Nel 1993, mentre seguivamo i programmi della World Wrestling Federation alla Tv, spesso capitava di incappare in un personaggio alquanto singolare.
In mezzo al pubblico, sulle scalinate e poi persino vicino ai commentatori a bordo ring, un clown si esibiva con smorfie e giochi di prestigio per intrattenere il pubblico negli intermezzi tra un match e l'altro.
Ma c'era qualcosa di inquietante in lui.
Non era una questione di essere o meno affetto dalla comunissima "coulrofobia", la paura irrazionale di clown e pagliacci che spesso colpisce molte persone, ma era qualcosa di diverso, più sottopelle, come se l'uomo sotto quell'esagerato trucco ed il vestito buffamente colorato, nascondesse un passato che avrebbe fatto accapponare la pelle.
Poco tempo dopo la conferma arrivò proprio appena fuori dal ring, quando il clown attaccò senza alcun rimorso uno degli idoli dei bambini, