giovedì 19 dicembre 2024

Roberto Mancini e Hoara Borselli amanti?

 Dal canale Telegram di Fabrizio Corona ennesimo scoop? Secondo il paparazzo l'ex calciatore Roberto Mancini e la giornalista Hoara Borselli sarebbero amanti. 



[VIDEO] Roberto Mancini e Hoara Borselli:
Gli Amanti segreti del Lusso Sfrenato!


In esclusiva per voi del mio canale telegram, Scopriamo (come testimoniato dal video) un amore segreto che dura da ben cinque anni: Roberto Mancini, l'ex CT della Nazionale, e la giornalista Hoara Borselli sono amanti, ma non solo di passione! D’altronde come può una giornalista permettersi un vestiario così dispendioso? Forse abbiamo capito ora perchè Roberto Mancini è andato di corsa in Arabia per incassare un contratto da 40 milioni di euro l’anno. Esperienza durata poco ma che gli ha fatto incassare una fortuna in Arabia!

Alle spalle l’ex ct azzurro ha un matrimonio con una prima moglie che, al momento del divorzio gli ha portato via ben 29 milioni di euro, la seconda e attuale moglie (Silvia Fortini ndr) e poi Hoara Borselli, l’amante da mantenere ma che per mister 30 milioni non è un problema…

Fenix

Renzi


 

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lunedì 16 dicembre 2024

La Santanché apre bocca e le dà fiato.

(Google )



Case popolari: immigrati avvantaggiati, italiani emarginati?
Se prendiamo gli ultimi dati, degli ultimi tre-quattro anni, vediamo che agli italiani sono assegnate le case intorno al 55 per cento, essendo l’8 per cento la popolazione extracomunitaria» (min. -29:04)
Il 119 novembre, ospite a Cartabianca su Rai3, la senatrice di Fratelli d’Italia Daniela Santanché ha parlato (min. -29:04) di edilizia popolare, dicendo che «se prendiamo gli ultimi dati, degli ultimi tre-quattro anni, vediamo che agli italiani sono assegnate le case intorno al 55 per cento, essendo l’8 per cento la popolazione extracomunitaria».

Questi numeri, secondo Santanché, dimostrerebbero che chi non è italiano è in un certo senso avvantaggiato nell’assegnazione delle case popolari.

Secondo la senatrice, «i problemi sono i criteri di assegnazione, perché dobbiamo privilegiare il principio della residenzialità: che tu sia straniero o italiano, è uguale. Noi diciamo: “Dobbiamo avvantaggiare quelli che sono da più anni residenti e che hanno fatto da più anni la domanda”, altrimenti gli italiani vengono emarginati».

Ma è davvero così? Gli immigrati sono avvantaggiati nell’assegnazione delle case popolari? Abbiamo verificato.

Quanti sono gli extracomunitari in Italia

Partiamo dal secondo numero citato da Santanché, quello sulla popolazione extracomunitaria in Italia. Qui la senatrice di FdI commette un’imprecisione, equiparando la popolazione non europea con quella straniera in generale.

Secondo i dati Istat più recenti, al 1° gennaio 2019 la popolazione extracomunitaria residente in Italia contava oltre 3 milioni e 717 mila individui, circa il 6,1 per cento (e non l’8 per cento) su una popolazione totale nel nostro Paese di quasi 60 milioni e 560 mila cittadini.

Questa percentuale sale all’8,7 per cento (quella citata da Santanché) se si prendono in considerazione tutti gli stranieri in Italia (oltre 5 milioni e 255 mila, al 31 dicembre 2018), e non solo gli extracomunitari.

Vediamo ora i dati sulle case popolari per capire se gli stranieri siano in qualche modo più avvantaggiati rispetto alla loro proporzione sulla popolazione nazionale.

Quanti stranieri ci sono nelle case popolari

L’edilizia residenziale pubblica è una realtà frammentata, gestita dai singoli comuni e dalle Regioni. Per questo motivo, a livello statale non esiste uno strumento che raccoglie e analizza le statistiche riguardanti le case popolari in Italia.

L’unico database ad oggi disponibile è l’Osservatorio permanente nazionale sull’edilizia Sociale, realizzato nel 2019 da Federcasa, con le elaborazioni dei dati realizzate dalla società di consulenza Nomisma. Federcasa è un’associazione nazionale di cui fanno parte 74 enti e aziende territoriali, che costruiscono e gestiscono abitazioni sociali realizzate con fondi pubblici.

I dati contenuti nell’Osservatorio permanente (non consultabili pubblicamente, ma forniti da Federcasa a Pagella Politica) sono aggiornati al 2016 e riguardano un censimento fatto su 70 aziende e oltre 644 mila alloggi.

Su circa 1,4 milioni di cittadini presenti nelle case popolari, l’87,2 per cento è di nazionalità italiana; il restante 12,8 per cento è straniero (circa 168 mila persone). Come ha spiegato Federcasa a Pagella Politica, le statistiche dell’Osservatorio non permettono di avere dati disaggregati tra gli stranieri comunitari e quelli extracomunitari, categoria a cui fa esplicito riferimento Santanché.

La presenza di cittadini stranieri è più marcata nel Nord-Ovest (20,7 per cento), e meno al Sud e nelle Isole (2,8 per cento). In base ai dati del 2016, in quell’anno il 12,8 per cento degli inquilini nelle case popolari era straniero, rispetto a una popolazione residente non italiana che all’epoca corrispondeva all’8,3 per cento della popolazione nazionale.

Povertà e affitti

Per spiegare la percentuale più alta degli stranieri assegnatari rispetto alla loro incidenza sulla popolazione residente (12,8 per cento contro 8,3 per cento nel 2016, come abbiamo visto), è utile guardare anche ai dati relativi alla povertà nel nostro Paese, che riguardano più da vicino chi accede agli alloggi di edilizia popolare.

Secondo i dati più recenti dell’Istat, nel 2018 l’incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri ha raggiunto il 30,3 per cento (circa uno straniero su tre in Italia), rispetto al 6,4 per cento degli italiani. Inoltre, va sottolineato il fatto che, tra le famiglie povere, è più alta la percentuale di stranieri in case in affitto e non di proprietà.

Nel 2018, «il 66 per cento delle famiglie con stranieri vive in affitto e il 23,5 per cento in casa di proprietà contro, rispettivamente, il 14,2 per cento e il 76,5 per cento delle famiglie di soli italiani», spiega l’Istat.

Questi due elementi – maggiore povertà e maggiore presenza di affittuari – permettono dunque di contestualizzare meglio i dati visti in precedenza. Ci sono anche altri fattori, più strettamente legati alla questione delle assegnazioni, di cui parla Santanché.

Quali sono i numeri delle assegnazioni

Come abbiamo visto, non esistono dati aggiornati e completi sugli inquilini delle case popolari in Italia. E a livello nazionale non ci sono neppure statistiche sulle assegnazioni degli appartamenti.

Periodicamente, infatti, i comuni pubblicano bandi di assegnazione delle case popolari, a cui possono accedere i cittadini che rispettano determinati requisiti (per esempio di residenzialità, reddito e composizione del nucleo familiare). L’inquilino è tenuto poi al pagamento delle bollette, del canone di locazione (più basso di un normale affitto) e delle spese di manutenzione ordinarie.

Secondo Santanché, negli ultimi anni il 55 per cento delle case popolari è stato assegnato agli italiani; il 45 per cento agli extracomunitari.

