martedì 15 settembre 2026

Pagasse (bene) i lavoratori

 


Ma esattamente, da quando in qua lavorare gratis e fare straordinari senza essere pagati è diventato qualcosa da rivendicare con orgoglio nelle interviste?


L’ultimo in ordine di tempo è Ernst Knam che, in una surreale intervista su Fanpage.it, ci spiega candidamente che ai suoi tempi gli straordinari si facevano gratis, senza chiedere nulla, ma “col sorriso”. Una roba che ha giustamente fatto rizzare i capelli sulla testa a chiunque si occupi di diritti dei lavoratori. Trovate un’ottima e puntuale analisi di tutta la vicenda nella newsletter “Ma che, davvero?” di Charlotte Matteini, che vi consiglio di recuperare.


Prima di lui abbiamo avuto Alessandro Borghese con la leggendaria retorica del “lavorare per imparare”, e per anni abbiamo sentito ripetere nella ristorazione la solita narrazione della sofferenza come requisito d’accesso in cucina.


I nuovi divi della pasticceria e della ristorazione sono diventati personaggi televisivi, ma appena si spegne la telecamera e si passa al contratto di lavoro, il disco rischia di essere sempre lo stesso: la narrazione tossica del sacrificio a fondo perduto.


«I giovani non hanno voglia di fare la gavetta». «Ai miei tempi io saltavo i fossi per la lunga».


Poi però succede che a luglio l’intera brigata di Knam si dimette in blocco e lui si ritrova con un solo collaboratore al forno. E la risposta dello chef non sembra essere una profonda e umile autocritica sul perché una squadra intera abbia deciso di andarsene. No, la risposta è lamentarsi che l’imprenditore non è tutelato e che una volta si lavorava col sorriso pure gratis.


Spoiler: la gente lavora per vivere, non per alimentare l’ego dello chef star di turno. Se vuoi dipendenti qualificati, performanti e presenti, la ricetta è sorprendentemente semplice:


Li paghi bene.


Paghi gli straordinari fino all’ultimo centesimo.


Garantisci orari umani e una vita al di fuori del posto di lavoro.


La retorica del "si fa per la passione" ha finito la farina.


Se la tua brigata ti manda a quel paese in blocco, il problema non sono le nuove generazioni "viziate": il problema è che la gente ha finalmente smesso di farsi sfruttare col sorriso.

Zecca Buonista

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Premio meritato!

 


Le figurine demmerda!


Eccoci con la seconda puntata de Le figurine demmerda!


Oggi una new entry, un omino di un certo livello, il fascioinfluencer romano de Roma Carabella!


Carabella era andato a Mestre per “cacciare” i musulmani in preghiera AUTORIZZATA.


Che già la cosa farebbe pena di per sé, andare a rompere i cabbasisi a gente che si sta facendo i cazzi loro e pregando il loro dio, ma è riuscito a fare di peggio.


Insomma, arriva, fa il suo cinema, rompe le palle a tutti con i soliti analfaslogan, il panino al prosciutto (l’altra volta era la porchetta. A lui il porco piace, sarà affinità elettiva, chissà) e filma tutto interrompendo, di fatto, la funzione. Addirittura ha strappato il microfono e si è messo a blaterare e poi ha spruzzato lo spray al peperoncino perché “minacciato”. E con lo spray ha pure beccato un poliziotto!


Bene, il questore di Venezia ha guardato tutto, grazie anche al suo geniale girato col telefonino, e preso la sua decisione in merito.


Daspo per Carabella che ora Venezia la vedrà solo in cartolina.


Doveva cacciarli, è stato cacciato.


Però ha ottenuto una figurina demmerda memorabile!


Al prossimo martedì!

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Alberto Giacomelli

 


Dopo averlo trucidato, lo lasciarono sulla strada a dissanguare. Ci rimase così tanto a lungo che il comune dovette rifare l'asfalto, perché il sangue l’aveva impregnato.


Alberto Giacomelli, magistrato in pensione, era un uomo riservato, mite, dedito al lavoro. Mai sotto i riflettori. Un padre di famiglia che la scorta la faceva venire un poco più avanti rispetto a casa sua, perché uscendo di casa non voleva “creare confusione”. Una persona onesta che faceva il suo dovere. Lo fece anche nel 1984, quando sotto gli occhi gli finì uno dei provvedimenti più rischiosi dell’epoca: quello del sequestro della casa di Gaetano Riina, fratello di Totò Riina, “la Bestia”. Lo firmò senza pensarci due volte.


La mafia aspettò che andasse in pensione. Ce lo “costrinse” il figlio ad andarci, anche se lui gli diceva “tanto mi ammazzeranno lo stesso”.


E così fu, perché i sicari lo uccisero la mattina del 14 settembre, quando ormai era in quiescenza.


Cercarono di farlo passare per delitto passionale per infangarne il nome. Poi per una rivalsa di un gruppo di ragazzi che avevano avuto a che fare con la droga.

Ci vollero anni prima che si capisse che Giacomelli era stato ammazzato per una firma.


Gli assassini non sono mai stati trovati. Giacomelli pagò anche il suo essere un uomo riservato, con la sua storia ingiustamente dimenticata da una grossa parte dello Stato.


In questo giorno, a lui va allora il ricordo di chi non dimentica i servitori dello Stato e il loro enorme coraggio.

Leonardo Cecchi 

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lunedì 14 settembre 2026

LE INCONGRUENZE DEL 11/09/2001




25 anni fa, un uomo malato (in dialisi in Afganistan...), in precedenza peraltro addestrato e finanziato dalla CIA, con un telefono e un portatile dell'epoca, da una caverna sperduta nei monti dell'Asia centrale, coordinava efficacemente 19 miliziani alla guida di quattro Jet di linea che non sapevano manovrare (come certificarono gli insegnanti di volo che li conobbero), i cui nomi non erano nelle liste dei passeggeri diramate dalle compagnie aeree subito dopo il disastro, a dirigere i suddetti jet con manovre che piloti veterani hanno dichiarato non fisicamente eseguibili nè da un veterano e tanto meno da un inesperto e principiante, per schiantarsi con volo a vista contro due famosi edifici, colpendo due edifici ed ottenendo il crollo di... tre grattacieli.


Il tutto nel paese più vigilato al mondo, con più aerei, satelliti, radar, computer, agenzie segrete e controlli e tecnologia del mondo (al tempo). Che fortuna che ebbero, a farcela, 19 terroristi senza abilità di pilotaggio, armati di taglierino, che portarono a termine due tentativi su due (anzi tre su tre, ma ci arriviamo). 

Fu molto sfortunata la Difesa degli USA che, proprio quel mattino, stava facendo svolgere una esercitazione che aveva portato via tutti i caccia militari della zona est del paese, ma proprio tutti tranne solo due, la sfortuna proprio, alle volte.

Per di più il Presidente non era operativo proprio quel mattino, e per ore fu incredibilmente impossibile raggiungere anche il vicepresidente per avere ordini pure per usare gli unici due jet disponibili, una jella nera.


Il terzo edificio che crollò con le due torri gemelle, non adiacente ai due edifici caduti e sostanzialmente intatto nè danneggiato dai crolli, si accartocciò da solo su se stesso alcune ore dopo, senza apparenti motivi, forse per disperazione. Che fortuna, perché era un vecchio edificio pieno di problemi e che doveva essere demolito con costi altissimi, proprio come le due torri, che erano letteralmente infarcite di amianto e non si sapeva come fare a demolirle o rifunzionalizzarle in un modo sostenibile.

Che fortuna fu che anche questo terzo edificio, pieno di problemi, venne giù da solo risolvendo de facto ogni grana. E poi era stato pure evacuato a tempo. 


Poco dopo i crolli, nella bolgia del disastro che ricorderete, una sorta di inferno dantesco ma reale, furono però ritrovati i passaporti dei miliziani, quasi intatti, solo un pochino bruciacchiati.

Ma che botta di culo eh.

Un disastro che vaporizza persone, aerei e due edifici alti 400 metri, ma lascia intatti i passaporti dei miliziani, che grandissima fortuna. O sfortuna per gli attentatori.

Solo poche ore dopo, grazie a questi passaporti bruciacchiati, anche se nessuna telecamera di sicurezza di nessun aeroporto aveva registrato la presenza dei 19 uomini negli aeroporti di partenza, con efficienza sovrumana (diciamo quasi come se fosse già tutto pronto da prima degli eventi) si sapeva già tutto di loro e del mandante, che veniva quindi denunciato a reti televisive mondiali unificate.

Poco importa che il celebre Osama, nell'imminenza dei fatti, avesse addirittura categoricamente smentito di aver compiuto questa azione, cosa curiosa assai per una organizazione terroristica che tende a vantarsi di qualsiasi violenza.


Sempre per fortuna o sfiga somma, a seconda dei punti di vista, un terzo aereo, con una manovra che nessun jet di linea avrebbe potuto materialmente sopportare senza frantumarsi in volo, e che nessun pilota nemmeno militare è mai riuscito a replicare ai simulatori, si schiantò contro il Pentagono.

Ma per sfortuna non centrò un punto qualsiasi, bensì fece una manovra assurda e precisissima, impattando proprio contro quella parte di facciata dell'enorme edificio ove erano gli uffici che, in quel momento, contenevano tutti i documenti di una indagine contro il vicepresidente e altri civili e militari delle amministrazioni in carica, per un buco di alcuni miliardi di dollari.

Tutto in fumo, indagine saltata, ma che jella.

O che sollievo, da che parte guardi il mondo, tutto dipende...


