martedì 25 agosto 2026

L’immunologo Mantovani: “la relazione tra vaccini e autismo è un falso smentito dagli studi”. Il caso della bambina morta di difterite a Palermo, “una tragedia, ed era evitabile”

 


"È una tragedia, ed era evitabile. Da professore mi chiedo se insegniamo davvero a tutti i medici l'importanza delle vaccinazioni e se non dobbiamo impegnarci ancora di più ad andare nelle scuole e nei quartieri a parlare con la gente. E poi ci sono le bugie che circolano e che purtroppo qualche volta vengono amplificate anche ad alti livelli". Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Alberto Mantovani, immunologo e presidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca e professore emerito di Humanitas University, parlando del caso della bambina morta a Palermo per difterite. "La copertura - aggiunge - è insufficiente sotto il 95% perché i vaccini sono anche una cintura di sicurezza per i bambini (gli anziani e le persone fragili) che non possono vaccinarsi. La più preoccupante è il morbillo: solo nel 2017-2018 abbiamo avuto il picco di ottomila casi con 13 morti (al 99% tra i non vaccinati) soprattutto bambini. Ed è una bugia che infettarsi in modo naturale sia un buon allenamento per il sistema immunitario". Come mai ci si trova ancora di fronte a persone che credono nella relazione tra autismo e vaccini, nesso smentito da anni e in modo definitivo? "È un falso clamoroso - prosegue Mantovani - che ha fatto molto male ai bambini: per molti anni i ricercatori hanno dovuto dedicarsi a smentire questo falso, anziché poter fare ricerca per migliorare la salute in positivo. L'ultimo studio in merito è quello danese pubblicato nel 2025 su oltre un milione di bambini che ha escluso per l'ennesima volta che le vaccinazioni aumentino il rischio di una cinquantina di malattie croniche, compreso l'autismo". Ci sono anche medici che sconsigliano le vaccinazioni, com'è possibile? "Me lo sono chiesto e ho cambiato il mio modo di insegnare: adesso anche agli specializzandi faccio lezioni sui vaccini", conclude Mantovani.

Facebook 

Haku

 


In queste ultime settimane, durante le trasmissioni di WWE SmackDown, è tornato alla ribalta il nome di quello che è stato definito "l'uomo più pericoloso nella storia del wrestling", Tonga Fifita, in arte Haku.


Abbiamo già ampiamente parlato in passato di episodi al limite dell'incredibile che lo riguardano: manette spezzate con la sola forza delle braccia, nasi strappati, occhi deorbitati ed altre prelibatezze di questo genere.


Ma esiste qualcuno che ne abbia parlato con dolcezza e tenerezza?


Certo, suo "nipote" Dwayne The Rock Johnson.


L'attore di "Jumanji" e "Fast and Furious" ha raccontato che "Zio Fifita" (come lui amorevolmente lo chiama) è stato fondamentale all’inizio della sua carriera nel pro wrestling.


Johnson, figlio dell'ex-wrestler Rocky "Soul Man" Johnson e nipote della leggenda WWF "High Chief" Peter Maivia, aveva da poco approcciato il mondo della lotta libera, con alcuni training insieme al padre ed altri suoi collaboratori, ma ancora totalmente acerbo, anche se alcune delle qualità che lo renderanno famoso erano già presenti.


Improvvisamente, a metà degli anni novanta (credo si parli del 1996 per la precisione) ricevette una telefonata dalla WWF per un tryout match (ovvero un incontro di prova) da svolgersi prima della puntata settimanale di Raw.


Tutto eccitato, Johnson si rese però conto che non aveva niente con sé, nessun costume né tantomeno scarponcini da usare sul quadrato! 


Si rivolse così ad Haku, per avere un consiglio su come muoversi.


"Beh... Dwayne, ho il mio costume tutto viola che usavo quando lottavo in WWF!"


Per Dwayne fu una manna dal cielo! 


Haku fu ben disposto ad aiutare il giovane membro della famiglia samoana in quel momento di difficoltà e concluse il tutto con un fortissimo abbraccio al ragazzo, augurandogli buona fortuna e dicendo lui "sono estremamente orgoglioso di te!"


Nel 2015, ormai attore già avviato alla carriera di Hollywood e con tantissimi titoli mondiali alle spalle, The Rock si presentò a casa di "Zio Fifita", per scambiare due parole e ringraziarlo per quel piccolo, ma enorme, aiuto che ebbe da lui agli inizi del suo percorso.


Ma qualcosa colpì l'attenzione dell'ex-campione di coppia e King of the Ring WWF.


"Hey, Dwayne, te la passi davvero bene! Bellissima quella macchina che hai con te!"


"Ti piace, Zio?"


"Moltissimo!"


"Bene... perché è tua!"


Poche cose riescono a sconvolgere il mastino dalle isole Tonga, ma quella volta The Rock riuscì a lasciare a bocca aperto Haku, che, in lacrime, abbracciò Dwayne e lo ringraziò per il suo incredibile regalo.


Come vedete, anche un wrestler dall'aspetto ruvido e pericoloso come Haku può nascondere un grande cuore d'oro!


#Haku #TheRock #DwayneJohnson #wrestling #maestrozamo

Facebook 

IL SAMURAI VERO, QUANDO NON COMBATTEVA



1.  Era un burocrate, non un poeta guerriero.Per il 250 anni di pace Tokugawa i samurai non hanno quasi mai combattuto. Facevano i funzionari, contavano il riso, riscuotevano tasse, gestivano scartoffie. Il tè era proprio una pausa dal lavoro d'ufficio.


2.  Il tè era status, non spiritualità. Avere una tazza costosa, conoscere le mosse giuste della cerimonia, era come oggi avere l'orologio giusto. Serviva a far vedere che eri colto e ricco davanti agli altri samurai. Altro che Zen.


3.  Erano indebitati fino al collo. La maggior parte dei samurai di basso rango campava a stento con lo stipendio in riso e finiva a indebitarsi con i mercanti che teoricamente disprezzava.


Quindi quell'immagine che ti ho fatto del samurai che sorseggia il tè in armatura è perfetta: armatura impolverata nell'angolo, lui stanco morto dopo una giornata di riunioni, che finalmente si gode un momento di silenzio.


Fenix

COSA CONTA DAVVERO PER UN SAMURAI

 Per un samurai, tutto ruotava intorno a un'idea sola: *il Bushido - la Via del Guerriero.*


Non era solo un codice militare, era una filosofia di vita. Ecco cos'è davvero, secondo le loro convinzioni:



1. L'onore è più importante della vita

Il concetto centrale è _Meiyo_. Un samurai senza onore è già morto. Per questo la sconfitta, la bugia o il tradimento erano peggio della morte stessa. Da qui nasce il Seppuku: meglio togliersi la vita con onore che viverla senza.


2. La morte non è la fine, è una compagna

“La Via del Samurai è la morte”_ dice lo Hagakure. Non significa cercare la morte, ma vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, così da non avere paura e decidere con lucidità. Per questo quel samurai che beve il tè che ti ho disegnato prima ha perfettamente senso: la calma nella tempesta.


3. Le 7 virtù dell'Hagakure

- Gi (Giustizia): fare la cosa giusta anche se fa male

- Yu (Coraggio): non è non avere paura, è agire nonostante la paura

- Jin (Benevolenza): il potere del guerriero deve proteggere i deboli

- Rei (Rispetto): il rispetto per gli altri, anche per il nemico. Da qui nasce la cerimonia del tè - _Cha no Yu_ - che i samurai praticavano per imparare autocontrollo e rispetto

- *Makoto (Sincerità): una parola data è un contratto di sangue

- Meiyo (Onore): come ti giudichi tu, non come ti giudicano gli altri

- Chugi (Lealtà):  fedeltà totale al proprio signore e ai propri principi


4. Il tè non è solo tè

Per un samurai, la cerimonia del tè era allenamento spirituale. In una stanza silenziosa, con gesti lentissimi, imparava a dominare l'impazienza, a stare nel presente. Un guerriero che non sa stare fermo non sa nemmeno combattere.


In pratica: per un samurai non esisteva separazione tra combattere, bere il tè, scrivere una poesia o morire. Era tutto la stessa Via.


Fenix

Il professor Arcangeli ricorda a tutti chi è la Meloni

 Ieri Giorgia Meloni è stata intervistata da Roger Cohen   ("Giorgia Meloni Cuts the Hard Right a Path to Power") per il "New York Times".


A trascurare il resto, compresa una unilaterale e al tempo stesso raccapricciante ricostruzione degli "anni di piombo", ecco un passaggio dell'intervista.

 

Si parla del Ventennio.


"Clearly, if we look at this history today it’s one thing. If we looked at it standing in the midst of it probably, we would have seen it differently, no?”. 


Traduco.


