lunedì 13 luglio 2026

Erica Senatore

 


La comunità di Nocera Superiore è sotto shock per la scomparsa di Erica Senatore, ingegnere di 33 anni. La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente in città, suscitando cordoglio e incredulità tra amici, colleghi e quanti avevano avuto modo di conoscerla.


Stimata nel suo lavoro e apprezzata per le sue qualità umane, Erica aveva costruito il proprio percorso con impegno e determinazione. In queste ore sono numerosi i messaggi affidati ai social, dove in tanti la ricordano come una persona solare, disponibile e profondamente legata ai suoi affetti.


A darne notizia sono stati i familiari: i genitori Raffaele e Palmira, il fratello Pier Maria e il compagno Alessandro, insieme ai parenti. Il feretro arriverà questa sera, lunedì 13 luglio, alle 20.30 nella chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli, dove sarà possibile renderle omaggio.


L'ultimo saluto è previsto domani, martedì 14 luglio, alle ore 10, nella stessa parrocchia, con una cerimonia che vedrà riuniti familiari, amici e cittadini per accompagnarla nel suo ultimo viaggio.


Fonte: positanonews

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Auguri Cazzano

 


Ti chiami Antonio.


Antonio Cassano.


Ma per tutti sei semplicemente FantAntonio.


Perché il calcio, tra i tuoi piedi, non era mai qualcosa di normale. Era fantasia, imprevedibilità, colpi che nessuno immaginava e giocate capaci di accendere uno stadio in un istante.


Sei cresciuto tra le strade di Bari Vecchia, dove il pallone era molto più di un gioco. A diciott'anni hai fatto innamorare tutta l'Italia con quel gol straordinario contro l'Inter, il primo capolavoro di una carriera vissuta sempre sopra le righe.


La Roma ha puntato su di te quando eri ancora un ragazzo. Nella Capitale hai regalato magie e conquistato una Supercoppa Italiana, mostrando a tutti un talento fuori dal comune, e formando con Totti una coppia tutta estro e fantasia.


Poi il Real Madrid, la presentazione con Butragueno, il rapporto burrascoso con Capello, il ritorno in Italia e gli anni più belli alla Sampdoria, dove con Giampaolo Pazzini hai formato una delle coppie d'attacco più spettacolari storia blucerchiata dopo Vialli e Mancini. 


Successivamente sono arrivati Milan, Inter e Parma, prima del ritorno a Genova, la città che forse più di tutte è riuscita a esaltare il tuo calcio.


Sei stato tuttavia inserito dalla rivista francese France Football al primo posto nella lista dei più grandi talenti sprecati nella storia del calcio.


Con la maglia azzurra hai disputato tre Campionati Europei e un Mondiale, lasciando il segno soprattutto a Euro 2012, quando l'Italia arrivò fino alla finale.


Hai sempre detto di preferire l'assist al gol. Ed è forse questa la frase che ti rappresenta meglio: vedere prima degli altri una giocata impossibile era il tuo dono più grande.


Genio, istinto e fantasia. Nel bene e nel male, uno dei talenti più puri che il calcio italiano abbia mai avuto, che senza dubbio potevi dare molto di più di quello che hai dato.


Tanti auguri, FantAntonio ⚽🎂

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I Greci e il "Paradosso della Fame": Come una Dieta Povera ha Creato la Civiltà più Grande



Ci hanno insegnato che le grandi civiltà nascono con il pane e il vino in abbondanza. 
Eppure i Greci dell’età classica, V-IV sec. a.C., mangiavano pochissimo. Eppure hanno inventato la democrazia, la filosofia, l’arte, la scienza.

Come è possibile? Per alcuni archeologi la Grecia è "l’eccezione".

