domenica 25 ottobre 2026

Shamonda

 

È quello nuovo che sta facendo girare gli allevatori in tutta Europa - lo Shamonda, SHAV.


Non è "idiota", è solo molto fastidioso per gli animali:


Cos'è:

Un arbovirus a RNA, orthobunyavirus del sierogruppo Simbu, parente strettissimo di Schmallenberg e Akabane. Isolato per la prima volta in Nigeria negli anni '60, poi solo qualche caso in Africa e Giappone. Per decenni mai visto da noi. 2c60


Perché se ne parla ora:

A giugno 2026 è comparso per la prima volta in Europa - Francia, Svizzera, Germania - poi in tutta l'Europa occidentale. In Italia l'hanno trovato prima a Trento e Bolzano ad agosto, e poi in Campania negli allevamenti di bovini e bufale del Salernitano. Gira come variante nuova chiamata Shamonda-Europe. 2c60


Come si trasmette:

Non da animale ad animale. Lo portano i Culicoides, moscerini piccolissimi di pochi mm, gli stessi della lingua blu. Quindi va a stagione, con il caldo, e rallenta con il freddo. 2c60


Cosa fa agli animali:

- negli adulti: febbre, diarrea, abbattimento, calo del latte anche del 10-20% per 7-10 giorni. Morbilità altissima, può prendere fino al 100% della stalla, ma mortalità quasi zero.

- nelle gravide è il problema vero: passa la placenta, può dare aborti e vitelli / agnelli con malformazioni - sindrome artrogriposi-idranencefalia 2c60


Colpisce soprattutto bovini e bufali, ma segnalato anche in pecore, capre, un alpaca e cavalli.


Per l'uomo?

Fino a settembre era considerato NON zoonotico, e il Ministero diceva che latte, mozzarella e carne si possono consumare normalmente. bfbb


Attenzione però: 10 giorni fa la Francia ha segnalato quello che sarebbe il primo caso umano mai documentato - un paziente fortemente immunodepresso a Lione, deceduto a inizio ottobre. Le autorità dicono che secondo le conoscenze attuali non c'è rischio per la popolazione generale, ma l'Istituto Zooprofilattico dell'Abruzzo ricorda che essendo un virus nuovo per l'Europa il potenziale va studiato attivamente. ec48bfbb


Vaccino / cosa fare:

Non esiste vaccino specifico e non è malattia a notifica obbligatoria in UE. L'unica cosa efficace è la lotta ai vettori: reti, repellenti, gestione delle lettiere, evitare ristagni. 615c


Se hai animali e vedi febbre + calo latte improvviso, senti subito il veterinario ASL - fanno PCR per confermarlo.


Ecco qua due viste del virus:




A sinistra come appare al microscopio elettronico, a destra la struttura 3D.

È un virus con involucro, circa 80-120 nanometri di diametro, con tre segmenti di RNA (L, M, S) dentro. Le punte in superficie sono le glicoproteine Gn/Gc che gli servono per attaccarsi alle cellule.


In pratica è fatto come tutti i Peribunyaviridae - parente di Schmallenberg, trasmesso dai moscerini Culicoides, non si vede ad occhio nudo ovviamente.


Fenix

Le cazzate leghiste su Facebook

 


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Martin Luther King

 


Quando scegliamo di non parlare, di non agire, di non difendere ciò che è giusto, qualcosa dentro di noi si spegne. Non è la morte del corpo, ma quella della coscienza.


Martin Luther King ci ricorda che la vita è anche coraggio, responsabilità, presenza.

Ogni volta che restiamo in silenzio davanti all’ingiustizia, alla violenza, all’indifferenza, lasciamo che il mondo diventi un po’ più buio.

E quel buio non nasce fuori, ma dentro di noi.


Parlare, agire, esporsi, anche quando costa, è il modo più autentico di restare vivi.

La dignità non si misura nel consenso, ma nella verità che scegliamo di difendere.

Il giorno in cui smettiamo di farlo, la nostra vita comincia davvero a finire.

 Domiziano Mastrangelo

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Per i fascisti

 


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💉 ROBERTO BURIONI: «LA TERRA È TONDA, LA BENZINA È INFIAMMABILE, I VACCINI NON PROVOCANO L'AUTISMO»



Una frase attribuita al virologo Roberto Burioni che riassume con poche parole uno dei temi più discussi degli ultimi anni: il rapporto tra scienza, disinformazione e vaccini.


Nonostante decenni di ricerche scientifiche, continua a circolare la falsa convinzione che i vaccini possano provocare l'autismo.


Eppure, numerosi studi condotti su popolazioni molto ampie hanno escluso un nesso causale tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico.


La convinzione contraria si è diffusa soprattutto a partire da uno studio pubblicato nel 1998, successivamente ritirato per gravi irregolarità.


La scienza non si basa sulle opinioni personali, ma su prove, verifiche e risultati che possono essere controllati.


Questo non significa che i vaccini siano privi di possibili effetti collaterali: come tutti i medicinali, possono comportare rischi, che vengono studiati e monitorati. Ma l'autismo non è un effetto causato dalle vaccinazioni.


❤️ IN TEMA DI SALUTE, INFORMARSI ATTRAVERSO FONTI SCIENTIFICHE AFFIDABILI È FONDAMENTALE.


💬 VOI COSA NE PENSATE DELLE PAROLE ATTRIBUITE A BURIONI? PERCHÉ, SECONDO VOI, LE FALSE INFORMAZIONI SUI VACCINI CONTINUANO A CIRCOLARE NONOSTANTE LE EVIDENZE SCIENTIFICHE?


#RobertoBurioni #Vaccini #Autismo #Scienza #Salute #Prevenzione #Disinformazione #RicercaScientifica #Medicina #Informazione

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💉 WALTER RICCIARDI: «I VACCINI SONO IL PILASTRO FONDAMENTALE SU CUI SI REGGE LA SICUREZZA SANITARIA GLOBALE»



Una riflessione attribuita al professor Walter Ricciardi, esperto di sanità pubblica, che richiama l'attenzione sull'importanza delle vaccinazioni nella prevenzione delle malattie infettive.


I vaccini rappresentano una delle più importanti conquiste della medicina moderna.


Grazie alle campagne vaccinali, il vaiolo è stato eradicato a livello mondiale e malattie come la poliomielite sono state eliminate da numerose aree del pianeta.


Ma la vaccinazione non riguarda soltanto la protezione individuale.


Quando una quota sufficientemente elevata della popolazione è immunizzata contro determinate malattie, può diminuire anche la circolazione degli agenti infettivi, contribuendo a proteggere le persone più vulnerabili.


Naturalmente, come ogni intervento medico, anche i vaccini possono avere effetti indesiderati, che vengono attentamente studiati e monitorati. I benefici e i rischi devono essere valutati per ciascun vaccino e per le diverse categorie di persone.


❤️ LA PREVENZIONE NON È SOLTANTO UNA SCELTA INDIVIDUALE: PUÒ ESSERE ANCHE UN IMPORTANTE STRUMENTO DI TUTELA DELLA SALUTE COLLETTIVA.


In un mondo in cui le malattie infettive possono attraversare rapidamente i confini, la ricerca scientifica, la sorveglianza sanitaria e le vaccinazioni continuano ad avere un ruolo fondamentale.


💬 VOI COSA NE PENSATE DELLE PAROLE DI RICCIARDI? RITENETE CHE IN ITALIA SI FACCIA ABBASTANZA PER INFORMARE I CITTADINI SULL'IMPORTANZA DELLE VACCINAZIONI?


#WalterRicciardi #Vaccini #Vaccinazioni #SalutePubblica #Prevenzione #Medicina #RicercaScientifica #Sanità #Salute #InformazioneScientifica

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La solita propaganda governativa vigliacca

 


Da ieri “giornali” di destra, siti e tg telemeloniani uniti stanno letteralmente sbattendo il mostro in prima pagina.


E quel “mostro” ha un nome e un cognome: Youssef Siher.


Giovane, 30 anni, italiano di seconda generazione, origini marocchine, attivista per la Palestina.


Capro espiatorio perfetto di tutti i mali e tutte le violenze del mondo (ma solo quelle che vogliono e vedono loro).


Lo presentano come la mente occulta dietro le manifestazioni di questi giorni, il “capo del branco”, il “grande vecchio giovane” che avrebbe orchestrato e organizzato il caos, le violenze, le vetrine rotte.


“Il Giornale” lo ha definito addirittura “l’ayatollah dei maranza”, stuzzicando la pancia di lettori tragicamente pigri, narcotizzati dalle semplificazioni e pure parecchio razzisti.


Da ieri Youssef Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata, con l’accusa di aver gestito i canali social del Movimento 17 ottobre.


L’accusa è seria e, come ogni accusa, va dimostrata in tribunale, non sulle pagine di “Libero” o sui telegiornali.


E invece se apri il Tg1 in queste ore Youssef Shier viene dipinto, non si sa su quali basi giuridiche, come un pericoloso criminale, il simbolo della rabbia “islamista” contro i poveri bravi italiani che non vogliono vedere i giovani arrabbiati in piazza che si definiscono pure “antifascisti”, dove andremo a finire…?