Ed è poi certamente un caso che, proprio meno di due mesi prima, il complesso immobiliare (costosissimo e ormai un affare in perdita da anni) era stato acquistato (in comodato di 99 anni) da un imprenditore ebreo, il quale per estrema lungimiranza lo avrebbe fatto immediatamente assicurare anche contro attentati perpetrati a mezzo aereo per 3,2 miliardi di dollari del tempo.

E fu una enorme fortuna che, proprio quel giorno fatidico, mentre egli in persona si recava in auto al lavoro al suo ufficio all'ultimo piano di una delle due torri, questo imprenditore fosse chiamato al telefono dalla moglie che gli ricordò della sua visita dal dermatologo, modificando la sua giornata e salvandogli così la vita.

La fortuna è cieca ma la sfiga ci vide benissimo per le altre migliaia di persone che non erano proprietarie del complesso e non avevano una mogliettina solerte.


A margine del fatto principale, fu una ulteriore incredibile fortuna per l'imprenditore (che non nominiamo, a volte li si evoca) che le assicurazioni pagarono, in effetti, per indennizzo, una cifra enorme, e la pagarono persino doppiamente perché i legali dell'imprenditore ebreo riuscirono a far passare la tesi che ciascuna torre fosse stata colpita da un aereo diverso, per cui si era trattato di due sinistri diversi che necessitavano il pagamento del premio per ciascuno dei due eventi (e ciascuno di dimensioni stellari). 

Quando si dice la fortuna, alle volte.

A proposito, per fortuna il proprietario del terzo edificio, quello caduto senza apparenti motivi oltre ad una fortunata sospetta convenienza, era guardacaso proprio lo stesso imprenditore ebreo che aveva acquistato (in perdita) le torri gemelle, e che avrebbe poi incassato l'indennizzo astronomico dalle assicurazioni.

Fortunato, eh. Ed era certamente una ulteriore grande fortuna che costui, evidentemente un tipo molto lungimirante, come da lui stesso dichiarato, avesse già pronto da alcuni mesi un progetto per rimpiazzare proprio questo terzo edificio crollato forse misteriosamente, ma certo molto opportunamente.

Oh, uno così fortunato è da sposare, eh, beata la moglie.


È poi certamente falso che i lavoratori dei sotterranei del WTC (e in seguito anche alcuni dei primi pompieri e poliziotti soccorritori) abbiano dichiarato e siano addirittura stati feriti da esplosioni avvenute nei sotterranei delle torri prima che fossero colpite dai cosiddetti aerei di linea. Esplosioni che sfortunatamente non sono state riconosciute come eventi realmente accaduti, nelle ricostruzioni ufficiali, e quindi non esistono e se ne parli sei un complottista.


Ed è poi normale che, dopo una intera guerra in Asia, devastazioni e infinite operazioni speciali, il caro e agognato Osama, finalmente rintracciato dalle forze speciali, venisse però ucciso benché dicono fosse disarmato, invece che essere catturato vivo e interrogato fino all'ultima confessione da estirpargli.

Che sfortuna, scappò la mano sul grilletto della task force mandata a prenderlo, e lo ammazzarono, dopotutto mica era all'epoca il cattivo più cattivo di tutti, pieno di segreti e informazioni utili..

E nessuno ebbe nulla da dire sul fatto che il suo corpo, uno o due giorni dopo, fosse poi in fretta e furia  buttato in mare a caso invece che mostrarlo al mondo intero come prova della grandezza della collera degli USA, e monito per tutti gli altri cattivi di questo film... ehm, storia.

Inutile precisare che il corpo militare speciale di dodici uomini che lo aveva (presuntamente) catturato, poche settimane dopo, fu sfortunatamente (ma forse molto opportunamente) sterminato interamente dalla caduta dell'elicottero che li stava trasportando.

Anche qui, che sfortuna.


Quel giorno (e negli eventi correlati), si assortirono perfettamente molte grandi fortune e grandi sfortune.

Quasi come se le cose fossero state congegnate. "Quasi come se", è davvero incredibile alle volte quello che, per caso, riesce a succedere nel mondo.


Buon ventunesimo secolo.

Iniziò così.


Edmund Dantes

Charo Vargas

 


Charo Vargas non chiede il permesso per pensare diversamente.


È un’avvocata specializzata in diritto di famiglia e lavora nel Dipartimento Investigativo del Comitato Nazionale delle Vittime della Guerriglia. Da lì ha costruito la sua voce pubblica: una giovane donna che si dichiara apertamente anticomunista, antiprogressista e antifemminista, e che conclude ogni dichiarazione con la stessa frase, come un marchio personale: «una donna libera».


In un ambiente in cui si dà per scontato che essere giovani sia sinonimo di essere di sinistra, ha scelto il percorso opposto e lo dice ad alta voce, senza chiedere scusa né ammorbidire la propria posizione. Quella combinazione—giovinezza, professione, convinzione religiosa e politica di destra—è precisamente ciò che l’ha resa una calamita per le reazioni. Alcuni la applaudono come esempio di pensiero critico. Altri la accusano di ripetere una retorica che minaccia diritti conquistati in decenni.


Ciò che nessuno contesta è che la sua dichiarazione non ha lasciato nessuno indifferente.

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*ROMA, FLASH MOB PER L’11 SETTEMBRE 1973: LA MEMORIA NON SI CANCELLA

 



A Torre Argentina, sotto la targa che ricorda il “Cile democratico”, abbiamo ricordato Salvador Allende e il golpe dell’11 settembre 1973.


Una delegazione del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Roma, Castelli e Litoranea ha promosso oggi un flash mob per ribadire che quella memoria riguarda anche il nostro presente.


L’11 settembre 1973 il governo democraticamente eletto di Salvador Allende venne rovesciato dal colpo di Stato guidato da Augusto Pinochet. Seguirono anni di dittatura, repressione, torture, desaparecidos ed esilio.


Ricordare oggi il Cile significa non sottovalutare mai i segnali autoritari.


La democrazia non è conquistata una volta per tutte: libertà, diritti e partecipazione devono essere difesi ogni giorno.


Abbiamo deposto fiori e alzato cartelli con parole che restano attualissime:


*MAI PIÙ GOLPE*

*MAI PIÙ FASCISMO*


#SalvadorAllende #11Settembre1973 #Antifascismo #Cile #RifondazioneComunista


Giovanni Barbera

🔴 RONDA FASCISTA A BOLOGNA (E BIS A VENEZIA)



Nel tardo pomeriggio di giovedì 10 settembre, una decina di fascisti esteri accompagnati da un noto influencer di destra (che non nomineremo per non regalargli qualche click in più), hanno improvvisato una ronda nel quartiere della Bolognina, dove hanno compiuto delle aggressioni; sono poi corsi a rifugiarsi presso la più prossima stazione di polizia, dove hanno atteso l’arrivo della celere, che ha provveduto a proteggerli dai sopraggiunti antifascisti mentre si defilavano, senza nemmeno identificarli (cortesia professionale, immaginiamo). Gli stessi squadristi si sono un paio di giorni dopo dopo lanciati in un’incursione a Venezia, dove hanno aggredito dei militanti di Alleanza Verdi Sinistra colpevoli di indossare magliette antifasciste. A seguito delle violenze subite i compagni hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere.


Se da un lato la nostra massima solidarietà va alle vittime delle aggressioni, dall’altro non possiamo non rilevare come questo sia nient’altro che l’ennesimo episodio di collaborazione sistematica fra polizia e fascismo di strada. Tutti e due sono, d’altronde, strumenti di oppressione della classe lavoratrice, l’uno la forza repressiva statale, l’altro il mezzo per mettere i pezzi della classe stessa gli uni contro gli altri, indebolendone il fronte, e per colpire direttamente le organizzazioni che a rappresentare la classe lavoratrice si candidano (senza andar troppo sul sottile fra riformisti/opportunisti e chi coerentemente porta avanti un programma di classe).


Queste considerazioni qualificano il nostro antifascismo: non siamo antifascisti per democraticismo di stampo civico, bensì per coscienza della vera collocazione del fascismo all’interno della lotta di classe, del suo essere (al netto della finta retorica antisistemica) uno strumento dello stato presente di cose che combattiamo, come la storia più volte ci ha insegnato. La lotta al fascismo è lotta di classe – e noi non ci facciamo problemi nel prendere nettamente posizione in essa. Alla violenza politica dei fascisti e dell’estrema destra che (come è sempre successo nella storia) può essere incubatoio di una degenerazione autoritaria del regime borghese, occorre reagire con determinazione attivando l’antifascismo militante di massa.


PCL Bologna

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La Meloni è nemica degli italiani

 


SPENNATI SUL TFR 


Spiegadola in parole povere: il governo cancella dal 2027 la clausola di salvaguardia sul TFR. 

Cosa significa? Che quando, dopo una vita di fatiche, andrete a ritirare la vostra liquidazione, lo stato non applicherà più il vecchio calcolo protettivo ma vi piazzerà sopra l'aliquota piena. Una mazzata fiscale pesantissima direttamente sui risparmi accumulati anno dopo anno. 

Un capolavoro di patriottismo: difendere l'Italia alleggerendo il portafoglio degli italiani.

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Che merda!

 


#iomivaccino

EMMA BONINO

L'eterno riposo dona a lei, o Signore, e splenda a lei la luce perpetua. Riposi in pace. Amen.


Pro-UE

Pro-vaccini 

Pro-immigrazione 

Pro-euro

NON ERA UNA DI NOI.


