Grognards
giovedì 2 luglio 2026
I governi italiani hanno sempre premiato i carnefici al loro servizio - Generale Fiorenzo Bava Beccaris – 1831-1924
È uno dei nomi più controversi dell’Italia post-unitaria. Lo ricordano soprattutto per un episodio: i moti di Milano del 1898.
Chi era:
Ufficiale del Regio Esercito piemontese. Combatté nel Risorgimento, a Custoza, Lissa, e poi in Africa. Arrivò al grado di generale e fu senatore del Regno.
Perché è famoso / famigerato:
Maggio 1898, Milano: C’era una crisi economica durissima. Pane carissimo, disoccupazione, scioperi. La gente scese in piazza. Il governo di Antonio di Rudinì dichiarò lo stato d’assedio e mandò Bava Beccaris a Milano con pieni poteri militari.
Lui diede l’ordine di sparare sulla folla. Usò anche artiglieria.
Bilancio ufficiale: 82 morti e circa 450 feriti. Le stime degli oppositori parlarono di molte più vittime.
Per questo atto fu decorato dal re Umberto I con la Croce di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia. La medaglia fece un casino enorme.
Le due versioni storiche:
1. Versione governativa/monarchica dell’epoca: Bava Beccaris “salvò la patria” dal disordine e da una possibile rivoluzione. Da qui la medaglia.
2. Versione socialista/repubblicana: Fu una repressione sanguinosa contro operai e poveri che protestavano per la fame. Da qui l’odio che durò decenni.
L’attentato ad Umberto I nel 1900 fu compiuto proprio da Gaetano Bresci, un anarchico che disse di voler vendicare i morti di Milano.
Dopo: Bava Beccaris rimase senatore fino alla morte nel 1924. Non si pentì mai pubblicamente di quello che fece.
Il contesto: perché scoppiò tutto
1. Crisi economica: Raccolti pessimi, prezzi del grano alle stelle. Il pane a Milano costava quasi il doppio di 2 anni prima.
2. Crisi politica: Governo di Antonio di Rudinì, molto autoritario. Aveva già sciolto associazioni, messo bavaglio alla stampa.
3. Scintilla: 6 maggio 1898 a Pavia la polizia carica una manifestazione. Da lì Milano esplode.
Come andò la repressione, giorno per giorno
7-8 maggio: Scioperi, barricate, cortei. La gente gridava “Pane e lavoro”. Le proteste non erano solo operaie: c’erano anche bottegai e studenti.
9 maggio: Il governo dichiara lo stato d’assedio su tutta la provincia di Milano. Potere civile sospeso. Bava Beccaris viene nominato Commissario straordinario con pieni poteri militari. Aveva 67 anni.
Le sue mosse:
1. Coprifuoco e divieti: Vietate riunioni, chiusi i circoli, sequestrati giornali come _Avanti!_.
2. Schieramento: Portò a Milano 40.000 uomini tra esercito, carabinieri e guardie. Posizionò artiglieria in punti chiave: Castello Sforzesco, via Torino, Piazza del Duomo.
3. Ordine di fuoco: Il 9 e 10 maggio la folla provò ad abbattere le barricate vicino al Castello. Bava Beccaris ordinò di sparare. Furono usati anche i cannoni. Una cannonata colpì anche il convento di Santa Maria delle Grazie, vicino al _Cenacolo_ di Leonardo.
Il bilancio:
- Versione ufficiale: 82 morti, 450 feriti.
- Versione socialista: 300-400 morti. Non si saprà mai il numero esatto perché molti feriti morirono dopo, e non tutti furono registrati.
Il dopo
1. La medaglia: Il 18 giugno 1898 re Umberto I gli conferisce la Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia “per l’opera prestata a Milano”. Per i socialisti fu uno schiaffo.
2. La vendetta: Il 29 luglio 1900 l’anarchico Gaetano Bresci uccide Umberto I a Monza. Durante il processo disse: “Non ho ucciso Umberto. Ho ucciso il re”, riferendosi proprio a Bava Beccaris e ai morti del ‘98.
3. Bava Beccaris: Non si scusò mai. Divenne senatore e morì nel 1924. Nei suoi scritti sostenne sempre di aver evitato una guerra civile.
In sintesi: Per il governo fu “ordine pubblico”. Per gli operai fu “la strage del pane”. È uno spartiacque: da lì il movimento socialista si radicalizza tantissimo.
