lunedì 21 settembre 2026

Ai patrioti interessano solo i soldi

 


Questa è una delle figure di mer*a più grandi della storia: il governo italiano ha deciso di ritirare gli aerei da guerra e altri mezzi militari dalla base di Ta'if, in Arabia Saudita.


Questo accade dopo che gli Houti avevano frantumato un caccia italiano, a seguito delle parole di Crosetto di avviare una missione nello Stretto di Bab el Mandeb e avvertito l'Italia di non capire cosa ci facessero gli aerei italiani in Arabia Saudita. 


Verrebbe da dire: Houti 3 - Italia 0, palla al centro! Oltre, ovviamente, alla figura da Pierini. Ma c'è un'altra cosa da sottolineare: cosa aspetta il governo a ritirare i militari italiani dalla corte di quel criminale di Bin Salman?


La prima cosa da tirare via sono i militari, non gli aerei. Perché dei veri patrioti prima preservano la vita dei propri cittadini, poi pensano agli aerei e al resto. Per i militari italiani, invece, stanno discutendo, stanno valutando. Incredibile!


Ecco, questi sono i patrioti. Quelli che, per coprire la loro servitù e le loro figure da Pierini, continuano a mettere in pericolo un Paese intero per l'ennesima guerra che non ci riguarda!


Giuseppe Salamone

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Calendario delle domeniche ecologiche a Roma

 


Bravi!

 


Sognavano Balotelli da pulcini, ora si ritrovano in azzurro: la storia di un’amicizia tra Doumbia e Zoma 🔜⚽️🇮🇹


Le due nuove stelline del ct Mancini hanno fatto la storia dell’AlbinoLeffe. Sono Mohamed Ali Zoma (per tutti Momo) e Issa Doumbia: entrambi classe 2003, cresciuti nel settore giovanile del club bergamasco e lanciati nel grande calcio europeo. 


Il primo è un attaccante, gioca al Norimberga allenato da Klose: 14 gol in 29 gare lo scorso anno. Cinque reti su cinque in questo inizio di stagione. L’altro è un centrocampista, passato dal Venezia, si è trasferito in estate allo Sporting Lisbona per 26 milioni di euro. 


Hanno iniziato a giocare insieme, dai Pulcini alla prima squadra: “Da piccoli avevano la cresta, come Balotelli. A 9 anni giocavano entrambi in attacco e segnavano a raffica. Dribblavano tutti come schegge impazzite”. 


Issa è nato a Treviglio, provincia di Bergamo, da genitori ivoriani: suo padre è un camionista, la mamma una casalinga. “A loro devo tutto – aveva ammesso il giocatore -. Quando ero piccolo mi prendevano a scuola e mi portavano direttamente al campo: dovevano saltare delle ore di lavoro per occuparsi di me, era difficile”.


Momo ha vissuto un’infanzia complicata: ha perso il papà da piccolo ed è stato costretto a crescere in fretta. “Sono diventato l’uomo di casa – aveva raccontato - con mia mamma e una sorellina. Ho fatto di tutto per aiutare la famiglia”.


Ora si ritroveranno in azzurro, in bocca al lupo ragazzi! 


✍️ Oscar Maresca

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Per i boccaloni

 


Ormai è da tanto che faccio solo post idioti e ignoranti!

Sento la necessità di portare un po' di "serietà" su questa paginetta e così vi beccate il post sulle rocce lunari prelevate sulla Luna durante le missioni Apollo!!!


Lo sapevate che le rocce e i campioni prelevati sul suolo lunare durante le missioni Apollo, non si possono falsificare?!


Molte persone credono che sia stato tutto un grande inganno!

Che bastava chiamare Kubrick, registrare lo sbarco e via così... fregato tutto il mondo!


Ehm...no!

 

Oltre alle comunicazioni radio, la prova, a mio avviso più valida ed impossibile da falsificare...sono appunto le rocce lunari prelevate sulla Luna!


Si, lo so, "in Antartide e nei deserti sono stati ritrovati meteoriti lunari e quindi uguali a quelli Apollo e nessuno potrebbe capire la differenza e c'è pure Wernher von Braun che andò in Antartide e tornò a casa con le rocce ecc ecc ecc"...no!! Cazzo no!


Partiamo dal principio...


Si pensa che la Luna si sia formata dalla Terra, grazie ad un impatto bello violento con un altro corpo celeste (Theia)


Quindi...la Luna è formata dalla stessa materia della Terra!


"E quindi basta prendere un po' di rocce terrestri ed è fatta!!!! Svelllliaaaaahhh"


No... aspettate... non funziona così!


Dovete sapere che le rocce lunari hanno proprietà uniche anche se provengono dalla stessa materia!


Immaginate per un attimo di avere 2 auto nuove! Prese lo stesso giorno! Identiche! Stesso modello, stesso allestimento, stesso motore ecc ecc.

Una la tenete in garage per 10 anni, l'altra invece la usate per girare per strada e la lasciate fuori in balia degli agenti atmosferici (temporali, vento, sole, gelo ecc ecc)


Secondo voi, dopo 10 anni, le due auto saranno ancora identiche?


Io direi di no!


Quella dentro al garage sarà impolverata, avrà magari quel tipico odore di chiuso, avrà il contachilometri ancora a 0 ecc...


Quella rimasta fuori invece avrà la vernice rovinata, la carrozzeria tutta ammaccata dalla grandine o dai vari incidenti, il contachilometri che segna 200.000km percorsi, il motore quasi andato, le gomme lisce, i sedili rovinati ecc ecc ecc!


Ecco...ora immaginate, rocce lunari che stanno belle beate sulla luna a prendersi il sole e tutte quelle belle radiazioni che ti abbronzano ben bene...


E poi ci sono loro, i meteoriti lunari trovati sulla Terra!

Quelli che un tempo erano delle belle rocce lunari ma che poi sono state sparate nello spazio dopo un forte impatto con un meteorite!

Hanno passato centinaia o addirittura migliaia di anni nello spazio, poi sono entrati nell'atmosfera terrestre bruciando materiale superficiale ed infine hanno impattato sulla Terra, rimanendo anche qui, in balia degli agenti atmosferici, acqua, batteri ecc!

Insomma, meteoriti lunari sono contaminati da tutto ciò che deriva dall'atmosfera terrestre!


Non sarebbe nemmeno possibile falsificare una roccia lunare partendo da un meteorite lunare!


È possibile calcolare quanto tempo, un meteorite lunare, ha trascorso sulla Terra tramite il decadimento degli isotopi cosmogenici!


Mh...interessante...che chézz sono gli isotopi cosmogenici?!


Ma prima di tutto... cos'è un isotopo?!?!?


È un atomo speciale!

Avete presente l'atomo?


Tipo quel coso dove c'è un nucleo con dentro protoni e neutroni...e fuori ci stanno gli elettroni che girano attorno al nucleo?!


Ma cavolo, "the big bang theory" non l'avete mai visto?!?! Guardatelo! Tutte le sere sul 20! Su Amazon prime no che ora è a pagamento!


Vabbè, gli atomi dello stesso elemento chimico hanno sempre lo stesso numero di protoni...ma gli isotopi sono varianti che hanno un numero differente di neutroni nel nucleo!


Ecco...nello spazio, un meteorite lunare viene bombardato costantemente a 360° dai raggi cosmici!

Questo bombardamento continuo spacca gli atomi della roccia e crea al suo interno questi isotopi cosmogenici!


Una volta che un meteorite lunare entra nell'atmosfera terrestre, viene protetto dall'aria e non viene più bombardato dal vento solare!


Quindi...cessato sto bombardamento, si fa la conta degli isotopi rimasti e si capisce da quanti anni sto povero meteorite non viene bombardato!


Metteteci dentro poi le varie contaminazioni...e il gioco è fatto! 

È facile comprendere come le due rocce, seppur partite dalla stessa base, non possono essere identiche!


Dei 382 kg di rocce lunari prelevati e custoditi gelosamente, alcuni kg sono stati dati esternamente, nel corso degli anni, ad istituti di ricerca e laboratori di analisi di tutto il mondo, non solo americani!


Tutti...TUTTI hanno confermato la veridicità!


Esiste un caso solo di falso, del museo di Amsterdam ma il pezzo in questione non proveniva dai campioni delle missioni Apollo!

Era una donazione, di un regalo, di un ambasciatore, di un cugino cinese che al mercato mio padre comprò!. scherzo, c'è la spiegazione di questo falzo nel link alla fine del post!


Questo ci fa capire che se ci fossero realmente falsi lunari spacciati per rocce delle missioni Apollo, i laboratori di ricerca se ne accorgerebbero subito!


Altra cosa, non sarebbe stato possibile mandare delle sonde automatiche a prelevare 382 kg di rocce! Troppo peso! 


