Grognards
sabato 10 ottobre 2026
Doveva essere coperta di merda
È arrivata al Parlamento europeo lunedì mattina, coperta da un telo arancione.
Martedì pomeriggio, a Strasburgo, è stata svelata: una statua dorata di Donald Trump, nudo, alta circa 2,6 metri e ricoperta di foglia d’oro a 23 carati. L’opera dell’artista danese Jens Galschiøt si intitola «The Orange Plague» (anche «King of Injustice») e raffigura il presidente degli Stati Uniti seduto sulle spalle di un uomo molto più piccolo, con una lunga mazza da golf in mano.
Accanto alla scultura c’è un messaggio in prima persona dello stesso «King of Injustice»: «Sono seduto sulla schiena di un uomo. Sta sprofondando sotto il mio peso. Farò qualsiasi cosa per aiutarlo. Tranne scendere dalla sua schiena».
La mostra è organizzata dall’eurodeputato danese Per Clausen, del gruppo della Sinistra, che afferma che le persone non possono vivere nella paura o autocensurarsi. Secondo lui, chi è così sensibile da non riuscire a sopportare che quest’opera sia esposta al Parlamento europeo non ha motivo di stare sulla scena mondiale.
La statua è già stata esposta alla COP30 in Brasile e a Monaco, e resterà esposta fino a giovedì. Arte che mette deliberatamente a disagio le persone o una provocazione inutile?
Che Guevara
il 9 ottobre di 59 anni fa hanno ammazzato Ernesto Che Guevara.
Una specie di rockstar della quale troppi non conoscono nemmeno una canzone.
Antesignano di tutte le vittime di fake news, della costruzione di un mito osannato e demolito.
Mostrificato. Mercificato. Odiato. Amato a dismisura, al limite (o ben oltre) il fanatismo.
Là fuori il “pensiero unico” che tutto o quasi decide nelle nostre vite è ancora dominante. Ragionare di trasformazione dell’esistente, di rivoluzione, immaginare un altro mondo è ancora e sempre più difficile. Riuscite a immaginare un talk in cui si discute di imperialismo, potere, oppressione, rivolta, rivoluzione? Impossibile. Eppure l’interesse c’è, ed è altissimo.
È un interesse che non trova spazio nei talk e nemmeno più tra le riviste, dove domina incontrastata un’opinione pubblica costretta tra i confini della polemica del giorno, sempre più simile a una partita da vincere, costi quel che costi, entro i 90 minuti di gioco. È un cibo che scarseggia, ma di cui c’è ancora fame.
Nel vuoto pneumatico del pensiero usa e getta, che erge nuovi miti (usa e getta anche quelli), torno a scrivere del Che.
Dieci anni fa ho pubblicato un libro su Ernesto Guevara,
ora, la seconda edizione è pronta.
A prestissimo.





