giovedì 23 luglio 2026

LIBERA CAMICI, VICESINDACA DEM DI LIVORNO, FRIGNA PER GLI ATTACCHI DOPO ESSERSI PRESENTATA CON SHORTS E SANDALI A UN APPUNTAMENTO ISTITUZIONALE

 

LIBERA, MA NON DI VESTIRSI COME LE PARE - LIBERA CAMICI, VICESINDACA DEM DI LIVORNO, FRIGNA PER GLI ATTACCHI DOPO ESSERSI PRESENTATA CON SHORTS E SANDALI A UN APPUNTAMENTO ISTITUZIONALE: “MI HANNO DETTO SVERGOGNATA. A UNA DONNA BASTA MOSTRARE QUALCHE CENTIMETRO DI PELLE IN PIÙ PER ESSERE DEFINITA “SCOSTUMATA”. – FRATELLI D’ITALIA MI CONTESTA DI ESSERMI VESTITA “COME IN UN LOCALE A IBIZA”? ERA UNA CONFERENZA IMPORTANTE PER LA CITTA’ E INVECE SI E’ PARLATO DELLE MIE GAMBE”. MA LE DONNE DEL PD PRIMA CE LA FANNO A PEPERINI CON LA GRAVITAS E POI SI PRESENTANO COME SE STESSERO ANDANDO A UN APERITIVO SULLA SPIAGGIA? – POI L’ESPONENTE PD PARTE CON IL SOLITO PIPPONE SUL PATRIARCATO. PECCATO CHE LA STESSA CAMICI AMMETTA DI ESSERE STATA “FERITA SOPRATTUTTO DAI TANTI COMMENTI DI DONNE” (ALLORA CHE C’AZZECCA IL PATRIARCATO?)

libera camici 

Claudio Bozza per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

«Mi giudichino per quello che faccio, non per come mi vesto. Io sono Libera di nome e, soprattutto, di fatto». Libera Camici, 44 anni, laureata in Ingegneria chimica, vicesindaca pd di Livorno con delega alle Pari opportunità, si ritrova al centro di una bufera per i commenti sul suo abbigliamento durante una conferenza stampa accanto al sindaco Luca Salvetti. I pantaloni corti e le sue gambe sono stati oggetto di attacchi, anche da FdI. Giorni durissimi, con insinuazioni di ogni tipo via social. «Una barbarie». 

LIBERA CAMICI

 

Si aspettava che un paio di shorts finissero al centro del dibattito politico? 

«Mai. È stato un dibattito surreale e, soprattutto, molto partecipato. Ma non va né normalizzato né banalizzato. Il problema non è stata la critica al mio abbigliamento. Il punto è che è stato usato il termine “scosciata”, che non verrebbe mai utilizzato per un uomo. Si è voluto richiamare la sessualità, il corpo. Da quel momento tutti si sono sentiti autorizzati a giudicarmi non per quello che faccio, ma per il mio aspetto fisico». 

 

Se al suo posto ci fosse stato un uomo in pantaloncini corti, cosa sarebbe successo? 

«Forse gli avrebbero detto che era vestito in modo poco consono. A una donna basta mostrare qualche centimetro di pelle in più per essere definita “scostumata” e, quindi, inadatta a ricoprire un ruolo pubblico». 

 

LIBERA CAMICI

Qual è stata l’offesa che l’ha ferita di più? 

«I tanti commenti scritti da donne. Alcune mi hanno definita una svergognata, mi hanno scritto che non le rappresento e che avrei dovuto chiedere scusa ai cittadini. Chi ha superato il limite sarà querelato. Lo faccio per me, ma soprattutto per tutte le donne che potrebbero finire al mio posto». 

Fratelli d’Italia le contesta di essersi vestita «come in un locale a Ibiza». 

«Io ero al lavoro. Indossavo una camicia, un paio di pantaloncini e dei sandali. Nulla di indecente o irrispettoso. Era una conferenza stampa importante per la città, invece si è parlato delle mie gambe». 

 

Una parte della destra, nonostante la prima donna premier, continua a usare il corpo delle donne come terreno di scontro politico? 

«Abbiamo una prima donna premier che preferisce farsi chiamare “il” presidente. Mi limito a questa osservazione. 

Le parole sono importanti». 

 

Fare politica oggi è più difficile per una donna? 

