mercoledì 22 luglio 2026

L’UCRAINA È DIVENTATA UNA POTENZA MILITARE (TRA UN PO’, SAREMO NOI A DOVER CHIEDERE AIUTI A KIEV) – PER LA PRIMA VOLTA, UN JET F-16 UCRAINO HA ABBATTUTO UN AEREO RUSSO IN COMBATTIMENTO

 

L’UCRAINA È DIVENTATA UNA POTENZA MILITARE (TRA UN PO’, SAREMO NOI A DOVER CHIEDERE AIUTI A KIEV) – PER LA PRIMA VOLTA, UN JET F-16 UCRAINO HA ABBATTUTO UN AEREO RUSSO IN  COMBATTIMENTO – LO HA RIVELATO IL GENERALE AMERICANO JOHN CAINE: “L'UCRAINA HA RAFFORZATO SIGNIFICATIVAMENTE IL PROPRIO SISTEMA DI DIFESA AEREA A PIÙ LIVELLI NEGLI ULTIMI ANNI, GRAZIE AL SUPPORTO DI NUMEROSI PARTNER”. CAINE HA ELOGIATO LE NOTEVOLI PRESTAZIONI DELL'INDUSTRIA DELLA DIFESA UCRAINA…

caccia f-16 ucraino - 2 

(Adnkronos/Ukrinform) - Il generale John Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, ha dichiarato che un caccia F-16 ucraino ha recentemente abbattuto un aereo da combattimento russo, nella prima vittoria in un combattimento aereo nota per questo tipo di velivolo in servizio nell'esercito ucraino.

 

Caine ha parlato durante un'audizione, tenutasi ieri, davanti alla Commissione per gli stanziamenti del Senato statunitense. Il generale John Caine ha affermato che un F-16 ucraino ha recentemente abbattuto un aereo da combattimento russo in un duello aereo.

 

JOHN CAINE

Ha aggiunto di ritenere che l'Ucraina abbia rafforzato significativamente il proprio sistema di difesa aerea a più livelli negli ultimi anni, grazie al supporto di numerosi partner.

 

Caine ha inoltre elogiato le notevoli prestazioni dell'industria della difesa ucraina. Ha affermato che l'Ucraina sta ampliando le proprie capacità militari, dai sistemi terra-aria alle capacità aria-aria. Come già riportato da Ukrinform, l'8 luglio l'Aeronautica militare ucraina aveva annunciato di aver distrutto un altro caccia russo Su-35.

https://www.dagospia.com/cronache/l-ucraina-e-diventata-potenza-militare-tra-po-saremo-dover-chiedere-481415 

 

È MORTO ALL'ETÀ DI 91 ANNI GINO PAOLI! "VOGLIO ESSERE RICORDATO CON LA MIA UMANITÀ, SENZA ESSERE MITIZZATO. DESCRIVESSERO LA TESTA DI CAZZO CHE SONO STATO”

 

È MORTO ALL'ETÀ DI 91 ANNI GINO PAOLI! "VOGLIO ESSERE RICORDATO CON LA MIA UMANITÀ, SENZA ESSERE MITIZZATO. DESCRIVESSERO LA TESTA DI CAZZO CHE SONO STATO” - “IL CIELO IN UNA STANZA”? ERA LA STANZA DI UN BORDELLO. EBBI UN AMORETTO CON UNA PUTTANA. E IL MOMENTO IN CUI SUONA L’ARMONICA È QUELLO DELL’ORGASMO” - LO SPARO AL CUORE (“AVEVO TUTTO, IL SUCCESSO, LE DONNE, E NON SENTIVO PIÙ NULLA. VOLEVO VEDERE COSA C’ERA DALL’ALTRA PARTE”), LA MORTE DEL FIGLIO GIOVANNI CHE “NON HO ANCORA SUPERATO”, LO STILE DI VITA PIÙ MALSANO POSSIBILE, "FUMANDO PER DECENNI DUE PACCHETTI DI SIGARETTE E BEVENDO UNA BOTTIGLIA DI WHISKY AL GIORNO” – “SONO RIMASTO CATTOLICO RISPETTO ALLA SCOPATA. PERCHÉ LA SCOPATA SENZA IL CATTOLICESIMO NON È COSÌ GUSTOSA. SE NON È PECCAMINOSA NON TI DIVERTI MICA TANTO” (STEFANIA SANDRELLI RACCONTO’ DI UNA SVELTINA “IN CIMA ALLA BASILICA SAN PIETRO, SULLA SCALA VERSO LA CUPOLA: “NEL SESSO GINO MI HA SVEZZATA, ANCHE LUI ERA MOLTO ESUBERANTE”) - LA POLEMICA CON LE CANTANTI CHE MOSTRANO IL CULO E CON ELODIE: "NON SAPEVO CHI FOSSE. POI MIA MOGLIE MI HA MOSTRATO UNA SUA FOTO. È UNA BELLA DONNA”

gino paoli 

QUEL VECCHIO TRIVELLONE DI GINO PAOLI APRE IL BAULE DEI RICORDI IN UNA INTERVISTA CON ALDO CAZZULLO

https://www.dagospia.com/media-tv/gino-paoli-polemica-elodie-cielo-in-stanza-la-morte-figlio-lo-sparo-442470

 

GINO PAOLI 1

MUSICA: E' MORTO GINO PAOLI

(Adnkronos) - Lutto nel mondo della musica italiana: è morto all'età di 91 anni Gino Paoli. ''Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari'', dichiara la famiglia Paoli in una nota in cui chiede la massima riservatezza. 

 

Paoli, nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, era considerato uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana: nella sua carriera ultrasessantennale ha scritto e interpretato brani di grande popolarità, da Il cielo in una stanza a La gatta, da Che cosa c'è a Senza fine, da Sapore di sale a Una lunga storia d'amore, fino a Quattro amici con cui vinse il Festivalbar 1991. PAOLI ha partecipato inoltre a cinque edizioni del Festival di Sanremo. 