Questa percentuale, come abbiamo visto, non è verificabile, ma fa probabilmente riferimento a una statistica del 2016 di Federcasa, secondo cui «la maggior parte di coloro che fanno richiesta per ottenere una casa popolare è di cittadinanza italiana (54,4 per cento), mentre il restante 45,6 per cento è straniero». Numeri che corrispondono a quelli citati dalla senatrice di Fratelli d’Italia.

È vero però che negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi articoli su quotidiani locali che mostrano come in alcune città italiane (per esempio, Bologna, Ferrara, Modena e Terni) la percentuale di alloggi assegnate a cittadini stranieri ha raggiunto quasi la quota del 50 per cento.

Ma questo non dipende da un ipotetico “vantaggio” dato dalle regole agli stranieri, ma dal fatto che tra quest’ultimi, secondo un rapporto di Federcasa del 2016, è più diffuso il cosiddetto “disagio legato all’abitare”.

Dall’analisi delle graduatorie degli aventi diritto a una casa popolare, il fenomeno del disagio abitativo è più accentuato, per esempio, tra i nuclei famigliari più numerosi, nella classe di età del richiedente tra i 25 e i 45 anni e tra chi vive in condizione di sovraffollamento.

Queste caratteristiche sono più diffuse soprattutto tra le famiglie di nazionalità straniera, dove è scarsamente presente il nucleo familiare composto da un solo anziano, più frequente tra gli italiani.

Troppe poche case popolari

Un’altra possibile spiegazione all’aumento della percentuale di case assegnate agli stranieri dipende anche dalla scarsità degli alloggi popolari a disposizione, come segnalato dalla ricercatrice di Federcasa Paola Capriotti, in un saggio del 2019 intitolato “Il diritto all’abitare per i nuovi abitanti”.

«La scarsità di alloggi, che è il riflesso di una scarsità di risorse dedicate, genera una lista d’attesa produttrice di tensioni sociali, che spesso e volentieri rischiano di mettere in competizione cittadini e stranieri, accomunati dalla condizione di fragilità, e che sono poste a fondamento delle cosiddette politiche di esclusione», scrive Capriotti.

Poche case popolari, unite all’aumento dell’immigrazione registrato soprattutto negli anni recenti – ora stabilizzatosi – starebbero causando il fenomeno in questione.

«La scarsa offerta di alloggi popolari a fronte di una richiesta che è cresciuta esponenzialmente ha fatto sì che in questi anni le istanze si accumulassero in graduatoria per cui oggi la presenza di stranieri negli ultimi bandi di assegnazione risulta molto più rilevante rispetto al passato», ha scritto in una recente analisi sull’edilizia popolare a Roma l’architetto Enrico Puccini, ex capo segreteria dell’assessorato alla Casa e al Lavoro di Roma Capitale ai tempi dell’amministrazione Marino.

La questione della residenzialità

Non è di questa opinione, come abbiamo visto nell’introduzione, Santanché, secondo cui bisognerebbe avvantaggiare nell’assegnazione delle case popolari chi vive da più tempo in un determinato comune.

In realtà, esistono già meccanismi simili, che premiano di fatto chi è da più tempo residente in una città o in una Regione.

Prendiamo per esempio l’ultimo bando del comune di Milano – aperto a settembre 2019 e che chiuderà a dicembre 2019 – con cui è stata aperta l’assegnazione di 457 case popolari.

Come si legge nel testo ufficiale del bando, il punteggio per entrare in graduatoria è formato anche dal periodo di residenza, sia nella Regione che nel comune. Per esempio, se un cittadino vive da oltre 10 anni a Milano, otterrà un punteggio di 8 punti, contro l’1 di chi invece vive nel capoluogo lombardo da un solo anno.

Nel 2018, il Friuli-Venezia Giulia aveva introdotto una legge che ha stabilito nuove regole per l’assegnazione delle case popolari. In breve, per ottenere un alloggio bisogna essere residenti nella regione da almeno cinque anni, mentre chi è extracomunitario deve presentare «la documentazione attestante che tutti i componenti del nucleo familiare non sono proprietari di altri alloggi nel paese di origine e nel paese di provenienza».

Sempre nel 2018, la Corte costituzionale (sentenza n. 106) ha dichiarato però incostituzionale una legge della Regione Liguria che per l’assegnazione delle case popolari agli stranieri aveva innalzato il requisito della residenza da cinque a dieci anni.

«È vero che questa Corte, in altre occasioni, ha affermato che le politiche sociali delle Regioni ben possono richiedere un radicamento territoriale continuativo e ulteriore rispetto alla sola residenza», aveva scritto la Corte costituzionale nella sentenza. «Ma ciò sempreché un tale più incisivo radicamento territoriale, richiesto ai cittadini di paesi terzi ai fini dell’accesso alle prestazioni in questione, sia contenuto entro limiti non arbitrari e irragionevoli».

Il verdetto

Secondo Daniela Santanché, negli ultimi anni agli «extracomunitari» – pur essendo solo l’8 per cento della popolazione – è stato assegnato il 45 per cento delle case popolari, a svantaggio degli italiani. Nella dichiarazione della senatrice di FdI ci sono alcune imprecisioni.

Non è possibile avere numeri certi e definitivi sulla questione, ma la percentuale del 45 per cento fa probabilmente riferimento al numero di persone che fa richiesta degli alloggi, e non delle effettive assegnazioni, secondo una rilevazione del 2016. Gli extracomunitari poi non sono l’8 per cento della popolazione italiana, ma circa il 6,1 per cento.

È vero che secondo diversi casi di cronaca recente anche per le assegnazioni si sono registrate percentuali simili a quelle indicate da Santanché, ma questo non significa che gli immigrati siano avvantaggiati rispetto agli italiani. I dati sulla povertà, gli affitti, la scarsità di alloggi e la composizione dei nuclei familiari spiegano perché negli ultimi anni sempre più stranieri beneficiano delle case popolari. In conclusione, Santanché si merita un “Nì”.
FRATELLI D'ITALIA

Edmund Dantes 

Rita Ora

 


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domenica 15 dicembre 2024

Anni 70

 


Io sono anni '70, quando a scuola andavi rigorosamente a piedi, col panino a olio, i capelli con la riga di lato e fuori l' istituto non c' erano i rappresentanti dei genitori.

E neanche i Suv in terza fila.

Io sono anni '70 quando la domenica a pranzo era obbligatorio preparare una bella pasta al pomodoro, e fare un assaggio a metà mattinata sulla fettina di pane.

Io sono anni '70 e quando si andava a casa di qualcuno non si toccava niente, si diceva sempre "grazie" e "permesso" e non ci si intrometteva nei discorsi dei grandi.

Anzi ci si sorbiva in silenzio i pizzicotti dolorosi sulle guance: " come sei cresciuto ...".

Io sono anni '70 quando c' era solo mamma Rai 1, e la TV era bella, interessante e intelligente, in bianco e nero, il carosello e la nanna, la radio con Fausto Leali ed i grandi cantautori.

Io sono anni '70 col juke box una canzone 50 lire e 3 100 lire, i flippers luminosi e nessuna slot machine.

L' album dei calciatori Panini, i 45 giri, la fiat 850, l'idrolitina, le feste in casa, i dolci e la pizza della mamma che profumavano, come il caffè, il palazzo intero...

Io sono anni '70 e la nonna a casa era una istituzione, come un capo tribù Sioux. Augh!..

Io sono anni '70 quando la nostra palestra di vita era la strada : mosca cieca, la cavallina, nascondino, e figurine, e palline americane... e siamo sopravvissuti anche senza Amuchina. Incredibile... al massimo un po’ de penicellina...

