sabato 7 febbraio 2026

"NON C’È UN PALINSESTO TV CHE SIA PIÙ INTERESSANTE DEL SITO SUL CASO EPSTEIN" -

 "NON C’È UN PALINSESTO TV CHE SIA PIÙ INTERESSANTE DEL SITO SUL CASO EPSTEIN" - DANIELE LUTTAZZI E LA PIATTAFORMA ONLINE, IN STILE GMAIL, CHE METTE INSIEME TUTTE LE FOTO E LE MAIL DEL DEFUNTO FINANZIERE PEDOFILO: "INCREDIBILMENTE, È PIENO DI FOTO SENZA PECETTE NERE. C’È L'IMMAGINE DI UN ARSENALE E DI UN VALIGETTA CON SOLDI E MAZZETTE DI BANCONOTE. E C’È UNA FOTO, LEGGERMENTE SFOCATA, CHE SPERO NON SIA QUELLO CHE SEMBRA (CIOÈ UNA RAGAZZA NUDA SUL PAVIMENTO DI UN BAGNO, COPERTA DA UN TELO DI PLASTICA SEMITRASPARENTE E SULLE PIASTRELLE GOCCE DI SANGUE)...


Estratto dell’articolo di Daniele Luttazzi per “Il Fatto Quotidiano”

 

JMAIL - IL SITO CHE RACCOGLIE TUTTO IL MATERIALE DI JEFFREY EPSTEIN

Lasciate perdere i tg nazionali e i talk show d’attualità (preferiscono parlare di Garlasco, questo il livello); dimenticate anche i varietà e i programmi sportivi. Attualmente nessun palinsesto della tv italiana è più interessante del sito web che sto per annunciarvi. Come sapete, il Dipartimento di Giustizia Usa (DoJ) ha divulgato tre milioni di pagine, 2000 video e 180 mila foto su Jeffrey Epstein, un oceano di info che è impossibile navigare col poco tempo a nostra disposizione.

 

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Ma qualcuno ha avuto la brillante idea di creare un sito web dove sta organizzando in modo tematico quella mole spaventosa di materiali. Eccolo: www.jmail.world. In pratica è un clone di Gmail in cui siete loggati come Jeffrey Epstein. Ci trovate le email rilasciate dal DoJ, catalogate anche per argomento (ricevute, stellate, inviate, allegati, richieste di consigli, presentazioni) e per nominativo (Elon Musk, Ehud Barak, Ghislaine Maxwell, Peter Thiel, Larry Summers, Steve Bannon, Michael Wolff, Bill Gates, Noam Chomsky, Tom Pritzker, Alan Dershowitz, Deepak Chopra, Ken Starr, Peter Attia, Jeremy Rubin, Marvin Minsky, Jean Luc Brunel e il Sultano Bin Sulayem). [...]

 

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Se nel boxino search mail, in alto, scrivete sex, oplà: ecco le 1518 mail in cui si cita l’argomento. In calce trovate i classificatori per muovervi nel sito: Jmail, JPhotos, JDrive, JFlights e More. Pigiamo le icone da sx a dx. Dopo JMail, JPhotos. Compaiono 9236 foto (www.jmail.world/photos), anche queste catalogate per personaggio [...]

 

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Incredibilmente, è pieno di foto senza pecette (t.ly/We0xy, t.ly/Jzfw2). C’è la foto di un arsenale e di un valigetta con soldi e mazzette di banconote (t.ly/h_qK2). E c’è una foto leggermente sfocata che spero non sia quello che sembra (una ragazza nuda sul pavimento di un bagno, coperta da un telo di plastica semitrasparente e sulle piastrelle gocce di sangue).

 

Ci sono inoltre 593 video (kino.ai/media). In JDrive ci sono 822.244 files (www.jmail.world/drive). In JFlights, la cronologia dei voli aerei (www.jmail.world/flights), catalogati anche per nominativo. Esploriamo More. Ecco 384 foto delle abitazioni di Epstein (www.jmail.world/vr). Qui gli ordini Amazon di Epstein (www.jmail.world/jamazon). [...]

