sabato 24 ottobre 2026

Lula umilia Bolsonaro Jr.

 


Raramente abbiamo assistito a un’umiliazione politica di queste proporzioni. Una lezione di dignità, di storia e di vita che Flavio Bolsonaro ricorderà a lungo.


È successo durante il dibattito finale di questa notte, in Brasile.


A un certo punto, Bolsonaro ha pensato bene di chiamare Lula “nove dita”, prendendosi gioco del dito che l’attuale presidente brasiliano perse a soli 17 anni in un incidente sul lavoro.


Lula ha chiesto la parola. E in poco più di un minuto ha trasformato quell’insulto in un discorso sulla dignità di milioni di lavoratori, ricordando al suo avversario cosa significhi conoscere la fame, lavorare da minorenne e rischiare la propria vita per portare a casa uno stipendio.


Vale la pena riportare integralmente le sue parole:


“Non avevo intenzione di utilizzare il mio tempo, ma adesso lo farò, perché lui ha detto una cosa molto grave e io questa cosa non me la porto a casa.


Mi ha chiamato “nove dita”. E voglio che sappia una cosa: se c’è qualcuno qui, tra tutte le persone presenti, che sa cosa significa il mondo del lavoro, quello sono io.


Se c’è qualcuno che ha perso un dito a 17 anni, quello sono io. L’ho perso lavorando di notte, quando ero ancora minorenne e nemmeno avrei potuto lavorare.


E io non permetterò a un miliziano di chiamarmi “nove dita”. Non glielo permetterò. Non glielo permetterò!


Lui non ha mai lavorato in vita sua. Non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il suo primo impiego è stato un lavoro fittizio procuratogli da suo padre. Risultava che lavorasse con il padre, mentre in realtà se ne stava a Brasília.


E adesso viene qui a chiamare me “nove dita”?


Tu dovrai chiedermi scusa. Dovrai chiedermi scusa, perché il popolo dei lavoratori ti sta guardando.


Milioni di lavoratori subiscono incidenti sul lavoro a causa dell’irresponsabilità dei datori di lavoro, che ci costringono a turni e condizioni di lavoro insostenibili.


Io ero minorenne e lavoravo di notte, perché o lavoravo o non mangiavo.


E non posso accettare che un ragazzino viziato, con una condotta politica molto discutibile, venga qui a chiamarmi nove dita”.


Applausi, Presidente Lula. Una lezione immensa.

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Altre due vittime di Netanyahu

 


💔🇮🇱 STRAZIANTE: Due giovani soldati israeliani sono stati uccisi oggi nell’attacco terroristico a colpi d’arma da fuoco vicino a Hebron.


🕯️ Yuval Shai Svilem, 20 anni, di Hod HaSharon.

🕯️ Ron Yoni Reutman, 23 anni, di Ashkelon.


Entrambi prestavano servizio nel Battaglione Ari (775) della Brigata di Ricerca e Soccorso dell’esercito israeliano.

Secondo l’esercito israeliano, i terroristi stavano pianificando un attacco più grande contro i civili, ma i soldati israeliani hanno impedito una tragedia ancora più grave.

Che la loro memoria sia per sempre una benedizione.

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giovedì 22 ottobre 2026

Frajese è ridicolo come la commissione che rappresenta

 


Frajese in commissione Covid: il 95% è "tecnicamente corretto". Poche frasi dopo: "è una menzogna". Il professore è riuscito a smentirsi da solo davanti ai parlamentari, senza nemmeno aspettare le domande.


Il cavallo di battaglia è questo. Il 20 ottobre Giovanni Frajese, che della commissione è membro tecnico e per la prima volta ne è stato audito, spiega che il famoso 95% di efficacia del vaccino Pfizer era relativo al placebo. Per spiegarlo fa un esempio: se su 100 vaccinati una persona prende il Covid e su 100 non vaccinati ne ammalano due, in termini assoluti la differenza è sotto l'1%, ma nel rapporto tra uno e due il numero diventa enorme. Poi aggiunge lo 0,84% di efficacia assoluta e conclude con Montagnier: la menzogna prende l'ascensore, la verità le scale.


Ora, il dettaglio che al professore sfugge è che il suo esempio è la smentita della sua tesi. Quei due numeri non sono due studi, uno vero e uno truccato. Sono lo stesso identico studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel dicembre 2020, letto con due unità di misura diverse: 8 casi di Covid tra i vaccinati, 162 tra chi aveva preso il placebo. Se confronti 8 con 162, il rischio crolla del 95%. Se sottrai le due percentuali, ottieni una differenza sotto l'1%. Il Corriere lo scriveva già a dicembre 2020: riduzione assoluta intorno allo 0,88%, riduzione relativa del 95%, ed era già tutto spiegato.


