È MORTO ALL'ETÀ DI 91 ANNI GINO PAOLI! "VOGLIO ESSERE RICORDATO CON LA MIA UMANITÀ, SENZA ESSERE MITIZZATO. DESCRIVESSERO LA TESTA DI CAZZO CHE SONO STATO” - “IL CIELO IN UNA STANZA”? ERA LA STANZA DI UN BORDELLO. EBBI UN AMORETTO CON UNA PUTTANA. E IL MOMENTO IN CUI SUONA L’ARMONICA È QUELLO DELL’ORGASMO” - LO SPARO AL CUORE
(“AVEVO TUTTO, IL SUCCESSO, LE DONNE, E NON SENTIVO PIÙ NULLA. VOLEVO
VEDERE COSA C’ERA DALL’ALTRA PARTE”), LA MORTE DEL FIGLIO GIOVANNI CHE
“NON HO ANCORA SUPERATO”, LO STILE DI VITA PIÙ MALSANO POSSIBILE, "FUMANDO PER DECENNI DUE PACCHETTI DI SIGARETTE E BEVENDO UNA BOTTIGLIA DI WHISKY AL GIORNO” – “SONO RIMASTO CATTOLICO RISPETTO ALLA SCOPATA. PERCHÉ LA SCOPATA SENZA IL CATTOLICESIMO NON È COSÌ GUSTOSA. SE NON È PECCAMINOSA NON TI DIVERTI MICA TANTO” (STEFANIA SANDRELLI RACCONTO’ DI UNA SVELTINA “IN CIMA ALLA BASILICA SAN PIETRO, SULLA SCALA VERSO LA CUPOLA: “NEL SESSO GINO MI HA SVEZZATA, ANCHE LUI ERA MOLTO ESUBERANTE”) - LA
POLEMICA CON LE CANTANTI CHE MOSTRANO IL CULO E CON ELODIE: "NON SAPEVO
CHI FOSSE. POI MIA MOGLIE MI HA MOSTRATO UNA SUA FOTO. È UNA BELLA
DONNA”
QUEL VECCHIO TRIVELLONE DI GINO PAOLI APRE IL BAULE DEI RICORDI IN UNA INTERVISTA CON ALDO CAZZULLO
https://www.dagospia.com/media-tv/gino-paoli-polemica-elodie-cielo-in-stanza-la-morte-figlio-lo-sparo-442470
GINO PAOLI 1
MUSICA: E' MORTO GINO PAOLI
(Adnkronos) - Lutto nel mondo della
musica italiana: è morto all'età di 91 anni Gino Paoli. ''Questa
notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi
cari'', dichiara la famiglia Paoli in una nota in cui chiede la massima
riservatezza.
Paoli, nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, era
considerato uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana:
nella sua carriera ultrasessantennale ha scritto e interpretato brani di
grande popolarità, da Il cielo in una stanza a La gatta, da Che cosa
c'è a Senza fine, da Sapore di sale a Una lunga storia d'amore, fino a
Quattro amici con cui vinse il Festivalbar 1991. PAOLI ha partecipato
inoltre a cinque edizioni del Festival di Sanremo.
