sabato 7 novembre 2026

Il professor Arcangeli umilia la Meloni

 È intollerabile, in uno Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, che il capo dell'esecutivo bolli come "vergognoso" l'atto di un giudice, dandolo per giunta in pasto ai social con le conseguenze che è facile immaginare. Anche e soprattutto perché il giudice in questione, la gip Tiziana Landoni, come avrebbe fatto chiunque abbia approfondito la vicenda, e sia arrivato a comprendere come stiano realmente le cose, ha ritenuto giustamente insussistenti gli elementi a carico di Youssef Siher, che si è voluto far passare a tutti i costi come un capro espiatorio, non convalidandone il fermo.


Queste le parole inaccettabili pronunciate da Giorgia Meloni:


"Lo dico senza mezzi termini. Considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l'arresto di Youssef Siher, accusato di essere gestore della pagina Telegram "Movimento 17 ottobre", cioè la pagina che incitava l'organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano. Penso che questa sia una mortificazione  insopportabile del lavoro delle forze dell'ordine, degli inquirenti, del Ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate [...] le proprie città e i propri esercizi commerciali. E davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura".


Non solo. Una storica in forza all'Università Statale di Milano, che ha poi preso nettamente le distanze da lei, di fatto scaricandola, anziché sostenerla, è stata vittima di una ignobile gogna mediatica solo perché, già  relatrice della tesi di laurea discussa da Siher, ha detto di lui che "non è assolutamente un violento" in un'intervista rilasciata a Tgcom24, descrivendolo come "molto educato, riservato, timido,  non certo l'agitatore di piazza che viene rappresentato in questi giorni sui media", e aggiungendo: "È un idealista. Come sono idealisti quasi tutti i giovani che scendono in piazza a manifestare". Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica, è arrivato a dire, neanche fossimo tornati al Ventennio a parti invertite, che la  docente dell'ateneo milanese , avendo minacciato con le sue affermazioni l'autorevolezza dell''istituzione in cui è incardinata, dovrebbe dimettersi. 


Tutto questo è solo una manovra diversiva per stornare l'attenzione dai disastri prodotti dal governo Meloni e dal genocidio di cui si è reso responsabile uno dei peggiori criminali di tutti i tempi che risponde al nome di Benjamin Netanyahu.


La mia massima solidarietà a Tiziana Landoni e a Elisa Giunchi.

Massimo Arcangeli

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KATYN 1940: IL MASSACRO DI 22.000 POLACCHI CHE STALIN ATTRIBUÌ AI NAZISTI

 


MISTERI DELLA STORIA – N. 56


KATYN 1940: IL MASSACRO DI 22.000 POLACCHI CHE STALIN ATTRIBUÌ AI NAZISTI


Nella primavera del 1943, in una foresta nei pressi di Smolensk, nella Russia occidentale, i tedeschi annunciano una scoperta agghiacciante: fosse comuni contenenti migliaia di cadaveri di ufficiali polacchi, molti con le mani legate e un proiettile nella nuca. Berlino accusa immediatamente l’Unione Sovietica. Mosca risponde sostenendo che si tratta di un crimine nazista. Comincia così una delle più lunghe operazioni di disinformazione della storia contemporanea. Per quasi cinquant’anni, la verità sul massacro di Katyn rimarrà ufficialmente negata dal Cremlino.


Per comprendere questa vicenda dobbiamo tornare al settembre 1939. Il 1° settembre la Germania nazista invade la Polonia da occidente. Il 17 settembre anche l’Armata Rossa attraversa il confine orientale polacco, in applicazione degli accordi segreti collegati al patto Molotov-Ribbentrop.


La Polonia viene spartita tra Hitler e Stalin. Centinaia di migliaia di cittadini polacchi finiscono sotto occupazione sovietica. Tra loro migliaia di ufficiali, poliziotti, funzionari pubblici, insegnanti, medici e intellettuali, considerati potenziali nemici del regime comunista.


Molti vengono rinchiusi nei campi di Kozelsk, Starobelsk e Ostashkov, controllati dall’NKVD, la polizia politica sovietica.


Il 5 marzo 1940 Lavrentij Berija, capo dell’NKVD, presenta a Stalin una proposta destinata a trasformarsi in una delle pagine più terribili della storia polacca: eliminare fisicamente migliaia di prigionieri considerati irriducibili nemici del potere sovietico.


Il Politburo approva. Sul documento compaiono le firme di Stalin, Molotov, Vorosilov e Mikojan, insieme alle annotazioni relative all’assenso di Kalinin e Kaganovic.


La decisione prevede l’esecuzione di 25.700 prigionieri. Le vittime effettivamente registrate saranno 21.857.