"Chiaramente, se oggi guardiamo a questa storia, la prospettiva è una sola. Se l'avessimo osservata stando dentro, probabilmente, l'avremmo vista diversamente, no?".


No. Certo che no.


È il 1996. Marie de La Chaume, una giornalista di France 3, introduce così un servizio su Alleanza Nazionale realizzato alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 21 aprile di quell’anno e andato in onda il giorno prima su "Soir 3", il telegiornale di tarda serata dell’emittente televisiva francese:


"Giorgia a 19 ans, elle milite depuis deux ans. D’abord dans son lycée, où elle rejoint une coordination d’étudiants de droite, elle distribue des tracts

et manifeste contre la gauche. Aujourd’hui ses références politiques sont celles de l’Italie fasciste, Giorgia ne s’en cache pas".


Traduco.


"Giorgia ha 19 anni, e da due anni fa l'attivista. Inizialmente, nel suo liceo, si unì a un gruppo studentesco di destra distribuendo volantini e partecipando a manifestazioni contro la sinistra. Oggi i suoi riferimenti politici sono quelli dell'Italia fascista, e Giorgia non ne fa mistero".


Ecco, subito dopo la premessa, il primo dei due interventi di Meloni:


"Moi, je crois que Mussolini c’était un bon politicien. C’est-à-dire que […] tout ce qu’il a fait, il l’a fait pour l’Italie. Et on ne retrouve pas ça […] dans les politiciens qu’on a eus dans les dernières cinquante ans".


Traduco.


"Personalmente credo che Mussolini sia stato un buon politico. Vale a dire che […] tutto quello che ha fatto lo ha fatto per l'Italia. E ciò non si trova […] nei politici che abbiamo avuto negli ultimi cinquant'anni".


Nel servizio compare a un certo punto anche Anna Paratore, la mamma di Giorgia. Le due condividono le stesse idee "anticommunistes, antiavortement et pour un régime autoritaire", sottolinea la giornalista.


Meloni non sta semplicemente provando a scavalcare a destra i neofascisti di Futuro Nazionale. 


Meloni non è cambiata. È esattamente quella di allora.

Massimo Arcangeli

Facebook 

Fabrizio Valente, chi era il bagnino morto dopo aver salvato un turista. La Federnuoto: «Un eroe, diamogli una medaglia»

 


L'uomo, 62 anni, si è tuffato per salvare una coppia in difficoltà: salva la donna, morto il marito

Fabrizio Valente (foto: Facebook)
Fabrizio Valente (foto: Facebook)


Un assistente ai bagnanti, Fabrizio Valente, e un turista, Luigi Fasano, sono morti in mare ad Andora (Savona) poco prima delle 12 di questa mattina: il turista stava facendo il bagno in mare con la moglie quando entrambi si sono trovati in difficoltà. Il bagnino si è tuffato ed è riuscito a portare a riva la donna poi è tornato in mare per soccorrere il marito ma il soccorso si è dimostrato difficoltoso e i due non sono riusciti a tornare a riva: entrambi sono annegati.

Chi era Fabrizio Valente

Fabrizio Valente aveva 62 anni, viveva a Savona e da dodici anni lavorava nella sede della Sacra Famiglia come assistente bagnanti, scrive il Corriere della Sera. «Era una persona solare e socievole, con i ragazzi ci sapeva fare come pochi. Ci ha accompagnati in acqua per dodici estati, con pazienza e generosità, ha speso la vita ad aiutare gli altri e così l'ha conclusa», lo ricordano dalla fondazione.

L'uomo era molto conosciuto anche a Savona, dove per tanto tempo aveva lavorato ai Bagni Torino, stabilimento gestito dai suoceri, ma quello del bagnino era il suo secondo lavoro: il primo era organizzare spettacoli pirotecnici, mansione che svolgeva in diverse regioni del Nord Italia.

«Un eroe, merita una medaglia»

«Fabrizio Valente è un eroe. Ha salvato una vita e ha sacrificato la propria per salvarne un’altra», il commento di Paolo Barelli, presidente della Federazione Italiana Nuoto e Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, commentando la notizia. «Esprimo profondo cordoglio per la morte dell’assistente bagnanti Fabrizio Valente che ha perso la vita nelle acque di Andora, nel savonese, durante il soccorso di due persone in difficoltà - afferma Barelli in una nota - Formatosi presso la Federazione Italiana Nuoto nel 1986 e tesserato Fin fino al 2024, ha attraversato quasi quarant’anni di storia del Salvamento federale, condividendone i principi di preparazione, prevenzione e tutela della vita umana». 

«Secondo le prime ricostruzioni, l’assistente bagnanti è intervenuto in mare riuscendo a trarre in salvo una prima persona, una donna. Dopo averla ricondotta a riva, è tornato in acqua per raggiungere il secondo bagnante, il marito della persona dapprima salvata. Un gesto dettato da uno straordinario senso del dovere che, tragicamente, gli è costato la vita. Oggi una persona è viva grazie alla preparazione e al coraggio di un assistente bagnanti. Dopo un primo, estenuante soccorso, avrebbe probabilmente avrebbe potuto/dovuto fermarsi e recuperare le energie», sostiene Barelli, ricordando che «l'assistente bagnanti non è una semplice presenza sulle nostre spiagge, è un professionista della sicurezza, formato per prevenire, vigilare e intervenire quando pochi istanti possono separare il pericolo dalla tragedia. 

Dietro ogni salvataggio vi sono preparazione, addestramento, lucidità e responsabilità, dietro ogni giornata senza incidenti vi è spesso un silenzioso e prezioso lavoro di prevenzione».

«Oggi, però, prima di ogni considerazione viene il rispetto per un uomo che ha salvato una vita e ha sacrificato la propria tentando di salvarne un’altra. Per questo mi rivolgerò al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché il gesto di Fabrizio Valente possa essere considerato ai fini del conferimento della Medaglia al Valor Civile. Alla famiglia e ai suoi cari giunga l’abbraccio della Federazione Italiana Nuoto e dell’intero movimento del Salvamento».

Sindacato balneari: una tragedia

«Il più profondo cordoglio per la tragedia consumatasi sulle spiagge di Andora, costata la vita al turista Luigi Fasano e all'assistente bagnanti Fabrizio Valente» è stato espresso dal Sindacato Italiano Balneari (Sib), che in una nota sottolinea come «l'estremo intervento del bagnino, riuscito a trarre in salvo una donna prima di rituffarsi in mare per tentare di soccorrerne il marito, costituisce un atto di eroico altruismo e un esempio straordinario di dedizione al dovere».

«Ci stringiamo con commozione e profondo rispetto attorno ai familiari di entrambe le vittime - dice Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib -Il sacrificio di Fabrizio Valente testimonia la generosità e il senso di responsabilità con cui i nostri assistenti alla balneazione presidiano le coste ogni giorno. Il modello della balneazione attrezzata garantisce standard di sicurezza elevatissimi, ma la sicurezza vera si costruisce supportando chi lavora in prima linea. È indispensabile e urgente rafforzare l'intero comparto, garantendo maggiore valorizzazione professionale, strumenti adeguati e un quadro normativo che renda omogenea la tutela su tutto il litorale».

L'efficacia della rete di prevenzione italiana è confermata dai dati, si legge nella nota, con un tasso di mortalità per annegamento pari a 5,7 decessi per milione di abitanti, l’Italia vanta un indice di gran lunga inferiore alla media europea (11,1) e si posiziona al di sotto persino dell'Olanda, dove l’educazione alla gestione del rischio raggiunge livelli di eccellenza. Il nostro Paese registra un'incidenza nettamente inferiore anche rispetto ai principali competitor del Mediterraneo come Spagna (11,2), Francia (10,8) e Grecia (38,3). Un patrimonio di tutela fondamentale per un settore in cui – secondo l’Istat - il 39,2% delle presenze turistiche sceglie le località balneari. Tuttavia, i numeri non bastano di fronte al dolore per la perdita di vite umane: per impedire il ripetersi di simili tragedie serve un impegno corale che traduca l'eccellenza in tutele e risorse concrete. In questo contesto, la quarta 'Giornata nazionale dei balneari italiani' del prossimo 30 agosto assume un valore ancora più profondo. Non sarà soltanto una ricorrenza di settore, ma un momento di responsabilità civile in cui il Sib rilancerà al Governo e alle Istituzioni le proprie proposte per potenziare la sicurezza in mare. L'obiettivo è salvaguardare e migliorare un modello di balneazione attrezzata efficiente e di successo e dare il giusto riconoscimento e le necessarie garanzie a chi rischia la propria vita per proteggere quella altrui, affinché il sacrificio consumatosi ad Andora non resti invano. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/25_agosto_2026_fabrizio_valente_chi_e_bagnino_eroe_salva_luigi_fasano_morto-9725115.html 

  

 

 

Stefania Halip, trovata morta la ragazza scomparsa domenica a Torino: il corpo sotto un ponte vicino a un torrente

 


La giovane era scomparsa domenica sera, dopo essere tornata dalle vacanze con i genitori

Stefania Halip
Stefania Halip

Si conclude con un tragico epilogo la scomparsa di Stefania Halip, la studentessa universitaria di 24 anni sparita domenica notte a San Francesco al Campo (Torino): la ragazza, che era tornata domenica sera con la famiglia da una vacanza al mare, è stata purtroppo ritrovata senza vita sotto un ponte nei pressi di un torrente.