Le pochissime sonde sovietiche riuscite nell'impresa portarono a terra solo pochi grammi di polvere. Per poter riportare sulla Terra 382 kg senza astronauti, sarebbero servite centinaia di missioni automatiche!


Ultimissima cosa, i meteoriti lunari, si scoprirono solo nel 1979...10 anni dopo il primo sbarco!


Detto ciò, vi lascio due link molto più tecnici per chi ha il piacere di comprendere ed approfondire!


Il primo è del bravo ma soporifero Luigi Bignami!


https://www.facebook.com/share/p/1BhCiV8otR/


Il secondo è di un personaggio che partorisce sempre post estremamente interessanti e scritti da dio ...non come me!


La terra piatta è una cagata pazzesca! (Sì, si chiama così il personaggio)


Qui il link del suo post!


https://www.facebook.com/share/p/19JnEdMLQT/


Spero di aver recuperato un po' di "serietà" con questo post! Adesso per almeno un paio di mesi sono a posto!


😉

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Il professor Arcangeli lo rimanderebbe in prima media

 


Roberto Vannacci ha chiuso il Forum dell'Indipendenza Italiana, a Orvieto, spiegando finalmente agli italiani cosa sia il "patriarcato mediterraneo". 


E per rendere il concetto ha scelto un testimonial: Ulisse.


"L'idea di uomo che noi abbiamo è Ulisse. Un uomo che lascia la sua terra e la sua famiglia per andare a proteggere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alla promessa di eternità di Calipso".


Siamo a livelli sublimi.


Primo: Ulisse è un personaggio inventato.


Mai esistito. Nessun archivio, nessuna tomba, nessun catasto a Itaca. Un personaggio di finzione, nato dentro un poema orale messo per iscritto quasi tremila anni fa, attribuito a un autore di cui gli studiosi discutono da secoli persino l'esistenza.


Il generale, che ha dichiarato pubblicamente che "il patriarcato non esiste", ha costruito il suo patriarcato su un uomo che non esiste.


Il resto, a questo punto, è contorno. Ma è un contorno delizioso, quindi prendiamo il libro e apriamolo. 


Secondo: Ulisse ha fatto di tutto per non difendere la patria. 


Alla chiamata alle armi, si finge pazzo. Attacca all'aratro un bue e un asino, comincia ad arare la spiaggia e semina sale. Lo smaschera Palamede, che gli piazza davanti all'aratro il figlio Telemaco appena nato: lui sterza per salvarlo e viene beccato.


Parte perché era vincolato a un giuramento che aveva ideato lui stesso.


Il primo renitente alla leva della letteratura occidentale. Il modello.


Terzo: non c’era nessuna patria da proteggere. 


Itaca stava benissimo. Nessuno la minacciava, assediava o sbarcava sulle sue coste.


La spedizione era una guerra offensiva oltremare, comandata da Agamennone, per riprendersi Elena, moglie di Menelao, scappata con un ragazzo troiano.


La patria da difendere abitava a mille chilometri di distanza ed era la moglie di un altro.


Quarto: ma quale fedeltà? 


Dieci anni di viaggio di ritorno. In mare ne passa meno di due: il resto è vacanza.


Un anno da Circe, maga, che si tromba allegramente e con cui ci fa pure un figlio. Oltre sette da Calipso, ninfa, che se lo tiene in esclusiva a Ogigia e gli promette l'immortalità. E appena riparte, sbarca dai Feaci, dove la principessa Nausicaa lo squadra già come futuro marito.


Il campione della fedeltà si passa mezzo Mediterraneo mitologico.


Intanto a Itaca Penelope sta chiusa in camera. Di sotto, nel salone, 108 giovanotti aitanti che le svuotano la dispensa, le prosciugano la cantina, fanno festa tutte le sere e la chiedono in sposa a turno. E lei di sopra, a tessere la tela di giorno e a disfarla di notte. Per anni. Da sola, con un figlio da tenere in vita e un patrimonio da difendere.


Poi, dopo vent'anni, bussano alla porta.


È lui, Ulisse. Vecchio, curvo, pelato, coperto di stracci. L'unico che lo riconosce è il cane, che lo guarda e muore.


E Penelope se lo riprende in casa. Vent'anni a respingere 108 pretendenti in piena forma per ritrovarsi sull'uscio un marito sfiancato, con le prestazioni di un pensionato e più bisogno di una badante che di una moglie.


Questa, per il generale, è fedeltà. E ci tiene pure a precisarlo: "non cede alla bellezza di Circe". Con Circe ci ha fatto un figlio, generale.


Quindi, ricapitoliamo. Il generale ha scelto come modello di uomo, di dovere e di fedeltà un personaggio di fantasia che si finge matto per evitare il fronte, parte per una guerra di aggressione a causa della moglie di un altro, passa otto anni su dieci ospite fisso di amanti.


Una cosa però, generale, gliela concediamo: un passaggio dell'Odissea che fa per lei esiste davvero.


È quando Ulisse arriva sulla spiaggia dei Feaci. Naufrago, straniero, nudo, senza un documento addosso. E quelli lo raccolgono, lo lavano, lo vestono, gli danno da mangiare, lo ascoltano e gli pagano pure il viaggio di ritorno a casa.


Senza nemmeno chiedergli da dove venisse.

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domenica 20 settembre 2026

Il boia di Albenga

 


Per Luciano Luberti arruolarsi nella RSI non era abbastanza. Decise così di farsi arruolare direttamente dai nazisti, presso i quali svolse un discreto lavoro, tanto da essere trasferito nel 1944 nella Feldgendarmerie, la polizia militare tedesca. La sede era ad Albenga, nel savonese. L’obiettivo era catturare, torturare ed infine eliminare i partigiani e i loro collaboratori.

Un incarico che Luciano Luberti svolse con grande efficienza, tanto da meritarsi il titolo di “Boia di Albenga”. Persino i fascisti liguri non riuscivano a tollerare le sue efferatezze. Mutilazioni, torture, stupri. Alcuni dicono che furono oltre 100 in un periodo di tempo inferiore ai quattro mesi. Lo fermò solo il 25 aprile e la fine del conflitto.

Catturato dagli Alleati, Luberti fuggì a Napoli per poi tornare a Genova, dove provò ad arruolarsi nella Legione Straniera francese, approfittando della sua piena conoscenza della lingua. Smascherato, fu condannato alla fucilazione, poi commutata in ergastolo. Poi, tra amnistie e sconti di pena, arriva la libertà nel 1956. Il boia di Albenga rimase in carcere solo 10 anni prima di potersi dedicare alla sua attività di editore di estrema destra. E, pochi anni dopo, le sue mani tornarono a macchiarsi di sangue. Nel 1970 la sua segretaria venne trovata uccisa nel suo appartamento. Prima drogata e poi uccisa a sangue freddo: il cadavere era lì da 3 mesi. Di Luberti nessuna traccia. Verrà catturato a Portici quasi due anni dopo. Solo due anni furono anche il tempo trascorso nel manicomio criminale per quell’omicidio, grazie ad una perizia del professor Semerari, “fedelissimo” dell’eversione nera e della camorra. Poi per il Boia fu di nuovo libertà. La sua vita trascorse poi in maniera relativamente tranquilla, al netto di sporadiche interviste e dichiarazioni nelle quali non espresse mai nemmeno una parola di cordoglio. Morirà nel 2002 all’età di 81 anni per le conseguenze di un tumore alla prostata.

Raccontiamo i crimini del fascismo nell’almanacco Ventennio di Sangue. Link nel primo commento.

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Elezioni farsa in Russia 🇷🇺

 


Fino a domenica, i cittadini russi sono chiamati alle urne per il rinnovo dei 450 seggi della Duma di Stato. Si tratta della prima tornata elettorale parlamentare da quando, nel febbraio 2022, è iniziata l'invasione su vasta scala dell'Ucraina. Eppure, più che di fronte a un vero esercizio democratico, ci troviamo davanti all'ennesima rappresentazione teatrale di un regime sempre più autoritario.

Un dettaglio cruciale riguarda chi certificherà la regolarità di questo voto. Mosca, infatti, ha deciso di chiudere la porta agli osservatori indipendenti dell’OSCE/ODIHR. Al loro posto è stata schierata una delegazione di circa 250 emissari della IAPEE (International Association for Political and Electoral Experts). Si tratta di un'organizzazione creata su misura a Mosca pochi mesi fa, su impulso dei vertici della Commissione elettorale russa.

Chi la presiede? L’italiano Vito Grittani, un nome già noto per aver legittimato, in veste di osservatore, i referendum farsa del 2022 nei territori ucraini occupati. A fare da garante per questa operazione di propaganda del Cremlino ci sarà anche Angelo d'Orsi, ex professore di Storia del pensiero politico all'Università di Torino, che ha annunciato con fierezza la sua partecipazione.

