Grognards
sabato 18 aprile 2026
Anche Mamdani piscia in faccia a Trump
Lo aveva promesso. Lo ha fatto.
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato che tasserà le seconde case di lusso dei cittadini che non vivono stabilmente in città.
Parliamo non di ricchi ma di super-ricchi e di proprietà che superano i 5 milioni di euro, dopando il mercato immobiliare, facendo gonfiare i prezzi, senza restituire nulla alla città.
Eppure tanto è bastato per scatenare l’ira funesta di gente che a malapena arriva a fine mese, ma che non vede l’ora di difendere chi accumula capitali, immobili, proprietà, spesso senza alcun merito, ma per mera eredità.
E sapete chi ha certificato in modo definitivo la bontà di questa misura?
Donald Trump in persona, che ha tuonato: “È tutto sbagliato”.
Mamdani sta solo facendo quello per cui in milioni lo hanno votato: restituire la città ai newyorkesi e ristabilire un minimo di equità sociale, ma anche una Manhattan finalmente a misura d’uomo, in cui si può anche vivere.
Si comincia anche da qui.
E no. Non significa essere “pericolosi comunisti”.
È semplicemente progresso.
Lorenzo Tosa
La sinistra alla riscossa
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha appena lanciato il più grande raduno della sinistra mondiale della Storia recente.
Una sorta di Internazionale progressista che si terrà in questi giorni a Barcellona e ospiterà tutti i più grandi leader socialisti mondiali, dal Presidente della Colombia Gustavo Petro a quello brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, dal Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa alla Presidente messicana Claudia Sheinbaum.
E ci sarà, per l’Italia, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ovvero colei la famiglia socialista riconosce come una delle figure più credibili e di maggior prestigio in Europa.
Qualcosa più di un attestato di stima.
Una consacrazione.
La dimostrazione della stima di cui gode Elly Schlein a livello europeo e mondiale, in barba a chi in Italia la attacca e la infanga quotidianamente, spesso senza alcun argomento.
Da Barcellona nascerà il primo vero manifesto progressista di un’Europa alternativa a Trump e che superi la vecchia - e ormai arrugginita - alleanza con gli Stati Uniti.
Mentre noi siamo ancora qui a discutere dei rapporti tra Meloni e Trump, c’è chi sta già preparando un futuro (e anche un presente) senza Trump.
Di cui Pedro Sánchez non può che essere il leader e il riferimento naturale.
E in cui, grazie a Elly Schlein, finalmente l’Italia toccherà palla e potrà giocare in prospettiva un ruolo da protagonista, dopo anni di sberle, figuracce internazionali, servi e cheerleader vari ed eventuali.
Lorenzo Tosa
La Schlein candidato premier mi lascia perplesso
Ah, ancora una cosa. Ma fondamentale.
Ieri ho difeso Silvia Salis dai terrificanti insulti volgari e sessisti che le sono stati rivolti, mascherati da critiche politiche.
Perché c’è un limite anche a quanto si possa mistificare la realtà.
Ma questo non significa che oggi Salis sia o debba essere la candidata premier del centro-sinistra contro Giorgia Meloni.
Anzi, resto convinto che:
Primo. Il peggio che si possa fare oggi al centro-sinistra, campo largo o progressista - chiamatelo come volete - sia mettere contro due donne brave, serie, capaci e preparate, e il tutto con l’unico scopo di indebolirle, separarle e delegittimarle, a tutto vantaggio di chi? Di Conte? Di Fratoianni? No. Sempre e comunque della destra e di Giorgia Meloni. In questo siamo bravissimi, al solito…
E, punto secondo, una leader, il centro-sinistra, ce l’ha già in casa, da anni, anche se molti “non l’hanno vista arrivare” o continuano a fingere di non vederla.
Di nome fa Elly e di cognome Schlein. Una giovane donna di 40 anni che arriva da lontano e che davvero ha fatto la gavetta, che si è costruita da sola, un pezzo alla volta, che ha retto letteralmente per anni la sinistra in Europa facendo una battaglia puntuale, argomentata, coraggiosa sulle oscene politiche migratorie della destra italiana ed europea e mettendo a nudo l’ipocrisia di Matteo Salvini, uno che bloccava i barconi dei disperati da ministro dell’Interno, ma nessuno l’ha mai visto in Europa nelle 22 riunioni in cui si decidevano le politiche migratorie dell’Ue.
