venerdì 24 luglio 2026

DIETRO LA SCELTA ALL’INSEGNA DELL’AMICHETTISMO DI PIRLO CT, C’E’ LA LUNGA MANO DEL DIRETTORE TECNICO PAOLO MALDINI E DEL SUO UOMO OMBRA LEONARDO

 

DIETRO LA SCELTA ALL’INSEGNA DELL’AMICHETTISMO DI PIRLO CT, C’E’ LA LUNGA MANO DEL DIRETTORE TECNICO PAOLO MALDINI E DEL SUO UOMO OMBRA LEONARDO – HANNO SCELTO UN PROFILO FACILE DA GESTIRE (E NON UN TOP COME CONTE O MANCINI), NON INGOMBRANTE, CON CUI LAVORARE “IN TOTALE SINTONIA” – MA ALL’INTERNO DELLA FIGC GIÀ SI SEGNALANO I PRIMI MAL DI PANCIA NEI CONFRONTI DEL DIRETTORE TECNICO MALDINI ARRIVATO CON UN CONTRATTO CHE GLI DÀ COMPLETA CARTA BIANCA SU TUTTA L’ATTIVITÀ, DAL SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO, AL SETTORE TECNICO, FINO AL CLUB ITALIA. E QUI NASCE IL PROBLEMA PERCHÉ…

pirlo maldini 

 

https://video.gazzetta.it/calcio/video-maldini-guardiola-stiamo-aspettando-chi-vogliamo-davvero-e-con-ancelotti/028fa3b0-a4b4-4fbe-b2fe-ff40eea94xlk

 

Dagonota

pirlo maldini

“Tanti possono essere vincenti, ma noi vogliamo trovare un'armonia di pensiero. Quindi qualcuno con cui dare poi la linea, a cascata, a tutta la filiera”. Era evidente dalle parole pronunciate giovedì nella sala stampa di Lega di serie A che il dt Paolo Maldini e il consulente Leonardo cercassero un ct come Andrea Pirlo. Giovane, non ingombrante come Mancini, il preferito da Malagò, o Conte, e soprattutto in grado di lavorare in totale sintonia con loro.

 

L’ex centrocampista della Juve che nella carriera da allenatore ha guidato il club bianconero (in bacheca una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana), il Fatih Karagumruk e la Sampdoria prima di approdare negli Emirati ha un curriculum gramo che espone lui e i suoi danti causa Maldini e Leonardo a facili accuse di amichettismo (il secondo caso dopo Buffon-Gattuso che in Figc i rapporti personali prevalgono sui meriti)

 

All’interno della Figc già si segnalano i primi mal di pancia nei confronti del direttore tecnico Maldini arrivato con un contratto che gli dà completa carta bianca su tutta l’attività, dal Settore Giovanile e Scolastico, al Settore Tecnico, fino al Club Italia, i tre comparti sportivi della Figc.

 

maldini pirlo

E qui nasce il problema perché Paolino, che non ha nessuna qualifica tecnica, non conosce il complesso sistema federale, dai centri federali a tutte le attività periferiche.

 

Maldini, di stanza a Milano, non può certo pensare di gestire tutto da remoto. Senza contare che la Figc è nel pieno di una riorganizzazione che obbliga a nuove pianificazioni, anche di budget.

 

Nell’attesa si registra un discreto subbuglio all’interno del settore giovanile tra tagli, contratti congelati e una importante amichevole che pare sia saltata per questioni economiche…

 

 

Da repubblica.it - Estratto

pirlo maldini

La Nazionale ha un ct. Giusto il tempo di incassare il no diGuardiola e la coppia Malagò-Maldiniha accelerato per il nuovo commissario tecnico. Chiudendo in una mattinata l’accordo con Andrea Pirlo. Manca ancora qualche passaggio formale, ma la scelta è stata fatta.

 

Tutto fatto, sarà l’ex allenatore di Juve e Sampdoria a guidare la prima Nazionale del nuovo corso. Manca ancora la firma, perché il nuovo ct deve liberarsi dalla sua squadra attuale, l’United F.C. di Dubai, ma l’accordo è totale. Contratto lungo, 4 anni, con l’obiettivo dei Mondiali del 2030.

