Ci sono due analisi che si possono fare il giorno dopo la nostra terza eliminazione ai play-off mondiali, una più semplice e un'altra molto più complessa. Affrontiamole "dal facile al difficile" come piace al nostro Settore Tecnico. [L'articolo è a cura di Giacomo Peron, il primo che si lamenta perché è lungo, vince un orsacchiotto..]
Il calcio italiano ha dei problemi profondi da affrontare se vuol tornare a competere ai massimi livelli, ma NON SERVE RIFONDARE IL SISTEMA PER BATTERE LA BOSNIA. Possiamo trovare difetti grossi in tutti i calciatori della nostra rosa, ma ieri abbiamo giocato contro giocatori del Pafos, riserve del PSV, giocatori di 2. Bundesliga - fra cui Dzeko quarantenne da 11/0 in A con la Fiorentina - , giocatori del campionato ceco e del campionato austriaco. Tabakovic che ha deciso la partita col suo ingresso in campo è arrivato in Bundesliga a 29 anni e non è che un centravanti di medio-bassa classifica. Noi siamo messi male, ma possiamo pensare di essere più forti della Bosnia?
Io lo capisco Gattuso, lui nel dubbio si presenta coi titolari perché la partita è lunga, l'ambiente è ostile, noi stiamo comodi nel 3-5-2 e ci teniamo la superiorità numerica contro i 2 centravanti avversari. Però poi la partita l'abbiamo vista tutti...Donnarumma che non arriva alla metà campo col rinvio almeno sei volte, Dimarco saltato ogni singola volta che Tonali non raddoppiava da un ragazzino coi calzettoni bassi che fatica a giocare nel PSV Eindhoven, scalate macchinose sugli esterni con le nostre mezzeali, Politano che gioca alla cavallina difendendo in area contro gente che gli dà 20 centimetri e un polmone e mezzo, dobbiamo continuare? Continuiamo!
Appena è stato espulso Bastoni io ho subito pensato: "Quasi meglio! Abbiamo la scusa per mettere Palestra, passare a 4 e coprire meglio ste fasce." E invece no! Entra Gatti e stiamo col 3-5-1, che non può che trasformarsi in 5-4-0 in fase difensiva, perché non abbiamo più armi per coprire decentemente il campo. Dimarco e Politano restano lì dove sono, a farsi prendere in giro sugli esterni aspettando un raddoppio che nel primo tempo spesso nemmeno arriva. Gatti ha pure fatto discretamente bene, tanto da far pensare "e se avesse giocato dall'inizio al posto di Bastoni?", ma non è questo il punto - e voglio vedere chi al posto di Gattuso avrebbe messo fuori Bastoni, troppo comodo parlare adesso. Facile dire che "i ragazzi hanno saputo soffrire" dopo aver loro martellato l'alluce del piede con le scelte tattiche. La cattiva gestione del momento dell'espulsione è certificata dal fatto che cinque minuti dopo esce Politano per Palestra, perché è lampante che da quella parte serve uno che corre, contrasta e salta di testa meglio dell'ala del Napoli (perché Politano è un gran bravo ragazzo, ma resta un'ala).
Al 70’ togliamo Kean e Locatelli per Esposito e Cristante. Letteralmente i due migliori in campo fino a quel momento. Locatelli sta sulle balle a tutti da anni, ma ragazzi, fino a che l'hanno tolto ha recuperato palloni (1° per contrasti e intercetti), verticalizzato, vinto duelli, trasmesso grinta con parole e fatti e se non ci credete, riguardate la partita. Kean ok si è mangiato il 2-0 e la Gazzetta dello Sport per qualche faziosa, fastidiosa ragione ha deciso di dedicargli la copertina di tutti i post social che parlavano dell'eliminazione, ma lo ha fatto dopo 65m di fuga solitaria a 100 all'ora, cosa che NESSUN altro attaccante italiano può fare, perché l'esplosività ce l'ha solo lui e, quindi solo lui poteva consentirci di salire una fetta decente di campo. Io non dico non dovessero uscire, perché sicuramente avevano entrambi speso tanto, ma aspettiamo altri 5/10 minuti. Il pallone che Esposito calcia alto perché lo aspetta sul posto come fanno i Pulcini, nei piedi di Kean avrebbe fatto altro percorso? Notate che la Bosnia si è affrettata a metter dentro il 3° centravanti (proprio Tabakovic) quando noi abbiamo fatto questi due cambi. Come a dire: ok adesso hanno rinunciato ad essere pericolosi e noi possiamo andare all-in.
