mercoledì 9 settembre 2026

Zecche rosse

 


"Zecca rossa". Da un po' di tempo va di moda questo termine, che a quanto pare è la peggiore offesa ricevibile. Mi rivolgo un attimo a chi utilizza questa definizione, perché è possibile che non sappiate esattamente chi siano state le zecche rosse, ma tranquilli, il Ferrini ve lo spiega brevemente e con parole facili. 


Dunque; le zecche rosse sono quelle che in questo Paese hanno garantito i diritti sindacali e la tutela dei lavoratori. Sono quelle che hanno conquistato la giornata lavorativa di 8 ore (se ne facevano 12-14), che hanno ottenuto il diritto di sciopero e di associazione, il riconoscimento legale della libertà di unirsi in sindacato e di protestare senza subire condanne penali o licenziamenti. 


Le zecche rosse sono quelle che hanno impedito lo sfruttamento del lavoro minorile. Sono quelle dei contratti nazionali di categoria per stabilire paghe minime e aumenti basati sul costo della vita. Sono quelle che hanno lottato e preso manganellate per avere la tutela contro gli infortuni.


Le zecche rosse sono quelle alle quali dovete i sussidi di disoccupazione e le tutele per la malattia, a cui dovete la dignità contenuta nello Statuto dei Lavoratori, il diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite annuali. 


Le zecche rosse hanno combattuto per avere un Servizio Sanitario Nazionale che garantisse cure mediche universali. Sono quelle a cui dovete la parità giuridica tra i coniugi per la tutela dei figli, a cui dovete divorzio e interruzione volontaria della gravidanza. 


A queste fastidiose bestiole dovete l'abolizione della pena di morte e l'estensione del voto alle donne. 


Alle zecche rosse dovete anche l'introduzione della legge Coppino che rese la scuola elementare obbligatoria, gratuita e laica.

Sì, fu il governo della Sinistra storica guidato da Agostino Depretis a sconfiggere l'analfabetismo nel Regno d'Italia, anche se voi non ne siete la migliore pubblicità. 


Queste, in breve e in maniera non esaustiva, sono state le zecche rosse. Quelle che vi danno tanto fastidio quando scendono in piazza. Ora, per coerenza, dovreste essere disposti/e a rinunciare a tutto ciò che hanno conquistato. 


Io, giustamente, rinuncerò a tutte le grandi riforme fatte dalla destra di Almirante fino a quelle della Meloni. 


Ci state?

Facebook 

martedì 8 settembre 2026

BUFALA: L'accordo da 1,1 miliardi tra Bill Gates, Coca-Cola e Pepsi per le nanotecnologie nelle bibite

 


Sta circolando sui social la notizia di un presunto accordo segreto da 1,1 miliardi di dollari tra Bill Gates, Coca-Cola e Pepsi per inserire nanotecnologie nelle bevande.


È falso.


Cosa è successo davvero


Il 23 aprile 2024, The Coca-Cola Company e Microsoft hanno annunciato una partnership strategica quinquennale del valore di 1,1 miliardi di dollari.


L'oggetto dell'accordo non sono le bibite, ma la tecnologia: Coca-Cola migrerà tutta la sua infrastruttura su Microsoft Cloud Azure e utilizzerà Azure OpenAI Service, Microsoft 365 Copilot e altre soluzioni di intelligenza artificiale generativa per marketing, produzione, supply chain e produttività dei dipendenti.


I tre errori della bufala


1.  Pepsi non c'entra. L'accordo riguarda esclusivamente Coca-Cola e Microsoft. PepsiCo è un'azienda concorrente e non è parte dell'intesa.


2.  Non è un accordo di Bill Gates. Bill Gates ha lasciato il Consiglio di Amministrazione di Microsoft nel marzo 2020 e non ricopre più ruoli operativi. L'accordo è stato firmato dalle due aziende, non da Gates in persona.


3.  Nessuna nanotecnologia nelle bibite. Nei comunicati ufficiali di Coca-Cola e Microsoft non c'è alcun riferimento a nanotecnologie, nanochip o modifiche agli ingredienti. Si parla solo di cloud, AI e trasformazione digitale.


Un'alterazione su scala industriale di un prodotto che viene consumato in 2 miliardi di porzioni al giorno in oltre 200 paesi sarebbe immediatamente rilevabile da qualsiasi laboratorio di analisi alimentare nel mondo.


Si tratta del riciclo della vecchia bufala dei microchip nei vaccini, adattata alle bevande.


