Biografia
«"Un uomo è i libri che
ha letto, la pittura che ha visto, la musica ascoltata e dimenticata, le
strade percorse. Un uomo è la sua infanzia, la sua famiglia, pochi
amici, alcuni amori, parecchi fastidi. Un uomo è una somma diminuita da
infinite sottrazioni".»
Sergio Pitol è nato in un luogo remoto e sconosciuto al
resto del mondo (Potrero, Veracruz) nel 1933. Orfano dall'età di quattro
anni, è cresciuto in una grande casa in questo piccolo villaggio con
meno di tremila abitanti. Così lui stesso lo descrive nel discorso
preparato per il Premio Cervantes[1]:
«"Un nome, tanto lontano
dall'eleganza: Potrero. Era un'azienda zuccheriera circondata da
canneti, palme e giganteschi alberi di mango, dove si avvicinavano
animali selvatici. Potrero era diviso in due sezioni, una di quindici
sedici case, abitate da inglesi, americani ed alcuni messicani. C'era un
ristorante cinese, un club dove le donne giocavano a carte un giorno a
settimana, una biblioteca di libri inglesi ed un campo da tennis."»
Ha passato l'infanzia circondato da adulti che, nelle loro
conversazioni, esprimevano una grande nostalgia per il mondo precedente
la Rivoluzione, un mondo distrutto del quale conservavano ricordi
contraddittori: appena evocavano le virtù di quel paradiso perduto come
si lamentavano delle miserie e delle calamità che erano accadute in
quell'epoca. Sono state proprio quelle esperienze ad influire
notevolmente alla creazione dei suoi primi racconti, quelli di Tiempo Cercado e Infierno de todos, che non sono altro che "il
risultato di un esercizio di pulizia, una via di fuga da quel mondo
asfissiato, malato, con tanfo da luoghi oscuri, chiusi ed isolati", come lui stesso ha affermato in una intervista del 1989.[2]
Per molti anni è stato ammalato di malaria, cosa che lo ha
obbligato a rimanere chiuso in casa, tempo in cui ha approfittato per
dedicarsi alla lettura: ha cominciato con Verne, Stevenson, Dickens ed all'età di dodici anni aveva già terminato Guerra e Pace. A diciassette anni aveva già confidenza con Proust, Faulkner, Thomas Mann, Virgina Woolf, Kafka, Neruda, Borges, i poeti del gruppo Contemporanei, messicani, quelli della generación del 27
ed i classici spagnoli. Tutte le estati era solito andare con sua nonna
e con suo fratello in una stazione termale a bere le acque minerali,
anche se non è mai riuscito a sperimentare alcun miglioramento. Sua
nonna fu una è stata una figura importante nella sua vita, oltre ad
essersi fatta carico della sua educazione, gli è servita da modello e da
riferimento nel momento di iniziarsi alla letteratura, visto che
passava la maggior parte del giorno a leggere romanzi, soprattutto
quelle di Tolstoi, il suo autore preferito.
A sedici anni è andato a Città del Messico per studiare
all'università e qui ha incontrato la sua vera vocazione, il suo cammino
verso la letteratura, nella Facoltà di Diritto, notevolmente
influenzato dal suo maestro Don Manuel Martínez Pedroso, professore
ordinario di Teoria dello Stato e Diritto Internazionale. Dice di lui "Don Manuel è stata una delle persone più sagge che ho conosciuto".
Si è laureato in Diritto all'Universidad Nacional Autónoma de México, ed è stato titolare di questo corso di studi nella sua alma máter, nell'Università Veracruzana di Xalapa e nell'Università di Bristol.
Nel 1953 si è recato a Cuba ed in Venezuela. Passa l'inverno del 1957 a New York.
Nel 1958, su iniziativa di Carlos Monsiváis e di José Emilio Pacheco, ha collaborato con la rivista Estaciones, dove sono stati pubblicati i suoi primi racconti.