Il vero mistero però è come sia stato possibile per Dimarco stare in campo per 90’. Minuti spesi a: sbagliare ogni singolo tocco di palla, chiamare continuamente un raddoppio (e quindi togliere un uomo dal centrocampo) e farsi saltare quando il raddoppio non c'era. E, se questa non è la prima partita difensivamente insufficiente di Dimarco in nazionale, la scarsezza del suo gioco con la palla è la cosa che proprio non gli si può perdonare, perché la qualità del suo sinistro è letteralmente il motivo per cui ha fatto la carriera che ha fatto e ciò che mi rende un suo estimatore. Sto ragazzo però ieri sera ha sbagliato le scelte e i tocchi. I tocchi perché non è la prima volta che nelle partite importanti gli tremano le gambe, le scelte perché ha ancora l'Inter di Inzaghi (che però lo toglieva sempre al 60’) nei piedi. Avete presente quando Spinazzola è partito palla al piede e a momenti non manda in porta Esposito nei supplementari? Ecco, Dimarco ha avuto almeno due occasioni per fare una giocata simile, ma ha scelto un appoggio laterale con inserimento e/o sovrapposizione interna, ovvero la tipica giocata arzigogolata dell'Inter di Inzaghi che, però, funziona con altri compagni di fianco che pensano cose diverse. Anche da Barella ho avuto questa impressione, soprattutto quando si trattava di uscire dal pressing dopo una palla riconquistata vicino alla nostra area (e si andava indietro). Posso dire? Questo tipo di scelte mi dà fastidio. Perché quei palloni sono pesanti, siamo tutti lì a soffrire guardando la partita, non puoi gestirli affidandoti ad un processo meccanico. Se sei presente a te stesso non fai il cucchiaietto dalla bandierina del corner a un compagno che nell'Inter c'è e in Nazionale no, alimentando la pressione avversaria. Se sei presente a te stesso la spari in tribuna e fai rifiatare tutti.
Finisco dicendo: ma fra Gattuso, Buffon, Bonucci, gli altri membri dello staff, 22 giocatori uno che abbia detto "Magari il primo rigore non facciamolo tirare al ragazzino del 2005 che stava in B fino a dieci mesi fa" c'è stato? Uno che si prendesse un minimo di responsabilità? Vero è che cercando un giocatore di personalità fra quelli disponibili per battere siamo costretti a ricorrere a chi? Che siamo una squadra formata per lo più da bambinoni troppo cresciuti si sapeva anche prima - e la sceneggiata di un capitano che è sempre il primo a perdere le staffe e saltare addosso a tutti mi fa piangere in Fabio Cannavaro - però rendiamoci conto che il rigore più importante lo abbiamo fatto battere al ventenne con 11 presenze da titolare in Serie A. E i primi che di questo si devono vergognare sono i suoi compagni che non hanno alzato la mano.
A me dispiace battere ancora su Dimarco, ma c'è un dettaglio che mi permette di agganciarmi alla seconda analisi. Per tutta la partita ho assistito a un dejà-vu del corso UEFA C che ho frequentato nel 2015. Alcune lezioni sono state dedicate ai modi per affrontare il 2v2, che so ancora elencare a memoria: duello, palla sopra, taglio, uno-due e sovrapposizione, ognuno dei quali ha una specifica contromisura da attuare in fase difensiva. Ecco, i nostri, come me all'epoca, hanno studiato dal manuale. Abbiamo speso tantissima energia nel replicare all'infinito le scalate e i movimenti prescritti sugli esterni e mi sono trovato a pensare che siamo probabilmente gli unici nel mondo che lo avrebbero fatto. Sia Palestra che Spinazzola hanno fatto una cosa importante appena entrati: sono andati a pressare forte la ricezione del loro diretto avversario, impedendogli di girarsi. Fine, basta, sparito, risolto il problema. La lettura, il coraggio, l'intensità, il duello individuale: queste sono le cose che vincono le partite nel calcio professionistico di oggi dove tutti sono super preparati a livello fisico e giocano ad alto ritmo (tranne noi).