Fenix



Il professor Arcangeli rispedisce alle elementari Robertina settebruttezze

 



Tre anni fa, sul sito del "Corriere della Sera", parlai del libro di Roberto Vannacci allora fresco di stampa, "Il mondo al contrario", definendolo un'accozzaglia di luoghi comuni malamente assemblati. Due le aggravanti: 


- gli interi passi prelevati più o meno alla lettera da svariate fonti, neanche citate, come farebbe un laureando alle prese con la tesi o uno studentello del tutto ignaro, nell’era del copia e incolla da Internet, di plagi e diritto d’autore;


- gli svarioni incredibili. Ecco appena tre degli innumerevoli esempi di italiano «all’incontrario» ricavabili dal libro di Vannacci: «Abbiamo suon di politici e di intellettuali» (p. 4); «Sbagliare è umano ma imperversare è diabolico» (p. 70); «Conosco personalmente altre persone che, pur avendo il passaporto tricolore, non spiaccicano più di un “Ciao? come stai?” nella nostra lingua» (p. 226). 


Il livello di alfabetizzazione linguistica e culturale dell'ex generale si è impietosamente materializzato nell'incontro di Cernobbio con Mario Monti, che lo ha annichilito e ridicolizzato, mettendo a nudo la natura, pericolosa e grottesca a un tempo, di un personaggio che si erge a capopopolo di un'orda di altrettanto pericolosi ignoranti, digiuni dell'abbiccì in materia di democrazia e di Costituzione, iscritti a Futuro Nazionale o simpatizzanti di una formazione politica che ha ricostituito il partito fascista, di fatto e di diritto, con tutto il suo armamentario linguistico, retorico, simbolico. 


Sabato 19 settembre, dalle ore 11.00 alle ore 17.00, ci riuniremo a Roma, come neonato movimento "Tutti per una, l'Italia antifascista per tutti", presso il Centro Congressi Cavour di via Cavour 50, per un primo incontro nazionale sulla  programmazione delle varie iniziative che prevediamo di realizzare a tutela dei principi  e dei valori scolpiti nella nostra Costituzione e a difesa dell'Italia democratica.


Ecco i cinque punti cardine del nostro programma: 


1. Difesa della Costituzione e della memoria antifascista. Azione: vigilare sul rispetto della "XII Disposizione transitoria e finale del testo costituzionale" e denunciare ogni tentativo, esplicito o surrettizio, di riorganizzazione o legittimazione di ideologie fasciste nel dibattito pubblico e nell'azione politica.


2. Tutela dei diritti civili conquistati. Azione: opporsi ad ogni tentativo di riportare indietro di decenni il nostro paese in tema di aborto, unioni civili, diritti delle persone LGBTQIA+ e uguaglianza di genere.


3. Scuola pubblica, laica e libera da logiche militari. Azione: contrastare l'introduzione di modelli di educazione militare nei percorsi scolastici e promuovere un'idea di formazione fondata sul pluralismo, sullo spirito critico e sulla cittadinanza democratica.


4. Pluralismo dell'informazione. Azione: vigilare contro ogni forma di controllo politico dei mezzi pubblici di comunicazione, a tutela dell'indipendenza dell'informazione e del diritto dei cittadini a essere informati in modo plurale.


5. Cittadinanza inclusiva, non sudditanza. Azione: promuovere attivamente politiche su immigrazione e cittadinanza fondate sui diritti della persona, respingendo visioni della demografia come "dovere di Stato" o modelli sociali patriarcali imposti dall'alto.


Nell'attesa di vedervi a Roma mobilitatevi con noi, aiutandoci a organizzare letture di articoli della Costituzione in tutte le città italiane (le prossime, dopo quella del 3 settembre scorso a Bari, saranno a Torino e a Benevento il 21 settembre), e mandate intanto un vostro video di lettura di un articolo costituzionale  all'indirizzo  movimentotuttiperuna@gmail.com da proiettare nei nostri eventi e da diffondere via social.


Firmate anche l'appello a Sergio Mattarella lanciato su "Change.org" , che viaggia ormai spedito verso le 9.000 firme:    


https://c.org/CfgrhhYjwq


La nostra squadra di legali sta allestendo una versione estesa dell'appello, che  invieremo sempre a Mattarella. Nel documento ribadiremo, col corredo di una inattaccabile documentazione giudiziaria, la natura incostituzionale e neofascista del partito fondato da Vannacci.


