domenica 23 agosto 2026

SEI PAESI DELL’UE HANNO CHIESTO A BRUXELLES UNA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE CHE, CON LA GUERRA NEL GOLFO, STANNO BENEFICIANDO DELL’IMPENNATA DEI PREZZI DI CARBURANTI ED ENERGIA E DELL’AUMENTO DEI MARGINI PROVOCATI DALLA CRISI

 

POMPE ROVENTI! – SEI PAESI DELL’UE HANNO CHIESTO A BRUXELLES UNA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE CHE, CON LA GUERRA NEL GOLFO, STANNO BENEFICIANDO DELL’IMPENNATA DEI PREZZI DI CARBURANTI ED ENERGIA E DELL’AUMENTO DEI MARGINI PROVOCATI DALLA CRISI – L’INIZIATIVA PARTE DALLA GERMANIA ED È SOSTENUTA DA ITALIA, AUSTRIA, POLONIA, PORTOGALLO E SPAGNA: “ABBIAMO BISOGNO DI UN APPROCCIO CONGIUNTO CHE GARANTISCA CHE COLORO CHE TRAGGONO PROFITTO DALLA CRISI FACCIANO LA LORO PARTE NEL RIDURRE L’ONERE PER IL PUBBLICO IN GENERALE” – LA PROPOSTA  SARÀ SUL TAVOLO DELL’ECOFIN DEL 18 E 19 SETTEMBRE A DUBLINO…

meme sulla benzina 1 

Estratto dell’articolo da www.lastampa.it

 

caro carburanti - benzina

La guerra in Iran presenta il conto all’Europa. Ma questa volta sei governi dell’Unione chiedono che a pagarlo non siano soltanto famiglie e imprese. Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno aperto il fronte per una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, beneficiarie dell’impennata dei prezzi dell’energia e dell’aumento dei margini provocati dalla crisi.

 

L’iniziativa parte da Berlino. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha firmato insieme ai colleghi degli altri cinque Paesi una lettera indirizzata all’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.

 

BENZINA E CARO CARBURANTI - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI

[...] costruire un meccanismo comune che permetta di recuperare una parte dei guadagni eccezionali prodotti dalla crisi e utilizzare quelle risorse per alleggerire il peso dell’energia su cittadini e aziende.

 

«Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni», scrivono i sei ministri. E avvertono che «il malcontento per l’aumento del costo della vita sta crescendo in tutto il mondo». Il punto di partenza è proprio questo.

 

L’impennata del petrolio non si ferma ai distributori di carburante. Si trasferisce sui trasporti, sulla logistica, sui costi di produzione delle imprese e, attraverso la catena dei prezzi, sul carrello della spesa. Per i governi europei significa anche dover trovare nuove risorse per attenuare gli effetti della crisi senza aggravare ulteriormente i conti pubblici.

 

[...]

 

«Abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale», sostengono Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna.

 

caro carburanti - benzina

La formula proposta è quella di «un quadro a livello Ue per la tassazione degli extraprofitti». Non quindi sei tasse nazionali costruite con criteri differenti, ma un intervento coordinato europeo capace anche di ridurre il rischio che le grandi multinazionali dell’energia possano sfruttare le differenze fiscali tra un Paese e l’altro.

 

Non sarebbe, peraltro, un terreno completamente nuovo per Bruxelles. Durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina l’Unione europea aveva già introdotto un contributo temporaneo di solidarietà sui profitti eccedenti delle imprese attive nei settori del petrolio, del gas, del carbone e della raffinazione. [...]

 

MEME SUL CARO BENZINA

Il nodo più delicato sarà infatti stabilire che cosa debba essere considerato un «extrap profitto»: quanto cioè dei maggiori utili derivi dall’efficienza e dagli investimenti delle imprese e quanto, invece, esclusivamente dall’aumento eccezionale dei prezzi provocato dalla guerra.

 

[...]

