martedì 2 giugno 2026

Zen 663

 


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Forza Persia!

 


Per chi tiferò ai mondiali di calcio? Ovvio, tiferò per l’Iran 🇮🇷 Tiferò per gli iraniani che sono stati attaccati da vigliacchi occidentali. Tiferò per gli iraniani bistrattati umiliati e denigrati dagli USA e quindi relegati in Messico. Tiferò per l’Iran per tutti i morti che hanno avuto tra cui donne e bambini. 


Tiferò per l’Iran per una questione etica, morale e civile. 


Tiferò per l’Iran in quanto nazione e quindi per il popolo iraniano martoriato, no di certo per i politici tiranni iraniani. 


Tiferò per il bene! Una parola sconosciuta agli occidentali che negli ultimi 100 anni hanno causato 590 milioni di morti, guerre e distruzione, di democrazia importata nemmeno l’ombra, solo saccheggi.


E quando l’Iran uscirà dai mondiali di calcio tiferò per tutti tranne che per le squadre occidentali. Quindi Forza Iran 🇮🇷 Forza Giappone 🇯🇵 Forza Arabia Saudita 🇸🇦 Forza Corea del Sud 🇰🇷 Messico 🇲🇽 Argentina 🇦🇷 Brasile 🇧🇷 Uruguay 🇺🇾 etc etc…


Rob

Il lato oscuro del calcio

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La fine del Bari

 


Un altro colpo al cuore per il Bari e tutti gli amanti del calcio.

Il Comune ha avviato formalmente l'iter procedurale per il rilascio dello Stadio San Nicola da parte della SSC Bari, dopo la scadenza naturale della concessione avvenuta il 31 maggio.

Hanno anche già chiuso lo store del club.

Da parte del Palazzo di Città non c'è nessuna intenzione di concedere proroghe alla vecchia convenzione.


Ad oggi il Bari, che pochi giorni fa è retrocesso in Lega Pro, non ha uno stadio per la prossima stagione.

Nei prossimi giorni sono attesi sviluppi importanti. 

Da una parte il Comune appare deciso a procedere senza proroghe.

Dall'altra la società biancorossa è chiamata a presentare le proprie prospettive e il proprio progetto per il futuro. 


I due campionati di Serie B vinti.

L'era Matarrese.

La Mitropa Cup vinta nel 1990 con mister Gaetano Salvemini.

Gli anni d'oro del mitico Eugenio Fascetti.

Il gol di Cassano contro l'Inter.

Il grande Bari di Antonio Conte.

Lo strepitoso biennio in Serie A del Bari di Ventura.

Il record di punti totalizzati in Serie A (50).


Stanno davvero rischiando di distruggere 120 anni di storia. 💔

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Super nonno

 


Pensava di aver scelto un bersaglio facile.


Una casa tranquilla a Oxford, una coppia anziana e la convinzione di poter controllare la situazione in pochi minuti senza incontrare resistenza.


Ma le cose andarono in modo completamente diverso.


Un giovane di 23 anni fece irruzione nell'abitazione armato di coltello, con l'intenzione di intimidire i proprietari e portare a termine il colpo.


Quello che non sapeva era che all'interno della casa viveva Frank Corti.


Frank aveva più di 70 anni, ma alle spalle una lunga esperienza nel pugilato e un addestramento militare che non aveva mai dimenticato.


Nel momento in cui si rese conto del pericolo e vide la minaccia incombere sulla propria famiglia, reagì immediatamente per proteggere sua moglie e la loro casa.


Ne seguì un confronto rapido e molto teso.


Nonostante il giovane fosse armato, Frank mantenne il sangue freddo e sfruttò l'esperienza accumulata in una vita di allenamenti e disciplina.


I suoi riflessi e la sua determinazione si rivelarono decisivi.


L'anziano riuscì infatti a bloccare l'aggressore, a neutralizzarlo e a tenerlo immobilizzato fino all'arrivo delle forze dell'ordine.


La vicenda ha attirato l'attenzione di molte persone perché dimostra come il coraggio, la lucidità e la volontà di proteggere chi si ama possano fare la differenza anche nelle situazioni più difficili.


Per Frank Corti non si è trattato di un gesto eroico studiato a tavolino.


Ha semplicemente fatto ciò che riteneva necessario per difendere sua moglie e la propria famiglia.