I genitori si sono accorti lunedì mattina che la figlia non era in casa e avevano presentato denuncia ai carabinieri dando il via alle ricerche. Sul posto sono in corso gli accertamenti dei carabinieri che insieme col medico legale dovranno stabilire le cause della morte. L’ipotesi al momento più accreditata è che la ragazza si sia suicidata. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/25_agosto_2026_stefania_halip_scomparsa_morta_torino_oggi-9725073.html 

 

RUSSIA: SENZA BENZINA E SENZA FIDUCIA NELLE BANCHE. COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO




A Mosca la scena è surreale. Code di auto lunghe fino a un chilometro per fare benzina, distributori con cartelli "solo diesel", limiti di 30 litri a macchina. Nello stesso momento, i russi stanno svuotando i conti e nascondendo contanti sotto il materasso. Due crisi diverse, ma con la stessa radice: la guerra in Ucraina.


1. LA CRISI DELLA BENZINA


Non è la prima volta, ma questa è la seconda ondata e la più dura dell'estate.


Testimoni a Mosca hanno raccontato a Reuters di aver girato cinque distributori senza trovare benzina, con attese di 2-3 ore per fare il pieno. Altri testimoni hanno visto code lunghe fino a un chilometro in città e provincia.


Il governo stesso ha ammesso che la situazione è difficile in almeno 10 regioni, da Krasnodar a Primorsky, da Tver a Zabaykalsky.


Perché succede?

Le autorità e Reuters indicano due cause: l'alta domanda stagionale e gli attacchi ucraini con droni alle raffinerie, che hanno costretto diversi impianti a fermarsi. Una crisi che ha iniziato a montare a maggio e si era già estesa a quasi tutte le regioni a luglio.


La risposta del Cremlino: divieto di esportazione di benzina e diesel, abbassamento dei requisiti di qualità e persino l'inizio dell'importazione di carburante dall'estero per rifornire il mercato interno.


I distributori si sono autoregolamentati: Gazprom Neft 40 litri alle pompe automatiche e 60 altrove, Rosneft 30 litri ovunque, Tatneft 50 litri. Tutti con cartelli "attese più lunghe per domanda elevata".


2. LA CRISI DEL CONTANTE


Mentre manca la benzina, manca anche la fiducia nelle banche.


La Banca Centrale russa ha confermato che negli ultimi mesi c'è stato un aumento dei prelievi di contanti perché la gente ha paura che i terminali di pagamento smettano di funzionare durante i blackout di internet imposti per bloccare i droni ucraini. ec0d


I numeri sono enormi: il contante detenuto fuori dalle banche è cresciuto del 17,5% in un anno, superando i 19.000 miliardi di rubli, circa 243 miliardi di dollari. Solo da gennaio a giugno l'aumento è stato di 1,4 trilioni di rubli. 


Questo sta creando un buco di liquidità da 2.000 miliardi di rubli nel sistema bancario, che vive dei depositi dei cittadini per comprare titoli di Stato. 


Ma c'è di più. Secondo il Washington Post e media russi, a spingere i prelievi c'è anche la paura che lo Stato possa mettere le mani sui risparmi per finanziare la guerra. Il capo del Partito Comunista Zyuganov a luglio ha proposto di usare le decine di trilioni di rubli privati fermi in banca per coprire i costi del conflitto. Un ex alto funzionario del Ministero delle Finanze ha detto che sta tornando la mentalità di tenere i soldi a casa per paura che non vengano restituiti. 


La Banca Centrale per ora dice che non servono misure extra e che sta fornendo liquidità alle banche, ma gli economisti avvertono che la crescita della domanda di contante ha già superato quella dei depositi. 


COSA NON È VERO


No, Putin non ha ordinato l'arresto di chi fa la fila per la benzina o di chi preleva. L'unico caso documentato è di Volgograd a luglio: 5 persone ferme per aver registrato un video di protesta contro la mancanza di carburante, trattato come manifestazione non autorizzata.


Non è un collasso improvviso. È un logoramento lento: meno raffinerie che funzionano, più droni, internet che salta, POS che non funzionano, e la gente che, giustamente, fa la cosa più antica del mondo quando non si fida: fa la coda per la benzina e si mette i soldi in tasca.


Fenix

CHI HA RUBATO I QUADRI DI ANTONELLO DA MESSINA?

 

CHI HA RUBATO I QUADRI DI ANTONELLO DA MESSINA? PER IL FURTO AL MUSEO REGIONALE DI MESSINA E’ STATO INDAGATO UNO DEI CUSTODI IN SERVIZIO. LA DECISIONE E’ STATA PRESA DURANTE L’INTERROGATORIO. CONVOCATA COME PERSONA INFORMATA SUI FATTI, LA POSIZIONE DELL’UOMO È CAMBIATA MAN MANO CHE EMERGEVANO CONTRADDIZIONI NEL SUO RACCONTO. NON È ANCORA CHIARO SE IL LAVORO DEI LADRI SIA STATO POSSIBILE PER UN’ESTREMA INCOMPETENZA DEL PERSONALE DI VIGILANZA O PER LA PRESENZA DI UNA “TALPA” INTERNA...

furto quadri antonello da messina 

Da open.online

La procura di Messina, guidata da Antonio D’Amato, ha indagato per falsa testimonianza uno dei quattro custodi in servizio la sera del 15 agosto nel museo regionale Accascina di Messina, dove una banda di ladri professionisti ha rubato sei tavole di Antonello da Messina, abbandonandone due durante la fuga. Secondo quanto appreso da LaPresse il custode era stato convocato nei giorni scorsi per un nuovo interrogatorio come persona informata sui fatti. Durante il colloquio però i magistrati hanno deciso di fermarsi e indagarlo per le continue contraddizioni nella sua versione.

furto quadri antonello da messina

 

 

 

L’inchiesta sul furto delle opere al “MuMe” ha quindi già la sua piccola svolta, ma non è ancora chiaro se il lavoro dei ladri sia stato possibile per un’estrema incompetenza del personale di vigilanza o per la presenza di una “talpa” interna. Alle 20:47, due ladri a volto coperto sono penetrati da un ingresso secondario privo di allarme, dimostrando di conoscere alla perfezione il percorso. In pochi minuti hanno sottratto le cinque tele del Polittico di San Gregorio e infranto la teca della Tavoletta bifronte.

 

Quando la sirena è scattata nella sala, un custode l’ha disattivata credendo in un falso contatto (evento a suo dire già accaduto in passato), per poi riattivarla quattro minuti dopo senza effettuare controlli né chiamare il 112. Un’altra custode ha dichiarato di non aver sentito nulla. Le insussistenze e le incongruenze temporali nel racconto di uno degli addetti hanno fatto scattare l’iscrizione nel registro degli indagati. A dare l’allarme tra l’altro non è stato il personale del museo, ma una residente che alle 21:02 ha notato due tele abbandonate all’esterno della recinzione. Al momento i quattro custodi in servizio (dipendenti regionali ed ex ASU) sono stati messi in ferie forzate e rischiano il licenziamento, mentre il lavoro della Procura e i Carabinieri prosegue.

https://www.dagospia.com/sport/rubato-i-quadri-antonello-messina-per-furto-museo-regionale-messina-484706 

 

OPEN TO MERAVIGLIA? NO, OPEN TO... RISARCIMENTO – AI CITTADINI COSTERÀ CIRCA 120MILA EURO IL CAMBIO AI VERTICI DELL’ENIT (ENTE NAZIONALE ITALIANO PER IL TURISMO) VOLUTO A NOVEMBRE 2022 DALL’ALLORA MINISTRA, DANIELA SANTANCHÈ

 

OPEN TO MERAVIGLIA? NO, OPEN TO... RISARCIMENTO – AI CITTADINI COSTERÀ CIRCA 120MILA EURO IL CAMBIO AI VERTICI DELL’ENIT (ENTE NAZIONALE ITALIANO PER IL TURISMO) VOLUTO A NOVEMBRE 2022 DALL’ALLORA MINISTRA, DANIELA SANTANCHÈ – LO HA DECISO IL TAR LAZIO, ACCOGLIENDO LA RICHIESTA DI INDENNIZZO DELL’EX AD ROBERTA GARIBALDI, CHE UN MESE DOPO L’INSEDIAMENTO DEL GOVERNO MELONI ERA STATA ACCOMPAGNATA ALLA PORTA PER FAR POSTO A IVANA JELINIC, GIÀ PRESIDENTE DI FIAVET-CONFCOMMERCIO, NONCHÉ COMPAGNA DEL TRE VOLTE DEPUTATO FORZISTA, LUCA SQUERI – GARIBALDI, PROFESSORESSA DI TOURISM MANAGEMENT ALL’UNIVERSITÀ DI BERGAMO, AVEVA CONTESTATO IL DECRETO MINISTERIALE DI REVOCA DEL SUO INCARICO…

daniela santanche open to meraviglia enit turismo roberta garibaldi ivana jelinic 

Estratto dell’articolo di Leo Amato per “il Fatto Quotidiano”

 

IVANA JELINIC DANIELA SANTANCHE

Costerà ai cittadini poco meno di 120mila euro il cambio ai vertici dell’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) voluto a novembre 2022 dall’allora ministra Daniela Santanchè. Ma poteva andare peggio se avesse trovato conferma il sospetto sul mancato possesso finanche del diploma di scuola superiore da parte dell’attuale amministratrice.