1. Filippo Turati – Il socialista che c’era
Turati era deputato socialista ed era a Milano durante i moti. Fu arrestato subito dopo.
Dal suo discorso al processo del 1898 e da lettere private:
1. Sul clima prima: Descrisse Milano “affamata, esasperata dal prezzo del pane”. I cortei erano di operai, donne, disoccupati.
2. Sulla repressione: Denunciò l’uso dell’artiglieria in città. Scrisse che i cannoni spararono anche contro case private e che il convento delle Grazie fu colpito.
3. Il bilancio; Parlò di “eccidio” e contestò i numeri ufficiali. Secondo lui i morti furono molti di più di 82.
4. Dopo: Fu condannato a 12 anni per “istigazione a delinquere”, ma fu amnistiato nel 1900 dopo l’attentato al re.
Turati definì Bava Beccaris “il carnefice di Milano”. Per lui la medaglia del re fu una provocazione.
2. I giornali dell’epoca – 2 versioni opposte
Giornali governativi/conservatori - La Perseveranza. Il Corriere della Sera
1. Tono: Parlarono di “sedizione”, “rivolta”, “anarchici”.
2. Su Bava Beccaris: Lo descrissero come colui che “ripristinò l’ordine” e “salvò Milano dal caos”.
3. Sui morti: Ridussero il numero e dissero che erano “sommossatori armati”.
Giornali socialisti/opposizione - _Avanti!
Avanti! era stato sequestrato il 9 maggio proprio da Bava Beccaris.
1. Tono: “Strage”, “eccidio del pane”, “mattatoio umano.
2. Resoconti; Parlavano di donne e bambini colpiti, di cannonate sui quartieri popolari. Pubblicarono elenchi di vittime quando riuscirono a uscire.
3. Sulla medaglia: La definirono “la croce del sangue”.
3. Altri testimoni
1. Arcivescovo di Milano, Andrea Carlo Ferrari: Provò a mediare. Scrisse al governo per chiedere clemenza. Non fu ascoltato.
2. Telegrammi di Bava Beccaris stesso: Il 9 maggio riferisce “agitazioni cittadine” e “occupazione dei sobborghi”. Il 10 maggio comunica “ristabilita tranquillità”. Nessuna parola sulle vittime nei telegrammi ufficiali.
In pratica: Hai 2 Milano nel 1898. Quella dei giornali governativi: ordine ristabilito. Quella di Turati e _Avanti!_: una città bombardata per la fame.
Fenix
Bravo Obay
Questo ragazzo dello Sri Lanka, un paio di settimane fa mi ferma per strada. «Ciao, sindaco. Posso avere appuntamento?»
Aveva sulle spalle un grosso zaino da scout e, intorno agli avambracci, collane, lampadine e qualche accendino.
«Visto che siamo già qui, dimmi pure». «Vorrei un posto per mettere il mio banco, per la notte.»
Non sapevo cosa dirgli e ho preso tempo, chiedendogli come si chiama. «Mi chiamo Obay.»
Cerco di spiegargli che non posso concedergli uno spazio. Lui chiarisce che non lo vuole gratis, che è disposto a pagare. Provo a fargli capire che è una questione complicata: servono autorizzazioni, procedure. Insomma, non posso aiutarlo.
Obay resta lì. Mi guarda fisso, continua a sorridere. Alla fine, cedo io.
«Senti, vediamo se un amico può darci una mano.»
Lo chiamo. Dall'altra parte del telefono arriva una proposta. «Obay, c'è questa possibilità. Se per te va bene, è fatta.» Non faccio nemmeno in tempo a finire la frase che mi ringrazia. Poi mi chiede: «Cosa posso fare in cambio?»
Cerco di convincerlo che il mio amico è generoso. È uno di quelli che non ride mai, ma viene da una famiglia il cui padre gli ha insegnato che fra ragione e gentilezza, bisogna scegliere sempre la seconda.
Il giorno dopo ricevo una foto. Un sacchetto pieno a metà di rifiuti raccolti sulla spiaggia. «Sindaco, io pulisce spiaggia.»
Da due settimane, ogni mattina alle sette, quel tratto lo pulisce Obay.
E’ incredibile come a volte bastino storie semplici e piccoli gesti per fare a pezzi certi racconti di paura, che dividono i noi dai loro.
E' una bella storia, quella di Obay, che mette tutti noi di fronte a uno specchio, e ci insegna che il rispetto non ha passaporto, che il senso civico non ha accento e che l'appartenenza a un luogo si dimostra prendendosene cura.
