mercoledì 12 agosto 2026

Malore per il caldo nella cucina del ristorante a Forte dei Marmi: morto lo chef Marco Barsi

 


Secondo quanto riferito dai familiari, l’uomo si era chinato per rimuovere dal pavimento tracce di olio e residui di lavorazione. Poco dopo avrebbe iniziato a sudare abbondantemente, in quella che è stata ricondotta a un’improvvisa crisi legata al caldo

A sinistra una foto del 2018 di Marco Barsi (Facebook)
A sinistra una foto del 2018 di Marco Barsi (Facebook)

di Redazione web

Aveva appena terminato il turno nella cucina di uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi dove lavorava per la stagione. Marco Barsi, 50 anni, stava effettuando le ultime operazioni di pulizia quando è stato colto da un improvviso malore.

Secondo quanto riferito dai familiari, l’uomo si era chinato per rimuovere dal pavimento tracce di olio e residui di lavorazione. Poco dopo avrebbe iniziato a sudare abbondantemente, in quella che è stata ricondotta a un’improvvisa crisi legata al caldo. Il titolare si è accorto immediatamente delle sue condizioni e lo ha fatto sedere, chiedendo l’intervento dei soccorsi.

La situazione è però rapidamente precipitata. Marco aveva difficoltà a parlare e, dopo essersi accasciato, ha perso conoscenza. Trasportato d’urgenza all’ospedale Versilia, è stato sottoposto a tutte le cure necessarie, compresa una trasfusione, riporta La Nazione. I medici hanno tentato a lungo di salvarlo, ma dopo circa otto ore il suo cuore ha cessato di battere, nella notte.

Chi era Marco Barsi

La notizia ha profondamente colpito Strettoia, la comunità dove Marco era tornato a vivere nel settembre dello scorso anno dopo un lungo periodo trascorso in Germania.

Per circa vent’anni aveva lavorato a Seligenstadt, costruendo lì una parte importante della propria esperienza professionale. 

 

 

 

Silvia Monti, morta l'ex attrice moglie di Carlo De Benedetti: l'addio alle scene all'apice della carriera, i film con Alberto Sordi e Bud Spencer

 


È stata un volto noto del cinema italiano tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta

Silvia Monti, morta l'ex attrice moglie di Carlo De Benedetti: l'addio alle scene all'apice della carriera, i film con Alberto Sordi e Bud Spencer

Silvia Monti, ex attrice e moglie dell'imprenditore Carlo De Benedetti, è morta all'età di 80 anni dopo una malattia. La notizia della scomparsa è stata confermata all'Adnkronos. È stata un volto noto del cinema italiano tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Settanta, prima di ritirarsi dalle scene quando la sua carriera era ancora in piena attività

Silvia Monti, chi era

Silvia Cornacchia, questo il nome all'anagrafe, era nata il 23 gennaio 1946 a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Nel corso di pochi anni aveva lavorato con registi come Alberto Lattuada, Giuseppe Patroni Griffi, Gérard Oury, Lucio Fulci, Luigi Bazzoni e Alberto Sordi.

La vita privata

Lasciato il cinema si sposò con il conte veneziano Luigi Donà dalle Rose con cui ha avuto due figli, Leonardo e Una. La coppia si separò nel 1994. Il 10 luglio 1997 l'ex attrice si risposo con l'imprenditore Carlo De Benedetti, col quale si è poi trasferita a Lugano, in Svizzera, dove ha vissuto negli ultimi anni. La seconda cerimonia si svolge nel municipio di Torino, alla presenza dell'allora sindaco Valentino Castellani. Il loro legame era proseguito per quasi tre decenni, lontano dalla precedente esposizione pubblica dell'ex attrice

La carriera

Il debutto sul grande schermo per Silvia Monti era arrivato nel 1969 con «Fräulein Doktor» di Alberto Lattuada, dove ebbe una piccola parte. 