 

Lo ha deciso il Tar Lazio accogliendo la richiesta di indennizzo dell’ex ad Roberta Garibaldi, che un mese dopo l’insediamento del governo Meloni era stata accompagnata alla porta per far posto alla 38enne Ivana Jelinic, già presidente di Fiavet-Confcommercio, nonché compagna del tre volte deputato forzista Luca Squeri. Poi resa celebre dalle polemiche sulla campagna pubblicitaria da 9 milioni di euro “Open to meraviglia”, con la Venere di Botticelli in minigonna jeans [...]

 

ROBERTA GARIBALDI

Garibaldi, professoressa di Tourism Management all’Università degli Studi di Bergamo, aveva contestato, tra l’altro, quanto affermato nel decreto ministeriale di revoca del suo incarico. In particolare in un passaggio in cui si criticava la “prevalenza... data al settore enogastronomico rispetto agli altri ambiti di interesse dell’attività di Enit”.

 

Stesso decreto in cui si evidenziavano le “maggiori competenze nel settore turistico” possedute da Jelinic, che ad avviso di Garibaldi, invece, sarebbe stata priva dei “dei requisiti di legge, statutari e dei titoli di studio per assumere incarichi di vertice nelle società pubbliche delle dimensioni dell’Enit”.

 

IVANA JELINIC DANIELA SANTANCHE

L’ex ad aveva chiesto 300mila euro a titolo di risarcimento dei danni da lesione e reputazione professionale e dei mancati guadagni per la necessaria cessazione delle attività incompatibili con l’esercizio delle funzioni di amministratore delegato dell’Enit. Più un indennizzo di 510.000 pari al compenso complessivo per i tre anni in cui la ricorrente avrebbe dovuto svolgere le funzioni di ad dell’agenzia.

 

I giudici, però, hanno ritenuto legittime le modalità adottate dal Ministero per licenziare in tronco l’ex ad, senza avvisarla dell’avvio del relativo procedimento, in ragione di “particolari esigenze di celerità” per “assicurare un rapido avvicendamento... in un periodo particolarmente delicato per il comparto turistico, duramente colpito dagli effetti dell’attuale situazione di crisi dovuta al conflitto in corso e all’aumento dei costi dei consumi energetici”.

 

[...] 

 

Roberta Garibaldi

Nel 2024 il Consiglio di Stato aveva già disposto un primo indennizzo di quasi 50mila euro per il precedente avvicendamento ai vertici dell’Enit, deciso nel 2021 dal leghista “draghiano” Garavaglia.

https://www.dagospia.com/cronache/cittadini-costera-circa-120mila-euro-cambio-vertici-dell-enit-deciso-dalla-481766 

 

UN NUOVO STUDIO HA SCOPERTO LE CAUSE DI MORTE DI SIMONETTA VESPUCCI, MUSA ISPIRATRICE DI SANDRO BOTTICELLI: LA NOBILDONNA RINASCIMENTALE NON È DECEDUTA DI TUBERCOLOSI, COME SI È CREDUTO PER 550 ANNI, MA PER UN’APOPLESSIA IPOFISARIA, UN’ESPANSIONE DRASTICA ED EMORRAGICA DI UN TUMORE CEREBRALE, PROBABILMENTE PROVOCATA DA UN FORTE TRAUMA PSICOFISICO O DA UNA VIOLENZA SESSUALE

 

MALATTIE “VENERE” – UN NUOVO STUDIO HA SCOPERTO LE CAUSE DI MORTE DI SIMONETTA VESPUCCI, MUSA ISPIRATRICE DI SANDRO BOTTICELLI: LA NOBILDONNA RINASCIMENTALE NON È DECEDUTA DI TUBERCOLOSI, COME SI È CREDUTO PER 550 ANNI, MA PER UN’APOPLESSIA IPOFISARIA, UN’ESPANSIONE DRASTICA ED EMORRAGICA DI UN TUMORE CEREBRALE, PROBABILMENTE PROVOCATA DA UN FORTE TRAUMA PSICOFISICO O DA UNA VIOLENZA SESSUALE – I RICERCATORI HANNO INDIVIDUATO LE CAUSE DEL DECESSO GRAZIE AD ALCUNE LETTERE CHE DESCRIVEVANO GLI ULTIMI GIORNI DI VITA DELLA DONNA, MA ANCHE STUDIANDO ALCUNI DETTAGLI DELLE OPERE DELL’ARTISTA FIORENTINO: LO STRABISMO DI VENERE, DA SEMPRE INTERPRETATO COME UN CANONE DI BELLEZZA, IN REALTÀ…

 

Estratto dell’articolo di Annapaola Messina per www.open.online

 

la nascita di venere di sandro botticelli

La “venere” di Botticelli non morì di tubercolosi, come si è invece creduto per oltre 550 anni. La motivazione dietro la morte di Simonetta Vespucci, nobildonna rinascimentale e musa di Sandro Botticelli. […]

 

Questa la scoperta che emerge da uno studio portato avanti da un team internazionale di ricercatori, pubblicato sulla rivista Endocrinology, Diabetes & Metabolism. A capo del team c’erano due italiani: Paolo Pozzilli, professore di Ricerca Clinica alla Queen Mary University di Londra e specialista dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, e Domiziana Nardelli.

 

COSA È EMERSO DALLA RICERCA

La ricerca ha messo a confronto i dettagli anatomici e fisici delle opere di Botticelli con le analisi dei documenti storici e delle lettere dell’epoca. Di particolare importanza sono state proprio le lettere tra Piero Vespucci e Lorenzo il Magnifico, in cui vengono descritti gli ultimi giorni di vita di Simonetta, in cui si evince che la donna abbia sofferto di mal di testa, allucinazioni, vomito e febbre alta.

tratto allegorico di donna, di sandro botticelli

 

[…] Secondo gli esperti, […] il dettaglio dello strabismo di Venere, da sempre interpretato come un canone di bellezza e dedizione, potrebbe in verità essere un sintomo della presenza del tumore.  Per di più, nell’opera Ritratto allegorico di donna di Botticelli, ritroviamo la nobildonna raffigurata con una goccia di latte che fuoriesce dal seno, nonostante non avesse mai avuto figli. Un chiaro segno di galattorrea, tipica dei tumori ipofisari secernenti prolattina.

 

LE POSSIBILI CAUSE DELLA MORTE

Gli esperti hanno individuato due possibili episodi avvenuti a pochi mesi dalla morte di Simonetta Vespucci, alle quali la rottura vascolare del tumore potrebbe essere riconducibile: un improvviso collasso durante una festa e, ancora più probabile, una presunta aggressione sessuale subita da parte di Alfonso II d’Aragona, Duca di Calabria.

 

La pressione emotiva e fisica provocata dall’aggressione potrebbe aver provocato l’apoplessia ipofisaria, e, poco dopo, la morte della musa prediletta da Botticelli.

ritratto di giovane donna di sandro botticellipiero di cosimo portrait de femme dit de simonetta vespucci google art project

 

 

ALTRO CHE CRISI, ELODIE E FRANCESKA NUREDINI “FUORI DI TETTA” A IBIZA

 

ALTRO CHE CRISI, ELODIE E FRANCESKA NUREDINI “FUORI DI TETTA” A IBIZA – LA CANTANTE E LA COMPAGNA BALLERINA STANNO SVACCANZANDO CON UN GRUPPO DI AMICI NELLA ISOLA DELLE BALEARI E HANNO APPROFITTATO DEL VILLONE CON 7 BAGNI (NON SI SA MAI SE IL CAGOTTO E' IMPELLENTE) E UNA MERAVIGLIOSA PISCINA A SFIORO PER SCATTARE ALCUNE FOTO DA VIETARE AI DEBOLI DI CUORE: ELODIE CON IL CULO A PIZZO, MENTRE FRANCESKA INDOSSA SOLO UN MICRO TANGA. ENTRAMBE SONO IN TOPLESS – GLI ALTRI SCATTI SUI SOCIAL DOCUMENTANO SERATE FOLLI IN DISCOTECA, SLINGUAZZATE TRA SALSEDINE E TINTARELLA, CIAPETT IN BELLA VISTA E ALTRE NEQUIZIE DI QUESTE DUE REGINE SAFFICHE DELL’ARTE DI MICHELAZZO: BEVONO, SE LA GODONO E NON FANNO UN CAZZO…

elodie franceska nuredini ibiza 

Da fanpage.it - Estratti

elodie franceska nuredini 3

Negli ultimi giorni si era parlato molto di una presunta crisi tra Elodie e Franceska Nuredini ma è stata la cantante a smentire ogni tipo di pettegolezzo con un album dedicato alle vacanze scatenate a Ibiza. Dopo essere rimasta lontana dai social per diversi giorni, è tornata a essere super attiva e naturalmente non ha potuto fare a meno di documentare la storia d'amore con la ballerina (che a quanto pare procede a gonfie vele). (...)

