Dopo l’8 settembre 1943 la guerra in Italia cambia volto. I nazisti occupano il paese, la Repubblica di Salò nasce come marionetta, e una parte dell’esercito italiano sceglie di stare con chi fucila civili e brucia paesi. Tra questi, la Decima MAS di Junio Valerio Borghese: non più reparto di assalto navale, ma milizia di terra, in divisa nera, al servizio delle SS e del comando tedesco. Karl Wolff, comandante generale delle SS in Italia, lo dice chiaro: “La Decima Mas era un corpo autonomo italiano. Ma per quanto riguardava il suo impiego militare doveva sottostare a me”.
Immagina un paese dove i rastrellamenti iniziano all’alba. Camion della Decima che entrano nei villaggi, uomini armati che circondano le case, donne tenute a distanza, bambini che si nascondono dietro le porte. I partigiani vengono braccati come animali, i civili trattati come “fiancheggiatori” da punire. Non è un romanzo di fantasia: è ciò che emerge dalle inchieste storiche e dall’Atlante delle stragi nazifasciste, che ha censito 5.862 eccidi in Italia tra il 1943 e il 1945, per 24.384 vittime: 53% civili, 30% partigiani. Una fetta non piccola di questa mattanza porta addosso la firma di reparti come la Decima MAS.
I dettagli “scottanti” sono nelle storie locali. Nel giugno 1944, alla strage di Forno, 68 civili vengono massacrati per rappresaglia da SS e fascisti della X MAS comandati da Umberto; non numeri astratti, ma corpo a corpo tra milizia italiana e popolazione italiana. In altri rastrellamenti documentati, la sequenza è sempre la stessa: “Immediatamente scatta un’operazione di rastrellamento condotta dalla Decima Mas. Muore un civile, tre partigiani sorpresi in un cortile sono…” – e il resto del fascicolo prosegue con la cronaca di botte, tortura, fucilazione. Ci sono casi dove la “X” della Decima non è solo nel nome del reparto, ma letteralmente incisa sui cadaveri dei partigiani: “la Decima Mas la X la faceva sui cadaveri dei partigiani, non sulle schede elettorali”, racconta una ricostruzione recente, elencando “rastrellamenti, agguati, saccheggi, stupri, fucilazioni sommarie, stragi” come pratica ordinaria della milizia alleata dei nazisti.
Nei fascicoli dell’“armadio della vergogna”, rinvenuto nel 1994 a palazzo Cesi-Gaddi, ci sono 695 dossier e un registro generale con 2.274 notizie di reato su crimini di guerra commessi sul territorio italiano fra il 1943 e il 1945. Queste carte, occultate per decenni, riguardano circa 15.000 persone, con stragi come Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, le Fosse Ardeatine, ma anche episodi dove compaiono reparti della Decima MAS dentro il dispositivo nazifascista. Nel giugno 1944, nelle stragi alle pendici di Montesole (Marzabotto), si conta una sequenza di eccidi per un totale di 1.830 vittime: il quadro in cui si muovono i reparti di Wolff e le milizie italiane come la Decima è quello di una guerra deliberata contro la popolazione.
La guerra della Decima non è solo nelle valli. È anche nei simboli e nelle armi. Alcune inchieste ricordano che armi della Decima MAS vennero poi usate a Portella della Ginestra, nel primo grande atto di terrorismo politico neofascista dell’Italia repubblicana: la continuità tra milizia di Salò e stragismo nel dopoguerra non è un’invenzione dei “rossi”, è parte di una storia di armi, uomini e reti che passano dal servizio dei nazisti al terrorismo politico. Dentro questa trama, la X MAS “parcheggiò i propri maiali e agì in superficie”: rastrellamenti, agguati, saccheggi, stupri, fucilazioni sommarie, stragi. È scritto così, virgola per virgola, in un pezzo che ricostruisce come la X incisa sui cadaveri dei partigiani oggi venga richiesta sulla scheda elettorale da chi non ha capito (o fa finta di non capire) da dove viene quel simbolo.