Ma la pattuglia italiana è sorprendentemente nutrita e trasversale. Tra gli "osservatori" figura infatti anche Ugo Rossi, consigliere comunale di Trieste e figura di spicco delle piazze antisistema, volato in Russia a validare non si sa bene cosa, casualmente in Futuro Nazionale.

Questa nutrita presenza di italiani in simili missioni farsa solleva un problema politico ben più ampio e allarmante. Mentre in altri Paesi europei le reti di influenza del Cremlino vengono indagate, gli agenti rintracciati, perseguiti e, laddove russi, espulsi o rimandati a Mosca, in Italia sembra esserci una pericolosa tolleranza. Si avverte un silenzio assordante da parte delle autorità e della magistratura di fronte al proliferare di figure che operano attivamente, e quasi alla luce del sole, per fare da cassa di risonanza alla propaganda putiniana.

Per capire il clima in cui si vota in Russia, d'altronde, basta guardare chi è stato tagliato fuori dalla competizione, e con quali pretesti.

Il partito pacifista Jabloko, unico movimento apertamente contrario alla guerra e accreditato di oltre il 20% dei consensi, è stato estromesso dalla corsa proporzionale nazionale da una sentenza della Corte Suprema. Le motivazioni rasentano l'assurdo: presunte violazioni del diritto d’autore per aver inserito nei materiali elettorali i versi di una canzone, la citazione di un'opera teatrale, alcuni dati statistici e persino un’immagine generata con l'intelligenza artificiale.

A livello locale, la scure della censura ha raggiunto vette se possibile ancora più grottesche:

 * A Čeljabinsk, un candidato di Jabloko è stato escluso per aver utilizzato un'opera di Banksy e per aver riportato una storica frase del diplomatico sovietico Andrej Gromyko: «Meglio dieci anni di negoziati che un giorno di guerra». Un dettaglio che la dice lunga su come il Cremlino consideri chiunque osi invocare la pace o la via diplomatica.

 * A Nižnij Novgorod, a far saltare le candidature sono state delle vecchie foto pubblicate sui social. Un candidato è stato escluso per aver postato un'immagine di Lemmy Kilmister dei Motörhead: a finire nel mirino delle autorità è stato un tatuaggio del defunto leader della band, scambiato per "simbologia nazista" (nonostante raffigurasse una decorazione militare antecedente al nazismo). A un altro candidato è costata cara la foto degli Iron Maiden, con l'accusa surreale di "satanismo" (movimento che in Russia è stato genericamente bollato come estremista).

 * A Saratov, il candidato comunista Nikolai Bondarenko è stato eliminato per una vecchia multa legata a una foto di Aleksej Navalny pubblicata online. Oggi, infatti, il volto del dissidente assassinato in carcere è considerato un "simbolo estremista". La stessa sorte è toccata a chi aveva condiviso semplici link o loghi di Facebook e Instagram, piattaforme vietate nel Paese.

 * Nemmeno i partiti allineati sono al sicuro: a Tver, il capolista di Rodina è stato escluso perché possedeva azioni di multinazionali straniere (Apple, Microsoft, Meta) che non è riuscito a vendere a causa delle sanzioni internazionali.

Mentre Vladimir Putin dichiara che queste elezioni si svolgeranno "nel pieno rispetto della Costituzione" e serviranno a dimostrare il sostegno del Paese all'esercito, la realtà è ben diversa.

Viene escluso chi chiede la pace, chi ricorda i dissidenti uccisi, chi condivide citazioni storiche o banalissime foto di vecchie rock band. E, nel frattempo, si accolgono a braccia aperte finti osservatori internazionali — con una compiacente e nutrita quota italiana — per applaudire alla regolarità del processo.


Come Comitato Ventotene, crediamo sia fondamentale non voltare lo sguardo di fronte a queste derive e denunciare non solo l'autoritarismo di Mosca, ma anche le pericolose connivenze e le opacità che inquinano le democrazie che si trovano in casa nostra.


(E sì, siamo già pronti ad accogliere la consueta ondata di troll e profili finti che affolleranno i commenti per difendere l'indifendibile).

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Trotsky

 


Il 20 agosto 1940, a migliaia di chilometri da Mosca, un uomo entrò nello studio di Lev Trotsky con alcune pagine da fargli leggere. Sotto l'impermeabile nascondeva una piccozza da alpinismo con il manico accorciato. Pochi minuti dopo, uno dei protagonisti della Rivoluzione russa giaceva a terra gravemente ferito alla testa. L'ordine di eliminarlo era arrivato da Stalin ed era stato affidato all'apparato dei servizi segreti sovietici, appartenente allo stesso Stato che Trotsky aveva contribuito a costruire.


Lev Davidovič Bronštejn, passato alla storia con il nome di Trotsky, era nato nel 1879 nell'attuale Ucraina.


Rivoluzionario marxista, perseguitato dal regime zarista, conobbe il carcere, la deportazione e l'esilio molto prima che i bolscevichi conquistassero il potere.


Nel 1905 era già una figura importante della rivoluzione russa. Ma fu nel 1917 che entrò definitivamente nella storia.


Dopo il ritorno in Russia e l'avvicinamento ai bolscevichi, divenne uno dei principali collaboratori politici di Lenin durante la Rivoluzione d'Ottobre. Dopo la presa del potere assunse incarichi decisivi nel nuovo governo e, durante la guerra civile, come commissario del popolo per gli Affari militari e navali, ebbe un ruolo fondamentale nell'organizzazione e nella costruzione dell'Armata Rossa.


Per alcuni anni Trotsky fu quindi uno degli uomini più potenti della Russia rivoluzionaria.


Poi Lenin si ammalò.


E l'equilibrio cominciò a cambiare.


Quando Lenin morì, nel gennaio 1924, all'interno del Partito comunista era già in corso una durissima lotta per il potere. Trotsky rappresentava una delle principali figure del gruppo dirigente, ma Stalin possedeva un vantaggio meno spettacolare e decisivo: come segretario generale aveva costruito negli anni una vasta rete di alleanze e di controllo sull'apparato del partito.


Lo scontro non fu semplicemente personale.


Dietro i due uomini esistevano anche profonde divergenze politiche.


Trotsky sosteneva la prospettiva della “rivoluzione permanente”, legata alla convinzione che la rivoluzione socialista non potesse rimanere stabilmente isolata entro i confini di un solo paese. Stalin affermò invece la linea del “socialismo in un solo paese”, concentrata sul consolidamento dell'Unione Sovietica.


Ma la battaglia teorica si intrecciò sempre più con quella per il controllo del potere.


E Trotsky perse.


Nel 1925 fu rimosso dall'incarico militare. Nel 1926 venne estromesso dal Politburo. Nel novembre 1927 fu espulso dal Partito comunista insieme ad altri oppositori.


Poco dopo venne mandato ad Alma-Ata, nell'Asia centrale sovietica.


Nel 1929 fu espulso definitivamente dall'Unione Sovietica.


Cominciò allora uno degli esili politici più celebri del Novecento.


Trotsky visse prima in Turchia, sull'isola di Büyükada, poi in Francia e in Norvegia.


Continuava a scrivere.


Continuava a intervenire nella politica internazionale.


E soprattutto continuava ad attaccare Stalin.


Denunciava la burocratizzazione dell'Unione Sovietica, la repressione dell'opposizione e la trasformazione del sistema sovietico sotto il dominio staliniano. Nel 1938 contribuì inoltre alla fondazione della Quarta Internazionale, concepita come alternativa rivoluzionaria all'Internazionale comunista controllata da Mosca.


Nel frattempo, nell'Unione Sovietica, la repressione staliniana raggiungeva dimensioni immense.


Durante le grandi purghe degli anni Trenta, dirigenti del partito, militari, funzionari e comuni cittadini furono arrestati, deportati o fucilati. Molti vecchi bolscevichi che avevano partecipato alla rivoluzione insieme a Lenin finirono davanti ai tribunali dei processi di Mosca.


Trotsky, benché lontano dal paese, divenne uno dei principali bersagli politici di quelle campagne.


La propaganda sovietica lo presentava come traditore e cospiratore. Nei processi spettacolo venne accusato, in absentia, di attività controrivoluzionarie e complotti contro lo Stato.


Il regime cercò anche di ridimensionarne o cancellarne il ruolo nella memoria ufficiale della rivoluzione, mentre la repressione colpiva duramente persone accusate di appartenere all'opposizione trotskista. La macchina repressiva staliniana colpì milioni di persone attraverso arresti, deportazioni, detenzione nei Gulag ed esecuzioni.