 

BIOGRAFIA DI GINO PAOLI

Da www.cinquantamila.it – la storia raccontata da Giorgio Dell’Arti – aggiornata nel 2020

 

Gino Paoli, nato a Monfalcone, in provincia di Gorizia, il 23 settembre 1934 (86 anni)

• «Padre autorevole della canzone d’autore» (Paolo Giordano, Il Giornale 12/05/2014)

ORNELLA VANONI E GINO PAOLI

• Autore di brani popolarissimi come: Il cielo in una stanza (1960), La gatta (1960), Senza fine (1961), Sapore di sale (1963) e, a trent’anni di distanza dal suo debutto, Quattro amici, canzone con cui vinse il Festivalbar nel 1991

 

• Trentaquattro album pubblicati. Milioni di dischi venduti. È stato paroliere, tra gli altri, di Claudio Villa, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Franco Battiato, Marco Masini, Zucchero. Ha partecipato a sette edizioni del Festival di Sanremo

 

• «Occhiali scuri e quadrati, capelli corti pettinati avaramente all’indietro, nessuna condiscendenza verso il pubblico, nessun sorriso, nessuna moina, come gl’imponeva quel suo stile asciutto, tirato via da certe reminiscenze dell’esistenzialismo di Sartre» (Marinella Venegoni)

 

gino paoli

• «L’Ungaretti della canzone italiana» (Gianni Borgna)

 

• «Era affetto da timor panico, aveva accettato di salire sul palco solo per debiti. La sua corda interna era quella della poesia, non amava la propria voce» (Fabrizio De André)

 

• «Paoli l’esistenzialista di Pegli, Paoli il probo, Paoli l’ex deputato del Pci, Paoli che ha sempre vissuto dalla parte giusta della storia» (Aldo Grasso)

 

• «Quello con Gino è un legame che non si è mai sciolto» (Ornella Vanoni)

 

• «Con Gino Paoli mi sono tolta tutti i grilli che potevo avere per la testa. La nostra è stata una grande passione» (Stefania Sandrelli)

 

GINO PAOLI STEFANIA SANDRELLI

• «È un contaballe mostruoso, come Dalla» (Paolo Villaggio) • Ha detto: «Iniziai nel 1959 senza convinzione con una piccola canzone, La gatta, che uscì in 80 copie, funzionò grazie ai juke box.

 

Me ne accorsi quando la canticchiò il postino in bici sotto la mia soffitta. Sassi la bocciarono perché era filosofica. Su Il cielo in una stanza mi dissero che dovevo cambiar mestiere. Per fortuna la cantò Mina» (a Simona Orlando, Il Messaggero, 10/5/2019).

 

Titoli di testa

«Continuo a pensare che uno spettacolo sia un coito cosmogonico. Io me li faccio e loro si fanno me».

 

Vita

GINO PAOLI TENTATO SUICIDIO

Anche suo nonno si chiama Gino. Toscano di Piombino, ha iniziato a lavorare a cinque anni, poi è andato giovanissimo in una ferriera. «Era il piegatore degli alti forni, quello che prende il magma fuso, lo passa nei rulli e fa la latta».

 

Analfabeta, anarchico, rissoso, ha imparato a leggere e scrivere dai giornali quando aveva cinquant’anni. «Era una persona incredibile, aveva le mani cotte dal calore, che con lo spillo non riuscivi a bucarle. Ha pianto una sola volta in vita sua, quando sono nato. Perché mi sarei chiamato Gino Paoli, come lui»

 

ornella vanoni e gino paoli

• Il padre, Aldo, comandante di macchina sulle navi militari, dopo esser passato per l’Accademia navale di Livorno, è arrivato ai cantieri di Monfalcone come ingegnere navale. «Era di un’onestà assoluta, insieme contadina e militare.

 

Io sono onesto perché era il tic di mio padre, non solo per mia convinzione. Sono onesto perché mio padre era talmente onesto che mi ha imposto il senso del dovere e l’onestà come comandamenti laici. Una rottura di coglioni mostruosa. Però ce l’ho addosso e non c’è niente da fare»

 

GINO PAOLI E PAOLA PENZO

• La madre, Caterina Rossi, donna molto religiosa, famiglia benestante di origine giuliana

 

• «Io sono nato nel 1934 e ho vissuto i primi mesi Monfalcone, poi ci siamo trasferiti a Genova. Dieci anni dopo, parte della famiglia di mia madre morì infoibata. I miei parenti non erano militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia all’italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi Trieste e Monfalcone»

 

• «Cosa ricordi della guerra? “I morti. A Recco. Tremila morti. Eravamo sfollati sopra Recco, a San Lorenzo della Costa. Gli americani buttavano giù tutti i ponti perché così i tedeschi non potevano rifornire il fronte che era a Cassino. Vennero di notte, alle due, bombardarono Recco e praticamente la distrussero.

 

GINO PAOLI CON LA GATTA CIACOLA

La gente dormiva e quindi li hanno ammazzati tutti. E, paradosso, non buttarono giù il ponte. Era lesionato, ma ancora su. Il giorno dopo mio padre disse: “Torniamo a Pegli”. Salimmo su un treno che arrivò da una parte del ponte. Siccome non reggeva il carico, ci fecero scendere tutti per camminare fino all’altra sponda. Noi camminammo sui morti. Sui tremila morti di Recco. Avevo otto anni. Li ho negli occhi”» (Walter Veltroni, 7, 10/5/2019)

 

• Gino, da bambino, è biondo e i soldati tedeschi gli dicono che assomiglia ai loro figli. «Mi facevano i complimenti. Ci fu un episodio strano: ammazzarono un fascista giù nella strada e uno di questi tedeschi che mi diceva sempre che ero come il figlio, venne a casa perché doveva fucilare dieci persone per rappresaglia. Mia madre, che sapeva il tedesco, cominciò a parlare e a un certo punto questo se ne è andato»

 

AMANDA SANDRELLI GINO PAOLI STEFANIA SANDRELLI 1

• Gino scopre la musica proprio quando la guerra finisce. «Davanti casa a Pegli c’erano i carrarmati americani, da loro sentii la tromba di Louis Armstrong. Avevo l’orto di guerra e scambiavo pomodori con dischi. Volevano darmi la cioccolata, preferii Billie Holiday» (a Simona Orlando, Il Messaggero, 10/5/2019)

 

• Paoli non ha mai sentito niente del genere. Fino ad allora quelle canzoni erano proibite. «C’era l’autarchia, anche musicale. Così scoprimmo la musica dei liberatori. Poi i cantanti francesi e soprattutto la poesia, la letteratura, Sartre, Simone de Beauvoir, Apollinaire....