 

A scegliere Pirlo è stato Paolo Maldini, sostenuto dal consulente Leonardo. Pirlo è attualmente in ritiro in Austria con la squadra degli Emirati Arabi, che ha portato dalla serie B alla A, ma è pronto a lasciarla per prendere il timone degli azzurri. Dove lo attende uno stipendio da 1,5 milioni più bonus legati alla qualificazione agli Europei, al passaggio del girone e ovviamente alla qualificazione ai Mondiali. Il vero obiettivo della nuova dirigenza azzurra.

 

 https://www.dagospia.com/sport/maldini-sceglie-pirlo-come-ct-in-figc-si-segnalano-i-primi-mal-pancia-481668

 

FINALMENTE UN OSSOFF DURO PER TRUMP! - I DEMOCRATICI AMERICANI HANNO TROVATO UNA NUOVA STELLA: JON OSSOFF

 

FINALMENTE UN OSSOFF DURO PER TRUMP! - I DEMOCRATICI AMERICANI HANNO TROVATO UNA NUOVA STELLA: JON OSSOFF - IL SENATORE DELLA GEORGIA SI È CONQUISTATO LA SCENA UMILIANDO PUBBLICAMENTE PRIMA IL MINISTRO DELLA GUERA PETE HEGSETH SUL CONFLITTO IN IRAN E POI SBUGIARDANDO LE CIANCE DEL DIRETTORE DELLA CIA (VIDEO) – EBREO, 39 ANNI, OSSOFF GIÀ VIENE PARAGONATO A BARACK OBAMA. E DOMANI SARÀ A CENA PROPRIO CON L’EX PRESIDENTE DEM – NEI SONDAGGI OSSOFF HA GIÀ SUPERATO PER GRADIMENTO IL GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA, GAVIN NEWSOM, IN VISTA DELLA PRIMARIE DEMOCRATICHE PER LE PROSSIMA PRESIDENZIALI...

barack obama pete hegseth jon ossoff  

1. CHI È JON OSSOFF, IL NUOVO OBAMA DELLA GEORGIA CHE ESALTA I DEMOCRATICI

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”

 

Jon Ossoff

Sarà per quella simiglianza fra le “O” nel logo della campagna elettorale, sarà per l’età – più giovane senatore in 40 anni – sarà per la retorica precisa e avvincente o per la capacità di coniare messaggi diretti e ficcanti o forse sarà solo una coincidenza ma qualcuno dentro il Partito democratico comincia a immaginare per Jon Ossoff, senatore della Georgia, 39 anni, ebreo, nato in una famiglia benestante, folgorato sulla via della politica a poco più di vent’anni ascoltando e seguendo il mammasantissima della battaglia per i diritti civili John Lewis, ecco qualcuno comincia a immaginare un futuro all’Obama.

 

Jon Ossoff e pete hegseth

[…]  L’euforia generatasi per le affermazioni nelle ultime tornate elettorali e nelle primarie di candidati “di sinistra” non trova grandi riscontri nel cuore del partito, dove più di un consulente confida che la vera sfida si gioca nel 2028 e nel 2026 e su un terreno che non può essere sinistra.

 

Così Yemisi Egbewole, alla Casa Bianca con Biden e una lunga esperienza al Congresso come capo dello staff del senatore Warner e della senatrice Kloubachar, e oggi stratega democratica sottolinea: «Non credo che questa cosa dei candidati di sinistra sarà di grande impatto se guardiano verso il 2028, oggi renderà invece solo più blu distretti già blu».

 

Jon Ossoff

Quel che aggiunge però un altro consulente è che se i democratici vogliono un candidato solido, allora serve un «maschio, bianco, e cristiano», un Biden giovane, si scherza. Jon Ossoff ha due di queste caratteristiche, ma è di religione ebraica.

 

Nelle ultime settimane l’attenzione su di lui è aumentata. In novembre dovrà confermare il seggio, lo sfidante è Mike Collins, Maga a 100% di purezza, sostenuto da Trump. Lo scontro è già durissimo e il motivo è evidente.