Per aderire al nostro movimento scrivetemi via WhatsApp al numero:


3477296033

Massimo Arcangeli 

Facebook 

Il professor Arcangeli sottolinea l'ipocrisia della destra

 



In uno stabilimento balneare di Mazara del Vallo (TP), l'Approdo dei Saraceni, una band intona "Faccetta nera" e la risposta dei titolari della struttura è una toppa peggiore del buco. Se qualcuno ha informazioni sull'accaduto invii un messaggio al numero WhatsApp 3477296033. Se ci sono gli estremi li denunceremo. 


Di seguito quanto hanno scritto su questo social, sulla pagina "Approdo Dei Saraceni", i titolari dello stabilimento.


Massimo Arcangeli


"In merito alle polemiche nate nelle ultime ore su quanto accaduto ieri, all’Approdo dei Saraceni, riteniamo doveroso chiarire alcuni aspetti.

Nel corso della serata, il gruppo musicale che stava animando l’intrattenimento del lido ha intonato “Faccetta nera” in un contesto esclusivamente goliardico, senza alcuna volontà da parte della gestione di sostenere, celebrare o promuovere ideologie politiche o nostalgie legate al fascismo.

Si poteva evitare? Sì. Proprio per questo l’esecuzione è durata soltanto pochi secondi, il tempo necessario per accorgerci di quanto stesse accadendo e chiedere che il brano venisse interrotto. Una circostanza che, del resto, emerge anche dai video che stanno circolando in queste ore.

Nel corso della stessa serata è stata eseguita anche “Bella ciao” e, in tante altre occasioni, il repertorio proposto nel nostro locale ha spaziato tra generi, epoche e perfino canti religiosi. Il contesto è sempre stato quello della musica, del divertimento e dello stare insieme, mai quello della propaganda politica.

Lavoriamo da 16 anni nel settore dell’intrattenimento e in tutto questo tempo abbiamo cercato di creare un luogo aperto, accogliente e rispettoso di tutti. Nel nostro staff lavorano anche persone provenienti da altri Paesi, con le quali condividiamo quotidianamente lavoro, rispetto e collaborazione. È questa la realtà dell’Approdo dei Saraceni.

Già nelle domeniche precedenti avevamo avuto la percezione che alcuni episodi musicali potessero prestarsi a letture e strumentalizzazioni completamente estranee allo spirito delle nostre serate. Proprio per questo avevamo chiesto al gruppo di evitare brani che potessero generare equivoci o polemiche.

Siamo imprenditori. Organizziamo serate e lavoriamo perché le persone possano divertirsi. La politica la lasciamo fuori dal nostro locale e a chi sceglie di occuparsene.

Comprendiamo perfettamente che alcuni brani possano urtare sensibilità diverse e, proprio per questo, riconosciamo che sarebbe stato meglio non eseguirlo. Quello che però non possiamo accettare è che pochi minuti di una serata vengano trasformati nella prova di orientamenti politici o nostalgie che non appartengono né alla gestione né alla storia del nostro locale.

Chiediamo quindi che quanto accaduto venga raccontato nella sua interezza e nel suo reale contesto, senza attribuire all’Approdo dei Saraceni posizioni che non ha mai espresso né sostenuto".

Massimo Arcangeli 

Facebook 

Anche Venezia piscia via Carabella

 


Ricordate Simone Carabella, l’influencer romano di destra che gira l’Italia convinto di difendere la civiltà occidentale a colpi di panini col prosciutto?


Ecco, il suo tour del prosciutto contro l’Islam ha finalmente prodotto un risultato concreto. E soprattutto un contrappasso praticamente perfetto.


Carabella era andato a Mestre per cacciare i musulmani in preghiera.


Alla fine da Mestre hanno cacciato lui.


Sta infatti per ricevere dal questore di Venezia un Daspo che gli impedirà di tornare in città per diversi mesi, probabilmente sei, dopo la sceneggiata organizzata venerdì al parco del Piraghetto durante la preghiera islamica.


I musulmani erano lì con regolare autorizzazione.


Carabella si è presentato col copione già pronto: cellulare acceso, panino al prosciutto e inno di Mameli. Ha provocato, insultato, calpestato il tappeto dell’imam, gli ha strappato il microfono e ha iniziato il suo spettacolo davanti ai fedeli e alle famiglie presenti.


Quando la situazione è degenerata ha spruzzato spray al peperoncino contro un uomo, finendo per colpire anche un carabiniere.


Poi, naturalmente, è partita la seconda fase del rituale: tornare sui social, montare i video, tagliare quello che conviene e raccontarsi come vittima della situazione che lui stesso era andato a creare.


Perché il meccanismo è sempre quello: trovi della gente che si sta facendo i fatti propri, vai lì apposta per provocarli, insisti finché qualcuno reagisce, accendi la telecamera e poi racconti ai tuoi follower che il problema sono gli altri.