 

 

Il motivo per cui Elodie ha "latitato" per qualche giorno su Instagram? Ha pensato a godersi la vacanza a Ibiza con Franceska e un gruppo di amici. Tra serate folli in discoteca, audaci foto di coppia e mattinate in spiaggia tra salsedine e tintarella, ha postato anche uno scatto che non è passato inosservato ai fan: quello in cui sia lei che la ballerina hanno posato in topless sul bordo di una meravigliosa piscina a sfioro. Elodie è stesa sulla pancia e ha il lato b in evidenza, mentre Franceska è in piedi, indossa solo un micro tanga e si copre il seno con le braccia: entrambe hanno i capelli bagnati e l'espressione rilassata, a prova del fatto che non potrebbero essere più serene. Del resto, chi non sogna di essere al loro posto?

elodie franceska nuredini 2

 

 

La location in cui si trovano Elodie e Franceska sembra essere Villa Infinity (di Highstay Villas), nella zona di Es Cubells, a Ibiza. Si tratta di un'abitazione da 600 mq immersa nel verde, un vero e proprio "santuario" dove architettura, natura e raffinatezza di fondono. Progettata da K-Studio, conta 7 camere da letto e 7 bagni, una palestra all'aperto, una zona cinema, una sauna e un barbecue (può ospitare fino a 16 ospiti). Il suo punto forte? La splendida infinity pool con vista mare a 180 gradi.

 

Tra i servizi inclusi nel soggiorno ci sono anche chef privato, maggiordomo, concierge e autista. Il prezzo non viene pubblicato apertamente sul sito ufficiale della struttura, per conoscerlo è necessario mandare un messaggio e avviare una trattativa privata.

elodie 4il sedere di elodieelodie 3elodie 5elodie 6elodie 7elodieelodie 1elodie franceska nuredini si bacianoelodie 8elodie franceska nurediniFRANCESCKA NUREDINI BACIA ELODIE elodie in toplesselodie 2

 

https://www.dagospia.com/media-tv/crisi-elodie-franceska-nuredini-fuori-tetta-a-ibiza-cantante-ballerina-484716 

 

“LA PROSSIMA VOLTA MELONI SPEDIRÀ IN UCRAINA, UN CARICO DI PISTOLE AD ACQUA?”

GIÙ SBERLEFFI E MOTTEGGI ALLA NOTIZIA CHE L'IMPEGNO ITALIANO A SOSTEGNO DI KIEV, ANZICHÈ ARMI E MILIARDI, SARÀ L’INVIO DI GENERATORI ELETTRICI: “LA PROSSIMA VOLTA MELONI SPEDIRÀ IN UCRAINA, UN CARICO DI PISTOLE AD ACQUA?” – ORA PROVIAMO A CAMBIARE SCENARIO: SE AL POSTO DELLA DUCETTA AZZOPPATA DAL PUTINISMO DI SALVINI E DALLA MAGA-AVANZATA DI VANNACCI, CI FOSSE ELLY SCHLEIN, PREMIER DI UN GOVERNO CON I ‘’PACIFINTI’’ ANTI-KIEV DI M5S E DI AVS, AVREBBE INVIATO A KIEV MISSILI E MILIARDI? – SE POI AL POSTO DELLA SINISTR-ELLY, IL PREMIER FOSSE IL CONTE INTRAVAGLIATO, A SOSTEGNO DELLA DIFESA AEREA DELL’UCRAINA AVREBBE PROBABILMENTE INVIATO A ZELENSKY UNA FOLCLORISTICA CARTOLINA DEL BELPAESE CON SU SCRITTO “SE VEDEMO…” – SCENARI E SCEMENZE A PARTE, SCHLEIN E CONTE NON HANNO DETTO UNA PAROLA SUL DISIMPEGNO (EUFEMISMO) DELL’ARMATA BRANCA-MELONI - DEL PD, OGGI, L’UNICO A PIGOLARE (‘’MELONI TEME SALVINI E VANNACCI E CONSEGNA L'ITALIA A UN RUOLO MARGINALE") È STATO IL RIFORMISTA GIORGIO GORI - MENTRE CARLETTO CALENDA, LANCIA IN RESTA, È ENTRATO IN “AZIONE”: ‘’MI VERGOGNO DI UN GOVERNO TANTO CODARDO PER ACCONTENTARE DUE FILORUSSI E CONTINUARE A VIVACCHIARE. ANIME MORTE DI DESTRA CHE FLUTTUANO CON QUELLE DI SINISTRA, RIMASTE SILENZIOSE. VERGOGNATEVI’’

schlein conte putin meloni zelensky  

UCRAINA: CALENDA, GOVERNO MELONI CODARDO, MI VERGOGNO

CARLO CALENDA MANIFESTAZIONE PER L UCRAINA

(ANSA) - "L'Italia non invierà armi, neppure per la difesa aerea, all'Ucraina. Invierà generatori. Il tutto perché Meloni ha paura di Vannacci e delle difficoltà della Lega. Forza Italia muta, come sempre. I paesi europei e UK confermano invece il loro sostegno già immensamente superiore al nostro.

 

Mi vergogno di un Governo tanto codardo da non riuscire a tenere la barra dritta su alcuna questione fondamentale per accontentare due filorussi e continuare a vivacchiare. Dietro il continuo appello ai valori, all'onore, alla parola, al coraggio c'è il nulla.

 

volodymyr zelensky giorgia meloni foto lapresse

Anime morte di destra che fluttuano con quelle di sinistra, rimaste silenziose, lontano dalla storia e dalla grandezza della lotta per la libertà e l'indipendenza. Vergognatevi. Per ciò che potremo combatteremo alle elezioni per impedire questa deriva vigliacca che ci allontana dal nostro destino di europei e uomini liberi". Lo scrive su X il leader di Azione, Carlo Calenda. 

 

UCRAINA: GORI, 'A FIANCO DI KIEV A CHIACCHIERE, MELONI CONSEGNA ITALIA A RUOLO MARGINALE'

(Adnkronos) - "No alla richiesta di armi (manderemo 'generatori'), no alle esercitazioni congiunte dei Volenterosi. 'Siamo a fianco dell'Ucraina', ma più a chiacchiere che coi fatti. Meloni teme Salvini e Vannacci, sceglie il disimpegno e consegna l'Italia a un ruolo marginale". Lo scrive su X Giorgio Gori, europarlamentare del Pd

 

 

Giuseppe Conte Vladimir Putin

MELONI È OSTAGGIO DI SALVINI E VANNACCI – L’ITALIA SI CHIAMA FUORI ANCHE DALL’ESERCITAZIONE CONGIUNTA DELLA COALIZIONE DEI VOLENTEROSI, TRA OTTOBRE E NOVEMBRE: “NON PARTECIPEREMO”. IL GOVERNO ITALIANO NON INVIERÀ ARMI MA GENERATORI – CARLO CALENDA: “'MI VERGOGNO DI UN GOVERNO TANTO CODARDO DA NON RIUSCIRE A TENERE LA BARRA DRITTA PER ACCONTENTARE DUE FILORUSSI. MELONI HA PAURA DI VANNACCI E DELLE DIFFICOLTÀ DELLA LEGA. FORZA ITALIA MUTA, COME SEMPRE. ANIME MORTE DI DESTRA CHE FLUTTUANO CON QUELLE DI SINISTRA, RIMASTE SILENZIOSE, LONTANO DALLA STORIA E DALLA GRANDEZZA DELLA LOTTA PER LA LIBERTÀ E L'INDIPENDENZA. VERGOGNATEVI''

https://www.dagospia.com/politica/meloni-e-ostaggio-salvini-vannacci-l-italia-si-chiama-fuori-484672

 

 