E quel giorno, la persona che il rapinatore pensava fosse una vittima facile si è rivelata il suo ostacolo più grande. 👏🏠

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Agire contro i crampi

 


Socio, per crampi + stanchezza ti lascio la combo che funziona 90% delle volte 👇


1. Contro i crampi

I crampi vengono quasi sempre da 3 cose: disidratazione, sali minerali bassi, muscoli contratti.


Cosa fare subito quando ti viene:

1.Allunga il muscolo: Se è al polpaccio, tira la punta del piede verso di te. Se è alla coscia, piegala all’indietro.

2. Massaggia + calore: Strofinare forte e mettere una borsa dell’acqua calda scioglie il muscolo in 1 min.

Per prevenirli:

1. Acqua + Sali  2-2.5L d’acqua al giorno. Aggiungi 1 pizzico di sale nell’acqua o bevi bevande con magnesio/potassio. Banana, spinaci, mandorle = top.

2. Magnesio: 300-400mg la sera. È il minerale anti-crampo per eccellenza. Glicinato o citrato, non ossido.

3. Stretching 2 min prima di dormire: Polpacci al muro 30sec per gamba. Crampi notturni = addio.


2. Contro la stanchezza

Se sei stanco tutto il giorno, il problema quasi mai è “dormo poco”. È energia che non entra/esce bene.


*Check rapido 3 mosse:*

1. *Sonno*: Stessa ora a letto/sveglia, anche nel weekend. Telefono via 1h prima. La qualità batte le ore.

2. *Cibo/Energia*: Colazione con proteine + grassi buoni: uova, yogurt greco, noci. Taglia zuccheri e “botta di sonno” post pranzo. Pranzo leggero = pomeriggio attivo.

3. *Movimento*: Paradossale, ma 10 min di camminata veloce al sole ti danno più energia di 1 caffè. Il corpo si attiva se lo usi.


*Red flag da medico*: Se la stanchezza è improvvisa + hai pallore, fiato corto, palpitazioni → fai controllare ferro, tiroide, vitamina D e B12. 


Tu hai i crampi di notte o durante il giorno? E la stanchezza è mentale o proprio fisica “gambe di piombo”? Così ti dico la cosa più mirata.



Eccoti la spesa anti-crampo 👇


Top 7 alimenti pieni di magnesio, quello che rilassa i muscoli:

1. Mandorle + semi di zucca → 30g = 25% del magnesio giornaliero

2. Spinaci cotti → 1 piatto = 150mg magnesio 

3. Banana → comoda + potassio, combo perfetta

4. Avocado → grassi buoni + sali minerali

5. Cioccolato fondente 70%  → 2 quadretti e sei a posto... per il morale e per i muscoli 

6. Yogurt greco → magnesio + proteine per recuperare


Regola d’oro:  Crampi = quasi sempre disidratazione + sali bassi. Acqua + un pizzico di sale nell’acqua o questi cibi la sera, e dormi tranquillo.


Fenix

Undertaker vs Macho Man Randy Savage

 


Questo scatto "rubato" nel backstage di uno show di wrestling del 1991 (tecnicamente un "house show", non ripreso dalle telecamere per la Tv) ci mostra due autentiche icone di quel periodo faccia a faccia, in abiti civili, mentre discutono probabilmente di un loro ipotetico match importante... che però non è mai avvenuto:


Macho Man Randy Savage e The Undertaker.


All'epoca il Becchino era ancora agli inizi della sua scalata nella World Wrestling Federation mentre Macho Man era già una super stella, con all'attivo un titolo intercontinentale ed uno assoluto detenuto per un anno esatto.


Nell'estate di quell'anno, l'idea di metterli uno contro l'altro era sicuramente balenata nella mente dei creativi della Federazione, ma alla fine non si arrivò a niente... ed a far cambiare idea a McMahon furono proprio i fan di wrestling.


Undertaker era nato per essere un super cattivo, da mandare contro gli idoli del pubblico Ultimate Warrior (il suo primo, importante scontro) e Hulk Hogan (a cui, anche se solo per una settimana, strapperà la massima cintura a Survivor Series 1991).


L'idea di metterlo contro Randy Savage, altro grande favorito del pubblico, era qualcosa di logico, che sarebbe arrivato di conseguenza.