#bonino #vaccini

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Non comprate lo yogurt neonazista Muller

 


Theo Müller, il re dello yogurt, ha detto che lui sta gioiosamente con l’estrema destra tedesca e ha definito il trionfo di Afd in Sassonia una “benedizione”.


E io, altrettanto gioiosamente, non acquisterò mai più un suo yogurt in vita mia.


Se lo facciamo da soli, non spostiamo una piuma.


Se siamo milioni, si chiama boicottaggio.


E, di fronte a uno che simpatizza per i neonazisti, mi pare il minimo sindacale.

Lorenzo Tosa 

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L'ignoranza sovranista uccide!

 


🚨 Un’altra morte legata al morbillo in Pennsylvania, mentre l’epidemia continua a crescere

Una donna di 40 anni, non vaccinata e residente nella contea di Jefferson, in Pennsylvania, è morta a causa di complicazioni associate al morbillo.


La donna è deceduta sabato 12 settembre 2026. A comunicare la notizia è stato l’ufficio del coroner della contea di Jefferson, che ha dichiarato di non voler diffondere ulteriori informazioni identificative per rispetto della privacy della vittima e della sua famiglia.

La morte arriva mentre in Pennsylvania è in corso un’epidemia di morbillo in crescita.


Il morbillo non è una malattia banale: è una malattia infettiva molto contagiosa e può essere particolarmente impegnativa, con complicanze che possono richiedere ricoveri ospedalieri e, in alcuni casi, lasciare sequele e conseguenze a lungo termine. Nei casi più gravi può purtroppo essere anche fatale.


🩺 La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione contro il morbillo e le sue complicanze.

Matteo Bassetti 

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GIÙ LE MANI DALLA DEMOCRAZIA

 


Giovanni Barbera

Succede...agli stupidi

 


Ti ricordi di Bambi, no? Sì, il cerbiatto della Disney.

In pochi, pochissimi, sanno che è tratto da un libro molto, molto più inquietante del cartone animato.


Sì perché se nel cartone la figura dell'uomo che uccide la mamma del povero Bambi è triste e spaventosa, nel libro è qualcosa di molto peggio.


Dopotutto Bambi fu scritto per gli adulti, non per i bambini, da uno scrittore austriaco, Felix Salten, nel 1923. E nel suo bosco l'uomo non ha un nome: gli animali lo chiamano soltanto "Lui".


Gli animali non sanno chi è LUI.

Gli animali non sanno perché arriva LUI.

Gli animali non sanno perché spara LUI.

Sanno solo che quando arriva Lui, qualcuno non torna a casa.


Il piccolo Gobo, per esempio, nel cartone la Disney lo ha tagliato via: è il cerbiatto compagno di giochi di Bambi.


È piccolo.

È innocente.


Quando Lui lo vede, inspiegabilmente, decide di non ucciderlo. Anzi! Se lo porta a casa, lo nutre, gli mette un collare al collo, lo fa crescere.


E Gobo si fida.

Gobo è l'unico animale che impara ad amare Lui.


Quando torna nel bosco lo racconta a tutti: "Lui è buono, guardate il mio collare".


Un giorno Gobo, cresciuto, ritrova Lui in una prateria.

Lo riconosce.

Si fida.

Avvicina il muso alla canna del suo fucile.

Annusa.


BUM. BUM. BUM.


Gobo muore perché si fida di una mano che impugna un fucile.


Ed in Italia quel fucile sta in MEZZO MILIONE di case.


E si trovava anche tra le mani del fratello di Vincenzo, che sparava ai cinghiali per allontanarli dal raccolto.


Che lo ha colpito per sbaglio.

Che lo ha ucciso per sbaglio. 


Quel fucile lo conosci anche tu: sta nell'armadio di uno zio, dietro i cappotti, e in famiglia nessuno ci ha mai fatto caso.


È attaccato al muro, in una vetrina.

È chiuso in una cassa di metallo, nel garage.


Lo Stato questa "arte" la chiama "caccia". La chiama "sport".

Le dà una stagione.

Le dà dei fondi.

Le dà una federazione, una licenza una patente.


Ma possedere un fucile vuol dire solo una cosa: la capacità di uccidere esseri viventi.


Come Gobo.

Come Vincenzo.

Nessuno muore in modo giusto di fronte un fucile.


Eppure non lo dice nessuno.

Eppure non ne parla nessuno.


Nella scorsa stagione di caccia un fucile ha colpito una persona ogni tre giorni.

Una ogni tre giorni.


Più dei femminucidi.

No, non è una gara: ma perché non se ne parla?


Agli animali va anche peggio, perché per loro nessuno tiene nemmeno il conto.


Perché degli animali "chi se ne frega".

La gente muore per disgrazia.

Gli animali muoiono per "divertimento".


Muiono, se gli va bene eh! Perché nella maggior parte dei casi scappano via feriti, morendo dissanguati o di infezione giorni e giorni dopo, in atroci sofferenze


BUM. BUM. BUM. 

Questo vuol dire "avere un fucile". 


Può essere un cinghiale.

Può essere un'oca, un tordo, un cane che passa, un uomo che corre.

Può essere un fratello.


Il fucile non lo sa.

Il fucile non lo saprà mai.


Ah, non ti ho raccontato come finisce il libro.


Bambi è vecchio, ha il pelo grigio e cammina nel bosco. 

A terra c'è Lui.

È steso, e non si rialza.


Ha il petto pieno di sangue.


Un altro Lui lo ha ucciso per sbaglio.


Fonte:

Adamo Romano

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Ettore Majorana

 


🕵️‍♂️⚛️ MISTERI DELLA STORIA #3 – CHE FINE HA FATTO ETTORE MAJORANA?


È uno dei più grandi misteri della storia scientifica italiana.


Un fisico geniale.


Un uomo riservato e tormentato.


Una nave tra Palermo e Napoli.


Poi, improvvisamente, il nulla.


📅 Marzo 1938.


Ettore Majorana ha appena 31 anni, ma è già considerato uno dei più brillanti fisici teorici della sua generazione.


Ha lavorato con Enrico Fermi e con i celebri “ragazzi di via Panisperna”.


Fermi ne aveva un’opinione impressionante. Arrivò a collocare Majorana, per profondità scientifica, nella rarissima categoria dei grandi geni della fisica.


⚛️ UN GENIO CHE PUBBLICAVA POCHISSIMO


Majorana era diverso dagli altri.


Estremamente riservato, pubblicava poco e spesso sembrava quasi disinteressato a far conoscere le proprie scoperte.


Alcune sue intuizioni si sarebbero rivelate straordinariamente importanti.


Ancora oggi, nella fisica delle particelle, si parla di fermioni di Majorana.


Ma nel 1938 qualcosa cambia.


Majorana, diventato professore di Fisica teorica all’Università di Napoli, parte improvvisamente.


🚢 IL VIAGGIO VERSO PALERMO


Il 25 marzo 1938 prende una nave da Napoli diretta a Palermo.


Prima di partire lascia una lettera al direttore dell’Istituto di Fisica di Napoli, Antonio Carrelli.


Il tono appare inquietante.


Majorana sembra annunciare una decisione definitiva.


Tutto fa pensare al suicidio.


Ma poco dopo arriva un telegramma.


Majorana chiede di non considerare la lettera precedente.


E quindi scrive nuovamente a Carrelli.


Dice che il mare lo ha rifiutato e che tornerà.


Sembra aver cambiato idea.


🚢 POI SI IMBARCA PER NAPOLI


Majorana avrebbe acquistato il biglietto per il viaggio di ritorno da Palermo a Napoli.


Ed è qui che comincia veramente il mistero.


Da quel momento le sue tracce si perdono.


Non viene ritrovato un corpo.


Non esiste una prova definitiva del suicidio.


E non esiste nemmeno una prova definitiva che abbia continuato a vivere.


❓ SI SUICIDÒ?


È l’ipotesi più immediata.


Le lettere sembrano indicare una profonda crisi personale e inizialmente Majorana aveva chiaramente contemplato la possibilità di togliersi la vita.


Ma allora perché il telegramma?


Perché la seconda lettera?


E soprattutto: dove sarebbe morto?


⛪ SI RITIRÒ IN UN MONASTERO?


Un’altra celebre ipotesi sostiene che Majorana abbia scelto volontariamente di scomparire dal mondo e di rifugiarsi in un monastero.


Lo scrittore Leonardo Sciascia, nel suo celebre libro La scomparsa di Majorana, contribuì enormemente a rendere famosa l’idea di una fuga consapevole.


Secondo questa interpretazione, Majorana avrebbe intuito le terribili possibilità della fisica nucleare e avrebbe deciso di sottrarsi al proprio destino di scienziato.


È un’ipotesi affascinante.


Ma non è mai stata dimostrata.


🌎 FUGGÌ IN SUD AMERICA?


Negli anni emersero anche testimonianze secondo le quali Majorana sarebbe stato visto in Argentina.


Decenni più tardi le autorità italiane esaminarono anche la possibilità che avesse vissuto in Venezuela negli anni Cinquanta.


Una fotografia e alcune testimonianze furono considerate abbastanza interessanti da portare a nuove indagini.


Ma nemmeno questa pista ha prodotto una soluzione definitiva.


🧠 E POI C’È IL SILENZIO


Forse l’aspetto più affascinante della vicenda è proprio questo.


Majorana non era un personaggio qualsiasi.


Era uno degli uomini che avevano partecipato a uno dei momenti più straordinari della fisica italiana.


Eppure, a un certo punto, sembra quasi essere riuscito a cancellarsi dal mondo.