LIBERA CAMICI

«Sì. E oggi è anche peggio. Il confronto politico è sceso a livelli infimi. Non si discutono più le idee, si colpiscono le persone. A un uomo danno dell’incapace, a una donna danno della “pu...”. C’è chi mi ha detto che “me la sono cercata” e che dovrei aprire un profilo su OnlyFans. Chi scrive queste cose spesso non si rende conto del dolore che provoca anche alle persone vicine alla persona attaccata. Ma sono stata fortunata». 

 

In che senso? 

«Ho un figlio piccolo, che per fortuna non usa i social. Se fosse stato più grande, probabilmente avrebbe subito anche lui le conseguenze di tutto questo. I suoi coetanei avrebbero fatto commenti sulla sua mamma, con effetti devastanti». 

 

Il Pd e la maggioranza le hanno espresso solidarietà. Si è sentita sostenuta con forza? 

«Assolutamente sì. Mi sono sentita protetta. All’opposizione, invece, ho detto che dovrebbe vergognarsi per aver banalizzato quanto accaduto. Il patriarcato esiste e, purtroppo, dentro questa gabbia ci sono anche molte donne, che si sentono in diritto di giudicarne un’altra». 

LIBERA CAMICI

 

(...)

 

Qualcuno le ha chiesto scusa? 

«Sì. Alcune persone hanno capito di avere sbagliato e se ne sono vergognate. Ma soprattutto ho ricevuto tanto affetto». 

 

https://www.dagospia.com/politica/libera-come-ti-vesti-vicesindaca-dem-livorno-libera-camici-frigna-per-gli-481445 

 

“COSA AVREBBE DETTO PAOLO BORSELLINO DI QUESTO SCONCIO, DI QUESTO MALEODORANTE INSABBIAMENTO DI CHAT E DI SEGRETI?”

 

“COSA AVREBBE DETTO PAOLO BORSELLINO DI QUESTO SCONCIO, DI QUESTO MALEODORANTE INSABBIAMENTO DI CHAT E DI SEGRETI?” – ATTILIO BOLZONI SQUARCIA IL VELO D’IPOCRISIA DI GIORGIA MELONI, CHE NON PERDE OCCASIONE PER CELEBRARE LA MEMORIA DEL MAGISTRATO UCCISO DALLA MAFIA, MENTRE IL SUO PARTITO E LA SUA MAGGIORANZA DI GOVERNO NEGANO ALLA PROCURA DI ROMA L’ACCESSO ALLE CHAT DI ANDREA DELMASTRO CON IL PRESTANOME DEL CLAN SENESE, MAURO CAROCCIA: “LA LOTTA ALLA MAFIA NON SI FA CON LA PROPAGANDA E LE SCENEGGIATE. SIAMO SICURI CHE PAOLO BORSELLINO AVREBBE ‘ASSOLTO’ L’AMICO DI PARTITO GIUDICANDOLO ALLA FINE SOLTANTO UN PO' DISCOLO E UN PO’ SPROVVEDUTO COME HANNO FATTO MELONI E GLI ALTRI DELLA SUA CORTE?”

giorgia meloni paolo borsellino caroccia delmastro 

Estratto dell’articolo di Attilio Bolzoni per “Domani”

 

giorgia meloni - paolo borsellino

Cosa avrebbe detto Paolo Borsellino di questo sconcio, di questo maleodorante insabbiamento di chat e di segreti? Cosa avrebbe mai pensato il “loro” Paolo Borsellino di un’oscenità senza confini, una maggioranza che fa un favore a un ex sottosegretario alla Giustizia legato agli amici del clan Senese, uno che si professa contro la mafia ma che è legato economicamente a un prestanome della mafia, un antimafioso coinvolto in affari mafiosi.

 

andrea delmastro mauro caroccia

Graziato, clamorosamente graziato, tanto da farci dubitare a questo punto che, non solo il diretto interessato Andrea Delmastro, ma pure quegli esponenti del suo stesso fronte politico che l’hanno spudoratamente protetto, sottratto alla giustizia dei comuni mortali, salvato mentre stava per sprofondare, soffrano di una qualche forma di disturbo bipolare. Tutti insieme appassionatamente eredi di Borsellino e, contemporaneamente, compari dei compari del boss della droga più famoso di Roma.

 

giorgia meloni ricorda paolo borsellino

Cosa avrebbe detto? Non avremmo mai osato immaginare un finale così rozzo e anche così minaccioso, nella forma e nella sostanza, per il "caso Delmastro”, una vicenda che si è sviluppata alla luce del sole da quando la premier Giorgia Meloni aveva definito una «leggerezza» la compartecipazione societaria fra un suo fedelissimo e un prestanome dei Senese nella famigerata Bisteccheria d’Italia.