Trotsky trovò infine rifugio in Messico.


Arrivò nel gennaio 1937 grazie all'asilo concesso dal governo messicano e si stabilì a Coyoacán, nella periferia di Città del Messico.


Neppure lì era al sicuro.


Nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1940 un commando armato guidato dal pittore comunista messicano David Alfaro Siqueiros attaccò la casa.


Gli uomini spararono decine di colpi nelle stanze.


Trotsky e sua moglie Natalia Sedova sopravvissero.


Ma l'attentato dimostrava che i suoi nemici erano disposti a raggiungerlo dall'altra parte dell'oceano.


Tre mesi dopo sarebbe arrivato un secondo tentativo.


Questa volta non con un commando.


Con un solo uomo.


Ramón Mercader era un comunista spagnolo reclutato dai servizi segreti sovietici, l'NKVD, durante la guerra civile spagnola.


Per avvicinarsi a Trotsky aveva costruito una falsa identità.


Si era legato sentimentalmente a Sylvia Ageloff, una giovane statunitense vicina agli ambienti trotskisti, presentandosi inizialmente come Jacques Mornard e utilizzando successivamente documenti intestati a Frank Jacson.


Attraverso di lei riuscì lentamente a entrare nell'ambiente che circondava l'esule.


Non appariva come un assassino.


Era un conoscente.


Ed era proprio questo il punto.


Il pomeriggio del 20 agosto 1940 Mercader arrivò alla casa fortificata di Coyoacán.


Portava con sé un articolo che voleva sottoporre all'attenzione di Trotsky.


I due entrarono nello studio.


Trotsky si sedette e cominciò a leggere.


Mercader attese alle sue spalle.


Poi estrasse la piccozza nascosta sotto l'impermeabile e lo colpì violentemente alla testa.


Il colpo, sorprendentemente, non lo uccise sul momento.


Trotsky gridò e riuscì a reagire. Le guardie accorsero e immobilizzarono Mercader. Trotsky, gravemente ferito, venne trasportato in ospedale.


Morì il giorno successivo, 21 agosto 1940.


Aveva sessant'anni.


Mercader fu arrestato dalle autorità messicane e condannato a vent'anni di carcere.


Per anni Mosca negò ogni responsabilità.


Ma il legame dell'assassino con l'intelligence sovietica e l'ordine proveniente da Stalin sono oggi ampiamente documentati. Dopo essere uscito dal carcere nel 1960, Mercader raggiunse l'Unione Sovietica e ricevette il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica, una delle massime onorificenze dello Stato.


C'è però un aspetto della vicenda che spesso viene dimenticato.


Trotsky non fu soltanto una vittima dello stalinismo.


Prima della sua sconfitta politica era stato uno dei massimi dirigenti del regime bolscevico nato nel 1917, protagonista della guerra civile e parte di un sistema che aveva fatto ricorso alla repressione contro i propri avversari.


La storia che culminò nello studio di Coyoacán è quindi più complessa del semplice duello tra un dissidente e un dittatore.


Fu anche la lotta mortale tra uomini provenienti dalla stessa rivoluzione.


Trotsky aveva contribuito a creare uno Stato che avrebbe cambiato il corso del Novecento. Ventitré anni dopo la Rivoluzione d'Ottobre, l'apparato dello Stato sovietico nato dalla rivoluzione alla quale aveva partecipato riuscì a raggiungerlo dall'altra parte del mondo.


Stalin conquistò il potere politico che Trotsky aveva perduto.


Ma non riuscì a cancellarlo dalla storia.

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I sogni di Putin in fumo!

 


La Russia pensava di poter bombardare tutti senza conseguenze, ma si sbagliava. La guerra torna sempre da chi l’ha iniziata.


Mosca oggi brucia ancora. E questa volta il fumo della raffineria che fornisce il 40% del carburante alla città si vede persino dal Cremlino. 👋


 


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L"OMBRA LUNGA

 


BRUCE LEE E SHARON TATE: ERANO AMICI, MA LUI NON DOVEVA ESSERE LÌ QUELLA NOTTE




Gira da anni la leggenda: "Bruce Lee doveva essere a casa di Sharon Tate la notte del massacro e si è salvato perché ha perso gli occhiali". È falsa.


Cosa è vero:


1.  Si conoscevano e lavoravano insieme. Il parrucchiere *Jay Sebring* - ucciso poi con Sharon - fu quello che presentò Bruce Lee a Hollywood. Jay gli portò come clienti Steve McQueen, James Coburn e Roman Polanski.

2.  Nel 1968 Bruce Lee fece da trainer di arti marziali a Sharon Tate per il film _The Wrecking Crew_. Ci sono foto di loro due in palestra.

3.  Bruce era amico e maestro anche di Polanski e di McQueen.


Cosa è falso:


La notte tra l'8 e il 9 agosto 1969 al 10050 Cielo Drive c'erano solo 5 vittime: Sharon Tate incinta di 8 mesi, Jay Sebring, Abigail Folger, Wojciech Frykowski e Steven Parent. Bruce non era invitato.


Da dove nasce la storia degli occhiali?


La polizia trovò in salotto un paio di occhiali da vista rotti e insanguinati. Erano di Wojciech Frykowski, che li portava sempre.


Giorni dopo, Bruce disse a Polanski: "Ho perso gli occhiali". Polanski, sconvolto, pensò per un attimo che solo uno forte come Bruce avrebbe potuto uccidere 5 persone e lo portò da un oculista per confrontare le lenti.


La gradazione non coincideva. Erano quelle di Frykowski. Bruce era miope e portava occhiali da vista solo per leggere.


Da quella coincidenza è nato tutto il mito su TikTok e YouTube.


In realtà gli assassini furono Tex Watson, Susan Atkins e Patricia Krenwinkel su ordine di Charles Manson.


Fenix

Sandro Mazzola

 


Archivio Grognards

Kennedy Jr si drogasse di meno

 


RFK Jr. spiega come Bill Gates abbia avuto la lungimiranza di acquistare oltre un MILIONE di azioni BioNTech, prima che scoppiasse il COVID.


"Nella stessa settimana, Bill Gates, che stava supervisionando la simulazione [Evento 201], acquistò 1,1 milioni di azioni del vaccino BioNTech, che in seguito divenne il vax Pfizer."


"Poi vendette quasi tutte quelle azioni due anni dopo, con un profitto di 242.000.000 MILIONI DI DOLLARI. E una settimana dopo annunciò che il vaccino non aveva funzionato."

Come stanno le cose:

Quella frase di RFK Jr. a PorcFest 2023 gira tagliata così:


> "La stessa settimana [dell'Evento 201] Bill Gates ha comprato 1,1 milioni di azioni BioNTech che poi è diventato il vaccino Pfizer. Poi ne ha vendute l'87% due anni dopo con 242 milioni di profitto. E una settimana dopo ha annunciato che il vaccino non funzionava."


Andiamo con le date verificabili:


1. Evento 201

Si è tenuto davvero il 18 ottobre 2019 a New York, organizzato da Johns Hopkins Center for Health Security + World Economic Forum + Bill & Melinda Gates Foundation. Era un'esercitazione su una pandemia da coronavirus immaginario, non è una prova che sapessero del Covid.


2. Investimento in BioNTech

Non è stato un acquisto segreto la stessa settimana di Event 201.


La Gates Foundation ha annunciato pubblicamente a settembre 2019 - un mese PRIMA di Event 201 - un investimento di 55 milioni di dollari in BioNTech, con possibilità di arrivare a 100 milioni. Lo scopo dichiarato allora non era il Covid - che ancora non esisteva pubblicamente - ma sviluppare con la piattaforma mRNA di BioNTech vaccini per HIV e tubercolosi. 9ebe


BioNTech è andata in IPO al Nasdaq a ottobre 2019, quindi è normale che in quel periodo abbia preso investitori.


3. La vendita e i 242 milioni

La Foundation ha effettivamente ridotto la posizione in BioNTech nel Q3 2021, quando il titolo era esploso dopo il successo del vaccino Pfizer/BioNTech. Nei filing SEC risulta la vendita. La cifra di ∼242-550 milioni di utile lordo che circola è plausibile vista la crescita del titolo da ∼$15 a oltre $300. I proventi, per statuto, tornano nella fondazione per altri programmi filantropici, non nel patrimonio personale di Bill Gates.


4. "Una settimana dopo ha detto che il vaccino non funzionava"

Gates a fine 2021 / inizio 2022 in Australia disse che la protezione contro l'infezione con Omicron calava rapidamente e che servivano vaccini più duraturi. Non ha mai detto "non ha mai funzionato", ha detto che non bloccava bene la trasmissione delle nuove varianti - che era quanto già riportavano i dati di EMA e FDA in quel momento.


