Grognards
lunedì 13 aprile 2026
Netanyahu
“Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.”
(Albert Einstein)
Quanta verità in questa frase!😔
Trump oranai l"ha pisciato via
Sta succedendo l'impensabile. Sta scoppiando una guerra. E non una guerra qualsiasi: una guerra tra titani.
Da una parte Donald Trump, che ha scritto che Papa Leone è "un debole, pessimo in politica estera" e che ha postato una foto di sé stesso vestito da Gesù Cristo.
Dall'altra Matteo Salvini, il rosariato, il devoto al Cuore Immacolato di Maria, che si è precipitato a Telelombardia per sentenziare: "Trump eviti la guerra anziché attaccare il Papa. Non è intelligente contestare chi si spende per la pace".
C'è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui Matteo Salvini si fotografava col cappellino rosso "Make America Great Again".
C'è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui Matteo Salvini ci spiegava che Trump era l'uomo della pace, l'uomo della provvidenza, l'unico in grado di fermare le guerre nel mondo, di mettere d'accordo Putin e Zelensky, di pacificare il Medio Oriente, di salvarci dal baratro.
C'è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui Matteo Salvini diceva che con Trump alla Casa Bianca le bombe si sarebbero fermate e il mondo intero avrebbe finalmente trovato la pace grazie al genio strategico del suo idolo americano.
Quel tempo era ieri.
Oggi invece dichiara: "Eviti la guerra anziché attaccare il Papa. Non è intelligente contestare chi si spende per la pace".
Aspetta. Eviti la guerra?
Ma non era quello della pace?
Non era quello che, secondo lui, avrebbe pacificato il pianeta intero?
Non era il suo modello, il suo riferimento, il suo capo politico planetario?
E adesso, di colpo, è diventato uno che le guerre le fa? Uno che attacca il Pontefice?
Si scopre, insomma, che il Trump della pace mondiale era una favola.
Perché ora che Trump bombarda l'Iran, minaccia di cancellare intere civiltà in una notte, manda i marines in Venezuela, attacca il Papa e si traveste da Gesù, Matteo non lo riconosce più.
E mente sapendo di mentire. Perché Trump è esattamente quello che è sempre stato. Lo stesso Trump di sempre. Quello che lui ha venduto agli italiani come messia della pace è lo stesso che oggi finge di non capire.
Solo che adesso, col Papa di mezzo, gli elettori cattolici che potrebbero scappare, tocca fingersi moderato.
Un'altra giravolta da aggiungere alla collezione.
Che meraviglia!
Orban game over!
Adesso faranno finta di nulla, fingeranno di non conoscerlo, straparleranno di “democrazia”, come se bastasse un voto a dare patenti di democrazia (anche in Iran e nella Russia di Putin si vota…), faranno di tutto per negare di esserci mai stati.
Ma io me li ricordo, ognuno di loro, in fila e in video per omaggiare l’amico Orbán e lanciargli la campagna elettorale.
Me li ricordo Salvini e Meloni a gennaio in quel delirante spottone elettorale a straparlare di sovranismo, radici culturali e religiose e a celebrare il campione dell’anti-europeismo, in (pessima) compagnia di Marine Le Pen, Benjamin Netanyahu, Alice Weidel di Afp, il neofranchista Santiago Abascal e tutta la galassia nera d’Europa.
Me lo ricordo Salvini che la settimana scorsa è addirittura tornato a Budapest assieme al vice Presidente Usa Jd Vance - per conto di Trump - per spingere l’amico Orbán verso la vittoria.
È andata a finire malissimo.
E no, non è, non può essere liquidata solo come la sconfitta di Orbán in Ungheria.
Questa è la sconfitta di ognuno di loro, la più grande disfatta del sovranismo anti-europeo da quando esiste.
E, insieme a Orbán, ha perso malamente ognuno di loro, anche se Meloni fa finta di dimenticarsene.
Ecco perché il voto di ieri è così importante.
Ieri in Ungheria non ha affatto vinto il miglior candidato possibile, né da domani l’Ungheria diventerà la Spagna di Sánchez, ma di sicuro ha perso il peggior leader (anti)europeo della Storia, e insieme a lui, tutti quelli che la volevano distruggere dal di dentro.
Con tanti saluti a Giorgia e Matteo da Budapest, Europa.
Lorenzo Tosa