Il suo collega e amico Edoardo Amaldi avrebbe dedicato anni a ricostruirne la figura e a impedirne l’oblio.


Attorno a Majorana rimane infatti una sensazione particolare: non soltanto quella di un uomo scomparso fisicamente, ma di uno scienziato che, per molto tempo, rischiò quasi di scomparire anche dalla storia della fisica.


⚛️ E invece il suo nome è ancora qui.


Nelle teorie.


Negli esperimenti.


Nelle particelle che potrebbero possedere le caratteristiche da lui immaginate.


Ma dell’uomo che portava quel nome, dopo il 1938, non abbiamo una risposta definitiva.


📅 Ettore Majorana aveva 31 anni.


Suicidio?


Fuga volontaria?


Monastero?


Sud America?


O qualcosa che ancora oggi non siamo riusciti a ricostruire?


Quasi novant’anni dopo rimane una domanda semplicissima:


che fine ha fatto Ettore Majorana?


📚 MISTERI DELLA STORIA

Dentro la Storia


#majorana #EttoreMajorana #misteri #segreti #fisica #fisicaquantica #atomo #atomica #scomparsa #scomparso #curioso

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Rudolf Hess

 


🕵️‍♂️ MISTERI DELLA STORIA #2 – RUDOLF HESS: SUICIDIO O OMICIDIO A SPANDAU?


Aveva 93 anni.


Era stato uno degli uomini più importanti del regime nazista.


Ed era ormai l’unico detenuto rimasto in un’intera prigione.


Il 17 agosto 1987, Rudolf Hess viene trovato gravemente ferito nella prigione di Spandau, a Berlino Ovest.


Poco dopo muore.


La versione ufficiale è chiara:


suicidio.


Ma da quel momento comincia uno dei misteri più discussi del dopoguerra.


🇩🇪 CHI ERA RUDOLF HESS?


Hess era stato uno dei più fedeli collaboratori di Adolf Hitler e suo vice all’interno del Partito Nazista.


Poi, il 10 maggio 1941, fece qualcosa di incredibile.


Salì da solo su un Messerschmitt Bf 110 e volò verso la Scozia, apparentemente con l’intenzione di proporre una pace separata tra Germania e Gran Bretagna.


Si lanciò con il paracadute.


Venne catturato.


Hitler lo dichiarò praticamente un folle e prese le distanze dall’intera operazione.


Hess non sarebbe mai più tornato libero.


⚖️ NORIMBERGA


Dopo la guerra venne processato a Norimberga.


Fu assolto dalle accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ma riconosciuto colpevole di cospirazione e crimini contro la pace.


La condanna:


ergastolo.


Venne trasferito nella prigione di Spandau insieme ad altri importanti gerarchi nazisti.


Uno dopo l’altro, però, gli altri detenuti morirono o vennero liberati.


Dal 1966, Hess rimase solo.


Un uomo anziano custodito in una gigantesca prigione amministrata a rotazione da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica.


🌳 17 AGOSTO 1987


Quel pomeriggio Hess si trova in una piccola costruzione nel giardino della prigione.


Viene successivamente trovato con un cavo elettrico intorno al collo.


Trasportato in ospedale, muore poco dopo.


Secondo l’inchiesta britannica, Hess si era suicidato impiccandosi.


Venne inoltre trovata una nota destinata alla famiglia.


Caso chiuso?


Non proprio.


❓ I DUBBI


Il figlio di Hess, Wolf Rüdiger Hess, rifiutò sempre la versione ufficiale.


Secondo lui il padre era troppo anziano e fisicamente debilitato per riuscire a suicidarsi in quel modo.


La famiglia sostenne inoltre che Hess potesse essere stato ucciso per impedirne una possibile liberazione.


Ma perché?


🤫 IL SEGRETO DEL VOLO IN SCOZIA


È qui che la storia diventa ancora più intrigante.


Da decenni si discute sulle vere ragioni del misterioso volo del 1941.


Hess agì completamente da solo?


Pensava davvero di poter negoziare con esponenti dell’establishment britannico?


Hitler sapeva qualcosa?


Esistevano contatti segreti precedenti?


La storiografia prevalente considera il viaggio una iniziativa personale di Hess, senza prove convincenti che Hitler lo avesse inviato.


Ma l’episodio continua ad alimentare speculazioni.


🩺 E L’AUTOPSIA?


Anche qui nasce la controversia.


Una seconda autopsia richiesta dalla famiglia individuò lesioni al collo che il medico incaricato ritenne meritevoli di ulteriori indagini.


Questo contribuì enormemente alle teorie sull’omicidio.


Tuttavia, non è mai emersa una prova conclusiva che Hess sia stato assassinato.


La versione ufficiale rimane quella del suicidio.


🏚️ E POI ACCADDE QUALCOSA DI PARTICOLARE


Dopo la morte dell’ultimo prigioniero, la prigione di Spandau venne demolita completamente.


L’obiettivo era impedire che diventasse un luogo di pellegrinaggio neonazista.


Anche i materiali provenienti dalla demolizione furono dispersi.


La prigione che per vent’anni aveva ospitato un solo uomo scomparve.


📅 17 agosto 1987.


La versione ufficiale dice:


Rudolf Hess si suicidò.


Le teorie alternative sostengono:


qualcuno voleva impedirgli di uscire vivo da Spandau.


A quasi quarant’anni di distanza, però, manca ancora la cosa fondamentale per trasformare il sospetto in storia:


una prova convincente dell’omicidio.


❓ Voi cosa pensate?


Suicidio o c’è qualcosa della morte di Rudolf Hess che ancora non conosciamo?


📚 MISTERI DELLA STORIA

Dentro la Storia


#storia #storiavera #hess #norimberga #curiosita #misteri #misteridelpassato #germania #ww2 #ww2history #WWII

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Bonaccini sa cosa votano questi

 


Li trovi sotto qualunque necrologio, manco lavorassero per Taffo.

C’è uno che muore a 93 anni dopo una vita di acciacchi, tre bypass, due tumori e una passione per la grappa alle otto del mattino.

E loro:  

“Vaccino?”


Gli chiedi quale ricerca scientifica colleghi quel malore specifico al vaccino e svaniscono in una risata isterica, con la stessa velocità con cui spariscono le prove quando il guru sbaglia una profezia.


Durante la pandemia si facevano pollare 300, 400, pure 500 euro da perfetti sconosciuti su Telegram per un Green Pass falso che magari non funzionava nemmeno.

Il capolavoro è che, per non farsi “controllare dal sistema”, mandavano soldi e documenti personali a uno chiamato tipo PatriotaLibero_88, con la foto profilo di un lupo, una bandiera italiana e l’aquila romana fatta con Paint.


Poi li vedevi inveire contro le grandi case farmaceutiche:

“Big Pharma vuole solo i nostri soldi!”

E cinque minuti dopo erano lì a regalare 15 o 20 euro a tampone, ogni volta, pur di non vaccinarsi.

Contro Big Pharma, ma con la tessera punti.  

Al decimo tampone ti davano in omaggio una paranoia nuova.

Hanno criticato i vaccinati perché “si affidavano ciecamente alla medicina”.


Loro invece, pensatori indipendenti, si sono affidati a sverminanti per cavalli, idrossiclorochina, vitamine prese a secchiate, aerosol improbabili, integratori dal nome in latino e tisane spiegate in diretta da uno che fino a tre mesi prima vendeva cover per cellulari.


“Ma non lo dice la TV!”

No, infatti.  

Lo diceva uno con la ring light, la lavagna piena di frecce rosse e il link PayPal fissato nei commenti.


Nel 2020 non facevano nemmeno in tempo a gridare:

“NORIMBERGA 2!”

che qualcuno era già pronto a vendergli la denuncia collettiva, il ricorso rivoluzionario, il certificato magico, la diffida da stampare in casa o il documento segreto che avrebbe fatto crollare la Repubblica entro venerdì.

Venerdì di quale anno non si è mai capito.


E mentre urlavano alla “dittatura sanitaria” per una mascherina, un tampone o una misura di contenimento, lustravano metaforicamente le scarpe a neofascisti, autocrati, propagandisti e aspiranti uomini forti.


La libertà, per loro, funziona così:

“Fate quello che volete.  

Purché facciate esattamente quello che dico io.”


La parte più esilarante è che si definiscono pensatori indipendenti

Indipendenti da cosa?

Dalle fonti.  

Dalle verifiche.  

Dalla memoria.  

Dalla vergogna.


Il guru sbaglia una previsione?  

“Era una psy-op.”

Il guru cambia versione?  

“Si sta adattando al piano.”

Il guru chiede soldi?  

“Lo fa per informarci.”

Il guru viene smentito?  

“Segno che fa paura al sistema.”


E quando qualcuno, invece di ascoltare medici e fonti affidabili, si affida a intrugli fai-da-te, cure miracolose e ciarlatani da tastiera, e finisce male, improvvisamente cala il silenzio.


Perché il complotto va bene finché produce visualizzazioni, donazioni e applausi.

Quando presenta il conto, la colpa è sempre di qualcun altro.

Non combattono il sistema.

Fanno volontariato per l’ufficio marketing di truffatori, fuffaguru e venditori di panico.