Al tramonto la mamma ti chiamava dal balcone, doccia e cena, tutti insieme. E si mangiava senza opzioni di menù. E che fame...

Nostalgia? Sono stati anni meravigliosi, e quelli della mia generazione lo sanno...


Alessandro Valerio

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venerdì 13 dicembre 2024

Il palazzo di Ade

 


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L'offensiva dei leghisti su Facebook

 


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Lo so Morona

 


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Il cemento del nuovo stadio si abbatte su Roma in fiamme

 



Il 24 luglio 2024, in Campidoglio, il sindaco Gualtieri e la dirigenza della A.S. Roma hanno presentato il progetto per il nuovo stadio, che sorgerà sull’ area di Pietralata. Mentre società e Comune esprimono il loro entusiasmo, comitati di quartiere e cittadini si oppongono per ragioni legate all’impatto ambientale della grande opera. Insieme a Fabiana, allontanata dalla propria casa perché sorgeva nell’area interessata, raccontiamo le criticità di questa grande opera


«Sarà monumentale e green. Sarà uno stadio di categoria top, uno degli stadi più belli del mondo con alcune caratteristiche che faranno felici i tifosi, a partire dalla più grande Curva Sud esistente. Abbiamo apprezzato il fatto che il progetto sia unico e sia stato molto pensato alle caratteristiche di Roma, della sua storia e quindi uno stadio che si integra con le caratteristiche monumentali e storiche della città».


Così il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, si esprime in merito alla questione stadio, il 24 luglio scorso in Campidoglio con il vicepresidente della Roma Ryan Friedkin e la ex Ceo Lina Souloukouhanno, a margine di una riunione che sembra dare un’accelerata ai lavori sull’area di Pietralata e nella presentazione del progetto definitivo dello stadio della squadra capitolina. «I lavori stanno andando avanti a pieno regime: la Roma sta realizzando i carotaggi e i sondaggi necessari. Sono fiducioso».


Secondo “Qui finanza” il nuovo stadio della Roma ha dei costi stimati di 528,39 milioni di euro che verranno sostenuti totalmente dai Friedkin, così divisi: 262,2 milioni di euro per la costruzione dell’impianto sportivo vero e proprio, 81 per l’area parcheggio, 17 per le altre opere urbanistiche e infrastrutturali correlate al nuovo impianto, 128 come fondo di garanzia per eventuali spese sorte in corso d’opera e 40 per gli oneri di concessione al Comune di Roma.


La società dichiara nel comunicato di presentazione dell’appuntamento: «Questo incontro segna un passo significativo nella realizzazione di un impianto che non solo sarà il più innovativo e visionario d’Europa, ma rappresenterà anche un simbolo del nostro impegno verso la squadra, i tifosi e la città, anche in vista dell’importante anniversario nel 2027».


Così dopo anni di dibattiti, discussioni, progetti saltati, sembra che il nuovo stadio della Roma possa vedere la luce. Dietro a tanto entusiasmo per un’opera che ha un valore simbolico enorme per la città, si nasconde l’impatto urbanistico e ambientale altrettanto importante.


Ed è qui che nascono le criticità, che raccontiamo con la storia di Fabiana Ciciriello, biologa, che in quella zona viveva fino a pochi giorni fa, quando i vigili sono passati per notificarle lo sfratto. Con lei e con i diversi comitati di cittadini che da mesi si oppongono, proviamo a fare il punto sulle criticità. Abbiamo incontrato membri del  “Comitato Stadio Pietralata No Grazie” e “Sì Parco, No Stadio” pochi giorni fa e con loro abbiamo visitato il parco di Pietralata, dove dovrà sorgere il nuovo stadio.


Fabiana Ciciriello ha sempre vissuto a via degli Aromi, in una delle aree dove dovrà sorgere lo stadio, fino al 7 agosto scorso, quando ha dovuto abbandonare la propria casa. Il terreno fu dato al bisnonno nel 1919, per «il coraggio che lui e altri ebbero nella prima guerra mondiale come reduci di guerra» con l’obiettivo di migliorarlo e viverci. «Uno spazio verde dove si coltivava, che dagli anni ’90 hanno iniziato a cementificare e che oggi è l’unico spazio verde della zona rimasto. Un atto quello da parte del Comune, che chiedeva i terreni a fronte di uno sfratto coatto, che ci ha intimorito e preoccupato», ci racconta Fabiana.


Così lei e altre quattro famiglie rimangono senza casa; come scrive Simona Tocci, presidentessa del circolo Arci di Pietralata e aderente al comitato NO STADIO, SI’ PARCO, SI’ OSPEDALE:  «L’atto perpetrato dal Comune di Roma nei confronti degli abitanti di via degli Aromi è stata la prova certa che in questa città non esiste più lo stato di diritto, che i cittadini sono considerati semplice carne sacrificabile e che gli interessi della comunità sono carta straccia. Dico questo perché lo sgombero avvenuto ieri ha palesemente messo in chiaro che gli interessi da tutelare sono solo quelli privati guidati del dio denaro e poco importa se lo stadio distrugge un bosco, se mette in mezzo alla strada oggi quattro famiglie e domani venti, se la qualità della vita del quartiere, già pessima, scenderà in picchiata oltre la soglia limite. Il tutto applaudito da una tifoseria a cui nessuno dà colpa, vittime anche loro di una narrazione sbagliata».


Una narrazione, quella del Comune di Roma e della società di calcio, che non cita i tanti problemi esistenti e che abbiamo provato a ricostruire con Fabiana e con i comitati Comitato Stadio Pietralata No Grazie e Sì Parco, No Stadio che ci accompagnano durante il sopralluogo.


Innanzitutto c’è una questione legata alla tutela del verde pubblico e al consumo di suolo, secondo uno Studio di fattibilità dell’A.S.Roma lo stadio sarà «un vero e proprio polmone verde per l’intera città di Roma, in stretta connessione al sistema del trasporto pubblico e a vocazione principalmente pedonale e ciclabile».


Intanto va precisato che quando parliamo di verde pubblico non intendiamo solo uno spazio dove gli abitanti possono passare del tempo libero, ma anche una compensazione ambientale per l’inquinamento atmosferico, l’impermeabilizzazione del suolo, la mitigazione delle temperature. E qui nascono le prime preoccupazioni. Come cita uno studio di “Carte in regola”: «Nonostante il frequente richiamo al “verde” nella Relazione tecnico-illustrativa del Piano di fattibilità del 3 ottobre 2022 e negli aggiornamenti del 22 novembre 2022, di verde ce n’è ben poco, a partire dalla mancanza di descrizioni dettagliate che consentano di comprendere il progetto di sistemazione delle due grandi aree verdi: il Parco dello Stadio, un’area di 110.000 mq all’interno della quale sorgerà l’impianto sportivo, e una zona più piccola di 42.000 mq, il Parco Centrale. Infatti nonostante i numerosi rendering che illustrano i vari ambienti dei due “parchi” e i ripetuti generici proponimenti, nella Relazione tecnico illustrativa le informazioni sulla distribuzione delle superfici effettivamente a verde sono assai scarse, anche rispetto alla quantità e alla tipologia delle alberature previste».


Mentre attraversiamo il parco, in città fanno circa 40 gradi e come ci ricorda Fabiana: «Il verde è visto come qualcosa da abbandonare finché non c’è un progetto di cementificazione. Qui a qualsiasi ora del giorno la temperatura è fresca, la qualità dell’aria é migliore, è un modo di vivere diverso».


Si legge poi  nel rapporto presentato dai comitati: «Il progetto dello stadio di fatto andrebbe a impattare in maniera devastante sia dal punto di vista ecologico, che dal punto di vista della qualità della vita dei cittadini della zona. In primo luogo, la sottrazione di spazi verdi pubblici destinati alla cittadinanza. L’area verde di 14 ettari, sulla quale dovrebbe sorgere lo stadio, da PRG vigente del 2008 è destinata a diventare un parco pubblico aperto a tutti i cittadini, compreso tra via dei Monti di Pietralata e via dei Monti Tiburtini (previsto dal 2001, area verde attrezzata pubblica negli elaborati del 2013 Contratto di Valorizzazione Urbana – Piano Nazionale per le Città) e sono il risultato di una battaglia portata avanti dai cittadini negli anni ‘90, che ha portato alla sottoscrizione di un “patto tra la cittadinanza” e le passate amministrazioni, per preservare questa grande area verde. La realizzazione effettiva del Parco di Pietralata, che i cittadini attendono da più di 20 anni, potrebbe essere la vera “ricucitura” di questo quartiere, che, se si presenta in stato di degrado e abbandono, lo deve al susseguirsi di amministrazioni comunali che non sono state in grado di portare a termine ciò che è invece era previsto. La zona a oggi appare ancora totalmente naturale, con la presenza di alberi ad alto fusto e ulivi secolari, vegetazione protetta anche dal Regolamento del Verde dello stesso Comune di Roma. Il Parco di Pietralata, che darebbe ampio respiro a un territorio già pesantemente urbanizzato e cementificato verrebbe tolto alla collettività e questo appare come un danno evidente, anche in considerazione che il IV Municipio è tra i più inquinati di Roma e un parco di 14 ettari, tutelato e valorizzato, aiuterebbe a rendere più vivibile il nostro quadrante e sarebbe un argine all’eccessivo consumo di suolo pubblico che è nei fatti nelle intenzioni programmatiche dell’azione amministrativa e che più volte è stato riportato come grave problema da arginare. La decisione, presa all’epoca, di concerto con cittadini, associazioni, parte politica, era quella di tutelare questo spazio verde, ampliarlo e renderlo fruibile a tutti i cittadini e trasformarlo in un parco pubblico a tutti gli effetti. Ora è stata cancellata con un “colpo di spugna”, accettando di prendere in considerazione una proposta progettuale che di fatto la elimina totalmente per sostituirla con nuove e frammentate aree con piccole alberature che mai potranno sostituire quella esistente che di fatto è attualmente un luogo naturale, rifugio di numerose specie selvatiche.

Inoltre aumenterebbe il fenomeno di hotspot, ossia di punto caldo, dovuto alla cementificazione che contribuirebbe a un drastico innalzamento delle temperature in area dove già la situazione è critica proprio a causa dell’eccessivo consumo di suolo pubblico (dallo studio CNR l’intera Tiburtina e le zone adiacenti raggiungono punte di calore urbano di 48,5° C e solo un aumento di autentiche aree verdi pubbliche potrebbe fermare)».


Gli attivisti ci ricordano che nel settembre 2015 i governi di 193 Paesi membri dell’ONU si sono riuniti per sottoscrivere L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un programma d’azione volto a promuovere il benessere delle persone, la salvaguardia del pianeta e la prosperità negli anni a venire, che prevede tra le altre cose, che entro sei anni si ottenga il consumo di suolo pari a 0.


«Ci sembra un’operazione di greenwashing. Decidere di costruire uno stadio invece di tutelare il parco va nella direzione opposta degli obiettivi europei».


C’è poi una questione legata alla viabilità e al flusso di macchine: oltre allo stadio, il progetto prevede altre infrastrutture. Gli edifici e progetti a oggi previsti/finanziati/ in progettazione esecutiva sono gli uffici dell’Istat, il Campus Biomedico, il Rome Technopole, lo Studentato La Sapienza, il Defence Rfi/Fs , il Centro Direzionale Tiburtina, la Gacoltà di Ingegneria della Sapienza, il Centro di accoglienza per senza fissa dimora. Questo porterà un enorme afflusso di auto e di persone  oltre i numeri già elevati dello stadio, che sarà utilizzato non solo per le partite, ma anche per eventi e concerti e questo graverà pesantemente sulla mobilità e sull’inquinamento acustico, considerando anche la vicinanza con l’ospedale Sandro Pertini.


Il comitato scrive nel suo rapporto: «in questo quadrante della città, risultano già a oggi evidenti problemi di sovraffaticamento e congestionamento della viabilità stradale, in quanto si tratta di un’area di connessione strategica tra arterie di scambio principali per l’intera città. La futura coesistenza tra le infrastrutture presenti, quelle in fase di costruzione e quelle previste, già di per sé comporterebbe rivolgere uno sguardo a una modifica e ad un ampliamento significativo di tutto l’asse viario esistente».

Mentre attraversiamo quella che dovrebbe diventare la curva Sud, ci spiegano che «il problema principale è che non ci sono risposte alle nostre domande, non c’è un progetto chiaro, anche quello che hanno presentato poche settimane fa non è un rendering, è uno spot pubblicitario».


Un modello di città che si impone, come ci raccontano i tanti casi analoghi della nostra città come le battaglie portate avanti dai cittadini per la difesa del pratone di Torre Spaccata, contro il il Porto di Fiumicino, per la difesa del parco dell’Ex-Snia, del Parco Piccolomini o di Via Teulada, che non riguarda né il tifo né uno sport, ma un modello di vita, perché – come ci ricorda Fabiana – «è anche una questione di vivere meglio insieme. Molti paesi del nord Europa hanno adottato questo modello, io vivevo in Olanda e nel mio palazzo al piano terra c’erano le galline e loro sfruttavano l’aria calda prodotta dalle galline e la sfruttavano per riscaldare il palazzo e poi c’erano gli orti davanti casa». E rilancia: «pensa se qua facessero una biblioteca, con degli orti cittadini di cui tutti potessero beneficiare, però ci vuole una visione, quindi consiglio a chi deciderà di venire di vedere quello che loro cancelleranno».


E dal comitato chiariscono che il punto è «cosa vogliamo fare, considerare esigenza collettiva lo Stadio o il bene pubblico e i servizi che occorrono a un quadrante che è fortemente urbanizzato e cementificato?»

Edmund Dantes 

Mr T

 


Avevo sempre visto Mr. T nel ruolo di B.A. Baracus (chiamato P.E. Baracus nella versione italiana) nell'amatissima serie TV A-Team, e rispetto a George Peppard e gli altri attori del cast, sembrava un autentico colosso. 

Era oggettivamente enorme, grandi spalle, pettorali scolpiti, braccia potentissime, muscoli d'acciaio.

Poi un giorno lo vidi sul ring a combattere al fianco di Hulk Hogan.


#ATeam #MrT #HulkHogan #VintageWrestling #WWE #Wrestling

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giovedì 12 dicembre 2024

Tutti in piazza contro il Ddl 1660!

 

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Come per la manifestazione nazionale che si è svolta il 19 ottobre scorso, così per quella che si terrà sabato 14 dicembre a Roma (h. 14, Piazzale del Verano) contro il Ddl 1660, partecipiamo e invitiamo a partecipare.


Il Ddl 1660 è un altro passo verso la barbarie aperta e l'istituzionalizzazione di una forma reazionaria di politica emblematica del declino dell’imperialismo italiano. 