1. Cosa mangiavano davvero i Greci?
Dimentica i banchetti di 300. Quello era per i ricchi e per le feste.

La dieta base del cittadino medio era la "Triade Mediterranea":
-  Orzo: Non grano. L’orzo era più resistente alla siccità. Ne facevano pane nero e zuppa, la

I Greci e il "Paradosso della Fame": Come una Dieta Povera ha Creato la Civiltà più Grande

Ci hanno insegnato che le grandi civiltà nascono con il pane e il vino in abbondanza. 
Eppure i Greci dell’età classica, V-IV sec. a.C., mangiavano pochissimo. Eppure hanno inventato la democrazia, la filosofia, l’arte, la scienza.

Come è possibile? Per alcuni archeologi la Grecia è "l’eccezione".

1. Cosa mangiavano davvero i Greci?
Dimenticate i banchetti di 300. Quello era per i ricchi e per le feste.

La dieta base del cittadino medio era la "Triade Mediterranea":
-  Orzo: Non grano. L’orzo era più resistente alla siccità. Ne facevano pane nero e zuppa, la maza.
-  Olio d’oliva: Grassi e calorie. Era il "burro" dell’epoca.
-  Vino annacquato: Non lo bevevano puro. 1 parte di vino, 3 di acqua.

E poi? 
Poco. *Carne quasi mai*. Era costosissima. La mangiavi solo nei sacrifici agli dei. 
Pesce: sì, ma salato e se vivevi vicino al mare. 
Verdure, legumi, fichi, olive.

Niente zucchero, niente latte, niente patate, niente pomodori. Calorie basse, proteine basse.

Gli scheletri trovati nelle necropoli greche lo confermano: erano bassi, 1.65m gli uomini, e avevano spesso carenze.

Perché allora sono diventati così grandi?
Qui sta il "paradosso". Gli archeologi danno 3 spiegazioni:

1.  La scarsità li ha forzati a pensare
    Con poca terra fertile e poche risorse, le città-stato dovevano commerciare, fare alleanze, inventare la moneta, creare le leggi. La necessità aguzza l’ingegno. Non potevi vivere di rendita.

2.  Il corpo leggero = mente leggera
    Una dieta povera di carne e grassi teneva il corpo snello. Passavano le giornate all’aperto, nel _ginnasio_, a parlare, discutere, fare politica. Non erano contadini stanchi nei campi. Avevano tempo per filosofare perché gli schiavi lavoravano.

3.  La religione del "giusto mezzo"
    L’eccesso era visto come hubris. Anche nel cibo. La misura, sophrosyne, era una virtù. Mangiare poco ti rendeva padrone di te stesso. E un uomo che si controlla può controllare la città.

L’eccezione greca
Egitto, Mesopotamia, Roma avevano grano in abbondanza, fiumi, schiavi a milioni. Potevano permettersi di sprecare. 
La Grecia no. Era fatta di montagne e isole sassose.

Proprio questa povertà li ha obbligati a inventarsi qualcosa che non fosse solo cibo: le idee. 
Quando non hai grano, inventi il commercio. Quando non hai spazio, inventi la colonia. Quando non hai un re, inventi la democrazia.

Conclusione
Sì, la dieta dei Greci era povera. E proprio per questo sono diventati ricchi. 
Non di cibo, ma di pensiero.

Il loro vero nutrimento non era l’orzo. Era la polis, l’agorà, il dibattito. 
Forse la civiltà più grande della storia è nata non nonostante la fame, ma grazie alla fame.

Ti piace? Vuoi che lo renda più "accademico" con nomi di archeologi tipo Ian Morris o Josiah Ober, o più divulgativo per social?

Posso anche aggiungere un paragrafo sul confronto con i Romani che invece mangiavano carne a quintali d’oliva: Grassi e calorie. Era il "burro" dell’epoca.
-  Vino annacquato: Non lo bevevano puro. 1 parte di vino, 3 di acqua.

E poi? 
Poco. Carne quasi mai. Era costosissima. La mangiavi solo nei sacrifici agli dei. 
*Pesce*: sì, ma salato e se vivevi vicino al mare. 
Verdure, legumi, fichi, olive.

Niente zucchero, niente latte, niente patate, niente pomodori. Calorie basse, proteine basse.

