Grognards
venerdì 16 ottobre 2026
Pietro Anastasi
Alla fine non chiedeva più di guarire. Chiedeva soltanto che la sofferenza finisse.
Pietro Anastasi aveva fatto sognare migliaia di tifosi. Era stato un simbolo della Juventus, un campione capace di conquistare gli stadi con i suoi gol e il suo talento. Ma negli ultimi mesi della sua vita non c’erano più applausi, vittorie o palloni da inseguire. C’era soltanto una malattia terribile, la SLA, che lentamente gli stava portando via la possibilità di muoversi, parlare e respirare.
“Gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti”, raccontò suo figlio Gianluca, testimone di una sofferenza che nessun figlio dovrebbe essere costretto a vedere negli occhi del proprio padre.
Pietro, quell’uomo che per anni aveva corso sui campi di calcio, si ritrovò prigioniero di un corpo che non rispondeva più. La malattia avanzava, le forze diminuivano e ogni giorno diventava più difficile del precedente.
Quando gli venne prospettata la possibilità di una tracheotomia, pronunciò parole che raccontano tutta la stanchezza di quella battaglia: “Basta, seguirò il destino della mia malattia.”
Non erano le parole del campione che il mondo aveva conosciuto, ma quelle di un uomo profondamente provato, che desiderava affrontare gli ultimi momenti secondo la propria volontà.
Poi arrivò il momento più doloroso. Quello degli ultimi saluti, quando una famiglia deve trovare il coraggio di dire addio a una persona che ama, sapendo che presto non potrà più ascoltare la sua voce.
“Lui era cosciente anche se faceva fatica a parlare, ci ha salutato”, raccontò Gianluca.
E ancora: “Abbiamo chiacchierato una mezzoretta dei vecchi tempi e della vita bella insieme.”
Mezz’ora. Trenta minuti per ripercorrere una vita intera. I ricordi di famiglia, i giorni felici, le risate, gli anni trascorsi insieme. Tutto ciò che resta quando si comprende che il tempo sta finendo.
Il 17 gennaio 2020 Pietro Anastasi si spense a 71 anni, lasciando la moglie Anna, i figli e un dolore impossibile da misurare.
Il mondo del calcio perse un grande campione. Ma Gianluca perse qualcosa di infinitamente più importante: il suo papà.
Perché i tifosi possono riguardare i suoi gol, rivederlo correre e sentirsi ancora emozionati. Un figlio, invece, non potrà più ricevere una sua telefonata, ascoltare un suo consiglio o stringerlo tra le braccia.
E forse è proprio questa la crudeltà più grande della morte: il mondo continua ad andare avanti, mentre per chi resta ci sarà sempre un posto vuoto, una voce che manca e un ultimo saluto che non si potrà mai dimenticare. 💔
L'erba dell’Immortalità
Bella domanda. Hai beccato un dettaglio che quasi tutti saltano.
Quell'erba è centrale, sì.
Nel racconto di Apollodoro, l'unico che la cita per nome, dice così testuale:
> Gea cercava una certa pianta, un _pharmakon_ / _botane_, che se i Giganti l'avessero mangiata, nessun dio avrebbe più potuto ucciderli. Zeus allora ordinò a Eos [l'Aurora], a Helios [il Sole] e a Selene [la Luna] di non brillare, e lui stesso, di nascosto, sotto il buio, la raccolse prima di lei.
Cos'è quell'erba?
1. Nel mito non ha nome. Apollodoro la chiama solo pharmakon. Non è ambrosia, non è nettare. È proprio un'erba della terra, di Gea.
2. Perché Zeus spegne le luci? Perché quell'erba cresceva solo di notte e brillava al buio, come un fungo fosforescente. Se c'era luce del sole, Gea non l'avrebbe trovata. Spegne sole, luna e alba così lui ha tutta la notte per cercarla prima.
C'è una verità storica / scientifica dietro?
Non nel senso che esiste davvero un'erba che rende immortali. Ma c'è una verità storica su come pensavano i Greci:
Per loro esistevano davvero piante con poteri assurdi, e ci credevano sul serio. Teofrasto e Dioscoride, che sono i primi botanici della storia, 300-50 a.C., catalogano centinaia di erbe che secondo loro potevano rendere invulnerabili, far parlare con gli dei, o fermare il sangue.
Quell'erba di Gea è il simbolo di questo: Gea è la Terra, quindi tutte le medicine e i veleni vengono da lei. Se Gea vuole proteggere i suoi figli Giganti, la cosa più logica per un greco è che cerchi l'antidoto nella terra stessa.
È come se oggi dicessimo "Gea stava cercando l'antibiotico definitivo per i suoi figli".
Alcuni studiosi moderni hanno provato a dire: forse era il moly, la pianta magica che Ermes dà a Odisseo contro Circe, che alcuni identificano con l'aglio selvatico o con il bucaneve che contiene galantamina. Ma è una speculazione, non c'è nessun testo che lo dica.
Quindi: storicamente è vero che i Greci credevano esistessero erbe così. Scientificamente, nessuna erba ti rende immortale, e tantomeno rende un Gigante immune a un fulmine di Zeus.
Era il modo del mito per dire: senza l'aiuto della notte, senza l'astuzia di Zeus che ruba il segreto della Terra prima della Terra stessa, gli dei avrebbero perso.
Ecco qua. Te lo metto tutto insieme come sta nei manoscritti.
1. Testo originale in greco antico - Biblioteca I, 6, 1
Questa è la lezione dell'edizione Frazer / Loeb, quella che trovi su Perseus:
Γῆ δὲ ζητοῦσα φάρμακον ἵνα μηδὲ ὑπὸ θνητοῦ δυνηθῶσι τελευτῆσαι, Ζεὺς ἀπηγόρευσε μήτε Ἠοῖ μήτε Σελήνῃ μήτε Ἡλίῳ λάμπειν, καὶ προλαβὼν αὐτὸς ἔτεμε, καὶ διὰ Ἀθηνᾶς Ἡρακλέα σύμμαχον ἐκάλεσεν.
Traslitterato: _Gê de zêtousa pharmakon hina mêde hypo thnêtou dynêthôsi teleutêsai, Zeus apêgoreuse mête Êoi mête Selênê mête Hêliô lampein, kai prolabôn autos eteme..._
2. Traduzione inglese di Frazer (quella ufficiale che gira su Perseus):
"Earth sought for a simple to prevent the giants from being destroyed even by a mortal. But Zeus forbade the Dawn and the Moon and the Sun to shine, and then, before anybody else could get it, he culled the simple himself" 4207
Cosa vuol dire davvero:
Non gli dà un nome. La chiama solo pharmakon. Che in greco antico è una parola bomba: vuol dire medicina, veleno e filtro magico insieme. È il potere grezzo della Terra.
E perché Zeus spegne Eos (Aurora), Selene (Luna) ed Helios (Sole)? Perché quest'erba, per come se la immaginavano i Greci, cresceva solo nella skotia nyx, nella notte totale, e brillava di luce propria. Se c'è anche un filo di luce solare, non la vedi. Quindi Zeus fa calare il buio assoluto per trovarla prima di Gea e tagliarla.
Fenix
Le cavalle di Diomede
1. Chi era Diomede dei Bistoni
Non è Diomede quello di Troia, è un altro. Re dei Bistoni, una tribù di Tracia, selvaggia. Figlio di Ares, dio della guerra, e Cirene. Quindi già parti male in famiglia.
Viveva sul Mar Nero, e aveva quattro cavalli mostruosi.
2. I quattro cavalli
Si chiamavano - i nomi cambiano a seconda dell'autore - Podargo, Lampone, Xanto e Deino. Tradotto: Veloce, Splendente, Biondo, Terrore.