BIOGRAFIA DI GINO PAOLI
Da www.cinquantamila.it – la storia raccontata da Giorgio Dell’Arti – aggiornata nel 2020
Gino Paoli, nato a Monfalcone, in provincia di Gorizia, il 23 settembre 1934 (86 anni)
• «Padre autorevole della canzone d’autore» (Paolo Giordano, Il Giornale 12/05/2014)
ORNELLA VANONI E GINO PAOLI
• Autore di brani popolarissimi come: Il cielo in una
stanza (1960), La gatta (1960), Senza fine (1961), Sapore di sale
(1963) e, a trent’anni di distanza dal suo debutto, Quattro amici,
canzone con cui vinse il Festivalbar nel 1991
• Trentaquattro album pubblicati. Milioni di dischi
venduti. È stato paroliere, tra gli altri, di Claudio Villa, Umberto
Bindi, Luigi Tenco, Franco Battiato, Marco Masini, Zucchero. Ha
partecipato a sette edizioni del Festival di Sanremo
• «Occhiali scuri e quadrati, capelli corti pettinati
avaramente all’indietro, nessuna condiscendenza verso il pubblico,
nessun sorriso, nessuna moina, come gl’imponeva quel suo stile asciutto,
tirato via da certe reminiscenze dell’esistenzialismo di Sartre»
(Marinella Venegoni)
gino paoli
• «L’Ungaretti della canzone italiana» (Gianni Borgna)
• «Era affetto da timor panico, aveva accettato di
salire sul palco solo per debiti. La sua corda interna era quella della
poesia, non amava la propria voce» (Fabrizio De André)
• «Paoli l’esistenzialista di Pegli, Paoli il probo,
Paoli l’ex deputato del Pci, Paoli che ha sempre vissuto dalla parte
giusta della storia» (Aldo Grasso)
• «Quello con Gino è un legame che non si è mai sciolto» (Ornella Vanoni)
• «Con Gino Paoli mi sono tolta tutti i grilli che
potevo avere per la testa. La nostra è stata una grande passione»
(Stefania Sandrelli)
GINO PAOLI STEFANIA SANDRELLI
• «È un contaballe mostruoso, come Dalla» (Paolo
Villaggio) • Ha detto: «Iniziai nel 1959 senza convinzione con una
piccola canzone, La gatta, che uscì in 80 copie, funzionò grazie ai juke
box.
Me ne accorsi quando la canticchiò il postino in bici
sotto la mia soffitta. Sassi la bocciarono perché era filosofica. Su Il
cielo in una stanza mi dissero che dovevo cambiar mestiere. Per fortuna
la cantò Mina» (a Simona Orlando, Il Messaggero, 10/5/2019).
Titoli di testa
«Continuo a pensare che uno spettacolo sia un coito cosmogonico. Io me li faccio e loro si fanno me».
Vita
GINO PAOLI TENTATO SUICIDIO
Anche suo nonno si chiama Gino. Toscano di Piombino,
ha iniziato a lavorare a cinque anni, poi è andato giovanissimo in una
ferriera. «Era il piegatore degli alti forni, quello che prende il magma
fuso, lo passa nei rulli e fa la latta».
Analfabeta, anarchico, rissoso, ha imparato a leggere
e scrivere dai giornali quando aveva cinquant’anni. «Era una persona
incredibile, aveva le mani cotte dal calore, che con lo spillo non
riuscivi a bucarle. Ha pianto una sola volta in vita sua, quando sono
nato. Perché mi sarei chiamato Gino Paoli, come lui»
ornella vanoni e gino paoli
• Il padre, Aldo, comandante di macchina sulle navi
militari, dopo esser passato per l’Accademia navale di Livorno, è
arrivato ai cantieri di Monfalcone come ingegnere navale. «Era di
un’onestà assoluta, insieme contadina e militare.
Io sono onesto perché era il tic di mio padre, non
solo per mia convinzione. Sono onesto perché mio padre era talmente
onesto che mi ha imposto il senso del dovere e l’onestà come
comandamenti laici. Una rottura di coglioni mostruosa. Però ce l’ho
addosso e non c’è niente da fare»
GINO PAOLI E PAOLA PENZO
• La madre, Caterina Rossi, donna molto religiosa, famiglia benestante di origine giuliana
• «Io sono nato nel 1934 e ho vissuto i primi mesi
Monfalcone, poi ci siamo trasferiti a Genova. Dieci anni dopo, parte
della famiglia di mia madre morì infoibata. I miei parenti non erano
militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia
all’italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi
Trieste e Monfalcone»
• «Cosa ricordi della guerra? “I morti. A Recco.
Tremila morti. Eravamo sfollati sopra Recco, a San Lorenzo della Costa.
Gli americani buttavano giù tutti i ponti perché così i tedeschi non
potevano rifornire il fronte che era a Cassino. Vennero di notte, alle
due, bombardarono Recco e praticamente la distrussero.
GINO PAOLI CON LA GATTA CIACOLA
La gente dormiva e quindi li hanno ammazzati tutti.
E, paradosso, non buttarono giù il ponte. Era lesionato, ma ancora su.