 

lucio dalla gino paoli

Noi eravamo affamati di queste cose, in Italia non c’era niente, c’era solo quello che passava il regime. Steinbeck, Hemingway, Melville. Io li ho letti tutti a tredici quattordici anni. Suonavo la batteria, facevamo i gruppetti come tutti i ragazzi» (Veltroni)

 

• Suo padre lo vorrebbe ingegnere, ma Gino, a differenza del fratello Guido, che diventerà un fisico, non è portato per gli studi. Così, quando ha diciotto anni, firma un contratto da grafico e va a vivere da solo, portandosi dietro soltanto tre dei suoi amati libri. «I libri hanno dentro un po’ della tua anima; lo spazzolino da denti te lo puoi comprare dovunque, l’anima no»

gino paoli fumatore

 

• Va a stare con la sua ragazza in un villaggio di pescatori, a Genova. «Vivevo da bohémien, senza una lira. Ma quando hai poco, lo dividi con tutti»

 

• Fa amicizia con un gruppo di ragazzi con i suoi stessi interessi. Sono Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Joe Sentieri e un certo Fabrizio De André

 

• «Nessuno pensava di fare il cantautore. Dai cantautori francesi capimmo che la canzone poteva esprimere inquietudine»

 

• Nelle canzoni, teorizzano, bisogna usare il linguaggio di tutti. «Allora c’erano tanti stereotipi, troppi, partendo dal presupposto che la parola dovesse essere poetica o ispirata. No, la poesia è un flash emozionale, è quello che non si dice, che sta dietro alla parola» (Giordano)

 

• Nel suo gruppo di amici ci sono anche due fratelli, Gian Piero e Gian Franco Reverberi, musicisti professionisti, che nel 1959 riescono a procurargli un’audizione a Milano

 

• All’inizio lui si limita a suonare la batteria. «Comincio a registrare dei dischi con canzoni che scriveva Tengo con Franco Franchi, che era un cantante. Ne faccio tre o quattro e poi un giorno torno a casa e provo io a scriverne una. Mai fatto prima. Così ho scritto La gatta...».

 

La canzone ha successo, certo, durante l’estate la suonano in tutti i jukebox, ma niente in confronto a quando Mina, l’anno dopo, decide di interpretare la sua Il cielo in una stanza

 

fabrizio de andrè beppe grillo gino paoli sullo sfondo antonio ricci

• «Volevo descrivere l’attimo in cui sei a letto con una donna, hai appena fatto l’amore, e nell’aria percepisci una sorta di magia, che non sai da dove arrivi e che svanisce subito. In quel momento capisci che non sei nessuno, ma nella tua anima c’è tutto il mondo. Naturalmente non potevo mettere nel testo il punto centrale della storia – l’atto sessuale. E presi a girarci intorno, raccontando dei rumori della strada, le pareti... un itinerario a spirali, dove trionfava il non detto»

 

gino paoli fumatore

• L’armonica citata nella canzone, racconta, è stata ispirata da quella suonata al matrimonio di suo nonno Gino, l’anarchico, che in tarda età si era fatto convincere a recarsi all’altare: «Quella canzone è la celebrazione di un rito, di un officio, di qualcosa di sacro come è fare l’amore. Il riferimento all’armonica ci stava bene»

 

 • «Il cielo in una stanza è, come si dice, un atto di omaggio nei confronti di una prostituta della quale ti eri innamorato? O è una leggenda? “In parte sì. C’era una che mi piaceva molto, nel casino qui a Genova. E andavo a trovarla. È dedicata all’orgasmo, quella canzone”

 

gino paoli fumatore 4

Nessuno lo aveva capito? “L’orgasmo è qualche cosa di incomprensibile per gli esseri umani. È qualcosa che non ha niente a che fare con l’umano. È inutile che ci giriamo intorno. È un atto mistico, l’orgasmo. Tu ti senti proiettato nello spazio, nel tempo e nello stesso tempo ti senti niente, ti senti zero, non ci sei più. C’è qualcosa di inspiegabile nell’orgasmo. Infatti io non l’ho spiegato, ho cercato di ricreare una emozione che lo richiamasse. In genere le cose che voglio dire sono nel non detto, mai nel detto. Come una spirale che ti porta nel centro delle cose. È un po’ la lezione di Prévert che, tutto quello che scrive, lo fa così. Anche Apollinaire usava le parole come fossero una forma”

[…] L’hai più risentita? “No. Allora le prostitute dei casini facevano quindici giorni o un mese. Poi sparivano e andavano chissà dove...”.

 

Ma quando sei diventato famoso non ti ha cercato? “No”. Quindi anche grande dignità... “Sì”. Avrebbe potuto rivendicare. Oggi sarebbe al Grande fratello... “No, no. Era un trappolo: piccola con i capelli neri, un’aria un po’ orientale. Gentile, buona”» (Veltroni)

 

• «Estate 1963: Sapore di sale è in classifica e lei tenta il suicidio. Perché? “Né depressione né disperazione. Volevo vedere cosa c’era dall’altra parte. A 29 anni avevo tutto, pensavo di aver visto tutto. Lo feci con precisione, non mi riuscì, decisi: mi tocca vivere. Avrei perso la vita straordinaria che è seguita”» (Orlando)

 

• «Ti ricordi quel giorno tu o no? “Sì”. Lo ricordi lucidamente? “Sì, la mia ex moglie era andata a stare da un amico dall’altra parte di Genova. Io ero solo in casa. Ho preso un paio di pistole, le ho provate per vedere quale sparava più lontano. Le provai in un vocabolario. Sparai per vedere quanto era penetrante il colpo.

 

C’era questa Derringer che aveva una canna piuttosto lunga quindi era più sostenuta. Poi misi un po’ di pillole sul comò e cominciai a prendere le pillole, ma era una rottura di coglioni mostruosa.

 

Pensai, mi butto dalla finestra. Ma poi se mi vede mia madre tutto spiaccicato non è il caso, povera donna. Ad un certo punto ho pensato: mi sparo, vediamo. L’ho fatto. Come se mi avessero tirato un masso enorme addosso. Poi ho perso conoscenza. Mi sono svegliato in ospedale con il prete che mi dava l’estrema unzione e l’ho mandato a fare in culo”» (Veltroni).

 

Amore

gino paoli fumatore 2

Sposato con Paola Penzo, dalla quale ha avuto i figli Nicolò (1981) e Tommaso (1992). Il primogenito Giovanni (1964, giornalista) è nato dal primo matrimonio con Anna Maria Fabbri. Nello stesso periodo una relazione che fece scandalo con Stefania Sandrelli («Mi venne un colpo quando, dopo, mi confessò che aveva appena sedici anni») da cui è nata Amanda (1964). Un’altra con Ornella Vanoni, per la quale scrisse alcune delle sue canzoni d’amore più famose (Senza fine, Che cosa c’è ecc.): insieme pubblicarono poi il libro Noi due, una lunga storia (Mondadori 2004).