 

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Grazie a questo sito, insomma, diventa facile raccapezzarsi e capire tante cose senza intermediari. Non voglio rovinarvi le sorprese, ma in un messaggio, per dire, Bannon chiama l’Europa “Eurabia” Epstein: “Più Yourlabia. Sono come le donne.” B: “L’aspetto peggiore delle donne”. E: “Bingo”. Sempre Bannon, dopo l’avanzata sovranista in Europa: “Qui possiamo dare le carte”.

 

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Curiosi gli scambi fra Epstein e la moglie di Woody Allen. Marzo 2017, E: “Non le ho più parlato da quando me l’hai detto”. Soon Yi: “Non importa. L’ho trovato divertente. Solo perché siamo sposati non significa che Woody sia in gabbia. Se pensa di poter fare di meglio, che faccia. Voglio che sia felice. Si vive una volta sola. Si illuderebbe, poi tornerebbe strisciando da me e gli farei vedere i sorci verdi. :-)” Giugno 2017, E: “Di’ a Woody che Suki ha una sorella più giovane”. Soon Yi: “È proprio da te pensare alla sorella più giovane. Almeno sei coerente”.

il party di epstein e trump 6daniele luttazzianna falchi daniele luttazzijeffrey epstein donald trumpepstein files 9woody allen jeffrey epstein 3donald trump circondato da audaci signorine epstein party a mar a lagosteve bannon jeffrey epsteinepstein woody allenwoody allen steve bannon foto di jeffrey epsteinepstein files 1



IN UNA MAIL JEFFREY EPSTEIN SI VANTAVA DI AVER OTTENUTO, NEL 2012, UNA VISITA PRIVATA AL MUSEO D’ORSAY A PARIGI CON WOODY ALLEN

 IN UNA MAIL JEFFREY EPSTEIN SI VANTAVA DI AVER OTTENUTO, NEL 2012, UNA VISITA PRIVATA AL MUSEO D’ORSAY A PARIGI CON WOODY ALLEN - SCRIVENDO ALLA MODELLA OLANDESE IFKE STURM, EPSTEIN GONGOLAVA PER LE SCULTURE E I DISEGNI DI EDGAR DEGAS CHE RITRAEVANO DONNE NUDE CHE FANNO IL BAGNO E DANZANO, PRESENTI NELLA COLLEZIONE DEL MUSEO D’ORSAY: “SONO SOLO PER ME E WOODY. È PAZZESCO. MI SONO DIVERTITO MOLTISSIMO A PENSARE AL TUO SEDERE NUDO…”


EPSTEIN E WOODY ALLEN: VISITA PRIVATA AL MUSEO D’ORSAY

DA https://www.latestata.it

 

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Il Dipartimento di Giustizia ha pubblicato a gennaio un’e-mail in cui Jeffrey Epstein si vantava di aver ottenuto una visita privata al Museo d’Orsay a Parigi con il regista Woody Allen. L’episodio risale al 2012.

 

Il 18 marzo 2012, Epstein scrisse a un destinatario indicato come “Junkerman”: “Sei a Parigi? Il governo apre il Museo d’Orsay alle 4 per me e Woody Alien. Non c’è di che”. La destinataria è Nicole Junkermann, un’imprenditrice tedesca che appare più volte nelle e-mail di Epstein. Lei rispose: “Oggi sono a Bruxelles”.

 

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Epstein ha inviato un messaggio simile anche all’imprenditore italiano Eduardo Teodorani, esortandolo a portare sua moglie. I messaggi sono stati inviati di domenica. Il Museo d’Orsay, specializzato nell’arte del XIX secolo, è solitamente chiuso al pubblico il lunedì.

 

Dopo la visita, Epstein ha inviato un’e-mail ad altri informandoli che era entrato nel museo con Allen. “Come direbbe Borat…’Re del Castello’ :)”, ha risposto l’ex fidanzata di Epstein, Eva Dubin.