Il giorno dopo mio padre disse: “Torniamo a Pegli”. Salimmo su un treno
che arrivò da una parte del ponte. Siccome non reggeva il carico, ci
fecero scendere tutti per camminare fino all’altra sponda. Noi
camminammo sui morti. Sui tremila morti di Recco. Avevo otto anni. Li ho
negli occhi”» (Walter Veltroni, 7, 10/5/2019)
• Gino, da bambino, è biondo e i soldati tedeschi gli
dicono che assomiglia ai loro figli. «Mi facevano i complimenti. Ci fu
un episodio strano: ammazzarono un fascista giù nella strada e uno di
questi tedeschi che mi diceva sempre che ero come il figlio, venne a
casa perché doveva fucilare dieci persone per rappresaglia. Mia madre,
che sapeva il tedesco, cominciò a parlare e a un certo punto questo se
ne è andato»
AMANDA SANDRELLI GINO PAOLI STEFANIA SANDRELLI 1
• Gino scopre la musica proprio quando la guerra
finisce. «Davanti casa a Pegli c’erano i carrarmati americani, da loro
sentii la tromba di Louis Armstrong. Avevo l’orto di guerra e scambiavo
pomodori con dischi. Volevano darmi la cioccolata, preferii Billie
Holiday» (a Simona Orlando, Il Messaggero, 10/5/2019)
• Paoli non ha mai sentito niente del genere. Fino ad
allora quelle canzoni erano proibite. «C’era l’autarchia, anche
musicale. Così scoprimmo la musica dei liberatori. Poi i cantanti
francesi e soprattutto la poesia, la letteratura, Sartre, Simone de
Beauvoir, Apollinaire....
lucio dalla gino paoli
Noi eravamo affamati di queste cose, in Italia non
c’era niente, c’era solo quello che passava il regime. Steinbeck,
Hemingway, Melville. Io li ho letti tutti a tredici quattordici anni.
Suonavo la batteria, facevamo i gruppetti come tutti i ragazzi»
(Veltroni)
• Suo padre lo vorrebbe ingegnere, ma Gino, a
differenza del fratello Guido, che diventerà un fisico, non è portato
per gli studi. Così, quando ha diciotto anni, firma un contratto da
grafico e va a vivere da solo, portandosi dietro soltanto tre dei suoi
amati libri. «I libri hanno dentro un po’ della tua anima; lo spazzolino
da denti te lo puoi comprare dovunque, l’anima no»
gino paoli fumatore
• Va a stare con la sua ragazza in un villaggio di
pescatori, a Genova. «Vivevo da bohémien, senza una lira. Ma quando hai
poco, lo dividi con tutti»
• Fa amicizia con un gruppo di ragazzi con i suoi
stessi interessi. Sono Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Joe
Sentieri e un certo Fabrizio De André
• «Nessuno pensava di fare il cantautore. Dai cantautori francesi capimmo che la canzone poteva esprimere inquietudine»
• Nelle canzoni, teorizzano, bisogna usare il
linguaggio di tutti. «Allora c’erano tanti stereotipi, troppi, partendo
dal presupposto che la parola dovesse essere poetica o ispirata. No, la
poesia è un flash emozionale, è quello che non si dice, che sta dietro
alla parola» (Giordano)
• Nel suo gruppo di amici ci sono anche due fratelli,
Gian Piero e Gian Franco Reverberi, musicisti professionisti, che nel
1959 riescono a procurargli un’audizione a Milano
• All’inizio lui si limita a suonare la batteria.
«Comincio a registrare dei dischi con canzoni che scriveva Tengo con
Franco Franchi, che era un cantante. Ne faccio tre o quattro e poi un
giorno torno a casa e provo io a scriverne una. Mai fatto prima. Così ho
scritto La gatta...».
