatura: è una grattata, cristalli grossi, miele che cola. È esattamente l'antenata greco-romana della granita.


Questa è la versione che a Siracusa, capitale dell'Impero d'Oriente sotto Costante II, avrebbero mangiato già 400 anni prima dell'arrivo arabo.


Fenix 


mercoledì 26 agosto 2026

L’intelligenza artificiale consuma sempre di più: come ridurne l’impatto

 

- Agosto 25, 2026 
 
 
 

All’interno dei più recenti data center del mondo, calcoli ad alto consumo energetico procedono 24 ore su 24, mentre chatbot e altri strumenti di intelligenza artificiale generativa svolgono compiti che spaziano dal frivolo al complesso: assemblare immagini per i social media, offrire consigli sulle relazioni, analizzare immagini mediche per diagnosticare il cancro, creare codice per gli sviluppatori o individuare frodi finanziarie per le banche.

Parallelamente all’impennata di popolarità degli strumenti di intelligenza artificiale negli ultimi anni, sono cresciuti anche i relativi costi ambientali. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i data center consumano attualmente 414 terawattora all’anno, pari a circa l’1,5% del consumo globale di elettricità: una quantità cresciuta del 12% all’anno per cinque anni, prima di aumentare del 17% nel 2025. Entro il 2030, l’Agenzia prevede che la domanda di elettricità dei data center sarà più che doppia rispetto a quella attuale. Gran parte di questa crescente domanda viene soddisfatta attraverso i combustibili fossili, mentre gli esperti esprimono preoccupazione anche per l’impiego delle risorse idriche locali necessarie a raffreddare i data center nelle regioni colpite dalla siccità.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale per generare testi o immagini rappresenta probabilmente soltanto una frazione minima dell’impronta ambientale complessiva di una persona. Gli esperti sottolineano inoltre che spetta alle aziende tecnologiche ridurre il consumo di risorse dell’IA, creando algoritmi più intelligenti ed efficienti dal punto di vista energetico e sviluppando hardware più performante. Tuttavia, esistono semplici azioni che le persone possono intraprendere per garantire che il loro utilizzo dell’IA abbia il minore impatto ambientale possibile: dalla valutazione attenta dei casi in cui l’IA è realmente necessaria alla formulazione di richieste capaci di ridurre al minimo la quantità di calcolo richiesta. «Le scelte individuali non sono prive di significato e alcune sono più influenti di quanto si pensi», afferma Ivana Drobnjak, informatica dell’University College London.

Robot assetati di energia

È notoriamente difficile stimare l’energia impiegata per elaborare una singola richiesta rivolta a un chatbot. Google, per esempio, stima che Gemini consumi circa 0,24 wattora per rispondere a una richiesta di testo di lunghezza media, l’equivalente dell’elettricità necessaria per guardare la televisione per meno di nove secondi. Ogni risposta utilizza inoltre circa 0,26 millilitri d’acqua ed emette l’equivalente di 0,03 grammi di anidride carbonica. Per fare un confronto, percorrere un miglio con un’automobile a benzina produce circa 400 grammi di CO₂. Sebbene presi singolarmente questi consumi siano molto piccoli, il loro impatto si accumula nel caso di persone e aziende che utilizzano frequentemente gli strumenti di intelligenza artificiale.

Il motivo per cui i modelli di intelligenza artificiale consumano tanta energia risiede in parte nei processori che li alimentano, come le unità di elaborazione grafica, o GPU, che consumano molta più energia rispetto alle unità centrali di elaborazione, o CPU, impiegate per attività più semplici come le ricerche sul web e la posta elettronica. Il consumo dipende anche dai modelli alla base degli strumenti di intelligenza artificiale generativa più diffusi, compresi i grandi modelli linguistici, o LLM, che alimentano chatbot e assistenti virtuali.

Questi modelli si basano su un particolare schema di progettazione chiamato architettura transformer. Questa architettura consente ai grandi modelli linguistici di addestrarsi su enormi quantità di testo, riconoscendone gli schemi linguistici e calcolando centinaia di miliardi, o persino migliaia di miliardi, di parametri. Questi parametri vengono poi utilizzati per generare nuove sequenze di testo, prevedendo quali parole abbiano maggiori probabilità di seguirne altre.

Un grande modello linguistico basato sull’architettura transformer richiede un’enorme capacità di calcolo perché, per ogni nuova parola generata in risposta alla richiesta di un utente, elabora nuovamente la richiesta e tutte le parole prodotte fino a quel momento, eseguendo ogni volta miliardi di calcoli.

Le aziende tecnologiche sottolineano come i grandi modelli linguistici siano diventati nel tempo più efficienti dal punto di vista energetico. Secondo i calcoli pubblicati da Google nel 2025, i 0,24 wattora consumati da Gemini per una richiesta di testo di lunghezza media rappresentano una riduzione di 33 volte rispetto al consumo energetico del modello dell’anno precedente.

Anche piccole quantità di energia, però, si accumulano rapidamente, considerando la diffusione dell’intelligenza artificiale. Sulla base dei dati forniti da OpenAI nel 2025, Drobnjak ha stimato che a maggio ChatGPT ricevesse circa 3,2 miliardi di richieste al giorno. Gli utenti chiedono agli strumenti di IA di elaborare e produrre enormi quantità di testi, immagini e video. Alcuni intrattengono lunghe conversazioni con i chatbot. Sempre più persone, inoltre, creano propri “agenti IA” che inviano a loro volta richieste ai chatbot.

Che cosa possono fare, dunque, gli utenti per ridurre al minimo le risorse impiegate nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale? Gli esperti offrono alcuni suggerimenti.

Non rinunciare alla ricerca

Come prima e semplice misura per risparmiare energia, gli utenti dovrebbero valutare attentamente se abbiano davvero bisogno dell’intelligenza artificiale per una determinata attività. «Chiedere a ChatGPT “Che cosa dovrei indossare oggi?” oppure “Com’è il tempo?” è come prendere il Concorde per andare al supermercato», afferma Günter Klambauer, esperto di intelligenza artificiale presso l’Università Johannes Kepler in Austria. Lo stesso vale per i motori di ricerca che utilizzano l’intelligenza artificiale per generare automaticamente una risposta insieme ai risultati effettivi, come le panoramiche IA di Google o la ricerca Copilot di Bing. «Se si sta cercando soltanto un articolo specifico, disattivare questa funzione potrebbe consentire un notevole risparmio energetico», afferma Udit Gupta, esperto di ingegneria elettrica e informatica presso il Cornell Tech di New York. Selezionare l’opzione “Solo risultati web” oppure includere “-ai” nella ricerca può essere sufficiente.

I modelli più piccoli consumano meno energia

Le persone e le aziende che utilizzano frequentemente strumenti di intelligenza artificiale per attività specifiche, come la traduzione o la sintesi, potrebbero valutare il passaggio a modelli linguistici più piccoli e specializzati. Poiché questi modelli vengono addestrati in modo più mirato ed eseguono un numero inferiore di calcoli, consumano meno energia rispetto ai grandi modelli linguistici generalisti pur riuscendo a svolgere le medesime attività.