Alla destra non sembra vero poter usare un italiano di seconda generazione, un “pericoloso pro pal” per spiegare a prova di meloniano semplice cosa è accaduto in piazza e chi c’è dietro quelli che “spaccano le vetrine”.


E non me ne frega nulla elencare i titoli di studio e il curriculum di Youssef Shier, né difenderlo. Anzi, se saranno dimostrate le sue responsabilità, ne risponderà davanti alla giustizia, come tutti e come sempre in uno Stato di diritto. 


Non è quello il punto.


Il punto è quanto sia facile e mediocre usare un solo volto dal nome straniero e i tratti maghrebini per infangare, delegittimare e oscurare un intero movimento che scende in piazza per combattere per il diritto allo studio, contro il caroaffitti, il carovita, una scuola e un’università a portata di tutti, non solo di pochi privilegiati.


Quanto è più facile costruire un solo nemico riconoscibile e appiccicargli sopra un bersaglio, invece che rispondere alle domande di centinaia di migliaia di giovani che protestano pacificamente. 

Come se fossero tutti automi incapaci di ragionare con la propria testa. Che squallida e arrogante narrazione.


È quello che fanno sempre, da sempre. E io non ci sto.


Perché ne conosco il meccanismo e ho già visto come va a finire, ventisei anni fa a Genova, come l’anno scorso per Gaza, ogni volta che un movimento spontaneo di giovani (e non solo) osa rialzare la testa e gli viene tirata giù a suon di manganelli e propaganda.


Stanno creando il mostro perfetto solo per nascondere e ignorare la mostruosità di un sistema che protegge le vetrine dei negozi come un mausoleo e distrugge le vite delle persone, schiaccia, calpesta, marginalizza, criminalizza, esclude chi non ne fa parte.


Anche questa è una forma di violenza, la più subdola e la più spaventosa.


Avevano l’occasione di spiegare all’opinione pubblica da dove viene e come è montata questa rabbia, e non è certo dentro una chat di WhatsApp.


Invece hanno preferito darle in pasto l’ultimo nemico da odiare, il più comodo, il più ovvio, lo straniero, l’altro, il diverso. 


Col risultato che l’odio è molto più forte di prima e la rabbia ancora più grande di ieri.


E non è certo colpa di questi ragazzi.

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Peter Thiel vs Gawker: come un miliardario ha fatto chiudere un giornale



Il caso che ha cambiato il rapporto tra tech, soldi e libertà di stampa in America.


Nel 2007 il sito di gossip Gawker pubblica un articolo con un titolo secco: "Peter Thiel is totally gay". Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e Palantir, non era pubblicamente out. Non denuncia. Non risponde. Aspetta.


Nove anni dopo, Gawker chiude.


Cosa è successo in mezzo?


Nel 2012 Gawker pubblica un sex tape del wrestler Hulk Hogan. Hogan fa causa per violazione della privacy.


Quello che nessuno sa è che dietro la causa di Hogan c'è un finanziatore segreto: Peter Thiel.


Thiel mette sul tavolo circa 10 milioni di dollari per pagare gli avvocati di Hogan. Il processo va avanti per anni.


Nel 2016 la giuria condanna Gawker a pagare 140 milioni di dollari a Hulk Hogan. Una cifra enorme. Gawker Media va in bancarotta e viene venduta all'asta. Il sito http://Gawker.com viene chiuso.


Quando il New York Times rivela chi c'era dietro, Thiel non nega. Anzi, rivendica.


 "Credo che sia meno scandaloso che un singolo individuo aiuti qualcuno a fare causa, rispetto al fatto che un'intera azienda mediatica si arricchisca rovinando la vita delle persone per profitto", ha detto.


Perché questa storia è ancora importante oggi?


È diventata il caso di scuola su due principi che si scontrano:


1.  La vendetta privata di un miliardario: se una persona con 7 miliardi può finanziare in segreto cause fino a far fallire un giornale che non gli piace, qualsiasi media è a rischio. È la fine della libertà di stampa?

2.  La responsabilità dei media: Gawker era famoso per pubblicare senza filtri sex tape, outing, gossip spinti per fare click. Aveva superato il limite del giornalismo?


Da quel caso in poi in USA si parla di "billionaire-funded lawsuits" e molti stati hanno rafforzato le leggi anti-SLAPP, quelle che proteggono i giornali dalle cause intimidatorie.


Thiel oggi non ha mai chiesto scusa. Per lui, Gawker se l'è cercata.


E tu da che parte stai?

Fenix

L'uomo che è tornato a 20 anni per sempre: sogno o scienza?



Tutti lo abbiamo sognato una volta. Guardarsi allo specchio a 60, 70, 80 anni e vedere il ragazzo di 20 che eravamo. Senza dolori, con l'energia infinita e tutto il tempo davanti.


La notizia che gira in queste ore sembra promettere proprio questo: scienziati di Bonn avrebbero ringiovanito un uomo di 80 anni fino a farlo tornare a 20.


È vero, ma non come ce lo immaginiamo.


Quello che i ricercatori dell'Università di Bonn e RWTH Aachen hanno ringiovanito non è una persona, ma le sue cellule in provetta.


Hanno preso cellule del sangue di donatori fino a 101 anni e le hanno trasformate in cellule staminali del cervello usando due proteine, SOX2 e cMYC. Durante i 50-100 giorni di trasformazione, hanno misurato l'orologio epigenetico, cioè l'età biologica scritta sul nostro DNA.


Risultato: le cellule di un donatore di 80 anni sono tornate a un'età molecolare sotto i 20 anni. Un ringiovanimento di 60 anni.


Lo studio di Lea Jessica Berg, pubblicato su Aging Cell a ottobre 2026, è importante perché per la prima volta questo ringiovanimento è stato seguito giorno per giorno, senza passare dal metodo classico che azzera tutto in una botta sola.


Come dice il Prof. Oliver Brüstle che ha guidato il team: le cellule non sembrano solo più giovani, _si comportano_ come giovani.


*Perché allora non possiamo tornare a 20 anni per sempre?*


Gli stessi autori lo dicono chiaro: questo non è una terapia per ringiovanire le persone. È un modello di laboratorio.


A cosa serve? A capire perché il cervello invecchia, perché a 80 anni arriva l'Alzheimer e a 20 no, usando cellule umane che possiamo ringiovanire in laboratorio senza prelevare un cervello.


Quindi no, non esiste ancora la pillola che ci fa tornare ragazzi per sempre.


Ma per la prima volta abbiamo visto, in diretta, come una cellula vecchia di 80 anni può ricordarsi di come si sta a 20. E questa immagine, per ora, è solo una metafora. Domani potrebbe essere l'inizio di una cura.


Fenix

È il solito bamboccio viziato di piazza San Babila

 


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Cercano coerenza in Ignazio?

 





Lla coerenza politica si misura anche con la storia.

Il 12 aprile 1973, durante il "Giovedì nero "di Milano, una manifestazione del MSI e del Fronte della Gioventù, vietata dalle autorità, degenerò in violenze. L'agente Antonio Marino venne ucciso da una bomba a mano lanciata contro le forze dell'ordine.

In quella manifestazione c'era anche Ignazio La Russa, allora dirigente del Fronte della Gioventù, oggi Presidente del Senato 

Oggi, quando dalle istituzioni si invocano restrizioni e linea dura contro chi scende in piazza, è legittimo ricordare la storia di chi governa  In una democrazia, il diritto di scendere in piazza va tutelato, mentre la violenza deve essere condannata, da chiunque provenga

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Se lo scrivono disagiati come Liori sarà cosi!

 


Cortei domati, ma sotto la cenere

cova il terrorismo islamico


Lo Stato ha funzionato.

Il ministro Piantedosi ha governato il pericolo dei cortei con grande saggezza blindando le piazze italiane con perfetta professionalità.

Individuato anche l'organizzatore dei disordini.

Si tratterebbe di Youssef Siher, uno strano personaggio di origini marocchine, colto e capace e non certo disagiato.

Che però sia la "mente" del piano pare strano a tutti: Youssef Siher è solo una piccola pedina.

Dietro c'è una mente raffinata che ha fatto del terrore la sua ragione d'esistere.

Da più parti si sente il respiro dello Stato del Qatar.

Siamo solo agli inizi.

Lo Stato deve stroncare sul nascere questa strategia del terrore.

Chi li giustifica o è idiota o è complice.

Antonangelo Liori

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I mandanti occulti

 



Marco Travaglio sul Fatto del 25/10/2026


I ragazzi che protestano vivono in tuguri di periferia, perché nelle grandi città del lusso, dei b&b, dei palazzoni sfitti, dei grattacieli vuoti, dei boschi verticali e delle mazzette orizzontali non c’è posto per il ceto medio, figurarsi per loro. 


I genitori, se hanno culo, cioè un lavoretto precario, guadagnano una miseria e non arrivano a metà mese. E ora ricevono bollette del gas e della luce da paura, per non parlare di quando tentano di fare benzina. 


Se sono autotrasportatori sono rovinati, se sono pescatori o agricoltori pure. 


Prima integravano col reddito di cittadinanza (550 euro al mese di media per arrivare a 750 col resto, roba da nababbi), ma ora gli han tolto pure quello, divanisti e fancazzisti che non sono altro. 


Un tempo la nonna dava una mano alla famiglia a sbarcare il lunario, ma ora s’è arresa: la sanità pubblica costa quasi quanto la privata. 