 

La proposta arriverà ora al primo vero banco di prova politico. Germania e gli altri cinque Paesi chiedono che la tassazione degli extraprofitti venga inserita nell’ordine del giorno dell’Ecofin del 18 e 19 settembre a Dublino. Non significa che la tassa sia già decisa. Per trasformare la lettera in un provvedimento europeo servirà trovare un accordo tra governi con interessi energetici, sistemi fiscali e strutture industriali molto differenti. [...]

 

sabato 22 agosto 2026

I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI

 

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini  

DAGOREPORT

Giorgia Meloni Antonio Tajani

Si prospetta un autunno caldo per l'ex invicibile Armata Branca-Meloni, così torrido che si rimpiangerà il "forno quotidiano" dell'estate 2026.

 

Se la Lega, smontata come un Lego dal vannaccismo, va verso la resa dei conti tra “nordisti” e salviniani, anche l'altro alleato dei Camerati d'Italia, Forza Italia, è allo sbando.

 

A partire dalla Famiglia Berlusconi, i malumori (eufemismo) e le uscite contro il presidente del partito, Antonio Tajani, già azzoppato con la cacciata dei suoi fedelissimi Barelli e Gasparri, ormai si moltiplicano.

 

Hanno cominciato le numerose donne del partito, guidate dalla berlusconina Deborah Bergamini, con il loro no alle preferenze nella legge elettorale al voto in Parlamento: furono loro parte del clamoroso “incidente” del 15 luglio, quando la Camera ha bocciato la riforma del voto cara a Giorgia Meloni. Ora si aggiunge il ministro della pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, sempre in quota Marina Berlusconi.

 

PAOLO ZANGRILLO

In un’intervista al “Foglio”, ha tuonato contro Tajani per l’iniziativa “anti-burocrazia” del partito. Zangrillo si è sentito (giustamente) messo da parte: “Mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto''.

 

“Se Forza Italia doveva lanciare una campagna per la sburocratizzazione – ha detto Zangrillo -, mi sarebbe piaciuto un incipit dove si diceva che abbiamo fatto cose molto importanti. E invece è stata una sorpresa estiva: mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento dai vertici del mio partito''.

 

Poi l’azzannata finale: “Apprezzo la telefonata di Tajani, ma forse sarebbe stato opportuno un investimento più organico. E mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto [...].

 

''Sicuramente c'è stato un difetto di comunicazione che in parte può essere stato anche colpa mia. Io sono un manager abituato a parlare la lingua dei manager, dei risultati concreti, non della politica. Avrei potuto rivendicare meglio''.

 

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

Le tensioni in Forza Italia sono l'ennesima rottura di cojoni per Giorgia Meloni, ma Ii guaio più grosso che la Ducetta dovrà affrontare al rientro dalle vacanze, però, si chiama Lega, soprattutto se la “Sirenetta del Colle Oppio” vorrà far approvare la legge elettorale.

 

Con il 6% che viene stimato il Carroccio nei sondaggi (di cui la metà attribuito ai governatori del Nord), dei 95 parlamentari che il partito di Salvini ha attualmente in Parlamento rimarrà ben poca cosa. Già eleggerne una trentina sarebbe un miracolo.

 

Roberto Vannacci Matteo Salvini

 

Nota Matteo Pucciarelli su "Repubblica": "Non è solo una questione politica, è anche banalmente matematica. [...] Alle politiche del 2022, la Lega con quasi il 9 per cento ha eletto 95 parlamentari: 66 deputati e 29 senatori. Dei primi 66, ben 42 diventarono tali grazie ai collegi uninominali, solo 23 con il proporzionale (più la sistemazione derivante dalle pluricandidature). Al Senato, 14 dei 29 seggi arrivarono dall’uninominale".

 

Aggiunge Pucciarelli: "[...] la Lega del 2022 beneficiò moltissimo del maggioritario, ed è questo che rende comprensibile la resistenza dei “nordisti” all’abolizione degli uninominali. E poi ci sono le proiezioni, drammatiche. Con una Lega al 5 per cento, e uno scenario in cui nessuna delle coalizioni raggiunge il 42 per cento, sono 30 gli eletti; in Lombardia [...] parliamo di circa sei parlamentari in tutto. La situazione può ancora peggiorare se il centrosinistra andasse al governo prendendo anche il premio di maggioranza, e lì siamo sulla ventina di eletti [...]. La sostanza è che due su tre, più o meno, rischiano di non venire rieletti".