 

Siamo sicuri che Paolo Borsellino avrebbe usato quella parola, leggerezza, per giudicare l’intreccio di cui sopra? Siamo sicuri che Paolo Borsellino avrebbe "assolto” l’amico di partito giudicandolo alla fine soltanto un po' discolo e un po’ sprovveduto come hanno fatto Meloni e gli altri della sua corte?

 

IL LOGO DI BISTECCHERIA DITALIA IL RISTORANTE DI ANDREA DELMASTRO CON LA FIGLIA DI MAURO CAROCCIA

Ripetiamo la domanda che ci siamo posti all’inizio: cosa avrebbe detto Paolo Borsellino sulle decisione della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera che ha negato alla procura di Roma di acquisire i messaggi fra Delmastro e Mauro Caroccia, il ristoratore in carcere per favoreggiamento alla mafia?

 

Niente, Paolo Borsellino avrebbe detto niente perché niente c’era da dire sulle pericolose sbandate dell’ex sottosegretario e niente c’era da dire sulle altrettante pericolose raddrizzate della Giunta. Perché tutto risulta chiaro, tutto è tracciabile in questa destra che sulla mafia – e si capisce ogni giorno di più – bleffa, fa solo la mossa.

 

Urla, si straccia le vesti e poi ficca la testa sotto la sabbia, s’indigna e poi si sporca, vanta antichi (inesistenti) quarti di antimafiosità e poi si siede a tavola alla Bisteccheria d’Italia. Non si è vergognata neanche un po’ mercoledì Giorgia Meloni, lei che ha cominciato a far politica quando Paolo Borsellino è saltato in aria il 19 luglio 1992?

 

Non provano vergogna i capi e i sottocapi di Fratelli d’Italia che, tre giorni fa, sono scesi a Palermo e si sono riempiti la bocca per ricordare l’eroico magistrato che considerano oramai una loro proprietà privata? [...]

 

giorgia meloni ricorda paolo borsellino

Un paio di sere fa, in una trasmissione su Rai 3, è apparsa la presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo che, in sintesi, ha spiegato: per trenta e passa anni nessuno ha capito nulla sul perché abbiano ucciso Borsellino, io ho letto tutte le carte e ho capito tutto. Bravissima.

 

Visto che è così preparata (e bravissima) legga anche qualche carta che riguarda l’ex sottosegretario Delmastro e quel ristoratore, Caroccia, s’informi sulle contiguità fra un rappresentante del governo e gli avvicinati della fazione Senese, si muova per rendere pubbliche quelle chat intorno alla Bisteccheria d’Italia.

 

mauro caroccia

[...]  Ma, per essere decentemente credibile, prima si guardi dentro, si guardi in casa. Lo stesso vale per la premier. Non basta evocare a ogni commemorazione lo spirito di Paolo Borsellino, la lotta alla mafia non si fa con la propaganda e non si fa con le sceneggiate.

 

 

A COMO, UNA DONNA DI 90ANNI È MORTA IN CASA DOPO ESSERSI ACCESA UNA SIGARETTA MENTRE STAVA FACENDO OSSIGENOTERAPIA

 

ASPIRA E... SPIRA – A COMO, UNA DONNA DI 90ANNI È MORTA IN CASA DOPO ESSERSI ACCESA UNA SIGARETTA MENTRE STAVA FACENDO OSSIGENOTERAPIA – LA COMBUSTIONE DELLA "BIONDA" HA INNESCATO UNA FIAMMATA CHE HA COLPITA IN PIENO L’ANZIANA, PROVOCANDOLE USTIONI DI SECONDO E TERZO GRADO – LA 90ENNE È DECEDUTA POCO DOPO PROPRIO A CAUSA DELLE FERITE RIPORTATE…

donna anziana fuma sigaretta  

Da www.tgcom24.mediaset.it

DONNA ANZIANA FUMA UNA SIGARETTA

 

Una donna di 90 anni, Maria Rita Bassi, è morta dopo essere rimasta ustionata mentre stava facendo ossigenoterapia all'interno del suo appartamento di Como. Il motivo? Secondo una prima ricostruzione, nella serata del 21 luglio la donna, fumatrice, si sarebbe accesa una sigaretta mentre si stava sottoponendo alla terapia a base di ossigeno.