Passeggiano in centro e le vetrine gli sbattono in faccia un lusso sfrenato, che per loro è fantasy: non potranno mai neppure sfiorarlo. 


Ma c’è gente che entra, compra, striscia la carta ed esce con le borse griffate zeppe. 


Sono i miliardari stranieri, che la città “attrattiva” richiama più di Dubai, grazie alla tassuccia piatta del noto progressista Renzi; e quelli italiani, tutti ceo, founder, creator, merchandiser, stylist e influencer che parlano solo di figa, “ape” e soldi, anzi business, call, brainstorming, brand, warming, location, Rolex, Porsche, Maserati, chef stellati, fiumi di coca e mignotte à go go, pardon escort, e si arrapano per City Life, Expo, Fashion Week e tutte le altre Week.


I ragazzi li guardano e imparano dai social che i modelli di vita sono quelli, non loro sfigati senza speranza, neppure quella di avere la stessa vita sfigata dei genitori. 


A scuola vedono solo brutture e nulla che funzioni, a parte i crolli e i topi. 


Poi scoprono sul web che il governo non ha soldi per nulla che li riguardi, ma per il riarmo e Kiev i miliardi li trova sempre, a costo di indebitarsi (cioè di indebitarli). 


Sentono dire che Eni, Leonardo e le banche, grazie ai rincari dell’energia, cioè alle guerre, raddoppiano e triplicano gli utili, ma tosarli per i bisogni della gente è una bestemmia. 


Tutto intorno a loro non si parla che di guerre, armi, bunker, arruolamenti, esercitazioni, nemici da sconfiggere o da inventare. 


E tra i nemici ci sono pure loro. 


Li chiamano pure “maranza”, un po’ marocchino e un po’ melanzana, per farli sentire un po’ più diversi, sbagliati, estranei: “In galera!”. 


In tv Fazio e Serra, Scurati e Zoro parlano di loro con l’aria dei colonnelli in pensione e delle sciure all’ora del tè: il pane non gli manca, ma sono viziati, vogliono pure le sneakers e i libri mica li rubano, eh no, perché sono pure ciucci, signora mia. 


Quindi non si capisce proprio cosa abbiano da protestare. 


Ci dev’essere per forza qualcuno dietro.

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Brigitte Bardot

 


Milo Manara

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"Emma Frost", Copertina variant di Fearless Defenders, MARVEL, 2013.

 


Milo Manara

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Pengo Bossio Wangi

 



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AVEVA 26 ANNI E UN SOGNO: DIVENTARE PROFESSIONISTA DI MMA. UNA SPARATORIA GLI HA PORTATO VIA IL FUTURO.


Pengo Bossio Wangi è stato ucciso oggi, 23 ottobre, nell’attacco contro i passanti a Trappes e La Verrière, vicino Parigi.


Un uomo di 39 anni ha aperto il fuoco con un’arma automatica dalla propria auto, colpendo persone in diversi punti delle due città. Il bilancio riportato questa sera è di un morto e cinque feriti, tra cui una bambina di 12 anni. Il sospettato è stato arrestato. La procura antiterrorismo ha assunto l’inchiesta, che indaga anche sul movente razzista.


Pengo si allenava all’Atch Academy di Aubervilliers. Era un atleta amatoriale, un ragazzo appassionato di questo sport che lavorava per arrivare tra i professionisti.


Dietro il suo nome ci sono una famiglia, degli amici, compagni di allenamento e un futuro che aveva ancora tutto da costruire.


TEAM COMMANDO SI STRINGE AL DOLORE DELLA SUA FAMIGLIA, DEI SUOI CARI E DI TUTTA LA COMUNITÀ MMA.


Nessuno dovrebbe perdere la vita mentre cammina per strada. Nessuna famiglia dovrebbe subire una violenza simile.


Riposa in pace, Pengo. 🕊️


Fonti: Le Parisien, L’Équipe, Associated Press.


#PengoBossioWangi #MMA #TeamCommando

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🌹⭐ IL 22 OTTOBRE 2009 IL GIOVANE STEFANO CUCCHI MORIVA DOPO ESSERE STATO PICCHIATO PER ORE DA DUE CARABINIERI CHE LO TENEVANO IN CUSTODIA: NON DIMENTICHIAMO ⭐🌹




Ad aprile 2022 era finalmente arrivata la condanna a 12 anni per omicidio preterintenzionale ai danni dei due carabinieri che nel 2009 causarono la morte di Stefano Cucchi, in seguito al suo arresto.


Stefano ha perso la vita a causa delle Istituzioni da cui si vorrebbe essere protetti, non uccisi. 


Come altre e altri, Stefano ha incontrato la parte più oscura di uno Stato che fa fatica a garantire trasparenza e fiducia ai cittadini e alle cittadine. 


Dopo 13 anni il muro di omertà e violenza è stato abbattuto dalla forza, dalla dedizione e dall'amore di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, oggi Senatrice della Repubblica, che assieme alla famiglia e a tanti attivisti e attiviste, non ha mai smesso di lottare e di chiedere giustizia. 


Rimangono tante altre persone che come Stefano hanno subito violenze e che però non hanno ancora ottenuto giustizia.


L'impegno di Ilaria ha dimostrato che la ricerca della verità per Stefano è una lotta di noi tutti e tutte, per una società in cui tutti e tutti possano sentirsi al sicuro.


Le parole di Ilaria Cucchi: "Abbiamo vissuto una tragedia nella nostra famiglia, abbiamo vissuto anni drammatici che ci hanno consumato sotto tutti i profili. Vogliamo, però, continuare a dare una speranza. Ci piace pensare che da Stefano, dal suo sacrificio e dal nostro, possa nascere un segnale positivo, che non sia solo per la sua famiglia, che non sia solo per Stefano, ma che sia una speranza per tutti".


Grazie Ilaria! ❤️


Per non dimenticare 🌹

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Candidarsi a 81 anni mi fa rimanere perplesso!

 


Un’immagine storica. Questa è San Paolo, adesso, a poche ore dalle elezioni presidenziali brasiliane.


Questa è l’Avenida Paulista, una delle arterie più importanti del Paese, trasformata in un immenso fiume umano. Una folla impressionante, sterminata, che si perde all’orizzonte. Talmente grande che neppure l’obiettivo riesce a contenerla tutta.


Un milione di persone, forse due, venuto a salutare Luiz Inácio Lula da Silva in quello che è l’ultimo comizio elettorale della sua vita.


Lula, l’ex operaio metalmeccanico, il sindacalista, il ragazzo cresciuto nella povertà del Pernambuco che ha finito per diventare presidente del Brasile. 


L’uomo che ha portato milioni di brasiliani fuori dalla miseria, che ha conosciuto il carcere, le sconfitte, le umiliazioni e che ogni volta ha trovato la forza di rialzarsi.


Oggi ha davanti a sé una delle battaglie più difficili. Il vantaggio di Bolsonaro appare difficilissimo da recuperare. Forse impossibile. Eppure, guardando queste immagini, viene da pensare che ci siano cose che vanno persino oltre il risultato di un’elezione.


Perché questa gente è venuta a dirgli grazie. A ricordargli che cosa ha rappresentato per milioni di persone. A salutare un uomo che, partendo dal nulla, è riuscito a cambiare il destino di un Paese e la vita di intere generazioni.


Comunque vada, qualunque cosa dicano le urne, questa immagine resterà per sempre.


Resterà l’Avenida Paulista invasa da un popolo intero. Resteranno le bandiere rosse, le persone arrampicate ovunque pur di esserci, quella distesa umana che sembra arrivare fino alla fine della città.


E resterà lui, Luiz Inácio Lula da Silva.


Per tutti, semplicemente Lula.


Per sempre nella Storia del Brasile e del mondo intero.

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Stefano Cucchi

 


Stefano Cucchi, prima di essere l’immagine straziante di un corpo senza vita pieno di tumefazioni, era il ragazzo nella foto.

Classe 1978, geometra, lavorava a Roma nel quartiere Casilino. La sera del 15 ottobre del 2009 viene arrestato dai carabinieri per possesso di sostanze stupefacenti, nello specifico 20 grammi di hashish e una modica quantità di cocaina. Il ragazzo viene portato a casa dei genitori, dove viene effettuata una perquisizione senza esito: lì i genitori notano che è in buone condizioni fisiche. In seguito Stefano viene condotto in caserma dove trascorrerà la notte, durante la quale viene allertato il 118 per verificare il suo stato di salute. Dai resoconti Cucchi avrebbe rifiutato la visita. Il giorno seguente si tiene l’udienza per la convalida dell’arresto. I carabinieri consegnano il giovane alla polizia penitenziaria, che richiede una visita medica dalla quale emergono lesioni alla regione sacrale e alle gambe. I verbali riferiscono che Stefano non accetta una visita accurata. Il giudice intanto stabilisce la convalida dell’arresto e la detenzione a Regina Coeli. Lì riceve come da prassi la visita del medico del carcere che richiede immediatamente il ricovero all’ospedale Fatebenefratelli. Cucchi rifiuta e viene dimesso con diagnosi di fratture e numerose ecchimosi. Secondo i referti la causa di tutto sarebbe una caduta dalle scale.