 

La visita sembra anche aver stimolato i pensieri di Epstein. Sembra che Epstein abbia fatto riferimento alle sculture e ai disegni di donne nude che fanno il bagno e danzano di Edgar Degas nella collezione del Museo d’Orsay, scrivendo alla modella olandese Ifke Sturm: “Sono solo per me e Woody”. Hai aperto il Museo d’Ausay. È pazzesco. Mi sono divertito moltissimo a pensare al tuo sedere nudo, soprattutto perché Degas ha dipinto così tante donne. Un portavoce del museo d’Orsay non ha risposto ad una richiesta di commento.

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È TORNATA SUI SOCIAL DOPO ALCUNI MESI. IL SUO PROFILO ERA STATO HACKERATO (SARANNO STATI I PIPPAROLI RUSSI?)

 CHE MOROSITAS! LA RICONOSCETE? L'AVVENENTE MORACCIONA, CHE NON HA MAI CONOSCIUTO IL PADRE ANDATO VIA DI CASA PRIMA DELLA SUA NASCITA, È TORNATA SUI SOCIAL DOPO ALCUNI MESI. IL SUO PROFILO ERA STATO HACKERATO (SARANNO STATI I PIPPAROLI RUSSI?) – “IN QUESTI MESI HO RIFLETTUTO MOLTO: QUESTA ASSENZA DAI SOCIAL, IN FONDO, NON HA FATTO MALE. SPESSO CI DISTRAGGONO DAL MONDO REALE E PRENDERSI UNA PAUSA PUÒ AIUTARE A RITROVARE IL GIUSTO EQUILIBRIO” (DOPO QUESTO POST VIENE DA PENSARE CHE FORSE GLI HACKER NON HANNO FATTO COSI’ MALE…) - CHI E'?


Da gazzetta.it

samira lui

 

Samira Lui è tornata sui social. Dopo alcuni mesi la showgirl, che tutte le sere fa compagnia al pubblico svelando le lettere a La Ruota della Fortuna, è tornata in possesso del suo profilo Instagram, potendo pubblicare post e storie.

 

E come prima storia ha pubblicato un'immagine per ringraziare tutti i fan e spiegare cosa fosse successo dopo settimane di illazioni e speculazioni di vario genere. La verità è che il profilo di Samira Lui era stato hackerato e la ragazza non poteva più entrare nella propria utenza.

"Eccomi di nuovo qui dopo mesi di assenza per un importante attacco hacker" ha scritto sui social la showgirl che questa sera sarà a Striscia la Notizia affiancando Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti per tutta la serata.

 

"Anche se lontana, ho sentito forte il vostro affetto e il vostro calore e di questo vi sono profondamente grata" ha scritto Samira Lui spiegando con una storia su Instagram la sua assenza dai social a causa di un attacco hacker. 

samira lui

 

"In questi mesi ho riflettuto molto: questa assenza dai social, in fondo, non ha fatto male. Spesso ci distraggono dal mondo reale e prendersi una pausa può aiutare a ritrovare il giusto equilibrio. Grazie a tutti per esserci stati, anche in silenzio" sono state le sue parole.

 

A Verissimo ha raccontato di non aver mai conosciuto il padre che era andato via di casa prima della sua nascita: "No era pronto ad avere un figlio non mi ha mai riconosciuta". Samira Lui ha poi spiegato di aver cercato il padre, di aver saputo che ha un'altra famiglia con tre figli ma di non averlo ancora incontrato. Samira Lui è fidanzata da otto anni con Luigi Punzo, ragazzo napoletano di 35 anni di cui parla spesso anche in tv.

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(…)



QUANTI SEGRETI SI PORTA NELLA TOMBA L'ORCO DELLE ARDENNE?