 

Scelta, quest'ultima, che le si è rivelata fatale in quanto un ritorno di fiamma innescato dal mozzicone l'avrebbe investita in pieno a una distanza molto ravvicinata. Le condizioni della 90enne, apparse subito critiche a causa delle ferite, hanno necessitato di un ricovero ospedaliero dove i sanitari hanno diagnosticato sul suo corpo ustioni di secondo e terzo grado. Proprio per via di queste ustioni, la donna è deceduta nella mattinata del 22 luglio.

DONNA ANZIANA FUMA UNA SIGARETTA  https://www.dagospia.com/cronache/como-donna-90anni-e-morta-dopo-essersi-accesa-sigaretta-mentre-stava-481527 

 

TRAGEDIA A TROPEA: UN BAMBINO DI 18 MESI, ALESSIO PIO, È MORTO PER UNA SOSPETTA INFEZIONE BATTERICA, CONTRATTA ALL’ASILO

 

TRAGEDIA A TROPEA: UN BAMBINO DI 18 MESI, ALESSIO PIO, È MORTO PER UNA SOSPETTA INFEZIONE BATTERICA, CONTRATTA ALL’ASILO– ALTRI QUATTRO BAMBINI SONO RICOVERATI CON SINTOMI GASTROINTESTINALI – L’IPOTESI È QUELLA DI UNA CONTAMINAZIONE DA “CLOSTRIFIUM DIFFICILE”, UN BATTERIO CHE SI DIFFONDE PER VIA ORO-FECALE E CHE POTREBBE ESSERSI DIFFUSO ATTRAVERSO I FASCIATOI DELLA STRUTTURA - ALL'ORIGINE DEL CONTAGIO CI SAREBBE...

alessio pio asilo family baby school a tropea batterio clostrifium difficile  

Da www.adnkronos.com

 

asilo family baby school a tropea 1

Un bimbo di un 18 mesi è morto oggi, giovedì 23 luglio, all'ospedale di Catanzaro e altri quattro bambini sono stati ricoverati con sintomi riconducibili, presumibilmente, a un batterio. I piccoli frequentano tutti lo stesso asilo di Tropea, in provincia di Vibo Valentia. Tre dei bambini ricoverati sono stati dimessi, mentre uno si trova ancora in ospedale.

 

L'ipotesi, al momento, è quella di una contaminazione da 'Clostridium difficile' in relazione al decesso. Il piccolo deceduto si chiamava Alessio Pio, era originario di Zungri, in provincia di Vibo Valentia, e frequentava un asilo nido di Tropea, la 'Family Baby School'.

clostrifium difficile 3

 

LE PRIME RICOSTRUZIONI

All'insorgere dei primi sintomi, il 17 luglio scorso, era stato portato all'ospedale 'Jazzolino' di Vibo ma poi, il 21, con l'aggravarsi del quadro clinico, era stato disposto il trasferimento all'ospedale del capoluogo, dove è deceduto nella serata di ieri.

 

 Secondo quanto filtra in base alle prime ricostruzioni, l'infezione dovuta al batterio, che si trasmette per via oro-fecale, potrebbe essersi diffusa attraverso i fasciatoi della struttura, che si sarebbero contaminati. All'origine del contagio, ci sarebbe una visita in ospedale da parte di uno dei bambini, antecedente all'episodio. Nel complesso, sono una decina i bambini che hanno accusato sintomi gastrointestinali.

asilo family baby school a tropea 2

 

La situazione è tenuta sotto costante monitoraggio da parte dell'Asp di Vibo Valentia: è in corso, infatti, proprio in queste ore, un confronto interno tra il commissario straordinario Angelo Vittorio Sestito e i suoi collaboratori per ricostruire tutti i passaggi della vicenda.

 

Lo stesso commissario ha confermato che la direzione dell'asilo nido - che nel frattempo ha disposto la chiusura della scuola per completare le procedure di sanificazione dei locali - aveva inviato una pec all'Asp per segnalare quanto stesse accadendo e per richiedere indicazioni sulle procedure da seguire.

