venerdì 25 settembre 2026

Sandro Pertini

 


Combatté nella Grande Guerra. Poteva farla subito da ufficiale, scelse di iniziarla da soldato semplice in quanto neutralista, con tutti i rischi annessi. Venne decorato con due medaglie, una d’argento e una d’oro.


Durante la dittatura i fascisti gli devastarono più volte lo studio dove lavorava. Un’altra volta lo picchiarono perché aveva una cravatta rossa; un’altra perché depose un mazzo di fiori sulla tomba di Matteotti. Fu arrestato, poi costretto all’esilio a Nizza dove per sopravvivere fece il muratore, il manovale, l’imbianchino e anche la comparsa cinematografica. Tornato in Italia, venne di nuovo arrestato. Da lì il carcere durato anni, a Pianosa, Savona, poi il confino a Ponza e Ventotene. Mai una volta rinnegò le sue idee. Infine, dopo la caduta del fascismo, la Resistenza, l’attività partigiana. Poi la politica nella Repubblica, nell’Italia liberata, fino a diventarne presidente. 


Nasceva oggi Sandro Pertini. Un uomo onesto, retto, che visse  sulla sua pelle privazioni e violenze di ogni genere, e che si guadagnò la stima e l’affetto di tutto un popolo, entrando nella storia come il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani. 


A lui, oggi, il ricordo di tutta Italia.

Leonardo Cecchi 

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Federico Aldrovandi

 


Il 25 settembre 2005 Lino Aldrovandi e sua moglie Patrizia si svegliano all’alba e vedono che Federico, il loro figlio diciottenne, non è rientrato. 

Secondo la ricostruzione della polizia, alle 6 del mattino, la volante Alfa3 arriva in via dell’Ippodromo dopo alcune chiamate dei residenti al 118. I due agenti trovano un ragazzo “dal collo taurino e con gli occhi fuori dalle orbite” che appena si avvicinano li aggredisce salendo perfino sul tetto della macchina, da cui poi cade sbattendo il ventre contro la portiera. Allora gli agenti si chiudono nella vettura e chiamano aiuto. Arriva la volante Alfa2 con altri due agenti. Anch’essi sono aggrediti da Federico. I quattro poliziotti a quel punto usano i manganelli sulle gambe del ragazzo solo per sbilanciarlo, metterlo a terra e ammanettarlo. Il tutto in 6-7 minuti. Intanto arriva un’ambulanza che constata la morte del ragazzo. La polizia sostiene che il decesso sia causato da un infarto, provocato dalle sostanze assunte da Federico nella notte e dall’agitazione conseguente al controllo.

Ma quando i familiari vedono Federico all’obitorio, sfigurato e massacrat0 da 54 ferite sul corpo, capiscono che non è andata come gli dicono. Patrizia apre un blog per raccontare la vicenda del figlio, che in poco tempo riaccende l’attenzione sul caso. Intanto i legali della famiglia iniziano nuove indagini e presto vengono fuori alcune testimonianze di abitanti di via dell’Ippodromo che parlano di un pestaggio selvaggio e denunciano di aver visto gli agenti sopra il corpo di Federico anche quando lui gridava “basta, smettetela”. Le testimonianze fanno aprire un processo da cui emergono una serie di fatti sconcertanti. Compaiono i manganelli con cui Federico è stato picchiato; rotti, non sono mai stati consegnati al magistrato. Saltano fuori le trascrizioni delle conversazioni tra gli agenti delle volanti e il centralino del 118, in cui viene detto “lo abbiamo bastonato di brutto” e da cui si capisce che in realtà la “colluttazione” tra agenti e Federico è durata mezz’ora, precedendo le chiamate dei residenti. Infine, ricompare la foto dell’autopsia relativa al cuore di Federico, che dimostra come la morte sia causata da anossia posturale. Ovvero come il fascio di His, conduttore dell’impulso cardiaco, sia stato compresso da una pressione violenta. provocando così l’arresto del cuore.

Alla fine di tutti i gradi di giudizio i quattro poliziotti saranno condannati a 3 anni e 6 mesi di carcere per omicidi0 colposo. Nessuno sconterà la pena. In seguito altri tre agenti saranno condannati per aver depistato le indagini.


Cronache Ribelli

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A Federico e ad altri 364 vittime dello stato è dedicato "Morire di Stato". Info nel primo commento.

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Mike Tyson & Owen Hart

 


Cosa ci faceva il compianto Owen Hart, fratello del più noto "The Hitman" Bret Hart, in compagnia del supercampione di pugilato Mike Tyson?

Questa foto fu scattata il 29 gennaio 1990 presso la palestra Korakuen di Tokyo.

Mike Tyson si trovava in Giappone per prepararsi alla sua storica sfida contro James "Buster" Douglas che ebbe luogo al Tokyo Dome l'11 febbraio.