Abbiamo la migliore scuola allenatori del mondo? 770€ per sentire uno che legge le slide fatte con CTRL+C CTRL+V dai manuali che giravano vent'anni fa. Tutti promossi all'esame, se per caso lo canni, lo rifai. Esci che sai tutti i tipi di esercitazione, ma non ne sai progettare, spiegare, condurre una. Aggiornamenti obbligatori (a pagamento) con video che si mettono in pausa all'improvviso per chiederti il colore della casacca dato al ragazzino con le scarpe gialle per vedere se eri attento a questo interessantissimo esercizio di PALLAMANO (storia vera). Il valore dei corsi c'è nei momenti fuori dalla lezione ordinaria, quando il mister che forma parla delle sue esperienze e di quello che ne ha tratto o quando ci si confronta con gli altri corsisti. Ma allora forse bastava trovarsi (gratis) per un caffè. Ecco, nelle scalate sulle fasce io vedo l'arretratezza del calcio italiano.
Sono passate poche ore dalla fine della partita, ma eravate tutti pronti. Vi ho visti nei commenti e nei post coi vostri cavalli di battaglia:
- i settori giovanili pieni di raccomandati
- la tecnica non si allena più
- si selezionano i giocatori solo per il fisico
- gli stranieri che giocano e gli italiani in panchina.
Chi non è d'accordo con queste affermazioni alzi la mano, ma credo che ne troverò pochi. Però a me non mi fregate. Sono 16 anni che faccio l'allenatore e vi ho visti tante volte. Siete in tribuna a urlare "Passa! Passa!" al figlio del vostro amico, a insultare l'arbitro e gli avversari, a rompere il cazzo per un calcio d'angolo nelle partite dei Pulcini, a chiamare il mister degli Esordienti sotto la tribuna per festeggiare una vittoria ottenuta calciando la palla a caso verso l'attaccante costantemente oltre la linea difensiva, a filmare vostro figlio di 7 anni che fa un dribbling per sbatterlo su TikTok e sponsorizzarlo con responsabili e osservatori, non mi fregate e io non mi fido di voi. Possiamo essere d'accordo su delle cose, possiamo collaborare in certi momenti, ma non mi fido di voi che girate dove gira il vento e cambiate idea col cambio di stagione.
I problemi complessi nella mia esperienza si possono affrontare solo fissando dei principi e navigando saldi nella tempesta. I problemi del mondo del calcio italiano sono i problemi dell'Italia e la governance di cui tutti chiedete le teste riflette quella del paese. Per anni vi è andato bene chi vinceva senza senso di responsabilità e senza dignità,bastava che fosse dalla vostra parte, non avete il diritto di svegliarvi adesso e pretendere queste cose passando la spugna sulla vostra coscienza. E vi continua ad andare bene, perché festeggiate la squadra del paese che vince il campionato di Promozione coi fuoriquota in prestito dal professionismo, coi veterani che cambiano una squadra all'anno perché si trovano 50€ in più sul compenso e, soprattutto, coi ragazzi del paese che vanno p in Seconda Categoria o vanno in tribuna a tifare per la società che li ha lasciati a casa. Il primo problema del calcio, è che chi ha passione e mette tutto se stesso, quando sbaglia viene trattato da coglione da un ambiente di furbissimi seduti comodi fuori dal campo a pontificare, o appesi alle reti a insultare. Perché prosperano i cinici, che sanno maneggiare il potere, facendo e ricevendo favori, coltivando rapporti clientelari e che rientrano dalla finestra quelle rare volte in cui vengono messi alla porta.
Il secondo problema del calcio italiano è che la vera motivazione per cui l'attività sportiva viene praticata è, spesso, economica. Lo sport dilettantistico tante volte sta in piedi per fare sponsorizzazioni fittizie e fatture gonfiate. Siamo l'unico paese dove il terzo settore è diventato un leviatano ingovernabile, dove tantissimi servizi alla collettività sono lasciati in mano ad associazioni di volontariato vere o presunte, perché è più facile pensare che da noi sia sistemica la passione del singolo, piuttosto che i più basilari principi di convivenza sociale. Da noi la Federazione (e di converso lo Stato) sono entità di cui IO non faccio parte e da cui IO mi devo difendere, non organi che rappresentano anche me, cui io contribuisco quando posso e da cui io ricevo contributi se ne ho bisogno. Voi mi direte: eh ma con quei politici, eh ma con Gravina, come fai a sentirti rappresentato? Come ci sono arrivati lì quei politici? Come ci è arrivato lì Gravina? Sipario.