 

clostrifium difficile 1

Sulla vicenda la Procura di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, a seguito della denuncia sporta dai genitori della piccola vittima in Questura. Sarà l'esame autoptico, che verrà svolto in queste ore dall'équipe medico-legale della professoressa Isabella Aquila, a chiarire le cause esatte della tragedia che ha sconvolto l'intera comunità.

clostrifium difficile 2

 

https://www.dagospia.com/cronache/tragedia-tropea-bambino-18-mesi-alessio-pio-e-morto-per-sospetta-481532 

 

LA SOCIETÀ DI CRIPTOVALUTE DI GIANFRANCO DEVASINI E PAOLO ARDOINO INVESTE ALTRI 30,8 MILIONI DI EURO IN “BE WATER”

 

TETE A “TETHER” – LA SOCIETÀ DI CRIPTOVALUTE DI GIANFRANCO DEVASINI E PAOLO ARDOINO INVESTE ALTRI 30,8 MILIONI DI EURO IN “BE WATER”, LA HOLDING CHE CONTROLLA I PODCAST DI “CHORA” E LA PAGINA INSTAGRAM “WILL MEDIA” – TETHER HA IL 38% DELLA SOCIETÀ, DI CUI È PRIMO AZIONISTA IL FINANZIERE GUIDO MARIA BRERA (MARITO DI CATERINA BALIVO). TRA I SOCI ANCHE MARIO CALABRESI, DIRETTORE EDITORIALE DEL GRUPPO E POSSIBILE CANDIDATO A SINDACO DI MILANO PER IL CENTROSINISTRA - , "TETHER" HA INVESTITO TRAMITE LA CONTROLLATA "TETHER ENTERTAINMENT", CON SEDE A CIPRO. LA CASA MADRE, CHE GESTISCE UNA STABLECOIN OMONIMA ANCORATA AL DOLLARO (VIETATA IN ITALIA), HA INVECE SEDE A EL SALVADOR

guido maria brera paolo ardoino giancarlo devasini mario calabresi 

Estratto dell'articolo di Claudio Plazzotta per www.italiaoggi.it

 

Paolo Ardoino - tether

Grandi manovre dalle parti di Be water, la holding controllata da Guido Maria Brera e da Tether e che a sua volta sovrintende a una serie di società attive nel mondo dell’entertainment. Con Tether che ha appena consolidato la sua partecipazione, investendo altri 30,8 milioni di euro nella società ormai valutata 200 milioni di euro.

 

Nel 2025 ricavi in aumento del 49%

Nel 2025 il gruppo Be water ha registrato un incremento del fatturato del 49%, raggiungendo un ebitda consolidato positivo. In particolare Be content, controllata al 100% e che sovrintende ai podcast di Chora media e alle news digitali di Will, ha chiuso il 2025 con oltre 12 milioni di euro di fatturato, in crescita di oltre il 10% sul 2024, e con un ebitda di oltre un milione di euro, +29% sul 2024. Ci sono ancora perdite per 494 mila euro. […]

 

guido maria brera 2

Al momento la holding Be water risulta controllata al 40% da Guido Maria Brera, che è anche presidente della società, e al 38% da Tether entertainment ltd (con sede a Cipro). Il resto del capitale è suddiviso in piccole quote tra molti azionisti, tra cui Mario Calabresi, il fondo Planven, Saverio Costanzo e tanti altri.

 

Aveva una piccola partecipazione pure Barbara Salabè, che era amministratore delegato di Be water, e che però è uscita dal gruppo (la sua quota è stata liquidata con 630 mila euro): un addio concordato, con deleghe redistribuite tra i membri del nuovo consiglio di amministrazione in scadenza il prossimo 31 dicembre 2028. E che vede nominati Guido Brera, confermato presidente, e poi Mario Calabresi, Massimo Mazza, Sabrina Giovannetti e Giorgia De Paolis.

 

Tutte le manovre sul capitale di Be water

giancarlo devasini Tether

Ma, come detto, ci sono state manovre sul capitale di Be water. Al 31 dicembre 2025 il patrimonio netto della società era pari a 28,4 milioni di euro (18,3 milioni nel 2024), grazie a una riserva sovrapprezzo azioni salita a quota 29,1 milioni (18,9 milioni nel 2024). Dopo aver acquisito il 100% di «Cronache di spogliatoio» per 7,5 milioni di euro nel gennaio 2026, lo scorso 27 gennaio 2026 è stato deliberato un aumento di capitale […] per un importo complessivo, tra aumento e sovrapprezzo, di 4,5 milioni di euro (a una valutazione di Be water di 150 milioni di euro). Poi, lo scorso 5 giugno, è stato deliberato un ulteriore aumento di capitale di Be water per un importo complessivo, tra aumento e sovrapprezzo, di 30,8 milioni di euro, riservato a Tether, per una valutazione di Be water di 200 milioni di euro.

