C’è un video che gira con l’aria di chi ha appena trovato il dossier segreto nascosto dietro una lavatrice: foglio sfocato, tono grave, inquadratura tremolante e l’ordine solenne che ormai conosciamo tutti: “Leggete bene il modulo di consenso”. E noi lo abbiamo letto. Davvero. Tutto, con la data, il contesto e soprattutto con una calcolatrice che non appartiene al reparto profezie apocalittiche.
Nel video viene mostrato un modulo informativo della fase iniziale della campagna vaccinale e si sventolano due percentuali come fossero la prova del secolo: 99,95% nel gruppo vaccinato e 99,07% nel gruppo placebo. Il narratore sottrae, ottiene circa l’1% e annuncia: “Quindi il vaccino riduce il rischio solo dell’1%”. È una performance che sarebbe anche tenera, se non fosse una manipolazione statistica servita col sottofondo da film horror.
Nello studio Pfizer-BioNTech, quello vero, non quello spiegato con il pennarello sullo schermo, dopo due dosi si registrarono 8 casi di Covid sintomatico tra i vaccinati e 162 nel gruppo placebo. Il risultato fu una riduzione del rischio relativo di circa il 95%. Non 1%. Novantacinque. Il dato dell’1% racconta soltanto quanti casi sono stati evitati in quella specifica finestra temporale, con quella circolazione del virus e in quella popolazione. È un po’ come dire che l’estintore funziona poco perché, in un condominio senza incendi, ha salvato poche porte. Il punto è che quando l’incendio parte, la differenza tra averlo e non averlo è leggermente più importante della filosofia da commento Facebook.
Poi arriva la parola magica: “sperimentale”. Nel video, il fatto che la fase 3 proseguisse con il monitoraggio viene raccontato come se milioni di cittadini fossero stati arruolati di nascosto in un laboratorio sotterraneo. In realtà, il vaccino era stato autorizzato dall’EMA sulla base di dati ritenuti sufficientemente robusti su qualità, sicurezza ed efficacia; l’autorizzazione condizionata richiedeva ulteriore raccolta e valutazione di dati, come accade per controllare efficacia nel tempo ed eventi rari. Nel 2022 l’EMA ha poi convertito l’autorizzazione condizionata di Comirnaty in autorizzazione standard. Una notizia poco adatta al thriller, lo capiamo: le cavie, a quanto pare, non solo non sono morte tutte, ma hanno pure prodotto dati controllabili.
Il consenso informato viene poi venduto come una specie di liberatoria medievale: firmi e ti assumi da solo ogni conseguenza, mentre il sistema ti saluta dal finestrino con una risata malvagia. Peccato che il consenso serva a informare sui benefici, sui rischi noti, sulle alternative e sulle modalità per segnalare eventuali reazioni. Se hai un effetto indesiderato, il medico deve saperlo; non è un “arrangiati e buona fortuna”, non è una fuga dalle responsabilità e non trasforma nessuno in un concorrente di Hunger Games con il braccialetto sanitario.
La parte sulla gravidanza è forse la più istruttiva, perché dimostra come funziona la macchina del panico: si prende un foglio del 2020-2021, quando i dati diretti in gravidanza erano ancora limitati, lo si congela nel tempo e lo si usa nel 2026 come se da allora medici, ricercatori e intere popolazioni fossero rimasti in pausa caffè. I trial iniziali spesso non includevano donne incinte, per precauzione; ciò non significava che il vaccino rendesse infertili, danneggiasse il feto o trasformasse il DNA in una playlist di Bill Gates. Oggi l’EMA riporta che i dati raccolti su un’ampia popolazione di donne vaccinate non mostrano aumenti delle complicanze in gravidanza né del rischio di aborto spontaneo, e Comirnaty può essere utilizzato anche durante l’allattamento.
Poi c’è la cancerogenicità: il video legge “non valutata” e, con un salto acrobatico che meriterebbe una medaglia olimpica per il pattinaggio logico, arriva al sottotesto “allora può causare tumori”. No. “Turbo cancro” non è una diagnosi, non è una categoria oncologica, non è un termine nei registri tumori: è una parola grossa fatta per spaventare gente normale. L’mRNA del vaccino è transitorio, viene degradato e non entra nel nucleo delle cellule. Non esiste alcun segnale credibile che colleghi i vaccini mRNA a tumori accelerati. Se esistesse, lo vedremmo nei registri oncologici, nelle cartelle cliniche e negli studi di popolazione, non nei video con la musichetta da cospirazione e i fogli ripresi attraverso un acquario.
Questo non significa raccontare la favola opposta, quella del vaccino privo di qualunque rischio. I vaccini hanno effetti avversi, come ogni farmaco, e la medicina seria li ha dichiarati, monitorati e aggiornati nelle schede tecniche. Tra quelli rari, miocardite e pericardite sono state riconosciute e poste sotto sorveglianza. Ma anche qui il racconto si ferma sempre un attimo prima del dato scomodo: il Covid può provocare miocardite con un rischio da cinque a dieci volte superiore rispetto alla vaccinazione mRNA. Se hai paura dell’incendio, e scappi dall’estintore per abbracciare il lanciafiamme, forse non è prudenza: è sceneggiatura.
Nel frattempo, mentre i video contano decimali come se fossero criptogrammi massonici, i numeri sanitari fanno un lavoro più noioso ma decisamente più utile. In Italia, una stima ha calcolato che la campagna vaccinale contro il Covid ha evitato più di 52 mila morti nel 2021. Cinquantaduemila persone non hanno una faccia nei collage dei “malori improvvisi”, non hanno una musichetta inquietante e non producono commenti furiosi. Una vita salvata è una storia che non diventa virale: semplicemente continua.
Io, fossi nel complottaro medio, una domanda me la farei: com’è che il quotidiano che leggo per difendermi dal “sistema”, La Verità, ha incassato 827 mila euro di contributi pubblici all’editoria? Sipario.
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