Un giorno di luglio del 1974 Gaetano Scirea si presentò al “Comunale” di Torino per il suo primo raduno con la Juventus.
Lo aveva accompagnato suo fratello con la 128 di famiglia ma all’arrivo Gaetano sembrava non volesse scendere dalla macchina.
Non voleva entrare perché lì dentro c’erano giocatori come Zoff, Bettega, Causio, Capello, Gentile.
Gaetano aveva paura di non essere al livello di quei campioni.
Ma in poco tempo riuscì a guadagnarsi stima, fiducia e diventare addirittura uno dei leader di quella squadra con cui nell’arco della carriera vincerà tutto ciò che un calciatore sogna di vincere.
Una lunga serie di vittorie che non gli fece smarrire l’umiltà dei suoi esordi.
Rimase il ragazzo umile che, appena arrivato a Torino e senza la macchina lasciata a Cinisello al fratello, andava al “Combi” a fare allenamento con l’autobus. Metteva dello scotch nero sulla scritta Juventus del borsone nero e si alzava il bavero del giubbotto, così, “per non disturbare”...
Un senso del rispetto e del pudore che lo riportò “all’ordine” persino nel giorno tanto atteso del primo scudetto.
Una vittoria contro il Lanerossi Vicenza sancì la vittoria dello scudetto 1974/75 da parte della Juventus.
Quella sera, la squadra, dopo cena, proseguì la festa in discoteca.
Gaetano non ci era mai andato in discoteca ma per una volta si lasciò trasportare.
Poi, alle sei del mattino, Gaetano salutò tutti per tornare a casa.
Quando uscì dal locale, vide degli operai della Fiat che si stavano recando a lavoro e improvvisamente si sentì in colpa.
Vedendo quei lavoratori gli tornò in mente suo padre che alle sei del mattino, in fabbrica ci sarà andato un miliardo di volte.
In quel momento si “vergognò” della sua ebrezza e, quasi nascondendosi, tornò a casa.
Già in un paio di aneddoti emerge tutta l’umiltà e la grandezza di un uomo che è stato migliore anche del giocatore.
Più grande di un giocatore è stato uno dei migliori della storia del calcio.
Un difensore che, sulla scia di Beckenbauer, reinterpretò il ruolo del libero.
Da “giocare da libero” a “libero di giocare”.
E giocando così divenne immenso.
Fonte: My Football Heroes

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