lunedì 19 ottobre 2026

MATTEOTTI: BASTA CAZZATE SUL RE E SUGLI INGLESI



Su messanger di Facebook, un lettore del mio grande giornale mi scrive:


Leggete cosa ha sempre sostenuto il figlio di Matteotti, il mandante fu il re per coprire i traffici che faceva con gli inglesi a danno del popolo italiano. Mussolini non aveva alcun interesse a far uccidere Matteotti

La realtà dei fatti:

Gira da un po' una fake che dice: "Lo diceva anche il figlio di Matteotti, il mandante fu il Re per coprire traffici con gli inglesi, Mussolini non c'entra".


È una palla totale. Smentita dalla storia, dalle carte e dallo stesso figlio di Matteotti.


1.  Cosa diceva DAVVERO il figlio di Matteotti? L'esatto contrario. Matteo Matteotti e Giancarlo Matteotti hanno passato la vita a dire che il mandante morale fu Benito Mussolini. Lo hanno detto in Parlamento, nei libri, nelle interviste. Non hanno mai tirato in ballo il Re come mandante.


2.  Chi l'ha ucciso? Non c'è nessun mistero. Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola e gli altri della Ceka fascista. Processati e condannati già nel 1926. Tutti uomini di Mussolini, pagati con fondi del Viminale.


3.  Perché Mussolini AVEVA tutto l'interesse? Matteotti il 30 maggio 1924 aveva denunciato in Aula i brogli e le violenze fasciste e stava per pubblicare il dossier sulle tangenti della concessione petrolifera alla Sinclair Oil. Un dossier che inchiodava il governo fascista, non il Re. Mussolini stesso il 3 gennaio 1925 se ne assume la responsabilità politica davanti alla Camera.


4.  Il Re e gli inglesi? Zero carte, zero prove, zero testimonianze. Non esiste un solo documento negli archivi italiani, inglesi o americani che parli di "traffici del Re con gli inglesi a danno degli italiani" denunciati da Matteotti. È una teoria inventata su Telegram 100 anni dopo per ripulire Mussolini.


Quindi ricapitoliamo: chi vi dice che "fu il Re" non sta facendo controinformazione, sta facendo revisionismo da quattro soldi per assolvere il fascismo.


Se hanno le prove dei traffici del Re, che le tirino fuori. Altrimenti è solo fuffa.


Fenix

 

🎖️ "Putin aveva dato tre ultimatum: l'Ucraina non entra nella Nato, niente truppe Nato in Ucraina, niente sistemi a lunga gittata. Nessuna è stata accettata"


Sono le parole di Roberto Vannacci, ex comandante della Folgore ed eurodeputato, durante un acceso confronto televisivo sulla guerra in Ucraina. Il giornalista gli ha chiesto come possa negare le armi a un popolo aggredito, ricordando gli eroi di El Alamein. Vannacci ha risposto che gli ucraini sono "liberissimi di difendersi", ma che dopo cinque anni la stessa strategia, "peraltro a spese dell'Europa", non ha cambiato nulla sul terreno.


Secondo il generale, i problemi tra Mosca e Kiev sono iniziati nel 2008, quando al vertice Nato di Bucarest venne aperta all'Ucraina la prospettiva di entrare nell'Alleanza. Prima dell'invasione del 24 febbraio 2022, Putin aveva posto tre condizioni, e nessuna è stata accettata.


Poi l'affondo: "Tutti ci dicono che dobbiamo vincere questa guerra, ma nessuno ci dice né che cosa vuol dire vittoria, né come la dobbiamo vincere". E ancora: "La fandonia che ci vengono a dire che noi difendiamo la nostra patria mandando le armi agli ucraini è una fandonia. Se fosse così, dovremmo andarci a combattere noi". Infine: "Una brutta pace è sempre meglio di una brutta guerra".


Ha ragione Vannacci? Sì o no? 👇


📌 Fonte: intervista televisiva a Roberto Vannacci (ottobre 2026)


⚠️ Immagine elaborata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Il contenuto non ha alcun intento offensivo o diffamatorio.