Perché la differenza assoluta è piccola? Perché nello studio la maggior parte delle persone, vaccinata o no, non si ammalava, e il follow-up mediano era di due mesi. Se la malattia colpisce meno di una persona su cento nel periodo osservato, nessun vaccino al mondo può mostrare un taglio assoluto enorme. È come accusare l'airbag di inutilità perché ti salva solo se sbatti.


Allora quel 95% era una menzogna? Un numero corretto, sulla stessa tabella, con gli stessi 8 e 162, non diventa bugia perché a posteriori ne preferisci un altro. Diventa bugia quando lo presenti come prova di un inganno e sai benissimo che entrambi i calcoli vengono dai medesimi dati. Il professore non ha scoperto un segreto: ha ripetuto in commissione, con voce da rivelazione, una cosa che si impara in una lezione di statistica al primo anno.


Il passaggio da applausi è l'ultimo: "Il Covid lo avete preso da vaccinati? Sì. E dov'era quel 95%?". Lì sta il trucco più vecchio del mondo. Il 95% non è mai stato la promessa di non ammalarsi mai più: era la riduzione dei casi sintomatici osservata nel trial, in quei due mesi, contro il placebo. Chi si aspettava l'immunità eterna aveva letto un altro foglietto illustrativo, quello che esiste solo nei talk show.


Un consulente della commissione che porta come prova di una frode uno studio che riconosce corretto, e poi grida alla menzogna, non sta smascherando nessuno. Sta facendo teatro con la statistica, e a teatro almeno il biglietto lo paghi.


#Vaccini #Vaccino #Covid #Covid19 #Pfizer #Scienza #Salute #Medicina #Sanità #Statistica #Dati #Studi #FactChecking #Disinformazione #Bufale #FakeNews #PensieroCritico #CommissioneCovid #Frajese #Parlamento #PoliticaItaliana #Italia #Informazione #Verità #Satira #SatiraPolitica #Debunking #ConMarzulloInDiscoteca #CMD #BastaDisinformazione

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Viva il dissenso.




 Come genitore gli indignati mi fanno un baffo, come si suol dire. Da donna aspetto che tutti i cittadini capiscano quanto siamo potenti uniti.  Scendere a manifestare, ognuno per il suo motivo E per i motivi del popolo, anche quelli che (perfortuna/purtroppo) non comprende. Capire chi arriva ad avere  rabbia è per pochi. Provare a non mangiare, a non lavorare, a non poter studiare, vestirsi, spostarsi, a non poter essere curati, a vedere chi vuoi bene soffrire, pensate a chi paghiamo miliardi senza soluzioni e non risolve NULLA. Eh c'è chi fa lacrimucci, sciaquuetto di coscienza e continua la sua vita.

Nella mia vita ho tutto, ma ho voluto solo quello che mi sono conquistata, con le lotte popolari, perché? Perché non voglio nulla che non si può conquistare, voglio capire da zero una persona quanto deve lottare (rischiando di impazzire ho scoperto) volevo capire, perché i soldi non possono essere un mezzo per i diritti basilari di un cittadino. Non voglio essere schiava del denaro, il denaro non può determinare la vita e la dignità di una persona o di una famiglia.  Gli agricoltori , gli anziani i giovani, i lavoratori, le famiglie piangono, questo non va bene.

LA PACE ME LO RIpETO SEMPRE, QUESTI al potere e sopra di loro, MI FANNO COMPLICE LORO, CHE BOMBARDANO CIVILI, CON I SOLDI DEL PAESE IN NONE DEL NOSTRO PAESE! E NO ! LA PACE NON LA SENTONO PURTROPPO, TUTTI I DIRITTI CHE ABBIAMO OGGI, MI DISPIACE DELUDERVI, NON SONO CONQUISTE FATTE CON LA PACE E IL DIGIUNO.

Non preoccupatevi arriverete a non avere soldi o non averne abbastanza, o arriverete a capire.

 Sono con il cuore, la testa e le palle a tutte quelle PERSONE che stanno fermando tutto, anche se non hanno un problema,  si chiama appartenenza, boh chiamatelo come vi pare. 