Lo sport professionistico è un business, puro e semplice. Su questa pagina ho la sensazione che vi abbiamo raccontato pezzo per pezzo gli ultimi stadi della trasformazione. Ma il problema è: come ci è arrivato ad essere un business? Comunque colpa vostra, ragazzi. Siete voi che volete sempre il nuovo calciatore o il nuovo allenatore, che con tre partite perse di fila impazzite e smontate i seggiolini o devastate i cessi dello stadio. Queste cose costano soldi, chi ha passione li mette per un po', ma se la gratitudine che riceve sono le gomme tagliate delle macchine quando si perde una partita, ma chi glielo fa fare? Chi prospera in questo ambiente? I predatori che comprano aziende in declino, tagliano, rimpacchettano, e vendono per un profitto. I personaggi umidi da sottobosco, che orchestrano i famosi "giri di stecche", si vendono le partite, spostano i debiti in scatole vuote e scappano con la cassa. I ricchi da far schifo, che si dilettano nel costruire progetti senz'anima per marketing e per sentirsi più bravi, quando finalmente smentiscono gli amici del country club e riescono a fare i soldi pure col calcio, che è un buon modo per perderli.
L'Italia risolve i problemi di questo tipo vietando un singolo comportamento, aggiungendo 10 nuovi passaggi burocratici di "verifica", scrivendo norme che prevedono sanzioni severissime e trovando un cavillo per mitigarle quando colpirebbero qualche amico. La meritocrazia non si traduce in "persone competenti con la schiena dritta che valutano i meriti apprezzando sfumature e fattori ambientali", ma in centinaia di parametri misurabili il cui rispetto diventa una serie di spunte su un foglio che soppiantano i veri obbiettivi che uno dovrebbe porsi. Ho tutti allenatori patentati, tre squadre per categoria, la convenzione col medico e mando pure il laureando in scienze motorie (perché gli altri lavorano) nelle scuole elementari a fare l'ora di calcio. Sono "Club di Terzo Livello", però in Prima Squadra giocano lo scarto del campionato Primavera 3 perché mi danno 2000€ per tenermelo in prestito, il quarantenne che ha giocato in tutte le squadre del girone e il figlio del mio urologo così non pago le visite.
Il calcio ha perso il suo ruolo sociale perché ha smesso di creare storie significative (per quanto le TV e tante pagine social ci provino in tutti i modi) e ha cominciato ad inseguire la dopamina che tutta la nostra società insegue tutti i giorni tutto il giorno. Non è colpa del calcio, è colpa nostra. Non dico "vostra" stavolta perché anche io sono un figlio del mio tempo e non sono immune a tutto questo. Mi differenzia il fatto che quando sono in campo so di essere un adulto in presenza di bambini e ragazzi e regolo il mio comportamento di conseguenza, cosa che voi non fate e, ripeto, lo so, perché sono 16 anni che vi vedo tutte le settimane, che gestisco i problemi che create ai vostri figli e all'ambiente in cui state, che leggo di quando avete invaso il campo per picchiare l'arbitro o il mister. Vi vestite da adulti, ma dentro siete bambini, come i calciatori della nostra Nazionale, che in questo ci rappresentano benissimo.
Le storie sono ciò che permette l'evoluzione, ovvero l'inquadrare l'esperienza in una cornice più ampia che la contestualizza e ne trae valori. I valori sono la bussola che guida nella tempesta delle emozioni del momento. Tutte le volte che mi avete risposto "Eh cosa vuoi, è difficile controllarsi" quando vi ho rotto le scatole per il teatro che fate alle partite dei vostri figli, io vi ho sorriso e ho cercato di relazionarmi e mediare per spiegare (perché senza relazione non c'è comunicazione), ma dentro di me ho preso nota che voi non avete valori. E se lo dico è perché quando vedo i nostri Pulcini prendere gol io sono il primo che vorrebbe impazzire perché voglio vincere, ma ho imparato a gestire questa cosa. Potete farlo anche voi, dovete sapere che si può migliorare.