 QUANTI SEGRETI SI PORTA NELLA TOMBA L'ORCO DELLE ARDENNE? È MORTO IN CELLA MICHEL FOURNIRET, UNO DEI PEGGIORI SERIAL KILLER FRANCESI: FRA IL 1987 E IL 2003 HA RAPITO, VIOLENTATO E UCCISO ALMENO OTTO RAGAZZE - LA COMPAGNA MONIQUE OLIVIER, CONDANNATA ANCHE LEI ALL'ERGASTOLO, LO AIUTAVA A SCEGLIERE LE VITTIME E A SEPPELLIRLE - LA MAGIONE DEGLI ORRORI COMPRATA CON DELL'ORO RUBATO, IL TRUCCO DEL CANE PERSO PER ABBORDARE LE RAGAZZINE...




Diana Alfieri per “il Giornale

 

michel fourniret e le sue vittime

La sua vicenda agli inizi degli anni 2000 sconvolse la Francia e il Belgio. Stava scontando due ergastoli per l'omicidio di otto giovani donne, ma doveva essere processato per altri due delitti di cui aveva ammesso la responsabilità.

 

foto di michel fourniret

Michel Fourniret, uno dei maggiori serial killer francesi, detto «l'orco delle Ardenne», è morto in ospedale. La sua salute era da tempo deteriorata, soffriva di Alzheimer e aveva problemi cardiaci e prima del decesso era stato posto in coma farmacologico per problemi respiratori. Si porta molti segreti nella tomba.

 

michel fourniret e la moglie

Fra il 1987 e il 2003, Fourniret aveva rapito, violentato e ucciso almeno otto ragazze in Francia e Belgio con l'aiuto della sua compagna Monique Olivier, che lo aiutava a scegliere e a catturare le vittime. Anche lei è stata condannata all'ergastolo perché ritenuta responsabile di uno degli omicidi e complice in altri tre.

 

michel fourniret

La coppia era stata arrestata in Belgio nel giugno 2003 quando una delle sue vittime, una ragazza di 13 anni, riuscì a fuggire dal camioncino dove era stata rinchiusa e ad avvertire la polizia.

 

michel fourniret e la moglie

Fourniret, ricordava ieri Le Parisien, era stato condannato in passato due volte per molestie sessuali. Nel 2014 l'uomo aveva confessato l'uccisione di altre adolescenti, la più giovane di soli 12 anni, tra il 1987 e il 2001.

 

michel fourniret

Durante la seconda carcerazione, nel 1984, aveva iniziato a corrispondere con la Olivier, una donna separata madre di due bambini. I due avevano iniziato a convivere nel 1987, quando lui era stato scarcerato.

 

la casa di michel fourniret

L'anno successivo il compagno di cella di Fourniret gli chiese aiuto per recuperare un bottino in lingotto d'oro sepolto in un cimitero a Fontenay-en-Parisis, vicino Parigi, ma poi l'«orco» si tenne tutto il denaro, uccidendo la compagna del suo amico.

 

le foto delle vittime

Con i soldi si comprò una magione a Satou nelle Ardenne, che gli servì come base per i suoi delitti. Le dinamiche dei suoi crimini erano sempre le stesse, per attirare le giovani vittime ricorreva a degli inganni.

 

le foto di michel fourniret e della moglie

Le avvicinava con la scusa di aver perso un cane e chiedeva loro aiuto per cercarlo, poi le catturava e le segregava per stuprarle, seviziarle e ucciderle. Con la complicità della compagna, che lo aiutava anche a seppellirle.

 

michel fourniret 1

In uno dei processi, nel 2008, Fourniret aveva chiesto clemenza per sua moglie, sostenendo che non sarebbe mai stata capace di fare del male. Negli anni poi è stata la donna, che era legata al marito da un rapporto di soggezione psicologica, ad aiutare gli inquirenti a fare luce sui numerosi delitti, ai quali nel 2020 si è aggiunta la confessione dell'ennesimo terribile crimine: il rapimento e l'uccisione di una bambina di 9 anni che era scomparsa nel 2003.

una delle vittimemonique olivier e michel fourniret



LA RESISTIBILE FUGA DELLA ‘GALLINA NERA’

 