Il giorno seguente gli viene imposto il ricovero, questa volta presso il reparto di medicina protetta del Pertini di Roma. L’amministrazione penitenziaria impedisce alla famiglia di fare visita al giovane che morirà alle 6 del mattino del 22 ottobre. Dopo il decesso e l’autopsia, le indagini preliminari dichiarano che la morte è conseguenza delle negligenze dei medici. Ma una perizia di parte civile evidenzia subito il nesso tra le mancate cure e le fratture/ecchimosi all’origine del decesso. Seguirà un lungo iter giudiziario che vedrà più volte, tra Appello e Cassazione, ribaltare i giudizi sulle responsabilità dei medici del Pertini. Nel 2018 con la riapertura delle indagini e un processo bis il carabiniere Francesco Tedesco, uno degli imputati, accusa i colleghi del pestaggio e sostiene di aver informato dell’accaduto alla stazione Appia con una nota. Nota che poi sarebbe stata fatta sparire. Alcuni militari e ufficiali dell’Arma entrano quindi come indagati nell’inchiesta. Nel luglio 2019 gli imputati sono stati rinviati a giudizio per vari reati legati al depistaggio delle indagini sulla morte di Cucchi: poche settimane fa il pubblico ministero Giovanni Musarò denunciava ancora tentativi di inquinamento delle prove. Mentre nel processo penale bis i medici sono stati assolti per prescrizione del reato a loro carico (omicidio colposo), i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro sono stati condannati per omicidio preterintenzionale. Altri appartenenti all'Arma dei Carabinieri sono stati condannati per vari reati tra cui depistaggio, falso ideologico, omessa denuncia, calunnia e favoreggiamento. Sono tutt'ora in corso procedimenti giudiziari. 

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La Storia di Stefano e di altre 364 vittime dello Stato è raccontata in Morire di Stato. Info nel primo commento.

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FELICE MOSE’ PULICI : GRANDE PORTIERE E GRANDE PERSONA













Confermo che da tifoso della Roma avrei volentieri rubato ai cugini biancazzurri fra il 1972 e il 1974 sia Garlaschelli che Frustalupi. Non avrei rubato,invece,ai cugini laziali il bravissimo Felice Pulici ma solo per il grande affetto che provavo per il mio idolo Albertone Ginulfi. Ho sempre,infatti,stimato il portierone biancoazzurro sia come calciatore sia per le sue qualità umane. Disponibile,discreto,educato,pacato nei giudizi era molto credente così come era molto meticoloso e serio nella vita sportiva. Lombardo di nascita ricordo la sua figurina Panini nel Lecco di serie B 1967-68 come riserva di Meraviglia. Ha poi giocato nel

Novara ai tempi dello storico stadio di via Alcarotti dal 1968 fino al 1971 e poi nella Lazio dove visse fra il 1972 e il 1975 uno splendido triennio, impreziosito dallo storico scudetto. Fu protagonista di quella grande Lazio di Maestrelli e poi anche ad Ascoli e Monza. Ha giocato 226 partite in serie A e 127 partite in serie B facendosi ben volere non solo dai tifosi delle squadre di cui ha indossato la maglia ma,anche da tutti gli sportivi italiani perché era un bravo portiere e una bellissima persona. Ha conseguito la laurea in legge ed è sempre rimasto legato al mondo Lazio. Mi dispiacque tantissimo quando ci lasciò nel 2018.

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sabato 24 ottobre 2026

Ashton Kutcher

 


Nessuno si aspettava che affrontasse il vero male o che mettesse piede negli angoli più bui del mondo umano. Per anni, Hollywood ha riso di Ashton Kutcher.


Era solo il ragazzino delle sitcom, il rubacuori da copertina, il tipo dietro show di scherzi come Punk'd. La gente lo trovava affascinante e divertente, ma nessuno lo prendeva sul serio.


Quel malinteso si rivelò una benedizione.


Nel 2009, Kutcher ha co-fondato Thorn in silenzio. Non era stato creato per ospitare galà sfarzosi sul tappeto rosso o per tenere lezioni morali. L'obiettivo era radicale e diretto: costruire tecnologia avanzata per dare la caccia a coloro che sfruttano i bambini.


Non c'è stata nessuna grande campagna mediatica né una spinta vistosa di pubbliche relazioni. Ha semplicemente deciso di agire dove gli altri si voltavano dall'altra parte.


Kutcher si è tuffato a capofitto nel mondo sotterraneo digitale. Ha passato anni a imparare come lavorano i predatori online, come comunicano, come operano dietro schermi chiusi e come ingannano la legge.


Non si è limitato a finanziare il lavoro; ha lavorato direttamente con ingegneri del software, esperti di cybersicurezza e agenzie internazionali di contrasto.


Insieme, hanno sviluppato strumenti di intelligenza artificiale progettati per scansionare il web, individuare segnali d'allarme, mappare reti nascoste e identificare le vittime prima che fosse troppo tardi.


Non è mai stato solo un famoso portavoce che leggeva un copione. Era nelle trincee operative. Si sedeva con gli sviluppatori, costruiva strategie e analizzava dati grezzi.


Si è assunto il peso completo del lavoro.


Nel 2017, Kutcher è entrato al Senato degli Stati Uniti per testimoniare sulla tratta di esseri umani. Molti politici si aspettavano un tipico discorso da celebrità pieno di parole emotive di moda.


Invece, ha fornito fatti concreti, dati di sistema e mappe chiare delle reti globali di criminali. Ha parlato con un tono fermo e pacato che aveva più potere di un urlo.


"Ho visto cose che nessun essere umano dovrebbe mai dover vedere," ha detto Kutcher al Senato, la voce incrinata da un'emozione genuina. "Ho guardato filmati di un bambino della stessa età del mio che veniva maltrattato da un uomo. E quando vedi questo, capisci che non fare nulla non è più un'opzione."


La sala è caduta nel silenzio. Non era una performance. Era il peso grave di un uomo che aveva visto l'abisso e aveva scelto di combattere.


Da allora, il software sviluppato da Thorn ha aiutato le forze dell'ordine a identificare centinaia di migliaia di vittime in tutto il mondo. Ha supportato operazioni di polizia in decine di paesi, riducendo i tempi di indagine da settimane a poche ore. Soprattutto, ha riportato a casa sani e salvi dei bambini veri.


Eppure, raramente lo senti vantarsi di questo nei talk show notturni. Kutcher non pubblica foto di bambini salvati, non celebra arresti per gloria personale, non insegue applausi.


Resta in secondo piano di proposito, lasciando che siano la tecnologia e gli agenti a parlare.


Per il mondo dello spettacolo, può ancora sembrare l'attore rilassato delle sitcom. Ma per i predatori online, è il loro peggior incubo: un uomo che ha preso i loro stessi strumenti digitali e li ha trasformati in una trappola. Non ha interpretato un supereroe sullo schermo di un film.


È diventato qualcosa di molto più potente nella vita reale: una persona disposta a camminare nel buio perché altri possano uscire nella luce.


Oggi, proprio in questo momento, da qualche parte, un bambino dorme al sicuro nel proprio letto, tenendo stretto il suo peluche preferito, completamente ignaro dei complessi algoritmi che l'hanno salvato.


Non conosce il nome di Ashton Kutcher, e mai lo conoscerà.


Ma perché un uomo si è rifiutato di voltarsi dall'altra parte, la loro storia può avere un lieto fine.

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Kazimierz Deyna

 


Prima ancora che Robert Lewandowski irrompesse sulla scena mondiale consacrandosi per molti come la massima icona della storia del calcio polacco, quello scettro era conteso principalmente tra Kazimierz Deyna e Zbigniew Boniek, con il primo che risultava essere un Eroe nazionale come praticamente nessun altro.


Spesso e volentieri si tende a definire Kazimierz Deyna come il Johan Cruijff polacco, sia perché era coetaneo del Profeta del Gol, sia perché si distingueva per la sua inconfondibile completezza tattica e tecnica. Era infatti il Leader di una Polonia eccelsa, capace di vincere l'Oro Olimpico del 1972 e di fare una splendida figura nell'iconico Mondiale del 1974 in Germania Ovest.


Possedeva come detto un repertorio tecnico piuttosto vasto, che gli permetteva di essere il cuore pulsante della Polonia più forte di tutti i tempi. All'occorrenza era anche in grado di destreggiarsi come finalizzatore, e sono proprio le sue meravigliose Olimpiadi di Monaco di Baviera a dimostrarlo, con quei 9 gol in 9 partite nel corso di una manifestazione a dir poco eroica per lui e le Aquile Bianche.


Anche il suo Mondiale del '74 fu giocato ad altissimi livelli, a tal punto da portarlo ad essere classificato al 3° posto nella classifica del Pallone d'Oro, dietro soltanto a due istituzioni inarrivabili come Johan Cruijff e Franz Beckenbauer. Tale traguardo lo consacrò ulteriormente nella Leggenda, tanto da renderlo per molti il più grande calciatore della storia del calcio polacco.


Fu anche simbolo del Legia Varsavia, divenendone inevitabilmente il calciatore più forte, importante e rappresentativo e contribuendo ai suoi successi più importanti a cavallo degli anni '60 e '70. Meno fruttuosa la sua parentesi al Manchester City tra il 1978 e il 1981, con gli infortuni a segnarne il suo lento ed inevitabile declino calcistico. Purtroppo ci lasciò prematuramente a quasi 42 anni, quando un incidente stradale gli stroncò la vita il 1 settembre 1989, curiosamente due giorni prima che la stessa tragedia capitasse al nostro amato Gaetano Scirea. 