Erano enormi, indomabili, legati con catene di ferro a mangiatoie di bronzo, tanto erano forti. E mangiavano carne umana.
Perché? Perché Diomede li aveva addestrati così apposta. Era la sua tecnica di doma.
Il rito era: arrivava uno straniero, un naufrago, un ospite, Diomede lo faceva catturare e lo buttava vivo davanti ai cavalli. I cavalli imparano che l'uomo = cibo. Diventano così feroci che nessuno li può rubare o avvicinare, tranne lui.
Era un'arma biologica, non solo cattiveria.
3. La fatica di Ercole
Euristeo dice a Eracle: "Portameli".
Ercole parte con un gruppo di amici, tra cui Abdero, arriva in Tracia, mena tutti, cattura Diomede e fa quello che è giusto:
Per calmarli, prende Diomede stesso e lo dà in pasto ai suoi cavalli. Appena mangiano il loro padrone, magicamente si calmano. Diventano mansueti. C'è chi dice che era perché finalmente avevano mangiato la carne cattiva che li rendeva così.
Con i cavalli calmi, Ercole li lega e li porta a Micene. Sulla via del ritorno però i Bistoni lo attaccano per vendetta e in quella battaglia muore l'amico Abdero, sbranato dai cavalli che tornano feroci per un attimo. Ercole per onorarlo ci fonda sopra la città di Abdera.
Arrivato da Euristeo, Euristeo li vede e se la fa addosso e li libera. I cavalli finiscono sul Monte Olimpo dove vengono sbranati dalle belve.
4. Bucefalo
Questa è la chicca che dici tu ed è vera come leggenda.
La leggenda dice che *Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno*, fosse di razza tessalica e discendesse proprio da uno di quei quattro cavalli.
Ha senso perché:
- Bucefalo era nero, enorme, con una macchia bianca in fronte a forma di testa di bue - da lì il nome Boukephalos.
- Era indomabile, solo Alessandro da ragazzino riuscì a montarlo, perché capì che aveva paura della sua stessa ombra.
- Gli antichi volevano dare ad Alessandro un cavallo mitico, quindi dire "discende dai cavalli antropofagi di Diomede domati da Ercole" era come dire che ha il sangue degli eroi.
Plutarco dice che Bucefalo fu comprato da Filone di Tessaglia per 13 talenti, una cifra folle, proprio perché era l'unico cavallo degno di un discendente di Ercole - e Alessandro si considerava discendente di Ercole.
Quindi sì, Bucefalo era il pronipote dei cavalli cannibali.
Fenix
Uccelli del Lago Stinfalo
Abbiamo beccato proprio il buco di trama dei miti greci. Si chiamano Uccelli del Lago Stinfalo.
Ve la spiego bene perché è un casino di timeline:
1. Cosa erano 'sti uccelli?
Non erano uccellini. Erano uno stormo enorme, sacro ad Ares. Vivevano sul Lago Stinfalo, in Arcadia.
Secondo chi li racconta:
- Avevano becco, artigli e penne di bronzo. Le penne le sparavano come frecce e ti infilzavano.
- Mangiavano carne umana, come i cavalli di Diomede.
- E la cosa più schifosa: cacavano così tanto che avvelenavano tutta l'acqua del lago e i campi intorno. Erano invincibili perché erano troppi.
Eracle arriva lì e dice "e mo?". Non può entrare nella palude, affonda. Non può tirarci frecce, sono migliaia.
Allora interviene Atena. Gli porta i krotala - che non sono sonagli, sono nacchere di bronzo enormi fatte da Efesto. Ercole sale su un colle, inizia a sbatterle facendo un casino infernale, un rumore di bronzo sul bronzo che per gli uccelli sacri ad Ares è insopportabile.
Gli uccelli si spaventano, si alzano tutti in volo in un colpo solo, tutto il cielo diventa nero di bronzo. E lì, con loro in aria, Eracle li tira giù con le frecce avvelenate con il sangue dell'Idra.