 

Ossoff è l’unico dei senatori in carica a dover difendere il seggio in uno Stato vinto da Trump nel 2024. Stato tendenzialmente rosso che però nel 2020 sull’onda del rigetto del primo Trump mandò a Washington due democratici, Ossoff appunto e Warnock. Ora i repubblicani vogliono riprendersi almeno uno dei seggi.

 

barack obama

Donald Trump mercoledì è andato proprio nello Stato a tenere un comizio ed è da lì che ha detto che quanto succede in Iran sono “schermaglie”, non guerra, non operazione speciale come da precedenti definizioni. Ossoff attacca il suo rivale definendolo «pro guerra, pro dazi e a favore dei tagli ai programmi sanitari». «Corre per il Senato solo perché il padre per 12 anni è stato deputato», rincalza.

 

Ufficialmente il giovane senatore non pensa alla Casa Bianca. Al The Atlanta Journal Constitution, ha detto di avere “zero interesse” per la presidenza. Ma pure Barack Obama entrò al Senato nel 2004 e quattro anni dopo era a Pennsylvania Avenue.

 

Jon Ossoff

Ma perché si parla di Ossoff? Il motivo è che la sua popolarità è andata crescendo a dismisura, il suo lavoro al Senato, la sua sfida a Trump ha superato i confini della Georgia. Alcuni suoi video e post sono diventati virali, così come le etichette che ha affibbiato alla “First Family” d’America: I figli del tycoon sono “Prince Eric e Prince Donald”.

 

La cerchia dei donatori di Trump? “La classe di Epstein”. L’Amministrazione? “The Mar-a-Lago Mafia”. Corrotta e non interessata ad aiutare l’americano medio, in difficoltà con i prezzi della benzina e degli alimentari. […]

 

gavin newsom

Attorno a lui sono cresciute l’attenzione sui social, le donazioni e la copertura dei media (anche se ha declinato un mese fa la richiesta di un’intervista dal New York Times). Quel che gli manca sono i soldi. Il Super Pac democratico gli ha riservato 20 milioni di dollari, meno della metà di quanti il Leadership Fund repubblicano ha riservato per Collins. La campagna in sé di Ossoff sinora ha raccolto quasi 90 milioni, due terzi sono stati spesi.

 

Ossoff resta focalizzato sulla rielezione e sul costo della vita per gli americani e sulle critiche a Trump: «Dobbiamo riprenderci il Paese». Se farà il bis e avrà voglia, la sua vita al Senato potrebbe essere breve. Il profilo per la Casa Bianca, sponda democratica, sembra (quasi) perfetto.

OSSOFF METTE ALLE STRETTE HEGSETH SULLA GUERRA ALL'IRAN: IL VIDEO DEL FACCIA A FACCIA TRA I DUE

Articolo da www.corriere.it

 

pete hegseth e Jon Ossoff

Il senatore statunitense Jon Ossoff ha contestato il segretario alla Difesa Pete Hegseth sulle valutazioni riguardanti la guerra contro l'Iran, mettendo in dubbio le dichiarazioni secondo cui le forze armate iraniane sarebbero state «distrutte» e rese «incapaci di combattere».

 

Ossoff ha chiesto chiarimenti sull'efficacia delle operazioni militari americane e sulla correttezza delle informazioni fornite dall'amministrazione, mentre le forze statunitensi continuano gli attacchi contro Teheran. Il confronto riapre il dibattito sui costi, sulla durata del conflitto e sugli obiettivi della strategia militare di Washington.

https://www.dagospia.com/politica/i-democratici-usa-trovato-nuova-stella-il-senatore-democratico-jon-ossoff-481669 

 

 

DOVREMMO AVERE PAURA DI ELON MUSK? SÌ – È LA DOMANDA CHE SI FA “THE ECONOMIST”, A CUI IL MILIARDARIO KETAMINICO HA CONCESSO UNA LUNGA INTERVISTA,

 