 

Attilio Fontana Massimiliano Romeo

Amorale della fava: i franchi-tiratori, per il “Melonellum”, cominciano a diventare tanti, forse troppi...

 

E la Meloni non può permettersi defaillances.

 

Aggiunge Giulia Merlo su “Domani”: “Dopo l’inciampo alla Camera sull’emendamento delle preferenze, FdI e soprattutto la premier non vogliono sentire ragioni: l’accordo per una modifica che introduca le preferenze e anche un correttivo di genere è da considerarsi chiuso. Formalmente, però, il testo non è ancora stato depositato e come sempre il diavolo sta nei dettagli”.

 

Meloni Salvini

Continua Merlo: “Dentro Forza Italia, infatti, il malcontento continua a covare soprattutto nella compagine femminile, che sarebbe tutt’altro che convinta rispetto al correttivo di genere su cui si sono accordati gli sherpa, perché non darebbe garanzie sui capilista.

 

Dentro la Lega, invece, oggi è la frangia nordista a preoccupare. Anche perché  [...] lo zoccolo duro degli anti-salviniani ha casa proprio a palazzo Madama, dove il capogruppo è Romeo e su trenta senatori più di due terzi sono stati eletti al nord".

 

MATTEO SALVINI E MASSIMILIANO ROMEO

"In altre parole, insiste Merlo -, la riforma elettorale imposta da Meloni e accettata da Salvini [...] non permetterà il ritorno in parlamento di molti degli oggi eletti. Inoltre renderà il partito dipendente, in caso di vittoria, dalla generosità di FdI nel distribuire i posti nel listone del premio di maggioranza".

 

PA: ZANGRILLO, SORPRESO DA ANNUNCIO PIANO ANTI-BUROCRAZIA, RIVENDICO RISULTATI GIA' RAGGIUNTI =

(Adnkronos) - ''Se Forza Italia doveva lanciare una campagna per la sburocratizzazione, mi sarebbe piaciuto un incipit dove si diceva che abbiamo fatto cose molto importanti. E invece è stata una sorpresa estiva: mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento dai vertici del mio partito''.

 

deborah bergamini marina berlusconi maria elisabetta alberti casellati foto lapresse

Lo afferma al 'Foglio' il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, in riferimento alla iniziativa di Forza Italia'per liberare gli italiani dal peso della burocrazia' annunciata dal vicepremier Tajani. ''Mi sorprende però che sia stata annunciata così'' continua rivendicando come l'iniziativa di coinvolgere i cittadini "l'ho istituita un anno fa con il portale 'La tua voce conta'.

 

Apprezzo la telefonata di Tajani, ma forse - osserva - sarebbe stato opportuno un investimento più organico. E mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto''.

 

paolo zangrillo antonio tajani. foto lapresse

Da titolare della Pubblica amministrazione, Zangrillo rivendica alcuni risultati ''di settore'', per esempio ''la pubblicazione dell'ultimo country report dell'Ue dove si dice che tra il 2023 e il 2025 l'Italia nella percezione dei cittadini verso la Pa, tra i paesi europei, è quella che ha avuto il percorso più virtuoso. Siamo passati da un 54 per cento di imprenditori e cittadini insoddisfatti della Pa nel 2023 a un 39 per cento nel 2025, in linea con la media europea''.

PAOLO ZANGRILLO

 

''Sicuramente c'è stato un difetto di comunicazione che in parte può essere stato anche colpa mia. Io sono un manager abituato a parlare la lingua dei manager, dei risultati concreti, non della politica. Avrei potuto rivendicare meglio''.