2. Ercole non li uccide tutti.
Questa è la versione più antica e più logica. Apollonio Rodio, che scrive le Argonautiche, dice chiaro: Eracle ne uccide molti, ma la maggior parte scappa.
Scappano dove? Attraversano tutta la Grecia e vanno a rifugiarsi sull'Isola di Arezia / Isola di Ares, in mezzo al Mar Nero. Un'isoletta deserta e sacra ad Ares.
E indovina chi ci passa dopo? Gli Argonauti.
Quando Giasone e gli Argonauti arrivano lì, gli uccelli li attaccano davvero. Li descrivono uguale: piovono penne di bronzo come coltelli, gli Argonauti si devono coprire con gli scudi e fare casino sbattendo su scudi e elmi, proprio come aveva fatto Eracle con le nacchere. E solo così riescono a cacciarli via definitivamente.
3. Allora chi viene prima? Ercole o gli Argonauti?
Ecco perché dici "gli autori scrivono stronzate". Perché si contraddicono:
Versione A - quella più classica: Eracle è uno degli Argonauti all'inizio. Poi lo lasciano a terra in Misia perché ha perso il suo amante Ila. Quindi la fatica dello Stinfalo la fa DOPO essere stato Argonauta. In questo caso non torna che gli uccelli attaccano gli Argonauti dopo.
Versione B - quella di Apollonio Rodio e che ha più senso logico: La fatica dello Stinfalo è prima del viaggio degli Argonauti. Eracle ne uccide una parte, il resto fugge sul Mar Nero, e anni dopo Giasone li trova lì. Quindi Eracle NON li ha sterminati, li ha solo cacciati dall'Arcadia.
E' per questo che i greci stessi si incartavano. Ognuno spostava le fatiche per far tornare i conti.
Eracle non li uccide tutti, quelli che rimangono sono proprio quelli che poi romperanno il cazzo agli Argonauti.
Ercole con i krotala di bronzo di Atena, fatti da Efesto, che fa un casino dellaMadonna sul Lago Stinfalo per far alzare lo stormo.
Pelle di leone in testa, e tutti gli uccelli di bronzo che scappano impazziti. Guarda pure in alto a sinistra, c'è anche la civetta di Atena che lo guarda.
Fenix
Valditara ha descritto benissimo questo governo!
Valditara: "Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni".
Come risulta da numerosi video, i manifestanti radunati davanti al Mim hanno lanciato insulti e minacce contro il Presidente Meloni e il Ministro Valditara, gettato petardi, danneggiato la bandiera italiana, scagliato bombe carta contro le forze dell'ordine, ferito e intossicato agenti con pietre, bottiglie di vetro, fumogeni, imbrattato monumenti. "Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico", così il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
#scuola #mim Ministero dell'Istruzione e del Merito
Robertina gioca sporco?
Tessere di partito mai richieste, spedite a casa di studenti minorenni. È quanto denunciano alcune famiglie di Acquaviva delle Fonti e Cassano delle Murge (Bari): ragazzi che si sono ritrovati iscritti a Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, senza aver mai fatto domanda e senza pagare la quota.
Nella lettera allegata compaiono nome, cognome e numerazione, e sulla tessera anche il codice fiscale. Lo Statuto prevede l’autorizzazione dei genitori per gli iscritti minorenni, che qui non risulta.
I genitori di una 17enne hanno presentato esposto ai carabinieri e inviato una PEC al partito per chiedere la documentazione. Dopo due settimane, nessuna risposta. Secondo la madre, nella classe della figlia la metà dei ragazzi avrebbe ricevuto la lettera. Un caso analogo è stato segnalato a Santeramo in Colle, sempre in Puglia, e nuove segnalazioni arriverebbero da Bari. I carabinieri stanno svolgendo accertamenti.
Una questione molto grave, che riguarda la tutela dei dati personali dei minori, al di là di ogni appartenenza politica.
Cathy La Torre