DOVREMMO AVERE PAURA DI ELON MUSK? SÌ – È LA DOMANDA CHE SI FA “THE ECONOMIST”, A CUI IL MILIARDARIO KETAMINICO HA CONCESSO UNA LUNGA INTERVISTA, IN CUI SOSTIENE CHE “ENTRO DIECI ANNI LA TERRA SARÀ DOMINATA DA UNA QUANTITÀ SOVERCHIANTE DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE. GLI UMANI NON AVRANNO IL CONTROLLO” – MRS TESLA AMMETTE CANDIDAMENTE CHE “C’È IL RISCHIO CHE I ROBOT CANCELLINO L’UMANITÀ, MA NON POSSIAMO FERMARE LA RICERCA SULL’AI”. ED È CONVINTO CHE VERRÀ FUORI “UN’ERA DI STRAORDINARIA ABBONDANZA, IN CUI TUTTI POTRANNO AVERE QUALSIASI COSA DESIDERINO” – POI DELIRA: “IL DENARO NON SARÀ PIÙ NECESSARIO, SI VA VERSO UNA ECONOMIA QUASI INFINITA. I GOVERNI POTRANNO DARE ASSEGNI ALLA GENTE” – MUSK RIVENDICA IL SUO APPOGGIO AI PARTITI DI ESTREMA DESTRA COME AFD: “SONO PERSONE NORMALI. IO NON SONO RAZZISTA, SONO CONTRARIO A STUPRI, OMICIDI E…”

elon musk the economist robot intelligenza artificiale 

Estratto dell’articolo di Simone Disegni per www.open.online

 

THE ECONOMIST - COPERTINA CON ELON MUSK

La rivoluzione dei robot e l’intelligenza artificiale, il futuro del lavoro e quello dell’economia, il conflitto in Ucraina e i rischi di «guerra civile» in Europa. Elon Musk ha concesso una lunga intervista all’Economist, in cui si è prestato a discutere per quasi 90 minuti del futuro dell’umanità e delle sue convinzioni politiche.

 

«Non sono noioso!», si è auto-congratulato al termine della conversazione con la direttrice della storica testata britannica Zanny Minton Beddoes, tracimata in alcuni frangenti in scontro aperto con accuse reciproche. […]

 

Secondo Elon Musk entro i prossimi 10 anni il mondo sarà dominato da una «quantità soverchiante» di intelligenza artificiale, molto più grande della somma di tutte le intelligenze umane. Quel sorpasso storico avverrà anzi secondo l’imprenditore entro i prossimi 5 anni. Ammesso, ovviamente, che qualche cataclisma umano, tipo una «guerra nucleare massiccia», non faccia deragliare la rivoluzione in corso.

 

ELON MUSK - INTERVISTA THE ECONOMIST

Come sarà allora l’equilibrio dei poteri a quel punto tra uomo e macchina? «Non ci sarà nulla che l’AI non potrà fare meglio degli umani, a parte essere umani», sostiene Musk, e pertanto «è improbabile che gli umani saranno in controllo» considerato che ci sarà tra AI e umani «la stessa differenza che corre tra l’intelligenza umana e quella degli scimpanzé»

 

Secondo l’uomo più ricco al mondo questo scenario però non dovrebbe inquietare, ma anzi entusiasmare. E questo perché ne verrà fuori «un’era di straordinaria abbondanza, in cui tutti potranno avere qualsiasi cosa desiderino».

 

QUOTAZIONE A WALL STREET DI SPACEX - ELON MUSK

Eppure non passa settimana senza che imprenditori e scienziati coinvolti nello sviluppo dei modelli AI del futuro non lancino essi stessi allarmi sui rischi di questa rivoluzione digitale. E lo stesso Elon Musk li ha ammessi a più riprese, tanto da co-firmare nel 2023 con centinaia di tech leaders un appello pubblico mondiale.

 

Ha forse cambiato idea? No, spiega Musk all’Economist: restano dei rischi, compreso quello drammatico che i robot «cancellino l’umanità». Ma «non puoi interrompere la ricerca su AI e robot», dunque la strada maestra è quella di concentrarsi sui lati positivi e nel frattempo lavorare per minimizzare i rischi della rivoluzione in corso. Come? Qui Musk avanza una proposta concreta, da trasformare in realtà se possibile «immediatamente».