 

Lui: «Ornella mi attirava soprattutto come donna, ma è difficile scindere, in una come lei, la donna dall’artista: le due facce sono molto simili». Lei si disse dispiaciuta di non aver avuto un figlio insieme: «Una tenera curiosità mi è rimasta dentro: come sarebbe stato il pargolo di una donna dalle mani senza fine e di un uomo che vede il cielo in una stanza?»

 

• Con Mina «solo amicizia. Anzi, in un primo momento andavamo d’amore e d’accordo, poi ci accapigliavamo. Niente sesso. Anche se non mi sarebbe dispiaciuto. A quel tempo era una grande gnocca» (a Stefano Manucci)

 

• «Però le donne che hai avuto sono state tutte donne di qualità… “Assolutamente sì” Tu hai tre fedi alla mano sinistra per quello? “Sì”» (Veltroni)

 

• «Se amo una donna, è per tutta la vita: le ragioni per cui l’ho amata sussistono, la bellezza permane. Perché smettere solo perché non si va più a letto insieme?».

gino paoli fumatore 1

Politica «Le mie prime manifestazioni furono quelle contro Scelba»

 

• Nel 1987 il Partito comunista gli chiese di candidarsi tra gli indipendenti di sinistra. «Mi convinsero Occhetto, D’Alema e Angius. Mi dissero che bisognava mobilitare tutte le energie migliori per cambiare questo Paese. E io, ingenuo, accettai»

 

• Prima del voto, i suoi amici genovesi, Antonio Ricci, Renzo Piano, Beppe Grillo e Arnaldo Bagnasco cercarono di farlo desistere. «Convocarono una cena per farmi cambiare idea. Piano disse: “Tu fai già politica con le tue canzoni, lascia perdere”. Non cambiai idea e fui eletto nel collegio di Napoli» (a Paolo Giordano, Il Giornale 12/05/2014)

 

• In Parlamento fino al 1992

 

• Poi divenne assessore comunale alla Cultura ad Arenzano: «Altro errore. Mi ci portò mio cognato. Capii subito che si riproducevano gli stessi meccanismi della politica nazionale. Ricordo che nel 1992, con Enzo Majorca mi sono immerso per esplorare la nave Haven, una superpetroliera che era affondata al largo di Arenzano. Era ancora piena di nafta, petrolio nero dell’Iran. Denunciammo tutto. Il Comune di Arenzano mi accusò di voler rovinare l’immagine del paese... Li mandai a cagare».

 

amadeus gino paoli morandi

Religione «Cristiano lo sono, ma cattolico no»

 

 • «Sono rimasto cattolico rispetto alla scopata. Perché la scopata senza il cattolicesimo non è così gustosa. Se non è peccaminosa non ti diverti mica tanto» (Gino Paoli).

 

Grane Già presidente della Siae, polemizzò con gli occupanti del teatro Valle, a Roma, perché ovviamente non pagavano i diritti d’autore

 

• Il 20 febbraio 2015 la Procura di Genova aprì un’indagine su di lui per evasione fiscale

 

amadeus gino paoli morandi

• I pm, al lavoro sul caso Carige, avevano messo microspie in vari posti, beccarono il suo commercialista e la storia saltò fuori così. Paoli fu accusato di aver incassato due milioni di euro in nero, anche per aver cantato ad alcune Feste dell’Unità e di averli depositati in Svizzera per nasconderne all’erario 800 mila

 

• Da alcune intercettazioni telefoniche. Paoli: «Non voglio che si sappia che ho portato soldi all’estero». Poi la moglie: «Bisogna nascondere bene le carte in un posto sicuro». Paoli: «Io sono un personaggio pubblico, non posso rischiare questo. Ho un’immagine da difendere. Non voglio che si sappia che ho portato soldi all’estero, li voglio riportare in Italia». Poi il commercialista Andrea Vallebuona: «Vedremo di trovare un modo» • Su Facebook scrissero: «Il cielo in un caveau»

 

gino paoli e la moglie

• Nell’aprile 2016 Paoli iniziò a trattare con l’Agenzia delle Entrare, con l’intenzione di mettersi in regola. A luglio la procura chiese l’archiviazione. « Paoli, travolto dalla vicenda, annullò qualche concerto, si dimise dalla Siae, incassò la difesa dell’amico Beppe Grillo […] ed iniziò a pensare a come uscirne. Il cantautore spiegò che alla festa dell’Unità così fan tutti, “è un sistema diffuso”, e precisò che non era lui a gestire “in prima persona” le quisquiglie finanziarie. Dimostrò poi di aver effettuato parecchie operazioni sul conto elvetico ben prima del 2008: impossibile, dunque, fissare proprio in quell’anno la “dichiarazione infedele”. E il 2008 è il termine ultimo affinché non intervenga il non luogo a procedere, la prescrizione chiesta dal pm e che a breve, con certezza quasi assoluta, verrà cristallizzata» (Andrea Tempestini, Libero, 1/8/2016).

 

Vizi

ornella vanoni e gino paoli

Buona forchetta. «Anni fa eravamo un gruppo di amici: i fratelli Reverberi, Giacomo Assandri… In alcune serate decidevamo di partire per spedizioni gastronomiche e, sulla Serravalle, esisteva un posto dove si cenava a prezzo fisso. Una volta, a metà del pasto, il ristoratore ci disse: “Ragazzi voi mi rovinate!”. C’erano dei mangiatori che facevano paura!»

 

• «Sono stato un grande bevitore per 20 anni. Poi ho avuto la fortuna di riuscire a smettere, mentre mio fratello non ha smesso ed è morto»

 

• Continua a fumare.