Elly Schlein

VOLENTEROSI SARETE VOI! - GIORGIA MELONI E IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI (SPOSATO CON UNA DONNA UCRAINA) SI RIEMPIONO LA BOCCA DI PAROLE SUL SOSTEGNO A KIEV MA IL GOVERNO FA POCO O NULLA PER SOSTENERE LA RESISTENZA DI ZELENSKY - MENTRE GRAN BRETAGNA E FRANCIA CONCEDONO ALL’UCRAINA LE LICENZE PER PRODURRE I TEMIBILI MISSILI “STORM SHADOW”, PROMETTONO AEREI DA CACCIA, BATTERIE CONTRAEREE E SISTEMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE, L’ITALIA SI SFILA E SPEDISCE... GENERATORI. AL PROSSIMO “ROUND” DI AIUTI COSA INVIEREMO, SUPER LIQUIDATOR? – È UNA POSIZIONE SUICIDA, CHE POTREBBE ESCLUDERE L’ITALIA DALLA RICCA PARTITA PER LA DIFESA EUROPEA. MA LA DUCETTA GUARDA AL 2027 E ALLA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE: DEVE COPRIRSI A DESTRA DA VANNACCI, E A SINISTRA DA TUTTI GLI ALTRI. L’ITALIA È UN RICETTACOLO DI PUTINIANI, DALL’EX GENERALE A CONTE: SALVARE L’EUROPA DALL’ESPANSIONISMO DI “MAD VLAD” NON È UNA PRIORITÀ...

Giuseppe Conte Vladimir Putin 2

https://www.dagospia.com/politica/volenterosi-sarete-voi-giorgia-meloni-sottosegretario-fazzolari-sposato-48464

https://www.dagospia.com/politica/schlein-conte-non-detto-parola-disimpegno-eufemismo-dell-armata-484722 

 

Antonella Viola

 


Medici no vax reintegrati, 

Antonella Viola: «È come promuovere uno studente che dice che il diabete si cura con lo yoga»

Facebook 

Una banca chiusa in un giorno. In 7 Paesi.

 



BCCI: La banca costruita per non essere controllata da nessuno. Perciò tutti la usavano.

5 luglio 1991. A un'ora concordata, in sette Paesi contemporaneamente, ispettori e regolatori entrano nelle filiali di una banca e ne sigillano gli archivi. Non è un fallimento: è un sequestro globale, coordinato come un blitz. Londra, Lussemburgo, gli Stati Uniti e altri quattro Stati agiscono nello stesso momento perché sanno una cosa: se lo facessero uno alla volta, i documenti sparirebbero prima dell'alba del giorno dopo.

La banca si chiama Bank of Credit and Commerce International. Al culmine contava oltre quattrocento filiali in settantotto Paesi e attivi dichiarati superiori ai venti miliardi di dollari: la settima banca privata del mondo. Quando la chiudono, nei conti manca un buco che le stime collocano tra i dieci e i diciassette miliardi. La Serious Fraud Office britannica la definirà, testualmente, la più grande frode bancaria della storia.

Ma la frode è la parte noiosa. Tienilo a mente mentre leggi: c'è un dettaglio, in questa storia, che ribalta il senso di tutto. Riguarda chi aveva i conti in quella banca. E quando lo scopri, capisci che BCCI non fu un errore del sistema. Fu esattamente ciò che serviva.

La versione ufficiale

Il racconto ufficiale è quello di una truffa colossale ma leggibile: un banchiere spregiudicato, una contabilità gonfiata, depositi usati per coprire perdite, il classico schema in cui il denaro nuovo paga i buchi vecchi. Un Ponzi in scala planetaria. Fondata nel 1972 dal finanziere pakistano Agha Hasan Abedi, cresciuta a dismisura, crollata sotto il peso delle proprie bugie. Fine. Puniti i colpevoli, lezione appresa, regole rafforzate.

L'Archivio non contesta i numeri. Contesta la morale. Perché quella morale — "una mela marcia enorme" — serve a non guardare la cosa più importante: BCCI non era una banca normale che aveva commesso reati. Era una struttura progettata dall'inizio per sfuggire a qualunque controllo. E una struttura simile non nasce per caso. Nasce perché serve a qualcuno.

L'incrinatura

Il dettaglio che non torna è nell'architettura giuridica. BCCI era registrata in Lussemburgo e nelle Isole Cayman, aveva il suo centro operativo a Londra, e i suoi bilanci erano revisionati a pezzi, da soggetti diversi, in giurisdizioni diverse. Nessun singolo regolatore al mondo poteva vedere l'intero quadro. Nessuno.

Chiediti: è un difetto o un progetto? Una banca che vuole essere onesta cerca la vigilanza, perché la vigilanza è la sua reputazione. Una banca costruita così — apolide, frammentata, opaca per disegno — sta dicendo un'altra cosa. Sta dicendo: io esisto proprio nello spazio dove gli Stati non arrivano. E lo spazio dove gli Stati non arrivano, ma vogliono comunque operare, ha un nome preciso. Si chiama servizi segreti.

Tieni a mente questa parola: invisibilità. È la merce che BCCI vendeva. Non prestiti: invisibilità.

Gli attori

Guarda allora chi comprava quell'invisibilità.

Nella filiale di Sloane Street, a Londra, il rapporto degli stessi revisori — il celebre "Sandstorm report" di Price Waterhouse, datato giugno 1991 — documenta che l'organizzazione del terrorista Abu Nidal aveva aperto conti usando identità false. Manuel Noriega, l'uomo forte di Panama, vi custodiva denaro. Tra i nomi associati a conti e movimenti compaiono, secondo le ricostruzioni giudiziarie, dittatori e trafficanti: dal cartello di Medellín a figure di regimi africani e asiatici. Una banca in cui il criminale e il capo di Stato usavano lo stesso sportello.

E poi il salto negli Stati Uniti. All'inizio degli anni Ottanta, un gruppo di investitori mediorientali — tutti clienti BCCI — rileva una banca americana, la Financial General Bankshares, che diventa First American. Ufficialmente BCCI non c'entra: la legge americana le vietava di possedere banche USA. In realtà, accertarono poi le indagini, la controllava in segreto tramite prestanome, arrivando a detenerne oltre il sessanta per cento. A metterci la faccia, come vertici rispettabili, due pesi massimi dell'establishment di Washington: Clark Clifford, ex Segretario alla Difesa e consigliere di più presidenti, e il suo socio Robert Altman. Il ponte tra il mondo opaco e il salotto del potere americano.

E non fu un caso isolato. Con lo stesso schema — un prestanome davanti, BCCI dietro — la banca mise le mani su altri istituti americani: la National Bank of Georgia e la Independence Bank di Los Angeles, quest'ultima intestata al finanziere saudita Ghaith Pharaon, poi riconosciuto dalle autorità come "uomo di paglia". Quattro banche, sette Stati americani, tutti raggiunti da un istituto che per legge non avrebbe potuto possederne nemmeno uno. Non è aggirare una regola: è dimostrare che la regola, per chi ha la struttura giusta, semplicemente non esiste.

Le connessioni nascoste

Ed eccolo, il dettaglio che avevo promesso.

Nel 1991, l'ex commissario delle Dogane statunitensi William von Raab dichiarò che la CIA deteneva "diversi" conti presso BCCI. Un articolo del Time di quello stesso anno riferì che anche il Consiglio per la Sicurezza Nazionale aveva utilizzato conti della banca per operazioni coperte, inclusi trasferimenti di denaro e armi legati all'affare Iran-Contra. Il rapporto del Senato americano guidato da John Kerry, del 1992 — la fonte primaria di tutta questa storia — descrive una rete di rapporti tra l'intelligence e BCCI più ampia di quanto la stessa CIA avesse ammesso.

Metti insieme i pezzi. Una banca senza patria, opaca per costruzione, usata dai criminali per nascondere denaro e dalle agenzie occidentali per muovere fondi e armi lontano dagli occhi dei parlamenti. Non è una contraddizione: è lo stesso servizio venduto a due clienti diversi. Il terrorista e la spia avevano bisogno della stessa cosa — un luogo dove il denaro non lascia impronte — e la compravano nello stesso posto.

BCCI, allora, non era il nemico del sistema. Era un'infrastruttura del sistema.

Il peso reale

Perché una banca morta trentacinque anni fa dovrebbe importarti oggi?

Perché ha inventato un modello che non è mai morto. L'idea che il denaro davvero potente sia quello invisibile — quello che vive negli spazi tra le giurisdizioni, dove nessuno Stato può guardare — non è finita il 5 luglio 1991. È diventata la norma. I paradisi fiscali, le società schermo a strati, la finanza offshore che oggi consideriamo sfondo ovvio del mondo: BCCI ne è stata la prova generale, l'esperimento su scala industriale.