A conferma di ciò, a seguito del "matrimonio" tra Savage ed Elizabeth nel "match fatto in paradiso" di SummerSlam, Undertaker regalò agli sposi un bel pacco regalo gigante a Liz con la collaborazione di Jake "The Snake" Roberts (nel frattempo passato al lato oscuro) con dentro un letale serpente!


Certo, l'idea di base era quella di mettere Savage e Roberts in contrasto per avere il "pretesto" di riportare Macho Man sui ring della WWF dopo che aveva messo in palio (e perso) la propria carriera contro Ultimate Warrior a WrestleMania  VII, ma una serie di scontri tra i due era comunque nell'aria.


Cosa cambiò tutto questo?


Semplice: il favore del pubblico.


Il personaggio di Undertaker, legato al macabro ed al mistico, da sempre due punti di interesse di ogni essere umano, era troppo intrigante per essere odiato: dalla "paura" e timore iniziali si passò lentamente verso una vera e propria adorazione da parte dei fans.


Questa situazione era già presente durante la sua rivalità con Warrior, dove una bella fetta di pubblico iniziava ad urlare "Taker! Taker!", tanto che all'inizio Calaway pensò di aver sbagliato qualcosa nel suo personaggio e chiese scusa ad Hellwig, che sorridendo disse "va bene così, tranquillo... il tuo personaggio è troppo bello, non potrai farci niente".


La situazione divenne troppo ghiotta, anche a livello di merchandising, per lasciarsela sfuggire e quindi, durante l'ennesimo scontro tra Savage e Roberts a Saturday Night's Main Event del 1992, Taker fermò l'uomo serpente, in procinto di colpire al volto la povera Elizabeth (che, poveretta, era la sua vittima designata!) con una sedia d'acciaio, sancendo di fatto il suo passaggio tra le fila dei "buoni".


Ed essendo gli anni novanta, gli scontri tra buoni erano molto rari e non vendevano come invece, a volte, succede oggi, e pertanto la loro rivalità finì in un nulla di fatto. Poi, nel 1994, Savage lasciò la WWF per accasarsi alla rivale WCW, cancellando definitivamente qualsiasi idea in merito ad un loro scontro.


Recentemente, però, il canale YouTube " WWE Vault" ha caricato uno degli unici 3 match "dark" (seppur in maniera parziale) avvenuti tra i due, permettendoci almeno di avere un'idea di cosa avrebbe potuto essere.


Una piccola nota in chiusura: intervistato poco prima della sua improvvisa scomparsa, Savage parlò di come già all'epoca (credo si parli del 93/94) Taker era ritenuto in ampia considerazione sia da McMahon che dagli altri ragazzi nel backstage, tanto da farne subito il "giudice" della "corte del wrestling", con la benedizione di Vince stesso.


Savage si è sempre chiesto come mai, uno come lui un pò piantagrane e un pò scavezzacollo, non sia mai incappato in nessuno dei fantomatici "capi d'accusa" da parte di uno dei colleghi.


"Ma forse una ragione c'è" - chiosava scherzosamente Macho Man - "ero molto amico di Master Fuji, grande esperto di scherzi atroci... probabilmente avevano paura di un suo tiro mancino se mi avessero accusato di qualcosa!"


#RandySavage #Undertaker #anni90 #wrestling #maestrozamo

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Putin sconfitto!

 


Cresce il malcontento e in un documento elaborato al Cremlino si studia come far passare per un trionfo il possibile accordo sull’Ucraina. L’alternativa, riportare il Paese all’Urss stalinista


/di Massimo Arcidiacono/


C’è un documento che circola ai piani alti del Cremlino, mette nero su bianco una verità difficile da accettare e che bisognerà far digerire a Vladimir Putin. Nove fogli PowerPoint per iniziare a vendere come una vittoria la fine della guerra in Ucraina, non perché lo sia davvero, ma perché in quelle stanze hanno capito che non lo è, né mai potrà esserlo senza riportare la Russia all’Unione Sovietica di Stalin.


Il documento pubblicato da Dossier Center, il media che fa capo all’ex oligarca e dissidente Mikhail Khodorkovsky, sarebbe stato elaborato a febbraio nell’entourage di Sergej Kirienko, il più ascoltato consigliere dello zar, l’uomo che il New York Times ha definito «il tecnocrate che trasforma la spietata agenda di Vladimir Putin in azione». Un insieme di slide, bullet point, parole d’ordine suddivise per pubblico-target in cui si parla della fine della guerra come si farebbe con un nuovo prodotto da lanciare sul mercato. La banalità dello strumento è già una notizia, e insospettisce chi non si fida né di Kirienko né della maestria dei russi nelle tecniche di guerra ibrida, ma smonta l’idea coltivata in Europa che il potere putiniano sia guidato da un’ideologia imperscrutabile. 