Il mito di Kazimierz Deyna resterà però immortale per sempre nel cuore degli appassionati polacchi, che soprattutto grazie al loro amato Generał poterono sentirsi grandi come non mai negli anni '70.


Il 23 ottobre 1947 nasceva Kazimierz Deyna, il Leader tecnico della Polonia più forte - per certi versi vincente - di tutti i tempi.


Gabriele Gilli ✍🏻

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Pelé

 


Quando ero ragazzino, collezionavo avidamente ogni volume della collana dei "Calciatori a raggi X" fatta dalla Gazzetta dello Sport in onore di varie Leggende. In particolare amavo perdermi nelle schede tecniche dei suddetti fuoriclasse, in modo tale da avere un'idea di quanto fossero forti in determinati fondamentali piuttosto che in altri.


Una volta uscito il volume dedicato a sua Maestà Pelé, mi cadde la mascella vedendo i voti dati ai suoi fondamentali. Era una pioggia di 10 sotto ogni punto di vista, con qualche 9,5 qua e là che lasciava intendere una parvenza di imperfezione. La realtà è che Pelé non aveva la benché minima imperfezione, nemmeno per sbaglio, tanto da sembrare fabbricato il laboratorio a ben vedere la sua completezza.


Eppure Pelé tutto era meno che robotico. Era invece la manifestazione più spontanea del genio calcistico all'interno di un fisico a dir poco perfetto per fare calcio, brevilineo ma allo stesso tempo sufficentemente strutturato a livello atletico per volare in cielo e colpirla di testa sopra a chiunque. Con questa completezza a dir poco disarmante (e per certi versi svilente), non sorprende che sia diventato la massima espressione iconografica del calcio, diventando simbolo indiscusso dello sport più popolare del mondo, segnando generazioni su generazioni fino ai giorni nostri. 


Così come non sorprende che abbia dominato in lungo e in largo nei Mondiali di calcio, vincendone tre(1958, 1962 e 1970), dominandone due (1958 e 1970) e divenendo il giocatore più rappresentativo della storia della competizione calcistica per eccellenza. Ancor meno devono sospendere i suoi numeri realizzativi e non solo, alti come l'Everest, che contribuiscono ancora di più alla sua causa. Come del resto il suo score nelle finali internazionali, che recita 13 gol e 6 assist in 8 partite.


Pelé è stato simbolo indiscusso di eccellenza, di perfezione, di magnificenza nei campi di calcio, a tal punto da risultare praticamente inimitabile nell'intera storia del calcio. E per molti continua ad essere ancora il più grande di tutti i tempi, a riprova della sua inconfondibile ed incontestabile grandezza.


Il 23 ottobre 1940 nasceva Pelé, O Rei del calcio, il calciatore per antonomasia come completezza ed iconografia.


Gabriele Gilli ✍🏻

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Wayne Rooney

 


Nel corso della storia della Premier League, soltanto un calciatore può dire di aver prodotto 200+ gol e 100+ assist: Wayne Rooney.


Questo dato da solo è più che sufficiente per iniziare a parlare del buon Wayne, perché non sempre abbiamo una reale coscienza del giocatore stratosferico che è stato, in termini di talento, completezza e capacità di incidere ai massimi livelli.


Se si escludono i vari passi falsi con la nazionale inglese in termini di rendimento, infatti, Wayne Rooney è stato certamente uno dei giocatori più talentuosi che il calcio inglese abbia mai avuto, a tal punto da bruciare facilmente le tappe nel Manchester United di Sir Alex Ferguson.


Ma Wayne era anche completo, potendo essere una combinazione di capacità realizzative e di creazione di gioco che restituiscono perfettamente l'idea di quante cose fosse capace di fare sul rettangolo verde. Era così completo da riuscire anche a giocare come mediano nella fase conclusiva della sua avventura con i Red Devils. 


Wayne è stato un giocatore semplicemente stratosferico, mai sufficientemente celebrato per essere stato uno dei più grandi calciatori inglesi di tutti i tempi (con ben pochi precedenti per quel che mi riguarda).


Oggi questo ben di Dio di giocatore che risponde al nome di Wayne Mark Rooney, compie 41 anni.


Auguri, Wazza.


Gabriele Gilli ✍🏻

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In Italia c'è molta confusione mentale...

 


“Quello a sinistra è un bambino di 11 anni che ha rotto una vetrina


Quello a destra è un anziano di 77 anni che ha già massacrato 75mila persone di cui oltre 20mila bambini, e ancora non si ferma.


Per molti italiani il primo non deve essere aiutato ma messo alla gogna ed educato sbattendolo in galera, il secondo deve essere aiutato ancora militarmente.


Purtroppo funziona cosi.


E se dico che è sbagliato vengo riempito di insulti.

Pazienza...”


Un post di Mario Crocitti

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Addio Massimo Marcelli

 


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Lula umilia Bolsonaro Jr.

 


Raramente abbiamo assistito a un’umiliazione politica di queste proporzioni. Una lezione di dignità, di storia e di vita che Flavio Bolsonaro ricorderà a lungo.


È successo durante il dibattito finale di questa notte, in Brasile.


A un certo punto, Bolsonaro ha pensato bene di chiamare Lula “nove dita”, prendendosi gioco del dito che l’attuale presidente brasiliano perse a soli 17 anni in un incidente sul lavoro.


Lula ha chiesto la parola. E in poco più di un minuto ha trasformato quell’insulto in un discorso sulla dignità di milioni di lavoratori, ricordando al suo avversario cosa significhi conoscere la fame, lavorare da minorenne e rischiare la propria vita per portare a casa uno stipendio.


Vale la pena riportare integralmente le sue parole:


“Non avevo intenzione di utilizzare il mio tempo, ma adesso lo farò, perché lui ha detto una cosa molto grave e io questa cosa non me la porto a casa.


Mi ha chiamato “nove dita”. E voglio che sappia una cosa: se c’è qualcuno qui, tra tutte le persone presenti, che sa cosa significa il mondo del lavoro, quello sono io.


Se c’è qualcuno che ha perso un dito a 17 anni, quello sono io. L’ho perso lavorando di notte, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare.


E io non permetterò a un miliziano di chiamarmi “nove dita”. Non glielo permetterò. Non glielo permetterò!


Lui non ha mai lavorato in vita sua. Non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il suo primo impiego è stato un lavoro fittizio procuratogli da suo padre. Risultava che lavorasse con il padre, mentre in realtà se ne stava a Brasília.


E adesso viene qui a chiamare me “nove dita”?


Tu dovrai chiedermi scusa. Dovrai chiedermi scusa, perché il popolo dei lavoratori ti sta guardando.


Milioni di lavoratori subiscono incidenti sul lavoro a causa dell’irresponsabilità dei datori di lavoro, che ci costringono a turni e condizioni di lavoro insostenibili.


Io ero minorenne e lavoravo di notte, perché o lavoravo o non mangiavo.


E non posso accettare che un ragazzino viziato, con una condotta politica molto discutibile, venga qui a chiamarmi nove dita”.


Applausi, Presidente Lula. Una lezione immensa.

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Altre due vittime di Netanyahu

 


💔🇮🇱 STRAZIANTE: Due giovani soldati israeliani sono stati uccisi oggi nell’attacco terroristico a colpi d’arma da fuoco vicino a Hebron.


🕯️ Yuval Shai Svilem, 20 anni, di Hod HaSharon.

🕯️ Ron Yoni Reutman, 23 anni, di Ashkelon.


Entrambi prestavano servizio nel Battaglione Ari (775) della Brigata di Ricerca e Soccorso dell’esercito israeliano.

Secondo l’esercito israeliano, i terroristi stavano pianificando un attacco più grande contro i civili, ma i soldati israeliani hanno impedito una tragedia ancora più grave.

Che la loro memoria sia per sempre una benedizione.

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giovedì 22 ottobre 2026

Frajese è ridicolo come la commissione che rappresenta

 


Frajese in commissione Covid: il 95% è "tecnicamente corretto". Poche frasi dopo: "è una menzogna". Il professore è riuscito a smentirsi da solo davanti ai parlamentari, senza nemmeno aspettare le domande.


Il cavallo di battaglia è questo. Il 20 ottobre Giovanni Frajese, che della commissione è membro tecnico e per la prima volta ne è stato audito, spiega che il famoso 95% di efficacia del vaccino Pfizer era relativo al placebo. Per spiegarlo fa un esempio: se su 100 vaccinati una persona prende il Covid e su 100 non vaccinati ne ammalano due, in termini assoluti la differenza è sotto l'1%, ma nel rapporto tra uno e due il numero diventa enorme. Poi aggiunge lo 0,84% di efficacia assoluta e conclude con Montagnier: la menzogna prende l'ascensore, la verità le scale.