Quindi la timeline è: investimento pubblico a settembre 2019 per HIV/TB -> Event 201 a ottobre 2019 -> pandemia da dicembre 2019 -> BioNTech fa il vaccino Covid nel 2020 -> Foundation vende in parte nel 2021.


Se è un "pump and dump" dipende da come lo interpreti: per chi critica Gates è la prova di un conflitto d'interessi, per la Foundation era un investimento programmatico precedente che ha avuto un ritorno inaspettato e reinvestito.

Fenix

Era dovere di ogni persona civile esserci

 




Se dovessi ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile la straordinaria mattinata di oggi ne uscirebbe un elenco interminabile. Non posso però non esprimere la mia particolare gratitudine, fra i tanti miei compagni e compagne di percorso, sperando di non dimenticare nessuno, a Viviana Tignonsini, Antonio Fiumefreddo, Marco Natale, Marco Giambarresi, Letizia Pini, Cathy La Torre, Beatrice Curci, Caterina Tono, Cristina Agazzi, Diego Palma, Antonello Sannino, Gian Agazzi, Gianni Gadaleto, Daniele Di Nicola, Matteo Rubboli, Luigi Fusaro, Vincenzina Salvatore, Luca Malgioglio, Antonella Palmitesta, Cosimo Forleo, Cristina Cirillo, Domenico Vito, Paolo Mucci Marano, Lucio Virzì, Antonio Anelli.


È stata una mattinata fitta di riflessioni sulla democrazia e sulla nostra bella Costituzione (antifascista: dal primo all'ultimo articolo). Un grazie speciale a Maria Assunta Libertucci e a Eliano Berettieri, senza i quali la nostra iniziativa  non sarebbe mai riuscita così bene, e poi a Rita Eller Vainicher per la "comoda" maglietta costituzionale che mi ha portato da Firenze.


Alla fine, da "Bella ciao", siamo passati a cantare "Bello ciao". Ogni riferimento (a Vannacci, e al suo partito neofascista) è puramente casuale. 


Unitevi a noi. È giunta l'ora della Nuova Resistenza contro la pericolosa orda di semianalfabeti che vorrebbe smantellare la democrazia. 


"Tutti per una, l'Italia antifascista per tutti"


Per aderire al nostro movimento: 3477296033 (contatto WhatsApp).

Massimo Arcangeli 

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𝗦𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗮 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘃𝗼𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶



Ho saputo che le mie conversazioni whatsapp con il medico Nicola Cocco sono state acquisite dai Pm di Ravenna, titolari dell’indagine sui medici nei CPR. 


Confermo la mia stima nei confronti del dott. Cocco e della rete No Cpr, oltre che di tutti i medici che svolgono il loro lavoro liberi da condizionamenti, nel pieno rispetto del giuramento di Ippocrate.


Non ho niente da nascondere, niente da temere da questa indagine. Penso che verificare le condizioni con cui gli stranieri sono trattenuti nel nostro Paese rientri tra i miei doveri e continuerò a farlo, così come continuerò a sostenere che i Cpr sono buchi neri del diritto, luoghi patogeni, disumani e disumanizzanti, che dovrebbero essere chiusi.


Mi auguro che non emerga una violazione dell'art. 68 della Costituzione.


#Cpr #nocpr #indagini #medici #Ravenna

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Tommaso Rocchi

 


"Nove anni di Lazio mi hanno segnato la carriera e la vita, in biancoceleste ho vissuto i momenti più belli. Ero il capitano, mi sentivo un personaggio importante, staccarmi comportava un enorme dispiacere. Avrei voluto chiudere la carriera a Roma. Ho voluto aspettare ma quando ho capito che non credevano più in me, ho detto basta. Certo, dopo tanti anni, non è bello finire così un rapporto, però nel calcio succede. E ne ho preso atto"


Senza dubbio il periodo in biancoceleste è il migliore della sua carriera, diventando tra i marcatori più prolifici, e alzando da capitano i primi trofei dell'era Lotito. Con 105 reti in 293 presenze, è tra i migliori realizzatori nella storia della Lazio.

Cresciuto nel Venezia, poi alla Juventus senza mai esordire in A, si fece conoscere con la maglia dell'Empoli, segnando tre gol proprio ai bianconeri. Fini' poi la carriera giocando con Inter (lo voleva gia' Mourinho nell'anno del Triplete), e Padova.


Ieri 19 settembre ha compiuto 49 anni colui che nella Capitale veniva chiamato "Il ghepardo biancoceleste" 


Tanti auguri a Tommaso Rocchi

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Ed è sposato con un turco...

 


"Due uomini non devono baciarsi in strada. Ci sono i bambini. Il matrimonio gay mi sembra una battaglia antica, vecchia. Io non mi sposerei mai e non adotterei mai dei bambini. Un bambino deve crescere con una donna, la parola mamma è troppo importante. "

Cristiano Malgioglio

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La Russia no, Putin si!

 


In molte città italiane affissi manifesti con un messaggio eloquente: “la Russia non è mio nemico”

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I depistaggi Pd...

 


Il nemico in casa.

La #sinistra è dalla loro parte.

Traditori.


🇮🇹

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L'effetto Vannacci!

 

 




Svastiche sulla sede CGIL di Fornaci di Barga


La CGIL Lucca condanna fermamente l'episodio vandalico che ha interessato la sede del sindacato di Fornaci di Barga, e non solo, dove sconosciuti hanno imbrattato i muri della Camera del lavoro e di alcuni esercizi commerciali adiacenti con svastiche e frasi di odio. 

Un episodio inaccettabile, che manca di rispetto non solo ai valori della Costituzione italiana e della Resistenza, ma per quanto ci riguarda, anche al mondo del lavoro e al sindacato. 

Episodio reso ancora più grave perché rivolto nei confronti di un luogo che è da oltre un secolo uno storico riferimento per la tutela dei diritti dei lavoratori e per l’erogazione di servizi alla cittadinanza intera per tutta la Mediavalle e non solo.

Un gesto incivile e vigliacco che merita di essere doverosamente condannato ed attenzionato dalle autorità competenti, per assicurare i responsabili alla giustizia. Chi lo ha compiuto ha infatti inteso attaccare un luogo simbolico, che rappresenta per tanti i valori fondanti della nostra democrazia, su cui è basata la Costituzione dello Stato italiano, ed ha quindi commesso un'offesa non solo nei confronti della CGIL, ma di tutta la società civile.

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sabato 19 settembre 2026

I CPR sono molto discutibili!

 


Ieri all’alba 23 medic* infettivolog* e psichiatr* in 9 città (Bologna, Milano, Roma, Bari, Firenze, Livorno, Biella, Varese, Rimini) sono stati perquisiti a casa e in ospedale, con sequestro di telefoni e PC, per aver certificato “non idoneità all’ingresso nei CPR”.


Per 22 di loro non c’è nemmeno un’iscrizione nel registro indagati, ma i nomi e le intercettazioni  “piuttosto che mandarlo in un CPR mi faccio radiare” erano già sui giornali. 

È il proseguo dell’inchiesta partita a febbraio a Ravenna con 34 certificati contestati e 3 medic* interdett* per 10 mesi.


Come dicono ASGI e la stessa FNOMCeO, i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza. Valutare che un CPR è un luogo patogeno, incompatibile con una patologia infettiva, psichiatrica o cronica, è un atto medico in scienza e coscienza tutelato dall’art.32 della Costituzione, non un falso ideologico.


È un attacco all’autonomia medica e un tentativo di trasformare la cura in reato, per zittire chi rifiuta di mettere un timbro per la detenzione amministrativa.


Per questo sabato 19 settembre saremo in corteo con e per SPIN TIME LABS anche come presidio sanitario "AmbuPop Garbatella - CasettaRossa", muniti di zaini con garze, bende, fisiologica e acqua. Perché se dire che un luogo fa ammalare e diventa reato, allora difendere la salute in piazza è ancora più necessario.


Solidarietà ai collegh* perquisit*.

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Gli orrori della Somalia

 


In questa fotografia, risalente al 1993 e venuta alla luce nel 1997, un sottufficiale della Folgore sembra torturare con elettrodi sui testicoli un giovane somalo durante la missione militare Ibis. Sarà condannato nel 2000 in primo grado per "abuso d'autorità" dal tribunale di Livorno. Poi il reato cadrà in prescrizione. 

Lui negherà sempre le accuse che gli saranno mosse, sostenendo che gli elettrodi erano una finzione, che l’intensità era bassa. Come negheranno gli altri appartenenti al contingente italiano mandato nell’ambito della missione ONU UNITAF in Somalia, accusati di aver compiuto violenze sulla popolazione civile.