 

donald trump e elon musk al funerale di charlie kirk

I leader delle compagnie all’avanguardia sull’AI dovrebbero, dice Musk, mettere da parte inimicizie personali (celebre la sua con Sam Altman) e incontrarsi regolarmente per «discutere aspetti di sicurezza». Su questa base, andrebbe poi rapidamente messo in piedi un sistema che preveda che prima di ogni breakthrough tecnologico, cioè il rilascio di un nuovo modello, le aziende concorrenti abbiano l’opportunità di testarlo «per una settimana o due» per verificare se vi siano rischi, e proporre eventuali soluzioni. […]

 

Il dominio dell’AI sull’intelligenza umana avrà un effetto travolgente pure sui fondamentali dell’economia. Secondo Musk, considerato che i robot saranno in grado di produrre e rendere disponibili una quantità pressoché inesauribile di beni e servizi, di qui a 10 anni il denaro sarà un relitto del passato.

 

PER UN EFFETTO OTTICO, AL CONGRESSO DI AFD COMPAIONO I BAFFETTI SUL VOLTO DI ELON MUSK

«A cosa servirebbe? Lo usiamo per comprare cibo, case, trasporti, intrattenimento etc. Ma con tutta quell’abbondanza di beni e servizi che i robot, più di quel che gli umani possano necessitare, a cosa dovrebbe mai servire il denaro?», chiede Musk, secondo cui si va verso una «economia quasi infinita».

 

Ovviamente – si fa per dire – non ci saranno più neppure tutti i principali posti di lavoro che oggi conosciamo, perché l’AI «sarà in grado di fare qualsiasi lavoro meglio di qualsiasi persona». Il lavoro diventerà insomma «opzionale».

 

E quindi la gente come vivrà, chiede al patron di Tesla la direttrice dell’Economist? Musk non sembra avere le idee chiarissime sulla risposta, ribadisce che il denaro in ogni caso non sarà più necessario, ma poi sostiene che i governi potranno semplicemente «dare assegni alla gente». Comunque, ammette l’imprenditore, questa transizione sarà «una strada accidentata».

 

 

Lei Jun e elon musk a pechino - cena per la visita di donald trump in cina

Sulla guerra tra Russia e Ucraina Musk sembra riecheggiare le tesi dominanti di Donald Trump e del mondo MAGA. Confermare di lavorare con il governo di Kiev per tagliare fuori i russi da Starlink, ma sembra mantenere sul piano politico una posizione imparziale. Sostiene che si debba arrivare al più presto a una risoluzione del conflitto, perché «continua a morire gente ogni giorno».

 

 Ma la soluzione non potrà essere il ritiro russo e la ripresa dei territori perduti da parte dell’Ucraina. «Wishful thinking, non succederà», assicura Musk, inalberandosi contro quei diplomatici che «discutono di ritiro russo mentre si fanno cene da sette portate in qualche palazzo lussuoso».

 

elon musk e donald trump nello studio ovale

La soluzione pragmatica da perseguire deve prevedere invece che vengano fatto «concessioni alla Russia». Lui d’altronde assicura di aver studiato a fondo la storia di quel conflitto, arrivando alla conclusione che «non ci sono angeli in guerra».

 

L’intervista di Musk all’Economist si surriscalda nel finale quando Zanny Minton Beddoes gli chiede conto delle sue frequenti incursioni social contro l’Europa e il Regno Unito, che tenuto conto della platea di 240 milioni di follower sulla sua X hanno il potere di incidere sugli equilibri politici del Vecchio Continente.

 

ELON MUSK AL CONGRESSO DI AFD

Musk ribadisce di arrogarsi tutto il diritto di farlo, ma spiega che quelli che lui sostiene in Europa non siano partiti e personaggi di estrema destra, ma «gente normale». La sua ricetta politica, infatti, mira ad assicurare tre cose fondamentali: confini sicuri, città sicure, spesa sostenibile. Minton Beddoes gli fa notare che almeno sulle ultime due cose gli Stati Uniti stiano messi ben peggio del Regno Unito.

 

Lui resta dell’idea che a causa della massiccia immigrazione quel Paese, dove pure non va da anni, sia destinato «di qui a 20 anni» a una guerra civile. Ma assicura di non essere razzista, semplicemente contrario a «stupri, omicidi e l’imposizione di regole e leggi contrarie a ciò che accettiamo in Occidente».