Secondo la Costituzione Italiana, il popolo può imporre legge al parlamento,  eccone una: tutti i politici e affiliati a casa! E indebito per non aver risolto o mantenuto nulla! Poi, gli agenti devono posare i caschi, perché il popolo li paga e va protetto da questi che oltre a rubare fior di miliardi di stipendio, non risolvono NIENTE, ma in Italia CHI può rimanere assunto senza fare un c@zz# e guadagnare così tanto ?!  Solo loro, che pace! Che democrazia! 

 Ci stanno mandando in guerra è anticostituzionale, perché non indaga su queste cose la dig#s, dato che sono pagati dal popolo italiano? Sono titolare di caf patronato, artigiana in sciopero, volontaria da 9 anni nella protezione civile antincendio, ho lavorato nel servizio ambulanza, servizio domiciliare, come cassiera in discoteca..il mio lavoro lo pratico a modo mio, sono una libera imprenditrice, posso dire tutte le difettistiche di tutti i settori e di tutti gli organi istituzionali e company. La pace è una cosa, restare col telecomando o il cellulare in mano sperando che le cose migliorano è un'altra, forse questo è il mondo che vi rappresenta.

Non voglio avere tanti soldi, li dovrò lasciare a mia figlia, se è difficile adesso vivere, se faccio tanti sacrifici per non farle mancare nulla, come sarà per lei domani?  Non dovrebbe essere così difficile vivere, non per le basi fondamentali, come casa lavoro salute, ambiente e istruzione.

Riusciremo a trovarci uniti su questo sono sicura.

Voglio lasciare un mondo migliore, perché mia figlia ha solo me.  

 Chiamateli no global, black block, disobbedienti, anarchici, infiltrati, ultra', volti coperti per bagnarli e non asfissiare quando buttano lacrimogeni, sono per la pace e sono con chi ha rabbia, perché si vede che stanno male, il nemico è uno solo e non èin mezxo ai manifestanti, il popolo deve essere unito, dividerci è il loro gioco per imperare, comunque consiglio di non andare vestiti di bianco in una manifestazione, non è un buon outifit.

Una manifestazione non è una passeggiata ad orario, è restare lì finché non si intavolano SOLUZIONI, una volta per tutte, non tante manifestazioni 3 orette e bandierine, a chi porta più bandierine. Il popolo non ha bandiera, poi portate la bandiera che vi fa piacere, io la porto in curva sud una bella bandiera.

In Francia , in Albania, in Spagna , in India, Ovunque, spaccano tutto sai perché? Forse PERCHÉ "SE DEVO PAGARE TASSE, PER FARE IL LUSSO A STI STR#NZI CHE NON RISOLVONO NULLA ANZI PEGGIORANO" ALLORA SUCCEDE, ...SUCCEDE CHE SI ROMPE UN PIATTO IN CASA QUANDO SI LITIGA. 

C'è gente che sente o vede donne in difficoltà e fa finta di niente, c'è gente che si stupisce se a una manifestazione si rompe qualcosa. Ci vuole pazienza..

Più siamo, più ci sarà pace, i MANGANELLI NON SONO LA RISPOSTA CHE MERITiAmo, IN OGNI CASO, NON È NE' UN MANGANELLo NE' UN PROIETTILE CHE mi METTE PAURA, si fa male, mi fa male tutto, ma non il cuore. Pensandoci, SAREBBE IL MASSIMO MORIRE PER UN MOTIVO SIMILE. Comunque  morirò mentre ho lottato per questo, mi basta. Siamo tutti diversi, il bello è questo, per me. Di affollato mi piacciono solo le manifestazioni che ci posso fare.


By SheAnonimAS

To Espressione/i Occupante/i

Milano in mano agli stranieri (ricchi)

 


Giovanni Barbera

Lev Jascin

 


Nel corso della sua carriera pluriventennale, Lev Yashin è riuscito ad incutere un terrore reale per gli attaccanti avversari, che si ritrovavano a dover affrontare una vera e propria montagna da scalare per segnare agli avversari.


Perché con quella silhouette nera del suo vestiario e con quella coppola in testa, Lev Yashin era a dir poco ipnotico, tanto da non lasciarti scampo. La sua figura è ancora oggi pervasa da un certo senso di mitologia nelle testimonianze dell'epoca, com'è confermato dal senso di impotenza che Sandro Mazzola percepí mentre lo affrontava dal dischetto.