PAOLO ARDOINO https://www.dagospia.com/business/societa-criptovalute-gianfranco-devasini-paolo-ardoino-investe-30-8-milioni-481531 

 

L’AGENDA DEL GOVERNO LA DETTA VANNACCI

 

L’AGENDA DEL GOVERNO LA DETTA VANNACCI – GIORGIA MELONI SUI SOCIAL RIVENDICA L’APPROVAZIONE IN CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL DDL ANTI-MARANZA, CHE INTRODUCE L’IMPUTABILITÀ DEI MINORI: “CHI AGGREDISCE, CHI RAPINA CHI DEVASTA DEVE PAGARE SEMPRE, ANCHE SE HA 15 O 16 ANNI” – “LA NORMA COLPISCE SOPRATTUTTO CHI CREDE DI ESSERE INTOCCABILE, SFRUTTA I MINORI COME MANOVALANZA PER I PROPRIO AFFARI MA SERVE ANCHE A PUNIRE QUEI RAGAZZI CHE PENSANO DI POTER FARE COME VOGLIONO PERCHÉ SANNO CHE TANTO NON ACCADRÀ LORO NULLA…”

giorgia meloni roberto vannacci maranza  

MELONI, CHI SBAGLIA RISPONDE DELLE PROPRIE AZIONI, ANCHE I MINORENNI

(ANSA) - "Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne. Oggi il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull'imputabilità dei minori". Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social, pubblicando un videomessaggio

 

MELONI, COLPIAMO CHI SFRUTTA I MINORI MA ANCHE CHI CREDE DI ESSERE INTOCCABILE

(ANSA) -  "Oggi il governo ha approvato un provvedimento che cambia le regole sull'imputabilità dei minori", una norma che "colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i proprio affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video pubblicato sui social mentre a Palazzo Chigi è in corso una conferenza stampa dei ministri dopo il Cdm.

   

giorgia meloni 2

"Comincio da un principio che stiamo cercando di affermare in ogni ambito", spiega la premier: "Chi aggredisce, chi rapina chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni, per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire, arresto per i minorenni sorpresi con un'arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli pene più dure per i danneggiamenti di gruppo.

 

Oggi un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia, prima si presumeva l'incapacità oggi si presume la responsabilità".

https://www.dagospia.com/politica/l-agenda-governo-detta-vannacci-giorgia-meloni-sui-social-rivendica-481533 

 

“A BOLOGNA E’ STATA SOLO GUERRIGLIA URBANA, LEPORE NON CI HA CHIESTO NEANCHE SCUSA”

 

“A BOLOGNA E’ STATA SOLO GUERRIGLIA URBANA, LEPORE NON CI HA CHIESTO NEANCHE SCUSA” – LE PAROLE DI UNO DEGLI AGENTI FERITI NEGLI SCONTRI DOPO LA MANIFESTAZIONE PER FAKIR (IL 42ENNE MAROCCHINO MORTO DURANTE UN INTERVENTO DELLA POLIZIA) CHIAMANO SUL BANCO DEGLI IMPUTATI IL SINDACO DEL PD, MATTEO LEPORE. IL VIMINALE APRE UNA ISTRUTTORIA: IL PRESIDIO IN PIAZZA NON ERA CONCORDATO. PREFETTURA E QUESTURA SONO STATE INFORMATE DA UN COMUNICATO STAMPA, INVECE ANDAVA INVIATO UN PREAVVISO FORMALE ALMENO TRE GIORNI PRIMA. IL COMITATO PER L’ORDINE E LA SICUREZZA SI È RIUNITO AD APPENA UN’ORA DAL CORTEO (MA DOPO LA MORTE DI FAKIR, IL RISCHIO DI TENSIONI ERA CONSIDERATO “CONCRETO”) – LA DENUNCIA DELLA POLIZIA: “TRATTATI COME CARNE DA MACELLO, IRRESPONSABILE E SCELLERATA LA SUA MANIFESTAZIONE” - LEPORE HA SBAGLIATO TUTTO: DALLA SPREGIUDICATA STRUMENTALIZZAZIONE DELLE PIAZZE ALLA VICINANZA AI GRUPPI VIOLENTI, DALLA INCOMPETENZA SULLA GESTIONE DELLA SICUREZZA ALLA FUGA DALLE RESPONSABILITÀ DEI GUAI PROVOCATI. LA DESTRA E CALENDA NE CHIEDONO LE DIMISSIONI…

matteo lepore bologna scontri  

Fabio Amendolara per "la Verita'" - Estratti

 

matteo lepore al presidio in piazza per la morte di abderrahim fakir foto lapresse