E ha stabilito anche l'altra regola, quella che l'archivio registra caso dopo caso: quando la struttura è abbastanza grande e abbastanza utile, la puniscono, ma non la spiegano. Il buco fu in parte recuperato dai liquidatori. I revisori pagarono, anni dopo, un patteggiamento milionario. Ma la domanda vera — quali governi la usavano, e per fare cosa — non ebbe mai una risposta completa in un'aula di tribunale.

Vuoi la prova che il modello è vivo? Nel marzo 2023 il capo dell'organismo che vigila sulle banche americane, l'OCC, ha detto pubblicamente che tra il crac della piattaforma di criptovalute FTX e BCCI ci sono "forti parallelismi". Non lo dice un cospirazionista: lo dice il regolatore. E nel 2012 una delle più grandi banche del mondo, la HSBC, chiuse un'indagine per riciclaggio a favore di cartelli messicani pagando circa un miliardo e novecento milioni di dollari — senza che un solo dirigente finisse in carcere. Nacque allora l'espressione "too big to jail": troppo grande per andare in galera. È la regola di BCCI, perfezionata. Trentacinque anni dopo, la stanza buia è ancora lì. Ha solo cambiato insegna.

Quello che è passato inosservato

Il particolare che quasi nessuno collega è questo: BCCI non venne "scoperta" per caso. Venne infiltrata. Un'operazione sotto copertura delle Dogane americane — nome in codice C-Chase, 1986-1988 — mandò un agente, Robert Mazur, a fingersi riciclatore dentro la banca a Tampa, in Florida. L'operazione si chiuse nel 1988 con un finto matrimonio a cui parteciparono, ignari, dirigenti BCCI e trafficanti da mezzo mondo, arrestati alla festa.

Nota le date. L'infiltrazione finisce nel 1988. La banca viene chiusa nel 1991. In mezzo, tre anni. Tre anni in cui si sapeva, ai piani alti, cosa fosse BCCI — e in cui la banca continuò a operare. Perché? La lettura più prudente parla di lentezza burocratica e di indagini complesse. Ma l'archivio annota anche l'altra ipotesi, quella che il rapporto Kerry sfiora: che chiudere BCCI significasse esporre chi, dentro gli Stati occidentali, l'aveva usata. Una banca che conosce i segreti di chi dovrebbe chiuderla non è una banca facile da chiudere.

Il pattern

West Nile, morta una donna a Qualiano: «Altri 3 contagiati in città». Salgono a 24 i positivi in provincia di Oristano

 

Nelle persone più fragili, in particolare anziani o soggetti con altre patologie, il virus può però portare a complicazioni neurologiche severe

Freepik
Freepik

Il virus West Nile continua a far paura in diverse zone d'Italia. A Qualiano, in provincia di Napoli, una donna di 72 anni è morta dopo giorni di ricovero in ospedale a causa dell'infezione. Intanto, in Umbria, il Comune di Castiglione del Lago ha reso noto un nuovo caso di positività al virus, riscontrato su un residente della frazione di Pozzuolo Umbro.

La donna morta a Qualiano

La donna, molto conosciuta in città, è deceduta lunedì 24 agosto nel pomeriggio, dopo essere rimasta ricoverata per diversi giorni in condizioni critiche. A darne notizia è stato il sindaco di Qualiano, Raffaele De Leonardis, che sui suoi canali social ha scritto: «È una notizia che ci addolora profondamente». Il primo cittadino ha poi espresso, a nome proprio e dell'intera Amministrazione comunale, «le più sentite condoglianze alla famiglia, molto nota a Qualiano, ai suoi cari e a quanti oggi piangono la sua scomparsa».

De Leonardis ha aggiunto che il Comune resta in costante confronto con le autorità sanitarie e ha fatto il punto sulla situazione epidemiologica locale: in città si contano altri 3 contagiati, mentre da circa dieci giorni non risultano segnalazioni di nuovi casi. Il sindaco ha infine rinnovato l'invito ai cittadini a seguire le indicazioni di prevenzione già diffuse dall'Amministrazione.

24 casi a Oristano

Sono saliti a ventiquattro i casi umani di contagio da virus della Febbre del Nilo nella provincia di Oristano. Le ultime tre diagnosi per un ultratrentenne, ricoverato all’ospedale cittadino 'San Martino', un ultracinquantenne e un ultrasessantenne, entrambi in osservazione presso il pronto soccorso dello stesso presidio ospedaliero oristanese. Salgono così a dieci le persone ricoverate al San Martino in diversi reparti. Da venerdì 21 a oggi sono ben 4 i casi registrati. Il dipartimento di Prevenzione della Asl 5 di Oristano ha immediatamente avviato l’inchiesta epidemiologica e le attività di profilassi, che prevedono da parte delle autorità competenti la disinfestazione dell’area di residenza delle persone, che hanno contratto il virus.

La direttrice del dipartimento di Prevenzione Maria Valentina Marras ricorda «a tutti i cittadini, in particolare ai soggetti fragili e anziani, di tenersi lontani da eventuali situazioni a rischio e di proteggersi dalle punture di questo insetto con tutti gli strumenti che già conosciamo: evitare i ristagni d’acqua, proteggersi con spray repellenti e abiti lunghi quando si è all’aperto, schermare la propria casa con zanzariere».

«Il numero dei contagi è di gran lunga superiore in queste settimane rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. 

Per questo diventa ancora più importante seguire queste uniche misure di prevenzione e di protezione contro la malattia. Ed è necessario che chi si prende cura di anziani e bambini, si accerti che entrambi attuino le stesse misure di protezione», ha aggiunto la direttrice generale della Asl 5 Grazia Cattina.

Disinfestazione a Pozzuolo Umbro

Anche in Umbria è scattato l'allarme. Il dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 1 ha segnalato al Comune di Castiglione del Lago la positività al virus West Nile di un residente della frazione di Pozzuolo Umbro, individuato durante le attività di screening condotte dai servizi trasfusionali. Il paziente è asintomatico e in buone condizioni di salute.

Il Comune, in coordinamento con la Usl, ha attivato le procedure previste per verificare un'eventuale circolazione del virus nell'area e ha annunciato per martedì 25 agosto un'ordinanza urgente che disporrà un intervento straordinario di disinfestazione adulticida. Sono previste almeno tre giornate di trattamento entro un raggio di 200 metri dall'abitazione della persona coinvolta, oltre a un'indagine epidemiologica, sopralluoghi e l'installazione di trappole per catturare le zanzare, i cui esemplari verranno analizzati dall'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche di Perugia. I risultati sono attesi entro 48 ore. Il Comune ha invitato i residenti a consultare solo i canali istituzionali per gli aggiornamenti su giorni e orari degli interventi.

Virus West Nile, cos'è e i sintomi

Il West Nile virus è una malattia trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Culex, che si infettano pungendo gli uccelli, veri e propri serbatoi naturali del virus. L'uomo, come le autorità umbre hanno tenuto a precisare, è invece un "ospite terminale": la quantità di virus nel sangue di una persona infetta non è sufficiente perché una zanzara possa a sua volta infettarsi pungendola. Non esiste dunque alcuna trasmissione diretta da persona a persona, né dall'uomo alla zanzara: la presenza di un caso non implica quindi un rischio di contagio interumano.

Nella maggior parte dei casi l'infezione decorre senza sintomi evidenti; quando compaiono, si manifestano solitamente con febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. Nelle persone più fragili, in particolare anziani o soggetti con altre patologie, il virus può però portare a complicazioni neurologiche severe, fino a forme potenzialmente letali come quella che ha colpito la donna di Qualiano.

https://www.leggo.it/italia/cronache/25_agosto_2026_virus_zanzare_west_nile_sintomi_morta_qualiano_pozzuolo_umbro-9724585.html?refresh_ce 

 

 

È morto Klaus-Michael Kühne, era tra gli uomini più ricchi del mondo e non aveva figli: che fine farà la sua fortuna

 


Alla guida di Kühne+Nagel aveva costruito un impero internazionale nella logistica e accumulato un patrimonio da decine di miliardi. Senza figli né eredi diretti, la sua fortuna dovrebbe confluire nella fondazione da lui istituita

Klaus-Michael Kühne
Klaus-Michael Kühne

È morto a 89 anni Klaus-Michael Kühne, uno degli uomini più ricchi della Germania e protagonista della logistica mondiale: la notizia è stata annunciata da Kühne+Nagel, il gruppo svizzero che l’imprenditore aveva contribuito a trasformare in uno dei principali operatori globali del settore.

Nato ad Amburgo nel 1937, Kühne era entrato nell’azienda di famiglia nel 1958. Nel 1966 ne era diventato presidente e, dal 1975, amministratore delegato: sotto la sua guida, la società ha accelerato l’espansione internazionale, diventando un colosso del trasporto e della logistica, con decine di migliaia di dipendenti e una presenza in circa cento Paesi. Kühne aveva trasferito la propria residenza in Svizzera alla fine degli anni Sessanta e dal 1975 viveva a Schindellegi, nel Canton Svitto, dove ha anche sede il gruppo.