Il ruolo sociale del calcio era quello di dare lezioni di vita, di creare ricordi collettivi che cementassero le relazioni interpersonali fra i pari, di sublimare le tensioni sociali nell'esperienza catartica della competizione. Ora la competizione non conta, conta la vittoria, l'esperienza è spezzettata in TV e sui social finché alle persone non si sostituiscono i personaggi, e ai personaggi non si sostituiscono i meme. Nei campi di provincia è normale per un ragazzo di 13/14 anni aver cambiato già 3 o 4 società, per cui la sua storia diventa le sue stories, ogni volta con una maglia diversa e rigorosamente in posa coi pugni chiusi dopo una vittoria. E non sono io che porto in giro i vostri figli e scrivo loro post di elogio su Facebook, siete voi. Siamo un movimento fragile perché siamo una società fragile e siamo una società fragile perché ci sono troppi individui fragili. Il primo modo di commettere un errore è avere una posizione da difendere, ovvero, costruire la propria identità e i propri traguardi sulla base di bugie ed illusioni e doverle quindi ripetere con violenza sempre crescente per non farle dissolvere. I forti cambiano idea senza cambiare persona, perché la persona esiste a prescindere dalle idee, ed ogni idea è fatta per essere sfidata e superata dalla successiva.
Se io dovessi guidare la riscossa del calcio italiano, partirei da qui, perché senza le persone non si cambia nulla. E probabilmente nemmeno mi muoverei, perché se la passione non può essere sistemica, mi viene da dire (amaramente) che la cultura e la maturità personale non possono esserlo parimenti. Cosa cambierei quindi? Tanti miei colleghi allenatori e responsabili discutono tutti i giorni di metodologia di allenamento. In giro c'è tanta gente appassionata e competente e ne parlerò tra poco. Prima però dobbiamo dire che l'individualismo endemico della società italiana è un problema, allora l'attuale impostazione di tutto il terzo settore (ASD, APS…) è sbagliata. Ci vuole più Stato e meno fiducia nel singolo, che tradotto nel calcio vorrebbe dire più Federazione. Processi di controllo qualità gestiti da Persone Competenti con la Schiena Dritta (PCSD per gli amici) che girano i campi con potere decisionale e non sulla base di moduli da compilare e valutazione titoli eseguita a Roma. Ma voi sapete per esempio che in 3 anni i tesserati del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC Veneto sono stati tagliati (per mancanza di fondi) da quasi 120 a circa 40? Sapete che i compensi sportivi arrivano con mesi di ritardo e sono di una miseria vomitevole rispetto alla mole di lavoro? Il problema è che la FIGC sta con le pezze al culo e tre Mondiali saltati di fila non aiutano, per cui aspettatevi altri tagli.
Consideriamo che in Italia i soldi ci sono solo per le armi e i vitalizi, quindi il problema economico salterà fuori ancora e ancora. Per esempio nei settori giovanili professionistici. Più o meno ogni provincia italiana ha un Grande Club Professionistico (GCP), qualcuna anche più di uno. Ora, il GCP ha i suoi osservatori (gli stessi da sempre) che girano i campetti alla ricerca di giocatori da inserire nelle proprie squadre. Quando il GCP mette gli occhi su un ragazzo di una dilettantistica e lo contatta, lo porta agli allenamenti e se piace lo richiede. Non ce n'è uno che dice di no, e vorrei vedere. Quindi la domanda diventa: ma è possibile che, avendo a disposizione, TUTTI i giovani calciatori di un territorio fra cui scegliere, non riesci a trovarne uno (UNO!) buono abbastanza per giocare in SERIE C? Il Vicenza ha vinto il campionato di C con 6 ragazzi del vivaio in Prima Squadra e si intervista il Presidente Rosso che è orgoglioso degli investimenti fatti nel Settore Giovanile. Benissimo, bravissimi, continuate. Ma perché fa notizia? Islanda: isola remota del nord-ovest europeo situata sulla Dorsale Medio-Atlantica. Sei mesi di neve e buio all'anno, si gioca su campi sintetici coperti. Densità di popolazione molto bassa. Circa 400.000 abitanti (poco più di Firenze). Un paio di centinaia di calciatori professionisti, quarti di finale all’Europeo. Come avranno fatto? Magia nera. Norvegia: stessa situazione ambientale, forse peggio perché distribuita su un territorio più ampio. Circa 6 milioni di abitanti (poco più del Veneto). Ci hanno piallato andata e ritorno. Mistero.
