Grognards
lunedì 20 aprile 2026
La Tardone è un essere mitologico
Quanto disagio. Che livelli politicamente miserevoli, mamma mia. E che cultura!
Andrea Scanzi
Sanchez umilia Netanyahu
Bloccare l’accordo con Israele. Subito.
Lo ha chiesto il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez. “È giunto il momento che l’Unione europea rescinda il proprio accordo di associazione con Israele”. “Non abbiamo nulla contro il popolo israeliano, anzi, è proprio il contrario. Ma un governo che viola il diritto internazionale e, di conseguenza, i principi e i valori dell’Ue non può essere nostro partner”. “No alla guerra”.
Non fa una piega.
Andrea Scanzi
Movimento Senile Italiano
Leggo or ora sull’Espresso quanto segue: “La sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, 82 anni, si è fatta tatuare la scritta "Msi" durante una visita al Lecce Tattoo Fest, evento patrocinato dalla Regione Puglia e ospitato nella città che amministra.Il riferimento è al Movimento Sociale Italiano, partito post-fascista di cui è stata per anni una figura di primo piano. Il tatuaggio, realizzato al polso (rigorosamente) destro e mostrato ai presenti tra foto e video, è stato poi rilanciato sui social, anche se alcuni contenuti sono stati poi rimossi dagli organizzatori. Gioventù Nazionale, organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia, ha parlato di "segno di una storia" rivendicata con orgoglio.Poli Bortone è stata eletta per la prima volta nel 1967, è stata deputata, europarlamentare, ministra delle Risorse Agricole e oggi è al suo terzo mandato da sindaca di Lecce”.
Quanta poraccitudine. Condoglianze a Lecce (e complimenti a chi l’ha votata)! 😍
Andrea Scanzi
Edith Eger
Aveva 16 anni quando arrivò ad Auschwitz. Quella stessa notte le ordinarono di ballare davanti all’uomo che aveva appena mandato sua madre a morire.
Edith Eger arrivò nel campo il 22 maggio 1944 con la sua famiglia. Alla selezione c’era Josef Mengele. Bastava un gesto per decidere tutto.
Quando toccò a sua madre, la mandò a sinistra. Edith fece per seguirla. Mengele la fermò. Disse che l’avrebbe rivista dopo. Non era vero.
Quella sera stessa la cercò tra le prigioniere. Aveva saputo che era una ballerina. Le ordinò di esibirsi.
Edith ballò.
Chiuse gli occhi e si spostò altrove. Nella sua mente non era più lì. Era a Budapest, in un teatro, con la musica e il pubblico. Il corpo era nel campo. Il resto no.
Quando finì, Mengele le lanciò un pezzo di pane.
Lei lo divise con le altre donne della baracca. Quel gesto rimase. Più avanti, una di loro l’aiutò a restare viva.
Poi arrivò il resto.
Auschwitz, il lavoro forzato, il trasferimento a Mauthausen. Infine, la marcia verso Gunskirchen. Cinquantacinque chilometri a piedi, senza forze. A un certo punto Edith cadde. Non riusciva più a camminare.
Due donne la riconobbero. Una era tra quelle con cui aveva condiviso il pane. Insieme alla sorella Magda, la sollevarono e la portarono avanti.
Il campo di Gunskirchen fu l’ultimo passaggio. Fame, corpi ovunque, nessuna assistenza.
Il 4 maggio 1945 arrivarono i soldati americani. Edith era a terra, tra i corpi, ancora viva. Un soldato si accorse di un movimento e la tirò fuori.
Aveva 17 anni.
Dopo la guerra tornò a casa. Ritrovò sua sorella Klara. Provò a ricostruire una vita. Si sposò, ebbe figli, lasciò l’Ungheria e si trasferì negli Stati Uniti.
Per anni non parlò di quello che era successo.
Poi incontrò Viktor Frankl. Quel confronto cambiò direzione. Tornò a studiare. A cinquant’anni ottenne un dottorato in psicologia clinica. Iniziò a lavorare con persone segnate da traumi profondi.
Nel 1980 tornò ad Auschwitz. Camminò nel campo da adulta. Disse che lì riuscì a fare una cosa precisa: perdonare sé stessa per essere sopravvissuta.
Non chi le aveva fatto del male. Sé stessa.
Nel 2017 pubblicò The Choice. Il libro raggiunse lettori in molti Paesi.
Oggi continua a parlare, a lavorare, a raccontare.
Una delle ultime cose che sua madre le disse, in fila ad Auschwitz, fu che nessuno può portarti via ciò che tieni nella mente.
Edith Eger ha costruito tutta la sua vita su quella frase.