La canzone ha successo, certo, durante l’estate la
suonano in tutti i jukebox, ma niente in confronto a quando Mina, l’anno
dopo, decide di interpretare la sua Il cielo in una stanza
fabrizio de andrè beppe grillo gino paoli sullo sfondo antonio ricci
• «Volevo descrivere l’attimo in cui sei a letto con
una donna, hai appena fatto l’amore, e nell’aria percepisci una sorta di
magia, che non sai da dove arrivi e che svanisce subito. In quel
momento capisci che non sei nessuno, ma nella tua anima c’è tutto il
mondo. Naturalmente non potevo mettere nel testo il punto centrale della
storia – l’atto sessuale. E presi a girarci intorno, raccontando dei
rumori della strada, le pareti... un itinerario a spirali, dove
trionfava il non detto»
gino paoli fumatore
• L’armonica citata nella canzone, racconta, è stata
ispirata da quella suonata al matrimonio di suo nonno Gino, l’anarchico,
che in tarda età si era fatto convincere a recarsi all’altare: «Quella
canzone è la celebrazione di un rito, di un officio, di qualcosa di
sacro come è fare l’amore. Il riferimento all’armonica ci stava bene»
• «Il cielo in una stanza è, come si dice, un atto
di omaggio nei confronti di una prostituta della quale ti eri
innamorato? O è una leggenda? “In parte sì. C’era una che mi piaceva
molto, nel casino qui a Genova. E andavo a trovarla. È dedicata
all’orgasmo, quella canzone”
gino paoli fumatore 4
Nessuno lo aveva capito? “L’orgasmo è qualche cosa di
incomprensibile per gli esseri umani. È qualcosa che non ha niente a
che fare con l’umano. È inutile che ci giriamo intorno. È un atto
mistico, l’orgasmo. Tu ti senti proiettato nello spazio, nel tempo e
nello stesso tempo ti senti niente, ti senti zero, non ci sei più. C’è
qualcosa di inspiegabile nell’orgasmo. Infatti io non l’ho spiegato, ho
cercato di ricreare una emozione che lo richiamasse. In genere le cose
che voglio dire sono nel non detto, mai nel detto. Come una spirale che
ti porta nel centro delle cose. È un po’ la lezione di Prévert che,
tutto quello che scrive, lo fa così. Anche Apollinaire usava le parole
come fossero una forma”
[…] L’hai più risentita? “No. Allora le prostitute
dei casini facevano quindici giorni o un mese. Poi sparivano e andavano
chissà dove...”.
Ma quando sei diventato famoso non ti ha cercato?
“No”. Quindi anche grande dignità... “Sì”. Avrebbe potuto rivendicare.
Oggi sarebbe al Grande fratello... “No, no. Era un trappolo: piccola con
i capelli neri, un’aria un po’ orientale. Gentile, buona”» (Veltroni)
• «Estate 1963: Sapore di sale è in classifica e lei
tenta il suicidio. Perché? “Né depressione né disperazione. Volevo
vedere cosa c’era dall’altra parte. A 29 anni avevo tutto, pensavo di
aver visto tutto. Lo feci con precisione, non mi riuscì, decisi: mi
tocca vivere. Avrei perso la vita straordinaria che è seguita”»
(Orlando)
• «Ti ricordi quel giorno tu o no? “Sì”. Lo ricordi
lucidamente? “Sì, la mia ex moglie era andata a stare da un amico
dall’altra parte di Genova. Io ero solo in casa. Ho preso un paio di
pistole, le ho provate per vedere quale sparava più lontano. Le provai
in un vocabolario. Sparai per vedere quanto era penetrante il colpo.
C’era questa Derringer che aveva una canna piuttosto
lunga quindi era più sostenuta. Poi misi un po’ di pillole sul comò e
cominciai a prendere le pillole, ma era una rottura di coglioni
mostruosa.
Pensai, mi butto dalla finestra. Ma poi se mi vede
mia madre tutto spiaccicato non è il caso, povera donna. Ad un certo
punto ho pensato: mi sparo, vediamo. L’ho fatto. Come se mi avessero
tirato un masso enorme addosso. Poi ho perso conoscenza. Mi sono
svegliato in ospedale con il prete che mi dava l’estrema unzione e l’ho
mandato a fare in culo”» (Veltroni).
Amore
gino paoli fumatore 2
Sposato con Paola Penzo, dalla quale ha avuto i figli
Nicolò (1981) e Tommaso (1992). Il primogenito Giovanni (1964,
giornalista) è nato dal primo matrimonio con Anna Maria Fabbri. Nello
stesso periodo una relazione che fece scandalo con Stefania Sandrelli
(«Mi venne un colpo quando, dopo, mi confessò che aveva appena sedici
anni») da cui è nata Amanda (1964). Un’altra con Ornella Vanoni, per la
quale scrisse alcune delle sue canzoni d’amore più famose (Senza fine,
Che cosa c’è ecc.): insieme pubblicarono poi il libro Noi due, una lunga
storia (Mondadori 2004).