PAOLO ZANGRILLO - FOTO LAPRESSEPAOLO ZANGRILLO RENATO BRUNETTA - FOTO LAPRESSEPAOLO ZANGRILLO PAOLO ZANGRILLOPAOLO ZANGRILLO

 

Spende 198 mila euro per costruire una dependance per la figlia disabile: i vicini protestano e chiedono la demolizione

 


La donna ha speso tutti i suoi risparmi per realizzare l'opera

Spende 198 mila euro per costruire una dependance per la figlia disabile: i vicini protestano e chiedono la demolizione

Aveva investito circa 170mila sterline (circa 198 mila euro) per costruire una dependance a due piani nel giardino di casa, pensando di offrire alla figlia disabile uno spazio sicuro e la possibilità di vivere con maggiore indipendenza. Ora, però, Clair Birch, 59 anni, potrebbe essere costretta a demolire l'edificio dopo aver perso un ricorso in materia urbanistica.

La storia

La donna vive a Worcester, nel Regno Unito, e aveva realizzato la struttura con una camera da letto al posto di un vecchio garage e di un annesso. Secondo Clair, il progetto era stato pensato appositamente per rispondere alle esigenze della figlia, che desiderava maggiore autonomia. La donna ha spiegato che la ragazza ha paura di dormire al piano terra e che proprio per questo era stato aggiunto un secondo piano. Il problema è che la dependance è stata costruita senza permesso di costruzione. Clair aveva sostenuto di aver agito in buona fede, convinta che tutta la documentazione necessaria fosse stata presentata dal costruttore e dal responsabile della pianificazione urbanistica. Nel marzo 2025 era stata quindi presentata una richiesta retroattiva, ma il consiglio comunale di Worcester l'aveva respinta nel novembre dello stesso anno. Anche il successivo ricorso, presentato nel febbraio 2026, non ha avuto successo.

Le proteste dei vicini

La vicenda si è complicata ulteriormente a causa delle proteste dei vicini. Alcuni residenti hanno contestato la posizione dell'edificio, sostenendo che fosse troppo vicino al confine delle proprietà e che avesse provocato danni. Altri hanno lamentato una perdita di privacy, sottolineando che la struttura, recintata e dotata di un proprio giardino, sembrerebbe quasi un'abitazione indipendente. 

Clair ha inoltre raccontato di aver già perso circa 70mila sterline a causa di un precedente costruttore, accusato di aver lasciato l'immobile in condizioni di instabilità. Secondo la donna, anche il professionista incaricato delle pratiche urbanistiche avrebbe commesso diversi errori. Dopo la bocciatura del primo ricorso, la madre aveva chiesto di avere più tempo per adeguarsi all'ordinanza di demolizione: da sei a diciotto mesi. La richiesta è stata però respinta dall'ispettore urbanistico Sarah Hanson, che ha riconosciuto le difficoltà legate alle esigenze della figlia, ma ha stabilito che queste circostanze non modificano il giudizio sull'edificio dal punto di vista urbanistico. Clair avrà tempo fino a febbraio 2027 per conformarsi all'ordinanza. Dovrà quindi demolire la dependance oppure apportare le modifiche necessarie per renderla conforme alle richieste del Comune.

https://www.leggo.it/esteri/news/22_agosto_2026_costruisce_depandance_senza_permesso_figlia_disabile_vicini_demolizione-9720289.html 

 

FISCHI PER FIASCHI – LA SINDACA DI LECCE DI FDI, ADRIANA POLI BORTONE, PRETENDE CHE TARANTO CHIEDA SCUSA A GIORGIA MELONI PER LA BORDATA DI FISCHI RIFILATA ALLA DUCETTA DURANTE LA CERIMONIA D’APERTURA DEI GIOCHI DEL MEDITERRANEO

 

FISCHI PER FIASCHI – LA SINDACA DI LECCE DI FDI, ADRIANA POLI BORTONE, PRETENDE CHE TARANTO CHIEDA SCUSA A GIORGIA MELONI PER LA BORDATA DI FISCHI RIFILATA ALLA DUCETTA DURANTE LA CERIMONIA D’APERTURA DEI GIOCHI DEL MEDITERRANEO: “SI È TRATTATO DI UN EPISODIO DAVVERO SGRADEVOLE, CHE NON RENDE GIUSTIZIA ALLA CITTÀ DI TARANTO E ALLA SUA ACCOGLIENZA” – QUALCUNO SPIEGHI ALL’EX MISSINA POLI BORTONE, CON LA FIAMMA TATUATA SUL POLSO, CHE IN ITALIA È ANCORA PERMESSO IL DISSENSO – LA STESSA PREMIER AVEVA COMMENTATO L’ACCADUTO: “SULL’EX ILVA GARANTISCO CHE IL GOVERNO STA FACENDO E CONTINUERÀ A FARE TUTTO QUELLO CHE È IN SUO POTERE”

adriana poli bortone giorgia meloni 

Estratto dell’articolo di Chiara Spagnolo per https://bari.repubblica.it/

 

adriana poli bortone giorgia meloni

Taranto chieda scusa alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: è dura la presa di posizione della sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, dopo i fischi che per tre volte sono stati indirizzati alla premier durante la cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, tenuta la sera del 21 agosto allo stadio Iacovone.

 

Alle ripetute ovazioni per il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, hanno fatto da contraltare i fischi e i buu per Meloni, quando è stata inquadrata dalle telecamere Rai all’inizio della cerimonia e quando le sono stati rivolti i saluti dal presidente del Comitato internazionale dei Giochi, Mehrez Boussayene e dal presidente del Comitato organizzatore Massimo Ferrarese.

 

giorgia meloni ignazio la russa e sergio mattarella - inaugurazione giochi del mediterraneo a taranto

Per la prima cittadina di Lecce (presente alla serata) si è trattato di “un episodio davvero sgradevole, che non rende giustizia alla città di Taranto e alla sua accoglienza”.

 

 Ieri sera era stata la stessa premier Giorgia Meloni a commentare immediatamente l’accaduto: “L'ex Ilva è una questione complessa che si trascina da decenni, e tutti noi siamo consapevoli di quanto sia difficile individuare una soluzione. Comprendo perfettamente le ragioni di chi, qui a Taranto, esprime il proprio dissenso, e garantisco che il governo sta facendo e continuerà a fare tutto quello che è in suo potere”.

 

"Si è trattato di una manifestazione di ingratitudine nei confronti di una presidente del Consiglio che si è attivata con grande determinazione per portare a compimento questa importante iniziativa - continua Poli Bortone –

 

Adriana poli bortone tatuaggio

 Non va dimenticato che sono stati investiti centinaia di milioni di euro per consentire a Taranto di ospitare i Giochi del Mediterraneo. Una scelta precisa, che ha puntato su Taranto e sul suo territorio, invece che su altre città".

 

L’aiuto fornito dal Governo all’organizzazione dei Giochi era stato evidenziato da Ferrarese durante il discorso di apertura, nel quale è stato ricordato l’investimento di oltre 200 milioni, per ristrutturare alcuni impianti sportivi e realizzarne nuovi. In totale sono state realizzate 41 opere in 21 comuni delle province di Taranto, Brindisi, Lecce.

 

giorgia meloni fischiata - inaugurazione giochi del mediterraneo a taranto

A far scattare la reazione contro la premier da parte delle migliaia di persone presenti allo Iacovone, potrebbe essere stato anche il rifiuto a convocare un tavolo sull’Ilva – in concomitanza con l’inaugurazione dei Giochi – che era stato proposto al Governo, come atto simbolico nel giorno della sua presenza a Taranto.