Fatemi ancora i discorsi sulle Scuole calcio che costano 1000€ e sui mister che non insegnano la tecnica. Le professioniste da noi possono fare QUELLO CHE VOGLIONO sul territorio eppure Nazioni con meno bacino di nostre città o regioni ci danno la paglia come ridere. Pensateci, quando prendete vostro figlio di 8 anni e lo portate al provino del GCP locale. Come è possibile? Perché la Prima Squadra costa tantissimo e per il Settore Giovanile restano le briciole. E allora l'U15 che fa il campionato Nazionale, e deve girare 4 regioni per le trasferte, se le fa pagare dal figlio dello sponsor che il Mister deve far giocare per contratto. Ma voi cosa fareste nei suoi panni o in quelli del Responsabile del Settore Giovanile che non sa come far quadrare i conti? Però mi raccomando, contestate il Presidente se la Prima Squadra che tifate fa 10° invece che 8° in campionato o se non vi compra l'attaccante che aveva detto avrebbe comprato. E poi i mister della Scuola Calcio li paghiamo in visibilità. "Sei nel GCP, qui ti facciamo formazione e ti mettiamo in mostra di fronte al GGCP (Grandissimo Club Professionistico) così puoi far vedere le tue capacità, quindi vieni da noi a lavorare 7 giorni su 7 - perché devi anche fare il secondo al mister dell'U17 - per 200€ al mese. Ma guarda che il mister dell'U17 è ECP (Ex Calciatore Professionista), ti può insegnare tanto mentre gli posi i cinesini per l'11v0." Chi credete che accetti queste condizioni? I mister competenti e appassionati, o gli ambiziosi che cercano di arricchirsi il curriculum e si parcheggiano in attesa di poter approdare a lidi migliori? Questa è la situazione, ragazzi. Tutte quelle società che non hanno TANTI soldi e allora possono investire ANCHE nel Settore Giovanile sono con le pezze al culo. Ma perché non possono investire SOLO nel Settore Giovanile, mi direte voi? Ormai avete capito, è colpa vostra che volete i risultati oggi e se non li avete pestate i piedi. Mettetevi nei panni di presidenti e dirigenti; e criticateli solo se avete l'assoluta certezza che al posto loro accettereste le contestazioni e le violenze per la gloria di aver avuto ragione forse 5/10 anni dopo.
Ora credo sia arrivato il momento di parlare di metodologia. Premesso che: il discorso metodologico ha un valore solo in quelle parentesi di tempo in cui un mister di settore giovanile può non preoccuparsi dei risultati e lavorare tranquillo. Se per sbaglio c'è da vincere il campionato, o da salvarsi, potete prendere il discorso che sto per fare e buttarlo nel cestino, perché d'improvviso vale tutto, l'importante è raggiungere l'obbiettivo. E ci mancherebbe: se per sbaglio retrocedi dai Regionali sai già che i pochi ragazzi buoni che hai cambieranno società, così come faranno quelli dell'annata sotto, e il lavoro di anni va buttato. Se per caso vinci, tu mister hai 20 anni di panchine assicurate, perché la stra-grande maggioranza dei Responsabili al campo non ci va o ci va poco, e se ci va ci capisce poco, per cui il curriculum conta più della qualità del lavoro, come vieni percepito dall'ambiente conta più dei rapporti umani. A 20 anni hai entusiasmo e voglia di incidere, a 30 sai che nessuno ti giudica per le tue competenze tecniche ed umane, ma solo per i tuoi risultati e per come ti vendi. E tu che leggi e parli male del mister a tuo figlio perché non trasmette "grinta", sei parte del problema, perché poi tuo figlio quel mister lo rispetta meno e all'improvviso gli allenamenti perdono efficacia e gioca poco motivato, e si trova male coi compagni, finché il mio lavoro di allenatore va a farsi benedire per il tuo pregiudizio da divano. E allora la mia competenza chiave di mister non è più l'abilità metodologica, ma diventa la mia capacità di comunicazione con genitori e società. Non lavorare bene, ma fare bella figura.
Parliamo di metodologia, e nello specifico nel mirabolante nuovo progetto varato dalla Federazione, che ha deciso di premiare Maurizio Viscidi per l'ottimo lavoro svolto coi nostri giovani e dargli in mano Tutto. A patto che cominciasse a usare gli slogan che fino ad un anno fa cercava di smontare. "Più tecnica e meno tattica" pronunciato da chi ha in mano l'indirizzo tecnico dell'Italia a me fa paura. Magari è solo che non è ancora chiaro cosa significherà, ma si tratta di una frase che l'italiano medio ha in bocca da anni senza saperne nulla e, che se applicata male, potrebbe ridefinire i canoni della "competenza" italiana al ribasso. "Tattica" significa scelta di uno specifico comportamento tecnico-motorio per la risoluzione efficace di una situazione di gioco. Busquets che controlla col tacco e passa in mezzo a due avversari è TATTICA INDIVIDUALE. Yamal che muove le anche per squilibrare l'avversario e infilarlo dalla parte opposta è TATTICA INDIVIDUALE. Capite bene che questo è inscindibile dalla tecnica, così come inscindibili sono percezione ed azione, chiunque ha giocato a calcio capisce che il "giocatore pensante" esiste solo quando la palla è dall'altra parte del campo, perché altrimenti pensiero e azione sono la stessa cosa prima che tu te ne renda conto. Allenare secondo approcci che separano le componenti o adottano un approccio cognitivista è sbagliato. Non è inefficace nel 100% dei casi, perché l'apprendimento è complesso, non si sa mai davvero quale stimolo smuova cosa in un giovane calciatore. Spesso esercitazioni che non c'entrano col Gioco sono utili anche solo per dare un minimo di gratificazione al ragazzo che poi affronta con più coinvolgimento le attività davvero efficaci.