Tra aprile e maggio 1940 cominciano le esecuzioni. I prigionieri vengono prelevati dai campi, trasportati verso località prestabilite e uccisi sistematicamente con colpi di pistola alla nuca.


Circa 4.400 uomini vengono sepolti nella foresta di Katyn. Altri vengono assassinati a Kalinin, oggi Tver, e a Kharkiv, mentre ulteriori esecuzioni avvengono nelle regioni occidentali dell’Ucraina e della Bielorussia sovietiche.


Non si tratta quindi di un unico massacro, ma di un’operazione coordinata che prende il nome dal luogo destinato a diventare il simbolo dell’intera tragedia.


L’obiettivo è colpire una parte significativa delle élite militari, amministrative e intellettuali polacche, indebolendo la capacità del Paese di ricostituire una propria classe dirigente indipendente.


Poi arriva il 1943.


I tedeschi, che occupano la regione di Smolensk, rendono pubblica la scoperta delle fosse comuni. Organizzano visite e indagini internazionali, utilizzando il massacro come strumento di propaganda contro l’Unione Sovietica.


Ma questa volta l’accusa tedesca corrisponde alla realtà dei fatti.


Stalin nega ogni responsabilità e sostiene che gli ufficiali polacchi siano stati assassinati dai nazisti nel 1941, dopo l’invasione tedesca dell’URSS.


Il governo polacco in esilio a Londra chiede un’indagine della Croce Rossa Internazionale. Mosca reagisce interrompendo le relazioni diplomatiche con i polacchi.


Gli Alleati occidentali si trovano davanti a un problema enorme. L’Unione Sovietica è indispensabile per sconfiggere Hitler e una rottura con Stalin potrebbe compromettere la coalizione antinazista.


Per ragioni strategiche, britannici e americani evitano uno scontro pubblico diretto con Mosca sulla responsabilità del massacro, nonostante le informazioni che indicano il coinvolgimento sovietico.


Dopo la guerra, nella Polonia comunista, la versione ufficiale continua ad attribuire Katyn ai tedeschi. Parlare apertamente delle responsabilità dell’NKVD può comportare conseguenze politiche e giudiziarie.


Nel 1952 una commissione del Congresso degli Stati Uniti conclude che il massacro è stato compiuto dai sovietici. Ma Mosca continua a negare.


La svolta arriva soltanto il 13 aprile 1990.


Durante la presidenza di Michail Gorbaciov, l’Unione Sovietica riconosce ufficialmente la responsabilità dell’NKVD nell’eccidio.


Due anni dopo, nel 1992, il presidente russo Boris Eltsin consegna alla Polonia copie dei documenti segreti, compresa la decisione del 5 marzo 1940 firmata dai vertici sovietici.


Dopo mezzo secolo, la documentazione custodita negli archivi del Cremlino conferma ciò che per decenni era stato negato.


Ma la storia di Katyn non riguarda soltanto l’assassinio di quasi 22.000 persone. Riguarda anche la costruzione di una menzogna di Stato, sostenuta attraverso propaganda, falsificazioni e silenzi diplomatici.


Per cinquant’anni Stalin e i suoi successori attribuirono ai nazisti un crimine ordinato dai vertici sovietici. E il documento che dimostrava la verità era rimasto, per tutto quel tempo, custodito negli archivi dello stesso regime responsabile del massacro.


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Muovo anticorpo contro il cancro

 


Sì, è la notizia di questi giorni, ma c'è un po' di confusione in giro. Non è Londra in senso stretto, e non è un anticorpo che reagisce a ogni cellula tumorale.


Stavano parlando del primo paziente in UK trattato con KJ-103.


Di cosa si tratta:


- Dove: Clatterbridge Cancer Centre, vicino a Liverpool. È stato annunciato come primo paziente britannico in questo trial.

- Cos'è: Un nuovo anticorpo che ha come bersaglio TROP2, una proteina che si trova in abbondanza su diversi tipi di tumori solidi avanzati, ma non su tutti i tumori e non solo sui tumori.

- Come funziona: Non porta con sé la chemioterapia come altri anticorpi. Serve a rendere la cellula tumorale più riconoscibile, così le difese immunitarie la attaccano meglio. 


Perché non è "universale":


Il fatto che TROP2 sia presente in più tumori non vuol dire che funzioni per tutti. La risposta dipende dal tipo di tumore, da quanto bersaglio c'è davvero, e da come reagisce il sistema immunitario di quella persona. Ed è proprio quello che il trial deve verificare. 


A che punto siamo:


È uno studio di fase I/IIa, codice ISRCTN15819396. Quindi fase molto iniziale: si sta testando soprattutto dose, sicurezza, come si comporta il farmaco nel corpo, e se ci sono segnali di attività. 