Il documento svela, invece, il lavorio di comunicatori di mestiere (piarščiki, come si chiamano in russo) alle prese con il problema tipico di ogni ufficio stampa in difficoltà: come faccio a far passare una brutta notizia per buona?


Il documento non fa sconti sulle concessioni territoriali previste: la Russia terrebbe le regioni di Donetsk e Lugansk fino alla linea del fronte (non più per intero come rivendicato fino a pochi mesi fa) e le zone occupate di Kherson e Zaporizhzhia, ma si ritirerebbe dalle regioni di Sumy e Kharkiv. I redattori scrivono che «bisogna sapersi fermare in tempo» e che spingersi oltre «sarebbe una vittoria di Pirro».


In definitiva, scrive Dossier, si tratta di un insieme di «narrazioni propagandistiche che convincerebbero i russi ad accettare un accordo di pace con l’Ucraina, nonostante le pesanti perdite tra le truppe e la mancanza di risultati significativi». Fino al triplo salto carpiato meritevole di una medaglia olimpica: il Cremlino non avrebbe mai pianificato di conquistare Kyjiv. Il cuore del documento è la sezione dedicata ai “pubblici problematici”, che va letta con la stessa attenzione riservata ai manuali di comunicazione delle crisi elaborati delle grandi agenzie di public relations.


Ci sono gli «ultra-patrioti da divano», schiere di odiatori da tastiera simil Napalm51, personaggio caro ai fan di Maurizio Crozza, emotivi e non combattenti, che si erano fatti la facile idea della presa di Kyjiv e della resa incondizionata ucraina. Costoro, suggeriscono le slide, vanno «riorientati emotivamente». Ci sono i veterani, i più pericolosi, perché hanno pagato davvero sulla propria pelle l’ubriacatura della Grande Russia, hanno i loro «trigger personali» e la capacità di mobilitare l’opinione pubblica: questi andrebbero “incanalati” in associazioni di ex combattenti, reinseriti in attività pseudo-sociali, fino alla proposta surreale di tornare ad arruolarli, ma nell’Africa Corps, e spedendoli chissà dove. 


Infine, c’è la massa della popolazione stanca della guerra, a cui promettere il ritorno alla normalità, magari un minimo di benessere, senza trascurare la reazione dei dipendenti del complesso militare-industriale, che sull’“operazione speciale” ci campano, spaventati di perdere il posto e a cui vendere la storia della loro sicura riconversione.


Ogni categoria ha il suo messaggio su misura, con risultati in qualche caso paradossali: nel documento si sostiene che Putin ha sempre perseguito soluzioni pacifiche, ma si ammette con candore che la parola “pace” non sia la più in voga nella Russia di oggi. 


In un documento elaborato da ambienti prossimi ai servizi segreti, non possono mancare le contro-verità. Anzi: abbondano. L’esercito russo si sarebbe rivelato «il più operativo del mondo», la presa di Kyjiv (come detto) non sarebbe mai stata un obiettivo e la “denazificazione”, l’intento principe di un’aggressione scriteriata fin dal febbraio 2022, viene derubricata a una «denazificazione limitata», visto che in Ucraina c’è poco da denazificare o «certamente meno che in Russia». Frase, quest’ultima, presente nel documento, scritta da chi lavora per Putin e altro passaggio che non convince chi teme si tratti di disinformatia. 


Tutto fa ritenere, però, che a Mosca siano fin troppo consci della situazione. «La retorica ampollosa e la spavalderia hanno lasciato il posto all’introspezione, alla paura e, soprattutto, a un crescente desiderio che la guerra, che non osa pronunciare il suo nome, finisca» ha scritto Adrian Bloomfield, corrispondente del Telegraph. Le ragioni sono molte e sempre più visibili. Mosca è ormai oggetto di attacchi prolungati, l’ultimo ha ucciso tre persone, danneggiato un quartiere residenziale, costretto alla chiusura di tutti e quattro gli aeroporti della capitale. Il conflitto è arrivato nel cuore di un Paese attraversato dai droni ucraini come un panetto di burro, con obiettivi colpiti anche a mille e seicento chilometri dal confine. 