In uno studio del 2025 pubblicato dall’UNESCO, Drobnjak ha esaminato i vantaggi dell’utilizzo di modelli di piccole dimensioni, come opus-mt-en-es per le traduzioni dall’inglese allo spagnolo e altri modelli dedicati alla sintesi e alla risposta alle domande, utilizzandoli al posto di Llama 3.1, sviluppato da Meta. Sebbene questi modelli più piccoli siano spesso meno intuitivi rispetto agli strumenti di intelligenza artificiale più diffusi, sono disponibili gratuitamente sulla piattaforma Hugging Face. Lo studio ha rilevato che consumavano da 15 a 50 volte meno energia, producendo al tempo stesso risultati di qualità superiore nei compiti per i quali erano stati progettati.

L’abbandono dei modelli più grandi in favore di modelli più piccoli e specializzati ha determinato una riduzione complessiva del consumo energetico del 90%, risultando la strategia di risparmio energetico più efficace tra quelle testate da Drobnjak. Come afferma Gupta, «Non serve un modello con mille miliardi di parametri per modificare un’e-mail».

Chatbot meno loquaci

Poiché i modelli linguistici eseguono moltissimi calcoli per ogni parola che producono, è utile scegliere modelli capaci di generare meno testo. Mosharaf Chowdhury, esperto di sistemi di intelligenza artificiale presso l’Università del Michigan, che ha misurato il consumo di elettricità dei grandi modelli linguistici disponibili pubblicamente, ha scoperto che i modelli per loro natura più “loquaci” tendono a consumare più energia.

Una versione di Qwen, il modello sviluppato dalla società cinese Alibaba Cloud, consuma per esempio molta più energia quando opera in modalità di ragionamento per la risoluzione dei problemi, producendo circa dieci volte più parole rispetto alla normale modalità di conversazione. Alcuni esperti raccomandano quindi di utilizzare la modalità di ragionamento soltanto per le domande complesse e di ricorrere negli altri casi alla modalità standard del chatbot.

Anche il semplice fatto di chiedere ai chatbot di “essere brevi” o di imporre un limite di parole può far risparmiare energia. Nello studio pubblicato dall’UNESCO, Drobnjak e i suoi colleghi hanno scoperto di poter ridurre del 50% il consumo energetico di Llama chiedendo al modello di dimezzare la lunghezza della risposta. Al contrario, mantenere breve la richiesta iniziale ha prodotto un risparmio meno significativo: soltanto il 5% utilizzando un messaggio lungo la metà di quello originale.

«La lunghezza della risposta è il fattore che determina e influenza maggiormente il consumo energetico», afferma Drobnjak. La ricercatrice ha collaborato con la città di San Francisco per sviluppare suggerimenti per il risparmio energetico destinati agli utenti dell’intelligenza artificiale, tra cui formulare richieste il più possibile specifiche e aggiungere istruzioni come “massimo cinque punti elenco”.

Raccomandazioni simili valgono per la generazione di immagini e video, che può consumare diversi ordini di grandezza più energia rispetto alla produzione di testo. Queste operazioni richiedono infatti di elaborare ripetutamente milioni di pixel, processando ogni volta l’intera immagine da capo, spiega Drobnjak. Si tratta inoltre di strumenti molto diffusi: quasi il 40% degli adolescenti tra i 13 e i 17 anni intervistati in un recente studio del Pew Research Center utilizza l’intelligenza artificiale per creare o modificare immagini e video.

Drobnjak consiglia di generare immagini o video soltanto quando necessario e alla risoluzione effettivamente richiesta. «Un’opzione consiste nel cominciare a bassa risoluzione», afferma, «e, se l’algoritmo procede nella direzione giusta, aumentarla gradualmente». La ricercatrice sottolinea inoltre che modificare immagini esistenti richiede sempre una potenza di calcolo inferiore rispetto alla generazione di nuove immagini da zero. Quando si devono generare più immagini, è preferibile farlo in un’unica sessione o in un unico lotto, perché risulta più efficiente rispetto all’invio di numerose richieste separate.

Queste azioni possono sembrare una goccia nell’oceano e, sotto molti aspetti, lo sono, affermano gli esperti. Ma anche le piccole cose, sommate, fanno la differenza. In attesa che aziende tecnologiche, scienziati e decisori politici trovino il modo di ridurre l’impatto ambientale complessivo dell’intelligenza artificiale, il singolo individuo che sa scegliere lo strumento giusto può fare davvero la differenza», afferma Drobnjak. «L’IA consuma così tanta energia che dobbiamo analizzare il problema da ogni angolazione».

 

 

Questo articolo è apparso originariamente su Knowable Magazine , una pubblicazione senza scopo di lucro dedicata a rendere la conoscenza scientifica accessibile a tutti.

 

https://beppegrillo.it/lintelligenza-artificiale-consuma-sempre-di-piu-come-ridurne-limpatto/ 

 

Progetti per città affollate

 

- Agosto 24, 2026 
 
 
 
di Kent Larson

Iniziamo con un po’ di storia. Gli insediamenti sono iniziati con persone raggruppate intorno a pozzi, e l’estensione di quegli insediamenti era grossomodo la distanza percorribile con una brocca d’acqua in testa.

Infatti, se sorvolate la Germania, per esempio, e guardate in basso, vedrete centinaia di piccoli villaggi tutti a un paio di chilometri di distanza.

Era necessario un facile accesso ai campi. E per centinaia, se non migliaia di anni, era proprio la casa il centro della vita. La vita era molto raccolta per la maggior parte delle persone. La casa era il centro dell’intrattenimento, della produzione di energia, del lavoro, il centro di assistenza sanitaria, era dove nascevano bambini e dove le persone morivano.

Poi, con l’industrializzazione, tutto ha cominciato ad accentrarsi.

Le orribili fabbriche vennero spostate alla periferia delle città. La produzione era centralizzata in stabilimenti. Si studiava nelle scuole. Si curava negli ospedali. E poi si svilupparono reti idriche e fognarie, che hanno consentito questo tipo di espansione non controllata. Sempre più funzioni diventarono distinte. Le reti ferroviarie collegavano le aree residenziali, industriali e commerciali. Nacquero così anche le reti stradali.

Di fatto, il modello prevedeva di dare un’auto a tutti e dare a tutti un posto per parcheggiare una volta giunti a destinazione. Era un modello poco funzionale. Viviamo ancora in quel mondo, ed ecco come siamo finiti.

Abbiamo agglomerati da milioni di persone. Los Angeles, Città del Messico e poi abbiamo queste nuove città in Cina, che si potrebbero chiamare agglomerati di torri. Stanno tutti costruendo città sul modello che abbiamo inventato negli anni ’50 e ’60, che sostengo sia veramente obsoleto.

Solo in Cina, 30 milioni di persone si trasferiscono ogni anno dalle campagne alle città.Tra 10 anni ci saranno 300 milioni di nuovi “cittadini”. Questo significa costruire l’equivalente di un’intera infrastruttura simile agli Stati Uniti nei prossimi 10 anni. Provate ad immaginare.