C’è una parola che nella lunga ricostruzione del Comune di Bologna non compare mai: preavviso. Vengono evocati comunicati stampa, contatti, probabilmente per le vie brevi, ai referenti della Prefettura e della Questura, interlocuzioni telefoniche, tavoli tecnici e riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

 

Ma non si precisa se qualcuno abbia compilato e trasmesso il modulo previsto dall’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Non è una differenza lessicale. Il cortocircuito istituzionale innescato l’altro giorno dal presidio indetto dal sindaco Matteo Lepore in piazza Nettuno per la morte di Abderrahim Fakir è finito sotto la lente del Viminale. Che ha aperto un’istruttoria.

 

Prefettura e Questura, in sostanza, hanno appreso che si sarebbe tenuta la manifestazione da un comunicato stampa del Comune, già diffuso agli organi d’informazione, e inoltrato per le vie brevi sui telefoni di alcuni funzionari. La forma, però, quando si tratta di sicurezza è anche sostanza.

scontri in piazza a bologna

 

L’iter corretto prevedeva l’invio al questore del preavviso formale di una pubblica manifestazione, con l’indicazione di chi la promuove, del luogo in cui si svolge, della durata e del numero di partecipanti previsti. Ed è in questo snodo preciso che la vicenda di piazza Nettuno si fa ancora più delicata.

 

Nel comunicato delle 20.16 di domenica è il sindaco Matteo Lepore a chiamare a raccolta i cittadini: «Vi invito a ritrovarci domani in piazza Nettuno alle 19». Per quello che Palazzo d’Accursio ha anche successivamente definito ripetutamente «il presidio istituzionale promosso dal Comune».

 

(...) Alle 20.16 di domenica viene diffuso il comunicato. «Poco dopo» dal «Gabinetto del sindaco» sarebbero partiti due messaggi a non meglio descritti «referenti della Prefettura e della Questura», ai quali sarebbe stato girato «il comunicato».

scontri in piazza bologna 45

 

Tanto sarebbe bastato, ad avviso del Comune, per «informare preventivamente». 

 

(...)

La mattina seguente, secondo il Comune, si sarebbero «svolte» due «interlocuzioni telefoniche di approfondimento». Alle 12.30 si è riunito il Tavolo tecnico in Questura, al quale ha partecipato la polizia locale. Alle 18 è convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

 

Un’ora dopo, alle 19, deve cominciare il presidio. Il preavviso di almeno tre giorni previsto dalla legge non viene tenuto in considerazione. Ma per il Comune l’ambiguo iter avrebbe seguito quanto «previsto dal Testo unico degli enti locali».

 

scontri in piazza bologna 1

(...)  Il fatto che la Questura, appresa l’esistenza dell’appuntamento, abbia organizzato i servizi di ordine pubblico non equivale alla presentazione nei termini del preavviso. E il fatto che il presidio si sia svolto pacificamente non cancella l’obbligo previsto per chi lo ha promosso.

 

C’è poi un ulteriore passaggio. La nota di ieri marca una certa distanza tra «l’iniziativa istituzionale» e quella «dei collettivi antagonisti (che si è svolta in piazza Roosvelt, ndr)».

Piazza del Nettuno, però, è a poche decine di metri proprio da Prefettura e Questura, gli uffici che, in quelle ore, erano chiamati a gestire una delle situazioni di ordine pubblico più delicate degli ultimi mesi.

lepore schlein

 

Dopo la morte di Fakir, il rischio di tensioni era considerato concreto. E i due palazzi istituzionali valutati come sensibili. Tanto che anche martedì l’area continuava a essere protetta da camionette e servizi d’ordine. In questo contesto, la scelta di convocare proprio lì il presidio assume un peso particolare. E, infatti, assodato che l’evento si sarebbe tenuto, è stato convocato in tutta fretta il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Alle 18. Per una manifestazione che sarebbe cominciata solo un’ora dopo.

Una sorta di contrappasso rispetto alle polemiche che Lepore il censore aveva innescato due anni fa dopo gli scontri tra antagonisti e forze dell’ordine per una manifestazione della Rete dei Patrioti e di CasaPound che il sindaco non approvava e che, a suo avviso, era stata autorizzata per vie romane. Ma, quella volta, almeno, con preavviso.

