lunedì 2 marzo 2026

Carlo Gnocchi


 

Come ultimo gesto di altruismo, donò le sue due cornee a due giovani ragazzi privi di vista. Quando capì che il suo momento stava arrivando, quella fu infatti la sua scelta: dare la vista a due persone con una parte di lui. Lo fece senza che ci fossero leggi in merio. Lo fece rompendo un tabù. Come uomo e come prete.


Carlo Gnocchi fu un uomo straordinario, un prete straordinario. Cappellano militare degli Alpini, in Russia vide morire tanti ragazzi. Raccolse le loro ultime parole e tornato in Italia girò, da solo, tutta la Penisola per “consegnarle” alle loro famiglie. Poi, nel 1943, si rifiutò di aderire alla Repubblica sociale, iniziando invece a collaborare con la Resistenza. Aiutava ebrei e Alleati a fuggire in Svizzera e venne arrestato più volte dalle SS, ma non demorse mai.


Nel dopoguerra, si dedicò agli invalidi e ai bambini, agli orfani soprattutto. Costituì collegi in tutta Italia, non si stancò mai di aiutare, supportare chi aveva bisogno di aiuto. Passò quasi vent’anni a fare del bene.


Si spegneva due giorni fa, il 28 febbraio del 1956. Donare i suoi “occhi” fu il suo ultimo grande gesto d’amore.


Le sue ultime parole prima di andarsene furono “Grazie di tutto”.


Anche quest'anno ricordiamo un grande uomo, una grande persona. E il grazie per esser stato un esempio lo diciamo noi.

Leonardo Cecchi 

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Quando si scrivono stronzate su Facebook

 


Trump ha inventato un modo nuovo di colpire le dittature. Fino ad ora, per tentare di abbattere regimi totalitari, era necessario portare la guerra a interi popoli, con migliaia di morti tra i "liberatori" e molti di più tra i "liberati". 

Oltre ai costi umani altissimi vi erano costi economici enormi ed esiti incerti, per non parlare delle tempistiche molto dilatate.

Prima e seconda guerra mondiale, Corea, Vietnam, Iraq, Afghanistan, ex Jugoslavia etc. Rispondevano a questo schema.

Trump lo ha abbandonato e, forte della mostruosa superiorità tecnologica e di capacità di intelligence inimmaginabili, ha mostrato al mondo con Venezuela e Iran che per abbattere un dittatore non serve mandare a morire i soldati americani e massacrare interi popoli: bastano una portaerei, una buona intelligence, alcune bombe di precisione e qualche gallone di benzina.

Non amo le guerre, ma se devo scegliere, preferisco quelle che durano ppco, che fanno pochi morti e che tolgono di mezzo i dittatori senza far pagare il conto a interi popoli.

Kamenei non aveva capito.

Ora ha capito.

Vedremo se lo capiranno anche gli altri.

La parola adesso passa agli iraniani. auguro loro ogni bene.

Al presidente Trump tutta la mia stima e il mio plauso.

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Buongiorno da Eleonora ❤️

 


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Lo zio Sam mentre evita una guerra...

 


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E’ tempo di liberarci dei liberatori

 


L’attacco all’Iran mentre erano in corso trattative e che mette nel mirino le figure chiave del governo iraniano, non contiene particolari novità rispetto a quanto già sapevamo dell’approccio di Stati Uniti e Israele nei confronti di Teheran.


Non deve stupire che Stati Uniti e Israele decidano arbitrariamente di usare la forza contro chiunque considerino loro nemico in tutto il mondo e lo fanno mentendo circa il programma nucleare iraniano che nessuno considerava prossimo allo sviluppo di armi atomiche.


In fondo l’hanno sempre fatto con incursioni mirate, attacchi “preventivi” e persino rapimenti di capi di stato come nel caso venezuelano; azioni che se venissero compiute da altri non esiteremmo a definire terroristiche.


Lo fanno destabilizzando intere aree del mondo, di solito quelle ad alto valore energetico, senza avvisare preventivamente gli alleati né consultarsi con loro. Il vicepremier italiano Matteo Salvini ha rivelato ieri che il governo italiano è stato informato dell’avvio delle operazioni militari dopo che queste erano cominciate. Quando Roma lo aveva già saputo dalle breaking-news televisive e dalle agenzie di stampa.