E lo fanno gratis

Anzi no

Spesso pagano pure


#Satira #SatiraPolitica #Ironia #Umorismo #Comicità #Fuffaguru #FuffaGuru #Ciarlatani #VenditoriDiFumo #Disinformazione #Misinformazione #FakeNews #FactChecking #PensieroCritico #VerificaDelleFonti #Bufale #TeorieDelComplotto #Complottismo #Complottisti #NoVax #NoVaxItalia #Telegram #TelegramUniversity #GuruTelegram #GreenPass #Pandemia #Covid19 #Antiscienza #Pseudoscienza #LaVeritàNonSiInventa

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Bessie Coleman

 


Bessie Coleman nacque in Texas nel 1892, aveva ascendenti Cherokee o Choctaw da parte paterna ed entrambi i suoi genitori erano afroamericani. All’età di 23 anni, si trasferì a Chicago, in cerca di un futuro migliore. Tra le tante persone che incontrò nei suoi 5 anni nell’Illinois vi erano alcuni piloti della Prima guerra mondiale, i quali le trasmisero la passione per il volo, ma Bessie dovette vedersi chiudere in faccia tantissime, troppe porte, perché nera e perché donna. Furono altre due persone, un giornalista e un banchiere, che la convinsero prima a inseguire i suoi sogni fino a oltre i confini degli Stati Uniti, e poi a finanziare il suo viaggio verso la Francia, dove si sarebbe iscritta alla Federazione Aeronautica Internazionale. 

Era il 1920.

Volava alto Bessie, e volava bene, tanto da ottenere il brevetto di pilota in poco più di 6 mesi, prima donna afroamericana a riuscirci, oltre che prima cittadina statunitense a ottenerlo presso la scuola di Parigi. Al suo ritorno negli Stati Uniti, Bessie passò quanto più tempo possibile lì in alto, “dove non c’è razzismo”, esibendosi in spettacoli di volo, ma non si risparmiava nemmeno quando aveva i piedi sulla terra, promuovendo il lavoro nel settore aeronautico per gli afroamericani. L’ideale di uguaglianza e di rifiuto del razzismo superava addirittura la passione per il suo lavoro: Bessie accettava infatti di partecipare esclusivamente a spettacoli che non prevedessero limitazioni razziali per il pubblico.

Ebbe anche il tempo di sopravvivere a un incidente con il suo aereo, prima di rimanere vittima di un secondo, nel 1926, mentre aspettava, impaziente, di poter vedere con i suoi occhi una sua scuola di volo, che non avrebbe fatto distinzioni di sesso e di razza, con la quale voleva “trasformare la capanna dello zio Tom in un hangar”.


Cronache Ribelli 

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La storia di Bessie Coleman è raccontata in C'era una (R)ivolta 2. Lo trovate seguendo il link nel primo commento.

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La battaglia di Waterloo

 


Nel settembre del 1992 l’organizzazione internazionale neonazista Blood & Honour organizzò un concerto nel centro di Londra dove avrebbero suonato tra gli altri, gli Skrewdriver, gruppo di cui faceva parte proprio uno dei fondatori dei B & H, Ian Stuart Donaldson, e i Dirlewanger, gruppo neonazista svedese il cui nome era ispirato a uno degli ufficiali più sanguinari delle SS.

Donaldson è stato un personaggio fondamentale dell’estrema destra inglese ed europea fino alla sua morte. Uno che sosteneva: “vogliamo davvero questi subumani ne*ri nel nostro paese? Col caz*o! Ci sono due opzioni: o li spediamo fuori da qui o nelle camere a gas.”

Questo per far capire la caratura del personaggio.

Fatto sta che il concerto venne organizzato il 12 settembre del 1992 nel quartiere di Eltham, nella parte sudorientale della capitale inglese. Ai bonehead di destra che giungevano a Londra, tuttavia, venne chiesto di concentrarsi alla stazione di Waterloo per poi dirigersi verso il luogo del concerto. La notizia però si diffuse e la polizia decise di bloccare la stazione dei treni e della metro di Waterloo quando, però, ormai erano presenti già decine di neonazisti. I gruppi antifascisti locali nel frattempo avevano organizzato un assembramento per impedire il raduno a Waterloo. Nonostante fossero attesi centinaia di aderenti al BNP e di simpatizzanti, alla fine gli antifascisti erano decisamente più numerosi dei nazisti. A fatica la polizia riuscì a tenere i due gruppi separati all’interno della stazione: ma una volta fuori i gendarmi inglesi persero completamente il controllo della situazione, portando i neonazisti proprio a ridosso dei contestatori che iniziarono ad assalirli pesantemente. Già i primi scontri causarono diversi feriti. Provando a rimediare all’errore, i poliziotti provarono a fare allontanare i neonazisti da Waterloo, con il risultato di farli transitare su una strada costeggiata da una sopraelevata da dove gli antifa londinesi iniziarono a bersagliarli con mattoni, bottiglie di champagne provenienti dai ristoranti nei dintorni e ogni qualsivoglia tipologia di oggetto che si prestasse al lancio. La polizia britannica fece giungere rinforzi in tenuta antisommossa ma a Waterloo regnava ormai il caos. A fatica, riuscirono ad evacuare i neonazisti “sequestrando” tre autobus e un intero treno della metropolitana. I nazi arrivarono a Eltham solo grazie alla scorta della polizia. Il concerto si tenne ma in un’atmosfera di alta tensione e con il locale presidiato - ancora - da decine di poliziotti ben armati. Nel frattempo la notizia della battaglia si diffuse in tutta Europa e, negli anni successivi, diversi paesi misero fuorilegge la Blood & Honour.


Cronache Ribelli 

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Questo è uno degli eventi presenti nelle carte del nostro gioco “Il tempo della Rivolta”, lo trovate seguendo link nel primo commento.

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La democrazia ca difesa dal fascismo

 


Il vero volto dell'antifascismo è quello che vedete nella foto qui sotto che ritrae la sede di CasaPound incendiata a La Spezia lo scorso venerdì notte.


La Mafia Antifascista agisce di notte: incendia, imbratta, attacca. Mai di giorno, mai a viso scoperto.

Ma se gli esecutori sono dei vili che pensano di ripercorrere fuori tempo massimo le orme dei loro nonnini rubagalline partigiani, i mandanti che li aizzano e li coprono stanno negli enti locali, in parlamento, nei salotti televisivi, nelle redazioni dei giornali, nelle università. Come negli anni '70.


Ma sappiano che se toccano un Nostro fratello, toccano tutti. 

Solidarietà e vicinanza ai fratelli di CasaPound.


#LaSpezia #maipiuantifascismo #Remigrazioneericonquista #CPI #bresciaaibresciani

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La violenza fascista in Italia

 Fabio Marini 

Luglio 2024: Aggressione del giornalista Andrea Joly (La Stampa) a Torino, dove un militante ha sfregiato un ventenne tedesco e un cronista è stato pestato da estremisti di destra. 

Luglio 2024: Aggressione di un musicista (Pietro Morello) da parte di cinque persone a Torino. 

Gennaio 2024: A Napoli, un fotografo con una spilla antifascista è stato picchiato, immobilizzato con un coltello e derubato, portando agli arresti di quattro sospettati. 

Ottobre 2023: A Macerata, esponenti di CasaPound hanno aggredito un avversario politico davanti a una caserma dei carabinieri, causando condanne per quattro imputati. 

Febbraio 2023: A Bracciano, un giovane è stato picchiato da militanti mentre staccava una croce celtica. 

Novembre 2022: A Verona, undici membri (tra cui due minorenni) sono stati fermati per aver aggredito tifosi marocchini durante i festeggiamenti della vittoria della nazionale contro la Spagna. 

Marzo 2022: Aggressione neofascista a Veronetta (Verona) che ha portato a sette indagati di CasaPound e Blocco Studentesco.

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domenica 13 settembre 2026

Ha fatto una bella stronzata!

 


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Serafina Battaglia

 


La mafia le ammazzò il compagno. Ma lei, Serafina, non parlò perché era cresciuta nella trappola dell’omertà e della mafia. In un primo momento rimase dentro quella stessa logica, quella della vendetta.


Poi però toccò al figlio, Salvatore, trascinato anche lui in quel mondo e nella faida nata dopo l’omicidio di Stefano Leale. La mafia uccise anche lui.


Per Serafina Battaglia cambiò tutto.


Decise di rompere con la vita di prima e, soprattutto, di rompere l’omertà.


Ai giudici disse quello che sapeva: nomi, sicari, affari mafiosi, legami, informazioni. Tutto.


Fu una delle prime donne a testimoniare apertamente contro la mafia e la prima, proveniente da quell’ambiente, a sfidare pubblicamente uomini di Cosa nostra nei tribunali.


Pagò un prezzo enorme, oltre a quello della perdita del figlio: un isolamento durissimo.


Si mise contro familiari, conoscenti, persone che fino al giorno prima facevano parte della sua vita. Ebbe perfino difficoltà a trovare un avvocato disposto ad assisterla. In tanti la evitavano perché aveva fatto ciò che, in quel mondo, non si doveva fare mai: parlare.


Ma Serafina non si arrese.


Testimoniò nei processi e affrontò i boss mafiosi faccia a faccia, senza abbassare lo sguardo. Li incalzò, li accusò, inveì contro di loro. Una donna sola davanti a uomini abituati al silenzio e alla paura degli altri.


“Se le donne dei morti ammazzati si decidessero a parlare così come faccio io, non per odio o per vendetta ma per sete di giustizia, la mafia in Sicilia non esisterebbe più da un pezzo”, diceva.


Non mollò.


Per l’omicidio di suo figlio ci furono arresti, processi e condanne, ma Serafina non vide mai una condanna definitiva dei responsabili. Alla fine gli imputati furono assolti.


Visse gli ultimi anni lontana dai riflettori, segnata dal dolore e dall’isolamento.


