sabato 5 settembre 2026

Mi chiamo Mattia e avrò 15 anni per sempre.

 


Mi chiamo Mattia e ho 15 anni.


Quest’estate l’ho passata anche sui libri, perché avevo una materia da recuperare. Mentre gli altri erano in vacanza io studiavo, perché a settembre quell’esame dovevo superarlo.


E l’ho superato.

Promosso.


Mi chiamo Mattia, ho 15 anni e gioco a calcio.

Sono un centrocampista.

Mi piace correre dietro a un pallone, sentire il vento tra i capelli, stare con i miei compagni.

La stagione è già cominciata, abbiamo ripreso gli allenamenti e giocato le prime amichevoli.

Papà viene a vedermi e mi riprende mentre gioco.


Mi chiamo Mattia, ho 15 anni e vivo a Finale Ligure.

Un posto che sa di mare e profuma di salsedine. Uno di quei posti in cui ci si incontra, ci si riconosce, ci si saluta.


Tra pochi giorni sarebbe suonata la campanella.

Sarei tornato a scuola.

Avrei rivisto i miei compagni e i miei professori.


Mi chiamo Mattia e ieri sera si è fermato tutto.


Non entrerò in quella classe.

Non tornerò ad allenarmi.

Non indosserò più la maglia della mia squadra.


Questa sera mamma non mi arrufferà i capelli mentre mi raccomanda, come sempre, di non fare troppo tardi.

Non mi aspetterà sveglia.

Non mi chiederà com’è andata.

Anche per lei ieri sera si è fermato tutto.


Mi chiamo Mattia e avrò 15 anni per sempre.


Perché ieri mio padre, lo stesso papà che mi guardava giocare a calcio e mi riprendeva da bordo campo, ha ucciso me e mia mamma.

Poi si è tolto la vita.


Dicono che eravamo una famiglia come tante.

Ed è forse questo che fa più paura.


Perché guardano le fotografie e cercano disperatamente un particolare, un'espressione, qualcosa che possa spiegare l’inspiegabile.

Ma in quelle fotografie ci siamo semplicemente noi: due genitori e un un ragazzino di 15 anni.

Con la scuola che sta per ricominciare.

Una materia appena recuperata.

Una squadra.

Degli amici.

Una vita intera ancora da vivere.


Oggi, se potessi te lo chiederei anch'io:

Perché, papà?


Mi chiamo Mattia.

Avevo 15 anni.

E avrei dovuto avere tutto il tempo del mondo.

WhatsApp 

La Meloni è una fallita!

 


Facebook 

Gino Girolimoni

 


A partire dal 1924, nei quartieri popolari di Roma diverse bambine scompaiono e vengono poi ritrovate abusate e uccise. Il regime cerca inizialmente di censurare le notizie, ma la rabbia cresce tra gli abitanti delle borgate. Quando la vicenda finalmente passa sui giornali, il regime vuole trovare rapidamente un colpevole. E lo cerca tra gli strati più emarginati della popolazione: alcolizzati, disoccupati, disabili. Un vetturino arrestato si suicida per la vergogna, poi è la volta di un sacrestano. Entrambi sono buchi nell’acqua.

Il regime allora mette una taglia di 50.000 lire, una gran cifra per l’epoca, sulla testa del serial killer ma finisce solo per complicare il lavoro dei poliziotti, sempre più pressati dalla stampa e dai superiori. Nella primavera del 1927 viene fermato Gino Girolimoni, un giovane mediatore. Gira con una Peugeot fiammante e bei vestiti, ma solo per far colpo sulle donne. In realtà non è ricco e non porta nemmeno i baffi. Lo arrestano mentre parla con una bambina di dodici anni, che in realtà è a servizio da una sua amante.

Per gli agenti è lui l’assassino. Lo confermano anche diversi testimoni. E questo sebbene Gino non corrisponda agli identikit. Per la polizia usa dei travestimenti e per il criminalista Samuele Ottolenghi, seguace di Lombroso, ha i tratti somatici tipici dei criminali più efferati.

