L'ITALIA, IL FANALINO DI CODA DELL'EUROPA - TRA IL 2007 E IL 2025 IL PIL REALE ITALIANO È CRESCIUTO DI UN MISERO 1,9%. QUELLO DI FRANCIA, GERMANIA E SPAGNA DI QUASI IL 20% - IL RAPPORTO ISTAT CERTIFICA UNA SITUAZIONE HORROR: TRA IL 2019 E IL 2025, L'OCCUPAZIONE È CRESCIUTA SOLO DEL 4,3%, CONTRO IL 12,6% DELLA SPAGNA, CHE
HA PUNTATO SU GIOVANI, INNOVAZIONE E IMMIGRAZIONE - L'ITALIA, CHE
INVESTE SEMPRE MENO, È SEMPRE PIÙ VECCHIA E NON È ATTRATTIVA: L'ETA'
MEDIA DEGLI OCCUPATI E' DI 45,7 ANNI E IL 10,4% DEI DOTTORI DI RICERCA
SI È TRASFERITO ALL'ESTERO - 6,6 MILIONI DI PERSONE DESIDERANO FIGLI,
MA CI HANNO RINUNCIATO A CAUSA DELLA COMPLESSA SITUAZIONE ECONOMICA...
UNDICI MILIONI A RISCHIO POVERTÀ ALLARME ISTAT SU CAROVITA E SALARI
Estratto dell’articolo di Rosaria Amato per "la Repubblica"
ITALIA AFFONDA TITANIC jpeg
Tra il 2007 e il 2025 il Pil reale italiano è
cresciuto dell'1,9%, quello di Francia, Germania e Spagna di quasi il
20%. Mentre le principali istituzioni economiche si interrogano
sull'impatto della crisi in Medio Oriente sulla crescita 2026/2027,
dall'analisi di periodo che emerge dal Rapporto Annuale Istat,
presentato ieri mattina alla Camera dei deputati dal presidente
Francesco Maria Chelli, emerge una stagnazione pluriennale dell'economia
italiana, incapace da tempo di trovare una direzione.
Una debolezza di fondo che spiega tutte le
vulnerabilità del Paese, a cominciare dai salari che, nonostante i
rinnovi contrattuali, mantengono ancora una perdita dell'8,6% del potere
d'acquisto rispetto al 2019. Undici milioni di persone, il 18,6% della
popolazione, a rischio di povertà, mentre oltre un quinto della
popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un
quarto non riesce a far fronte a spese impreviste. Persino la povertà
energetica aumenta, sale al 9,1% rispetto al 7,7 % del 2022, nonostante
la spesa per il Superbonus che ancora grava sui conti pubblici.
ITALIA PEGGIORE IN UE PER PREVISIONI DI CRESCITA E RAPPORTO DEFICIT PIL
E le prospettive non sono certo di un miglioramento,
con l'inflazione che ad aprile è già balzata al 2,8%, una fiammata che
«è preoccupante», ammette Chelli. [...] L'Italia è resiliente, rileva
l'Istat, ma ha bisogno di un cambio di passo importante, che va dal
potenziamento degli investimenti alla valorizzazione del capitale umano.
Gli investimenti languono: la spesa in R&S è inferiore all'1,5% del
Pil.
La creatività che ha fatto grande il Made in Italy
rimane: tra il 2005 e il 2025 le registrazioni di marchi italiani sono
cresciute del 138%, ma le imprese fanno sempre più fatica a tradurle in
motore di sviluppo. Neanche l'aumento dell'occupazione spinge la
produttività, e del resto tra il 2019 e il 2025 è cresciuta solo del
4,3%, contro il 12,6% della Spagna, che ha puntato su giovani,
innovazione e immigrazione.
FRENATA DELLA CRESCITA ECONOMICA IN ITALIA
Mentre in Italia la crescita degli occupati è
concentrata tra gli ultracinquantenni, e «l'invecchiamento della forza
lavoro frena l'innovazione», ricorda Chelli. Inoltre un giovane laureato
su quattro è relegato in mansioni inferiori al suo titolo di studio: è
anche per questo che nel solo 2025, il 10,4% dei dottori di ricerca
formati in Italia si è trasferito all'estero. [...]
ITALIA, RESILIENTE MA SENZA SLANCIO FORMAZIONE E TECNOLOGIE I PUNTI DEBOLI
Estratto dell'articolo di Enrico Marro per il “Corriere della Sera”
pil pro capite italia
Un Paese resiliente, ma in declino demografico, con
ben 6,6 milioni di persone che, pur desiderandoli, hanno rinunciato ad
avere figli, e pochi investimenti tecnologici. Fattori questi sui quali
sarebbe urgente intervenire per conservare e migliorare il benessere di
tutti. È questa la fotografia dell’Italia che emerge dal Rapporto
annuale dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica, che quest’anno
compie cento anni.