 

Senza trascurare il fatto che, in passato, l’associazione Genitori tarantini ha più volte scritto alla presidente del Consiglio per denunciare la violazione della Costituzione e delle normative europee nell’ambito della gestione dell’Ilva. […]

adriana poli bortone 34

 

giorgia meloni fischiata - inaugurazione giochi del mediterraneo a tarantogiorgia meloni fischiata - inaugurazione giochi del mediterraneo a taranto


https://www.dagospia.com/politica/fischi-per-fiaschi-sindaca-lecce-fdi-adriana-poli-bortone-pretende-484457

 

TEMPI DURI PER PUTIN - ALLA FOINE ANCHE “MAD VLAD” DEVE RICONOSCERE LE CONSEGUENZE DEGLI ATTACCHI DI KIEV SUL SUOLO RUSSO: “PROVOCANO DANNI ECONOMICI E PERDITE"

 

TEMPI DURI PER PUTIN - ALLA FOINE ANCHE “MAD VLAD” DEVE RICONOSCERE LE CONSEGUENZE DEGLI ATTACCHI DI KIEV SUL SUOLO RUSSO: “PROVOCANO DANNI ECONOMICI E PERDITE" -  "DOBBIAMO MIGLIORARE IL SISTEMA DI DIFESA AEREA E POTENZIARNE LE CAPACITÀ, E LO FAREMO" - LA MINACCIA DI UNA RAPPRESAGLIA DOPO I RAID CONTRO LE INFRASTRUTTURE: “LE MISURE DI RITORSIONE NON TARDERANNO AD ARRIVARE. PREPARATEVI...”

vladimir putin  

1. PUTIN RICONOSCE 'DANNI ALL'ECONOMIA' DAI RAID KIEV 'MA PER LORO NESSUN VANTAGGIO

(ANSA) - Gli attacchi di Kiev "provocano danni economici e perdite", ma l'Ucraina "non ha tratto alcun vantaggio" da questi raid e "le azioni del nemico non hanno avuto alcun effetto sulla situazione al fronte". Lo afferma il presidente russo Vladimir Putin citato da Interfax. 

 

2. UCRAINA: PUTIN, RUSSIA POTENZIERÀ SISTEMA DIFESA AEREA 

Vladimir Putin tuta mimetica

(LaPresse) - La Russia deve potenziare il proprio sistema di difesa aerea e migliorare il coordinamento tra le agenzie di sicurezza e quelle civili. Lo ha affermato il presidente russo, Vladimir Putin, in un'intervista con Pavel Zarubin di Vesti, rilanciata dalle agenzie russe. "Dobbiamo migliorare il sistema di difesa aerea e potenziarne le capacità, e lo faremo", ha detto Putin. 

 

Vladimir Putin

3. UCRAINA: PUTIN MINACCIA RAPPRESAGLIA DOPO ATTACCHI KIEV A SETTORE LOGISTICA 

(LaPresse) - Il presidente russo, Vladimir Putin, minaccia l'Ucraina di compiere attacchi di rappresaglia dopo i raid di Kiev che hanno preso di mira il settore della logistica, colpendo magazzini dei rivenditori online Wildberries e Ozon. "'Volete mettere fuori uso la nostra logistica?', potremmo chiedere al nemico. Ebbene, le misure di ritorsione non tarderanno ad arrivare. Preparatevi", ha dichiarato Putin in un'intervista al giornalista Pavel Zarubin di Vesti. 

 

4. PUTIN, PRONTI AL DIALOGO CON KIEV MA SULLA BASE DELLA REALTÀ SUL TERRENO 

Vladimir Putin

(ANSA) - La Russia è pronta al dialogo di pace con l'Ucraina, ma solo sulla base della realtà sul campo, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin citato da Ria Novosti. "Siamo sempre pronti al dialogo sulla pace, ma solo sulla base della realtà che si manifesta sul campo", ha dichiarato in un'intervista all'agenzia di stampa Vesti, sottolineando che "le truppe russe non solo continuano l'offensiva in tutte le direzioni, ma hanno anche accelerato il ritmo dell'avanzata". 