Viene testato da solo e in combinazione con pembrolizumab, in pazienti con tumori avanzati come testa-collo, mammella, polmone non a piccole cellule e uroteliali. Non è aperto a tutti, ci sono criteri molto precisi. 


In pratica: è una notizia importante perché è l'inizio della verifica sull'uomo, sostenuta da Cancer Research UK, ma siamo lontanissimi da una cura pronta o da un anticorpo che funziona contro ogni cancro.


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Si fanno sempre riconoscere per la coglionaggine!

 


Nicola Procaccini, europarlamentare di Fratelli d’Italia, ieri sera a Porta a Porta ci ha illuminato sulle cause della sonora sconfitta di Donald Trump alle Elezioni Midterm USA.

Perché ha attaccato Giorgia Meloni.


Lo ha detto veramente.

Trump avrebbe perso perché ha attaccato Meloni. E gli elettori lo hanno punito.

Procaccini: “Giorgia Meloni è una star”.


Il paese delle meraviglie di Fratelli di Italia dove tutto funziona perfettamente e Giorgia è la regina indiscussa.


Peccato per loro che la realtà sia molto diversa.


Aggiungiamo questa dichiarazione per la top ten delle dichiarazioni più esilaranti del 2026.

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#procaccini meloni trump memedallaterzarepubblica fratelliditalia

Futuro nero?


 Tre notizie importanti.


Partiamo da quella più grave.


Il governo meloni ha stanziato 2,4 miliardi nella Legge di Bilancio destinati alla Sanità.

Persino il ministro è rimasto deluso.

Siamo così lontani dai circa 6 miliardi che sarebbero necessari per adeguare la spesa sanitaria pubblica all'inflazione e all'assolvimento dei Lea.


Cosa sono i Lea? I livelli essenziali di assistenza, ossia l'insieme delle prestazioni, dei servizi e delle attività che il Servizio Sanitario Nazionale deve garantire a tutti i cittadini gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, per assicurare cure uniformi in tutto il Paese.


Pertanto il governo meloni, ha stanziato una cifra la cui entità è del tutto insufficiente per garantirli ed è andato ancora una volta contro la Costituzione.


Ma non finisce qui. Perché mentre l'esecutivo destrorso non finanzia i Lea, nel rispetto dei vincoli costituzionali, ha destinato ben 1,7 miliardi di euro al "bonus" anziani per cui verrà versato un voucher a 5 milioni di anziani per rivolgersi alla sanità privata. 


Tradotto: si taglia brutalmente la sanità pubblica e si finanzia la sanità privata. 

E tradotto ancora: può accadere che operazioni fondamentali per salvare vite vengano rimandate e invece sia possibile recarsi in una clinica privata per un intervento non necessario. 


La seconda notizia è meno tragica, ma inquietante dal punto di vista dell'indipendenza dell'informazione.


leonardo maria del vecchio ha rilevato l'80% di En (editoriale nazionale) che pubblica il Quotidiano Nazionale. 

Dunque, l'ennesimo giornale che finisce nelle mani di un soggetto che ha grandi interessi finanziari e che è chiaramente schierato sulla fascia destra e democristiana.


La cosa più preoccupante di questa notizia? Che alla presentazione della nuova proprietà è accorsa in pellegrinaggio tutta la classe politica a omaggiare il giovane rampollo, senza distinzioni di sorta. 

Fossi stato in Giuseppe Conte - che taggo per "rimproverarlo" -, che ha provato a diffenziarsi dagli altri restando in piedi in sala, non ci sarei andato. Nella vita e soprattutto in politica bisogna prendere posizioni nette.


Infine, la terza notizia, meno tragica ma non meno meritevole di attenzione. 


Il governo più ridicolo della storia ha nominato il nuovo commissario della Consob, l'organo di vigilanza della Borsa di Milano e ha scelto, senza alcun pudore, un parlamentare della lega, giulio centemero. 

Sembra una cosa da niente, ma a tutti gli effetti un organo tecnico, di vigilanza finanziaria, ha un membro dichiaratamente politico. 


Ora. Non rompetemi i cogli*ni con giustificazioni e tifoserie, o con frasi tipo "ma si sa", "e cosa ti aspettavi", perché sinceramente me ne sbatto.


Siamo in una situazione allucinante e i cittadini sudditi possono solo assistere inermi alle sfilate dei potenti.


Il futuro è nero. Ribelliamoci.