 

elon musk fa il saluto nazista

Il problema per Musk è che di questo non si parla per via della «censura in Europa». Sono i media che non combattono questa battaglia, e per questo la gente li odia, attacca. Alla fine però offre alla gentile intervistatrice di andare a verificare insieme tutto ciò con un viaggio nel Regno Unito, «e magari pure a Bruxelles». […]

https://www.dagospia.com/cronache/video-musk-intervistato-the-economist-entro-10-anni-mondo-sara-dominato-481665 

 

LA LEGGE DEL DISTACCO

 


Facebook 

Fabian Ayala

 


Archivio Grognards 

La bufala sugli archivi di Roma spostati a Firenze

 





Mi tocca difendere anche Renzi dai bufalari. Povera italia!


No, non è vero che "tutti gli archivi di Roma" sono stati trasferiti a Firenze con un decreto Renzi 


Quella è una bufala che gira da anni, soprattutto sui social.


Cosa è successo davvero: il "Decreto Renzi" del 2014

Con il DL 83/2014 "Art Bonus", convertito in Legge 106/2014, il governo Renzi ha fatto 2 cose:


1.  Ha spostato l’Archivio Centrale dello Stato

    L'Archivio Centrale dello Stato è sempre stato a Roma, nel quartiere EUR. Con quel decreto si è deciso di creare anche una seconda sede a Firenze, dentro la Fortezza da Basso. 

    Perché? Per decongestionare Roma che era piena e per valorizzare Firenze. Ma è una sede in più, non uno spostamento totale.


2.  Ha creato il "Polo del '900" a Torino e altri poli archivistici 

    L’idea era decentrare parte della documentazione del '900 per avere più spazio.


Cosa è rimasto a Roma

A Roma sono rimasti e ci sono tuttora:

- Archivio di Stato di Roma: tutto il materiale pre-unitario e di Roma Capitale

- Archivio Storico del Quirinale, di Palazzo Chigi, del Senato, della Camera

- Archivio Centrale dello Stato sede di Roma: la parte principale è ancora all'EUR. A Firenze è andata solo parte del materiale del secondo '900.


Da dove nasce la bufala

Nel 2014 ci furono proteste di storici e archivisti romani perché temevano lo "svuotamento" di Roma. Qualcuno ha poi montato la cosa dicendo "Renzi svuota Roma e porta tutto a Firenze". 


In realtà è stato un decentramento parziale, non un trasferimento totale.


Di fatto da Roma non è stato mosso "un cazzo" di originale.


Gli originali cartacei sono rimasti tutti all'Archivio di Stato di Roma e all'ACS all'EUR.  

A Firenze hanno portato solo copie digitali + un po' di materiale del '900 che stava in eccedenza negli scatoloni.


La polemica è nata perché "digitalizzare e aprire una sede a Firenze" sui giornali è diventato "Renzi svuota gli archivi di Roma". Classico.


Quindi stai tranquilla/o: se devi andare a cercare documenti storici, Roma è ancora il posto giusto.


A Firenze non hanno "rubato" i fondi di Roma, ma l'Archivio di Stato di Firenze ha puntato tantissimo sui fondi del Novecento toscani e li ha messi molto in digitale. Alcuni sono consultabili soprattutto lì.


Fondi del Novecento consultabili in digitale soprattutto a Firenze


Questi sono i più importanti, tutti nell’Archivio di Stato di Firenze sede di Piazza Beccaria:


1. Architettura e Arte del Novecento Toscano

Hanno creato un settore apposito chiamato "Personalità dell’architettura contemporanea". Quasi *40 fondi* di architetti e ingegneri toscani.