 

Curiosità

È alto 1 metro e 80 e pesa 84 chili

• Era il cantante preferito di Emanuela Orlandi

• Ha una casa sulla collina di Nervi, a Genova, e un podere a Campiglia Marittima, in Maremma, dove già il nonno e il bisnonno coltivavano olive: lui, assieme al figlio Nicolò, produce un Olio dei Paoli

 

IL PESTO DI GINO PAOLI

• Prepara il pesto con una ricetta particolare: usa i pinoli, le noci al posto dell’aglio, e il parmigiano reggiano al posto del pecorino. Sostiene che nel vero pesto il basilico andrebbe tritato con un pestello di legno. «A pestare ti fai due palle notevoli, ma è fondamentale perché pestando si sprigionano gli oli essenziali del basilico […] lo faccio raramente con il mortaio, sopporto mia moglie che lo frulla. Ma quello si chiama frullato e non pesto. Il pesto bisogna pestarlo e come dicevo è una rottura»

 

• Gli piace alzarsi tardi al mattino

gino paoli

• «Non guardo la tv da 10 anni, solo i telefilm. I social non so cosa sono. Guardo Facebook la mattina, e il TG24 dove ci sono le notizie senza opinioni»

• La sua canzone d’amore preferita è La donna cannone di De Gregori

 

• Ha dichiarato che Carla Bruni cantava Il cielo in una stanza meglio di Mina. «Meglio Carla Bruni, perché Mina canta Il Cielo in una stanza e l’elenco telefonico allo stesso modo, non so se sa quello che canta oppure no. Canta come se fosse uno straordinario strumento tecnico, come un flauto o una chitarra»

 

• «I giovani che vedo danno i sintomi che si sono rotti: dicono basta con la plastica, basta con le stupidaggini. Sono specifici. Il consumismo è scoppiato, loro se ne sono già accorti»

 

• «Tutti sanno bene come la penso. E io non ho cambiato idea; sono loro ad averla cambiata. Io sono sempre di sinistra, diciamo pure comunista; sono loro a non esserlo più» • Una delle sue canzoni s’intitola Voglio morire malato. «Una provocazione? “È la mia versione di Vado al massimo di Vasco. Ho sempre voluto provare tutto. Dovrei conservare il mio corpo per morire sano? La morte non mi spaventa, è una compagna. Ogni giorno che vivi, è un giorno in meno che vivi. La natura ci dice che tutto rinasce» (Orlando)

 

 • «Credo di essere stato un bravo pittore».

 

STEFANIA SANDRELLI E GINO PAOLI

Titoli di coda «Come vorrebbe essere ricordato? “Con la mia umanità, senza essere mitizzato. Descrivessero la testa di cazzo che sono stato”» (Orlando).


https://www.dagospia.com/media-tv/e-morto-gino-paoli-non-voglio-essere-mitizzato-descrivano-testa-cazzo-468571

 

L’IA cambia la Silicon Valley: i lavoratori tech riscoprono i sindacati

 

- Luglio 22, 2026
 
 
 

Per decenni la Silicon Valley è sembrata una fortezza inaccessibile ai sindacati ma ormai l’arrivo inarrestabile dell’intelligenza artificiale sta incrinando questa convinzione.

Ora, un numero crescente di dipendenti delle aziende tecnologiche sta valutando l’organizzazione sindacale per avere maggiore voce sulle modalità con cui l’IA viene introdotta nei luoghi di lavoro. I lavoratori del settore tecnologico si trovano infatti in prima linea nella trasformazione. Sono proprio loro a costruire gli strumenti che automatizzano la scrittura del codice, valutano la produttività, riorganizzano i processi aziendali e permettono alle imprese di ridurre il personale.  Un’indagine realizzata tra i dipendenti informatici dei campus dell’Università della California ha rilevato che il 65% degli intervistati aveva dovuto assumersi ulteriore lavoro a causa di posizioni rimaste vacanti. Soltanto il 22% dichiarava di sentirsi sicuro del proprio posto. Secondo alcuni lavoratori coinvolti nell’organizzazione sindacale, l’IA viene utilizzata per colmare le carenze di personale, con il risultato che ogni dipendente finisce per gestire una quantità maggiore di attività.

A Google, l’Alphabet Workers Union rappresenta ormai più di 1.400 persone tra Google, YouTube e Waymo. Nel luglio 2026 il sindacato ha consegnato ai vertici dell’azienda una petizione firmata da oltre 4.500 dipendenti, chiedendo maggiori garanzie in caso di licenziamento, incentivi per le uscite volontarie e la possibilità di ricevere la liquidazione sotto forma di un periodo più lungo di congedo retribuito. L’iniziativa arriva mentre le grandi società tecnologiche continuano a investire miliardi nell’intelligenza artificiale e, contemporaneamente, a ridurre gli organici.

Negli Stati Uniti il sindacato funziona diversamente rispetto al modello italiano. La rappresentanza viene spesso costruita all’interno di una singola azienda, sede o gruppo professionale: i lavoratori devono organizzarsi, raccogliere il consenso della maggioranza e ottenere il riconoscimento come interlocutore nelle trattative con il datore di lavoro. Quando i dipendenti delle grandi compagnie tecnologiche parlano di sindacalizzazione, stanno quindi cercando di creare una rappresentanza collettiva dentro la propria impresa, capace di negoziare licenziamenti, condizioni di lavoro, sorveglianza e impiego dell’intelligenza artificiale.

Secondo l’Alphabet Workers Union, le azioni collettive organizzate all’interno del gruppo sono raddoppiate nel 2025 rispetto all’anno precedente. Anche nel Regno Unito i dipendenti di Google DeepMind e Meta stanno cercando nuove forme di rappresentanza. Le contestazioni riguardano le condizioni di lavoro e le modalità con cui vengono utilizzati i prodotti sviluppati dalle aziende, compreso l’impiego dell’IA in ambito militare e nei sistemi destinati al controllo della produttività dei dipendenti.

Un lavoratore di Meta coinvolto in una recente campagna sindacale ha spiegato al The Guardian che l’obiettivo è ottenere una voce nelle decisioni aziendali, sia sui prodotti sia sull’esperienza dei dipendenti. La spinta all’organizzazione è aumentata dopo i licenziamenti annunciati dall’azienda e dopo la sperimentazione di strumenti capaci di registrare e analizzare le attività svolte dal personale. La sorveglianza è uno dei punti più delicati: un sondaggio pubblicato nel maggio 2026 ha rilevato che soltanto il 7% dei lavoratori intervistati aveva ricevuto informazioni chiare dal proprio datore di lavoro sull’utilizzo dell’IA per monitorare le attività. Il 94% riteneva invece che le aziende dovessero comunicare apertamente quando questi strumenti vengono impiegati. Il 78% giudicava molto importante l’introduzione di misure per proteggere i lavoratori dai possibili danni dell’intelligenza artificiale.

L’organizzazione sindacale offre anche la possibilità di stabilire regole concrete sull’automazione. Nel 2025 i lavoratori della società di videogiochi ZeniMax, controllata da Microsoft, hanno ottenuto un contratto che comprende protezioni sull’impiego dell’IA, sugli straordinari e sull’esternalizzazione delle attività. Quando Microsoft ha successivamente tagliato migliaia di posti, le condizioni economiche previste per i dipendenti coinvolti erano già definite dall’accordo collettivo. Kickstarter, una delle prime aziende tecnologiche statunitensi ad aver costituito un sindacato esteso a tutta la società, ha invece negoziato nel 2025 una settimana lavorativa di quattro giorni, un salario minimo aziendale e una clausola che impedisce alla direzione di sostituire con l’IA intere posizioni lavorative.