Vladimir Putin5vladimir putinVLADIMIR PUTIN

 

https://www.dagospia.com/politica/tempi-duri-per-putin-mad-vlad-frigna-riconosce-conseguenze-degli-484455 

 

PENSAVAMO DI AVERLE VISTE E SENTITE TUTTE, MA GIORGIA MELONI HA DECISO DI SUPERARSI. IN UN’INTERVISTA AL “NEW YORK TIMES”, CI HA TENUTO A FORNIRE UNA PROPRIA INTERPRETAZIONE “STORICA” E PERSONALE DEL FASCISMO

 

PENSAVAMO DI AVERLE VISTE E SENTITE TUTTE, MA GIORGIA MELONI HA DECISO DI SUPERARSI. IN UN’INTERVISTA AL “NEW YORK TIMES”, CI HA TENUTO A FORNIRE UNA PROPRIA INTERPRETAZIONE “STORICA” E PERSONALE DEL FASCISMO. E IN APPENA TRE RIGHE HA RIMESSO IN DISCUSSIONE VENT’ANNI DI FASCISMO E OTTANT’ANNI DI ANTIFASCISMO. PARLANDO DELL’EPOCA MUSSOLINIANA, HA DETTO TESTUALMENTE: “È STATA UN’EPOCA PARTICOLARMENTE COMPLESSA”. E ANCORA: “OGGI IL FASCISMO È UNA COSA, SE L’AVESSIMO VISTO STANDOCI IN MEZZO, L’AVREMMO VISTO DIVERSAMENTE” – LA DUCETTA HA SCELTO DI PARLARE AL QUOTIDIANO LIBERAL ODIATO DA TRUMP, CHE LE HA FATTO UN’INTERVISTA ALL’ACQUA DI ROSE (E L’HA DEFINITA “UNA DEMAGOGA DAL TALENTO FOCOSO ANCORATO A UN FREDDO REALISMO”) PER MANDARE UN MESSAGGIO ALLA CASA BIANCA: “CREDEVO CHE LE COSE SAREBBERO STATE PIÙ FACILI CON TRUMP”

meloni mussolini dice new york times 

 

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

GIORGIA MELONI - NEW YORK TIMES

Parlare con il New York Times, per una leader di destra come Giorgia Meloni, non è una scelta neutra. Lo è ancora di meno parlare di Donald Trump con la bibbia dei liberal che il presidente americano detesta, a cui ha fatto causa e che mette in cima alla lista dei propri avversari, sicuramente più di Vladimir Putin. È una scelta che svela la volontà della premier di mandare un messaggio. […]

 

Sono poche righe in un racconto lunghissimo, ma che condensano l'ammissione di un fallimento e il gelo che Meloni riserva al vecchio amico, con cui si era illusa di poter costruire un ponte tra Europa e Stati Uniti, in nome della comune ideologia sovranista: «È evidente che con Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente».

 

GIORGIA MELONI - FIAMMA TRICOLORE FDI

[…]  Riaffermare gli stessi concetti al New York Times assume, però, tutt'altra dimensione. Assieme alla Cnn, il quotidiano americano è la vera bestia nera del magnate repubblicano. Un'ossessione, per il numero di volte in cui ha insultato giornalisti e proprietà. Nel 2015 ha fatto causa al giornale per la cifra enorme di 15 miliardi di euro.

 

Lo scorso luglio ha citato in giudizio la squadra di reporter che in un'inchiesta aveva svelato i problemi di sicurezza del lussuoso Boeing 747-8 ricevuto in regalo dalla famiglia reale del Qatar, a bordo del quale, però, all'ultimo momento, di ritorno proprio dalla Turchia, il Secret Service gli aveva impedito di salire.

 

MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34

Meloni non concede nulla a Trump. Neanche una parola di circostanza per segnalare un merito del presidente Usa che prima del G7 aveva osannato, seguendolo in tutte le sue iniziative: unica leader dell'Ue a essere presente alla cerimonia di insediamento nel gennaio 2025, unica a proporlo per il Nobel, poco dopo essersi precipitata a Sharm el-Sheik per applaudire la nascita dell'impalpabile Board of Peace per Gaza.