I più famosi digitalizzati:

- Leonardo Savioli 1900-2004: materiale fotografico 1900-1995

- Italo Gamberini

- Adolfo Coppedè 1897-1927

- Gino Coppedè

Progetto finanziato con Art Bonus per digitalizzare grafici e foto 


2. Letteratura e Cultura

- Sibilla Aleramo

- Ardengo Soffici

- Rossana Rossanda XX secolo seconda metà - XXI inizi, 46 faldoni

- Fondo Rosselli 1805-1990, 16740 carte

- Tullio Rossi 1930-2005

- Raccolta Sebregondi sec. XX, 5554 unità 


3. Industria e Lavoro Toscana

L’archivio custodisce archivi di aziende fiorentine:

- Officine Galileo

- Superpila

- Fonderia delle Cure


4. Forze dell'Ordine e Polizia

- Archivio di Gabinetto della Questura di Firenze: carte su terrorismo e criminalità organizzata. Consultabile solo con mediazione del personale

- Distretto Militare di Firenze 1860-1945 e Arezzo 1875-1942, Pistoia 1871-1936


5. Ufficio Genio Civile di Firenze

1780 - 1985, con Fototeca del XX sec.


Importante: e Roma?

L’Archivio Centrale dello Stato di Roma ha digitalizzato altro: 28 TB di immagini, 600 inventari e la *documentazione desecretata* 1957-1991 che si consulta solo in digitale in Sala Raccolte Speciali. Hanno anche attivato postazioni remote negli Archivi di Stato, quindi parte è consultabile anche da Firenze. 


In sintesi

A Firenze trovi in digitale soprattutto: architetti toscani del '900, letterati, aziende locali, polizia/questura.

A Roma trovi in digitale: documenti di Stato, Presidenza, Ministeri, partiti, servizi segreti.


Fenix 

Comedy writer Ronald Chesney dies aged 98

 


Monday 16th April 2018, 1:02pm

Ronald Chesney. Copyright: Plus One Productions 


Ronald Chesney, the comedy writer who co-created a number of hit sitcoms with Ronald Wolfe, has died aged 98.

Together, Chesney & Wolfe created a number of hugely popular 1960s and 1970s sitcoms. Their hits included The Rag Trade, Meet The Wife and Romany Jones.

Their biggest success was On The Buses, which ran on ITV for seven series between 1969 and 1973, and spawned three feature films.

Born René Cadier, Chesney died on the 12th April at Kingston Hospital.

Morris Bright, the Chairman of Elstree Studios, posted on Twitter: "Sad to hear famed sitcom writer Ronald Chesney has died aged 98. One half of the writing team behind such shows as The Rag Trade, Meet The Wife and On The Buses he was also in his younger days Britain's most famous and successful harmonica player. Lovely modest chap too."

Born in 1920, Chesney left school at 16 to become a professional harmonica player and during World War II was enlisted to entertain troops at bases around the world.

After the war he began writing an appearing in radio shows for the BBC, including taking a regular role with his 'talking harmonica' novelty routine on Peter Brough's Educating Archie series.

It was when appearing on the show Educating Archie that Chesney met Wolfe, who was a scriptwriter on the ventriloquism show. Wolfe was signed up as a scriptwriter on the series in 1955 and the duo began working together.

Their first TV hit was The Rag Trade in 1961, an ensemble sitcom starring Peter Jones, Sheila Hancock, Barbara Windsor and Reg Varney which centred on a small clothing workshop. Running for three series on the BBC, sustained popularity saw it revived for a further two series in the late 1970s by LWT. A South African adaptation of the comedy was being made as recently as 2003.

Meet The Wife, a sitcom starring Freddie Frinton and Thora Hird, followed its success in 1963. The series entered international consciousness when name-checked by The Beatles in Good Morning Good Morning.

The writers reunited with Reg Varney in 1969 when they launched On The Buses, a near-instant smash hit that totalled some 74 episodes and is still repeated on television today.

Romany Jones, a sitcom about families living on a caravan site starring Arthur Mullard, Queenie Watts and James Beck ran for four series from 1972, and span-off into Yus, My Dear, lasting a further two series.

The duo's other collaborations include Buses spin-off Don't Drink The Water; the short-lived John Inman sitcom Take A Letter Mr. Jones...; and Rag Trade-inspired period comedy Wild, Wild Women. They also wrote for 'Allo 'Allo!, and penned the three On The Buses films, all box office hits.

Chesney, who was married with two children, continued to play the harmonica into the 2000s and was the President of the National Harmonica League.

His writing partner Ronald Wolfe died in 2011, aged 89.

https://www.comedy.co.uk/people/news/3043/rip_ronald_chesney/