La vicenda del ministro della Difesa Guido Crosetto, bloccato a quanto pare con la famiglia a Dubai, su cui molti hanno ironizzato, dimostra in realtà che il Pentagono non ha informato i colleghi della NATO dell’imminente attacco a ulteriore conferma che Stati Uniti e Israele applicano da sempre un principio di superiorità sul resto del mondo basato sulla loro “eccezionalità”. Di fatto “io sono io e voi non siete un c….” per dirla con il Marchese del Grillo.


Nulla di sorprendente se si considera l’arroganza che riserva agli europei l’Amministrazione Trump e soprattutto che i nostri “alleati” d’oltreoceano, ben prima di Donald Trump, si comportano da molti anni da nostri acerrimi nemici.


Hanno scatenato le primavere arabe che hanno infiammato Nord Africa e Medio Oriente scatenando guerre in Libia, Iraq e Siria che hanno minato la sicurezza energetica e il “cortile di casa” dell’Europa; hanno attuato il cambio di governo a Kiev nel 2014 investendo nell’operazione Maidan 5 miliardi di dollari (come disse il sottosegretario Victoria Nuland al Congresso) aprendo il confronto militare con la Russia in seguito al quale hanno fatto esplodere il gasdotto Nord Stream….dopo che Biden e Nuland avevano dichiarato di volerlo distruggere.


Di fronte a tutto questo sarebbe puerile stupirsi perché gli statunitensi non mostrano riguardo né rispetto nei confronti degli alleati europei. Del resto non occorre essere particolarmente maliziosi per rendersi cono che l’attacco all’Iran, al di là dei suoi esiti, provocherà un rialzo del prezzo del greggio anche a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz decretato ieri dai Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniani.


E non occorre essere fini analisti per intuire che il blocco del Golfo favorirà l’energia esportata dagli USA e prezzi più alti renderanno più convenienti le estrazioni di petrolio negli Stati Uniti, dove la costosa tecnica della frantumazione delle rocce (fracking) non è sostenibile se le quotazioni non raggiungono almeno i 62/65 dollari al barile.


E neppure per comprendere che l’Europa, già oggi l’area industrializzata del mondo che paga l’energia al prezzo più alto dopo la rinuncia a gas e petrolio russo (in quantità infinita e prezzi convenienti), subirà dall’attacco all’Iran ulteriori danni in termini economici e di sicurezza.


La cosa di cui dovremmo tutti stupirci è che i governi delle nazioni europee (lasciamo perdere l’Unione Europea, ormai ridotta a una nomenklatura di lobbisti che rispondono in buona parte a interessi statunitensi) continuino a restare prone alla prepotenza auto referenziale di Stati Uniti e Israele.


Per noi italiani, che consideriamo da tempo area strategica di primario interesse nazionale il cosiddetto “Mediterraneo Allargato” (esteso a est fino a Mar Rosso, Oceano Indiano e Golfo Persico) le operazioni militari in corso dovrebbero risultare inaccettabili proprio perché assicurano solo la destabilizzazione di questa regione.


Anche le milizie Houthi dello Yemen hanno annunciato la ripresa degli attacchi ai mercantili nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Golfo di Aden, in supporto all’Iran aggredito. Grazie a USA e Israele verrà quindi di nuovo penalizzato il traffico marittimo da e per il Mediterraneo, cioè verranno penalizzati i nostri porti e le nostre merci, il nostro import-export e non saranno certo le poche navi con pochissimi missili dell’Operazione UE Aspides a poter proteggere le navi in transito tenuto conto che persino gli Stati Uniti dovettero accordarsi con gli Houthi dopo aver esaurito le scorte di missili da difesa aerea di alcune unità della US Navy.


Non ha alcun senso per le nazioni europee oggi ribadire che siamo alleati con USA e Israele perché tra alleati ci si confronta, si prendono decisioni congiunte o condivise, soprattutto si evita di compiere azioni unilaterali che danneggino i partner. Invece gli europei vengono trattati come “utili idioti” per sostenere campagne militari e iniziative che vanno contro i loro interessi e tacciono, proni al padrone.


E’ pur vero che “chi è causa del suo male pianga sé stesso” ma è necessario che le nazioni europee si sveglino prima che sia troppo tardi. Gli interessi di Stati Uniti e Israele e dei loro leader sono non da oggi improntati alla destabilizzazione di intere aree geopolitiche ed energetiche: obiettivo che è esattamente l’opposto di quello che dovremmo perseguire noi europei.