Violenze che Michele Patruno, caporalmaggiore in congedo, denuncerà appunto nel 1997, consegnando alla stampa e alle pubbliche autorità alcune fotografie incriminanti. Tra questa la più aberrante è sicuramente quella che raffigura alcuni para che stuprano una ragazza somala utilizzando un razzo illuminante. 

“Sono arrivati a violentarla in sette persone circa. L’hanno penetrata con una specie di missilotto. Attaccandola al carro armato a gambe aperte, lei urlava, penso per il male morale e fisico, perché sopra il missilotto, per farlo entrare, gli hanno messo della marmellata. Quelle urla mi arrivavano al cuore.”

In un video un soldato scherza sul cibo, dicendo di mangiare “carne e sangue di negr*”. A seguito di questi racconti e delle immagini raccolte partiranno diverse indagini sia della magistratura ordinaria che di quella militare che di una apposita commissione del ministero della difesa presieduta dall’onorevole Gallo. 

Le indagini non sono facili, sia perché molti testimoni somali risultano irreperibili (comprese le vittime delle violenze), sia per le resistenze politiche. Inoltre ci sono personaggi che forniscono falsi materiali e false testimonianze inquinando il lavoro della magistratura, si verificano scambi di identità e ci sono vere e proprie guerre giornalistiche. La commissione d’inchiesta nelle sue conclusioni sarà costretta ad ammettere che “il giudizio finale non può che essere di grave censura verso i responsabili diretti degli atti illeciti e verso tutti coloro che, immediati superiori o commilitoni, non hanno saputo prevenire o reprimere, non hanno visto, hanno taciuto.” 

Ci saranno circa cinquecento soldati perseguiti sul lato disciplinare per vari comportamenti tenuti in Somalia, ma nessuno riceverà punizioni importanti.

All’epoca dei fatti, come emerge del suo curriculum, Vannacci era Comandante Distaccamento Operativo Incursori nell’Operazione “Ibis I e II” in Somalia.

Come mai nessuno gli chiede conto di questa vergogna quando blatera di onore e altre idiozie in tv, alla radio, nei podcast? La risposta è che viviamo in un paese di servi.

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Alcune perle della professoressa accoltellata ieri a Roma

 Ironia della sorte la fascistona è stata salvata da uno studente di origine congolese


 

 


 

Fenix








Il professor Arcangeli insegna a Vannacci cosa sia la Resistenza

 Il 16 settembre scorso,  con l'avvocato Antonio Fiumefreddo, a tutela della Costituzione e in difesa dell’Italia civile e democratica, ho denunciato alla Procura della Repubblica di Marsala i presunti responsabili dell’episodio di marca neofascista avvenuto a Mazara del Vallo. Faremo lo stesso con tutti gli affiliati al partito di Futuro Nazionaie, il maggiore responsabile delle recrudescenze neofasciste di questi ultimi mesi, o con chiunque rientri in qualche modo nella sua galassia, perché si cominci a fare terra bruciata, con gli strumenti della democrazia, tutt'intorno a una pericolosa formazione sovversiva contro la quale l'Italia sta già attivando i suoi anticorpi. La contestazione di Torino e l'interrogazione parlamentare del Pd sull'incostituzionalità del partito di Roberto Vannacci vanno esattamente in questa direzione.


Unitevi a noi.


"Tutti per una, l'Italia antifascista per tutti".


Per aderire al nostro movimento: 3477296033 (contatto WhatsApp)


Ecco i contenuti del nostro esposto per i fatti di Mazara del Vallo.


La sera di domenica 6 settembre 2026, presso lo stabilimento balneare Approdo dei Saraceni, situato lungo la costa di Mazara del Vallo, nei pressi di Torretta Granitola, si è svolta la festa di chiusura della stagione estiva alla presenza di numerosi avventori. Nel corso della serata la CentoQuattro 104 Band, originaria di Realmonte, ingaggiata dai titolari del locale, ha eseguito pubblicamente "Faccetta nera", coinvolgendo i presenti nel canto. I video pubblicati sui social network mostrano numerosi partecipanti intenti a cantare e ballare. Alcuni di essi hanno anche alzato il braccio destro, con modalità chiaramente riconducibili al saluto romano, e l’art. 4 della L. 20 giugno 1952, n. 645, punisce la propaganda diretta alla costituzione di associazioni, movimenti o gruppi aventi le caratteristiche indicate dall’art. 1 della stessa legge e la pubblica esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, quando essa presenti concreta idoneità a favorire la riorganizzazione del disciolto partito fascista.


Quanto accaduto e ripreso, nonché postato sui social, non è avvenuto nel contesto di una rappresentazione storica, teatrale o didattica. "Faccetta nera" è stata invece eseguita, davanti a un pubblico numeroso, senza alcuna contestualizzazione critica che chiarisse che ci si trovasse lì per una festa da ballo. .


Le responsabilità principali, a nostro giudizio, devono essere ricercate nelle decisioni assunte dai titolari del locale, che hanno organizzato la serata, scelto la band, messo a disposizione il palco e gli impianti, e dal responsabile del gruppo musicale, che, dopo l’ampia divulgazione della notizia da parte della stampa locale e nazionale, ha rimosso tutti i suoi account social. 


Da non trascurare, ad aggravare la posizione dei titolari dell’Approdo dei Saraceni, quanto pubblicamente dichiarato dopo il fatto, in un comunicato diffuso via social, da un’altra formazione musicale già ospite dello stabilimento di Mazara del Vallo:


"In qualità di Yasmin Brothers, esprimiamo il nostro più profondo rammarico per i deprecabili eventi occorsi domenica scorsa presso “L’Approdo dei Saraceni”.

È una realtà che purtroppo abbiamo toccato con mano: lo scorso 2 agosto, essendoci esibiti su quel medesimo palco, siamo stati vittime di un vile linciaggio per il solo aver intonato le note di “Bella Ciao. Alla luce del nostro vissuto, già con la decisione di non tornarci più, l’amarezza è ulteriormente amplificata nel constatare come i colleghi della band 104 non si siano tirati indietro nel riprodurre il brano “faccetta nera” che pur avendo un testo prettamente volto all’integrazione, molti non sanno che fa riferimento alle barbarie [sic] gesta del periodo coloniale fascista in Etiopia[.] Essendo una formazione musicale che ripudia fermamente qualsiasi manifestazione e censura di matrice fascista, ribadiamo ancora una volta la nostra irrevocabile decisione di interrompere ogni futura collaborazione e di non esibirci mai più all’interno di tale locale”.


Tra l’altro il comunicato pubblicato il 7 settembre, sulla loro pagina ufficiale Facebook, dai titolari dello stabilimento, che hanno parlato di un’”esecuzione […] durata soltanto pochi secondi, il tempo necessario per accorgerci di quanto stesse accadendo e chiedere che il brano venisse interrotto”, e aggiunto che nella “stessa serata è stata eseguita anche Bella ciao e, in tante altre occasioni, il repertorio proposto nel nostro locale ha spaziato tra generi, epoche e perfino canti religiosi”, è smentito da diversi commenti a quel post.


Nel chiedere alla Procura che sia identificato il responsabile della band quale soggetto che ha predisposto o approvato la scaletta e diretto l’esibizione, e dubitando al contempo che "Faccetta nera" facesse già parte del repertorio del gruppo, abbiamo ritenuto necessario accertare se l’esecuzione del brano sia stata predisposta con anticipo, e da chi sia stata richiesta.  Nell’esposto abbiamo anche chiesto che siano acquisite le registrazioni integrali dell’esibizione per verificare con quali parole il brano sia stato presentato, e se i musicisti abbiano invitato il pubblico a cantare o a compiere gesti e quale sia stata la loro reazione alla vista delle braccia tese.

Massimo Arcangeli 

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venerdì 18 settembre 2026

*MANIFESTAZIONE "IL TEMPO DI SPIN TIME E' ORA" - SABATO 19 SETTEMBRE, ORE 14, PIAZZA DELLA REPUBBLICA*

   


                                                                    

_Alle compagne e ai compagni della Federazione di Roma, Castelli, Litoranea_



Care compagne e cari compagni,


*la manifestazione del 19 settembre per Spin Time ha per noi un significato che va ben oltre la singola vicenda* .


Essere presenti significa affermare un'idea diversa di Roma: una citta' pubblica, nella quale il diritto all'abitare, i servizi, gli spazi sociali, la cultura e il mutualismo non siano considerati un problema da rimuovere, ma una parte essenziale della vita urbana.


Spin Time rappresenta anche questo: la dimostrazione che luoghi abbandonati o sottratti alla loro funzione possono tornare a vivere attraverso esperienze di solidarieta', accoglienza e partecipazione. Difendere questa esperienza significa quindi porre una questione piu' generale: chi decide il futuro della citta'? Gli interessi immobiliari e la rendita oppure le esigenze di chi Roma la vive ogni giorno?