Lui: «Ornella mi attirava soprattutto come donna, ma è
difficile scindere, in una come lei, la donna dall’artista: le due
facce sono molto simili». Lei si disse dispiaciuta di non aver avuto un
figlio insieme: «Una tenera curiosità mi è rimasta dentro: come sarebbe
stato il pargolo di una donna dalle mani senza fine e di un uomo che
vede il cielo in una stanza?»
• Con Mina «solo amicizia. Anzi, in un primo momento
andavamo d’amore e d’accordo, poi ci accapigliavamo. Niente sesso. Anche
se non mi sarebbe dispiaciuto. A quel tempo era una grande gnocca» (a
Stefano Manucci)
• «Però le donne che hai avuto sono state tutte donne
di qualità… “Assolutamente sì” Tu hai tre fedi alla mano sinistra per
quello? “Sì”» (Veltroni)
• «Se amo una donna, è per tutta la vita: le ragioni
per cui l’ho amata sussistono, la bellezza permane. Perché smettere solo
perché non si va più a letto insieme?».
gino paoli fumatore 1
Politica «Le mie prime manifestazioni furono quelle contro Scelba»
• Nel 1987 il Partito comunista gli chiese di
candidarsi tra gli indipendenti di sinistra. «Mi convinsero Occhetto,
D’Alema e Angius. Mi dissero che bisognava mobilitare tutte le energie
migliori per cambiare questo Paese. E io, ingenuo, accettai»
• Prima del voto, i suoi amici genovesi, Antonio
Ricci, Renzo Piano, Beppe Grillo e Arnaldo Bagnasco cercarono di farlo
desistere. «Convocarono una cena per farmi cambiare idea. Piano disse:
“Tu fai già politica con le tue canzoni, lascia perdere”. Non cambiai
idea e fui eletto nel collegio di Napoli» (a Paolo Giordano, Il Giornale
12/05/2014)
• In Parlamento fino al 1992
• Poi divenne assessore comunale alla Cultura ad
Arenzano: «Altro errore. Mi ci portò mio cognato. Capii subito che si
riproducevano gli stessi meccanismi della politica nazionale. Ricordo
che nel 1992, con Enzo Majorca mi sono immerso per esplorare la nave
Haven, una superpetroliera che era affondata al largo di Arenzano. Era
ancora piena di nafta, petrolio nero dell’Iran. Denunciammo tutto. Il
Comune di Arenzano mi accusò di voler rovinare l’immagine del paese...
Li mandai a cagare».
amadeus gino paoli morandi
Religione «Cristiano lo sono, ma cattolico no»
• «Sono rimasto cattolico rispetto alla scopata.
Perché la scopata senza il cattolicesimo non è così gustosa. Se non è
peccaminosa non ti diverti mica tanto» (Gino Paoli).
Grane Già presidente della Siae, polemizzò con gli
occupanti del teatro Valle, a Roma, perché ovviamente non pagavano i
diritti d’autore
• Il 20 febbraio 2015 la Procura di Genova aprì un’indagine su di lui per evasione fiscale
amadeus gino paoli morandi
• I pm, al lavoro sul caso Carige, avevano messo
microspie in vari posti, beccarono il suo commercialista e la storia
saltò fuori così. Paoli fu accusato di aver incassato due milioni di
euro in nero, anche per aver cantato ad alcune Feste dell’Unità e di
averli depositati in Svizzera per nasconderne all’erario 800 mila
• Da alcune intercettazioni telefoniche. Paoli: «Non
voglio che si sappia che ho portato soldi all’estero». Poi la moglie:
«Bisogna nascondere bene le carte in un posto sicuro». Paoli: «Io sono
un personaggio pubblico, non posso rischiare questo. Ho un’immagine da
difendere. Non voglio che si sappia che ho portato soldi all’estero, li
voglio riportare in Italia». Poi il commercialista Andrea Vallebuona:
«Vedremo di trovare un modo» • Su Facebook scrissero: «Il cielo in un
caveau»
gino paoli e la moglie
• Nell’aprile 2016 Paoli iniziò a trattare con
l’Agenzia delle Entrare, con l’intenzione di mettersi in regola. A
luglio la procura chiese l’archiviazione. « Paoli, travolto dalla
vicenda, annullò qualche concerto, si dimise dalla Siae, incassò la
difesa dell’amico Beppe Grillo […] ed iniziò a pensare a come uscirne.