Un patrimonio da decine di miliardi

Attraverso la sua holding, Kühne controllava una partecipazione di maggioranza in Kühne+Nagel e possedeva quote in numerose società internazionali. Tra i suoi investimenti più importanti c'era Lufthansa, di cui era il principale azionista con circa il 20% del capitale, una partecipazione che valeva circa 2 miliardi di euro. Il suo portafoglio comprendeva inoltre quote di Hapag-Lloyd, Brenntag e Flix, il gruppo proprietario di FlixBus.

L’imprenditore aveva investito anche nel calcio, diventando uno degli azionisti di riferimento dell'Hamburger SV, la squadra della sua città natale. Le stime sul suo patrimonio variano a seconda delle classifiche e del momento di valutazione. Forbes lo stimava intorno ai 44 miliardi di dollari, mentre le classifiche svizzere riportavano una ricchezza nell'ordine delle decine di miliardi di franchi. Kühne era comunque considerato il secondo uomo più ricco della Germania, alle spalle di Dieter Schwarz, il fondatore dell'impero Lidl.

La fortuna verso la fondazione

Klaus-Michael Kühne non aveva figli né eredi diretti: per questo, dopo la sua morte, il suo patrimonio e le sue partecipazioni dovrebbero essere destinati in larga parte alla Kühne Foundation, la fondazione da lui istituita con finalità filantropiche. La fondazione possiede già una partecipazione in Kühne+Nagel e opera soprattutto nei settori della ricerca, della medicina, della logistica e della cultura.

La morte di Kühne chiude così la parabola di uno degli imprenditori tedeschi più ricchi e influenti degli ultimi decenni: partito dall'azienda fondata dal nonno August Kühne nel 1890, è riuscito a trasformare la società di spedizioni di famiglia in un impero globale della logistica e, attraverso una lunga serie di investimenti, a costruire una fortuna personale da decine di miliardi.

https://www.leggo.it/esteri/news/25_agosto_2026_klaus_michael_kuhne_morto_senza_eredi_patrimonio-9724799.html 

 

 

«Sadam Houssain pestato e finito a coltellate»: come'è stato ucciso il bracciante trovato morto nel bagagliaio della sua auto. L'ipotesi caporalato

 


L'autopsia, nonostante il cadavere fosse in avanzato stato di decomposizione, ha permesso di escludere che per il delitto siano state utilizzate armi da fuoco

Le foto di Sadam e l'auto nella quale è stato ritrovato, diffuse dal sindaco Domenico La Marca
Le foto di Sadam e l'auto nella quale è stato ritrovato, diffuse dal sindaco Domenico La Marca


Sarebbe stato pestato e finito a coltellate Sadam Houssain, il bracciante pachistano di 32 anni trovato morto nel bagagliaio della sua autovettura parcheggiata nel ghetto di borgo Mezzanone il 22 agosto, 18 giorni dopo la scomparsa. È questo il primo esito dell'autopsia. 

L'autopsia

L'esame è stato compiuto nell'istituto di medicina legale del policlinico Foggia dal professor Luigi Cipolloni ed è durato circa quattro ore. L'autopsia, nonostante il cadavere fosse in avanzato stato di decomposizione, ha permesso di escludere che per il delitto siano state utilizzate armi da fuoco. 

Ora si attendono i risultati degli esami istologici per i quali bisognerà attendere circa un mese.

Le piste

Tra le piste seguite dai carabinieri, quella del caporalato. Fin dal ritrovamento del cadavere, un amico connazionale ha riferito che «Sadam era solito accompagnare alcuni migranti residenti nel ghetto di borgo Mezzanone con la sua auto nelle campagne del Tavoliere». È probabile che questa attività possa essere alla base del delitto.

https://www.leggo.it/italia/cronache/25_agosto_2026_bracciante_ucciso_foggia_sadam_houssain_autopsia_movente-9724864.html 

 

 

Arrestate questo eversore!

 


È uscita fuori la seconda parte del programma di Futuro Nazionale di Vannacci dedicata all’ideologia del partito.


Ed è un delirio dietro l’altro, uno più scioccante e pericoloso dell’altro.


“L’aborto non è un diritto”. 

Sì, giuro, lo ha scritto davvero…


Via libera alle associazioni pro-vita nei consultori ed eliminazione della pillola abortiva Ru-486 in regime ambulatoriale o domiciliare.


E tutto questo sarà supervisionato e controllato da un neonato Ministero della Vita, con tanto di istituzione di una Giornata nazionale della vita nascente il 25 marzo. Si sono dimenticati “fascista”…


Introduzione dell’educazione militare a scuola. 

Mica vorrete educare i ragazzi all’affettività e al civismo, figuriamoci. Insegniamoli il saluto militare, le marce, l’ordine, il nonnismo e magari pure a sparare…


E poi la militarizzazione delle nostre strade con l’esercito sguinzagliato in giro mattina e sera stile ronde.


Il riconoscimento del cambio di sesso dei minori come "reato universale". 


Cancellazione delle Unioni civili e adozioni solo per famiglie con padre e madre.


L’introduzione di un "vero quoziente familiare", esenzioni fiscali per chi ha figli, un reddito di rinascita dedicato alle madri e il mutuo tricolore con interessi azzerati al terzo figlio. Roba da far impallidire il Duce…


Il respingimento delle temibili teorie "woke e Lgbt" dell’Unione europea. Non si sa di quali teorie parli e soprattutto di quale Europa le abbia mai applicate.


E ancora: via contenuti gender e omosessuali in tv.


Già li facciamo “guidare” e “curarsi in ospedale”, adesso permettergli di andare in televisione a esprimere il proprio pensiero all’ex generale in pensione pareva troppo.


Questo non è neanche il programma di uno di destra estrema.


Questo è il diario di un fascista. E no, non si può ignorare o far finta di nulla, perché questa schi**** è voluta, apprezzata e condivisa dai milioni di italiani che lo votano e domani potrebbe essere il programma di un governo a trazione vannacciana.


Smettiamola di fingere che siano solo sparate di un provocatore.


Non è più solo un libro. È un programma elettorale.


Sono le ideologie tossiche e spaventose di uno che si sta preparando, presto o dopo, a governare questo Paese.


“Il mondo al contrario”, quello vero. 


Svegliamoci e reagiamo (democraticamente) prima che sia troppo tardi.

Lorenzo Tosa 

Facebook 

Sebastiano Piaggi morto a 21 anni, l'autopsia: «Tre ferite alla testa, sono compatibili con l'elica del gommone»

 


Il giovane era caduto in mare durante una gita con gli amici a Ferragosto, al largo di Portovenere. Sul corpo sono state individuate tre lesioni che potrebbero essere state provocate dall'elica dell'imbarcazione. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio nautico

Sebastiano Piaggi morto a 21 anni, l'autopsia: «Tre ferite alla testa, sono compatibili con l'elica del gommone»

Potrebbe essere stata l'elica del gommone a provocare le ferite fatali a Sebastiano Piaggi, il 21enne morto al largo di Portovenere (La Spezia) dopo essere caduto in mare durante una gita con alcuni amici nel giorno di Ferragosto. È uno degli elementi emersi dall'autopsia eseguita sul corpo del giovane e che ora entra nella ricostruzione di quanto accaduto.

Il medico legale ha infatti individuato tre ferite alla testa compatibili con lesioni provocate da un'elica. Un dato importante, che dovrà essere valutato nell'ambito dell'inchiesta aperta dalla magistratura spezzina per fare piena luce sulla dinamica dell'incidente.

Le tre ferite alla testa

L'autopsia era stata disposta dal magistrato della Spezia che, già al terzo giorno dalla scomparsa del ragazzo e quando il suo corpo non era stato ancora ritrovato, aveva aperto un fascicolo per omicidio nautico. L'esame autoptico ha quindi fornito un primo elemento sulle possibili cause della morte: le tre lesioni riscontrate alla testa risultano compatibili con quelle che potrebbe provocare l'elica di un'imbarcazione

Sulla base delle informazioni disponibili, tuttavia, resta da ricostruire esattamente la sequenza degli eventi dopo la caduta in acqua.

Sebastiano Piaggi era in gommone con alcuni amici quando, a Ferragosto, è caduto in mare al largo di Portovenere. Le ricerche erano proseguite per giorni. Il corpo del 21enne è stato infine ritrovato e recuperato tra gli scogli, non lontano dal punto in cui si era verificato l'incidente. L'inchiesta dovrà ora chiarire cosa sia accaduto in quei momenti e verificare il ruolo dell'elica nelle ferite riscontrate dall'autopsia.

https://www.leggo.it/italia/cronache/24_agosto_2026_sebastiano_piaggi_morto_elica_gommone_autopsia_ferite_testa_portovenere-9723482.html