Gli scheletri trovati nelle necropoli greche lo confermano: erano bassi, 1.65m gli uomini, e avevano spesso carenze.

2. Perché allora sono diventati così grandi?
Qui sta il "paradosso". Gli archeologi danno 3 spiegazioni:

1.  La scarsità li ha forzati a pensare
    Con poca terra fertile e poche risorse, le città-stato dovevano commerciare, fare alleanze, inventare la moneta, creare le leggi. La necessità aguzza l’ingegno. Non potevi vivere di rendita.

2.  Il corpo leggero = mente leggera
    Una dieta povera di carne e grassi teneva il corpo snello. Passavano le giornate all’aperto, nel _ginnasio_, a parlare, discutere, fare politica. Non erano contadini stanchi nei campi. Avevano tempo per filosofare perché gli schiavi lavoravano.

3.  La religione del "giusto mezzo"
    L’eccesso era visto come hubris. Anche nel cibo. La misura, sophrosyne, era una virtù. Mangiare poco ti rendeva padrone di te stesso. E un uomo che si controlla può controllare la città.

3. L’eccezione greca
Egitto, Mesopotamia, Roma avevano grano in abbondanza, fiumi, schiavi a milioni. Potevano permettersi di sprecare. 
La Grecia no. Era fatta di montagne e isole sassose.

Proprio questa povertà li ha obbligati a inventarsi qualcosa che non fosse solo cibo: le idee. 
Quando non hai grano, inventi il commercio. Quando non hai spazio, inventi la colonia. Quando non hai un re, inventi la democrazia.

Conclusione
Sì, la dieta dei Greci era povera. E proprio per questo sono diventati ricchi. 
Non di cibo, ma di pensiero.

Il loro vero nutrimento non era l’orzo. Era la polis, l’agorà, il dibattito. 
Forse la civiltà più grande della storia è nata non nonostante la fame, ma grazie alla fame.

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Fenix

Giuseppe Barboni

 


Quando la violenza diventa propaganda


A San Benedetto del Tronto un cittadino iracheno, in evidente stato di alterazione e con problemi psichiatrici, è stato aggredito da un militante di Futuro Nazionale. Si trattava di una persona innocua. Non si è limitato a immobilizzarlo: lo ha colpito ripetutamente, scaraventandolo a terra e contro un palo. Poi ha pubblicato il video sui social, rivendicando il gesto come un’impresa eroica.


La parte più grave non è solo l’aggressione, ma la mentalità squadrista di chi si sente autorizzato a sostituirsi allo Stato, trasformando un pestaggio in uno spettacolo.


In uno Stato di diritto esistono le forze dell’ordine. Se una persona rappresenta un pericolo, intervengono gli operatori competenti, non chi decide di fare il giustiziere.


Quando la vittima è uno straniero con evidenti fragilità psichiche, per qualcuno la violenza diventa motivo di orgoglio.


La legge vale per tutti oppure non vale per nessuno. Legittimare lo squadrismo significa sostituire lo Stato di diritto con la legge del più forte. E quando si accetta questo principio, la prossima vittima può essere chiunque.

Soumalia Diawara

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Capisco...

 


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Per questo patriota la famiglia è tutto...

 


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Futuro Nazionale, il partito che confonde la tessera con il distintivo

 


Sul lungomare di San Benedetto non abbiamo visto “cittadini che si difendono”, ma un tesserato che si sente sceriffo e tratta un essere umano come un sacco da spostare. Giuseppe Barboni, imprenditore e iscritto a Futuro Nazionale, non vede un uomo in crisi, vede un “ingombro” da rimuovere: lo afferra, lo strattona, lo trascina di peso e lo scarica sul marciapiede, tra i clacson che festeggiano come se la violenza fosse un servizio pubblico.


