domenica 13 settembre 2026

Bonaccini ha ragione sempre di più!

 


C'è una particolare specie di analfabeta funzionale che, quando gli chiedi di dimostrare quello che sostiene, non porta un fatto, una fonte o un argomento.

Porta il repertorio.


Prima arriva il grande classico: "E allora i comunisti?"

Non importa quale sia l'argomento. Fascismo? "E i comunisti?"

Razzismo? "E i comunisti?"

Diritti? "E i comunisti?"

Tra un po' salteranno fuori pure per spiegare perché piove.


Poi arriva il secondo capolavoro: "Perché non parlate dei crimini comunisti?"

Benissimo. Parliamone.

Ma facciamolo con la storia, non con il frullatore ideologico.


Se si parla dell'Italia, si indichino fatti, responsabilità, organizzazioni, date e contesti.

Se invece si vuole mettere nello stesso calderone PCI, Stalin, URSS, Tito, foibe e qualunque altra vicenda storica abbia la parola "comunista" da qualche parte, non si sta facendo informazione: si sta facendo analfabetismo storico con ambizioni da documentario.


E naturalmente, quando anche questa brillante strategia per l'AF di turno, non funziona, arriva la sua diagnosi:

"Sei malato."

"Vai dallo psicoterapeuta."

Perché niente dimostra la solidità di un'argomentazione quanto una diagnosi psichiatrica fatta da uno sconosciuto su Facebook.


A quel punto compare immancabilmente anche l'altra perla:

"Parlate di fascismo senza fascismo."


Come se il fascismo fosse una specie di animale estinto che, per poter essere nominato, dovesse necessariamente presentarsi davanti alla tastiera con camicia nera, fez e manganello.


Studiare il fascismo, riconoscerne la storia, discuterne l'eredità politica e costituzionale o denunciare atteggiamenti e simbologie che lo richiamano non significa sostenere che ogni italiano del 2026 sia Mussolini reincarnato.

Significa semplicemente conoscere la storia invece di averne fatto un riassunto nei commenti di Facebook.


E infine, quando proprio non resta più nulla, arrivano dall'AF le accuse di "ignoranza", "ipocrisia" e "odio".

È il momento più esilarante.


Perché chi non riesce a distinguere un fatto storico da una caricatura, un'accusa da una prova e un insulto da un'argomentazione, si mette improvvisamente a distribuire patenti di cultura.


È come vedere uno che non sa leggere dare lezioni di grammatica.


Quindi la prossima volta che un fenomeno AF parte con il suo rosario di "e i comunisti?", "sei malato", "vai dallo psicoterapeuta", "non esiste il fascismo", "voi siete ignoranti", non serve nemmeno arrabbiarsi.


Basta chiedergli una cosa molto semplice:

"Qual è il fatto preciso che dimostra quello che stai dicendo?"


Ed è lì che finisce lo spettacolo.

Perché dietro trenta insulti, cinque slogan e due diagnosi improvvisate, generalmente, non c'è un'idea.

C'è uno che non sa rispondere.


E quando non sa rispondere, sostituisce i fatti con le parolacce, la storia con le fandonie e l'argomentazione con la propria frustrazione.


Poi pretende pure di sembrare intelligente.


È il genere di fenomeno che, se gli togli gli insulti, resta senza vocabolario; se gli togli gli slogan, resta senza pensiero; se gli togli le balle, resta senza argomenti...

Altrimenti perché mai dovremmo definirlo ANALFABETA FUNZIONALE?


©emirus

#PERprogettoeditorialeresistente

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