La ricerca metodologica e il continuo ciclo di aggiornamento teorico-feedback pratico-nuovo aggiornamento sono il mio personale pane quotidiano, la cosa che mi ha agganciato di questo lavoro e che mi tiene ancora qua nonostante tutto. Come me, siamo in tanti. E siamo tutti incazzati, perché non ci caga nessuno. Ce la cantiamo e ce la suoniamo in oscuri gruppi FB o in conversazioni private dove ci vomitiamo addosso le nostre scoperte, perché sarà l'unica occasione in cui interesserà a qualcuno. Sono diventato Responsabile di Scuola Calcio solo per avere uno sfogo a questa frustrazione. Ho trovato terreno fertile, faccio formazione, alleno, divulgo e mi stanno pure a sentire, ma sono un'eccezione irrilevante. E adesso mi vengono a dire "più tecnica, meno tattica", come direbbe il clown di cui (molto) sopra, che poi la domenica in tribuna è tutto un "Passa! Butta su! NOOOO", che pensa che la tattica sia la diagonale difensiva o il "possesso palla", questo demone oscuro che ha rovinato il calcio e cancellato le mezze stagioni.
Il tutto in un momento storico in cui fioriscono le A.S.D. (perché sono tutte Associazioni sportive dilettantistiche) del tipo "Allenamenti individuali", dove si insegna la VERA TECNICA: le finte, i tiri al volo con la paretina, gli slalom e tutto ciò che i mister scarsi delle società non fanno più fare. Per carità, io non demonizzo nessuno, magari a qualcuno questi allenamenti servono anche e magari i ragazzi si divertono così. Siate consapevoli però che questo è un business e come tale viene reclamizzato agli allenatori che fanno i corsi di formazione offerti dagli Enti che patrocinano queste iniziative. Non c'è niente di sano nel mettere formazione (calcistica, ma di qualsiasi tipo) dietro sbarramento economico, nell'alimentare l'individualismo e il protagonismo che stanno incancrenendo l'ambiente e nel presentare questo come "la cosa che fa la differenza" per vendere due lezioni in più sfruttando la FOMO dei genitori senza spina dorsale di oggi. Conosco personalmente diversi ragazzi che fanno gli individuali e posso dire che sono tutti competenti, appassionati e (non proprio tutti) pure simpatici, ma non mi piace tanto di quello che vedo sui social legato a questo mondo perché la cultura che c'è dietro e gli atteggiamenti che questo produce fanno parte delle metastasi che sto descrivendo da ormai 29000 battute.
Volete che vengano selezionati i ragazzi più tecnici, ma ho perso il conto di quante volte ho sentito commenti rammaricati sul fisico minuto di certi 13enni. E poi, voglio dire, vi fa schifo il possesso palla e la costruzione dal basso, mi spiegate che posto trovereste a un calciatore piccolo? Ma avete visto che differenza fa essere esplosivi fisicamente nel calcio di oggi? Pensate al cambio Politano-Palestra quante cose positive ha portato. Politano è più tecnico di Palestra siamo d'accordo, no? Eppure stiamo qua tutti a dire che avrebbe dovuto giocare quell'altro...perché? Perché corre e vince i contrasti, e trovatemi una squadra che non sia piena di giocatori così e che sia anche vincente. E una società che vive guadagnando sui talenti che riesce a piazzare potrà mai investire su uno che diventerà appetibile solo se dovesse crescere di 20cm o mettere 20kg di muscoli in più? Statisticamente conviene prenderli tutti grossi e sperare che ad almeno un paio i piedi si raddrizzino quanto basta, o sbaglio? Siete degli ipocriti, volete dagli altri ciò che per primi non fareste. Volete la botte piena e la moglie ubriaca, il calcio "all'italiana" e i fantasisti. Volete le squadre coi giocatori italiani e poi godete come ricci quando Pio Esposito o Camarda non mantengono le aspettative. Sugli stranieri avete tutti ragione e avete tutti torto, perché un giorno commentate con addosso la maglia della Nazionale e il giorno dopo gufate con quella della vostra squadra. Ci sono troppi stranieri in Serie A perché ci sono troppi pochi italiani di livello, ci sono troppi pochi italiani di livello perché come il sistema è malato, e ogni giorno la malattia peggiora e si espande al ritmo della vostra incontinenza verbale, sui social come in tribuna.
A me dispiace aver messo insieme tutte queste lamentele polemiche, vi assicuro che "nella vita reale" sono conciliante cerco di dare spazio e costruire ponti per le diverse sensibilità, perché sono convinto che ci sia del buono nelle persone che si spendono per il calcio, dagli addetti ai lavori alle famiglie. Penso che tutte le parti in causa abbiano le loro ragioni e posso comprendere il modo in cui si comportano e le scelte, ma siamo una marea di "Io" in conflitto con quello che Mark Fisher chiamava "il Grande Altro". C'è sempre qualcuno che ci giudica e che determina indirettamente ciò che riusciamo ad ottenere, perché nessuno si salva da solo e l'ambiente è determinante. Anche quel "qualcuno" ha le sue ragioni per i suoi comportamenti, e alcune possono pure essere legittime, ma un conto è il "moto dell'animo", un conto sono comportamenti verso il mondo esterno. Se sono stato così duro contro di voi è perché vorrei davvero risvegliare le coscienze. Perché se non hai una cosciente gestione dei tuoi comportamenti, il Grande Altro sceglie per te, solitamente male. La paura e la rabbia producono manifestazioni deleterie per il sistema, che a loro volta portano conseguenze che alimentano paura e rabbia. La paralisi si concretizza quando il minimo passo solleva più problemi di quelli che supera.
C'è davvero un problema di singoli, perché l'élite della governance è formata dai soliti pochi incravattati che cavalcano l'onda cercando una poltrona nella corrente, totalmente avulsi dalla realtà. Ma stiamo parlando di organi rappresentativi e, se i rappresentanti sono pessimi, forse c'è un problema anche nei rappresentati. Il fatto è questo: gente che vuole formare giocatori liberi, motivati, autonomi, intensi, tecnici, creativi c'è. Ma non può lavorare come vuole, perché siamo in un sistema dove comanda chi ha le giuste clientele e tutti gli altri si scannano ansiosi di ritagliarsi un pezzetto da chiamare proprio, dove ogni passo può esser fatto solo essendosi parati il culo e dove l'apparire conta più dell'essere, perché l'essere non è rimasto più nessuno anche solo in grado di intravederlo. E, in ogni caso, non ci sono soldi. Se vi sembra che questo non descriva solo il calcio ma anche il vostro settore di competenza beh, è ovvio. Le persone quelle sono, la società questa è.
La colpa è di Gravina? Sicuramente. È di Gattuso e di Buffon che lo ha raccomandato? Ma certo. Ma è anche vostra, è anche mia, che siamo tutti parte di questa cultura cancerogena. Ai miei mister io dico che il primo obiettivo è "creare un'esperienza positiva per tutti - ragazzi, tecnici e famiglie". Positiva vuol dire che: vado a casa contento, affronto onestamente delle difficoltà, vivo tante cose diverse. E questo noi lo facciamo: la mia coscienza si lava ogni giorno al campo nelle emozioni che vivo in prima persona e attraverso i miei collaboratori e miei piccoli calciatori. Sto bene attento, però, a non alzare mai troppo lo sguardo verso al di là della mia isola felice. La Nazionale purtroppo spariglia le carte, perché tutti ci sentiamo parte e non possiamo sfuggirne. Quando Cannavaro l'ha alzata alta, perché 20 anni fa era più bello essere italiani abbiamo vinto tutti insieme. Io ero poco più di un bambino, e in quell'estate per la prima volta ho pensato che avrei voluto diventare allenatore. Oggi è arrivato il momento di perdere tutti insieme, e assumerci le nostre responsabilità verso il passato e verso il futuro, perché siamo adulti, cazzo.