Nello stesso anno recitò in «Metti, una sera a cena» di Giuseppe Patroni Griffi, «Il cervello» di Gérard Oury e «Sai cosa faceva Stalin alle donne?» di Maurizio Liverani. Negli anni successivi erano arrivati ​​alcuni dei titoli più conosciuti della sua filmografia. Nel 1971 aveva preso parte a «Una lucertola con la pelle di donna» di Lucio Fulci, «Giornata nera per l'ariete» di Luigi Bazzoni e «Il corsaro nero» di Lorenzo Gicca Palli Nel 1972 aveva recitato in «Afyon - Oppio» di Ferdinando Baldi. La sua attività cinematografica era proseguita con «Sono stato io!». di Lattuada, «Peccato d'amore»., «La mano spietata della legge» di Mario Gariazzo, «Il domestico» e «Milano: il clan dei calabresi». Nel 1974 arriva il grande successo con «Finché c'è guerra c'è speranza» diretto e interpretato da Alberto Sordi che fa di Silvia Monti la co-protagonista. L'attrice interpreta il personaggio di Silvia , la moglie del protagonista Pietro Chiocca (lo stesso Sordi), che asseconda e gode pienamente dell'elevato tenore di vita e dei lussi garantiti dai lucrosi e spregiudicati affari del marito nel commercio internazionale di armi. Al culmine della popolarità Silvia Montia deciso di abbandonare il cinema e di ritirarsi dalla vita pubblica. 

https://www.leggo.it/spettacoli/cinema/12_agosto_2026_silvia_monti_morta_moglie_de_benedetti_eta_film_malattia-9704065.html 

 

Sofia muore a 36 anni dopo una lunga malattia, il papà Albino si spegne nel giorno del funerale. Il fratello: «L'ha chiamato in cielo per non sentirsi sola»

 


L’uomo si è spento poco dopo la mezzanotte, proprio nel giorno in cui la comunità di San Bonaventura si preparava a celebrare il funerale della figlia

Sofia muore a 36 anni dopo una lunga malattia, il papà Albino si spegne nel giorno del funerale. Il fratello: «L'ha chiamato in cielo per non sentirsi sola»
Sofia muore a 36 anni dopo una lunga malattia, il papà Albino si spegne nel giorno del funerale. Il fratello: «L'ha chiamato in cielo per non sentirsi sola»


La morte di Sofia Elena Spolaore, 36 anni, ha lasciato una ferita ancora più profonda nella sua famiglia. A pochi giorni dalla scomparsa della donna, avvenuta il 5 agosto mentre era ricoverata in terapia intensiva a Padova, è morto anche il padre Albino, 73 anni. L’uomo si è spento poco dopo la mezzanotte, proprio nel giorno in cui la comunità di San Bonaventura si preparava a celebrare il funerale della figlia. Lo riporta Il Gazzettino

A raccontare quei momenti è il figlio Matteo, titolare del Bar Princess, locale molto conosciuto nel quartiere: «Mia sorella ha chiamato papà in cielo perché non voleva sentirsi sola», dice al Gazzettino. 

Albino combatteva da circa un anno contro una grave malattia e da qualche settimana era tornato a casa, assistito dalla moglie Evita e dai figli. «Da quando Sofia era stata ricoverata, lui si era indebolito, e soffriva per lei», racconta Matteo, convinto che padre e figlia siano ora nuovamente insieme.

«Papà era un uomo meraviglioso, speciale; è stato il mio esempio di vita», dice Matteo. Ora la famiglia si prepara a un secondo, dolorosissimo addio. Venerdì alle 9.30, nella chiesa di San Bonaventura, la comunità si riunirà per salutare Albino e stringersi ancora una volta alla moglie Evita e ai figli Matteo e Nicolò.

https://www.leggo.it/italia/cronache/12_agosto_2026_sofia_morta_papa_si_spegne_giorno_funerale_albino_spolaore-9704060.html 

 

 

Accoltella la moglie con Alzheimer e chiama il figlio: «Ho ammazzato la mamma». Liliana Fusolo morta dopo una seettimana di agonia

 


Per Guerino Luigi Dicanio l'accusa diventa ora di omicidio 

Accoltella la moglie con Alzheimer e chiama il figlio: «Ho ammazzato la mamma». Liliana Fusolo morta dopo una seettimana di agonia


Non ce l'ha fatta Liliana Fusolo, la donna di 82 anni accoltellata dal marito Guerino Luigi Dicanio, 84 anni, nell'appartamento Aler di via Gobetti a Cesano Boscone. La donna è morta all'ospedale San Carlo di Milano, dove era ricoverata in condizioni disperate dallo scorso 4 agosto. A darne notizia il figlio. 

L'aggressione in casa

La tragedia risale al pomeriggio di martedì 4 agosto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri della stazione di Cesano Boscone e del Nucleo operativo della Compagnia di Corsico, il marito avrebbe afferrato un coltello all'interno dell'abitazione, colpendo ripetutamente la moglie. 