Carmine De Vivo
Il nostro è un paese sempre più in declino!
Pizze italiane. A suo modo, è un esempio di assioma. Perché poche cose rimandano così rapidamente al nostro Paese come quella focaccia circolare famosa in tutto il mondo. E allora oggi fatemi scrivere di pizze e d'Italia.
Erano pizze quelle che portava Andrea Salvati, 18 anni baffetti pizzetto e motorino. Le stava consegnando a domicilio per conto di un locale della periferia torinese. Finito l'anno scolastico, Andrea voleva guadagnare così qualche euro per andare in vacanza in Spagna con gli amici. Perché i soldi per le vacanze ai genitori non si chiedono, che di sacrifici ne fanno già tanti per farti studiare. E' domenica notte, su Torino viene giù tanta pioggia ma Andrea porta la sua pizza al cliente, la pizza è calda e asciutta lui è bagnato fradicio ma fa per tornare al locale per prendere un'ultima consegna. Le strade sono un fiume in piena, il vento si è fatto fortissimo, il motorino scivola e si porta via Andrea, i suoi 18 anni, i baffetti, il pizzetto e la vacanza in Spagna con gli amici. Il suo cuore di ragazzo si ferma poco dopo, al Cto di Torino.
Erano pizze quelle che sfornava Raffaele Stipa, nel suo locale di Reggio Emilia. Da trent'anni una pizza e un sorriso a tutti. Raffaele di anni ne ha 67 e a dargli una mano c'è sua sorella Antonella. Vengono dalla Sicilia e il loro vocabolario porta in cima due parole: lavoro e gentilezza. A mezzogiorno di un maledetto giorno di fine giugno entra un balordo, ce ne sono dappertutto anche a Reggio e più o meno sono conosciuti dalla gente. Chiede tre pizze e dice che le pagherà un'altra volta. Antonella dice che no, stavolta no, il tipo ha già un conto da saldare. Sembra chiusa così, invece la sera arriva un altro di quelli là, se la prende con le pizze rifiutate di prima, aggredisce Raffaele con un coltello, poi attacca anche Antonella intervenuta per difendere il fratello. Raffaele muore, lei è ferita gravemente ma se la caverà, grazie a Dio. Qualche ora dopo l'assassino viene arrestato, in casa dei suoi genitori. Ma c'è stato il tempo per gli sciacalli della politica di attribuire il delitto a un qualche extracomunitario, un nome da africano da dare in pasto alla canea dell'odio. Si tratta invece di un reggiano di 43 anni, pluripregiudicato.
Storie di pizze e d'Italia. Di quella Italia della quale non si parla mai, fatta di giovani che studiano e che si impegnano, di donne e di uomini che lavorano e che non smettono di sorridere anche davanti alle difficoltà. Storie come quelle di Andrea e di Raffaele. Oggi c'è pizza per tutti in Paradiso.
Titti Terenzi
I camerati di Vannacci hanno la faccia come il culo!
PUÒ UN OMICIDIO (Signor Stipa Reggio Emilia) TRASFORMARSI IN TIFOSERIA DA STADIO?
PER LA SINISTRA SI !
Almeno una volta nella vita mi piacerebbe provare l'esperienza di parlare con uno di sinistra che sia minimamente intelligente.
Riporto quanto da me scritto in altre occasioni quando mi è stato chiesto:
Risolto il rebus della nazionalità, Il fatto che sia stato questa volta un italiano NON RENDE GLI EXTRACOMUNITARI MIGLIORI DEGLI ITALIANI NE RENDE UN ITALIANO PEGGIORE DEGLI EXTRACOMUNITARI.
Un reato di omicidio dev'essere punibile secondo le nostre leggi SENZA FARE SCONTI A NESSUNO:
Che si tratti di italiani, Africani, Talebani oppure degli Avatar.
Qui invece c'è della ridicola tifoseria da stadio. I sinistri stupidi esultano del fatto che sia stato un italiano, sembra quasi che "segnano i punti". Non curanti del fatto che giusto un paio di giorni prima
UNO DEL BANGLADESH HA COMMESSO UN TRIPLICE OMICIDIO STERMINANDO UN'INTERA FAMIGLIA A ROMA.
Quindi di che si parla?
Spero sia chiaro il concetto da me espresso.
Tanto dovevo per opportuna conoscenza
#FuturoNazionale
#FuturoNazionaleMontecatiniTerme
#MontecatiniTerme
#Italia
#Toscana
#Politica