Per noi la mobilitazione del 19 settembre si inserisce pienamente nella battaglia per una Citta' Pubblica: più case accessibili, piu' servizi, piu' spazi collettivi, più protagonismo dei quartieri e meno subordinazione della trasformazione urbana alle logiche speculative.


Per questo riteniamo importante una partecipazione ampia e visibile.


*Appuntamento sabato 19 settembre alle ore 14 a Piazza della Repubblica. Il corteo si concludera' a Piazza Vittorio Emanuele* (di seguito la locandina e il percorso del corteo)


Partecipiamo e facciamo partecipare. Il futuro di Roma riguarda tutte e tutti.


Giovanni Barbera

Segretario Federazione Roma, Castelli, Litoranea



Giovanni Barbera

TUTTI PER UNA, L'ITALIA ANTIFASCISTA PER TUTTI -COMUNICATO STAMPA

 




TUTTI PER UNA, L'ITALIA ANTIFASCISTA PER TUTTI

 


Buonasera,

aiutateci a diffondere la notizia dell'evento del 19 a Roma. Per il contributo alle spese, se qualcuno volesse partecipare, ecco i riferimenti:


APS “La Parola Che Non Muore”


C.F. 90038750601 - P.IVA 02994200604 - Codice destinatario KRRH6B9 - IBAN IT39Q0529774370CC1080052504

Banca Popolare del Frusinate Cassino


La causale: "Contributo per l'organizzazione dell'evento di Roma del 19 settembre"

Massimo Arcangeli 

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La voce regina...

 


I cantanti castrati nell’Italia barocca erano maschi a cui prima della pubertà erano stati asportati chirurgicamente i testi-coli, perché fosse bloccato il loro sviluppo ormonale al fine di mantenere una voce con tonalità acute e potente.

Erano molto in voga nel panorama operistico del XVII secolo (1600) e XVIII secolo (1700). All’epoca non venivano chiamati “castrati”, ma più generalmente “musici” o “evi-rati”.

Una volta appurate le loro doti canore, i bambini venivano sottoposti a questo barbaro intervento che bloccava il tipico cambio di voce che ha luogo durante la pubertà

La voce che scaturiva era cristallina e acuta come quella di una donna, ma anche abbastanza potente da poter raggiungere le note più basse.

Diventavano così controtenori e sopranisti, ruoli oggi interpretati dalle voci femminili dei soprani e mezzosoprani.

La pratica dei cantori evi-rati era molto diffusa nello Stato Pontificio, perché le donne non potevano esibirsi in pubblico (il divieto, imposto da papa Sisto V nel 1588, restò in vigore fino al 1878, quando papa Leone XIII proibì che la Chiesa continuasse a scritturare i castrati), e a Napoli, dove nel Settecento ogni anno quattromila ragazzi venivano sottoposti all’intervento.

Questi bambini spesso provenivano da orfanotrofi, dove impresari senza scrupoli sceglievano i candidati; altre volte provenivano dai ceti più bassi della popolazione: le loro famiglie li vendevano a un maestro di canto o a una istituzione ecclesiastica sperando di riceverne ricchezze.

I ragazzini che subivano l’operazione andavano incontro a uno sviluppo molto particolare. La voce restava acuta; inoltre, tutte le caratteristiche sessuali secondarie, che in genere in condizioni normali prendevano forma, come il crescere dei peli sul corpo e sul viso, nei castrati non si sviluppavano.

I cantanti castrati erano soprattutto italiani. Viaggiavano in tutta Europa; li troviamo in tutte le nazioni europee, dalla Spagna alla Russia, alla Germania, in Inghilterra, oltre che naturalmente in Italia ed erano molto ben pagati.

Molti di loro divennero vere e proprie celebrità internazionali, ne è un esempio Farinelli (vero nome Carlo Broschi, 1705-1782), uno dei più famosi dell’epoca, che divenne il cantore personale del re di Spagna Filippo V. Tra i più noti del Settecento citiamo anche Salimbeni e Porporino.

A partire dal 1730-1740 il fenomeno incominciò a decadere.

L’ultimo cantante castrato fu Alessandro Moreschi (1858-1922), conosciuto come “l’Angelo di Roma”, impiegato nel coro della Cappella Sistina fino al 1913.

Immagine: Ritratto di Carlo Maria Broschi, detto Farinelli, che fu tra i più celebri cantanti castrati; il dipinto fu eseguito dall’amico Jacopo Amigoni nel 1750 e si trova a Madrid nella Real Accademia de Bellas Artes de San Fernando.

https://www.studiarapido.it/cantanti-castrati-nellitalia-barocca/


Alessandro Barbero

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“Io non posso giurare a Hitler”.

Queste parole, scandite con voce ferma e ben udibile da tutti i presenti, fecero calare il gelo sul già freddo cortile interno della caserma di Konitz, nella Prussia orientale (oggi Chojnice, in Polonia).


La mattina del 4 ottobre 1944, il maresciallo di turno aveva appena terminato di coordinare le prove generali della cerimonia prevista per l’indomani, durante la quale alle reclute chiamate a rimpolpare le fila delle SS si sarebbe chiesto se fossero pronte a “obbedire sino alla morte, giurando fedeltà e coraggio” al Führer .


A pronunciare quella frase inaudita fu un ragazzone dal volto sorridente che gli amici chiamavo “il Pepi”.


Al comandante che lo chiamò a rapporto, spiegò con grande enfasi e sangue freddo che il suo «non possum» era dettato da motivi religiosi.


Uno che della fede cattolica aveva fatto il proprio credo politico e militante, non poteva certo giurare fedeltà all’uomo che al contrario incarnava un sistema anticristiano, paganeggiante e inconciliabile con la dottrina e il magistero della Chiesa.


In breve, il Pepi credeva nella Croce di Cristo, non in quella uncinata. 


Josef Mayr-Nusser, nato ai Piani di Bolzano il 27 dicembre 1910, era il quarto dei sei figli di una famiglia di contadini del maso Nusser, gente dai valori semplici e concreti e dalla fede autentica e profonda.


La perdita del babbo durante la Grande Guerra l’obbligò fin da ragazzino a rimboccarsi le maniche, coniugando il lavoro con lo studio in giornate lunghe e faticose, nelle quali difficilmente mancavano momenti dedicati allo sport e alla lettura, in particolare dei testi di Tommaso Moro.


La preghiera invece non mancava mai, così come la presenza alle riunioni della “Katholische Aktion” (l’Azione Cattolica del Sud Tirolo) e della Conferenza altoatesina della Società di San Vincenzo de’ Paoli.


Che “il Pepi” fosse uno tosto, che non aveva paura di andare controcorrente, lo si era capito già nel 1939 quando, in occasione delle “Opzioni dell’Alto Adige”, in quanto cittadino di madrelingua tedesca gli fu chiesto se aderire al Terzo Reich adottando la cittadinanza austriaca oppure rimanere, mantenendo quella italiana.


Lui si schierò fra i “Dablieber”, quelli cioè che “vogliono restare qui”, e come lui fece la fidanzata Hildegard Straub con la quale Josef condivideva, oltreché l’impiego presso la stessa azienda, anche gli ideali e l’impegno sociale.


Un bello scatto li ritrae radiosi ed eleganti in occasione delle nozze celebrate il 26 maggio 1942, allietate l’anno successivo dalla nascita del piccolo Albert.


Fu proprio a Hildegard che Josef chiese il conforto e il sostegno necessari quando, dopo essere stato condannato a morte dal tribunale militare di Danzica per disfattismo, volle giustificarsi per averla “gettata nel dolore terreno con la mia professione di fede”, aggiungendo che il “dovere di testimoniare era inevitabile, perché due erano i mondi che si scontravano l’uno contro l’altro”.


L’avvicinarsi dell’Armata Rossa accelerò i tempi della sua deportazione al campo di concentramento di Dachau, dove però Josef non arrivò mai.


Rinchiuso con altri disperati su un treno piombato, spirò di fame, sete e stenti il 24 febbraio 1945, quando il convoglio si trovava alla stazione di Erlangen.


Nel Duomo di Bolzano, dove riposano le sue spoglie mortali, il 18 marzo 2017 “il Bepi” è stato dichiarato beato.


Accompagna questo scritto una foto di Josef Mayr-Nusser nel giorno delle nozze.


(Testo di Anselmo Pagani scritto senza ricorso alla IA)


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John McAfee

 


JOHN


Ti chiamavi John. John McAfee.


E sei nato il 18 settembre 1945.


Hai dato il tuo nome a un antivirus e poi hai trascorso buona parte della vita comportandoti come qualcosa che un antivirus avrebbe cercato disperatamente di mettere in quarantena.