Il cittadino iracheno che viene picchiato non è un rapinatore/stupratore/assassino: è uno che ha già perso tutto. Dormiva in una tenda di fortuna, con un materasso e quattro pentole dietro una chiesa; un giorno arriva la pulizia, gli portano via la tenda, il materasso, i vestiti, l’unico fragile equilibrio che aveva. Si ritrova in strada, senza niente. Si scontra con la polizia, viene denunciato, continua a bloccare il traffico perché è letteralmente alla disperazione. E in quel momento, invece di uno Stato che lo gestisce secondo le leggi, gli arriva addosso un “patriota” di Futuro Nazionale che lo picchia e lo trascina via, accompagnato dal coro di chi applaude.


Questo non è “ordine”, è barbarie in giacca e cravatta. È il passaggio in cui una parte di società decide che chi è povero, migrante, disperato, può essere maneggiato a mani nude da chi si sente superiore. Giuseppe Barboni non interviene per fermare un’aggressione: costruisce lui l’aggressione, si sostituisce alle forze dell’ordine, si proclama giudice e carnefice. E la parte più nauseante non è solo il gesto: è la scelta di filmarlo e pubblicarlo, di trasformare il pestaggio di un uomo allo stremo in contenuto da like, in trofeo da esibire.


La feccia che plaude sotto questi video, che commenta “finalmente qualcuno che si muove”, che sogna un paese in cui ogni Barboni può afferrare chi non gli piace e trascinarlo via, è la stessa feccia che non si rende conto di una cosa semplice: se accetti che la giustizia sia questo, un giorno basterà che tu dia fastidio a qualcuno – per le tue idee, per il tuo corpo, per il tuo orientamento, per la tua povertà – e toccherà anche a te. In un paese dove ogni militante si sente autorizzato a “mettere ordine” con le mani, nessuno è al sicuro, nemmeno quelli che oggi battono le mani.


Il sindaco Mozzoni condanna, la città si vergogna, la Procura indaga. Futuro Nazionale, intanto, recita il solito copione dei “cittadini esasperati”, dei “patrioti che non si voltano dall’altra parte”. Ma se intorno a un partito cominciano a moltiplicarsi cinghiate ai manifestanti, pugni ai presìdi antifascisti, pestaggi ai migranti disperati, e dalla dirigenza non arriva una rottura netta, il problema non è più solo il singolo iscritto. È l’ambiente morale che lo ha convinto di essere nel giusto.


Il trafiletto delle vergogne: dove passa Futuro Nazionale, la violenza segue


Piacenza, teatro President – dicembre 2023

Prima della presentazione del libro di Vannacci, un militante del centro sociale ControTendenza viene colpito al volto con cinture e catene, “un’azione a sangue freddo” come la definisce il collettivo; il ferito finisce in ospedale, mentre la Digos indaga sugli autori dell’aggressione.

Nessun nome ufficiale degli aggressori, solo la solita scena: ultras e simpatizzanti che partono contro i manifestanti antifascisti, convinti di essere il braccio armato del “popolo sano” che difende il generale.


Verona, comizio alla Fabbrica Pedavena – aprile 2026

Giovanni Zardini, leader del Circolo Pink e attivista Tumulto Pride, racconta di pugni allo stomaco, bruciature di sigaretta sul braccio, manate in faccia a un altro ragazzo, minacce di morte e un “popolo inferocito” che si scatena contro una decina di persone colpevoli solo di aver gridato “fascisti” e suonato un flauto pacifista.

In mezzo, carabinieri e polizia che cercano di mettere un cuscinetto tra i Vannacci‑fans e chi protesta. Gli aggressori restano senza nome, ma la dinamica è chiara: dove parla Futuro Nazionale, chi dissente rischia di prendersi le mani addosso.


Tre episodi, tre città, stesse costanti: manifestanti antifascisti, attivisti LGBT+, migranti disperati, tutti trattati come bersagli legittimi da chi si sente parte di un esercito politico. Cinghiate, pugni, bruciature, pestaggi: intorno al brand di Futuro Nazionale, la violenza non è una deviazione marginale, è il metodo. E finché il partito non rompe pubblicamente con questa feccia, chi applaude e chi mena non sono “mele marce”: sono esattamente il frutto dell’albero.


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Acebo