Il regime stappa lo spumante, Mussolini si vanta dei successi della polizia, la stampa grida la mostro. Solo il commissario Giuseppe Dosi, vista l’inesistenza di ogni prova concreta, prova a riaprire le indagini, almeno finché non lo arrestano e lo sbattono in manicomio. C’è già un colpevole. E invece no. Girolimoni nemmeno va a processo. Il giudice istruttore, su richiesta dell’accusa, lo proscioglie dopo 11 mesi di carcere. È innocente, ma nessuno lo dice.

Per tutti resta un mostro, anzi il mostro, tanto che il suo cognome diventerà sinonimo di pedofilo e assassino. Vissuto nella povertà e nel pregiudizio, Girolimoni così non avrà pace nemmeno dopo la morte.

-

Nel romanzo “La notte della volpe” viene raccontata un’altra storia di ingiustizia nel corso del ventennio. Lo trovate seguendo il link in bio o nelle storie.

Facebook 

Una sfida indiretta alla bravura e fisicità della siggnorina Laura Giovannelli Protani?

 



Quest'anno l'icona di Anagni, per eccellenza, la presentatrice e conduttrice Laura Giovannelli Protani non presenta gli eventi della sua città. Oltretutto forte di 143.000 fillowwers su Instagram. 

Tutto il mondo vuole sapere il perché?

 

Chi ha ha escluso il mito del Grognardo?

Fenix

Arrestate questi eversori!

 


La scorsa notte, a Pescara, i militanti de l'Assalto - Movimento Identitario Giovanile hanno affisso uno striscione semplice, con un messaggio chiaro e netto ma altrettanto necessario:  


"Dopo i recenti fatti di Ceuta, Birmingham e Venezia, dove l'invasione islamica è sempre più evidente, subdola e violenta, siamo scesi in strada per ribadire che Pescara non è terra di nessuno, ma è casa nostra. 


Noi non chiediamo il permesso per ricordare chi siamo veramente, né chiediamo scusa per riaffermare le nostre profonde radici. E finché ci saranno giovani ed adulti disposti a scendere in strada per gridare la Verità, nessuno potrà dirci che ormai sia tutto perduto. 


L'Europa è un campo di battaglia e l'Italia una delle sue trincee. La nostra fede Cattolica, le nostre tradizioni e la nostra identità continueranno a guidare il Destino di tutti i popoli europei. 


Giovani, combattiamo per ciò che siamo e andiamo all'assalto. VIVA CRISTO RE!" ❤️‍🔥

Rete dei patrioti

Facebook 

Per te Lady Cris 364

 


Facebook 

Andrea Zampella

 


Dolore a Caserta per Andrea Zampella, un ragazzo morto a soli 31 anni dopo aver accusato un malore in casa. Una notizia che ha gettato nello sconforto l'intera comunità cittadina.


Stando a quanto reso noto da Edizione Caserta, il dramma si sarebbe consumato all'interno dell'abitazione del 31enne, situata in via Eleuterio Ruggiero. Il giovane, secondo una prima ricostruzione ancora tutta da chiarire, sarebbe uscito dal bagno e, pochi istanti dopo, si sarebbe accasciato sul pavimento.


Sul posto sarebbero giunti i sanitari del 118 che, nonostante le manovre di rianimazione messe in campo, si sarebbero ritrovati dinanzi un quadro clinico già gravemente compromesso. Per questo motivo, dopo le prime manovre, avrebbero trasferito il giovane presso l'ospedale di Caserta. Il giovane sarebbe deceduto, pare, per un probabile arresto cardiaco.


Restano da chiarire le cause alla base del malessere improvviso che sarebbe poi degenerato decretando il decesso del giovane Andrea. Resta il dolore di familiari, amici e dell'intera comunità per la perdita improvvisa e prematura del ragazzo.

Facebook