Per questo occorre al più presto smarcarsi da un’alleanza sempre più a senso unico, ingombrante e pericolosa per la nostra sicurezza. Come l’Impero Romano, anche quello statunitense nella sua fase decadente diventa imprevedibile, pericoloso e guidato da leader poco strutturati, inaffidabili, impreparati quando non palesemente squilibrati.


Ha senso mettere in mano la nostra difesa e sicurezza, le nostre basi militari a una potenza che si dimostra ogni giorno di più nostra nemica?


Perché non basta la propaganda, con le sue ridicole note di linguaggio o le farneticanti dichiarazioni di Trump circa la minaccia imminente dell’Iran per gli Stati Uniti, a giustificare questa nuova guerra che semina il caos alle porte di un’Europa che, dopo 80 anni, dovrebbe trovare il coraggio di “liberarsi dei liberatori” per evitare, con pragmatismo e mettendo al bando dogmi settari, di continuare a farsi trascinare in guerre non sue.


 Filo-ayatollah?


Non è infatti necessario essere fans del defunto ayatollah Khamenei (che già era malato e aveva 87 anni ma era una figura di spicco non solo dell’Iran ma dell’intero Islam scita) per notare che se definiamo “regime” quello iraniano dovremmo dire la stessa cosa delle monarchie assolute e ereditarie che governano con ben poco spazio per diritti civili e politici i petro-regni arabi del Golfo, tutti nostri alleati di ferro a cui ci siamo spesso prostrati in Europa in cambio di investimenti miliardari.


Ridicolo bollare come “movimento terroristico” i Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniani (pasdaran), come ha fatto il parlamento europeo col via libera anche dell’Italia, senza ricordare che i terroristi islamici sono sunniti (ISIS, al-Qaeda, ecc.) e non sciti.


Anzi gli sciti, arabi o persiani, sono il principale bersaglio dell’estremismo terroristico sunnita come si evince leggendo i proclami di Osama bin Laden, Abu Musayb al-Zarqawi e Abu Bakr al-Baghdadi. Ed è pure il caso di ricordare che a impedire all’ISIS di prendere Baghdad nell’agosto 2014 non furono le truppe americane, né tanto meno italiane, ma tre reggimenti di pasdaran iraniani, a prezzo di ingenti perdite.


Così come a liberare il nord Iraq e la Siria Orientale dallo Stato Islamico furono in buona parte le milizie popolari scite filo iraniane guidate dai pasdaran.


Certo si tratta di ricordi scomodi, specie oggi che il mondo intero ha riconosciuto un terrorista come Abu Mohammadal-Jolani (o Ahmed al-Sharaa, su cui pendeva una taglia di Washington da 10 milioni di dollari) leader della Siria che nessuno ha eletto, ma ha preso il potere guidando una milizia islamista sunnita alleata della Turchia.


Già luogotenente di Zarqawi ai tempi degli attentati contro l’ONU a Baghdad e contro gli italiani a Nassiryah, poi membro dell’ISIS, fondatore di al-Nusra e leader della milizia jihadista Tahrir al Sham, a cui tutti oggi stringono la mano, inclusi quelli che accusano di terrorismo i pasdaran.


Del resto il pragmatismo della politica rende ipocrita qualunque appello a valori di libertà e democrazia. Rinunciamo all’energia di quello che definiamo "autocrate" Putin e la comperiamo dal regime del presidente azero Ilham Alyev, in carica dal 2003 succeduto al padre Heydar.


Già più volte messo all’indice per la repressione del dissenso e l’assenza di diritti umani e civili, il regime azero è forse l’unica repubblica rimasta al mondo insieme alla Corea del Nord dove il potere viene tramandato dal padre al figlio con tanto di culto della personalità.


Allo stesso modo oggi la propaganda israeliana e americana (con la solita grancassa di media compiacenti e asserviti) ci propone la contrapposizione delle immagini delle ragazze iraniane all’epoca del regime dello Shah Reza Pahlevi e le donne col capo coperto (peraltro non obbligatorio) dell’Iran degli ayatollah.