Putin si trova ad affrontare una serie di problemi interconnessi: l’avanzata sul campo di battaglia si è esaurita e per la prima volta dal 2023 i russi perdono più territorio di quanto riescano a conquistarne, i dati disponibili fanno ritenere agli analisti che i momentanei benefici derivati dalla chiusura di Hormuz non basteranno a risollevare l’economia. Soprattutto, la Russia ha creato «un’economia di guerra, ma non una società di guerra», come spiega Nigel Gould-Davies, ricercatore dell’International Institute of Strategic Studies (Iiss), il principale think-tank britannico.   


Un recentissimo rapporto dell’Institute for the Study of War (Isw) conferma la nuova fase in cui è entrata la guerra e che vede Kyjiv in posizione di forza. Gli ucraini «stanno superando in innovazione quelle russe sia nelle tecnologie militari sia nell’applicazione di queste nuove tecnologie» ha scritto George Barros, uno degli autori del report, nel quale si legge: «Le forze ucraine stanno creando le condizioni per uscire dalla guerra posizionale, reintroducendo elementi limitati di manovra meccanizzata a livello tattico. L’Ucraina ha riacquistato un vantaggio complessivo in termini di droni e ha schierato sistemi in grado di ostacolare le forze russe in tutta la loro profondità operativa». 


Linguaggio per iniziati, ma che possiamo provare a semplificare. Gli ucraini hanno trovato la quadra per far male ai russi non solo lungo la linea del fronte, ma in profondità, colpendone la logistica, le ferrovie, rendendo un percorso a ostacoli persino la blindatissima autostrada per la Crimea. Non sono più costretti solo a difendersi, attaccano e dispongono di droni e tecnologie superiori. I nemici hanno pagato pesantemente lo spegnimento di Starlink, ma anche la decisione di Putin di oscurare Telegram: uno strumento di comunicazione cruciale per i suoi soldati. 


Si stima che i russi perdono trentacinquemila uomini al mese: per la prima volta dall’invasione è un numero di gran lunga superiore a quello dei nuovi arruolati.


Le cose non vanno meglio in economia. La guerra in Iran ha liberato la Russia da alcune sanzioni e le ha permesso di vendere gas e petrolio al ritmo più veloce possibile, con entrate superiori ai 45 miliardi di euro in tre mesi. Questo contribuirà a stabilizzare il bilancio, ma non a migliorare la vita quotidiana delle persone. I numeri restano impietosi. Per la prima volta da tre anni l’economia russa mostra una contrazione nel primo trimestre, il governo ha previsto al ribasso le previsioni di crescita e la potente governatrice della banca centrale, Elvira Nabiullina, ha lanciato l’allarme sulla carenza di manodopera, definendola «la peggiore nella storia della Russia moderna». Putin ha dato inutilmente in pasto alla guerra un milione e trecentocinquantamila individui, ma ha svuotato le fabbriche e, secondo Gould-Davies interpellato dal Telegraph, entro un anno dovrà prendere la decisione che ha cercato di evitare in ogni modo: giungere a un accordo o rompere quello non scritto col popolo russo, chiamando a una mobilitazione di massa. 


Sarebbe il passo definitivo verso un modello economico di stampo stalinista, con un’ulteriore rinuncia da parte dei russi a libertà fondamentali, e con una chiusura delle frontiere per evitare la fuga dei reclutabili. 


Perfino Xi Jinping (secondo Brett McGurk, analista della Cnn dopo una carriera diplomatica al servizio di quattro presidente americani) durante i colloqui con Trump si sarebbe spinto ad affermare che Putin un giorno potrebbe pentirsi di aver invaso l’Ucraina. Detto dal leader cinese è più di un messaggio in codice. 


Ecco perché il lancio del missile Oreshnik su Kyjiv di domenica scorsa o le nuove minacce di Putin potrebbero essere un segno di debolezza più che di forza. Il tentativo di alzare la posta in gioco: e quei nove fogli PowerPoint un esercizio di realismo.


https://www.linkiesta.it/2026/05/la-russia-ha-gia-perso-ora-bisogna-spiegarlo-ai-russi-e-a-putin/

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