Un incontro che l'imbattuto Mike Tyson probabilmente prese un po' troppo sottogamba, perché nonostante venisse dato per super-favorito (ed all'epoca era la norma, visto che era considerato praticamente imbattibile), con un pronostico di 42 a 1 da parte degli scommettitori, rimediò la prima sconfitta per KO nella sua carriera da professionista. 


Io all'epoca avevo appena dodici anni, insieme a mio padre, ricordo che rimanemmo sbigottiti ed increduli assistendo a quell'incontro, che Douglas dominò per buona parte grazie ad un eccellente utilizzo del jab, dimostrando una maggiore mobilità rispetto ad "Iron" Mike e portando a segno combinazioni precise che tennero a bada il campione per nove riprese.  

Poi al decimo round, James "Buster" Douglas riuscì a stendere l'imbattuto campione indiscusso dei pesi massimi con una furiosa scarica di pugni culminata in un gancio, infliggendo a Tyson la sua prima sconfitta Knock Out.


Dire che io e mio padre restammo a bocca aperta non rende bene l'idea di quel momento. 

Ma non fummo gli unici, tutto il mondo rimase incredulo davanti alla caduta di Mike Tyson.


Owen Hart, che in questa occasione indossava il cappello commemorativo di WrestleMania V (evento svoltosi l'anno precedente), lo conoscete bene.

Nove anni più tardi, il 23 maggio 1999, se ne andò tragicamente a causa di un incidente sul ring occorso durante l'evento Over the Edge della WWF (oggi WWE) a Kansas City.


Durante lo show, Owen doveva calarsi dal soffitto della Kemper Arena indossando il costume del super-eroe mascherato The Blue Blazer.

Ma un errore nel sistema di imbracatura causò lo sgancio prematuro del meccanismo di rilascio rapido, facendo precipitare Owen Hart da oltre venti metri di altezza.

L'impatto violentissimo contro le corde del ring gli causò lesioni interne fatali che portarono alla sua morte.


Per tutti noi fu uno shock davvero terribile, che non abbiamo mai dimenticato. 


#MikeTyson #OwenHart #WWE #WrestleMania #Tokyo #Boxing #Anni80 #Anni90 #VintageWrestling #ClassicWrestling #WWFWrestling

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Poi dicono che le forze dell'ordine non funzionano...😎😎😏



A Genova è accaduto qualcosa di meraviglioso.

E, insieme, subito dopo, di inquietante.

È successo che stamattina i bambini della scuola primaria Daneo hanno realizzato assieme ai genitori questo bellissimo striscione contro lo sciagurato decreto Valditara-Meloni sul tetto agli stranieri e lo hanno appeso all’ingresso della scuola.

La scritta recita:

“QUI NESSUNO È STRANIERO”.

Quattro parole che raccontano perfettamente quello che dovrebbe essere sempre e ovunque la scuola pubblica, inclusiva e aperta a tutti, ovvero esattamente l’opposto di come la concepisce questo governo di destra-destra.

E sapete qual è stata la reazione degli agenti della Digos?

Si sono presentati sul posto senza identificarsi, con la pistola nella fondina, e lo hanno strappato via e rimosso. Come se fosse uno striscione pericoloso, eversivo.

Lo hanno fatto davanti ai bambini, molti dei quali piangevano spaventati, e mandando loro un messaggio devastante che credo non scorderanno mai.

Poi sono arrivate - tardive - le scuse della questura, che ha restituito lo striscione alla scuola. E ci mancherebbe pure.

Ma il gesto rimane, a dir poco inquietante e figlio di un clima spaventoso.

Ma rimane soprattutto la bellezza di un’iniziativa spontanea da parte dei bambini della Daneo, che insieme ad altre scuole genovesi hanno deciso di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica per fermare questo scempio.

E grazie di cuore anche alla sindaca Silvia Salis, che, appena saputo quello che è successo, è andata direttamente alla scuola per portare la sua solidarietà e il suo sostegno alla scuola e ai bambini.

Che a nove anni si sono dimostrati anni luce avanti rispetto alla politica e anche a chi rappresenta lo Stato e dovrebbe tutelare i cittadini.

Genova ancora una volta risponde presente sui diritti.

Che questo grido arrivi lontano.

Lorenzo Tosa

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Sadam Houssain

 


Il bracciante pakistano di 32 anni Sadam Houssain è stato violentemente pestato e poi finito a coltellate, probabilmente la sera stessa della sua scomparsa avvenuta il 4 agosto 2026. Questo è il tragico esito dell'autopsia effettuata dal professor Luigi Cipolloni presso l'istituto di medicina legale del Policlinico di Foggia. 


Il 4 agosto 2026 Sadam Houssain scompare nel nulla. Il fratello lancia subito l'allarme e denuncia la sparizione alle forze dell'ordine. 

Il 22 agosto 2026 dopo 18 giorni di ricerche, il cadavere del giovane viene ritrovato nel bagagliaio della sua stessa automobile. La vettura era parcheggiata nei pressi della baraccopoli di Borgo Mezzanone, nel territorio di Manfredonia (Foggia). Il corpo si presentava in avanzato stato di decomposizione. 