Il suo scopo è criminalizzare e reprimere le lotte patrimonio della classe operaia, come i blocchi stradali e ferroviari, i picchetti per gli scioperi, etc., le altre forme di protesta sociale, come le occupazioni di case sfitte, le mobilitazioni contro le grandi opere inutili e dannose, quelle in difesa dell’ambiente, etc., lo stesso diritto al dissenso e alla libertà di espressione conquistati con la Resistenza. 


E’ evidente il nesso fra questo Ddl di stampo fascista e razzista e la politica bellicista perseguita dal capitalismo italiano e dal suo governo autoritario: la guerra all’esterno necessita non solo dell’aumento delle spese militari a detrimento di quelle sociali, ma anche della pacificazione forzata delle retrovie, imposta con leggi liberticide.


Sosteniamo la più larga partecipazione, contro ogni settarismo e divisionismo, per denunciare il Ddl 1660 e mobilitarci per fermare la sua approvazione e applicazione, esigere il blocco dei licenziamenti, l’aumento dei salari, la sicurezza e la salute sul lavoro e sul territorio, la fine dell’invio di armi e fondi al regime ucraino e della complicità con lo stato sionista. 


La lotta al Ddl 1660 e alla fascistizzazione dello stato si inscrive nella più generale lotta per difendere in modo intransigente gli interessi, le libertà e i diritti politici ed economici della classe operaia, degli sfruttati e degli oppressi, che va sviluppata con l’unità di azione contro il capitalismo e i suoi servi. 


Questa battaglia è parte integrante e importante della lotta contro il sistema capitalista-imperialista che produce reazione e guerra su tutta la linea. In questa lotta poniamo costantemente la questione della necessità e della possibilità della sua rottura rivoluzionaria, per liberarci definitivamente da un modo di produzione che sta portando l’umanità alla catastrofe. 


Pertanto, ribadiamo la necessità di dotarci dello strumento fondamentale per conquistare il potere politico ed edificare la società socialista, il Partito comunista. Alla lotta per la sua costruzione chiamiamo i sinceri comunisti, gli elementi avanzati e coscienti del proletariato. 


Giù le mani dalle libertà della classe operaia!


Lotta, unità e organizzazione per fermare il Ddl 1660, la fascistizzazione  e lo stato di polizia!


Via il governo reazionario e guerrafondaio di Meloni!


Dicembre 2024 


Edmund Dantes


mercoledì 11 dicembre 2024

L'identikit del novax medio

 


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I deliri di Salvini

 


Secondo l'ultimo (ma anche il primo) parere di salvini quello del Ponte sullo Stretto sarebbe "un cantiere che non unirà solo Sicilia e Calabria dopo un secolo di chiacchiere, Messina e Villa San Giovanni, ma unirà l'Italia all'Europa, al mondo. Creerà più di 100mila posti di lavoro, secondo le stime della società, e sarà la più grande operazione antimafia". 


E poi, durante il suo volontario delirio leghista, ha aggiunto che chi rimarca le difficoltà strutturali della sua costruzione e soprattutto il fatto che in Sicilia e Calabria vi siano mafia e 'ndrangheta che s'infiltrerebbero nei vari appalti connessi, fa discorsi "demenziali".


Bene. Anzi, male.


Perché tanti pendolari della penisola, isole comprese, è un anno che subiscono disservizi nei trasporti, in particolare dalle ferrovie. 


Quando salvini, qualche mese addietro, rispose ai cronisti che il problema di un disservizio tra Roma Termini e Roma Tiburtina era da attribuire a una ditta privata che aveva piantato un chiodo su un cavo, e quindi a senso suo, si erano creati ritardi alla viva il parroco in tutta la linea ferroviaria nazionale, un cittadino intellettualmente normodotato cosa dovrebbe pensare?


Che forse sia il ministro in carica a fare discorsi demenziali.


Cosa dovrebbe pensare un cittadino intellettualmente normodotato sul fatto che salvini spenda 15 miliardi di euro per un ponte che, oltre ad un impatto ambientale importante, e di dubbia stabilità infrastrutturale, collegherebbe due Regioni che presentano carenza scandalose sia a livello stradale che ferroviario?


No perché la gran parte dei trasporti ferroviari delle due Regioni viaggia a binario unico e le strade, a cominciare dalle autostrade finendo a quelle extraurbane, passando per quelle provinciali, sono equiparabili alle trazzere dove la buonanima di mio nonno andava a raccogliere asparagi circa 60 anni fa. A piedi. E senza mulo.


Quei 15 miliardi e altri, dovrebbero essere spesi in primis per migliorare strade, linee ferroviarie e soprattutto dovrebbero essere spesi nella costruzione di aeroporti.


Perché il problema non sono i 30 minuti di traghetto o l'ora tra un passaggio di quest'ultimo e un aliscafo, ma arrivare in macchina o in autobus (quasi inesistenti e scollegati) fino a Catania o Palermo per prendere un aereo quando al gate bisogna presentarsi due ore prima.


Se si investissero miliardi di euro per potenziare le due Regioni nelle infrastrutture interne, non solo si svilupperebbero le Regioni stesse ma ci sarebbe il triplo dell'occupazione da salvini (o chi per lui) prospettata.


Il ponte sullo Stretto, con le condizioni socio-economiche attuali di Sicilia e Calabria, collegherebbe il nulla al niente.

Ma quale Europa? Quale mondo?

Che minch** c'entra un ponte che collega la Sicilia con la Calabria con il mondo?


E sì che s'infiltrerebbero le mafie. 

Le mafie s'infiltrano principalmente nelle grandi opere. Insieme alla droga illegale, sono le prime fonti di guadagno delle mafie.


La verità è una sola. Come mussolini nel Ventennio, quando si è incompetenti e il popolo è per la maggior parte analfabeta funzionale, si cerca di colpirlo con la magnificenza della cementificazione.

Che nei fatti arricchisce i grandi gruppi edili noti sul territorio, nonché quelli stranieri, e s'impoveriscono i cittadini comuni che perdono investimenti importanti nelle cose che contano veramente: strade, ospedali, ferrovie, manutenzione delle infrastrutture, messa in sicurezza del territorio e futuro per i giovani nonché speranza per gli anziani.


Ma salvini questo lo sa. Come sa che politicamente le due Regioni in oggetto sono controllate da decenni dal centrodestra democristiano più paralizzante di qualsiasi altro soggetto politico esistito dal dopoguerra ad oggi.

Conosce bene le logiche clientelari della disoccupazione che affligge da sempre siciliani e calabresi e quindi pesta sull'acceleratore della povertà e del ricatto per schiacciare definitivamente i dissidenti.


Qualcuno gli dica che in una democrazia sana si gioca ad armi pari.

Mentre in Italia le armi sono in possesso di uno solo: il governo di cui fa parte.


Un governo decisamente "demenziale".


PLUS VALET PASSER IN MANIBUS, QUAM SUB DUBIO GRUS.

Salvatore Granata

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Il siero religioso...

 


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◼️ 31 MARZO 1956: NASCEVA “SIGARO” ◼️

 


Angelo Conti frontman della band antifascista e militante Banda Bassotti nato a Roma il 31 marzo 1956, ci ha lasciato l'11 dicembre 2018.


Sigaro ha cantato in ogni angolo di mondo contro le ingiustizie di questa terra e le lotte degli Uomini liberi.  

Un poeta del Popolo, un eterno sognatore, un vero Comunista.


Siamo figli della stessa rabbia!