E dovremmo preoccuparcene tutti che viviamo in città o meno. Le città rappresenteranno il 90% della crescita della popolazione, 80% del CO2 mondiale, 75% dell’energia utilizzata, ma nello stesso tempo è sempre di più il luogo dove le persone vogliono stare. Oggi, più della metà delle persone nel mondo vivono nelle città, e continueranno ad aumentare.

Nelle città si crea la maggior parte della ricchezza, in particolare nei paesi in via di sviluppo, è dove le donne trovano opportunità. Sono tanti i motivi per cui le città stanno crescendo molto rapidamente.

Ci sono delle tendenze che avranno un impatto su come sono fatte le città. Prima di tutto il lavoro è sempre più distribuito e mobile. Gli edifici adibiti ad ufficio per lavorare sono sostanzialmente obsoleti. La casa, ancora una volta, grazie all’informatica distribuita, diventa il centro della vita, è un centro di produzione, di apprendimento, di acquisto e assistenza sanitaria e di tutte quelle cose che eravamo abituati ad avere fuori casa.

Per capire di cosa sto parlando proviamo ad osservare la grandi città che si sono evolute prima delle auto. Parigi era costituita da una serie di piccoli villaggi riuniti, e ancora oggi si vede quella struttura. Quello di cui la gente ha bisogno nella vita è a 5-10 minuti di cammino.

E poi guardate le città che si sono evolute dopo le automobili. C’è molto poco a 5 minuti a piedi nella maggior parte delle zone come Pittsburgh. Molte città statunitensi si sono evolute in questo modo.

Se realizzassimo tutto in modo che si possa avere una serie di quartieri come questi, con tutto a 5-10 minuti, si potrebbe mettere circa 20 000 persone per cellula, se si è a Cambridge, e fino a 50 000 se si tratta della densità di Manhattan. Tutto si potrebbe collegare con il transito di massa, mettendo la maggiore parte di quello di cui la gente ha bisogno all’interno del quartiere.

La mobilità è un problema, ma con quella condivisa o con veicoli piccoli e autonomi, potremmo davvero risolvere tutto. Si possono mettere qualcosa come 7 volte più veicoli in una data area rispetto alle auto tradizionali, e credo che questo sia il futuro. In realtà potremmo farlo oggi. Non è un vero problema. Basta combinare l’uso condiviso, la ripiegabilità e l’autonomia e con questa strategia possiamo ottenere uno sfruttamento del territorio 28 volte superiore, riducendo l’inquinamento dell’80%.

Poi ci sono le case e gli edifici. L’implementazione più interessante sono i muri robotizzati, in cui lo spazio si converte a seconda delle necessità. Da spazio per esercizi a luogo di lavoro. Gli architetti stanno pensando a queste idee da molto tempo.

Quello che dobbiamo fare ora è sviluppare cose che si possano replicare per 300 milioni di cinesi che vogliono vivere in una città. Penso di poter fare un piccolo appartamento che funziona come se fosse il doppio della dimensione, utilizzando queste strategie. Non credo nelle case intelligenti. È un falso concetto. Credo che si debbano costruire case stupide e metterci dentro cose intelligenti.

Infine credo che tutta questa roba si possa mettere insieme: un nuovo modello di mobilità, un nuovo modello abitativo, un nuovo modello di vita e di lavoro, perché alla fine l’idea principale è che dobbiamo concentrarci sulle persone. Le città sono le persone. Sono luoghi per persone. Non c’è motivo per cui non dovremmo migliorare radicalmente la vivibilità e la creatività delle città. È un imperativo globale. Dobbiamo farlo bene.

 

TED Tradotto da Anna Cristiana Minoli, Revisione di Alessandra Agliata

 

https://beppegrillo.it/progetti-per-citta-affollate-2/ 

 

Chi ricorda Alessandro e le altre vittime del lavoro?

 

- Agosto 26, 2026 
 
 
 
Di seguito la lettera di Paola Batignani, moglie di Alessandro Rosi, morto sul lavoro il 9 Agosto 2019 all’acciaieria Arvedi di Cremona. Alessandro faceva l’operaio, è morto schiacciato da una trave di 86 tonnellate. Aveva solo 44 anni.

Da quando ho perso Alessandro, credo molto nel destino. Cerco i suoi messaggi ovunque: nelle nuvole, in un sasso a forma di cuore trovato per strada, nel volo di un uccello sopra la mia testa, nelle farfalle. Ogni piccolo segno mi fa pensare che lui sia ancora accanto a noi.

Per questo, quando ho letto che l’8 agosto è stata scelta come Giornata nazionale dedicata alle vittime del lavoro, mi sono fermata a riflettere. Mi sono chiesta se anche in questo ci fosse lo zampino del destino. Perché Alessandro è morto il 9 agosto. È come se quella data fosse stata posta accanto al giorno più doloroso della nostra vita.

Il 9 agosto sono sette anni da quando Alessandro ci è stato portato via.

Alessandro Rosi aveva 44 anni. È morto schiacciato sotto 86 tonnellate di ferro, non per un suo errore, ma a causa di una gestione che non ha saputo proteggerlo nel luogo in cui stava lavorando.

Ha lasciato una madre, un padre, un figlio di soli dieci anni e una moglie.

Quella moglie sono io. E da quel 9 agosto 2019 combatto ogni giorno contro il dolore, la rabbia e quel senso di ingiustizia che continua a ferirmi l’anima.

Vorrei fare una domanda a chi leggerà queste righe.

Sapete quante persone muoiono ogni anno sul lavoro? Sapete i loro nomi e cognomi? Sapete quante famiglie si nascondono dietro quei numeri che troppo spesso scorrono in fondo a un telegiornale o in una pagina di giornale, per poi essere dimenticati?

Dietro ogni vittima ci sono persone che non sono morte, ma che da quel giorno non riescono più a vivere come prima.

La morte di Alessandro ha lasciato dietro di sé otto persone che, ogni giorno, cercano con fatica di ritrovare un senso alla propria vita.

E come noi, ci sono centinaia di madri, padri, figli, mogli, mariti, fratelli e sorelle che convivono con un’assenza che nessuno potrà mai colmare.

Il mondo cosa fa per loro?

Chi ricorda Alessandro Rosi, morto a 44 anni sotto una trave di 86 tonnellate di ferro?

Chi ricorda tutte le altre vittime del lavoro?

A voi giornalisti, che avete la possibilità di raggiungere tante persone, chiedo una sola cosa: date voce a chi non può più gridare. Fate in modo che i loro nomi non diventino soltanto numeri. Perché dietro ogni morte sul lavoro c’è una vita spezzata, una famiglia distrutta e un dolore che non finisce con il passare del tempo.

Non lasciate che il silenzio uccida una seconda volta chi ha già perso la vita lavorando.