Morì a Palermo nel 2004.


Ma quel suo aver detto “no” all’omertà aveva ormai aperto una strada.


Perché Serafina Battaglia dimostrò una cosa che allora sembrava quasi impossibile: che anche chi era cresciuto dentro la cultura mafiosa poteva spezzarne le regole, parlare e scegliere la giustizia.


A lei, oggi, il ricordo di tutti.

Leonardo Cecchi 

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Lavori e muori di fame...

 


Stamani leggevo alcuni titoli sull’occupazione derivati dall’ultima rilevazione Istat. 


“Mai così alta da vent’anni”, “è record assoluto” e via discorrendo. 


Mi sono quindi preso la briga di leggerli. 

A prima vista, sembrava tutto vero: in effetti i dati ci dicono che c’è un boom senza precedenti di occupati - per giunta pure a tempo indeterminato.


Però qualcosa non mi tornava. Non perché io sia di sinistra e non mi vada giù che le cose vadano bene (i classici gufi, no?), ma per due ragioni che saltano subito all’occhio. Primo: se il mercato del lavoro va così bene, se si battono record su record, perché la crescita economica è prossima allo zero e l’industria arretra? Secondo: perché questo boom di occupati è trainato anche da contratti sì a tempo indeterminato, ma part-time? 


Non tornano i conti, se ci pensate. Lasciate perdere destra, sinistra, centro: è logica. 


Ho quindi cercato qualche altro dato, sempre Istat e sempre aggiornato. E ho scoperto – non che ci volesse molto –  perché le cose non tornano: perché il record è dovuto all’exploit di servizi a bassa specializzazione o a bassa retribuzione. Trainano infatti attività immobiliari (+5,3%), alloggio e ristorazione (+3,6%), intrattenimento e sport (+3,5%) e istruzione (+2,7%). Aumentano cioè camerieri, addetti alle pulizie, bagnini, personale di sala, steward, insegnanti precari (55,9% a part-time…) e agenti immobiliari in genere con fisso da fame e possibilità di guadagno solo a provvigioni. Tutto lavoro povero. 


E la manifattura? Il cuore della produttività registra −0,1% di occupati. Eccolo il boom, ma al contrario. 


In sostanza, il Governo Meloni – e qui lo dico con la politica – sta realizzando il sogno delle élite italiane: terziarizzare il Paese. L’obiettivo è un feudalesimo moderno che veda pochi individui con ricchezze sfacciate derivate da rendite (case, ristoranti, alberghi, impianti etc.), stantie ma enormi, al cui servizio vi siano milioni di persone con nessuna possibilità di crescita sociale. Per questo puntano ai servizi e non all’industria, alla manifattura, all’alta specializzazione. Nell’industria hai mille mansioni e puoi crescere. Impari, ti specializzi. Come cameriere puoi puntare a capo sala. 


Questo era il patto della destra italiana con le élite. E questo stanno facendo.

Leonardo Cecchi 

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La fede è fede

 


Una studentessa a Palermo entra in classe indossando un ciondolo con la croce rovesciata.

Il professore le chiede se sa cosa rappresenti quel simbolo, e lei dice di sì. Sono una satanista, dice al prof.


Il professore non si scompone, e la invita a mettere il ciondolo sotto i vestiti, come fa anche lui, per non urtare la sensibilità degli altri.


Sarà pure la tua fede, ma tientela sotto la maglietta, dice.


La studentessa non è d'accordo manco per il cazzo, anche perché in classe c'è il crocifisso. 

Che facciamo, quello lo lasciamo lì? 

Quello non urta la sensibilità di chi ha altre fedi?


Piuttosto facciamo una lezione su questo tema, chiede lei.


Allora lui si inalbera, si incazza , insomma condanna la "fede" satanista, dice che non ha nessuna dignità, e ricorda che lì vicino c'è anche stato da poco un fatto di sangue (la strage di Altavilla: un padre convinto di dover purificare la sua famiglia dai demoni ha ucciso la moglie e due figli).


Insomma, come minimo è di cattivo gusto, metti via quella roba, cazzo!


In breve ...


La faccenda finisce nell'ufficio della preside, che deve prendere una decisione, non può ignorare la cosa.


Sai sul gruppo Whatsapp dei genitori quanto si discuterà di questa faccenda? Quella sì che è l'ira di Dio da scongiurare, altro che Satana.


E allora la preside decide: Tre giorni di sospensione!


Per la studentessa satanista, direte voi.


No, per il professore, perché ha violato la libertà religiosa e la dignità della studentessa, mettendola in imbarazzo davanti alla classe e violando la sua riservatezza.


Se io credo nell'oscuro signore, e nella sua capacità di fare le pentole ma non i coperchi, perché devo venire a dirlo a te?


Cos'è questo processo inquisitorio solo perché non ti piace il mio ciondolo sacro?


Il prof ovviamente protesta per la decisione ( pare che ci fosse già dell'ostilità con la preside)  e fa ricorso presso il giudice del lavoro.


Il ricorso, però, viene respinto: Per il giudice ha ragione la studentessa, perché condannando la fede satanista il professore ne ha fatta una questione di fede giusta e fede sbagliata, contravvenendo così alla laicità della scuola pubblica.


Quindi confermata la sospensione, la decurtazione dello stipendio per tre giorni, più 3.000€ di spese legali.


(Nella foto: Satana che legge le risposte sul gruppo Whatsapp dei genitori)


Sì, è un fatto realmente accaduto.


Post rubato sul Girone degli Eretici 2.0

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Oramai si è dato spazio a queste bestie!

 


Non è stato un combattimento nell’ottagono a far parlare tutti di Sean Strickland questa volta. È stata una frase. Breve, diretta, senza filtri: il tipo di frase che ormai è diventata il suo tratto distintivo dentro e fuori dalla UFC:


🗣️ «Dobbiamo rimettere le donne in cucina; solo gli uomini dovrebbero lavorare»


Il combattente americano ha nuovamente suscitato polemiche esprimendosi sul ruolo delle donne, e la reazione ha subito diviso i social tra chi lo difende come qualcuno che «dice semplicemente quello che pensa» e chi lo accusa di palese sessismo.

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I novax attaccano gli avversari del governo

 


I DANNEGGIATI DA VACCINO, LE MAGLIETTE E QUELLA COSA FASTIDIOSA CHIAMATA “NUMERI”


Ieri, 11 settembre 2026, a Palazzo Pirelli è andato in scena “Il cammino nella luce”, incontro dedicato ai cosiddetti “danneggiati da vaccino e alle vittime dei protocolli ospedalieri”. L'iniziativa è stata promossa con il sostegno del consigliere leghista Emanuele Monti; era presente anche il capogruppo di Fratelli d'Italia Christian Garavaglia. La giornata ha prodotto una durissima polemica politica e, secondo la denuncia del gruppo PD, una trentina di partecipanti è poi salita negli uffici dem, con insulti ai collaboratori e successivo intervento della vigilanza e della Digos. Monti ha condannato l'episodio.


Ma la parte che mi interessa è un'altra. E sapete che su questa cosa io sono sempre stato chiaro proponendo numeri e fondi.


Perché nelle fotografie abbiamo magliette con scritto “VACCINATA E DANNEGGIATA”, uno striscione dedicato ai “DANNEGGIATI DA VACCINO” e persino una maglia con un bel “NOVAX” stampato sulla schiena.


Poi arriva Claudio Borghi e spiega sostanzialmente che sarebbe assurdo chiamare No Vax un danneggiato da vaccino, perché per essere danneggiato il vaccino bisogna averlo fatto.


Fantastico, peccato che il problema non sia stabilire se uno abbia ricevuto il vaccino.


Il problema è stabilire chi abbia accertato che il vaccino gli abbia causato quel danno.


Una vecchia conoscenza: la Legge 210/92. Questa sconosciuta, gratuita e necessaria domanda. Non c'è bisogno di avvocati succhiasangue, di incredibili perizie da parte di pseudo esperti di cliniche privata che puppano soldi. Basta farla. Presentarla, anche in carta semplice.


Qui entra in scena quella noiosissima cosa che rovina sempre le feste: la documentazione.


C'è o non c'è? Quando parlai del film "Invisibili" raccontai di questi attori che non presentavano alcuna domanda e che si presentavano solo con il nome.


Era solo un esempio, ma perchè accadeva? Perchè essendo gratuita era meglio non dirlo ma presentarsi di fronte a telecamere senza dire esattamente cosa era successo e che iter si era seguito.


C'erano "Gli ergastolani da vaccino", gente "danneggiata a vita" che ballava in discoteca (vero Rosy), si alzava dalla sedia a rotelle dopo aver finito le riprese (vero Monica) per poi andare con il fidanzato in vacanza, capi di associazione e relativi avvocati che ai gazebo a Milano si presentavano in piedi e sorridenti chiedendo donazioni per "la nostra battaglia".


Una battaglia senza domande, pretendendo di avere di fronte non uno Stato, ma un ente di telepatia che doveva leggere nella mente, senza avere ricevuto domande scritte di nessun genere. Le basi.


Ma c'era anche chi le domande le ha presentate davvero, molto pochi, ed è stato riconosciuto come danneggiato. Quindi anche la narrazione di "invisibili" cadeva immediatamente. Le uniche cose "invisibili" erano le domande. I post sui social non valevano come richieste per indennizzi e risarcimenti, purtroppo.


Esiste una procedura prevista dalla Legge 210/1992 per ottenere l'indennizzo pubblico in presenza dei requisiti previsti dalla legge. Per i vaccini anti-SARS-CoV-2 il legislatore ha esteso espressamente questa tutela.