È stato membro del Servicio Exterior messicano dal 1960, per il quale ha lavorato come associato culturale a Londra, Parigi, Varsavia, Budapest, Mosca e Praga. Il suo passaggio per Mosca[3] ha rafforzato in lui il suo affetto per la letteratura russa in generale e per Anton Čechov in particolare.
Nel 1966, rientrato in Messico, si installa a Xalapa. Nel 1968 riparte per l'Europa e diventa associato culturale a Belgrado, posto al quale rinuncia a fine anno a causa del massacro di Tlatelolco in Messico, pochi giorni prima dell'inaugurazione dei Giochi Olimpici del 1968.
È vissuto inoltre a Roma, Pechino e Barcellona
per motivi di studio e di lavoro. Nell'ultima città è vissuto tra il
1969 ed il 1972 traducendo per varie case editrici, tra le quali Seix Barral, Tusquets e Anagrama (che pubblica le sue opere in Spagna). Ed è in questa città che ha terminato il suo primo romanzo: El tañido de una flauta (1971) al quale seguiranno: Juegos Florales nel 1982, El desfile del amor nel 1984, Domar a la divina garza nel 1988, La vida conyugal nel 1990. Nel 1999 El desfile del amor, Domar a la divina garza e La vida conyugal saranno riuniti in un trittico sotto il titolo: Triptico del carnaval, con prefazione di Antonio Tabucchi.
A partire dalla fine degli anni '90, ha lasciato da parte
il romanzo e si è dedicato ad un nuovo genere che mescola armoniosamente
l'autobiografia, il saggio, la narrativa romanica ed il diario di
viaggio; da cui hanno preso vita El arte de la fuga nel 1996, El viaje nel 2000 e El mago de Viena nel 2005. In seguito questi tre volumi sono stati riuniti in un trittico: Trilogia de la memoria (2007).
Attualmente vive a Xalapa, capitale dello stato messicano di Veracruz.
Ha cominciato a pubblicare nella maturità (No hay tal lugar,
1967). "Ho cominciato con il racconto e per quindici anni continuai a
scriverne. con il racconto ho fatto il mio apprendistato. Ci ho messo
tanto a sentirmi sicuro".[4] Ha scritto una decina di libri prima di El arte de la fuga
(1996), nel quale ha fatto un notevole bilancio della sua evoluzione ed
ha creato un genere narrativo-"memorialistico" molto personale. La
diffusione di massa della sua opera è stata tardiva.
Il 23 gennaio del 1997, è stato eletto membro corrispondente dell'Accademia Messicana della Lingua.[5]
Pitol è inoltre conosciuto per le sue traduzioni in spagnolo di autori italiani (Giorgio Bassani, Giuseppe Berto), inglesi ed americani (Jane Austen, Joseph Conrad, Ford Madox Ford, Robert Graves, Henry James e Lewis Carroll), polacchi (Jerzy Andrzejewski, Kazimierz Brandys, Witold Gombrowicz) e russi (Anton Tchekhov, Boris Pilniak).
Inoltre, nel corso della sua lunga carriera come diplomatico, ha occupato i posti di Attaché Culturale a Belgrado (1968), Varsavia (1972), di Consigliere Culturale a Parigi (1975), Budapest (1976) e Mosca (1977-1979), prima di terminare la sua carriera come ambasciatore del Messico a Praga (1983-1988).
Meno conosciuto rispetto ai suoi connazionali più anziani Carlos Fuentes e Octavio Paz,
ha ottenuto il riconoscimento internazionale a partire
dall'assegnazione del IX Premio Juan Rulfo per la Letteratura
Latino-Americana e dei Caraibi, nel 1999, che ha permesso al grande
pubblico di scoprirlo. In Messico è conosciuto come un maestro per le
generazioni a lui successive: sia che si tratti degli autori nati negli
anni '50 (Carmen Boullosa, Juan Villoro, Mario Bellatin; o di quelli nati negli anni 68-70, come i membri del Crack (Jorge Volpi, Ignacio Padilla, Pedro Angel Palou, Eloy Urroz) o ancora Álvaro Enrigue ed Eduardo Montagner Anguiano.