Solo che stavolta il copione ha avuto un finale meraviglioso.


Voleva andare a Mestre a spiegare ai musulmani che lì comandava lui.


È finita che i musulmani potranno continuare a pregare.


Lui, invece, a Mestre per un po’ non potrà neppure entrare.


Settimane di provocazioni, prosciutti, inni patriottici e crociate social per ottenere questo straordinario risultato: partire per cacciare gli altri e tornare a casa con un provvedimento che caccia te.


Il contrappasso, ogni tanto, sa essere di una precisione commovente.


Ciao ciao, Simone. 👋

Facebook 

Denunciate sempre i violenti!

 


A te che hai paura di lui.


A te che controlli il tono della voce prima di parlare.

A te che misuri le parole per non farlo arrabbiare.

A te che hai imparato a riconoscere il rumore dei suoi passi, il modo in cui chiude una porta, quello sguardo che precede l’esplosione.


A te che dici:

“Non è sempre così.”

“Quando è tranquillo è un’altra persona.”

“Ha avuto una vita difficile.”

“Non voglio rovinarlo.”

“Non voglio denunciarlo.”


Ascoltami bene.


Non sei tu che lo rovini denunciandolo.


Le conseguenze delle sue azioni appartengono a lui.

Non a te.


Se ti minaccia, ti controlla, ti umilia, ti perseguita, ti impedisce di essere libera, ti fa paura, ti mette le mani addosso o ti costringe a vivere nell’angoscia, non sei davanti a un problema di coppia.


Sei davanti a un problema di sicurezza.


E la paura che provi non è un dettaglio da minimizzare.

È un segnale.


Molte donne restano intrappolate proprio qui: nel tentativo disperato di proteggere l’uomo da cui, invece, dovrebbero proteggere sé stesse.


Temono che una denuncia possa “rovinargli la vita”.


Ma la domanda vera è un’altra:


quanto ancora sei disposta a rischiare della tua?


Non aspettare necessariamente “il fatto grave”.

Non aspettare che la minaccia diventi aggressione.

Non aspettare che l’aggressione diventi qualcosa da cui non puoi più tornare indietro.


La violenza non si misura soltanto dai lividi.


Si misura anche dalla paura con cui vivi.


Denunciare non significa essere cattiva.

Non significa vendicarsi.

Non significa distruggere una famiglia.


Significa mettere un confine dove lui ha deciso di non rispettarne più nessuno.


Significa chiedere protezione.


Significa scegliere te stessa.


E sì, quel primo passo può fare paura.


Ma voglio che tu tenga a mente una cosa molto semplice:


il coraggio non arriva quando la paura scompare.

Il coraggio arriva quando, nonostante la paura, decidi che è ora di dire basta.


Parlane con qualcuno.

Rivolgiti alle Forze dell’Ordine, a un centro antiviolenza, a un avvocato, ai servizi competenti. Se temi un pericolo immediato, chiama il 112.


Non restare sola a gestire un uomo che ti fa paura.


E soprattutto smetti di chiederti come salvarlo dalle conseguenze delle sue azioni.


Adesso devi pensare a salvare te.


Quel “basta” che continui a rimandare potrebbe essere la decisione più importante della tua vita.


Pronuncialo.


E poi agisci.

Facebook 

Scanzi asfalta il bimbo viziato!

 


Ma quelli che insultano Elly Schlein, con questi toni grevi e cafoni, si sono mai guardati allo specchio?


Quel grezzo gigantesco di De Laurentiis, insopportabilmente riverito e protetto da troppa “stampa”, pensa di essere bello? Qualcuno gliel’ha mai detto che in Toscana - volendo usare il suo stile aulico - a esser buoni lo definirebbero “un catino” cosmico? Avesse parlato Brad Pitt! (E mai Brad Pitt parlerebbe così).


Che due palle, e che fastidio, questi potenti maleducati e arroganti - di cui troppi “giornalisti” hanno paura o peggio ancora stima - che spesso non parlano, ma più che altro ruttano. E vengono pure applauditi da più parti per le loro flatulenze verbali. 


De Laurentiis… ne avessi trovato uno che in privato me ne ha parlato bene. Uno che fosse uno! E del resto basta vedere come l’ha tratteggiato ironicamente Verdone - peraltro la persona più buona e garbata del mondo - in Vita di Carlo. ‘Sto grezzo convinto d’essere il re del mondo…


Come siamo messi male.

Andrea Scanzi 

Facebook