Il cantautore spiegò che alla festa dell’Unità così fan tutti, “è un
sistema diffuso”, e precisò che non era lui a gestire “in prima persona”
le quisquiglie finanziarie. Dimostrò poi di aver effettuato parecchie
operazioni sul conto elvetico ben prima del 2008: impossibile, dunque,
fissare proprio in quell’anno la “dichiarazione infedele”. E il 2008 è
il termine ultimo affinché non intervenga il non luogo a procedere, la
prescrizione chiesta dal pm e che a breve, con certezza quasi assoluta,
verrà cristallizzata» (Andrea Tempestini, Libero, 1/8/2016).
Vizi
ornella vanoni e gino paoli
Buona forchetta. «Anni fa eravamo un gruppo di amici:
i fratelli Reverberi, Giacomo Assandri… In alcune serate decidevamo di
partire per spedizioni gastronomiche e, sulla Serravalle, esisteva un
posto dove si cenava a prezzo fisso. Una volta, a metà del pasto, il
ristoratore ci disse: “Ragazzi voi mi rovinate!”. C’erano dei mangiatori
che facevano paura!»
• «Sono stato un grande bevitore per 20 anni. Poi ho
avuto la fortuna di riuscire a smettere, mentre mio fratello non ha
smesso ed è morto»
• Continua a fumare.
Curiosità
È alto 1 metro e 80 e pesa 84 chili
• Era il cantante preferito di Emanuela Orlandi
• Ha una casa sulla collina di Nervi, a Genova, e un
podere a Campiglia Marittima, in Maremma, dove già il nonno e il
bisnonno coltivavano olive: lui, assieme al figlio Nicolò, produce un
Olio dei Paoli
IL PESTO DI GINO PAOLI
• Prepara il pesto con una ricetta particolare: usa i
pinoli, le noci al posto dell’aglio, e il parmigiano reggiano al posto
del pecorino. Sostiene che nel vero pesto il basilico andrebbe tritato
con un pestello di legno. «A pestare ti fai due palle notevoli, ma è
fondamentale perché pestando si sprigionano gli oli essenziali del
basilico […] lo faccio raramente con il mortaio, sopporto mia moglie che
lo frulla. Ma quello si chiama frullato e non pesto. Il pesto bisogna
pestarlo e come dicevo è una rottura»
• Gli piace alzarsi tardi al mattino
gino paoli
• «Non guardo la tv da 10 anni, solo i telefilm. I
social non so cosa sono. Guardo Facebook la mattina, e il TG24 dove ci
sono le notizie senza opinioni»
• La sua canzone d’amore preferita è La donna cannone di De Gregori
• Ha dichiarato che Carla Bruni cantava Il cielo in
una stanza meglio di Mina. «Meglio Carla Bruni, perché Mina canta Il
Cielo in una stanza e l’elenco telefonico allo stesso modo, non so se sa
quello che canta oppure no. Canta come se fosse uno straordinario
strumento tecnico, come un flauto o una chitarra»
• «I giovani che vedo danno i sintomi che si sono
rotti: dicono basta con la plastica, basta con le stupidaggini. Sono
specifici. Il consumismo è scoppiato, loro se ne sono già accorti»
• «Tutti sanno bene come la penso. E io non ho
cambiato idea; sono loro ad averla cambiata. Io sono sempre di sinistra,
diciamo pure comunista; sono loro a non esserlo più» • Una delle sue
canzoni s’intitola Voglio morire malato. «Una provocazione? “È la mia
versione di Vado al massimo di Vasco. Ho sempre voluto provare tutto.
Dovrei conservare il mio corpo per morire sano? La morte non mi
spaventa, è una compagna. Ogni giorno che vivi, è un giorno in meno che
vivi. La natura ci dice che tutto rinasce» (Orlando)
• «Credo di essere stato un bravo pittore».
STEFANIA SANDRELLI E GINO PAOLI
Titoli di coda «Come vorrebbe essere ricordato? “Con
la mia umanità, senza essere mitizzato. Descrivessero la testa di cazzo
che sono stato”» (Orlando).
https://www.dagospia.com/media-tv/e-morto-gino-paoli-non-voglio-essere-mitizzato-descrivano-testa-cazzo-468571