Già questo basterebbe.


Ma con te non basta mai niente.


Fosti programmatore, imprenditore, milionario, guru, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, latitante, profeta delle criptovalute e soprattutto instancabile produttore di una biografia nella quale distinguere i fatti dalle provocazioni e dalle balle raccontate da te medesimo richiede ormai un archeologo.


Eppure all’inizio sembravi quasi normale.


Nato in Inghilterra da padre americano e madre britannica, cresciuto negli Stati Uniti, lavorasti come programmatore quando i computer occupavano stanze intere e la parola influencer avrebbe fatto pensare soltanto all’influenza.


Negli anni Ottanta intuisti il potenziale dei virus informatici e nel 1987 fondasti la McAfee Associates, sviluppando uno dei primi antivirus commerciali di grande diffusione.


Il tuo cognome finì su milioni di computer.


McAfee.


Per un’intera generazione significò quella finestrella che compariva sullo schermo per ricordarti che il mondo era pieno di minacce.


Molti anni dopo dichiarasti di detestare quel software e pubblicasti persino un video surreale spiegando come disinstallarlo.


Una specie di dottor Frankenstein che torna al castello e dice: sapete che c’è? Questo mostro mi sta proprio sul caxxo.


Avevi lasciato l’azienda negli anni Novanta e avevi fatto molti soldi.


Una persona normale avrebbe comprato una villa, una barca e magari una cantina in Toscana.


Tu scegliesti di diventare definitivamente John McAfee.


Ti trasferisti in Belize, costruisti una proprietà, ti circondasti di āe i, guardie e storie sempre più difficili da verificare. Nel 2012 la polizia volle interrogarti nell’ambito delle indagini sull’ōmicidio del tuo vicino Gregory Faull.


Non fosti incriminato per quell’ōmicidio e negasti ogni coinvolgimento.


Ma invece di presentarti con un avvocato, scappasti in Guatemala.


Naturalmente.


Perché presentarsi tranquillamente sarebbe stato terribilmente poco McAfee.


Da quel momento la tua vita diventò definitivamente un genere letterario.


Ti candidasti alla presidenza americana, promuovesti criptovalute, lanciasti proclami e dichiarasti pubblicamente di non presentare dichiarazioni dei redditi da anni.


Una strategia fiscale innovativa.


Generalmente chi evade le tasse cerca almeno di non farlo sapere.


Tu praticamente pretendevi il comunicato stampa.


Nel 2020 venisti arrestato in Spagna su richiesta degli Stati Uniti, dove eri accusato di evasione fiscale. Il 23 giugno 2021 un tribunale spagnolo autorizzò la tua estradizione.


Poche ore dopo venisti trovato morto nella tua cella.


Avevi settantacinque anni.


Le autorità spagnole conclusero che si trattava di suicidio.


Naturalmente neppure la morte riuscì a mettere ordine nella tua storia, perché avevi trascorso anni ad alimentare sospetti, complotti e dichiarazioni secondo cui, se fossi morto in determinate circostanze, non si sarebbe dovuto credere alla versione ufficiale.


E così facesti una cosa perfettamente coerente con tutta la tua esistenza:

lasciasti una teoria del complotto persino sulla tua morte.


Forse è questo che rende la tua storia così irresistibile.


Eri un uomo intelligentissimo che a un certo punto sembrò decidere che la realtà fosse troppo piccola per contenerlo.


E allora cominciasti ad allargarla.


A forza di denaro, fughe, armi, sėsso, tecnologia, politica, paranoia e provocazioni, finché diventò impossibile capire dove finisse John McAfee e dove cominciasse il personaggio John McAfee.


Ti chiamavi John.


John McAfee.


Hai creato uno dei software più famosi della storia dell’informatica e poi hai trascorso trent’anni a tentare di diventare più ingestibile di qualunque virus avessi combattuto.


Alla fine ci riuscisti.

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giovedì 17 settembre 2026

Il Conte di Montecristo

 


“Il Conte di Montecristo" è uno dei capolavori più celebri di Alexandre Dumas, pubblicato per la prima volta nel 1844. Il romanzo narra la storia di Edmond Dantès, un giovane marinaio che viene ingiustamente imprigionato nel castello d'If a causa di una cospirazione orchestrata da quattro uomini invidiosi del suo successo. Durante la sua prigionia, Dantès incontra l'abate Faria, un altro prigioniero che gli rivela l'esistenza di un immenso tesoro nascosto sull'isola di Montecristo. Dopo una spettacolare fuga, Dantès trova il tesoro e assume l'identità del conte di Montecristo, dedicando la sua vita a vendicarsi di coloro che lo hanno tradito.


Il romanzo è un'epopea di vendetta e redenzione, esplorando temi come la giustizia, il regolamento di conti, il perdono e la trasformazione personale. La trama è intricata e ricca di colpi di scena, mantenendo il lettore avvinto fino all'ultima pagina. Dumas è magistrale nel creare personaggi complessi e sfaccettati, ognuno con le proprie motivazioni e debolezze. La narrazione è vivida e dettagliata, trasportando il lettore attraverso le ambientazioni esotiche e le atmosfere cupe della Francia post-napoleonica.

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mercoledì 16 settembre 2026

Marco Branca

 


"Quando diventai 'Il cigno di Grosseto'? Andavo verso i trent’anni, ma non è mai tardi per essere paragonato a Van Basten: erano i tempi di Parma, credo.


I gol spesso belli e difficili? Ma a fine carriera ho capito che serviva anche la manovalanza alla Inzaghi.


Gli inizi al Cagliari? Ero al Grosseto, feci un discreto provino con l’Inter ma il presidente Amarugi sparò alto, 50 milioni. Poi comprò il Cagliari e mi portò lì, stipendio da 65.000 lire al mese e neanche tutti i mesi. Così, se non ci accompagnava Reginato con la sua Due cavalli rossa o Nené con una macchina scassatissima, ad allenarci andavamo in pullman: se saliva il controllore, scendevamo. Allenatore Giagnoni, ma lì non metteva il colbacco perché era troppo caldo, e presidente Gigi Riva: a fine partitelle del giovedì si metteva la tuta e mi diceva 'Guarda come calciare'. Certe sassate...


L’Udinese? In squadra con Ciccio Graziani e Bertoni, quanti consigli: ero bravo tecnicamente, sapevano che erano parole spese bene. Feci anche un gol alla Juve marcato da Pasquale Bruno, ma non ricordo falli punitivi...


Perché alla Sampdoria non funzionò il triangolo Branca-Mancini-Vialli? Il Mancio mi voleva in campo, ma era difficile reggere tre punte così. Però nell’anno dello scudetto ci ho messo del mio: cinque gol quando mi sono stati chiesti, e quasi tutti decisivi.


(Alla Fiorentina una sola stagione, con avvio complicato) Vero: arrivai e Radice mi disse 'Tu porta il sacco dei palloni degli attaccanti'. Vero anche che non gli risposi: 'Ma certo, mister'. Con Dunga ci capivamo al volo, Batistuta era al primo anno e mi vedeva come un concorrente, ma eravamo diversi, io attaccante molto più duttile. Una volta a Cagliari, in dieci, Ulivieri mi fece fare pure il libero... Vittorio Cecchi Gori mi diceva: 'Lei è bello come un attore, le presenterò qualche mia attrice'. Attrici presentate? Zero.


Un po’ di burrasca anche a Parma? Giocavamo spesso io e Zola, eravamo in corsa per lo scudetto. Sacchi, allora ct, è annunciato al Tardini, ma la sera prima Scala mi bussa in camera: 'Domani gioca Asprilla: questioni tecniche'. Non fui gentile con lui, e da allora non ho giocato quasi mai.


(A Roma una parentesi breve) ma divertente: Totti aveva 19 anni e parlava esattamente come parla adesso, ci ammazzavamo dal ridere. Mazzone fu sincero: 'Con me, Balbo e Fonseca giocano pure zoppi. Però ti do una mano per convincere Sensi a venderti'. 


Mazzola all'Inter disse: 'Abbiamo preso il Cantona italiano'? Eh, lui aveva una personalità più debordante, ma in qualche movenza potevo ricordarlo. Ero al top, l’avevo già fatto vedere all’Olimpiade di Atlanta: quattro gol dell’Italia, tutti miei. Quando segnai nel derby ero così sicuro di me da sentire che in quell’azione ci sarebbe stato un rimpallo: ero già in posizione per tirare in porta".

(Marco Branca, da un'intervista alla Gazzetta dello Sport) 


📸 Branca ai tempi dell'Olimpica di Cesare Maldini. Purtroppo, quelle di Atlanta furono le sue uniche presenze in azzurro

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