Subito dopo l'aggressione, l'uomo avrebbe telefonato al figlio per annunciargli il gestotà: «Ho ammazzato la mamma, chiama i carabinieri», dice convinto di aver ucciso la moglie, da tempo affetta da Alzheimer e demenza senile. In realtà, quando i soccorritori sono arrivati nell'appartamento, Liliana era ancora viva e cosciente, seppure gravemente ferita. Il marito, che secondo una prima ricostruzione soffriva di depressione, era stato arrestato per tentato omicidio e posto ai domiciliari. Ora l'accusa si aggrava in omicidio. 

https://www.leggo.it/italia/milano/12_agosto_2026_cesano_boscone_morta_liliana_fusolo_uccisa_marito_guerino_dicanio-9704057.html 

 

Luca "Jack" Storti, chi era l'uomo morto per salvare uno scout di 13 anni: il papà altruista pronto a sacrificare la vita per gli altri

 


I due figli di Storti, presenti a Bosco di Corniglio insieme al padre, sono stati colti da malore alla notizia della sua morte e soccorsi dal personale dell'ambulanza

Luca Storti (Facebook)
Luca Storti (Facebook)


Non era il capo scout, come si era appreso in un primo momento, ma un accompagnatore: si chiamava Luca Storti, aveva 61 anni ed era laureato in Scienze Agrarie, con un impiego da anni presso un gruppo internazionale attivo nel settore agricolo e della nutrizione animale. A Salsomaggiore Terme, dove ha vissuto una vita intera dedicata allo scoutismo e al volontariato, tutti lo conoscevano come "Jack": una persona solare, disponibile, descritta come altruista fino all'estremo sacrificio.

È lui l'uomo morto ieri pomeriggio precipitando in un burrone a Bosco di Corniglio, sull'Appennino parmense, alle pendici del Monte Tavola, dove si erano radunate diverse famiglie salsesi e gruppi di boy scout accampati con le loro tende.

Cosa è successo

Poco dopo le 13 di ieri, durante una passeggiata nei dintorni dell'accampamento, un ragazzino di 13 anni è caduto in una scarpata dove scorre un piccolo corso d'acqua, per cause ancora al vaglio degli inquirenti. Nel tentativo di raggiungerlo tra le rocce e prestargli soccorso, Storti è precipitato a sua volta nel ruscello sottostante, urtando ripetutamente contro i sassi.

Un capo scout presente sul posto ha chiamato immediatamente il 112 e ha avviato le manovre di rianimazione cardiopolmonare, proseguite poi dagli operatori del Soccorso Alpino e Speleologico della Stazione Monte Orsaro, intervenuti insieme all'elicottero 118 di Pavullo nel Frignano dotato di verricello, all'elicottero 118 di Parma, a un'ambulanza, a una squadra dei Vigili del Fuoco e all'elicottero del Nucleo Volo di Bologna. 

Nonostante il massaggio cardiaco protratto e il tentativo con il defibrillatore, il cuore di Storti non si è più ripreso.

Il tredicenne, recuperato dagli operatori del Soccorso Alpino con tecniche alpinistiche sulla barella portantina, era apparso inizialmente in condizioni di media gravità per una probabile frattura agli arti inferiori. Il quadro clinico si è poi rivelato più serio: il ragazzo ha riportato anche traumi alla testa ed è stato trasferito in eliambulanza all'Ospedale Maggiore di Parma, dove è ricoverato in terapia intensiva pediatrica con prognosi riservata.

Anche i due figli di Storti, presenti a Bosco di Corniglio insieme al padre, sono stati colti da malore alla notizia della sua morte e soccorsi dal personale dell'ambulanza, che li ha trasferiti a loro volta all'Ospedale Maggiore di Parma.

La salma dell'uomo è stata recuperata con la stessa tecnica alpinistica, dopo l'autorizzazione del Pubblico Ministero di turno. Le indagini sulla dinamica dell'incidente sono affidate ai carabinieri.