Paola Batignani, moglie di Alessandro Rosi

https://beppegrillo.it/chi-ricorda-alessandro-e-le-altre-vittime-del-lavoro/ 

 

VOLENTEROSI SARETE VOI! -DIETRO IL RIFIUTO DI PARTECIPARE CON FRANCIA E REGNO UNITO ALLE ESERCITAZIONI CONGIUNTE IN POLONIA, C’È LA PAURA DELLA DUCETTA DI NON URTARE SALVINI, SCATENARE VANNACCI E INIMICARSI QUEL DONALD TRUMP, CHE HA SBERTUCCIATO LA SUA POSTURA DI DEVOZIONE MA E’ PUR SEMPRE IL LEADER DEL SOVRANISMO GLOBALE

 

VOLENTEROSI SARETE VOI! - LA MELONI, INVECE DI ARMI E MILIARDI,  MANDA A KIEV GENERATORI (LA PROSSIMA VOLTA, I PHON?), AZZOPPANDO IL PROGETTO DELLA DIFESA COMUNE UE – DIETRO IL RIFIUTO DI PARTECIPARE CON FRANCIA E REGNO UNITO ALLE ESERCITAZIONI CONGIUNTE IN POLONIA, C’È LA PAURA DELLA DUCETTA DI NON URTARE SALVINI, SCATENARE VANNACCI E INIMICARSI QUEL DONALD TRUMP, CHE HA SBERTUCCIATO LA SUA POSTURA DI DEVOZIONE MA E’ PUR SEMPRE IL LEADER DEL SOVRANISMO GLOBALE – "DOMANI": “ABBIAMO PERSO L’OCCASIONE DI SEDERE NEL VAGONE DI TESTA DI UNA SVOLTA DESTINATA A FARE EPOCA. SULLA QUESTIONE UCRAINA SI DECIDE IL FUTURO DELL’EUROPA FINITA NELLA MORSA DI USA, CINA E RUSSIA - OLTRE A ESSERE POLITICAMENTE CONVENIENTE PARTECIPARE, CI SAREBBE PURE UNA QUESTIONE DI INTERESSE ECONOMICO. NELLA RICOSTRUZIONE DELL’UCRAINA, QUANDO SARÀ, LE AZIENDE DI QUALI STATI CREDETE CHE SARANNO PRIVILEGIATE?”

giorgia meloni donald trump  

Gigi Riva per “Domani” - Estratti

 

giorgia meloni e donald trump al vertice nato di ankara - foto lapresse

Noi non ci saremo a ottobre e novembre alle esercitazioni militari dei Volenterosi. Noi non ci saremo, come cantavano nel 1966 i Nomadi su un testo del compianto Francesco Guccini, al contrario dei soldati di 25 paesi che hanno aderito all’operazione denominata in codice “Mnf-U” (Multinational Force for Ukraine).

 

Noi non ci saremo in questo passaggio cruciale analizzando il quale non è difficile vedere in nuce la nascita di una difesa comune del Vecchio Continente. 

 

Noi non ci saremo, come ha deciso Giorgia Meloni a nome del nostro governo, senza capire che mai come questa volta gli assenti hanno torto. Perché davvero sulla questione Ucraina, al pari della questione migranti, si fa l’Europa o l’Europa muore.

 

E forse proprio per questo Giorgia non c’è, non ci vuole essere, dato che rappresenta un governo con forze centrifughe rispetto a Bruxelles, nel nome di sovranismi nazionali, gli stessi che infiniti addussero lutti agli europei nel fatale Ventesimo secolo. 

 

O forse per non inimicarsi ulteriormente quel Donald Trump che ha preso a calci in faccia la sua postura di devozione e di “Volenterosi” non vuole sentire parlare. O infine per vellicare le sensibilità di coloro che temono gli scarponi dei nostri soldati sul territorio ucraino, temono di indispettire lo zar del Cremlino e la sua conseguente ira funesta.

Emmanuel Macron

In ogni caso una presa di posizione politica, quella di Palazzo Chigi, peraltro mitigata dalla presenza da remoto al vertice della coalizione con promessa di inviare generatori elettrici invece di soldati: la posizione ambigua e opportunistica di stare con mezzo piede dentro e uno e mezzo fuori. 

 

Abbiamo perso l’occasione di sedere nel vagone di testa di una svolta probabilmente destinata a fare epoca. In quello scompartimento ci stanno seduti i leader di tre paesi con storie e inclinazioni politiche assai diverse.

 

Il centrista Emmanuel Macron per la Francia, il cancelliere di destra moderata Friedrich Merz per la Germania, il premier di sinistra Andy Burnham per l’Inghilterra, uscita dalla porta principale dell’Ue con la Brexit ma che non disdegna incursioni dalla finestra della necessità militare soprattutto: le famiglie politiche d’origine hanno poca importanza quando in gioco c’è qualcosa di molto più urgente. 

 

Donald Trump Giorgia Meloni

Di tutta evidenza c’è un mondo dove tre potenze, un G3 costituito da Usa, Cina e Russia, hanno ribaltato il cavalleresco primato del diritto per imporre la forza come misura dei rapporti internazionali. E con la forza dividere il pianeta nelle loro tre aree di appartenenza. Un disegno che alimenta la domanda: e l’Europa?

 

Già l’Europa è il vaso di coccio in questa visione: quante armate ha l’Europa?, potrebbe ironicamente sfottere un Putin scimmiottando Stalin. Oppure: che numero di telefono ha l’Europa? (...)

 

La rigida geometria della divisione a tre non tiene conto della geometria variabile delle alleanze ereditata dal mondo che fu. Ed è allo scoglio di quel passato che Giorgia Meloni si aggrappa e si àncora. Per dire “no”.

 

(...) No ai nostri soldati, no a un’impresa che rafforza l’Europa perché lei sta con la Nato a guida Stati Uniti, con quel Trump che sarà anche il suo carnefice ma verso il quale la sindrome di Stoccolma è dovuta al fatto che è pur sempre il leader del sovranismo globale, la sua dottrina politica. 

 

burnham zelensky

Davanti all’emergenza, alla guerra sul suolo del Continente, ce n’è voluto, ma finalmente qualcosa si muove. No, non sono le truppe europee a Kiev, come lascia trapelare a mezza bocca il nostro governo come scusante e con malcelato calcolo perché uomini in divisa tricolore in mezzo al conflitto non li vuole la stragrande maggioranza degli italiani. 

 

Le manovre infatti saranno sul suolo polacco, e nelle previsioni le truppe entreranno in Ucraina solo dopo un eventuale cessate il fuoco e un accordo, chiarendo che non si tratterebbe di effettivi Nato, ma di una struttura nuova, composta da 25 paesi (i nomi della lista non sono stati rivelati), allo scopo di fornire garanzie di sicurezza alla nazione invasa. 

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

La forza è “Ready to operate”. Il suo quartier generale è stato creato a Parigi il 24 luglio scorso sotto il comando del generale britannico Tom Bateman, il quale ha un vice francese. Ma “ready”, pronto, per cosa? Per le esercitazioni logistiche.

