C'è una particolare specie di analfabeta funzionale che, quando gli chiedi di dimostrare quello che sostiene, non porta un fatto, una fonte o un argomento.
Porta il repertorio.
Prima arriva il grande classico: "E allora i comunisti?"
Non importa quale sia l'argomento. Fascismo? "E i comunisti?"
Razzismo? "E i comunisti?"
Diritti? "E i comunisti?"
Tra un po' salteranno fuori pure per spiegare perché piove.
Poi arriva il secondo capolavoro: "Perché non parlate dei crimini comunisti?"
Benissimo. Parliamone.
Ma facciamolo con la storia, non con il frullatore ideologico.
Se si parla dell'Italia, si indichino fatti, responsabilità, organizzazioni, date e contesti.
Se invece si vuole mettere nello stesso calderone PCI, Stalin, URSS, Tito, foibe e qualunque altra vicenda storica abbia la parola "comunista" da qualche parte, non si sta facendo informazione: si sta facendo analfabetismo storico con ambizioni da documentario.
E naturalmente, quando anche questa brillante strategia per l'AF di turno, non funziona, arriva la sua diagnosi:
"Sei malato."
"Vai dallo psicoterapeuta."
Perché niente dimostra la solidità di un'argomentazione quanto una diagnosi psichiatrica fatta da uno sconosciuto su Facebook.
A quel punto compare immancabilmente anche l'altra perla:
"Parlate di fascismo senza fascismo."
Come se il fascismo fosse una specie di animale estinto che, per poter essere nominato, dovesse necessariamente presentarsi davanti alla tastiera con camicia nera, fez e manganello.
Studiare il fascismo, riconoscerne la storia, discuterne l'eredità politica e costituzionale o denunciare atteggiamenti e simbologie che lo richiamano non significa sostenere che ogni italiano del 2026 sia Mussolini reincarnato.
Significa semplicemente conoscere la storia invece di averne fatto un riassunto nei commenti di Facebook.
E infine, quando proprio non resta più nulla, arrivano dall'AF le accuse di "ignoranza", "ipocrisia" e "odio".
È il momento più esilarante.
Perché chi non riesce a distinguere un fatto storico da una caricatura, un'accusa da una prova e un insulto da un'argomentazione, si mette improvvisamente a distribuire patenti di cultura.
È come vedere uno che non sa leggere dare lezioni di grammatica.
Quindi la prossima volta che un fenomeno AF parte con il suo rosario di "e i comunisti?", "sei malato", "vai dallo psicoterapeuta", "non esiste il fascismo", "voi siete ignoranti", non serve nemmeno arrabbiarsi.
Basta chiedergli una cosa molto semplice:
"Qual è il fatto preciso che dimostra quello che stai dicendo?"
Ed è lì che finisce lo spettacolo.
Perché dietro trenta insulti, cinque slogan e due diagnosi improvvisate, generalmente, non c'è un'idea.
C'è uno che non sa rispondere.
E quando non sa rispondere, sostituisce i fatti con le parolacce, la storia con le fandonie e l'argomentazione con la propria frustrazione.
Poi pretende pure di sembrare intelligente.
È il genere di fenomeno che, se gli togli gli insulti, resta senza vocabolario; se gli togli gli slogan, resta senza pensiero; se gli togli le balle, resta senza argomenti...
Altrimenti perché mai dovremmo definirlo ANALFABETA FUNZIONALE?
©emirus
#PERprogettoeditorialeresistente

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