E siccome questo argomento mi interessava già quando ancora non era diventato una sagra al Pirellone, nel 2023 e nel 2024 ho chiesto alla Regione Lombardia i dati sulle istanze presentate.

Come ho più volte raccontato. Ma ogni tanto un ripasso della storia fa benissimo.


L'ultimo monitoraggio che pubblicai nel maggio 2024 fotografava la situazione al 31 dicembre 2023. Non erano numeri presi da Telegram, dal cugino del cognato o dal gruppo Facebook “Mio zio dopo Pfizer sente Radio Maria dal molare”.


Erano dati ottenuti dalla Regione Lombardia.


Eccoli.


116 istanze complessive.


Di queste, 113 erano domande di indennizzo e 3 richieste una tantum per decesso. Nel 2022 erano state presentate 67 domande di indennizzo più 2 per decesso; nel 2023 altre 46 più una per decesso.


E già qui bisognerebbe ricordare una cosa:


116 domande non significano 116 danneggiati riconosciuti.


Significano 116 istanze. Su una popolazione di 10 milioni di abitanti con 9 milioni di vaccinazioni (moltiplicate per due o tre volte).


È una differenza piccolissima. Più o meno come quella tra presentare domanda per diventare astronauta ed essere sulla Stazione Spaziale Internazionale.


E allora vediamo cosa successe a quelle 116 domande


Secondo il monitoraggio regionale che pubblicai:


85 erano risultate ammissibili alla prosecuzione dell'iter;


28 erano state rigettate dalle ASST;


3 erano ancora in attesa della documentazione necessaria.


Ma viene il bello quando si passa alla valutazione medico-legale.


Alla data del monitoraggio risultavano 6 giudizi positivi della Commissione Medica Ospedaliera sul nesso causale: cinque relativi alle istanze del 2022 e uno a quelle del 2023. Altre pratiche erano ancora in corso: 2 attendevano l'esito e 42 dovevano ancora essere prese in carico dalla CMO.


E quanti indennizzi risultavano effettivamente in pagamento?


TRE.


Tre.


Non trecento.


Non tremila.


Tre.


Attenzione, perché questo dato non autorizza la conclusione opposta e altrettanto stupida: non significa che soltanto tre persone in Lombardia abbiano subito un danno causato dai vaccini Covid.


Le pratiche non erano tutte concluse. I numeri fotografavano la situazione al 31 dicembre 2023.


E soprattutto un sistema di indennizzo non coincide con l'intero universo della farmacovigilanza né con quello delle possibili azioni risarcitorie.


Però quei numeri una cosa la dimostrano benissimo.


“Danneggiato da vaccino” non è un'autocertificazione.


Avere una patologia dopo una vaccinazione non significa automaticamente averla avuta a causa della vaccinazione.


Presentare una domanda ex Legge 210/92 non significa aver ottenuto il riconoscimento.


Presentare una segnalazione di sospetta reazione avversa non significa aver dimostrato un rapporto causale.


E soprattutto scrivere “VACCINATA E DANNEGGIATA” su una maglietta non costituisce, fino a prova contraria, un nuovo metodo diagnostico riconosciuto dalla medicina legale.


Il punto non è negare l'esistenza degli eventi avversi gravi. Esistono. Proprio per questo esistono farmacovigilanza, valutazioni del nesso causale e strumenti di tutela e indennizzo.


Negarli sarebbe antiscientifico.


Ma è altrettanto antiscientifico prendere qualunque evento avvenuto dopo una vaccinazione e trasformare quel “dopo” in un “a causa di” senza dimostrarlo.


Ed è qui che la storia di ieri diventa quasi grottesca, perché quei numeri sono della Regione Lombardia!


Non stiamo parlando di un convegno organizzato nel retrobottega di una pizzeria.


Siamo dentro Palazzo Pirelli, Regione Lombardia.


La stessa amministrazione alla quale avevo chiesto i dati sulle pratiche ex Legge 210/92.


Quindi abbiamo una situazione meravigliosa.


Da una parte gli slogan:


“Danneggiati da vaccino”.


“Vaccinata e danneggiata”.


“Danni da vaccino, lo Stato dov'è?”


Dall'altra parte, nei cassetti della stessa istituzione che ospita l'incontro, ci sono le pratiche amministrative che permettono di sapere quanti cittadini abbiano presentato domanda, quanti procedimenti siano stati respinti, quanti siano ancora pendenti e quanti abbiano ottenuto un giudizio favorevole.


Allora facciamo una cosa rivoluzionaria.


Aggiorniamo i numeri.


Chiediamo alla Regione Lombardia la situazione al 31 dicembre 2024, 31 dicembre 2025 e, quando disponibile, quella del 2026.


Quante istanze Covid ex Legge 210/92 sono state complessivamente presentate?


Quante sono state ammesse?


Quante respinte?


Quante hanno ricevuto dalla CMO un giudizio favorevole sul nesso causale?


Quanti indennizzi vengono effettivamente pagati?


E quanti riguardano decessi?


Questa sì che sarebbe una discussione seria sui danneggiati da vaccino. Ed io lo farò come sempre: inviando una mail per richiedere l'ultimo monitoraggio (sapendo che negli ultimi 24 mesi il numero di domande ricevute si è quasi azzerati)


Perché i danneggiati veri meritano qualcosa di meglio, ed è forse questo l'aspetto che trovo più triste.


Una persona che abbia realmente subito una grave reazione avversa merita medicina, assistenza, riconoscimento e tutela.


Non merita di diventare la comparsa di una guerra ideologica sui vaccini.


E non merita nemmeno che il suo caso venga confuso con centinaia di autodiagnosi, correlazioni temporali trasformate magicamente in causalità e racconti nei quali qualsiasi malattia comparsa dopo il 2021 diventa automaticamente conseguenza della vaccinazione.


Perché così non si aiutano i danneggiati.


Li si usa. Ed è quello che queste associazioni fanno, da anni. Con incontri, paranoie inventate, paure e nessuna domanda presentata.


E poi c'è chi si toglie la vita perchè non riesce più a dormire perchè ossessionata: la storia di Francesca di Terni di qualche anno fa mè inquietante. Le chat che sono oggetto di indagine stanno per portare in giudizio una di queste associazioni per istigazione al suicidio.


Fare domande gratuite non è di moda, pubblicare un iban, invece, per riceve una donazione, non lo è.

E se poi chiedi: "Che danno hai avuto?", in genere nessuno sa risponderti.


E alla fine resta quella piccola differenza che nessuna maglietta, nessuno striscione e nessun post sui social riesce a cancellare:


TRA “DOPO IL VACCINO” E “A CAUSA DEL VACCINO” C'È IL NESSO CAUSALE.


E per stabilirlo servono dati, documentazione e medicina.


Non una maglietta.


I dati ufficiali della Regione Lombardia (amministrata dalla Lega) avuti tramite una semplice richiesta agli atti.


Il primo monitoraggio che pubblicai https://alanpaulpanassiti.blogspot.com/2023/05/quante-sono-le-domande-di-indennizzo.html


Ultimo monitoraggio disponibile : https://alanpaulpanassiti.blogspot.com/2024/05/istanze-presentate-ex-lege-21092-per.html


Negli ultimi 24 mesi domande ridotte quasi a zero, ma ho appena fatto una nuova richiesta agli atti (basta una email e motivarla, è gratis).


In Italia il sottoscritto è l'unico che l'ha fatta Pierfrancesco Majorino, bastava un pò di buona volontà.

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Al governo gli servono i morti!

 

La sicurezza che sbandiera questo governo ha la faccia di squadre organizzate che girano l'Italia a caccia di scontro.


A Bologna sono stati respinti dai residenti della Bolognina. Quarantotto ore dopo, a Venezia, guidati dall'influencer di estrema destra Jolly Time, hanno aggredito con spray al peperoncino e a pugni militanti di Alleanza Verdi e Sinistra e del centro sociale Morion. Sei persone in pronto soccorso, tra cui un consigliere di Municipalità.


Diciamo chi c'è dietro, con nome e cognome. Ferenc Venturelli, in arte Eterno, esponente di Futuro Nazionale, ha detto in pubblico che Abderrahim Fakir se l'è cercata perché 'drogato', e che la polizia ha 'tolto un problema dalle strade'.

Quando lo stesso gruppo era stato contestato in Bolognina, appena due giorni prima dell'aggressione di Venezia, l'europarlamentare di Fratelli d'Italia Stefano Cavedagna gli aveva già espresso 'massima solidarietà'. A Venezia, quelle stesse persone hanno riempito di botte un consigliere e altri militanti politici.


Questo è squadrismo. Gruppi organizzati che intimidiscono i cittadini, coperti da un partito di maggioranza e da un clima politico compiacente.

La destra al governo grida sicurezza e intanto scalda le squadre che vanno a menare le mani per le strade.


Presenterò interrogazione al ministro Piantedosi su questi fatti. Voglio sapere chi organizza e finanzia questi gruppi, quali legami hanno con esponenti e movimenti della maggioranza, quali provvedimenti intende adottare il governo prima che il prossimo pugno provochi conseguenze ben più gravi di qualche giorno di prognosi.

Ilaria Cucchi

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Uno tsunami di stronzate degne di Zuckerberg

 


Leggete lo tsunami di cavolate che Pierino ha scritto, ovviamente blindando il profilo. E' una continua propaganda di menzogne contro i vaccini.