Nella relazione svolta alla Camera, il presidente
dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha così sintetizzato i contenuti di
un lavoro che spazia dalla situazione economica a quella sociale:
«Nell’ultimo anno l’economia italiana ha mostrato segnali di resilienza
in uno scenario globale complesso». Ma «le potenzialità di crescita
restano vincolate da criticità di lungo periodo, tra cui il modesto
andamento della produttività», figlio dell’invecchiamento della forza
lavoro (45,7 anni l’età media) e degli insufficienti investimenti in
istruzione e innovazione tecnologica e digitale.
CULLE VUOTE IN ITALIA
[...] Welfare a rischio Avanza la polverizzazione
delle famiglie: il 37,1% sono composte di una sola persona, mentre i
figli unici sono saliti a 8,2 milioni. Il declino demografico impone di
«valutare con attenzione i rischi di sostenibilità per il sistema di
welfare», dice Chelli. Il caso spagnolo In Italia il Pil è aumentato
dello 0,5% nel 2025 e quest’anno difficilmente andrà meglio. Il caso
spagnolo, di cui molto si discute, è stato approfondito nel Rapporto.
Tra il 2022 e il 2025 la Spagna è cresciuta del 9%
contro il 2,3% dell’Italia. Merito della maggior spesa pubblica e
dell’aumento della popolazione, «trainata dalla forte espansione della
componente degli stranieri regolari (+22,3%; +4,6% in Italia)».
pil pro capite italia
[...] La resilienza italiana si è dimostrata
soprattutto sull’export, aumentato del 34% rispetto al 2019, più della
stessa Spagna (+32,2%), della Francia (+18,5%) e della Germania
(+17,5%). E l’occupazione, nello stesso periodo (2019-'25), è cresciuta
del 4,3%. L’inflazione è in aumento per via del caro energia: il 9,1%
delle famiglie è in povertà energetica (difficoltà a far fronte a queste
spese) mentre 11 milioni di persone, dice il Rapporto, sono a rischio
povertà. [...]
ORA L’ASCENSORE SOCIALE SCENDE GIOVANI SEMPRE PIÙ INDIETRO
Estratto dell’articolo di Chiara Saraceno per "La Stampa"
ANDAMENTO TENDENZIALE INFLAZIONE IN ITALIA - OTTOBRE 2021-OTTOBRE 2022
Certo, siamo un Paese con una forte incidenza di
popolazione anziana, e questo rende più difficile l’innovazione,
tecnologica ma non solo, oltre a provocare squilibri nella spesa
sanitaria e pensionistica.
Ma, forse, continuare a guardare alla demografia come
fonte di tutti i nostri problemi rischia di diventare un alibi per non
vedere lo spreco di risorse umane, giovani e meno giovani, che si
continua a fare e che è anche una delle cause della persistente
bassissima fecondità: lo scarso investimento nei giovani di entrambi i
sessi, sia in quelli ad alta formazione, sia in quelli che invece
vengono abbandonati precocemente dal sistema formativo, nelle donne,
negli stranieri che vorrebbero dare forma al proprio futuro in Italia.
[...]
DENATALITA
Non solo il livello di istruzione medio in Italia
rimane comparativamente basso anche nelle generazioni più giovani. Se è
vero che un buon livello di istruzione garantisce migliori opportunità
nel mercato del lavoro (ma non sempre se si è stranieri), tuttavia non è
sempre sufficiente per trovare riconoscimento adeguato in termini di
remunerazione e di qualità del lavoro.
Tra i giovani ad alta formazione una significativa
percentuale se ne va all’estero, perché trova condizioni occupazionali,
salariali, di disponibilità e organizzazione dei servizi migliori. Vale,
ad esempio, per il 10% di chi ha acquisito un dottorato. L’aumento
dell’occupazione stabile che pure c’è stato negli ultimi due anni, non è
sufficiente a contrastare queste uscite non compensate da entrate di
tipo e qualità analoghe, perché non accompagnato da un miglioramento
significativo dei salari, specie di ingresso, delle condizioni e qualità
del lavoro per chi ha una buona formazione. [...]
https://www.dagospia.com/cronache/l-italia-fanalino-coda-dell-europa-2007-2025-pil-reale-italiano-e-475003