Il 25 agosto 2026 viene eseguito l'esame autoptico durato circa quattro ore. Nonostante le condizioni del corpo, il medico legale individua i segni evidenti di un pestaggio e delle coltellate fatali. 


Sadam Houssain era regolare in Italia e lavorava duramente come bracciante agricolo nei campi della provincia foggiana. Viveva nell'ex pista d'atterraggio di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi insediamenti informali di migranti in Italia, spesso al centro di cronache legate allo sfruttamento lavorativo. 


La Procura di Foggia ha aperto un fascicolo d'inchiesta per omicidio volontario a carico di ignoti. I Carabinieri stanno setacciando la zona e scavando nella vita della vittima. Gli inquirenti seguono diverse piste investigative: la più accreditata porta al mondo del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nei campi.


#Tuttosullamafiaealtrenotiziedicronaca

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L'esperimento AWARE.

  



È lo studio più grande mai fatto sulle esperienze di pre-morte. Lo guida dal 2008 il dott. Sam Parnia, rianimatore, con 25 ospedali tra UK, USA, Europa, Brasile e India.


L'idea era geniale e semplicissima per capire se la coscienza esce davvero dal corpo:


Come l'hanno fatto:

1. Quando uno va in arresto cardiaco, il cervello si spegne in 20-30 secondi. EEG piatto.

2. Hanno messo sopra i letti di rianimazione dei supporti con delle immagini nascoste, visibili SOLO se guardi dal soffitto in giù. Se uno dice "mi sono visto da fuori" e ti descrive l'immagine, hai la prova.

3. Hanno messo anche cuffie con suoni e monitoraggio cerebrale avanzato. 


Risultati AWARE I - 2014:

- Circa il 40% ha avuto una qualche "percezione di consapevolezza" durante l'arresto.

- Solo il 9% una vera NDE classica, e il 2% ha detto di vedersi da fuori con ricordi espliciti.

- Il caso chiave: un paziente è stato cosciente per circa 3 minuti senza battito, ha descritto in dettaglio suoni e azioni dei medici che sono stati verificati. Il cervello in quel momento non doveva funzionare.

- Nessuno ha visto le immagini nascoste sul soffitto. 


Risultati AWARE II - 2023, pubblicato su Resuscitation:

- 567 arresti, 53 sopravvissuti, 28 intervistabili.

- 11 hanno riferito ricordi/percezioni, 6 (21%) un'esperienza trascendente.

- Di nuovo: nessuno ha riconosciuto l'immagine visiva nascosta, uno ha riconosciuto lo stimolo sonoro.

- La novità: in alcuni EEG sono tornati ritmi delta, theta e alfa organizzati tra i 35 e 60 minuti di rianimazione. Cioè il cervello non si spegne subito e basta, ha dei picchi di attività nascosta. 


La conclusione di Parnia stesso è onestissima: non prova la vita dopo la morte, ma non puoi nemmeno liquidarle come allucinazioni da cervello morente. Dice "merita di essere studiato senza pregiudizi".


Quindi: coscienza che continua per minuti anche senza cuore? Sì, sembra di sì.

Anima che vola e legge i bigliettini sul soffitto? Per ora no, non l'hanno provato.


Fenix

Allarme morbillo

 


"Siamo di fronte a una vera e propria emergenza morbillo". È l’allarme lanciato da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, dopo l’aumento dei casi registrati in Liguria.


Secondo i dati riferiti dall’infettivologo, nella regione si contano 12 casi negli ultimi 20 giorni e quattro persone sono ricoverate al San Martino per complicanze che interessano polmoni, sistema neurologico e fegato. Bassetti parla di un "focolaio epidemico senza precedenti" per la Liguria e avverte che la situazione potrebbe estendersi: "Siamo solo all’inizio di una gravissima epidemia che colpirà probabilmente non solo la Liguria, ma in generale l’Italia".


L’allarme arriva mentre anche il Ministero della Salute rafforza l’attenzione sulla diffusione del morbillo. Nei primi cinque mesi del 2026 risultano confermati in Italia 472 casi, contro i 322 registrati nello stesso periodo indicato per il 2025. A questi si aggiungono centinaia di casi classificati come possibili o probabili e ancora da confermare.


Il trend di crescita interessa in particolare Campania, Calabria, Lazio e Toscana. Il Ministero invita quindi le Regioni a potenziare la sorveglianza e a promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti tra i 15 e i 39 anni e ai bambini che hanno ricevuto soltanto una dose.


Bassetti richiama l’attenzione soprattutto sulle conseguenze della malattia, ricordando che il morbillo non deve essere considerato una semplice infezione dell’infanzia e che può provocare complicanze anche serie.


La vaccinazione contro il morbillo prevede due dosi: la prima viene somministrata dopo il compimento del primo anno di vita e la seconda, secondo il calendario vaccinale, negli anni successivi.


Ora l’obiettivo è interrompere le catene di trasmissione e aumentare la copertura vaccinale nelle fasce della popolazione rimaste maggiormente scoperte.

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