 

Si tratterà di testare il percorso da coprire quando e se ci sarà l’auspicabile possibilità di attuare la ragione sociale della nascita di questo “esercito”: la protezione dell’Ucraina. Della prima fase si conosce già qualche dettaglio, reso noto dal viceministro della Difesa polacco Pawel Bejda.

 

Già ora, a settembre, arriveranno circa 1.500 militari francesi e inglesi, cui si aggiungeranno ovviamente i polacchi più altri gruppi delle restanti 22 nazioni che hanno aderito. 

Friedrich Merz 22

 

Noi, fermi al confine di Chiasso a rimirare l’altrui attivismo. Oltre a essere etico e politicamente conveniente partecipare con i partner con cui condividiamo i destini su questa fetta di suolo, ci sarebbe pure una questione di mero interesse economico. Nella ricostruzione dell’Ucraina, quando sarà, le aziende di quali Stati credete che saranno privilegiate? 

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN Andy Burnham GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN Andy Burnham a Kiev incontra Volodymyr Zelensky - foto lapresseDonald Trump Giorgia Meloni5Cerimonia di insediamento Donald Trump Giorgia Meloni

 

https://www.dagospia.com/politica/meloni-azzoppa-progetto-difesa-comune-ue-per-non-inimicarsi-oltremodo-trump-484846 

 

Isabelle Sava, una giovane combattente di taekwondo dalla Romania, è morta nel sonno a 19 anni, probabilmente a causa di un arresto cardiaco.

 


Liviu Brăteanu
 
24 agosto 2026, 13:22
 
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Attualità 
Foto: Pixabay
 

Isabelle Sava, una talentuosa combattente di taekwondo di origine romena, è morta improvvisamente a soli 19 anni, nel sonno, a causa di un possibile arresto cardiaco. La giovane, che possedeva la cintura nera e aveva vinto la medaglia d'argento ai Campionati Mondiali di Taekwondo del 2022, studiava Giurisprudenza alla Queen Mary University di Londra e stava per iniziare il secondo anno di studi.


I suoi genitori, Laura e Ovi Sava, sono stati devastati dalla perdita del loro unico figlio, che sognava di diventare un avvocato specializzato in diritto commerciale. Gli amici hanno avviato una campagna di raccolta fondi per coprire le spese di sepoltura e altri costi imprevisti. Isabelle era conosciuta per la sua ambizione e dedizione, essendo attivamente coinvolta in diverse organizzazioni studentesche e aiutando altri giovani a proseguire i propri studi. La sua morte ha lasciato un immenso vuoto nella vita della famiglia, che ha condiviso 19 anni di preziosi ricordi.

https://informat.ro/it/attualita/una-combattente-romena-di-taekwondo-isabelle-sava-e-morta-a-19-anni-136094 

 
 

Ceuta, calcio marocchino in lutto: tra gli 84 annegati anche una giocatrice di 20 anni

  

 

La giovane si chiamava Faten Ben Amar El Aziz e giocava nel Maghreb Atletico Tetuan. È morta in mare tentando di entrare in Spagna attraverso l'enclave preso d'assalto nei giorni scorsi

2 agosto (modifica alle 16:40) - MILANO

Tra gli 84 (per ora) migranti annegati a Ceuta negli ultimi giorni nel tentativo di raggiungere la Spagna dal Marocco, c'è anche Faten Ben Amar El Azizi, calciatrice ventenne che giocava per il Maghreb Atletico Tetuan. "Non cercava fama o avventura ma una vita migliore e un futuro dall'altra parte del confine, ha dichiarato il club, con il cuore spezzato nel vedere questo sogno "infranto prima ancora di iniziare". 

Anche l'Unione Marocchina dei Calciatori Professionisti  ha reso omaggio alla giovane giocatrice: "Il presidente Mustapha El Hadaoui, così come tutti i membri della federazione, porgono le loro sincere condoglianze ed esprimono la loro profonda compassione alla famiglia della defunta, ai suoi parenti, alle sue compagne di squadra, a Moghreb de Tanger e all'intera famiglia del calcio marocchino", si legge nel comunicato diffuso dall'organizzazione.

https://www.gazzetta.it/calcio/calcio-femminile/02-08-2026/calciatrice-marocchina-morta-a-ceuta-nel-tentativo-di-migrare-in-spagna.shtml 

  

 

Morto Vittorio Frescobaldi, il “marchese” amico dei Windsor che aiutò il vino toscano a conquistare il mondo

 


Nato a Firenze il 30 novembre 1928, apparteneva alla trentunesima generazione della storica famiglia fiorentina che da oltre sette secoli lega il proprio nome alla viticoltura 
 
Morto Vittorio Frescobaldi, il “marchese” amico dei Windsor che aiutò il vino toscano a conquistare il mondo 
 

È morto Vittorio Frescobaldi, uno degli imprenditori che hanno segnato la storia del vino toscano e contribuito alla sua affermazione sui mercati internazionali. La notizia è stata diffusa dalla famiglia. La sua scomparsa, a 97 anni, segna la fine della lunga stagione della viticoltura italiana, quella che tra la seconda metà del Novecento e gli Anni duemila ha visto la Toscana rafforzare il proprio ruolo tra le grandi regioni vinicole del mondo.

Nato a Firenze il 30 novembre 1928, Frescobaldi apparteneva alla trentunesima generazione della storica famiglia fiorentina che da oltre sette secoli lega il proprio nome alla viticoltura. Il legame con la produzione di vino risale infatti al Medioevo e nei secoli Frescobaldi Vini è stata l’azienda fornitrice della corte reale d’Inghilterra, con re e regina più volte presenti nella loro tenuta, di pontefici e delle grandi casate nobiliari, a partire dai Medici fiorentini.

Laureato in Agraria nel 1953 all’università di Firenze, era entrato nell’impresa di famiglia dopo la morte del padre Lamberto, arrivando ad assumerne la guida insieme ai fratelli Ferdinando e Leonardo. È negli anni della sua gestione che la storica realtà fiorentina accelera il proprio percorso di crescita, con una strategia rivolta alla valorizzazione delle diverse anime della viticoltura toscana e, soprattutto, alla conquista dei mercati esteri. Un passaggio che accompagna anche la trasformazione del vino italiano da prodotto prevalentemente legato al consumo nazionale a eccellenza riconosciuta e ricercata in tutto il mondo.

Tra le iniziative destinate a lasciare il segno c’è quella avviata nel 1995 a Montalcino con l’imprenditore statunitense Robert Mondavi dalla quale nasce Tenuta Luce: un progetto che unisce competenze e tradizioni diverse e diventa uno dei nomi più noti della nuova stagione del vino toscano. Nel corso degli anni il mondo Frescobaldi amplia inoltre la propria presenza in alcuni dei territori più prestigiosi della regione, da Montalcino a Bolgheri, consolidando un portafoglio di tenute e denominazioni destinato a rafforzare il posizionamento internazionale del gruppo.