Ora, il dettaglio che al professore sfugge è che il suo esempio è la smentita della sua tesi. Quei due numeri non sono due studi, uno vero e uno truccato. Sono lo stesso identico studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel dicembre 2020, letto con due unità di misura diverse: 8 casi di Covid tra i vaccinati, 162 tra chi aveva preso il placebo. Se confronti 8 con 162, il rischio crolla del 95%. Se sottrai le due percentuali, ottieni una differenza sotto l'1%. Il Corriere lo scriveva già a dicembre 2020: riduzione assoluta intorno allo 0,88%, riduzione relativa del 95%, ed era già tutto spiegato.


Perché la differenza assoluta è piccola? Perché nello studio la maggior parte delle persone, vaccinata o no, non si ammalava, e il follow-up mediano era di due mesi. Se la malattia colpisce meno di una persona su cento nel periodo osservato, nessun vaccino al mondo può mostrare un taglio assoluto enorme. È come accusare l'airbag di inutilità perché ti salva solo se sbatti.


Allora quel 95% era una menzogna? Un numero corretto, sulla stessa tabella, con gli stessi 8 e 162, non diventa bugia perché a posteriori ne preferisci un altro. Diventa bugia quando lo presenti come prova di un inganno e sai benissimo che entrambi i calcoli vengono dai medesimi dati. Il professore non ha scoperto un segreto: ha ripetuto in commissione, con voce da rivelazione, una cosa che si impara in una lezione di statistica al primo anno.


Il passaggio da applausi è l'ultimo: "Il Covid lo avete preso da vaccinati? Sì. E dov'era quel 95%?". Lì sta il trucco più vecchio del mondo. Il 95% non è mai stato la promessa di non ammalarsi mai più: era la riduzione dei casi sintomatici osservata nel trial, in quei due mesi, contro il placebo. Chi si aspettava l'immunità eterna aveva letto un altro foglietto illustrativo, quello che esiste solo nei talk show.


Un consulente della commissione che porta come prova di una frode uno studio che riconosce corretto, e poi grida alla menzogna, non sta smascherando nessuno. Sta facendo teatro con la statistica, e a teatro almeno il biglietto lo paghi.


#Vaccini #Vaccino #Covid #Covid19 #Pfizer #Scienza #Salute #Medicina #Sanità #Statistica #Dati #Studi #FactChecking #Disinformazione #Bufale #FakeNews #PensieroCritico #CommissioneCovid #Frajese #Parlamento #PoliticaItaliana #Italia #Informazione #Verità #Satira #SatiraPolitica #Debunking #ConMarzulloInDiscoteca #CMD #BastaDisinformazione

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Viva il dissenso.




 Come genitore gli indignati mi fanno un baffo, come si suol dire. Da donna aspetto che tutti i cittadini capiscano quanto siamo potenti uniti.  Scendere a manifestare, ognuno per il suo motivo E per i motivi del popolo, anche quelli che (perfortuna/purtroppo) non comprende. Capire chi arriva ad avere  rabbia è per pochi. Provare a non mangiare, a non lavorare, a non poter studiare, vestirsi, spostarsi, a non poter essere curati, a vedere chi vuoi bene soffrire, pensate a chi paghiamo miliardi senza soluzioni e non risolve NULLA. Eh c'è chi fa lacrimucci, sciaquuetto di coscienza e continua la sua vita.

Nella mia vita ho tutto, ma ho voluto solo quello che mi sono conquistata, con le lotte popolari, perché? Perché non voglio nulla che non si può conquistare, voglio capire da zero una persona quanto deve lottare (rischiando di impazzire ho scoperto) volevo capire, perché i soldi non possono essere un mezzo per i diritti basilari di un cittadino. Non voglio essere schiava del denaro, il denaro non può determinare la vita e la dignità di una persona o di una famiglia.  Gli agricoltori , gli anziani i giovani, i lavoratori, le famiglie piangono, questo non va bene.

LA PACE ME LO RIpETO SEMPRE, QUESTI al potere e sopra di loro, MI FANNO COMPLICE LORO, CHE BOMBARDANO CIVILI, CON I SOLDI DEL PAESE IN NONE DEL NOSTRO PAESE! E NO ! LA PACE NON LA SENTONO PURTROPPO, TUTTI I DIRITTI CHE ABBIAMO OGGI, MI DISPIACE DELUDERVI, NON SONO CONQUISTE FATTE CON LA PACE E IL DIGIUNO.

Non preoccupatevi arriverete a non avere soldi o non averne abbastanza, o arriverete a capire.

 Sono con il cuore, la testa e le palle a tutte quelle PERSONE che stanno fermando tutto, anche se non hanno un problema,  si chiama appartenenza, boh chiamatelo come vi pare. 

Secondo la Costituzione Italiana, il popolo può imporre legge al parlamento,  eccone una: tutti i politici e affiliati a casa! E indebito per non aver risolto o mantenuto nulla! Poi, gli agenti devono posare i caschi, perché il popolo li paga e va protetto da questi che oltre a rubare fior di miliardi di stipendio, non risolvono NIENTE, ma in Italia CHI può rimanere assunto senza fare un c@zz# e guadagnare così tanto ?!  Solo loro, che pace! Che democrazia! 

 Ci stanno mandando in guerra è anticostituzionale, perché non indaga su queste cose la dig#s, dato che sono pagati dal popolo italiano? Sono titolare di caf patronato, artigiana in sciopero, volontaria da 9 anni nella protezione civile antincendio, ho lavorato nel servizio ambulanza, servizio domiciliare, come cassiera in discoteca..il mio lavoro lo pratico a modo mio, sono una libera imprenditrice, posso dire tutte le difettistiche di tutti i settori e di tutti gli organi istituzionali e company. La pace è una cosa, restare col telecomando o il cellulare in mano sperando che le cose migliorano è un'altra, forse questo è il mondo che vi rappresenta.

Non voglio avere tanti soldi, li dovrò lasciare a mia figlia, se è difficile adesso vivere, se faccio tanti sacrifici per non farle mancare nulla, come sarà per lei domani?  Non dovrebbe essere così difficile vivere, non per le basi fondamentali, come casa lavoro salute, ambiente e istruzione.

Riusciremo a trovarci uniti su questo sono sicura.

Voglio lasciare un mondo migliore, perché mia figlia ha solo me.  

 Chiamateli no global, black block, disobbedienti, anarchici, infiltrati, ultra', volti coperti per bagnarli e non asfissiare quando buttano lacrimogeni, sono per la pace e sono con chi ha rabbia, perché si vede che stanno male, il nemico è uno solo e non èin mezxo ai manifestanti, il popolo deve essere unito, dividerci è il loro gioco per imperare, comunque consiglio di non andare vestiti di bianco in una manifestazione, non è un buon outifit.

Una manifestazione non è una passeggiata ad orario, è restare lì finché non si intavolano SOLUZIONI, una volta per tutte, non tante manifestazioni 3 orette e bandierine, a chi porta più bandierine. Il popolo non ha bandiera, poi portate la bandiera che vi fa piacere, io la porto in curva sud una bella bandiera.

In Francia , in Albania, in Spagna , in India, Ovunque, spaccano tutto sai perché? Forse PERCHÉ "SE DEVO PAGARE TASSE, PER FARE IL LUSSO A STI STR#NZI CHE NON RISOLVONO NULLA ANZI PEGGIORANO" ALLORA SUCCEDE, ...SUCCEDE CHE SI ROMPE UN PIATTO IN CASA QUANDO SI LITIGA. 

C'è gente che sente o vede donne in difficoltà e fa finta di niente, c'è gente che si stupisce se a una manifestazione si rompe qualcosa. Ci vuole pazienza..

Più siamo, più ci sarà pace, i MANGANELLI NON SONO LA RISPOSTA CHE MERITiAmo, IN OGNI CASO, NON È NE' UN MANGANELLo NE' UN PROIETTILE CHE mi METTE PAURA, si fa male, mi fa male tutto, ma non il cuore. Pensandoci, SAREBBE IL MASSIMO MORIRE PER UN MOTIVO SIMILE. Comunque  morirò mentre ho lottato per questo, mi basta. Siamo tutti diversi, il bello è questo, per me. Di affollato mi piacciono solo le manifestazioni che ci posso fare.


By SheAnonimAS

To Espressione/i Occupante/i

Milano in mano agli stranieri (ricchi)

 


Giovanni Barbera

Lev Jascin

 


Nel corso della sua carriera pluriventennale, Lev Yashin è riuscito ad incutere un terrore reale per gli attaccanti avversari, che si ritrovavano a dover affrontare una vera e propria montagna da scalare per segnare agli avversari.


Perché con quella silhouette nera del suo vestiario e con quella coppola in testa, Lev Yashin era a dir poco ipnotico, tanto da non lasciarti scampo. La sua figura è ancora oggi pervasa da un certo senso di mitologia nelle testimonianze dell'epoca, com'è confermato dal senso di impotenza che Sandro Mazzola percepí mentre lo affrontava dal dischetto.


Poi però emerge il ritratto reale di Lev Yashin come portiere dotato di riflessi felini, dalla completezza assoluta ed indiscussa del suo repertorio, dall'innovativa interpretazione del portiere "libero" e dal un carisma naturale, difficile da eguagliare nella storia del calcio. Ed era anche un vincente nato, com'è dimostrato dai diversi titoli nazionali vinti con la Dinamo Mosca e dai ripetuti successi dell'U.R.S.S. per cui ha messo la firma (tra tutti, l'Oro Olimpico nel 1956 e l'Europeo del 1960).