E poi c’è lui, il comandante: Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese, detto il “principe nero”. Catturato dai partigiani e consegnato alle forze statunitensi, viene processato. In aula emergono “crudeltà, violenze, fucilazioni” di cui la MAS si è macchiata, ma la corte si rivela “particolarmente condiscendente”: la condanna è “appena 12 anni” per collaborazionismo con i tedeschi e concorso in una strage di partigiani, con attenuanti per le imprese militari contro gli Alleati. Lo stesso giorno, tra anni già scontati e amnistia, la corte dispone l’immediata scarcerazione. Nel febbraio 1949 Borghese è già un uomo libero, pronto a tornare sulla scena politica.
Il dopoguerra non lo trasforma in un uomo che chiede scusa, ma in un simbolo dell’estrema destra. È presidente del Movimento Sociale Italiano dal 1951 al 1953, poi protagonista di un tentativo di golpe che gli storici collocano dentro la strategia della tensione: “Il tentativo eversivo di Junio Valerio Borghese si inserisce nel quadro della stagione stragista vissuta in Italia dal 1969”. La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, operazione “Tora Tora”, reparti pronti, piani dettagliati per occupare ministeri, RAI, vertici militari. Il golpe viene annullato mentre è in corso; il risultato pratico è che Borghese fugge in Spagna, dove muore a Cadice nel 1974: il comandante della Decima MAS finisce la carriera in esilio franchista, con un colpo di Stato fallito alle spalle.
Ora, tutto questo non è folclore da commemorazione in piazza. È la trama cruda di una milizia nazifascista italiana, inserita nel catalogo ufficiale dei crimini di guerra e nel manuale della strategia della tensione. Eppure nel 2024–2026, mentre gli storici continuano a ricostruire rastrellamenti, stupri, X incise sui cadaveri e stragi come Forno, c’è chi si indigna se si critica la “Decima”, chi la vuole ricordare con cerimonie in luoghi istituzionali, chi si lamenta se ANPI protesta, chi vorrebbe perfino che a scuola se ne parlasse come di un “reparto eroico”.
E allora la domanda, per chi oggi vorrebbe “insegnare la Decima MAS ai ragazzi”, è semplice: cosa raccontiamo?
Raccontiamo le 5.862 stragi e le 24.384 vittime, di cui oltre metà civili, e la strage di Forno con 68 civili massacrati in rappresaglia da SS e X MAS?
Raccontiamo che dopo l’armistizio la Decima decise di cooperare con i nazisti tedeschi e con la RSI, diventando di fatto una succursale delle SS (“doveva sottostare a me”) e incidendo la propria X sui cadaveri dei partigiani?
Raccontiamo che il suo comandante viene condannato per collaborazionismo e concorso in strage, esce grazie all’amnistia, entra nel MSI, prova un golpe e scappa in Spagna?
Se qualcuno oggi pensa che questa roba si possa ripulire con un paio di “lezioni sulla X MAS” a scuola, il problema non è la memoria storica: è l’ingenuità – per non dire l’allocchismo – di chi scambia una milizia nazifascista piena di rastrellamenti, stupri, X sui cadaveri e golpe falliti per “epica identitaria”. L’armadio delle vergogne lo abbiamo aperto, i fascicoli sono online, con nomi, date e firme. Se la destra italiana vuole farne un mito da manuale scolastico, la domanda finale è brutale: volete insegnare ai ragazzi come si incide una X sui morti e si fallisce un colpo di Stato, o pensate davvero che l’ignoranza degli allocchi basti a trasformare una vergogna storica in narrazione eroica?
#resistenza #partigiani #antifascismo #antifascista #anpi #festadellaliberazione #bellaciao #memoria #storia #secondaguerramondiale #wwii #guerra #patria #storiaitaliana #giornatadellamemoria #shoah #pernondimenticare #fascismo #nazismo #politicaitaliana #politica #italia #governo #satira #meme #informazione #notizie #cultura #libri #scuola
Facebook