Chi era Luca Storti

Per anni volontario della Pubblica Assistenza, oltre che punto di riferimento nel mondo dello scoutismo salsese, Storti è ricordato dalla comunità come una figura di generosità autentica, riporta Parma Today. Al dolore per la sua scomparsa si sono uniti il sindaco di Salsomaggiore Terme Luca Musile Tanzi e l'intera amministrazione comunale.

https://www.leggo.it/italia/cronache/12_agosto_2026_luca_storti_morto_salva_scout_chi_era-9704017.html?refresh_ce 

 

 

Miti da sfatare




Cosa c’è di vero

1. Coca-Cola e diabete: sì, le bevande zuccherate aumentano rischio di obesità, diabete e resistenza insulinica. È dimostrato. Picchi di insulina e zuccheri in eccesso possono favorire infiammazione e crescita cellulare.

2. Coca-Cola che "cura" il cancro: non esiste nessuno studio serio finanziato da Coca-Cola che dica che la Coca-Cola previene o uccide le cellule tumorali dello stomaco.

   Quello che si trova sono studi su:

   - Caffè che in alcuni casi è associato a outcome migliori nel tumore del colon

   - Aspartame classificato dall’OMS come “possibilmente cancerogeno” ma considerato sicuro entro certi limiti

   - Zucchero: le cellule tumorali consumano più glucosio, ma togliere lo zucchero dalla dieta NON cura il cancro 


Da dove nasce la voce?

È il classico "bait" delle aziende: _"fa male ma fa anche bene"_

Non c’è nessun paper, nessuna ricerca clinica che dimostri che la Coca-Cola uccida cellule cancerose. Anzi, l’alcol e gli zuccheri in eccesso sono fattori di rischio per alcuni tumori. 8b6b

Riassunto:

La Coca-Cola fa venire il diabete? Sì, se ne abusi.

La Coca-Cola previene il cancro? No, non c’è nessuna prova. È una leggenda metropolitana.


Fenix 

martedì 11 agosto 2026

HASTA IL VISTO! – L’AMMINISTRAZIONE TRUMP HA REVOCATO OLTRE 175MILA VISTI A CITTADINI STRANIERI PRE PRESUNTE VIOLAZIONI, REATI E INCITAMENTO ALLA VIOLENZA

 

HASTA IL VISTO! – L’AMMINISTRAZIONE TRUMP HA REVOCATO OLTRE 175MILA VISTI A CITTADINI STRANIERI PRE PRESUNTE VIOLAZIONI, REATI E INCITAMENTO ALLA VIOLENZA – LA MAGGIOR PARTE DEI PERMESSI È STATA REVOCATA DOPO INTERVENTI DELLE FORZE DELL’ORDINE PER SVARIATE ATTIVITÀ CRIMINALI: È L’ULTIMO ATTO DELLA STRETTA IMPRESSA DAL TYCOON ALLE POLITICHE DI IMMIGRAZIONE, FRA ARRESTI E RESPINGIMENTI VIOLENTI

donald trump visti ingresso 

Usa, revocati oltre 175.000 visti a cittadini stranieri a seguito di violazioni

DONALD TRUMP PRESENTA IL VISTO DORO CON LA SUA FACCIA

(ANSA) - Il Dipartimento di Stato americano, sotto l'amministrazione del presidente Donald Trump, "ha revocato oltre 175.000 visti a cittadini stranieri che avevano violato le condizioni del proprio visto, commesso reati, incitato alla violenza contro i cittadini statunitensi, frodato cittadini americani, abusato del sistema di immigrazione o messo a repentaglio la sicurezza nazionale".   

 

La maggior parte di questi visti, si legge in una nota del Dipartimento di Stato, è stata revocata a seguito di interventi delle forze dell'ordine per svariate attività criminali, quali aggressione, guida in stato di ebbrezza, furti e reati legati agli stupefacenti. Una quota significativa, inoltre è relativa a guida pericolosa, violenza sessuale, abusi su minori, frode, appropriazione indebita e altri reati.   

 

immigrati america

Le revoche sono il frutto "delle continue operazioni di verifica del Dipartimento di Stato, volte a garantire che i titolari di visto rispettino le condizioni previste e non rappresentino un pericolo per i cittadini americani".

 

A tale scopo, proseguirà l'azione di individuazione e indagine "sui cittadini stranieri che minacciano la sicurezza del popolo americano. Il visto per gli Stati Uniti è un privilegio, non un diritto. Il Dipartimento resta impegnato a utilizzare ogni strumento a disposizione per proteggere le nostre comunità da coloro che ne abusano". (

https://www.dagospia.com/politica/hasta-visto-l-amministrazione-trump-revocato-175mila-visti-cittadini-483275