Dimostrò anche una straordinaria longevità, tanto da aver vinto il Pallone d'Oro nel 1963 a 34 anni, proprio quando molti lo davano per finito dopo il deludente Mondiale del 1962, per poi confermarsi ad altissimi livelli nello splendido Mondiale del 1966, da lui vissuto come miglior portiere della manifestazione a quasi 37 anni.


Lev Yashin è dunque stato un portiere semplicemente leggendario, capace di plasmare un'intera generazione del calcio sovietico e di guidarla verso il punto più alto della sua storia. E l'ha fatto anche fuori dal campo, dato che la sua grande umiltà e la sua altrettanto straordinaria generosità lo trasformarono in un'icona inconfondibile nell'intera storia del calcio.


Il 22 ottobre 1929 nasceva Lev Yashin, il Ragno Nero che ha rappresentato l'apice del calcio sovietico e che per molti si è consacrato come il portiere più forte di tutti i tempi.


Gabriele Gilli ✍🏻

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IL TELEFONO



Diiritti autoriali Maurizio Faretta

In collaborazione con Jack Dawson Cockettons


Jack camminava perso tra le strade di Milano.

Attraversava un brutto periodo, l'epidemia di Covid aveva praticamente annullato tutti i suoi lavori, perchè i locali stavano chiudendo e cosa poteva servire un deejay in un locale dove non c'era più un pubblico che lo applaudisse.

Era depresso e sotto l'influenza di "narcotici ricreativi "(lol!), barcollò fino a giungere nei pressi di una panchina del parco, in una piazza Vetra abitata solo dai piccioni e dalle cornacchie.                                                                                                                   Il suo corpo ci precipitò sopra, come un sacco vuoto.                                                                                          Si tenne con le mani per non cadere in terra e si addormentò, mentre i primi tram arancioni  cominciavano a sferragliare tra le vie nebbiose.

Il ragazzo cadde in un sonno pesante e disturbato, dove stava camminando in una Milano distopica, fatta da vie vuote, dove i locali erano abbandonati e fatiscenti.                                                                                  Il cielo era perennemente grigio e una pioggia nera sporcava i tetti e le strade.

Jack  stava scendendo le scale,  in un quartiere colmo di macerie, quando in lontananza udì un suono.

Era quello di un telefono, ma la sua suoneria era sorpassata, addirittura desueta.

Lo sentiva squillare, mentre giungeva in un corridoio sporco e illuminato da poche lampade consumate dall'incuria del tempo.                                                                                                                      Il ragazzo seguì quel suono lontano.                                                                

I suoi passi erano diventati appesantiti e quel rumore sempre più sbiadito.                                                   

Jack cercò di raggiungerlo, combatteva una stanchezza che rendeva i suoi movimenti lenti, il suono diventò un eco lontano e poi si svegliò,  

La durezza della panchina aveva intorpidito il suo corpo, nel suo cervello annebbiato era però rimasto impresso quel suono, che lo disturbava come un chiodo ricurvo e arrugginito, che era piantato nel suo orecchio.

Lottò per destarsi, ma quel suono ritornò a battere sempre più forte.                                                        

 Ritornò così in quel mondo ferito, in quel corridoio poco illuminato, dove si sentiva unicamente il suono di quel telefono, lo sentiva dentro, era un eco antichissimo e poi vide quel telefono, che apparteneva a tempi lontanissimi.

Allungò la mano per rispondere, voleva che quel suono che batteva  nel suo cervello terminasse.

Sussultò, un brivido si insinuò nella sua schiena.

Tremò di paura e un pensiero si palesò nella sua mente:

"Non rispondere al telefono.

Potresti  aprire un ponte con l'aldilà".

Il suo braccio però  sembrava che non volesse rispondere ai comandi del cervello e si avvicinò sempre di più a quella cornetta, la sua mano poi la prese.

Quel suono disturbante era finalmente terminato.

Avvicinò la cornetta e udì solo un silenzio terribile e irreale

Nessuna conversazione, solo un  tetro rumore di fondo.

Finchè non udi quella voce terribile, che gli diceva:

"Benvenuto all'inferno"!

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LA PRESENTATRICE DI ANAGNI CON LA CIOCIARIA NEL CUORE .

 


Il centro abbraccia il Sud in una sorta di gemellaggio ideale . Una identità che va a nozze tra il Lazio e la Sicilia . Ciociaria e la Trinacria   due territori italiani importanti,ricchi di storia e tradizioni. con identità culturali forti che si incontrano in diverse occasioni, tra cui eventi gastronomici, scambi culturali e pagine storiche. In comune la buona cucina ,la grande gastronomia e le creazioni  culinarie che uniscono le due tradizioni, come la pizza d'autore La Citarda creata dalla pizzeria Luppolo & Farina. 

Ma c'e'di piu' perché la Ciociaria ha una grande artista dalla bellezza e dal sorriso smagliante  che si identifica con la sua terra,appunto la Ciociaria.Laura Giovannelli Protani presentatrice e conduttrice e' apprezzata per il suo talento e la sua versatilità. Un  volto noto e amato dai suoi innumerevoli fans .

Sobria,elegante, dal fascino latino,ci parla  delle iniziative di condivisione e turismo della sua terra  come i raduni di mototurismo che collegano i centauri siciliani a borghi ciociari come Isola del Liri. Laura fa un passo indietro nella storia e ricorda la Seconda Guerra Mondiale (estate 1943), con alcuni eventi drammatici legati alle violenze del Corpo di Spedizione Francese (le cosiddette "marocchinate")che interessarono sia aree del centro-sud (Ciociaria) sia alcuni centri della Sicilia come Capizzi.Laura orgogliosa della sua regione e di essere Ciociara ci parla della sua terra storica ai piedi di Roma e ombra di Roma, la Ciociaria,  la regione più antica del Paese, da quando è stato coniato il termine “ciociaro”  nel 1809, il popolino dell’epoca, allo spettacolo di quelle numerose presenze di umanità  insediate nell’Urbe, fu tutta una sequela di titoli e connotati  che sono stati la vera scuola della maldicenza  e anche della ignoranza crassa fino ai nostri giorni Oggi essere ciociari è simbolo di orgoglio nazionale e folclore.Laura Giovannelli   una donna infinita che presto fara'parlare .




   GIANNI  ABELA  

DI GELA,  IN SICILIA



Il ritorno di Francesco Carbone

 


🔴BEN RITROVATI...🔴 

Dopo 8 mesi di ASSENZA dai Social a causa di diversi tentati omicidi, rapina e sequestro di cellulari riconsegnati solo da pochi giorni, TORTURE subite per aggravare lo stato di salute e portarmi a miglior vita, continui DEPISTAGGI, FALSE ACCUSE E PERSECUZIONI DAI "PICCIOTTI" DI MAFIE E MASSONERIE che come sempre siamo riusciti a documentare per avere le prove delle PERSECUZIONI ai nostri danni per ELIMINARCI E ZITTIRCI PER SEMPRE, non riuscendovi neanche questa volta, vi anticipo in sintesi cosa è successo da inizio anno a oggi. 

Non sono riusciti a eliminarci con le armi solo perché in casa giorno 11/02/2026 non eravamo soli in casa e non potevano giustificare una strage di 6 adulti e due bambini piccoli, introducendosi nella proprietà privata e nell' abitazione alle 6 del mattino dopo aver divelto recinzioni, cancello di entrata e portone dell' abitazione, più di 40 militari incappucciati con armi speciali in mano, Carabinieri, due squadre di SOS CARABINIERI DI VIBO VALENTIA E NAPOLI, DIGOS, POLIZIA, con la scusa di SEQUESTRARE I CELLULARI CHE AVREBBERO DOVUTO CONTENERE UN VIDEO REGISTRATO CHE NON ESISTE... 

In pratica i Carabinieri di San Giovanni Incarico comandati dalla Compagnia di Pontecorvo il cui comandante era prima comandante NAS LATINA (quindi in stretto contatto con i medici ASL di Latina e Frosinone) INDUCEVANO IN ERRORE IL PM ALBINO PALMIERI dichiarando FALSAMENTE che il video pubblicato il 16/01/2026 fosse stato prima registrato e poi pubblicato e non che era una live effettuata direttamente sulla piattaforma YouTube e che quindi bisognava sequestrare i cellulari prima che la "Registrazione" potesse essere cancellata. 

Inoltre, pur essendo INCENSURATO scrivevano al PM che ero un soggetto SOCIALMENTE PERICOLOSO DI ORIGINE SICILIANE così da ottenere dal NEO ASSUNTO PM ALBINO PALMIERI l'ordinanza  di sequestro dei  cellulari, così da poter organizzare IL TENTATO OMICIDIO DIRETTAMENTE IN CASA IN CAMPAGNA ALLE 6 DEL MATTINO POTENDOSI INVENTARE QUALSIASI COSA CHE AVREBBE GIUSTIFICATO LA NOSTRA ELIMINAZIONE AVENDOCI FATTI PASSARE PER SOGGETTI PERICOLOSI SOCIALMENTE, DEI TERRORISTI, DEI MAFIOSI... Per occultare tutti i loro reati già commessi ai nostri danni per coprire i reati commessi da altri Carabinieri e Magistrati di Messina Catania che a loro volta hanno protetto SISTEMI CRIMINALI ANCHE DI TIPO MAFIOSO E COSA NOSTRA, in particolare la Famiglia Mafiosa Napoli di Mezzojuso (PA) che ha anche garantito la LATITANZA DI PROVENZANO A MEZZOJUSO, anche grazie ai noti ufficiali dell' Arma dei Carabinieri e Magistrati Palermitani che hanno impedito l'arresto di Provenzano mentre era latitante a Mezzojuso e poi grazie ai DEPISTAGGI dei Carabinieri di Mezzojuso, Villafrati e Misilmeri.