Sta cambiando anche il modo in cui i professionisti tecnologici percepiscono se stessi. L’elevata retribuzione garantisce condizioni migliori rispetto a molti altri settori, ma offre sempre meno protezione di fronte a ristrutturazioni decise dall’alto. Come ha osservato John Chadfield, cofondatore del sindacato britannico United Tech and Allied Workers, gli ingegneri stanno scoprendo di avere meno potere individuale di quanto pensassero, possono essere ben pagati, ma rimangono lavoratori. Il fenomeno potrebbe anticipare ciò che accadrà nel resto dell’economia. Le stesse questioni stanno già emergendo nella sanità, nell’industria culturale e negli uffici, dove algoritmi e sistemi generativi cominciano a incidere su ogni tipo di attività dalle assunzioni ai turni al numero di persone necessarie per svolgere un’attività.

La rivoluzione artificiale potrebbe così produrre un effetto inatteso. Le macchine che promettevano di rendere superflui alcuni lavoratori stanno convincendo proprio chi le costruisce che, da soli, si diventa facilmente sostituibili

 

https://beppegrillo.it/lia-cambia-la-silicon-valley-i-lavoratori-tech-riscoprono-i-sindacati/ 

 

Malta paga 25 mila euro ai giovani che rinunciano alla patente

 

- Luglio 21, 2026 
 

A Malta il governo ha scelto una strada inedita per affrontare uno dei problemi più difficili delle città moderne: il traffico. Invece di introdurre soltanto nuovi divieti o aumentare i costi per chi utilizza l’auto, il governo maltese ha deciso di offrire un incentivo economico ai giovani disposti a rinunciare alla patente per cinque anni.

Il programma, chiamato “Driving Licence Surrender Scheme(Programma di riconsegna della patente di guida) , prevede un contributo totale di 25 mila euro per chi restituisce volontariamente la propria patente e accetta di non guidare per un periodo di cinque anni. La somma viene distribuita in cinque rate annuali da 5 mila euro, così da mantenere l’impegno nel tempo. L’iniziativa è rivolta ai residenti a Malta con un’età massima di 30 anni, in possesso di una patente maltese da almeno dodici mesi e residenti sull’isola da almeno sette anni. La patente viene sospesa per tutta la durata del programma e chi decide di tornare alla guida dopo il periodo previsto dovrà completare 15 ore di formazione presso una scuola guida autorizzata. Il governo maltese ha stanziato 5 milioni di euro per il progetto, che funziona sulla base del principio “primo arrivato, primo servito”. L’obiettivo dichiarato è ridurre il numero di persone che possiedono e utilizzano un’automobile, diminuendo di conseguenza il numero di veicoli presenti sulle strade.

Malta è uno dei territori più densamente popolati d’Europa. La crescita demografica, gli spazi limitati e un numero elevato di automobili hanno trasformato la congestione stradale in una delle principali sfide del Paese. Il ministro dei Trasporti Chris Bonett ha presentato il progetto come parte di una strategia più ampia chiamata “Reshaping our Mobility” (rimodellare la nostra mobilità), che punta a modificare il rapporto dei cittadini con l’automobile attraverso incentivi, trasporto pubblico e  soluzioni innovative di mobilità. Secondo le autorità maltesi, alcune centinaia di giovani hanno già aderito alle prime fasi del programma, trasformando quella che sembrava una proposta provocatoria e distopica in un vero esperimento di politica urbana.

Il caso Malta arriva in un momento in cui molte città europee stanno ripensando il ruolo dell’automobile. Londra, ad esempio, ha scelto la strada della tariffazione degli ingressi nel centro urbano attraverso il sistema di congestion charge, con l’obiettivo di ridurre il numero di veicoli nelle aree più trafficate. Altre città stanno investendo nella “mobilità come servizio”, integrando autobus, biciclette, car sharing e sistemi digitali per rendere più semplice spostarsi senza possedere un’auto.

Oltre alla riduzione immediata del numero di automobili in circolazione, il progetto maltese introduce un elemento più profondo: l’idea di educare una nuova generazione a considerare l’automobile come una possibilità e non come una necessità. Per decenni, soprattutto nel Novecento, il possesso della macchina è stato associato a indipendenza, libertà e successo personale. Oggi, nelle grandi aree urbane, il rapporto tra giovani e automobile sta cambiando. Sempre più persone valutano la possibilità di muoversi attraverso una combinazione di trasporto pubblico, biciclette, servizi condivisi e mobilità digitale, considerando l’auto privata come un costo economico e un impegno da gestire. Secondo i dati dell’International Transport Forum dell’OCSE, in diversi Paesi europei la percentuale di giovani con patente di guida è diminuita rispetto alle generazioni precedenti. In Germania, ad esempio, la quota di persone tra i 18 e i 24 anni con patente è scesa rispetto agli anni Novanta, mentre in città come Londra, Parigi e Amsterdam molti giovani scelgono di vivere senza possedere un’automobile.

Il programma maltese prova quindi a intervenire proprio su questa fase della vita; offrire un incentivo economico per cinque anni può accompagnare un giovane verso un modello di mobilità diverso, creando nuove abitudini e dimostrando che è possibile organizzare la propria vita quotidiana anche senza un’auto privata.

https://beppegrillo.it/malta-paga-25-mila-euro-ai-giovani-che-rinunciano-alla-patente/ 

 

Tempi segnati dal proprio corpo

  beppegrillo.it - Luglio 21, 2026 

 

di Roberto Vacca

Secondo Machiavelli, qualcuno chiese al condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli quando fosse giusto mangiare per stare sani. Lui rispose: “Se uno è ricco, quando egli ha fame; se uno è povero, quando si può.”

Dunque dava per certo che fosse ottimo per la salute uniformarsi ai tempi scanditi dai segnali percepiti dal proprio corpo, ma non è sempre così. Varie sensazioni fisiche (oltre a fame, pressione arteriosa, sudorazione, etc.) variano rapidamente sotto il controllo del sistema nervoso autonomo (involontario) influenzato dalle condizioni di organi fisici e dall’età. Gli anziani talora non percepiscono lo stimolo della fame, e si accorgono solo della mancanza di energia dovuta a denutrizione. Dovrebbero guardarsi anche dalla disidratazione – ma dimenticano di bere acqua, sebbene medici e dietologi consiglino di consumarne ogni giorno 30-35 millilitri per ogni kilogrammo di peso corporeo. Per ricordarmene, passati i 90 anni cominciai a disporre ogni tanto sulla mia scrivania un cartoncino su cui avevo scritto i due versi di Pindaro: Ἄριστον μὲν ὕδωρ (la cosa migliore è l’acqua).