Una contrapposizione già utilizzata con i burqa afghani quando USA e alleati puntavano a esportare la democrazia a Kabul, poi lasciata di nuovo ai talebani senza aver mai tolto i burqa alle donne.  Eppure basta leggere la Storia o avere un’età adeguata a ricordare i fatti, per valutare che il ripristino a Teheran della monarchia dei Pahlavi non è certo garanzia di libertà e democrazia.


Lo Shah regnò col pugno di ferro contro ogni dissidenza utilizzando la famigerata polizia politica SAVAK e si fece proclamare “Imperatore”; unico all’epoca ad attribuirsi una simile carica insieme al dittatore centrafricano Jean-Bedel Bokassa. Non a caso l’impero dello shah, alleato di USA e Israele, crollò in seguito a grandi rivolte popolari.


 Prospettive vaghe


Ammesso quindi che il “regime” iraniano venga rovesciato quali prospettive apre l’attacco israelo-americano? Forse solo una: il caos. L’Iran è in grado di rinnovare la sua classe dirigente decapitata dai raid missilistici israeliani probabilmente rafforzando il peso del Guardiani della Rivoluzione, quindi non certo dei riformisti.


Teheran gode del supporto (anche militare) silenzioso ma concreto di Russia e Cina mentre gli Stati Uniti e Israele potrebbero essere in grado di sobillare rivolte e forse anche di scatenare una guerra civile in Iran ma le probabilità che sbarchino un milione di soldati per liberare Teheran dagli ayatollah e dai pasdaran appaiono addirittura inferiori a quelle che le nazioni europee inviino i propri eserciti a combattere in Donbass.


Trump del resto esorta gli iraniani a ribellarsi, proprio come George H. Bush esortò curdi e sciti a rivoltarsi contro Saddam Hussein nel 1991 ma non mosse un dito per difenderli dalle feroci rappresaglie di Saddam Hussein.


Washington quindi non sembra avere una strategia precisa per il “regime-change” a Teheran e se è così il disastro è assicurato: basti ricordare come l’Iraq cadde nel caos e nella guerra civile dopo la rimozione di Saddam Hussein e l’occupazione anglo-americana.


Tutto questo considerato appare evidente che il programma nucleare e balistico iraniano costituiscano solo dei pretesti per gettare l’Iran, alleato di Russia e Cina, nel caos più totale assieme alla sua produzione energetica oggi esportata in Asia che Washington vorrebbe mettere fuori gioco o, in alternativa, porre sotto il suo controllo.


Del resto l’Iran aveva firmato un accordo internazionale nel 2015 con l’Amministrazione Obama che successivamente Donald Trump invalidò seguendo i diktat di Benjamin Netanyahu, lasciando già all’epoca il dubbio su chi tenga davvero le redini nell’alleanza tra Israele e Stati Uniti.


Oggi la pretesa di un nuovo accordo sul nucleare cade nel ridicolo dopo che nella guerra dei 12 giorni scatenata nel giugno scorso da Israele proprio Trump aveva annunciato di aver cancellato il programma atomico iraniano dopo i raid dei bombardieri B-2 sui siti nucleari iraniani.


In realtà un intervento utile solo a fermare temporaneamente la guerra e salvare la faccia a Israele che aveva finito i missili anti-missile mentre Teheran aveva ancora molti missili balistici da poter lanciare. Anche nell’attuale campagna saranno forse le munizioni a determinare il successo o meno dei contendenti come ha evidenziato anche Scott Ritter. Finiranno prima i vettori balistici iraniani o le armi antimissile israeliane e statunitensi?


Le forze armate israeliane (IDF) stimano che l’Iran possieda attualmente circa 2.500 missili balistici. Prima della guerra del giugno 2025, le stesse fonti avevano dichiarato che l’Iran puntava ad accelerare significativamente il ritmo di produzione dei missili balistici per portarli da 3mila a 8mila entro due anni. Durante il conflitto di giugno, l’Iran ha lanciato oltre 500 missili contro Israele, e l’IDF ritiene di aver distrutto centinaia di missili negli attacchi e di aver impedito la produzione di altri 1.500 missili colpendo le fabbriche.


Negli ultimi mesi i militari israeliani ritengono che Teheran abbia investito sul ripristino delle capacità di produzione missilistica, producendo diverse decine di missili al mese fino a giungere a 2.500 ordigni. Un numero elevato che richiederebbe almeno il triplo di missili da difesa aerea con capacità anti-balistiche.