1. Il cortisolo che causa la mortalità in eccesso (Punti 6-9).

Sostenere che la mortalità in eccesso del 2020 sia stata causata da "malattie psicosomatiche di massa" e dai "livelli elevati di cortisolo per la paura" è il punto più comico dell'elenco. 

Il cortisolo da stress non riempiva le terapie intensive di polmoniti interstiziali bilaterali con compromissione degli scambi gassosi e ciò è confermato da TAC toraciche e autopsie.


2. I tamponi molecolari PCR e i "falsi positivi" (Punti 2-3).

Il test RT-PCR amplifica sequenze geniche specifiche ed uniche del SARS-CoV-2. Ha una specificità vicina al 99,9%. 

I novax affermano che questo test produce la stragrande maggioranza di falsi positivi. Questa è una balla confutata da milioni di sequenziamenti genomici e colture virali in tutto il mondo.


3. Il Long COVID come "effetto collaterale" (Punto 15).

Il Long COVID è stato documentato e studiato fin dalla primavera del 2020 (ondate di marzo-aprile), ovvero mesi prima che esistesse o venisse somministrata anche solo una singola dose di vaccino nel mondo. 

E' logicamente insostenibile che sia un'invenzione per coprire i vaccini.


4. Il solito minestrone (Punti 1, 10, 12, 14).

Dalla trasmissione asintomatica, dimostrata da centinaia di studi epidemiologici sui focolai familiari, al sequenziamento delle varianti, le cui mutazioni reali del genoma RNA virale sono tracciate su piattaforme mondiali come GISAID, questo papiro è la dimostrazione di come si possa prendere ogni singolo aspetto della virologia moderna e ribaltarlo a uso e consumo dei canali Telegram.


Ecco gli studi ufficiali e la documentazione scientifica che smontano esattamente i punti del post:


1. Long COVID descritto prima dei vaccini (2020)

Studio sul Lancet (Gennaio 2021, dati raccolti nel 2020): Studio di coorte sui pazienti dimessi a Wuhan tra gennaio e maggio 2020 che documenta i sintomi a lungo termine (Long COVID) a 6 mesi dall'infezione.

    👉 Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)32656-8/fulltext


British Medical Journal (BMJ - Ottobre 2020): Articolo di sintesi della gestione del "Long COVID" nella pratica clinica, pubblicato due mesi prima dell'inizio delle vaccinazioni di massa.

    👉 Link: https://www.bmj.com/content/370/bmj.m3026


2. Affidabilità e accuratezza dei test RT-PCR

NCBI / PubMed (Eurosurveillance, 2020): Lo studio fondamentale sulla progettazione e validazione del test RT-PCR per la diagnosi di SARS-CoV-2, che ne dimostra l'elevata specificità e assenza di reattività crociata con altri coronavirus umani.

    👉 Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31992387/


NCBI / PubMed - Revisione sulla specificità dei test PCR: Meta-analisi sulla precisione diagnostica della RT-PCR.

    👉 Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7350782/


3. Eccesso di mortalità e cause reali (Non psicosomatiche)

    The Lancet (2022) - Stima della mortalità in eccesso globale: Studio fondamentale sulle cause di morte e sull'impatto reale della pandemia dal 2020 al 2021 attraverso dati demografici e clinici mondiali.

    👉 Link: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)02796-3/fulltext


#draicdebunking #ignorantinovax  #covid

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Lepa Radic

 


Aveva 17 anni quando salì sul patibolo. Secondo le testimonianze tramandate, le offrirono la possibilità di salvarsi in cambio dei nomi dei compagni.


Lepa Radić rifiutò.


Era nata il 19 dicembre 1925 a Gašnica, vicino a Bosanska Gradiška, in una famiglia serbo-bosniaca. Ancora adolescente entrò nella Lega della Gioventù Comunista e, nel 1941, nel Partito Comunista di Jugoslavia.


La guerra aveva già travolto la sua regione.


Dopo l’invasione della Jugoslavia da parte delle potenze dell’Asse, il territorio in cui viveva venne inglobato nello Stato Indipendente di Croazia. Nel novembre 1941 Lepa fu arrestata insieme ad alcuni familiari dagli ustaša.


Il 23 dicembre dello stesso anno riuscì a fuggire dal carcere insieme alla sorella Dara, pochi giorni dopo aver compiuto 16 anni.


Da quel momento entrò nelle file partigiane.


Nel febbraio 1943, durante le operazioni collegate alla battaglia della Neretva, Lepa era impegnata nel trasferimento dei feriti verso un rifugio nell’area del monte Grmeč.


Fu catturata durante uno scontro con la 7ª Divisione da montagna SS “Prinz Eugen”.


Trasferita a Bosanska Krupa, venne sottoposta a interrogatori e torture per ottenere informazioni sui partigiani.


Non parlò.


Nel febbraio 1943 venne condannata a morte e impiccata pubblicamente a Bosanska Krupa. Le fonti non concordano sulla data esatta dell’esecuzione, generalmente indicata tra l’8 e l’11 febbraio.


Secondo le testimonianze tramandate, quando aveva già il cappio al collo, i tedeschi le offrirono ancora una possibilità: avrebbe potuto salvarsi indicando i nomi dei comandanti e dei membri del movimento nascosti nella zona.


La sua risposta è diventata parte della memoria della resistenza jugoslava.


Secondo le ricostruzioni successive, disse di non essere una traditrice e che avrebbero conosciuto quei nomi quando i suoi compagni sarebbero arrivati a vendicarla.


Fu impiccata a 17 anni.


Esistono fotografie della sua esecuzione, immagini diventate negli anni uno dei simboli più duri della resistenza nei Balcani durante la Seconda guerra mondiale.


Nel 1951, otto anni dopo la sua morte, Lepa Radić ricevette postuma l’Ordine dell’Eroe del Popolo.


All’epoca fu la più giovane destinataria di quella decorazione.


La sua storia è rimasta nella memoria non soltanto per la giovane età.


È rimasta perché, secondo le testimonianze sulla sua esecuzione, nel momento in cui avrebbe potuto tentare di salvarsi indicando i propri compagni, scelse di non farlo.


Aveva 17 anni.


Ed era già entrata nella storia.

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Bonaccini ha ragione sempre di più!

 


C'è una particolare specie di analfabeta funzionale che, quando gli chiedi di dimostrare quello che sostiene, non porta un fatto, una fonte o un argomento.

Porta il repertorio.


Prima arriva il grande classico: "E allora i comunisti?"

Non importa quale sia l'argomento. Fascismo? "E i comunisti?"

Razzismo? "E i comunisti?"

Diritti? "E i comunisti?"

Tra un po' salteranno fuori pure per spiegare perché piove.


Poi arriva il secondo capolavoro: "Perché non parlate dei crimini comunisti?"

Benissimo. Parliamone.

Ma facciamolo con la storia, non con il frullatore ideologico.


Se si parla dell'Italia, si indichino fatti, responsabilità, organizzazioni, date e contesti.

Se invece si vuole mettere nello stesso calderone PCI, Stalin, URSS, Tito, foibe e qualunque altra vicenda storica abbia la parola "comunista" da qualche parte, non si sta facendo informazione: si sta facendo analfabetismo storico con ambizioni da documentario.


E naturalmente, quando anche questa brillante strategia per l'AF di turno, non funziona, arriva la sua diagnosi:

"Sei malato."

"Vai dallo psicoterapeuta."

Perché niente dimostra la solidità di un'argomentazione quanto una diagnosi psichiatrica fatta da uno sconosciuto su Facebook.


A quel punto compare immancabilmente anche l'altra perla:

"Parlate di fascismo senza fascismo."


Come se il fascismo fosse una specie di animale estinto che, per poter essere nominato, dovesse necessariamente presentarsi davanti alla tastiera con camicia nera, fez e manganello.


Studiare il fascismo, riconoscerne la storia, discuterne l'eredità politica e costituzionale o denunciare atteggiamenti e simbologie che lo richiamano non significa sostenere che ogni italiano del 2026 sia Mussolini reincarnato.

Significa semplicemente conoscere la storia invece di averne fatto un riassunto nei commenti di Facebook.


E infine, quando proprio non resta più nulla, arrivano dall'AF le accuse di "ignoranza", "ipocrisia" e "odio".

È il momento più esilarante.


Perché chi non riesce a distinguere un fatto storico da una caricatura, un'accusa da una prova e un insulto da un'argomentazione, si mette improvvisamente a distribuire patenti di cultura.


È come vedere uno che non sa leggere dare lezioni di grammatica.


Quindi la prossima volta che un fenomeno AF parte con il suo rosario di "e i comunisti?", "sei malato", "vai dallo psicoterapeuta", "non esiste il fascismo", "voi siete ignoranti", non serve nemmeno arrabbiarsi.


Basta chiedergli una cosa molto semplice:

"Qual è il fatto preciso che dimostra quello che stai dicendo?"


Ed è lì che finisce lo spettacolo.

Perché dietro trenta insulti, cinque slogan e due diagnosi improvvisate, generalmente, non c'è un'idea.

C'è uno che non sa rispondere.


E quando non sa rispondere, sostituisce i fatti con le parolacce, la storia con le fandonie e l'argomentazione con la propria frustrazione.


Poi pretende pure di sembrare intelligente.


È il genere di fenomeno che, se gli togli gli insulti, resta senza vocabolario; se gli togli gli slogan, resta senza pensiero; se gli togli le balle, resta senza argomenti...

Altrimenti perché mai dovremmo definirlo ANALFABETA FUNZIONALE?


©emirus

#PERprogettoeditorialeresistente

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