Poi però emerge il ritratto reale di Lev Yashin come portiere dotato di riflessi felini, dalla completezza assoluta ed indiscussa del suo repertorio, dall'innovativa interpretazione del portiere "libero" e dal un carisma naturale, difficile da eguagliare nella storia del calcio. Ed era anche un vincente nato, com'è dimostrato dai diversi titoli nazionali vinti con la Dinamo Mosca e dai ripetuti successi dell'U.R.S.S. per cui ha messo la firma (tra tutti, l'Oro Olimpico nel 1956 e l'Europeo del 1960).


Dimostrò anche una straordinaria longevità, tanto da aver vinto il Pallone d'Oro nel 1963 a 34 anni, proprio quando molti lo davano per finito dopo il deludente Mondiale del 1962, per poi confermarsi ad altissimi livelli nello splendido Mondiale del 1966, da lui vissuto come miglior portiere della manifestazione a quasi 37 anni.


Lev Yashin è dunque stato un portiere semplicemente leggendario, capace di plasmare un'intera generazione del calcio sovietico e di guidarla verso il punto più alto della sua storia. E l'ha fatto anche fuori dal campo, dato che la sua grande umiltà e la sua altrettanto straordinaria generosità lo trasformarono in un'icona inconfondibile nell'intera storia del calcio.


Il 22 ottobre 1929 nasceva Lev Yashin, il Ragno Nero che ha rappresentato l'apice del calcio sovietico e che per molti si è consacrato come il portiere più forte di tutti i tempi.


Gabriele Gilli ✍🏻

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IL TELEFONO



Diiritti autoriali Maurizio Faretta

In collaborazione con Jack Dawson Cockettons


Jack camminava perso tra le strade di Milano.

Attraversava un brutto periodo, l'epidemia di Covid aveva praticamente annullato tutti i suoi lavori, perchè i locali stavano chiudendo e cosa poteva servire un deejay in un locale dove non c'era più un pubblico che lo applaudisse.

Era depresso e sotto l'influenza di "narcotici ricreativi "(lol!), barcollò fino a giungere nei pressi di una panchina del parco, in una piazza Vetra abitata solo dai piccioni e dalle cornacchie.                                                                                                                   Il suo corpo ci precipitò sopra, come un sacco vuoto.                                                                                          Si tenne con le mani per non cadere in terra e si addormentò, mentre i primi tram arancioni  cominciavano a sferragliare tra le vie nebbiose.

Il ragazzo cadde in un sonno pesante e disturbato, dove stava camminando in una Milano distopica, fatta da vie vuote, dove i locali erano abbandonati e fatiscenti.                                                                                  Il cielo era perennemente grigio e una pioggia nera sporcava i tetti e le strade.

Jack  stava scendendo le scale,  in un quartiere colmo di macerie, quando in lontananza udì un suono.

Era quello di un telefono, ma la sua suoneria era sorpassata, addirittura desueta.

Lo sentiva squillare, mentre giungeva in un corridoio sporco e illuminato da poche lampade consumate dall'incuria del tempo.                                                                                                                      Il ragazzo seguì quel suono lontano.                                                                

I suoi passi erano diventati appesantiti e quel rumore sempre più sbiadito.                                                   

Jack cercò di raggiungerlo, combatteva una stanchezza che rendeva i suoi movimenti lenti, il suono diventò un eco lontano e poi si svegliò,  

La durezza della panchina aveva intorpidito il suo corpo, nel suo cervello annebbiato era però rimasto impresso quel suono, che lo disturbava come un chiodo ricurvo e arrugginito, che era piantato nel suo orecchio.

Lottò per destarsi, ma quel suono ritornò a battere sempre più forte.                                                        

 Ritornò così in quel mondo ferito, in quel corridoio poco illuminato, dove si sentiva unicamente il suono di quel telefono, lo sentiva dentro, era un eco antichissimo e poi vide quel telefono, che apparteneva a tempi lontanissimi.

Allungò la mano per rispondere, voleva che quel suono che batteva  nel suo cervello terminasse.

Sussultò, un brivido si insinuò nella sua schiena.

Tremò di paura e un pensiero si palesò nella sua mente:

"Non rispondere al telefono.

Potresti  aprire un ponte con l'aldilà".

Il suo braccio però  sembrava che non volesse rispondere ai comandi del cervello e si avvicinò sempre di più a quella cornetta, la sua mano poi la prese.

Quel suono disturbante era finalmente terminato.

Avvicinò la cornetta e udì solo un silenzio terribile e irreale

Nessuna conversazione, solo un  tetro rumore di fondo.

Finchè non udi quella voce terribile, che gli diceva:

"Benvenuto all'inferno"!

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