#politica #Vannacci

 MARCELLO PRIMA : 300 GOL SENZA PROCURATORE


Le statistiche ci ricordano che Marcello Prima ha realizzato fra serie serie C serie C1 serie C2 e quarta serie 171 gol in 448 partite ma se si contano i gol complessivi e anche quelli segnati fra i dilettanti del Carovigno che è la squadra del paese in provincia di Brindisi dove è nato nel 1957, le reti complessive sfiorano di poco le 300. Nessun procuratore e nessun santo in paradiso ed è così che questo bomber alto poco meno di due metri, ha potuto iniziare la carriera professionale solo nel 1979 e fu un inizio veramente con il botto perché nel Monopoli 1979-80 di C2 Marcello Prima realizzò ben 16 reti. La stagione seguente giocherà a Cosenza mentre nel campionato 1981-82 in serie C2 con il Barletta realizzerà 12 reti. Altre 14 reti le segnerà sempre in C2 nel Siracusa 1982-83 mentre la stagione 1984-85 la giocherà a Mestre ancora in C2 dove realizzerà 13 reti. Ottimo il biennio 1985-1987 che disputerà a Castellammare di Stabia quando con le vespe gialloblu realizzerà sempre in C2 20 reti nel campionato 1985-86 e 15 reti in quello 1986-87. Ottimo anche in Sicilia a Giarre in serie C2 e in serie C1 fra il 1987 e il 1989 quando realizzerà 25 reti in 70 partite. Dopo la Sicilia, il Brindisi, la Torres,la Carrarese,il Latina e, ancora,il Brindisi i1992-93 e il Messina 1993-94 squadre che militavano entrambe in quarta serie dove realizzò 17 reti in maglia bianco azzurra e 13 reti in maglia giallorossa. In un’intervista Marcello Prima confesso’ che il suo passaggio dal Carovigno al Brindisi quando aveva appena 16 anni saltò per una questione di soldi. Una carriera di un calciatore per arrivare ad alti livelli deve anche essere baciata dalla fortuna e quella dell’altissimo e bravissimo bomber Marcello Prima purtroppo non lo è stata.

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Fatta con l'AI ma bella

 


Facebook 

Ora la Meloni si compra anche le pagine calcistiche di Facebook?

 La strinzata che ho trovato in questo gruppo calcistico che conta più di 83 mila pollowers (per ).



Questi sono dei delinquenti

Travisati e mascherati, incappucciati e a volto coperto oggi in varie città italiane hanno lanciato bombe carta, sassi e bottiglie, tavolini, contro le forze di polizia. Hanno vandalizzato le vetrine dei negozi e rubato la merce.

Sono i professionisti del disordine, criminali dell'estrema sinistra eversiva, figli di papà, antagonisti dei centri sociali, maranza e seconde generazioni che odiano il nostro Paese e usano il diritto a manifestare come pretesto per portare violenza e devastazione.

La loro non è protesta o dissenso, ma criminalità, guerriglia urbana nelle città, un assalto contro le Forze di Polizia e lo stato.

Molti identificati e fermati, per loro zero tolleranza e nessuna impunità.

Sono dei criminali e come tali vanno trattati.

E ora approvare subito la proposta  della Lega: chi organizza e devasta, paga! 

Non ci faremo intimidire! La remigrazione non ci sarà solo per gli extracomunitari ma anche per gli italiani eversivi e traditori della patria.


La grande storia del calcio

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Jean-Claude Van Damme

 


Tanti auguri a Jean-Claude Van Damme che oggi compie 66 anni!

Qual è stato il suo miglior film? 👊

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Finalmente un po' di vera storia d'Italia

 


«Ai fascisti piace pensarsi come anime belle minoritarie e indomite, tipo indiani contro i cowboy. La verità è che questi vili hanno trescato e ucciso per riprendersi o non mollare l’Italia e la libertà. Non cincischiate che la mafia e lo stragismo non è la “pista nera”, ma la vostra storia».


Sono le parole pubblicate su Facebook da Enrico Bellavia, vicedirettore del settimanale L’Espresso, nel dibattito sulle stragi mafiose e sulla cosiddetta “pista nera”. Le dichiarazioni arrivano a pochi giorni dall’archiviazione dell’inchiesta sulla pista mafia-appalti come possibile movente delle stragi del 1992. 

Il 3 ottobre, il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha disposto l’archiviazione del procedimento contro ignoti, rilevando l’assenza di elementi probatori sufficienti a individuare specifiche responsabilità penali.


Bellavia è uno dei 33 giornalisti siciliani che, lo scorso 10 maggio, hanno sottoscritto un appello indirizzato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo. Tra i firmatari figurano anche Attilio Bolzoni, Riccardo Orioles, Giuseppe Lo Bianco, Giuseppe Pipitone, Sandra Rizza, Franco Viviano, Giulio Francese, Claudio Fava, Alessandra Ziniti e Giacomo Di Girolamo.


Nella lettera, i giornalisti contestano il rischio di circoscrivere la ricerca della verità sulle stragi di Capaci e via D’Amelio alla sola pista mafia-appalti, trascurando altre ipotesi investigative, compresi i possibili collegamenti con ambienti dell’eversione neofascista, dei servizi segreti e della massoneria.


I firmatari chiedono alla Commissione Antimafia di ampliare il campo delle indagini e alle opposizioni parlamentari di presentare una relazione di minoranza.

L’iniziativa ha successivamente raccolto nuove adesioni da parte di giornalisti di tutta Italia ed è stata rilanciata il 30 settembre scorso a Roma, durante il convegno “Stragi. Diritto alla verità”.


Tommaso Ricciardelli

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