L’Iran del resto colpisce le basi americane nelle monarchie arabe del Golfo non solo perché obiettivi militari legittimi ma forse con l’intenzione di sollevare le popolazioni arabe, che detestano la politica di USA e Israele, e potrebbero forzare gli emiri a cacciare le basi USA che appaiono sempre di più come il braccio (più ricco e armato) di Israele.


Anche il dibattito accesosi tra Cipro e Gran Bretagna per due missili balistici iraniani definiti “vaganti” e potenzialmente diretti verso le basi britanniche nell’isola che fa parte della UE (anzi ne ha ora la presidenza semestrale) dovrebbe indurre a qualche riflessione su come la guerra scatenata dagli israelo-statunitensi possa minacciare direttamente Europa e UE.


In questa guerra il governo iraniano potrebbe infatti non essere l’unico a giocarsi tutto: USA e Israele rischiano non solo di non raggiungere gli obiettivi prefissati ma anche di perdere credibilità politica e militare (specie se l’Iran sarà in grado di infliggere dolorose perdite ai suoi nemici) facendosi odiare da gran parte del mondo.


In termini politici occorre infatti chiedersi in base a quale diritto la principale potenza nucleare del mondo (insieme alla Russia) e una potenza nucleare “di fatto” come Israele che non si è mai sottoposta alle ispezioni dell’agenzia dell’Onu per il nucleare (AIEA) possano arrogarsi il diritto di negare l’arricchimento dell’uranio e addirittura lo sviluppo di missili balistici e armi atomiche all’Iran.


Alla legge del più forte? Con tanti saluti al tanto sbandierato diritto internazionale, alla “pace giusta” e alla contrapposizione aggressore-aggredito tanto cara a politici e opinionisti di casa nostra.


Infine, dopo appena 48 ore di guerra è già evidente che la più importante lezione che emerge da questo conflitto è quella nordcoreana: se Teheran avesse le armi nucleari, come le ha Pyongyang, nessuno oserebbe più attaccarla.


di Gianandrea Gaiani


#TGP #Iran #Usa #Geopolitica


Fonte: https://www.analisidifesa.it/2026/03/e-tempo-di-liberarci-dei-liberatori/

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domenica 1 marzo 2026

Anna Schaffer

 


Anna Schaffer, nata in Germania a Mindelstetten, da giovane voleva diventare missionaria. A 19 anni subì però un tragico incidente di lavoro, ustionandosi le gambe con lisciva bollente, e rimase legata al letto fino alla morte. "Così il letto di dolore diventò per lei cella conventuale e la sofferenza costituì il suo servizio missionario. Durante i successivi venticinque anni di vita, la sua fonte di forza fu la S. Comunione quotidiana, "il sole della mia vita ", come la definiva Anna. Rafforzata dal Pane del Cielo, l'anima espiatrice riceveva nella sua cameretta migliaia di visitatori che cercavano consiglio e aiuto nelle loro varie pene. Contemporaneamente con le sue lettere consolò innumerevoli malati e sofferenti.


Vide le povere anime soffrire spaventosamente per la comprensione di tutto il male fatto e di non aver amato in pienezza il Signore.


Disse che la separazione dall'Infinito Bene per propria colpa è il massimo dei dolori di queste povere anime. Esse soffrono un lacerante fuoco di nostalgia verso l'Eterno Amore.


La Schaffer disse anche che in Purgatorio ci sono anime "dimenticate", perché si pensa che siano già in Cielo, e nessuno fa più, per loro, delle preghiere di suffragio. Purtroppo molti credono che il Purgatorio sia un semplice passaggio quasi indolore, ma la nostalgia di quel Dio intravisto nell'attimo del giudizio non può non far bruciare. 


Dio è santissimo e solo se l'anima è santissima può stare davanti a Lui. E poiché Dio è anche giustissimo, ogni debito deve essere pagato "fino all'ultimo centesimo" (Matteo 18,34).


Dalle 4 alle 6 del venerdì 19 aprile del 1918 Anna Schaffer sogna di trovarsi in chiesa: inginocchiata davanti all'altare maggiore, in adorazione di Gesù Eucaristia pregando a lungo. Improvvisamente s'illuminò tutto e vide il Cuore di Gesù avvolto in uno splendore indicibile, dal quale uscivano dei raggi di fuoco. Continuò a pregare per raccomandare a Gesù molte anime. Ogni volta che pregava per un'anima (sia conosciuta che sconosciuta), usciva dal Sacro Cuore un raggio che raggiungeva proprio quell'anima, che anch'ella in quel momento poteva vedere. Nel sogno pregava dicendo: "Gesù mio, misericordia!".