Per ovviare alle carenze dei segnali corporei, consiglio di prendere abitudini sane e radicarle a certe ore del giorno. Ci si riesce forzandosi: attaccando al muro “memento” scritti, ci si addestra a ripetere certe azioni ogni giorno quando suona una sveglia che si sarà predisposta. Ripetere azioni ogni giorno serve anche ad altri scopi, come far crescere il numero di parole che conosci di una lingua straniera.

Supponi di conoscere mille parole inglesi. Sono troppo poche per conversare, per leggere un libro, un manuale, per scrivere una lettera. Mira a imparare almeno 7000 parole: così non sarai padrone della lingua, ma te la sbroglierai in casi semplici e sarai pronto a migliorare ancora.

Scegli dunque un libro che ti piace – un romanzo o un testo professionale (e preparati un quaderno nuovo) – e comincia a leggerne ogni giorno una pagina di 30 righe. Per leggere pagina 1, ti ci vorrà un’ora. Dovrai cercare sul dizionario o sul computer forse più di 200 parole. Dopo ogni ricerca, sottolineerai a lapis la parola cercata.

Il secondo giorno riguardi le parole sottolineate a pagina 1. Se non ne ricordi il significato, le cerchi di nuovo e le scrivi tutte in colonna in inglese. Leggi pagina 2 e sottolinei tutte le parole che non conosci e che hai dovuto cercare.

Il terzo giorno scrivi sul quaderno la traduzione (accanto a ciascuna) delle parole di pagina 1, naturalmente cercandone di nuovo i significati che hai dimenticato. Scrivi sul quaderno in colonna in inglese le parole sottolineate a pagina 2 (e ne cerchi il significato, se lo hai dimenticato). Leggi pagina 3 e sottolinei tutte le parole che non conosci e che hai dovuto cercare.

Il quarto giorno leggi pagina 4 e sottolinei tutte le parole che non conosci e che hai dovuto cercare, copri con un cartoncino le traduzioni inglesi delle parole di pagina 1 e vedi se le ricordi prima di scoprirle una a una. Scrivi sul quaderno in colonna in inglese le parole sottolineate a pagina 3 (e ne cerchi il significato, se lo hai dimenticato).

Il quinto giorno leggi pagina 5 e sottolinei tutte le parole che non conosci e che hai dovuto cercare, copri con un cartoncino le traduzioni inglesi delle parole di pagina 2 e vedi se le ricordi prima di scoprirle una a una. Scrivi sul quaderno in colonna in inglese le parole sottolineate a pagina 4 (e ne cerchi il significato, se lo hai dimenticato) – e così via.

Con questo sistema le parole inglesi che non sapevi vengono evidenziate con traduzione per ogni pagina con cinque passaggi. Questa procedura ripetitiva in genere basta a imprimere nella tua memoria quelle traduzioni; l’esperienza indica che l’efficacia viene corroborata proprio dalla regolarità cronometrica della ripetizione.

Il quaderno con le parole tradotte costituisce un dizionario personalizzato che viene spontaneo sfogliare e rileggere occasionalmente per imprimerlo più energicamente nella mente.

L’AUTORE

Roberto Vacca – Ingegnere, futurologo, divulgatore scientifico e scrittore italiano. Si occupa di infrastrutture, automazione, informatica e sistemi complessi. Diventa noto al grande pubblico con Medioevo prossimo venturo (1971), un saggio che anticipa scenari di crisi e collasso delle società industriali. Scrive numerosi libri di divulgazione e narrativa. Interviene spesso nel dibattito pubblico, con riflessioni sul futuro, la tecnologia e i cambiamenti globali.

https://beppegrillo.it/tempi-segnati-dal-proprio-corpo/ 

 

 

La versione di Izzo: "Magia nera e massoni. Ecco cosa c’è dietro al delitto Corazzin"

 

La giovane rapita nel 1975 e il caso riaperto dalle dichiarazioni dell’ergastolano. La loggia e i collegamenti col mostro di Firenze, dai Parioli ai sequestri

GIANNI LEONI

 Angelo Izzo, 67 anni, è stato condannato a due ergastoli

Velletri (Roma), 27 novembre 2022 - Cella singola con angolo cottura, pareti spoglie e luce scialba rigata dalle grate. Angelo Izzo, il ‘mostro del Circeo’ con la pesante recidiva di un duplice omicidio a Campobasso, aspetta nel carcere di Velletri gli sviluppi dell’inchiesta sulla scomparsa di Rossella Corazzin, 17 anni, inghiottita dal mistero nel ’75 a Tai di Cadore, dov’era in vacanza con la famiglia. È stato lui a far riaprire il caso con una serie di dichiarazioni ogni volta ribadite e ultimamente ritenute attendibili, almeno in parte, dalla commissione Antimafia. Torbida storia che srotola il filo della sua matassa nera...

https://www.quotidiano.net/cronaca/la-versione-di-izzo-magia-nera-e-massoni-ecco-cosa-ce-dietro-al-delitto-corazzin-9bb6fe6d 

 

IL G8 DEL 2001 NON HA INSEGNATO NULLA: A DISTANZA DI 25 ANNI LA SINISTRA ANCORA FATICA A CAPIRE COSA AVVIENE NELLE PIAZZE ITALIANE

 

