martedì 24 febbraio 2026

Dustin Hoffman & Gene Hackman

 


Ci sono amicizie che non fanno rumore, ma durano una vita.

Quella tra Dustin Hoffman e Gene Hackman è una di queste.


Si conoscono da ragazzi, a New York, quando entrambi erano lontanissimi dal successo. Condividevano stanze minuscole, audizioni andate male, giorni di frustrazione e sogni enormi. Nessuno dei due era considerato “adatto” a Hollywood: troppo comuni, troppo veri, troppo poco divi.


E invece.


Hoffman e Hackman hanno dimostrato che il talento può nascere anche ai margini, e che l’amicizia – quella vera – non ha bisogno di riflettori. Non hanno mai costruito un sodalizio pubblico, non hanno recitato spesso insieme, ma si sono sempre riconosciuti, stimati, sostenuti.


In ogni fotografia che li ritrae c’è qualcosa che va oltre il cinema:

due uomini che sanno da dove vengono

e quanto è costato arrivare fin lì.


Le amicizie più importanti, a volte, restano fuori campo.

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Akira Kurosawa e Toshiro Mifune nel 1961.

 


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Lotta al paganesimo

 


Il 24 febbraio del 391 d.C. l'imperatore #Teodosio vietava ogni forma di sacrificio pagano (anche privato), di avvicinarsi ai templi e adorare le statue o altri oggetti sacri ivi contenuti (Cod. Theod. XVI, 10, 10):

«L'Augusto Imperatore (Teodosio) ad Albino, prefetto del pretorio.

Nessuno violi la propria purezza con riti sacrificali, nessuno immoli vittime innocenti, nessuno si avvicini ai santuari, entri nei templi e volga lo sguardo alle statue scolpite da mano mortale perché non si renda meritevole di sanzioni divine ed umane. Questo decreto moderi anche i giudici, in modo che, se qualcuno dedito a un rito profano entra nel tempio di qualche località, mentre è in viaggio o nella sua stessa città, con l'intenzione di pregare, venga questi costretto a pagare immediatamente 15 libbre d'oro e tale pena non venga estinta se non si trova innanzi a un giudice e consegna tale somma subito con pubblica attestazione. Vigilino sull'esecuzione di tale norma, con egual esito, i sei governatori consolari, i quattro presidi e i loro subalterni.

Milano, in data VI ante calende* di marzo sotto il consolato di Taziano e Simmaco

Il successivo 11 maggio (Cod. Theod. XVI, 7, 4) Teodosio emanò un secondo decreto che regolamentava le pene per i lapsi (i #cristiani che erano "ricaduti" in pratiche pagane); il 16 giugno infine venne ribadito il decreto del 24 febbraio, vietando nuovamente di avvicinarsi e guardare i templi (Cod. Theod. XVI, 10, 11).

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Scopri di più su Storie Romane: www.storieromane.it

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* il calcolo è da farsi così: 28 febbraio (non bisestile) + 1 = 1 marzo = calende, a cui si deve sommare un giorno (esiste il giorno prima delle calende, il 28 febbraio ma il 27 è tre giorni prima delle calende, che si contano due volte). Quindi è [28 + 1x2 (=1 marzo)] - 6 = (28 +2) - 6 = 30 - 6 = 24 febbraio

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L'assedio di Numanzia

 


«#Scipione pose l’assedio a Numanzia e richiamò l’esercito corrotto dall’anarchia e dal lusso alla più rigorosa disciplina militare. Eliminò ogni strumento di mollezza, buttò fuori del campo duemila sgualdrine, impegnò ogni giorno i soldati nei lavori di difesa e li costringeva a portarsi una provvista di frumento per trenta giorni oltre a sette paletti a testa. A chi procedeva con difficoltà sotto quel peso diceva: «quando avrai imparato a difenderti con la spada, allora smetterai di portare il paletto»; ad un altro che portava con poca disinvoltura lo scudo diceva che lo portava di dimensioni più grandi di quelle regolamentari, ma che non lo criticava per questo, dal momento che sapeva servirsi meglio dello scudo che della spada. Quel soldato che avesse sorpreso fuori delle file, se era romano lo staffilava col bastone, se straniero, con le verghe. Vendette tutte le bestie da soma perché non disabituassero i soldati a portar carichi. Spesso combatté con successo rintuzzando le sortite del nemico. I Vaccei assediati, dopo aver trucidato figli e mogli, si uccisero di loro mano. Quanto ai ricchissimi doni inviatigli da Antioco, re di Siria, mentre era costume degli altri comandanti tenere nascosti i doni dei re, egli dichiarò dalla tribuna di accettarli e dette ordine al questore di registrarli tutti: con essi avrebbe ricompensato i più valorosi. Avendo stretto d’assedio da ogni parte Numanzia e vedendo gli assediati tormentati dalla fame, vietò di uccidere i nemici usciti in cerca di foraggio, dicendo che quanto più numerosi erano gli abitanti, tanto prima avrebbero consumate le scorte di frumento. […]

I Numantini stretti dalla fame si trucidarono di propria mano l’uno dopo l’altro per non arrendersi e Scipione Africano espugnò la città e la distrusse, riportandone il trionfo quattordici anni dopo la distruzione di Cartagine


TITO LIVIO, AUC LVII; LIX

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Rossella Casini

 

Scomparve oggi, il 22 febbraio del 1981. La uccisero e la fecero a pezzi per farla sparire. La colpa di Rossella Casini era stata quella di innamorarsi di un ragazzo calabrese affiliato alla ‘ndrangheta, Francesco Frisina, e fare tutto quello che poteva per toglierlo da quel contesto, per fargli cambiare vita.


I due si erano conosciuti a Firenze, all’università, per caso. Andarono in vacanza in Calabria e lei assistette all’omicidio del padre del ragazzo, ucciso da due killer. Da quel momento si rese conto di chi fosse il compagno, ma anziché fuggire cominciò a convincerlo a lasciare quel mondo. Lui venne persino ferito dai killer e lei le rimase accanto per tutto il tempo in ospedale, arrivando a convincerlo a collaborare con la giustizia. 


A rapirla e farla e pezzi non furono i clan rivali della famiglia del fidanzato, ma la famiglia Frisina stessa. Non potevano tollerare che stesse portando Francesco sulla retta via.



“Fate a pezzi la straniera” fu l’ordine del boss, e lei scomparve il 22 febbraio. 


Ad oggi, il corpo di Rossella non è stato ancora ritrovato. La famiglia non ha avuto diritto nemmeno alla sepoltura per la figlia. La famiglia di Rossella come centinaia, forse migliaia di altre famiglie che nel corso degli anni hanno subito di tutto dalle mafie.


Nel loro ricordo, nel ricordo di vittime come Rossella, anche quest'anno rinnoviamo la volontà nazionale nel conseguire l’unico grande obiettivo che davvero preme raggiungere: cancellare le mafie. Perché non hanno dignità né onore, ma sono solo il male.

Leonardo Cecchi 

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Melona prendi appunti da Bersani

 


“Si sta cercando di attribuire ai magistrati la responsabilità di ciò che non funziona nella giustizia. La realtà è che il servizio non funziona: durata dei processi, organici dimezzati, 12.000 precari in attesa di rinnovo, digitalizzazione confusa. I processi civili durano in media cinque anni e mezzo, con arretrati di 13 anni. Come fa così un magistrato a stare simpatico? Perfino i medici, che promettono salute, stanno diventando meno simpatici in un sistema sempre più privatizzato. 


Il problema della riforma è che non affronta nemmeno un millimetro di questi problemi reali. Tutto il resto sono chiacchiere: il vero obiettivo sembra essere cambiare il rapporto di forze tra politica e magistratura”.


Fidatevi di quello che dice Bersani

Non ha interessi, è fuori dal Parlamento (perché c'è voluto rimanere lui, con un bel gesto di stile). E la sua storia politica dimostra che ha sempre lavorato per gli interessi delle persone, con le liberalizzazioni in primis. Se sul referendum dice così, è perché è davvero così.

Leonardo Cecchi 

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Sandro Pertini

 


Durante la dittatura i fascisti gli devastarono più volte lo studio dove lavorava. Un’altra volta lo picchiarono perché aveva una cravatta rossa, un’altra perché depose un mazzo di fiori sulla tomba di Matteotti. Fu arrestato, poi costretto all’esilio a Nizza dove fece il muratore, il manovale, l’imbianchino e anche la comparsa cinematografica per sopravvivere. 


Tornato in Italia venne di nuovo arrestato. Da lì il carcere durato anni, a Pianosa, Savona, poi il confino a Ponza e Ventotene. Mai una volta rinnegò le sue idee. 


Infine, dopo la caduta del fascismo, la Resistenza, l’attività partigiana. Poi la politica nella Repubblica, nell’Italia liberata.


Se ne andava oggi Sandro Pertini. Un uomo onesto, retto, che aveva vissuto sulla sua pelle privazioni e violenze di ogni genere, e che si è guadagnato la stima e l’affetto di tutto un popolo, entrando nella storia come il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani.


A lui, come ogni anno il ricordo di tutti noi.

Leonardo Cecchi 

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