Una, per intenderci, che quando si è trattato di decidere da che parte stare, nel 2015 ha scelto di lasciare casa sua, il Partito Democratico, ai tempi del renzismo dilagante, per rientrarci dalla porta principale otto anni dopo, forte della spinta democratica di centinaia di migliaia di elettori alle Primarie.
Elly Schlein è anche la donna che ha preso un partito semi-moribondo, agonizzante, lacerato dalle divisioni, e in appena tre anni lo ha portato da essere il terzo partito con il 15% all’attuale 23% e ad essere sistematicamente primo partito praticamente nel 98% delle elezioni che si sono svolte da quando è segretaria del Pd, persino sopra - nei voti reali - al partito di Giorgia Meloni.
Questi sono i fatti.
Ma non solo.
Elly Schlein - piaccia o meno - è oggi l’unica vera e seria interlocutrice progressista riconosciuta in Europa, e in questi giorni sarà fianco a fianco con Sánchez, Lula, Petro, Costa e tutti i grandi leader socialisti a livello mondiale.
Ha promesso che avrebbe riportato il Partito democratico a casa, cioè a sinistra, e lo ha fatto in tutte le battaglie che ha portato avanti in questi tre anni: dal lavoro al salario minimo, dalla sanità pubblica a Gaza, dal welfare al congedo parentale, dai diritti civili a quelli sociali, alla politica estera, sino alla bandiera dell’antifascismo da sventolare finalmente con orgoglio.
È stata una delle più credibili oppositrici dell’oscena riforma della Giustizia, sfidando - e demolendo una a una - tutta la propaganda e le fake news di Meloni sui giudici e sulla magistratura.
E se abbiamo respinto l’assalto alla Costituzione lo dobbiamo in buona parte anche a lei.
E in tutto ciò ha dimostrato di avere una statura politica istituzionale che in molti neanche sospettavano, e che oggi la vede primeggiare a sorpresa - ma neanche troppo - nei sondaggi delle Primarie con il 40% e oltre in tutti gli scenari possibili e con tutti i metodi di voto.
Alla faccia di chi malignava che non si capiva quello che diceva o che non aveva abbastanza carisma per fare la Presidente del Consiglio.
La verità è che Silvia Salis sta facendo benissimo a Genova e le auguro di andare avanti ancora per anni - lo faccia per noi genovesi.
E che la sinistra una leader ce l’ha già in casa.
E fa molto più paura - a destra (e non solo) - di quanti molti siano disposti ad ammettere.
Teniamocela stretta.
Lorenzo Tosa
Ciaone leghisti
Doveva essere il grande raduno dei "patrioti” europei sulla “Remigrazione” con Salvini e Bardella sul palco.
È finita così, con un flop totale: circa 2.000 persone - ad essere generosi - si sono date appuntamento in piazza Duomo a Milano senza riuscire neppure a riempire un ventesimo della piazza.
Non si contano neanche più le defezioni, tra cui quella di Vannacci, l’assenza di ogni leader degno di questo nome, ma soprattutto la mancanza della cosa principale di un raduno: la gente.
C’era molta, ma molta più gente nei tre cortei antifascisti contro la manifestazione che nel raduno dei sedicenti “patrioti”.
Questa è un’immagine desolante, ma anche molto incoraggiante.
La fotografia (impietosa) dell’estrema destra europea dopo Orbán e della Lega di Salvini.
Con tanti saluti e baci da Budapest.
👋 👋👋
Lorenzo Tosa
L'invidia dei patrioti contro questo uomo è palese!
Ma esattamente, quelli che non hanno un euro neanche a pregare e insultano il sindaco di New York Mamdani, perché realizza supermercati municipali ha e tassa i super ricchi, che problemi hanno?
Il livello di ignoranza, cattiveria e deficienza ha davvero raggiunto livelli fuori scala. Il mondo è pieno di elettori così irrecuperabili da votare i loro carnefici e votare pure chi gli rende definitiva l’ipotesi di ghigliottina. Tutta benzina per i partiti più impresentabili e illiberali di tutto il mondo. Italia compresa.
Che pena. E che deficienza.
Andrea Scanzi