Negli ultimi anni aveva progressivamente trasferito il testimone alla nuova generazione. La guida dell’azienda era passata al figlio Lamberto, mentre Vittorio aveva mantenuto un ruolo di riferimento per la famiglia e per il mondo vitivinicolo

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/26/vittorio-frescobaldi-morto-vino-toscano-notizie/8488657/ 

 

 
 

L'ultimo viaggio di Francesco Guccini: il ricordo di Euristeo Ceraolo, il pendolare della "Locomotiva Perduta"


 


 
La scomparsa di Francesco Guccini lascia un vuoto profondo nella cultura italiana, ma anche nel cuore di chi, negli anni, ha trovato nel cantautore modenese non solo un artista straordinario, ma un uomo capace di schierarsi al fianco delle battaglie civili.
 
Tra questi c'è Euristeo Ceraolo, noto pendolare originario di Rossano, che ha voluto ricordare Guccini per un gesto che difficilmente dimenticherà: il sostegno alla lunga campagna per il ripristino dell'Intercity Milano-Crotone, ribattezzato simbolicamente “La Locomotiva Perduta”, richiamando una delle canzoni più celebri del cantautore.
 
Per anni Ceraolo ha guidato una protesta civile contro la soppressione del collegamento ferroviario tra la Calabria ionica e il Nord Italia, dando voce ai disagi di migliaia di lavoratori, studenti e famiglie costretti a fare i conti con collegamenti sempre più difficili. Una battaglia combattuta con determinazione, creatività e senza mai perdere la speranza.
 
Fu proprio in quel periodo che Francesco Guccini decise di metterci la faccia. Incontrò Euristeo Ceraolo e accettò di sostenere pubblicamente la mobilitazione, condividendo l'appello "Ridateci il treno" e prestando la propria immagine a una causa che riteneva giusta. La presenza del cantautore diede grande visibilità nazionale alla protesta e contribuì a far conoscere una vicenda che fino ad allora era rimasta confinata ai territori interessati.
 
La fotografia che li ritrae insieme racconta meglio di tante parole quel momento. Guccini è accanto a Ceraolo mentre viene mostrato il cartello con la scritta “Ridateci La Locomotiva Perduta – Intercity Milano-Crotone”, un'immagine divenuta il simbolo di una battaglia per il diritto alla mobilità.
 
![Francesco Guccini insieme a Euristeo Ceraolo durante la campagna per il ripristino dell'Intercity Milano-Crotone.]
 
«Oggi – ricorda Euristeo Ceraolo – non voglio ricordare soltanto il grande cantautore, ma l'uomo che non esitò a sostenere una causa che riguardava migliaia di pendolari. Guccini comprese subito che dietro quel treno non c'era soltanto un collegamento ferroviario, ma il diritto delle persone a non sentirsi cittadini di serie B.»
 
Il sostegno di Guccini non fu un semplice gesto di solidarietà. Il cantautore, da sempre attento ai temi della giustizia sociale e dei diritti, riconobbe nella protesta dei pendolari la stessa dignità delle tante storie raccontate nelle sue canzoni: quelle delle persone comuni, delle periferie, dei territori troppo spesso dimenticati.
 
Oggi, mentre l'Italia saluta uno dei più grandi protagonisti della canzone d'autore, Euristeo Ceraolo sceglie di ricordarlo con gratitudine, ripensando a quell'abbraccio ideale tra musica, impegno civile e difesa dei diritti.
 
Perché Francesco Guccini non è stato soltanto il poeta della “Locomotiva”: per i pendolari calabresi è stato anche l'uomo che, con semplicità e generosità, salì simbolicamente a bordo della loro “Locomotiva Perduta”, contribuendo a far viaggiare una battaglia che parlava di dignità, mobilità e speranza.

Dolly Parton, come è morta l'icona della musica country: la battaglia contro il cancro, le cure trascurate per assistere il marito e le ultime parole

 

Dolly Parton, come è morta l'icona della musica country: la battaglia contro il cancro, le cure trascurate per assistere il marito e le ultime parole
 
 

Il mondo della musica e della cultura pop piange la scomparsa di Dolly Parton, morta martedì 25 agosto 2026 all'età di 80 anni. La leggenda della musica country si è spenta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, circondata dall'affetto dei suoi cari.

Il cancro

A chiarire i dettagli della scomparsa è stato il team della cantante insieme alla famiglia, confermando che l'artista è deceduta a seguito di una «breve battaglia contro il cancro», anche se il tipo specifico di tumore non è stato reso noto pubblicamente.

Il mondo della musica e della cultura pop piange la scomparsa di Dolly Parton, morta martedì 25 agosto 2026 all'età di 80 anni. La leggenda della musica country si è spenta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, circondata dall'affetto dei suoi cari.

Il ricovero

Negli ultimi tempi la salute dell'artista aveva subito un progressivo aggravamento. Parton era stata ricoverata nella struttura oncologica di Nashville venerdì 21 agosto 2026, a causa di complicazioni sopraggiunte dopo un periodo in cui aveva dovuto fare i conti anche con problemi renali e di natura immunitaria.

Il marito

Parton aveva parlato pubblicamente dei propri problemi di salute e del periodo successivo alla morte del marito, Carl Dean, scomparso nel marzo 2025. In un'intervista rilasciata a PEOPLE appena quattro giorni prima della sua morte, la cantante aveva raccontato di avere trascurato alcuni problemi di salute mentre se ne prendeva cura. «Sto affrontando alcuni problemi di salute a cui non avevo prestato attenzione quando mi prendevo cura di Carl». Nonostante le difficoltà, aveva continuato a rassicurare i fan e a dichiararsi intenzionata a lavorare e a portare avanti i numerosi progetti che aveva ancora in programma. 

La famiglia

La notizia della scomparsa è stata diffusa ufficialmente nel pomeriggio di martedì 25 agosto 2026 tramite un video condiviso su Instagram dal nipote e capo della sicurezza della cantante, Bryan Seaver. «Questo videomessaggio è qualcosa che Dolly mi chiese di fare anni fa, prima che riuscissi davvero ad assorbire l'idea che sarebbe diventato una realtà», ha spiegato nel filmato, ricordando la serenità con cui l'artista ha affrontato i suoi ultimi momenti: «La tristezza appartiene a noi, non a lei. Dolly ha vissuto nella luce ed è ora tra le braccia di Gesù, accolta da Carl, dai suoi genitori e da innumerevoli persone». Si chiude così, tra musica, generosità e legami indissolubili, il cammino straordinario di un'icona che lascia un vuoto incolmabile nel cuore di milioni di fan.

https://www.leggo.it/schede/26_agosto_2026_dolly_parton_come_morta_dura_battaglia_contro_cancro_cure_trascurate_marito_oggi-la_famiglia-4-9726784.html 

 

 

 

 

 

Tim Curry è morto, fu il leggendario e spaventoso Pennywise di "It": aveva 80 anni. L’ictus e i problemi di salute

 


L’attore britannico è scomparso a Los Angeles. Icona del cinema, del teatro e della televisione, era diventato indimenticabile nei panni di Frank-N-Furter in "The Rocky Horror Picture Show" e del clown Pennywise nella miniserie "It"

Foto Ipa
Foto Ipa


È morto a Los Angeles, all’età di 80 anni, Tim Curry, attore britannico entrato nell’immaginario collettivo grazie ad alcuni dei personaggi più iconici e inquietanti della cultura pop. A confermare la notizia a Variety è stata la sua manager di lunga data, Marcia Hurwitz, spiegando che l’attore si è spento serenamente nella sua abitazione di Toluca Lake. Non sono state rese note le cause della morte.