LA RESISTIBILE FUGA DELLA ‘GALLINA NERA’ – IL ROMANZO CRIMINALE DI CUTRÌ CATTURATO NEL COVO SENZA ACQUA, NÉ LUCE – LA MADRE: ‘ORA GLIELA FARANNO PAGARE’ – ALL’OLIMPICO STRISCIONE CHOC IN GLORIA DEL FRATELLO UCCISO


Paolo Berizzi per ‘La Repubblica'

Dormiva vestito "gallina nera", sui massetti di cemento. Per giaciglio un tappeto di cartoni intrisi di olio e sugo di pomodoro e i cuscini del divano; la Magnum 357 con i colpi in canna; sparse ovunque confezioni di pasta e scatolette di cibo e pagine della
Prealpina sulla sua non irresistibile fuga. Finita molto prima di quanto doveva durare.

Quando alle 2.35 di notte i Rambo del Gis piombano nel covo di Inveruno e lo abbagliano con le granate accecanti, Domenico Cutrì si era coricato da un paio d'ore. Con il suo ultimo complice e amico di infanzia, Luca Greco, uno che per coprirlo si era già beccato una condanna a tre anni, hanno chiuso il sesto giorno di latitanza scaldando ali di pollo in un fornelletto da campeggio, rollando una canna e ascoltando dalle brandine i rumori intorno. Cani braccati. Cani rabbiosi e disperati. C'erano dei cani, veri, e abbaiavano, anche a Cellio, nel vercellese, dentro e fuori il penultimo covo abbandonato in fretta e furia dalla banda martedì. Perché «Cutrì si era incazzato, e lì non si sentiva sicuro».

Ma questa volta i cani sono loro: Mimmo l'evaso in fuga, infine rintanato in un trilocale a due passi dalla casa di famiglia a Inveruno, e Luca che è uno dei sette del commando di Gallarate. Uno dei sette - otto con Carlotta Di Lauro, l'unica donna - che per amicizia, amore, paura, prestigio, accettano di entrare nel Romanzo criminale casereccio dei fratelli Cutrì. Mimmo e Nino. Nino che venerava Mimmo ed è morto per liberarlo nella sparatoria con le guardie carcerarie.

Dice l'investigatore: «Due criminali carismatici e violenti che si atteggiano a boss». E della banda: «Pensavano di diventare la Uno Bianca, ma senza essere poliziotti ». L'hanno pensato per sei giorni. Sei giorni durante i quali le speranze dell'ergastolano Domenico Cutrì detto "gallina nera" - lo chiamano così i suoi complici intercettati al telefono - si sfaldano come i pezzi del suo esercito un po' raffazzonato. Fino allo
show down di sabato notte.

Sono trascorse 130 ore dalla sanguinosa evasione di fronte al tribunale di Gallarate. Contate otto secondi. Tanto dura il blitz delle teste di cuoio del Gruppo Intervento Speciale dell'Arma. Otto secondi e Cutrì, che sta dormendo, forse lessato dalla marijuana, non ha nemmeno il tempo di muovere un muscolo: quando si accorge di cosa sta succedendo è già pancia a terra, i ferri ai polsi, ancora rintronato dalle flash bang dei commandos d'assalto. «Un'operazione chirurgica», dice il comandante del Ros di Milano, Giovanni Sozzo.

I carabinieri di Gallarate, Varese e Milano - coordinati dal pm di Busto Arsizio Raffaella Zappatini - individuano l'ultima tana di Cutrì tra giovedì e venerdì. Via Villoresi è il terzo covo utilizzato dalla banda dopo l'evasione. Il terzo in meno di una settimana. Ma è un "ripiego". Non era previsto che l'evaso finisse a Inveruno. L'appartamento - offerto dall'imprenditore Franco Cafà, amico di famiglia dei Cutrì, anche lui arrestato - è un fuoriprogramma imposto dagli eventi. Prima la morte di Nino, il capo del gruppo. Poi la "disfatta" di Cellio, il paesino sui monti in provincia di Vercelli. Doveva essere più di un rifugio.