✊🚩✌❤

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Mafia e appalti, indagato Pignatone, procuratore di Mafia Capitale

 

(Google)

Il magistrato, ex procuratore di Roma, interrogato a Caltanissetta. "Mi sono detto innocente" 


Anche per lui l'accusa è pesantissima: favoreggiamento aggravato dall'avere aiutato Cosa nostra.


Sospetti che cozzano con il suo passato di impegno nella lotta alla criminalità organizzata, prima in Sicilia, poi in Calabria, e con l'inchiesta Mafia Capitale a Roma.


Dopo Gioacchino Natoli, ex pm del pool antimafia di Falcone e Borsellino, nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta, è finito Giuseppe Pignatone, magistrato di altissimo profilo, per anni aggiunto a Palermo, poi procuratore a Reggio Calabria e a Roma, ora giudice del tribunale Vaticano.

dalle quali sarebbe emerso, ad esempio, il legame tra l'ex politico Ernesto Di Fresco e Francesco Bonura". Come se non bastasse, per Caltanissetta, "per occultare ogni traccia del rilevante esito delle intercettazioni telefoniche, avrebbe disposto la smagnetizzazione delle bobine e la distruzione dei brogliacci".


Una ipotesi, quest'ultima, che stride con la realtà perchè le bobine non sono mai state distrutte e sono state trovate negli archivi della Procura di Palermo. Pignatone, già anni fa, venne indagato per una vicenda che ruotava attorno ad alcuni immobili che il padre aveva acquistato da Buscemi, ma l'indagine venne archiviata. Tutta la vicenda, infine, deve fare i conti con l'insormontabile ostacolo della prescrizione ormai maturata da tempo, visto che i fatti contestati risalgono a oltre 30 anni fa.

Notizia dell'ultima ora

Pignatone il 31 dicembre lascerà la carica di giudice al Vaticano.

Edmund Dantes 

Vaccino antitumorale per la recidivita'

 


Mentre in Parlamento condonavano le multe ai no-va*, al Policlinico di Bari, nel silenzio quasi generale, la dottoressa Mimma Rizzo e la sua equipe hanno somministrato per la prima volta al mondo un vaccino anti-tumorale per prevenire le recidive dei tumori alle vie urinarie. 


Si tratta di un vaccino personalizzato sul singolo paziente, una donna di 75 anni, sulla base delle specifiche mutazioni nel campione tumorale. 


Merito di una donna lucana che dal Nord ha scelto di tornare a lavorare al Sud, in quella Puglia e quel Meridione che qualcuno vorrebbe isolare dal resto d’Italia.

 

Una notizia del genere dovrebbe aprire i telegiornali. Qui, invece, a malapena se n’è parlato.


La dottoressa Rizzo è una pioniera della medicina del futuro, sempre più personalizzata e specifica. 

È una di quelle eccellenze italiane di cui, in un Paese drammaticamente privo di cultura scientifica, non dovremmo mai smettere di parlare.

Lorenzo Tosa 

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Tutto ciò è meraviglioso!

 


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La voce del popolo non si arresta !




14 dicembre 2024 dalle ore 14 a Piazzale del Verano a Roma la partenza per una grande manifestazione nazionale per dire no al “Decreto Sicurezza” (DL 1660) che di sicurezza non dice nulla!!! Questo provvedimento rappresenta un grave attacco ai diritti di noi cittadini, alla democrazia e alla libertà di espressione !!

Numerose organizzazioni della società civile, ha espresso la forte opposizione a questa legge che criminalizza il dissenso e colpisce le lotte sociali, lɜ lavoratorɜ, lɜ attivistɜ per il clima e le persone più vulnerabili. Questo decreto, soprannominato “Decreto della Paura”, introduce norme che mettono in pericolo la libertà di protesta, aumentano la repressione verso chi difende i diritti e legittimano l’uso spropositato della forza.

Non sono i manganelli le risposte al dissenso di noi cittadini !!!

La manifestazione è stata promossa da una grande assemblea svoltasi all’Università La Sapienza di Roma e vede il coinvolgimento di studenti, sindacati, associazioni e reti sociali territoriali. Vogliamo una società democratica e aperta, lo scontento di noi cittadini va ascoltato non represso !!! 


By Stregapolis

𝗠𝗼𝘂𝗿𝗶𝗻𝗵𝗼: "𝗔𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗵𝗼 𝘀𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗳𝗮𝗶𝗿 𝗽𝗹𝗮𝘆 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼, 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮"







Alla vigilia di sfida di Europa League con l'Athletic Bilbao, lo Special One è tornato a parlare di Guardiola e della sua esperienza giallorossa


In vista della sfida con l'Athletic Bilbao, valida per la sesta giornata della fase campionato di Europa League, José #Mourinho è tornato a parlare della sua esperienza sulla panchina della Roma, condizionata dai paletti del fair play finanziario, e del rapporto con Pep Guardiola, con cui c'è stato un nuovo botta e risposta a distanza.


Mourinho: "Alla Roma ho sofferto tre anni per il fair play finanziario"

A pochi giorni dal gesto fatto ad Anfield Road contro il Liverpool, a cui erano seguiti riferimenti alle Premier vinte da José Mourinho, Pep Guardiola ha reagito così alla risposta dello Special One: "Lui è un altro nella lunga lista di coloro che vogliono la nostra squadra in League One o in Conference. Ma noi siamo innocenti fino a prova contraria". Una contro-risposta che non poteva passare inosservata dalle parti di Mourinho, che alla vigilia del match con l'Athletic Bilbao ha provato a gettare acqua sul fuoco: "Pep e io abbiamo lavorato insieme per tre anni, ci vogliamo bene - ha detto l'ex allenatore dell'Inter -. Non è vero che voglio che retrocedano, è vero che voglio giustizia. Le piccole squadre a volte possono essere penalizzate dal Financial Fair Play quando sforano i limiti di 5-10 euro... Anch'io ho sofferto a causa dei limiti quando ero alla Roma - ha ricordato - Non credo sia giusto. Ci vogliamo bene, lo sa. Le parole sono una cosa, i sentimenti un'altra. Tutto quello che voglio è giustizia, ma non abbiamo rancori l'uno verso l'altro".


#UEL #UefaEuropaLeague

 

#Braga

  

#Ranieri #ClaudioRanieri


#AsRoma #asromaforever


#Ghisolfi


#friedkin

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Paul McCartney dal vivo a Parigi: ingannare il tempo a 82 anni

 


L’ex Beatle, davanti a 40mila persone incantate, sembra eterno: suona per quasi 3 ore. Il racconto.

Si avvicina al piano e inizia a suonare e a cantare da solo “Let it be”. Tra il pubblico alcuni si abbracciano. Altri si commuovono già al suono delle prime note, altri ancora trattengono a lungo il fiato e poi tirano fuori la voce, strozzata, per cantare. Tutte le 40mila persone della Défense Arena di Parigi, per incanto, sembrano aggrappate a una stessa emozione. Su “I've got a feeling”, prima canzone del bis, va in scena un duetto virtuale, grazie a un mega schermo, con John Lennon. E il tempo, ancora una volta, anche se solo per un paio di minuti, appare sconfitto. Su “Something”, altro brano dei Beatles, composto da George Harrison nel 1969, sui ledwall scorrono vecchie istantanee, e anche l’impeccabile Sir Paul pare emozionato. Su “Love me do”, che sbuca dopo “In spite of all the danger”, “un pezzo scritto da alcuni ragazzi”, il riferimento è alla band incubatrice dei Beatles, i Quarrymen, si agitano le famiglie, le bambine, i bambini. Si raggiunge la certezza di essere circondati da un pubblico intergenerazionale che si trasmette le canzoni proprio come fossero valori. Forse lo sono. 