D'un tratto si trovò circondata da tante anime; sembravano tutte abbandonate e le dicevano: "Anche per me!" ed erano molte, talmente tante che non riusciva a vederle tutte e provò una grande angoscia e continuava a ripetere: "Gesù mio, misericordia!" Ogni volta usciva dal tabernacolo un torrente di luce che sembrava illuminare tutta la terra; poi si svegliò.


Un altro sogno è del 22 luglio 1918. Le sembrò di andare a far visita ad una donna molto ammalata. Questa le disse che dalla sua stanza doveva attraversare altre sei stanze e poi fermarsi a lungo nella settima. Lo fece. Attraversò sei stanze e, quando giunse alla settima, si trovò davanti ad una porta di vetro attraverso la quale vide che al di là c'erano molte persone. "Certamente -pensò- queste sono delle povere anime". Senza esitare, aprì la porta e gridò: "Mio Gesù, misericordia per tutte voi" e tutte la ringraziarono con molta riconoscenza. 


Tra queste una ragazza che cominciò a parlare. Sul suo capo e sulle sue guance c'era una luminosità viva e chiara. Le disse che da viva era appartenuta alla nobiltà e che stava ancora espiando i suoi peccati, particolarmente quelli della lingua e della vanità (era orgogliosa della sua bellezza). Poi le prese la mano destra e la tenne davanti alla sua bocca per farle sentire quale calore doveva sopportare per quei peccati: dai suoi denti ne usciva talmente che, nel sogno, la Schaffer credette si fossero bruciate anche le ossa della mano. 


Ebbe paura e continuò a recitare delle giaculatorie che, a detta della ragazza, apportavano alle anime un gran conforto e sollievo. Poi la ragazza la prese per mano e la condusse alla finestra e disse: "Vedi, qui fuori c'è il mondo, e il mondo cieco non pensa quanto duramente dovrà essere tutto espiato ". 


La ragazza si mise poi a scrivere su di un foglio, nel cui primo rigo si leggeva: "Ho bisogno di una Messa".


PREGHIERA ALLA MADRE DI DIO PER LE ANIME PIU' ABBANDONATE DEL PURGATORIO


O Maria, abbi pietà delle Anime che attendono nella sofferenza la purificazione dalle loro colpe e non hanno alcuno sulla terra che pensi e preghi per loro.


O buona Mamma di Gesù e Mamma nostra, ispira a molti cristiani caritatevoli il pensiero di pregare per loro, e cerca nel tuo Cuore materno i modi per sollevarli.


O Madre del perpetuo soccorso, abbi pietà delle Anime più abbandonate del Purgatorio. Misericordioso Gesù, dona loro il riposo eterno. Amen

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I prossimi saranno Trump e Netanyahu?

 


Scusatemi, davvero scusatemi tutti.


Perché io lo so benissimo che gli USA sono in Iran per potere, non per amore del prossimo.


Perché lo so che degli ultimi non frega un cazzo a nessuno, so che la libertà è un cielo di carta, so che le bombe volano solo perché in Medio Oriente c'è il petrolio.


Vi chiedo scusa mille volte, perché so perfettamente che tutto questo è colonialismo, che c'è dietro un progetto di espansionismo, che il diritto internazionale è stato calpestato. Di nuovo. 


Che le religioni sono scuse, che le minacce sono pretesti.


Vi chiedo scusa, davvero, vi chiedo scusa dal profondo del cuore perché oggi degli innocenti sono morti, perché sono state bombardate scuole.


Perché moriranno altri innocenti per la disgustosa fame dei potenti.


Io vi chiedo scusa, perché tutto questo lo so bene. Tutto questo è chiaro: non esistono "i buoni". È lampante.


Eppure Khamenei è morto.


Per tutte le donne da lui uccise.

Per tutti gli omosessuali condannati.

Per tutte le vite che ha spezzato.

Per tutti gli studenti avvelenati.

Per tutti gli innocenti fatti sparire.

Per tutti gli scienziati torturati.


Io proprio non riesco ad essere triste stasera.


Forse domani.


Ma stasera, sulla terra, c'è un diavolo in meno.

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