Nei piani era una sorta di buen retiro della banda: un posto dove stabilirsi a lungo, da dove "ripartire" cambiando identità e iniziando una seconda vita criminale puntellata - è l'ipotesi degli investigatori - da rapine e colpi tra Lombardia e Piemonte. A dicembre 2013 Carlotta Di Lauro, fidanzata di Antonino "Nino" Cutrì, risponde a un annuncio di affitto utilizzando una falsa identità. «Vado a vivere in montagna - dice alla madre - ho trovato casa là, è un posto tranquillo, staremo bene (lei e il figlio di 5 anni,ndr.)».

La baita è lontana dal centro abitato. Perfetta per la sua reale funzione. È deciso: dopo l'assalto di Gallarate la banda Cutrì si sposta seguendo questo itinerario. Prima la
casa di corte di Gallarate (la base logistica della banda: da lì partono per l'assalto; lì nascondono armi, parrucche, maschere, palette e falsi tesserini di polizia e carabinieri).

Poi tutti a Cellio. A attrezzare la baita ci pensa lei, la Di Lauro. In questi mesi ha fatto la spola tra Cuggiono e Cellio con un furgone a noleggio. Porta mobili, vestiti, scorte di cibo, centinaia di videocassette e dvd tra cui "Gomorra" e "Duri a morire", una playstation; e poi borsoni con dentro documenti e carte giudiziarie riguardanti la famiglia Cutrì (oltre alla condanna all'ergastolo di Domenico per l'omicidio di Trecate, tutti a partire da Nino hanno una scia di precedenti).

È lunedì sera: Cutrì è evaso da poche ore. La banda arriva a Cellio. Carlotta Di Lauro sta aspettando e ha sentito alla radio che il fidanzato, Nino, è morto nel Far West di Gallarate. All'assalto avevano preso parte in sette: oltre a Nino, il fratellino Daniele Cutrì, Aristotele Buhne che scappa a Napoli, Luca Greco, Cristian Lianza, Danilo Grasso e Davide Cortellesi. Tutti arrestati.

Che succede tra lunedì e martedì a Cellio? Le cose per la banda si complicano.
Uno del gruppo ha un pitbull che abbaia: altri cani della zona lo seguono nei latrati. Nel gruppo sale la tensione. Chi decide è Mimmo Cutrì.

È ossessionato dalla sicurezza dei suoi covi fin dalla latitanza tra 2006 e 2009 (quando viene arrestato e condannato alla massima pena per avere fatto uccidere un giovane polacco colpevole di uno sguardo di troppo rivolto alla sua fidanzata). A casa dei genitori c'è uno scatolone pieno di telecamere. E quindi? Per Mimmo il covo di Cellio è "bruciato". «Andiamo via da qui, ripulite tutto», ordina ai suoi complici. È martedì. Cutrì e Luca Greco se ne vanno: direzione Inveruno.

Il repulisti è affidato a Lianza, Grasso e Cortesi. Ecco il primo di due errori grossolani. Trasportano una valigia con cibo, documenti e farmaci. Il manico si rompe. Mentre abbandonano la valigia, il vicesindaco del paese li nota, avverte i carabinieri e i tre vengono fermati. Due di loro "cantano". Ma la pozza intorno se la fa Cutrì.

Dal telefono del compare Luca Greco parte una telefonata a Franco Cafà, l'imprenditore che fornisce il covo di Inveruno (una casa in costruzione). È il secondo errore. I Ros sentono la voce di Cutrì. Il gioco è fatto: Cafà è pedinato, entra nella palazzina di via Villoresi. Quando gli investigatori hanno la certezza che Cutrì è nell'appartamento, scatta il blitz. L'evaso e il fratello Daniele adesso sono rinchiusi nel carcere di Opera. «Un figlio morto e due in carcere possono bastare », è l'appello lanciato ai familiari da Gianluigi Fontana, procuratore di Busto Arsizio. Nei giorni scorsi la mamma di "gallina nera" aveva affermato di essere contenta che il figlio fosse libero. Ieri si è sfogata con i parenti: «Povero Mimmo, era innocente, adesso gliela faranno pagare».

 

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