Articolo di Rockol.

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Siero vs voodoo

 


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Lo Sheol

 


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The Pack Saddle

 


"The Pack Saddle" o "Le Bât" è la raffigurazione della storia di un marito sospettoso che si crede un cornuto, tema ispirato da una favola di Jean de La Fontaine. Dunque, per proteggere la castità di sua moglie ha dipinto un'immagine di un asino sulla sua pube e mentre è andato via, il suo amico, un altro artista, fa l'amore con lei e cancella l'immagine. Con prudenza, prima di farlo, però, lo aveva accuratamente copiato su un pezzo di carta quindi dopo l'amante ridipinge l'immagine, ma ha aggiunto anche una sella. Il marito, al suo ritorno, annota il cambiamento e la conseguente prova dell'adulterio di sua moglie. 


Pierre Subleyras  

1699-1749 

Pittore, disegnatore, incisore e illustratore francese

The Pack Saddle (le Bat)

Data prima metà del XVIII secolo

Collezione privata

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lunedì 9 dicembre 2024

Melona con te è aumentato tutto!

 


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Israele foraggia?

 


In qualche modo, i soldi che paghiamo in tasse, hanno fatto tutto questo


"Israele è il nostro più importante alleato". Lo dicono sempre, ma non spiegano il perchè; eppure è semplice da spiegare:

Perchè Israele dà ogni annno una montagna di soldi ai nostri politici (quasi a tutti) rendendoli quindi ricattabili.

Inoltre una grande percentuale di loro, ha la doppia cittadinanza israeliana-americana.


Per capire chi comanda, guarda chi NON puoi criticare.


Unisciti al canale: t.me/PissedTexan

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Arisa col tempo sembra diventare sempre più bella 😍

 


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Militarizzazione della scuola

 


Ciao a tutti 

Scusate l’ot ma l’incontro di ieri a Poggio Mirteto mi ha letteralmente sconvolta. 

Esiste da alcuni anni in Italia un osservatorio contro la militarizzazione della scuola e delle università (https://osservatorionomilscuola.com/) che sta monitorando e denunciando, e, laddove possibile, fermando il lavaggio di cervello che stanno facendo alle nuove generazioni da parte delle forze armate.  Il fine è quello di abituare le menti delle nuove generazioni alla guerra per far si che quando questa accadrà, non ci sarà più la mobilitazione pacifista come per il Vietnam del ’69. E lo fanno entrando nelle scuole sin dalle materne, facendo “giocare” i bambini con armi e attrezzature militari di diverso genere. A novembre hanno anche organizzato un villaggio della difesa a circo massimo per scuole e famiglie.  In molte scuole, soprattutto quelle limitrofe a campi nato o basi militari, sempre più spesso alcune attività vengono esternalizzate e fornite da enti militari (vedi educazione motoria, educazione contro il bullismo, ecc).  Tale ingerenza esiste anche a livello universitario dove nella maggiore azienda militaristica italiana (la Leonardo)( https://ilmanifesto.it/leonardo-e-la-militarizzazione-della-ricerca-accademica) (https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/05/10/dagli-stage-sui-caccia-ai-progetti-universitari-con-leonardo-un-convegno-per-smascherare-il-processo-di-militarizzazione-dellistruzione/7543382/) ha nel consiglio di amministrazione non uno ma ben 10 rettori di università pubbliche.  

Sul sito trovate moltissimo materiale da divulgare, da utilizzare, per genitori, per insegnanti e per chi, nella pace, crede sempre e comunque.

Edmund Dantes 

Il messaggio universale cristiano

 


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Lei é India Waters, la bellissima figlia di Roger Waters dei Pink Floyd 😍







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Altro fake che gira è un attore che gli assomiglia!




Anthony Kiedis, il leader dei Red Hot Chili Peppers, 61 anni e  la sua fidanzata Helena di 19 anni

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È un fake seppur suggestivo

 


L ultima lettera di David Bowie 

Morirò... So che mancano pochi mesi alla fine della mia esperienza terrena...  

Cosa faccio? Mi dispero, mi deprimo, rifiuto l'idea della morte e fingo che la malattia non esista?  

Oppure decido di sconfiggere la morte... Lo decido con l'anima, perché solo l'anima e il cuore mi danno l'ispirazione per comporre musica, come ho fatto per 50 anni...  

Conto le ore che mi restano e, come mi dicono i medici, posso prevedere, con un certo margine, la data della mia morte. Il lancio del mio ultimo lavoro è fissato per l'8 gennaio 2016, il giorno del mio 69° compleanno.  

Lavoro giorno e notte, ho il tempo di comporre, perfezionare, interpretare, registrare in studio e fare video... Lo faccio il più rapidamente possibile, perché non voglio che la mia faccia mostri il segno della morte che, beffarda, sta falciando il mio corpo senza che io possa difendermi...  

Ma ti sfido, morte... Al diavolo, se non ti sfido!  

Ho sfidato e vinto il mondo dei fan negli anni '70 con l'orgoglio dell'ambiguità... Ho amato uomini e donne, sono stato un uomo, una donna, un alieno e infine un corpo celeste.  

Cosa puoi fare tu, morte, contro la mia eternità, il mio genio, la mia follia, la mia creatività, la mia musica che vivrà per sempre?  

Sono Lazzaro, strappato dalle cicatrici. Morirò nel corpo, ma vivrò per sempre attraverso la mia musica.  

Ho vissuto abbastanza per ricevere gli auguri di buon compleanno. Pensavo di non farcela a vedere il mio album pubblicato... Ho sopravvissuto all'8 gennaio... E tu, mio caro assassino, hai perso!  

Pensa solo che, se non avessi bussato alla mia porta, avrei realizzato 24 lavori, sarei riuscito a vivere fino a 100 anni, e invece, grazie a te, ne ho 25!  

Sai... Sarò libero come un uccello.

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Jim Morrison

 


Quando non ci sarò più non cercatemi dietro al marmo freddo di una tomba , cercatemi tra le rose .

Quando non ci sarò più  cercatemi nelle fotografie , cercatemi tra i miei libri , fra le mie canzoni , fra le mie poesie , fra la mia musica . Cercatemi dentro a tutte le cose che amo di più , perché solo in queste troverete la mia anima . 

 Jim Morrison

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The Dark Side of the Moon

 


Nel 1973, i Pink Floyd iniziarono le sessioni di registrazione per uno degli album più acclamati e influenti della storia del rock: *The Dark Side of the Moon*. Questo progetto rivoluzionario non solo ridefinì il suono della band, ma consolidò anche il loro ruolo di pionieri del rock progressivo.


Le origini di *The Dark Side of the Moon* possono essere ricondotte al precedente album dei Pink Floyd, *Obscured by Clouds*, pubblicato nel 1972. Questo lavoro gettò le basi per l’esplorazione di temi e sonorità più complesse. Durante le sessioni di registrazione per *The Dark Side of the Moon*, i membri della band — Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason — cercarono di creare un album coerente che riflettesse le tensioni sociali degli anni '70.


Le registrazioni si svolsero negli Abbey Road Studios di Londra, un luogo celebre per la tecnologia all'avanguardia e la sua ricca storia musicale. La band sperimentò tecniche di registrazione innovative e l'uso di effetti sonori, come i loop di nastro e i sintetizzatori, che contribuirono a creare un paesaggio sonoro distintivo. L'ingegnere del suono Alan Parsons giocò un ruolo cruciale, contribuendo a definire il suono innovativo dell’album.