Non sono riusciti a eliminarmi giorno 13/01/2026 perché mi sono rifiutato di farmi iniettare una fiala di un medicinale all'ospedale di Frosinone che mi avrebbe portato a morte certa, minacciato dalla dottoressa Anna Acciarino (medico prima in servizio a LATINA) che avrebbe persino chiamato i CARABINIERI per essermi lamentato per il tentativo di volermi iniettare tale medicinale.

Non sono riusciti ad eliminarci il 21/01/2026 con un doppio tamponamento da parte di un soggetto di Catania con patente ritirata da 9 mesi e non identificato dai carabinieri che si sono rifiutati di mandare una pattuglia in loco invitandoci solo a fare il CID E SGOMBERARE LA STRADA pur avendo le targhe dei mezzi (uno non poteva più circolare e sversava liquidi sull'asfalto), doppio tamponamento che ha causato a Virginia la Frattura di 5 vertebre. A tutt'oggi pur trattandosi di lesioni gravissime e pur avendo la magistratura le prove video, audio, nominativo, la procedura penale è contro IGNOTI... 

Non sono riusciti a farmi venire un infarto (consapevoli dell'ipertensione) quando il 16/01/2026 alle ore 16 circa una GERIATRA dell'ASL LATINA, un'ASSISTENTE SOCIALE di SEZZE E PRIVERNO (neanche competenti sul territorio di San Giovanni Incarico (FR) unitamente a 2 Carabinieri di San Giovanni Incarico, NON COMANDATI UFFICIALMENTE DA NESSUNO, violavano la proprietà privata, volendo entrare con violenza in casa per una fantomatica COMMISSIONE VALUTATIVA DOMICILIARE (MAI ORDINATA UFFICIALMENTE DA NESSUNO) lo stesso giorno in cui dovevo ricevere una semplice visita fiscale da parte di un medico fiscale iscritto nella lista ufficiale come richiesto dal giudice Zimmitti di Catania, la quale aveva dichiarato falsamente che il mio certificato medico era falso senza che mai abbia avuto il coraggio di denunciare il mio medico di base. 

Per puro MIRACOLO non sono riusciti ad eliminarmi neanche all' ospedale GEMELLI di Roma dopo che il 30/03/26 ero caduto da un albero di ulivo e sono stato TORTURATO FISICAMENTE E PSICOLOGICAMENTE al Gemelli da medici, infermieri, Primari e dirigente Amministrativo (TUTTO REGISTRATO) che pur di non operarmi e portarmi a morte certa per setticemia, ictus, infarto, trombosi etc... falsificavano anche la cartella clinica dopo avermi tenuto più è più volte disidratato, senza antibiotici, distrutto le vene sulle braccia, causato la frattura di due vertebre e la lesione del nervo femoro cutaneo, fatto cadere la trazione e posizionata in discesa su un letto che ogni due ore mi trascinava fuori dal letto, OPERATO DOPO DIECI GIORNI solo perché lo stesso giorno l'08/04/26 era divenuto tutto di pubblico dominio, anche le minacce ricevute nella mia stanza da parte di un chirurgo, del primario e dirigente amministrativo, alle quali erano presenti in stanza anche Carabinieri e Polizia che permettevano a tali soggetti di minacciarmi e continuare a perpetrare le loro violenze nei miei confronti pur essendo immobilizzato a letto non con una frattura composta al femore come falsamente dichiarato dal Gemelli  appena entrato al pronto soccorso e una frattura la polso che a loro dire, anche in reparto, non vi fosse bisogno di operazione ma che nella realtà era una FRATTURA SCOMPOSTA MULTIFRAMMENTARIA AL FEMORE che si era sgretolato in più di 20 pezzi, frattura scomposta ulna radio e polso, non si capisce dalla cartella clinica se le costole rotte fossero due o tre, MOTIVO PER IL QUALE, SECONDO LE LINEE GUIDA DOVEVO ESSERE OPERATO ENTRO 24-48 ORE PER EVITARE LA MORTE CERTA CHE PER MIRACOLO NON È AVVENUTA.

Voglio ringraziare pubblicamente il Medica Group del San Raffaele di Roma per aver impedito il mio prelievo da parte del Gemelli con un'ambulanza per effettuare accertamenti diagnostici che dolosamente non mi avevano fatto al GEMELLI per continuare a falsificare la cartella clinica e cercare di addebitare la mia LESIONE AL NERVO FEMORO CUTANEO al Medica Group e non a loro... 

Inoltre vi informo che i CARABINIERI giorno 11/02/26 dopo aver sfondato il portone e rapinato i cellulari ai presenti sulle scale (tra cui un cellulare con registratore avviato e codice blocco) riconsegnavano dopo ore i cellulari da non sequestrare e facevano finta di sigillare in busta chiusa i cellulari da sequestrare così da poter essere nella totale loro disponibilità ancora prima della copia forense il cui incarico è stato dato dal PM AL CTU il 14 luglio 2026 pur verificando che i cellulari non fossero stati sigillati e avendo le prove che ore prima del sequestro erano stati rapinati. 

Sempre i CARABINIERI di PONTECORVO mi riconsegnavano i cellulari non imbustati e non sigillati il 13/10/26 dopo che l'ordinanza di riconsegna dei cellulari era stata firmata dal PM il 29/09/26, ovvero dopo ulteriori 14 giorni.

In uno dei cellulari tutte le registrazioni anche se presenti i file, risultano illeggibili, danneggiati e cancellati da altra applicazione.

Nel frattempo abbiamo documentato e registrato altre violazioni fatte dai carabinieri che continuano a introdursi senza autorizzazione nella proprietà privata per cercare una reazione così da continuare a farci passare per violenti. 

E ora spero di strapparvi una risata amara... Visto che Carabinieri e Poliziotti non essendo riusciti ad eliminarci giorno 11/02/26 solo perché vi erano troppi testimoni in casa, si volevano organizzare a fare ulteriori DEPISTAGGI, come confessato dal Luogotenente mentre teneva in mano uno dei cellulari rapinati, inconsapevole che fosse in modalità Registrazione, dicendo a un altro militare "ora mandiamo qualcuno a farsi refertare..." E LO HANNO FATTO SUL SERIO... 

La Polizia dichiara falsamente che io e Virginia (con 5 vertebre rotte, busto e collare) abbiamo alzato le mani ai Carabinieri Incappucciati dei Reparti Speciali con armi in mano e questi non hanno reagito... 

TRE CARABINIERI tra cui il comandante della Compagnia di Pontecorvo dichiarano falsamente che vi sia stata tra loro e me una COLLUTTAZIONE prima nell'androne delle scale (inesistente) poi sulle scale, io a mani nude e loro con armi speciali in mano (mitragliette, pistole, taser) pur essendoci audio e video dove io vengo atterrato a faccia in giù sulle scale e loro sopra di me schiacciandomi sulle scale con ginocchia e scarponi sulla schiena e gambe, dopo due ore che erano usciti da casa,  come già si erano organizzati per il DEPISTAGGIO, si sono recati al PAT di Pontecorvo per farsi visitare e farsi refertare i "dolori"  guaribili in 4/5 giorni... 


Neanche tra di loro riescono a mettersi d'accordo su cosa scrivere sui VERBALI... SICURI DEL FATTO CHE I MAGISTRATI CHE LI HANNO INCARICATI PER LA NOSTRA ELIMINAZIONE E I LORO COLLEGHI, MAI VALUTERANNO PER BENE LE PROVE E LE INCONGRUENZE... 

Per loro sfortuna, SONO VIVO, e come sempre posso dimostrare la VERITÀ che è sempre e solo UNA. 


Anche se ormai hanno reso invalido il corpo, la mente è più in forma di prima. 


Voglio ringraziare pubblicamente coloro che si sono interessati di noi in questi mesi e anche coloro che non lo hanno fatto, sparendo di fatto come se non fossimo mai esistiti, non potendo più approfittare di consigli, consulenze e altro...

Così da sapere e capire con chi abbiamo avuto a che fare in tutti questi anni. 

Ciò  a dimostrazione che il POPOLLO ITALIANO è per la maggiore solo una massa di opportunisti, codardi, IGNAVI, che si lamentano solo quando vengono toccati personalmente o che ciò che succede agli altri mai toccherà loro...

Che siamo sotto Golpe Politico Giudiziario (DITTATURA) lo dico e dimostro da un ventennio e sono contento che ora lo dicono o si sentono sotto dittatura tutti i cittadini che sono stati portati al baratro e che non si possono più permettere di comprarsi i carburanti o che non troveranno neanche un alimento da poter comprare...


Francesco Carbone 

Presidente dell'Associazione Governo del Popolo APS. 


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