Negli ultimi anni Curry aveva affrontato importanti problemi di salute dopo il grave ictus che lo aveva colpito nel 2012, evento che aveva segnato profondamente la sua vita e la sua attività professionale.

Chi era Tim Curry

Il nome di Curry resta legato innanzitutto al dottor Frank-N-Furter di "The Rocky Horror Picture Show", personaggio che interpretò nel film del 1975 dopo averlo già portato in scena a teatro. 

Un ruolo eccentrico, provocatorio e diventato negli anni una vera icona, capace di trasformare Curry in una presenza inconfondibile dello spettacolo internazionale. Ma la sua carriera non si è fermata al cult di Jim Sharman.

Curry ha lavorato tra cinema, televisione e teatro, costruendo una filmografia ampia e caratterizzata spesso da personaggi eccentrici, oscuri o sopra le righe. Per il grande pubblico è rimasto impresso anche come Pennywise, il terrificante clown della miniserie televisiva "It", tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King.

https://www.leggo.it/spettacoli/cinema/26_agosto_2026_tim_curry_morto_chi_era_attore_oggi-9726893.html 

 

 

 

Elicottero precipita, morti un uomo di 62 anni e la cognata: il dramma sotto gli occhi del fratello (compagno di lei)

 


Le vittime sono il pilota Alessandro Angelo Muscinelli, 62 anni, e la compagna di suo fratello Antonella Pagliarani, 63

Elicottero precipita, morti un uomo di 62 anni e la cognata: il dramma sotto gli occhi del fratello (compagno di lei)


Un elicottero è precipitato questa mattina, 26 agosto, sulle montagne del Piemonte, nella zona della diga di Campiccioli, nel territorio di Antrona Schieranco, nel Verbano-Cusio-Ossola. Nell'incidente sono morte due persone, un uomo e una donna. Sul posto è intervenuto l'elisoccorso, ma per entrambi non c'è stato nulla da fare.

Le vittime dell'incidente sono il pilota Alessandro Angelo Muscinelli, 62 anni, residente a Premeno (Vco), e la compagna di suo fratello Antonella Pagliarani, 63 anni, residente a Milano. Il fratello si trovava nella zona del lago di Campliccioli e ha assistito all'incidente, avvenuto proprio nel prato adiacente alla specchio d'acqua e alla diga omonima.

L'incidente in elicottero

L'incidente è avvenuto intorno alle 11.30. Secondo quanto riferito dal 118, il mezzo è caduto nell'area della diga a 1400 metri di quota, al confine tra l’Ossola e la Svizzera.Al momento non sono state rese note le cause dell'incidente né la dinamica esatta della caduta.

Cos'è un autogiro

Il velivolo precipitato sarebbe un autogiro, chiamato anche giroplano

A prima vista può ricordare un piccolo elicottero per la presenza di un grande rotore sopra l'abitacolo, ma il suo funzionamento è differente.

Nell'autogiro, infatti, il rotore superiore non è azionato direttamente dal motore: gira grazie al flusso dell'aria generato durante il movimento del velivolo e produce la portanza necessaria a mantenerlo in volo. La spinta in avanti viene invece fornita da un'elica collegata al motore.

https://www.leggo.it/italia/cronache/26_agosto_2026_alessandro_angelo_muscinelli_antonella_pagliarani_morti_elicottero_verbania-9726659.html?refresh_ce 

 

 

«Mente lucida fino agli 80 anni? Non è solo una questione di geni». Chi sono i SuperAger e come allontanano il rischio di demenza

 


La differenza tra una mente lucida a ottant'anni e una in declino non è il destino, bensì le scelte quotidiane compiute decenni prima.

«Mente lucida fino agli 80 anni? Non è solo una questione di geni». Chi sono i SuperAger e come allontanano il rischio di demenza
«Mente lucida fino agli 80 anni? Non è solo una questione di geni». Chi sono i SuperAger e come allontanano il rischio di demenza

Secondo diverse ricerche in ambito psicologico e neuroscientifico, mantenere una buona lucidità mentale fino agli 80 anni non dipende esclusivamente dalla genetica. Sebbene i fattori genetici abbiano un ruolo importante, uno stile di vita caratterizzato da stimolazione cognitiva, relazioni sociali significative e apprendimento continuo sembra essere associato a un migliore mantenimento delle capacità cognitive nel corso dell’invecchiamento.

Il ruolo della genetica e dei SuperAger

Alcune persone di età superiore agli 80 anni mantengono capacità mnemoniche paragonabili a quelle di adulti molto più giovani. Questi individui vengono spesso indicati nella ricerca come SuperAger. Un gruppo di ricerca della Northwestern University studia da anni queste persone attraverso valutazioni cognitive periodiche e, in alcuni casi, analisi del cervello dopo la morte.

Le abitudini di vita dei SuperAger non risultano però necessariamente identiche, non tutti seguono una dieta particolarmente sana, praticano attività fisica regolare o evitano completamente comportamenti considerati rischiosi. Un elemento che sembra invece ricorrere con maggiore frequenza riguarda la qualità delle relazioni sociali.

I SuperAger tendono infatti a riferire una maggiore presenza di rapporti caratterizzati da fiducia e vicinanza. Le loro giornate risultano spesso ricche di attività sociali, volontariato, corsi e altri impegni che richiedono partecipazione e interazione con altre persone.

Questo tipo di osservazione non dimostra, da solo, che una determinata abitudine possa impedire il declino cognitivo. Tuttavia, la presenza ricorrente di questi elementi in persone che mantengono elevate capacità cognitive rappresenta un'importante area di interesse per la ricerca.

L'importanza di imparare attività nuove e impegnative

Non tutte le attività che stimolano il cervello producono necessariamente gli stessi effetti. La difficoltà e la novità dell'attività sembrano avere un ruolo importante.

Nel cosiddetto Synapse Project, la psicologa Denise Park ha studiato gli effetti dell'apprendimento di nuove competenze in persone anziane. I partecipanti hanno dedicato circa 15 ore alla settimana, per tre mesi, ad attività impegnative come la fotografia digitale e il patchwork con macchine da cucire programmabili. Altri partecipanti hanno invece svolto attività considerate più semplici e piacevoli, come socializzare in gruppo o risolvere puzzle.

I miglioramenti cognitivi più significativi sono stati osservati nel gruppo impegnato nell'apprendimento di competenze nuove e complesse. In particolare, è stato rilevato un miglioramento della memoria episodica, cioè quella coinvolta nella capacità di ricordare eventi ed esperienze personali.