Salvatore Granata 


#ilfuturoenero #ribelliamoci

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Renata Pozzetto

 


Renato Pozzetto alla soglia degli 86 anni ha detto: “Arrivi a 86 anni che pensi che la vita l’è bella davvero. Chi riesce a fregarsene dei problemi poi alla fine vince sempre. Sono un appassionato di auto, ho figli e ho una bella casa fuori dalle balle. Mi mancano quelle belle vie di Milano vuote dove si girava in bicicletta. Ma va bene così. 


Oggi le persone vivono freneticamente con il taaac! Se pensate alla velocità di tutto e tutti.... Accompagni i figli a scuola....taaaac...Torni a casa e prepari da mangiare...taaaac...Guardi tua moglie e pensi che ti sei sposato per amore e non per altro...taaaac...E la tua felicità è un taaaaac...Che posizioni in fondo alle frasi perché in quel momento sei felice ed infelice: felice perché hai tante cose; infelice perché le cose che non avevi prima ti mettono a disagio in quel momento...E vorresti tornare indietro alla tua semplicità. 


E così la società d'oggi va forte. E i ragazzi sono pieni di troppe cose che non possono far nascere un qualcosa che si possa definire trash... Anzi oggi c’è troppa poca leggerezza. E le generazioni mie Teocoli, Boldi, Abatantuono, Villaggio. Non le eguaglierà nessuno. Perché noi abbiamo fatto epoca...Con le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre tristezze e le nostre tragedie. Perché un comico che può far veramente ridere deve sorbirsi esperienze di ogni genere...E la bellezza di una faccia che si riconosce è proprio questo. Se mi riesci a guardare negli occhi ti sentirai a casa. Una casa che si chiama ‘italiano’. Come le belle cose che si facevano tra il 1960 e il 1990. 


Poi tutto diventa difficile. Ed è un peccato non per me che ho anche l'umbrela. Ma più per voi che ridete poco e vi divertite male. Provate dunque ad usare un Taac per ogni cosa che fate. Anche se siete tristi ripetetevi. Vedrete che prima o poi un sorriso arriva. Ecco quello sono io” ❤️

#ridereescherzaremusicchallenge #videoviralシ #uomo #donne #follower #roma #perte #milano @tutti

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venerdì 6 novembre 2026

Brava Eugenia!

 


Alla fine della seconda guerra mondiale un operaio si infilò due dita in bocca e si staccò un ponte dai denti.


Era d'oro.


Si chiamava Simon Jereth. Diede quell'oro ai suoi compagni per farlo fondere e trasformarlo in un anello.

Quell'anello lo regalarono al loro capo. Lo conosci benissimo. Si chiamava Oskar Schindler.


Hai visto il film, lo so. La scena finale ce l'hai negli occhi.


Schindler piange. Guarda la sua bella auto e fa un conto.


Dieci persone. Quell'auto valeva altre dieci persone da salvare.

Poi si tocca il bavero della giacca. Si toglie la spilla d'oro.


Altre due persone.

Perché quando l'orrore diventa insostenibile le cose smettono di essere cose e si misurano in vite.


Schindler salvò 1.200 ebrei in questo modo. Spese tutto quello che aveva al mercato nero e in mazzette per i nazisti. Morì povero, mantenuto da chi aveva tirato fuori dall'inferno.


Fare i conti.


A Rocca Cilento c'è una signora di 75 anni che ha fatto lo stesso identico conto.


Rocca Cilento è un borgo minuscolo in provincia di Salerno.


Lì ci vive Eugenia.

Lei possiede un palazzo. Un palazzo antico del Seicento che appartiene alla sua famiglia da generazioni. C'è pure una cappella dedicata a San Giuseppe, che il vescovo registrò durante una visita nel 1751.


E poi c'è l'orto.

Nell'orto ci sono un noce, un ciliegio e un albero di loti.

Quell'albero di loti lo ha piantato suo padre nel 1949, il giorno in cui si è sposato.

Eugenia ha guardato tutto questo e ha fatto lo stesso calcolo di quell'industriale tedesco.

E allora ha messo in vendita la sua casa.

"Tutto quello che ricavo dalla vendita di questa casa andrà a Medici Senza Frontiere per i bambini di Gaza."


Tutto.


NON I SOLDI CHE AVANZANO A FINE MESE.


LA SUA CASA.


Lei non ha aspettato la fine della guerra per piangere sulle cose che poteva cedere per salvare qualcuno.


Lei lo fa oggi.


Si spoglia del suo passato per dare un futuro a figli che non sono suoi.


Ha guardato le pietre e non ci ha visto un valore immobiliare o una rendita intoccabile.


Ci ha visto dei respiri.

Delle esistenze lontanissime.


Sull'anello di Schindler i suoi operai incisero una frase.


Che tutti conosciamo.

E che quando serve quasi nessuno ricorda.


Eugenia l'ha ricordata. 

"Chi salva una vita salva il mondo intero"

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