L'ULTIMA FATICA DI ERCOLE: COME TI PORTI A SPASSO UN CANE CHE TI VUOLE MANGIARE
La dodicesima fatica non è la più difficile per la forza. È la più difficile perché devi scendere vivo nell'Ade, e tornare vivo con il suo cane da guardia.
Ma come lo porti su Cerbero? Qui il mito si spacca in due.
Il problema prima di partire: le mani sporche di sangue.
Ercole non poteva nemmeno entrare. Era pieno di miasma, la macchia invisibile che ti resta addosso quando uccidi.
Per i greci, nell'Ade da sporco non entri. Ti tiene giù.
Per questo va prima a Eleusi. Si fa adottare finto da un ateniese di nome Pilio, e il sacerdote Eumolpo gli fa il rito: gli sgozzano un maialino sopra le mani. Il maiale è l'animale di Demetra, fa da spugna e assorbe tutto lo sporco. Lo lavano e diventa puro. Solo così Persefone, che è figlia di Demetra, lo lascia entrare.
Pulito, scende a Tenaro e si presenta davanti ad Ade.
Ade gli dice: "Te lo presto. Ma a una condizione: senza armi. Senza clava, senza frecce avvelenate dell'Idra. A mani nude."
E qui nascono le due versioni.
VERSIONE 1: La catena di adamante di Efesto
È la versione ufficiale, quella di Apollodoro.
Cerbero non è sciolto. È legato davanti alla porta dell'Ade con una catena forgiata da Efesto in persona, fatta di adamante. Adamante vuol dire "che non si piega", il metallo degli dei, più duro del diamante.
Ercole lo affronta a mani nude. Tre teste che lo mordono, la coda che è un serpente che lo morde alle gambe. Lo prende per le tre gole e lo stringe fino a soffocarlo. Cerbero cede.
Ercole non rompe la catena. Fa più furbo: la usa. Prende proprio quella catena indistruttibile e ci si fa portare su, trascinandolo per tutto il percorso di risalita fino a Tirinto, tenendolo a distanza.
Quando arriva da Euristeo, il re si nasconde dentro una giara per la paura. E gli dice: "Riportalo subito indietro".
È la versione del potere: il mostro non lo liberi, lo controlli usando le sue stesse regole.
VERSIONE 2: Il cagnolino sulle spalle per tutta la Grecia
È la versione più amata dai pittori e da Diodoro Siculo. Più bestiale.
Dopo averlo calmato, Ercole non lo trascina. Se lo carica. Come fanno i pastori con i vitelli. Se lo mette sulle spalle.
Immagina la scena: 150 chili di cane, tre teste che sbavano e abbaiano in direzioni diverse, la bava avvelenata che gli cola sulla pelle del Leone di Nemea che ha addosso, la coda-serpente che gli si avvolge addosso. E lui che se lo porta per tutta la Grecia, da Tenaro su per il Peloponneso fino a Tirinto, a piedi.
Ed è qui che nasce la pianta.
Cerbero non era mai stato alla luce del sole. La luce lo fa impazzire, sbava come un ossesso per la paura e il dolore. Dove cade la sua bava, a Eraclea Pontica, sul Mar Nero, proprio dove Ercole è risalito dall'Ade, nasce un'erba velenosissima.
I greci la chiamavano Aconito. Aconitum napellus.
È blu, bellissima, e ti ammazza con poche gocce. La chiamavano "strozzalupo" perché bastava a uccidere un lupo. Nasce dal terrore puro del guardiano dell'Ade portato alla luce.
Alla fine, in tutte e due le versioni, Ercole lo deve riportare indietro. Perché Cerbero ha un lavoro: fare il guardiano. Non può stare fuori. Il guardiano deve tornare alla porta.
Una versione ti dice: per vincere il mostro, usa la catena degli dei.
L'altra ti dice: per vincere il mostro, devi prendertelo sulle spalle e sentire quanto pesa, e pure la sua bava ti lascia un veleno per terra che non dimentichi più.
Fenix