Questo suggerisce che, per mantenere il cervello attivo, non sia sufficiente ripetere quotidianamente attività già conosciute. È utile introdurre compiti che richiedano apprendimento, adattamento e uno sforzo cognitivo reale.

Un'attività può quindi essere definita produttiva quando richiede di costruire nuove competenze e affrontare situazioni che non risultano ancora familiari.

Al contrario, un'attività prevalentemente ricettiva utilizza soprattutto conoscenze e abilità già consolidate. Anche attività come i cruciverba possono essere piacevoli e offrire alcuni benefici, ma quando vengono praticate per molti anni con lo stesso livello di difficoltà potrebbero rappresentare una stimolazione meno impegnativa.

Le relazioni sociali e la salute cognitiva

L'isolamento sociale rappresenta un altro importante fattore associato alla salute cognitiva. La Commissione Lancet sulla demenza ha indicato, nel suo aggiornamento del 2024, che una quota significativa dei casi di demenza a livello mondiale potrebbe essere potenzialmente prevenibile intervenendo sui fattori di rischio modificabili nel corso della vita.

Tra questi fattori rientra anche l'isolamento sociale, un ruolo importante è inoltre attribuito alla perdita dell'udito non trattata. 

Le difficoltà uditive possono rendere più complicata la partecipazione alle conversazioni e, nel tempo, favorire una riduzione delle interazioni sociali.

Le conversazioni rappresentano inoltre una forma di stimolazione cognitiva complessa. Durante un'interazione è necessario prestare attenzione, ricordare informazioni precedenti, interpretare il tono della voce, scegliere le parole appropriate e comprendere le espressioni del volto dell'interlocutore.

La combinazione di queste attività coinvolge contemporaneamente diverse funzioni cognitive. Per questo motivo, mantenere una vita sociale attiva non significa soltanto evitare la solitudine, ma anche continuare a sottoporre il cervello a stimoli diversi e imprevedibili.

La riserva cognitiva

Il concetto di riserva cognitiva viene utilizzato per descrivere la capacità del cervello di mantenere un buon funzionamento nonostante la presenza di alterazioni o danni neurologici.

L'istruzione, lo svolgimento di attività lavorative mentalmente impegnative e il mantenimento di una vita intellettualmente e socialmente attiva sono alcuni dei fattori associati a una maggiore riserva cognitiva.

Alcuni studi condotti attraverso analisi post-mortem hanno inoltre evidenziato casi di persone che presentavano nel cervello alterazioni patologiche associate alla malattia di Alzheimer, pur non avendo manifestato evidenti sintomi cognitivi durante la vita.

Questi risultati hanno contribuito a sostenere l'ipotesi secondo cui una maggiore riserva cognitiva possa contribuire a compensare, almeno in parte, gli effetti delle alterazioni cerebrali.

La riserva cognitiva non si sviluppa esclusivamente durante l'infanzia o nella prima età adulta. Anche durante la vecchiaia è possibile continuare a stimolare le proprie capacità attraverso l'apprendimento, le attività intellettuali e le relazioni sociali.

Come mantenere il cervello attivo

Per favorire una stimolazione cognitiva costante può essere utile dedicarsi ad attività nuove e sufficientemente impegnative.

L'apprendimento di una lingua straniera, di uno strumento musicale, di una disciplina sportiva o artistica, degli scacchi, della programmazione o della ceramica sono alcuni esempi.

L'aspetto fondamentale è che l'attività rappresenti una sfida reale e richieda l'acquisizione di competenze non ancora padroneggiate. Commettere errori e incontrare difficoltà fa parte del processo di apprendimento e può rappresentare proprio l'elemento che rende l'attività cognitivamente stimolante.

Anche le relazioni sociali possono essere mantenute attraverso appuntamenti regolari con amici, familiari o gruppi di interesse. Stabilire momenti di incontro ricorrenti può favorire la continuità delle interazioni anche nei periodi in cui la motivazione personale è più bassa.

Un ulteriore aspetto da non trascurare è la salute dell'udito. Effettuare controlli periodici permette di individuare eventuali difficoltà e, quando necessario, intervenire per limitare le conseguenze sulla comunicazione e sulla partecipazione sociale.

Invecchiamento e prevenzione

La lucidità mentale in età avanzata è il risultato dell'interazione tra numerosi fattori, tra cui genetica, salute generale, ambiente, istruzione, attività intellettuale e relazioni sociali. Non esiste una singola abitudine in grado di garantire il mantenimento delle capacità cognitive, così come non è corretto attribuire esclusivamente ai geni le differenze osservate tra le persone.

Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono piuttosto l'importanza di mantenere il cervello attivo nel corso dell'intera vita. Imparare nuove competenze, affrontare attività impegnative, coltivare relazioni significative e intervenire sui fattori di rischio modificabili possono contribuire a sostenere la salute cognitiva durante l'invecchiamento.

https://www.leggo.it/salute/prevenzione/ottantenni_lucidi_demenza_perche_come_evitarla-9726594.html 

 

 

martedì 25 agosto 2026

L’immunologo Mantovani: “la relazione tra vaccini e autismo è un falso smentito dagli studi”. Il caso della bambina morta di difterite a Palermo, “una tragedia, ed era evitabile”

 


"È una tragedia, ed era evitabile. Da professore mi chiedo se insegniamo davvero a tutti i medici l'importanza delle vaccinazioni e se non dobbiamo impegnarci ancora di più ad andare nelle scuole e nei quartieri a parlare con la gente. E poi ci sono le bugie che circolano e che purtroppo qualche volta vengono amplificate anche ad alti livelli". Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Alberto Mantovani, immunologo e presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca e professore emerito di Humanitas University, parlando del caso della bambina morta a Palermo per difterite. "La copertura - aggiunge - è insufficiente sotto il 95% perché i vaccini sono anche una cintura di sicurezza per i bambini (gli anziani e le persone fragili) che non possono vaccinarsi. La più preoccupante è il morbillo: solo nel 2017-2018 abbiamo avuto il picco di ottomila casi con 13 morti (al 99% tra i non vaccinati) soprattutto bambini. Ed è una bugia che infettarsi in modo naturale sia un buon allenamento per il sistema immunitario". Come mai ci si trova ancora di fronte a persone che credono nella relazione tra autismo e vaccini, nesso smentito da anni e in modo definitivo? "È un falso clamoroso - prosegue Mantovani - che ha fatto molto male ai bambini: per molti anni i ricercatori hanno dovuto dedicarsi a smentire questo falso, anziché poter fare ricerca per migliorare la salute in positivo. L'ultimo studio in merito è quello danese pubblicato nel 2025 su oltre un milione di bambini che ha escluso per l'ennesima volta che le vaccinazioni aumentino il rischio di una cinquantina di malattie croniche, compreso l'autismo". Ci sono anche medici che sconsigliano le vaccinazioni, com'è possibile? "Me lo sono chiesto e ho cambiato il mio modo di insegnare: adesso anche agli specializzandi faccio lezioni sui vaccini", conclude Mantovani.

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