 

DENUNCIA DELLA POLIZIA CONTRO LEPORE «TRATTATI COME CARNE DA MACELLO»

Carlo Tarallo per "la Verita'" - Estratti

 

SCONTRI BOLOGNA MANIFESTAZIONE DOPO MORTE FAKIR

Considerato che con la nuova legge elettorale il centrosinistra avrà il problema di indicare il candidato premier, suggeriamo la soluzione perfetta: Matteo Lepore. Il sindaco Pd di Bologna incarna tutti i pregi dell’attuale opposizione: spregiudicata strumentalizzazione delle piazze che immancabilmente le si ritorcono contro, vicinanza ai gruppi violenti, incompetenza totale dal punto di vista della gestione della sicurezza, e poi fuga dalle responsabilità dei guai provocati.

 

Pesano come un macigno le parole di Luca Calabrese, da 22 anni in servizio al Reparto Mobile di Bologna e tra i 64 feriti tra le forze dell’ordine lunedì sera negli scontri. «A Bologna», dice il poliziotto ferito all’Adnkronos, «è stata solo ed esclusivamente una guerriglia urbana.

matteo lepore

 

La maggior parte delle persone che era davanti al corteo, mi riferisco probabilmente a familiari, amici, conoscenti o comunque membri della comunità del povero ragazzo morto, ci teneva tantissimo che non si degenerasse in atti di violenza. Purtroppo, quando poi si iniziano a infiltrare personaggi dei centri sociali o gruppetti di persone coi volti coperti dai cappucci neri e con in mano già bottiglie e quant’altro, questi prendono il sopravvento, come spesso accade».

 

La sensibilità di Calabrese, la sua fermezza nel chiarire che tante persone perbene avessero il timore che potessero verificarsi scontri, è una doppia condanna per Lepore: se lo avevano previsto loro, non poteva non metterlo nel conto il sindaco.

 

presidio per abderrahim fakir a bologna foto lapresse

«Si sono avvicinati sempre più a noi», aggiunge l’agente, «sono partiti calci, insulti e poi il lancio di qualsiasi cosa trovassero a loro disposizione, dalle bottiglie di vetro alle pietre, i cartelli stradali, le reti metalliche di un cantiere vicino, le biciclette, di tutto, con cui poi hanno fatto pure delle barricate. Sono stato colpito più e più volte, soprattutto da sassi di medie e grosse dimensioni al ginocchio, alla spalla.

Si sta sempre più alzando il livello di violenza contro le forze dell’ordine», riflette Calabrese «e questo è il dato più preoccupante. Il clima è un bel po’ peggiorato».

 

E il sindaco Lepore? «Da parte sua», racconta Calabrese, «nessuna solidarietà. A parte il post che ha scritto sulle due piazze diverse, non mi risulta. Sarebbero rimaste solo parole ma mi sarei aspettato, non dico le scuse, almeno una presa di posizione un po’ più netta e magari qualche parola di solidarietà». Parole dure come le pietre scagliate contro le forze dell’ordine.

 

lepore schlein

Il Sindacato Autonono Polizia denuncia il primo cittadino: «La manifestazione convocata dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore», sottolinea il segretario generale Stefano Paoloni, «è stata un atto irresponsabile e, sin da subito, avevamo affermato che se ne sarebbe dovuto assumere le responsabilità.

 

Per questo motivo abbiamo dato mandato all’avvocato Valter Biscotti di agire in tutte le sedi opportune affinché il sindaco risponda dei danni causati in seguito alla manifestazione da lui convocata. La decisione scellerata e irresponsabile del sindaco Lepore non può essere scevra da responsabilità», aggiunge Paoloni, «non solo per le devastazioni causate alla città, ma soprattutto per i numerosi feriti conseguenti ai disordini di piazza nel tentativo di gestire il servizio di ordine pubblico. Non siamo carne da macello: il diritto alla salute durante il servizio e la sicurezza sul posto di lavoro, nonché il rispetto della dignità, sono valori imprescindibili anche per chi veste una divisa».

bologna messa a ferro e fuoco corteo per la morte di abderrahim fakir foto lapresse25

Davvero una disfatta, quella di Lepore, sindaco tendenza Elly, uno che ha sempre lisciato il pelo alla sinistra più estrema, entrando spesso in conflitto con il presidente della Regione...

 

lepore francesca albanese


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