 

Lei conferma di non essersi pentita: «Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali». Ma è evidente che tutto è cambiato. Trump ha scatenato una guerra commerciale all'Europa, e poi una militare all'Iran che gli italiani stanno pagando nei serbatoi delle proprie automobili.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Ha terremotato il mondo ed è crollato nei sondaggi. Anche in quelli italiani, che Meloni tiene d'occhio, in vista della campagna elettorale e che la convincono sia meglio tenerlo a distanza il più possibile. La premier rivela che non si sentono al telefono da diverse settimane e si limita a rispondere «vedremo» alla domanda se lo faranno dopo la pausa estiva.

 

Non è una cosa che Meloni ha fatto molte volte: passare un po' del suo tempo con un giornalista nelle stanze di Palazzo Chigi e lasciarsi scrutare liberamente in un'intervista.

 

giorgia meloni sul fascismo - intervista al new york times

È stata un'eccezione per celebrare il traguardo a cui tiene più di altri: il 4 settembre conquisterà il primato del governo più longevo della storia repubblicana e per questa occasione ha scelto una delle testate più prestigiose del mondo, nonostante nel vocabolario trumpiano di Meloni e del suo partito il quotidiano verrebbe definito «di sinistra».

 

Sicuramente molto lontano dal controllo e dalla propaganda del governo. L'inviato del New York Times ne tratteggia l'«ambivalenza» e le «oscillazioni». La inquadra con un'espressione fulminante osservando «il talento focoso di una demagoga ancorato a un freddo realismo». Ne racconta le origini, si fa confessare le attitudini. Poi si sofferma sul Fascismo e sull'antifascismo.

 

Per il quotidiano restano argomenti seri, che non possono essere derubricati a folclore. L'inviato sembra colpito dal modo in cui la premier minimizza la portata violenta della dittatura, definendola un'epoca «particolarmente complessa», e aggiungendo: «Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l'avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l'avremmo percepita diversamente, no?».

 

una giovane giorgia meloni con la bandiera di gioventu nazionale

L'inviato insiste, ricorda cosa è stato il regime del Duce, prima di passare al terrorismo e agli Anni di Piombo. Meloni conferma orgogliosamente di rifiutarsi di definirsi antifascista: «Per lei - spiega il NYT - la sinistra era la responsabile dei problemi dell'Italia del dopoguerra, e il periodo "complesso" in cui il suo partito ha avuto origine era meglio dimenticarlo».

https://www.dagospia.com/politica/new-york-time-meloni-deciso-superarsi-minimizzato-fascismo-e-stata-484429 

Pregliasco

 

🟦"La morte a #Palermo di una bambina di quattro anni, in un quadro di sospetta difterite, impone rispetto, prudenza e attenzione. In attesa che gli accertamenti diagnostici e le autorità sanitarie definiscano con precisione tutti gli elementi del caso, l’episodio richiama l’attenzione su una realtà importante per la sanità pubblica: le malattie infettive rese rare grazie alle vaccinazioni non sono necessariamente scomparse e, quando incontrano persone suscettibili, possono tornare a manifestarsi anche in forme particolarmente gravi. In questa fase è fondamentale evitare sia allarmismi sia minimizzazioni. Un singolo caso non significa automaticamente che sia in corso un’epidemia. E’ necessario completare gli accertamenti microbiologici, ricostruire la possibile catena epidemiologica, individuare i contatti stretti e verificare l’eventuale presenza di ulteriori persone esposte. La rarità della difterite in Italia e negli altri Paesi ad alta copertura vaccinale costituisce uno dei risultati più importanti ottenuti attraverso i programmi di immunizzazione. Proprio il successo delle vaccinazioni può tuttavia determinare una riduzione della percezione del rischio. Quando una malattia non viene più osservata nella vita quotidiana, può diffondersi l’idea che non costituisca più una minaccia e che, di conseguenza, la vaccinazione abbia perso importanza. In realtà, molte malattie sono diventate rare proprio perché la prevenzione vaccinale ne ha fortemente limitato la circolazione e le conseguenze. Per questo motivo è necessario mantenere elevate le coperture vaccinali e continuare a garantire un’efficace sorveglianza epidemiologica".


Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano Statale, past president di Anpas e vicepresidente di Samaritan International, sul caso della bambina di 4 anni morta per difterite.


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