Dal punto di vista lirico, *The Dark Side of the Moon* affronta temi come la malattia mentale, il passare del tempo e le pressioni della vita moderna. Waters, che fu il principale autore dei testi, trasse ispirazione dalle proprie esperienze e osservazioni, infondendo nell'album un senso di urgenza e introspezione. Le tracce iconiche "Time", "Money" e "Brain Damage" esplorano la complessità dell'esistenza, mentre l'emozionante strumentale "The Great Gig in the Sky" mette in evidenza il toccante pianoforte di Wright e la straordinaria performance vocale di Clare Torry.


Alla sua uscita nel marzo del 1973, *The Dark Side of the Moon* ottenne rapidamente un successo sia critico che commerciale. L'album rimase nella classifica *Billboard 200* per un'incredibile durata di 937 settimane, un segno della sua continua popolarità. L'uso innovativo del suono e la struttura narrativa coesa non solo catturarono l'attenzione degli ascoltatori, ma influenzarono anche innumerevoli artisti di generi diversi.


La copertina dell'album, progettata da Storm Thorgerson, è diventata una delle immagini più riconoscibili nella storia della musica. Il prisma che scompone la luce in uno spettro di colori simboleggiava l’esplorazione dell’esperienza umana da parte della band, rappresentando i temi di luce e oscurità che attraversano l’intero album.


Oltre ai suoi traguardi musicali, *The Dark Side of the Moon* occupa un posto speciale nella storia culturale. È stato abbracciato da generazioni di ascoltatori e associato alla controcultura dell’epoca. I suoi temi di riflessione esistenziale e ricerca di comprensione continuano a risuonare, mantenendolo attuale anche a distanza di decenni.


Quando i Pink Floyd entrarono in studio di registrazione in quel fatidico giorno del 1973, probabilmente non immaginavano l'enorme impatto che *The Dark Side of the Moon* avrebbe avuto nel mondo della musica. Questo album non solo ridefinì i confini della musica rock, ma stabilì anche nuovi standard per le possibilità artistiche del genere. Oggi, rimane un classico senza tempo, venerato da fan e critici, testimone della creatività e della visione di una delle band più innovative della storia.

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Il professor Arcangeli è sempre vigile nello svelare le bufale

 


Il Kraken

 


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E da Marta è tutto

 


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Leon Chiro

 


Leon Chiro è romano mentre Elizabeth Rage è americana, credo californiana. Sono nel wrestling già da parecchio, hanno frequentato ottime scuole, in particolare quella prestigiosa di Afa, dei samoani e da qualche tempo sono tornati in Italia in pianta stabile. Sabato scorso han fatto la loro seconda visita in Milano Wrestling ma li si vede spesso anche in SIW - Superior Italian Wrestling. Fin qui una storia interessante ma simile ad altre. Se però cliccate sui loro nomi vedrete un numero incredibilmente alto di follower. E la stessa cosa succederebbe cercandoli su Instagram e su Tik Tok. Questo perché sono principalmente cosplayer, molto famosi, vivono di quello e con quello girano il mondo. Il wrestling per loro è quasi uno spinoff 😀

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Penélope Cruz Buongiorno!

 


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Telegono

 


#Telegono non è certo uno dei personaggi più noti, a livello popolare, della mitologia greca.

Eppure non è uno qualsiasi.

Suo padre è #Ulisse, o #Odisseo, o #Nessuno, o chiamatelo come vi pare.

Sua madre è #Circe, la strega figlia del #titano #Elio, il sole. Quella che trasformava gli uomini in porci per intenderci.

Telegono sarebbe stato concepito nel corso dell'anno che Ulisse trascorse a Eea, l'isola di Circe, durante il suo viaggio di ritorno a #Itaca. Giustamente da #Penelope ci si aspettava fedeltà assoluta, mentre Ulisse la poteva tradire con chiunque.

Per ovvi motivi, Telegono crebbe senza una figura paterna e solo da adulto Circe gli rivelò l'identità del padre. Decise quindi di andare a Itaca a incontrarlo ma, per un fatale errore, sbarcò sull'isola pensando fosse #Corcira e si diede al saccheggio (piccola parentesi: nel mondo omerico la pirateria e le ruberie appaiono attività addirittura legali). Ulisse intervenne per difendere la sua terra e per tutta risposta Telegono, ancora una volta inconsapevole di chi aveva di fronte, lo uccise con la sua lancia che aveva come punta la spina di un trigone. Così si compì la profezia di #Tiresia a Ulisse: "Morirai per mano di uno straniero e la morte ti giungerà da mare". Il trigone, infatti, è un pesce marino.

Quando Telegono scoprì chi aveva ucciso pianse amaramente il padre, poi prese il suo corpo e lo portò a Eea per dargli sepoltura. Con lui andarono anche la vedova e l'altro figlio dell'ucciso, Penelope e #Telemaco. Poi, come in una puntata di Beautiful, Telegono sposò Penelope e Telemaco sposò Circe. E vissero tutti felici e contenti, resi immortali dalla magia di Circe.


#storia #storiaedintorni #mitologiagreca

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domenica 8 dicembre 2024

Ha doni per Bossi e i suoi disagiati leghisti

 


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Il Titanic

 


Ah, che bella foto. segre e la russa insieme appassionatamente alla Prima della Scala. E poi tutti i vip e la "gente che conta" a sfilare nella medesima serata che poi è quella dell'ipocrisia per antonomasia.


Ma vabbè. Non è questo il tema principale.


Abbiamo l'Istat che riporta: PIL basso, povertà in crescita, scenari a tinte fosche.


Abbiamo l'Ocse che ci riferisce un taglio delle stime di crescita e l'economia stagnante.


Poi abbiamo il Censis che ci riporta una diffusione in costante aumento dell'ignoranza, del senso di impotenza e ci parla di sanità pubblica allo sfascio.


Però abbiamo i post social della premier che parlano di una realtà parallela, che è proprio da Prima della Scala: occupazione record, crescita stellare, primi al mondo in qualsiasi settore.

Qualcosa ovviamente non torna.


Perché l'altra realtà, quella lineare, ci informa che meloni ha cancellato il fondo per l’affitto, che valeva 330 milioni di euro.

E invece ha utilizzato 800 milioni per finanziare un centro vacanze in Albania per poliziotti fortunati.

Che suo compare salvini ha bruciato miliardi di euro per un progetto edile inutile quando le infrastrutture che necessitano di manutenzione in questo Paese fanno pena e quelle indispensabili per lo sviluppo dello stesso sono inesistenti. 

I 500 euro al mese di elemosina di reddito di cittadinanza per aiutare migliaia di nostri connazionali che non avevano da mangiare erano peggio di queste scellerate manovre o peggio di gente che non paga 100 miliardi di euro l'anno di tasse.


Porco mondo. E sempre i padroni d'Italia, da un lato ci mettono santini e preghiere e dall'altro ci indebitano e svendono sempre di più.


La Spagna di Sanchez crescerà di oltre il 3%, con politiche opposte a quelle di meloni e soci. Politiche fondate sull'equità fiscale, la transizione ecologica, la tutela dei salari (e quindi dei consumi), una seria politica industriale.


I francesi hanno 800 milioni da spendere? Li usano per restaurare Notre Dame.

Gli italiani hanno 800 milioni da spendere?

Si affidano a meloni e salvini che ne aggiungono 200 e ci aprono un canile in Albania.


Poi uno si chiede perché siamo un popolo inferiore. E perché siamo sudditi.

Salvatore Granata

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