IL G8 DEL 2001 NON HA INSEGNATO NULLA: A DISTANZA DI 25 ANNI LA SINISTRA ANCORA FATICA A CAPIRE COSA AVVIENE NELLE PIAZZE ITALIANE - SI EVOCA LA MORTE DI CARLO GIULIANI MA NON SI RICORDA CHE STAVA LANCIANDO UN ESTINTORE CONTRO LA CAMIONETTA DEI CARABINIERI – E OGNI VOLTA CHE ACCADE QUALCOSA IN STRADA, E SONO COINVOLTE LE FORZA DELL'ORDINE, I SINISTRATI DIFENDONO I MANIFESTANTI, PURE SE VIOLENTI, PER PARTITO PRESO CON DOPPI STANDARD – AI CASI CUCCHI E ALDROVANDI, DOVE SONO CHIARE LE RESPONSABILITA’, FANNO DA CONTRALTARE LE QUESTIONI RAMY E FAKIR, DOVE RAGIONI E TORTI NON SONO COSI’ DEFINITI. NEL CASO DEL 43ENNE MAROCCHINO, MORTO A BOLOGNA DURANTE UN INTERVENTO DI POLIZIA, IL SINDACO LEPORE E SCHLEIN SI SONO AFFRETTATI A DARE COPERTURA POLITICA PRIMA ANCORA DELL’ACCERTAMENTO DEI FATTI E DEI RISULTATI DELL’INCHIESTA – LA POSIZIONE DI ELLY (“LO STATO HA FALLITO”) HA PROVOCATO MAL DI PANCIA E IMBARAZZI NEL PD (MA PURE TRA GLI ELETTORI CON UN MINIMO DI CERVELLO) - GRAZIANO DELRIO: “SE FAI UN’INIZIATIVA IN PIAZZA C’È IL RISCHIO CHE POI SI INTRUFOLINO I DELINQUENTI” – E A MILANO IN 1000 CHIEDONO GIUSTIZIA ANCHE PER RAMY, IL 19ENNE CHE NON SI FERMO’ALL’ALT DEI CARABINIERI PRIMA DI CADERE...

carlo giuliani ramy fakir sinistra scontri in piazza 

Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera - Estratti

 

carlo giuliani

La sequenza dei fatti. È quella che mette in difficoltà il Pd. Prima il presidio istituzionale convocato dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, poi gli scontri che hanno acceso polemiche durissime in tutto il Paese. Un nesso temporale che il centrodestra ha subito trasformato in un atto d’accusa, chiedendo le dimissioni del primo cittadino, e che costringe il Pd a una difesa tutt’altro che a cuor leggero.

 

Elly Schlein è netta: «Su Fakir lo Stato ha fallito e spetta allo Stato fare piena luce. Lepore ha scelto di governare la frustrazione e lo smarrimento di un’intera comunità. È stato importante, per non lasciarla in balia delle spinte più estremiste e degli antagonisti che anche ieri hanno messo a ferro e fuoco la città, con una violenza inaccettabile e che condanniamo con nettezza».

 

E poi, alla trasmissione In Onda su La7, per dimostrare che per i dem la sicurezza è un tema importante dice: «Abbiamo coinvolto l’ex capo della polizia Franco Gabrielli in iniziative sulla nostra idea di sicurezza, che non è rincorrere la destra sulla propaganda». 

ramy

 

Ma se è vero che nessun dirigente dem, in pubblico, punta il dito contro il sindaco, è altrettanto vero che dietro le dichiarazioni ufficiali di solidarietà serpeggia un imbarazzo evidente. Il punto debole, per non pochi esponenti del partito — soprattutto nell’area riformista — è proprio quella scelta: convocare un presidio in un clima già teso, sapendo che avrebbe potuto attirare gli autonomi e trasformarsi in un detonatore.

 

Un’iniziativa pensata per essere istituzionale che si è invece rivelata, agli occhi di molti, un azzardo. Chi nutre questi dubbi, però, preferisce non metterci la faccia e si rifugia nell’anonimato. 

Il nodo, per una parte del Pd, è tutto nell’opportunità del presidio convocato dal sindaco. «Il tentativo di fare una cosa istituzionale è comprensibile, ma è molto rischioso con questo clima — osservano alcuni parlamentari dem —. E comunque non bisognava accettare che ci fosse anche una manifestazione degli autonomi». 

fakir

 

Sulla stessa linea Lia Quartapelle, che ammette un passo falso ma lo circoscrive: «L’errore è stato non sapere gestire la piazza». Però poi aggiunge: «Lepore invece non ha commesso un errore a convocare il presidio», perché «deve essere interesse di tutti chiedere la verità». Più netto Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna: «Se non lo avesse organizzato Matteo, lo avrebbero organizzato altri. E i tafferugli ci sarebbero stati in ogni caso. Sono sempre gli stessi, li fanno ogni volta, anche contro il Comune». 

 

È forse Graziano Delrio a mettere a fuoco meglio di tutti l’imbarazzo che attraversa il partito: «Se fai un’iniziativa del genere c’è il rischio che poi si intrufolino i delinquenti, ma se non fai nulla sembra che tu non abbia coscienza civile». 

Un dilemma che il senatore dem non scioglie, lasciando intendere che il conto tra opportunità e rischio, col senno di poi, non torna del tutto. 

Simona Malpezzi, che pure ammette il problema, lo risolve a favore della presenza: è comunque «importante» che «la politica del territorio sia presente», anche quando «arrivano i contestatori». Quasi a dire che il prezzo pagato, per quanto alto, andava messo in conto. 

lepore schlein

(…)

 

MILLE IN CORTEO A MILANO. «GIUSTIZIA ANCHE PER RAMY» 

Matteo Castagnoli per corriere.it

 

Chiedono «giustizia e verità» per Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto domenica durante un intervento di polizia, mentre due agenti tentavano di immobilizzarlo a terra al Pilastro, quartiere popolare della periferia di Bologna. Sono più di mille a due passi dalla Prefettura di Milano. Gridano «polizia fascista, polizia assassina».

(...)

SCONTRI BOLOGNA MANIFESTAZIONE DOPO MORTE FAKIR

Ieri in strada a Milano c’erano centri sociali, bandiere della Palestina, di Potere al Popolo e di Rifondazione comunista e anche alcuni anarchici. Gli organizzatori, nel post sui social con cui hanno lanciato il ritrovo, hanno chiesto «giustizia e verità» anche per Ramy e Fares — i ragazzi in sella allo scooter che nel novembre 2024 scapparono e furono inseguiti dai carabinieri prima che cadessero e Ramy, 19 anni, morisse — e per Abderrahim Mansouri, il pusher di origini marocchine ucciso a Rogoredo dall’ex poliziotto Carmelo Cinturrino. 

 

Ieri il presidio è poi diventato un corteo che ha attraversato il centro della città, passando da Porta Venezia, e arrivando in piazza San Babila. 

Ad accompagnare la manifestazione, polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Ma non si sono registrate tensioni o scontri, a differenza di quanto successo lunedì a Bologna, dopo un altro presidio per Fakir, quando si era accesa la tensione tra le forze dell’ordine e un gruppo di antagonisti, con scene di guerriglia urbana. Erano stati lanciati oggetti e transenne; agenti e militari avevano risposto con idranti e cariche. 

https://www.dagospia.com/politica/g8-non-insegnato-nulla-dal-caso-ramy-fakir-sinistra-sugli-scontri-in-481360