SI PUO' SOPRAVVIVERE ALLA MORTE DI UN FIGLIO? NON CI E' RIUSCITA WENDY DUFFY, 56ENNE INGLESE CHE HA DECISO DI RICORRERE AL SUICIDIO ASSISTITO IN SVIZZERA DOPO IL TRAGICO DECESSO DI SUO FIGLIO DI 23 ANNI - LA DONNA GODEVA DI OTTIMA SALUTE FISICA MA AVEVA IL CUORE E LA MENTE A PEZZI DOPO AVER VISSUTO UNA TALE SCIAGURA: È SPROFONDATA NELLA DEPRESSIONE DA CUI NON RIUSCIVA A TORNARE INDIETRO - WENDY DUFFY AVEVA GIA' TENTATO DI SUICIDARSI CON UNA OVERDOSE DI FARMACI MA, ALLA FINE, HA DECISO DI TOGLIERSI LA VITA IN UN CLINICA ELVETICA: "HO AVVERTITO I MIEI PARENTI E GLI AMICI. HO SISTEMATO CASA E SCELTO ANCHE LA CANZONE DI SOTTOFONDO QUANDO MORIRÒ..." - LA SUA STORIA HA RIACCESO IL DIBATTITO SUL SUICIDIO ASSISTITO E FIN DOVE SIA LEGITTIMO RICORRERVI...
Estratto dell'articolo di Antonello Guerrera per "la Repubblica"
La storia di Wendy Duffy è un pugno nello stomaco, una tragedia personale, una decisione brutale e che per alcuni doveva rimanere privata. Eppure questa donna inglese di 56 anni vuole condividere il suo terribile dramma, “per riaprire il dibattito sul suicidio assistito in Inghilterra”, il cui disegno di legge è bloccato al Parlamento di Westminster.
Wendy non è malata terminale. È in ottima forma, amata da amici e parenti. Eppure, ha deciso di suicidarsi in Svizzera. Morirà nella giornata di domani, “perché oramai non vivo, esisto”. Wendy si riferisce al devastante decesso di suo figlio Marcus, nel 2021, a soli 23 anni: Marcus torna a casa ubriaco, si fa un panino al formaggio.
Ma si addormenta sul divano mentre lo mangia, un pezzo rimane incastrato nella trachea e quasi soffoca. Sua madre, dal piano di sopra, se ne accorge solo dieci minuti dopo. Marcus è violaceo. Viene portato in ospedale ma è gravissimo: morte cerebrale. Le macchine vengono staccate cinque giorni dopo.
Da quel momento, anche Wendy è “morta dentro”, confessa lei, “ormai non mi interessa più nulla”. La donna era finalmente rimasta incinta di Marcus dopo dieci anni di tentativi. Il padre del ragazzo li ha abbandonati qualche anno dopo: “Essere madre era tutto quello che volevo nella mia vita”. Wendy ha cercato di suicidarsi con un’overdose di farmaci in Inghilterra, nelle West Midlands dove vive, senza successo.
“Ho pensato a un gesto clamoroso, ma poi ho mi son detto che non volevo creare casini ai miei parenti”. Alla fine, nel 2023, a Wendy capita di vedere un programma in tv del suicidio assistito di un altro britannico, Alastair Hamilton, di 46 anni, sempre in Svizzera, e si convince.
Paga 10mila sterline alla clinica svizzera Pegasus, che ha regole meno stringenti di altre elvetiche che accettano soltanto malati terminali e che alla fine approva la richiesta. Aspetto che i suoi due cani muoiano e avvia il processo per la sua “morte dignitosa”, come dice lei: “Ho avvertito i miei parenti, le mie quattro sorelle, i miei due fratelli e gli amici.
Ho sistemato casa e scelto anche la canzone di sottofondo quando morirò, ossia Die With A Smile cantata da Lady Gaga e Bruno Mars”, racconta al Daily Mail, “perché avrò proprio un sorriso quando me ne andrò per sempre. È la mia scelta. È la mia vita”. Come quella del fondatore del Manifesto, Lucio Magri, nel 2011 spirato volontariamente in Svizzera dopo la depressione per la scomparsa prematura della moglie Mara, sconfitta da un tumore. Un trauma mai superato. [...]
Le ceneri torneranno alla famiglia, e il dibattito nel Regno Unito sul suicidio assistito è già ripartito, con la legge della laburista Kim Leadbeater, sorella della deputata Jo Cox uccisa da un estremista di destra poco prima del referendum Brexit. [...]


























