mercoledì 11 febbraio 2026

Esatto...

 


Facebook 

James Van Der Beek

 


È morto James Van Der Beek, noto a moltissimi come il Dawson Leery di “Dawson’s Creek”, serie culto dei primissimi anni 2000.


Aveva 48 anni e da anni affrontava con una dignità assoluta il tumore al colon-retto che lo aveva colpito anni fa.


Lo ha annunciato la famiglia con un comunicato di rara delicatezza:


"Il nostro amato James David Van Der Beek se n'è andato serenamente questa mattina. Ha affrontato i suoi ultimi giorni con coraggio, fede e grazia. C'è molto da condividere riguardo ai suoi desideri, al suo amore per l'umanità e alla sacralità del tempo. Quei giorni arriveranno. Per ora chiediamo un po' di serena privacy mentre piangiamo il nostro amato marito, padre, figlio, fratello e amico".


Van der Beek non è stato solo Dawson, ma molte altre parti e tanti personaggi fatalmente schiacciati da quel successo precoce di una delle serie più iconiche degli ultimi decenni.


Per molti di noi, adolescenti a cavallo tra anni ‘90 e 2000, James Van der Beek è stato parte indissolubile di un’epoca e di un certo modo di viverla.


Ma oggi voglio ricordarlo soprattutto per l’uomo fatto e finito che ci ha insegnato a stare nella malattia, a raccontarla, a trasformarla in occasione di prevenzione e consapevolezza per milioni di persone.


Anche per questo fa male, malissimo, questa notizia. 


Buon viaggio.

Lorenzo Tosa 

Facebook 

Don Giuseppe Borea

 


Lo accusarono di aver persino violentato la sorella. Poi un’altra violenza sessuale, nonché di aver sparato in testa a un miliziano, schernendone il cadavere. Dovevano trovare ogni possibile motivo per processare e fucilare un prete. 


“Don Boia” lo chiamò lo stampa, su indicazione dei nazifascisti. Don Giuseppe Borea non aveva fatto niente di tutto questo. Era un “ragazzo” molto emotivo, caduto per altro da tempo in una depressione profonda. Per quanto fosse partigiano, ascoltava e dava conforto a tutti i condannati a morte, anche i fascisti. Chiudeva gli occhi a tutti, pregava per tutti. E quando i corpi erano straziati, li ricomponeva lui stesso. 


Ma al regime Don Borea non era mai piaciuto, già prima dell’8 settembre. Perché mentre il fascismo organizzava eventi pubblici, lui con la sua parrocchia faceva altrettanto. Per questo era considerato un sovversivo e nel 1945 venne arrestato. 


Il processo fu una farsa. Così grande che quando il suo avvocato difensore, un maggiore della milizia che doveva esser compiacente con l’accusa e che gli era stato assegnato d'ufficio, si rese conto che avevano già deciso di ammazzarlo, si lanciò in una in una strenua difesa di Don Borea. Il sussulto di dignità gli costò l’espulsione dal partito e l’isolamento. 


Lo fucilarono il 9 febbraio del 1945.

Rifiutò la benda sugli occhi, la sedia. Perdonò i suoi carnefici e prima di morire disse: “Offro la mia vita per la pace e la grandezza della Patria. Viva Gesù, Viva Maria, Viva l'Italia".


Per evitare che potessero martirizzarlo, buttarono il cadavere in una fossa comune. 


Il ricordo anche quest'anno va a un patriota, un martire, uno degli italiani grazie ai quali l’Italia è stata liberata e a cui va l’eterno grazie di tutti noi.

Leonardo Cecchi 

Facebook 

Attilio Manca

 


Dissero che si era suicidato andando in overdose. Lo ritrovarono in una stanza a Viterbo, il volto tumefatto, morto a 35 anni.


Attilio Manca era considerato una promessa della medicina. Era un ragazzo sveglio, bravo, con grandi capacità. Dato il suo esser brillante, lo avevano “caldamente sollecitato” ad andare a Marsiglia per operare il boss Provenzano, all’epoca latitante. Quasi certamente si rifiutò di farlo, di operare un mafioso. Per questo l’ordine fu di “fargli una doccia”, come emerse in intercettazioni successive. E così morì poco dopo, “suicidato” a Viterbo l’11 febbraio del 2004, triste anniversario che ricorreva ieri. Lo ammazzarono così e vollero far credere che si fosse trattato di un suicidio, organizzando di tutto per infangarne la memoria. 


Oggi occorre continuare a chiedere giustizia e verità anche per Attilio. Per la sua memoria e per la famiglia che ha il diritto di sapere e che non si è mai arresa.


Nel suo ricordo, anche quest’anno va allora tutto il sostegno alla famiglia, con la speranza che si arrivi ad una svolta.

Leonardo Cecchi 

Facebook 

La Arminio Ottone contro Epstein...

 


E’ UN SISTEMA CHE SOTTOMETTE TUTTI..

I nostri cari adoratori di Baal tengono per le palle tutto il mondo occidentale e noi in particolare con un sistema organizzato in secoli: IL DEBITO.

Con qualche pretesto si inventano che devi dei soldi o che le banche hanno prestato soldi ai popoli e ZAK…FREGATI.

E si come la bufala che abbiamo fatto troppi debiti poi ci hanno imposto l’euro. Da lì abbiamo subito un declino senza fine.

Da quinta potenza mondiale a vecchia ciofeca senza manco industria. Dico vecchia perché la gente manco fa più figli da quanto siamo messi male.

Con abili trucchi fanno fare debiti e poi chiedono di pagarli con super interessi come gli usurai.

Adesso è l’ora della guerra.

Gli stati si indebitano per prepararsi ma chi paga?

I contribuenti e guadagnano i soliti noti, gli innominabili.

Alla fine hanno trasformato paesi come il nostro in veri e propri allevamenti di polli.

Ormai nessuno può più guadagnare nulla perché il fisco ti prende tutto, altro che comunismo.

E’ un sistema e ne siamo vittime tutti, io compresa.

Facebook 

Come faremmo senza la nostra Arminio Ottone?

 

SI SCANDALIZZANO PER UN PO’ DI TURPILOQUIO MA NON DEL FATTO CHE LI HANNO AVVELENATI

L’ottanta percento del popolo è costituito da ignobili coglioni.

Si preoccupano del fatto che li insulto ma non del fatto che mega ricchi stuprano, uccidono e si mangiano persino i corpi.

Non solo questi mega ricchi per fare soldi hanno creato un virus che di fatto ha ucciso migliaia di persone.

Tutto per inoculare con terapia a MRna mai sperimentata milioni di persone.

Attraverso le consorterie sataniste e massoniche hanno ucciso milioni di persone e molte si sono ammalate.

E’ il più grande crimine mai compiuto e sti coglioni stanno qui a dire che io li chiamo COGLIONI  e che non ho studiato e bla, bla, bla.

Tu che sei normodotato non credi anche tu che siano dei coglioni?

Dovrebbero andare in massa da chi li ha avvelenati a chiedere spiegazione, invece inveiscono contro di me, sti coglioni!  

IL PIU’ GRANDE CRIMINE CONTRO L’UMANITA’ e non si sono accorti di nulla sti coglioni.

E se si ammalano o muoiono come coglioni sanno dire solo una cosa: è sempre successo!

Facebook 

Nature Boy Buddy Rogers

 


Il soprannome "Nature Boy" è stato assunto da Ric Flair come omaggio (e in parte anche come "passaggio del testimone") da un altro famosissimo performer: "Nature Boy" Buddy Rogers (nella foto), uno dei più grandi wrestler degli anni cinquanta e sessanta, primo campione del mondo dei pesi massimi della WWE (all'epoca nota come World Wide Wrestling Federation). 

Buddy Rogers fu il primo ad utilizzare il soprannome "Nature Boy" ed interpretava un personaggio arrogante, vanitoso, carismatico, con capelli biondi platino, che si vantava della sua superiorità fisica e del suo stile.

Quando Ric Flair iniziò ad emergere nel mondo del pro-wrestling negli anni settanta, adottò non solo il look biondo e l’atteggiamento da "playboy arrogante", ma anche alcune caratteristiche specifiche di Rogers, come la figure-four leglock, la mossa finale, ed il grido "Woooo!" (che Flair rese poi leggendario).


Nel 1978, Ric Flair affrontò Buddy Rogers in un match simbolico, durante il quale "ereditò" ufficialmente il soprannome. 

Flair lo sconfisse e da allora divenne "The Nature Boy" Ric Flair.

È vero che Ric Flair ha assunto il nome "Nature Boy" come tributo e rivisitazione moderna di qualcuno che era già un mito, ma con il tempo però è stato lo stesso Flair a rendere quel nome immortale, grazie a una carriera straordinaria e ad un carisma senza eguali.


#RicFlair #BuddyRogers #NatureBoy #NWA #WWE #Anni70 #VintageWrestling

Facebook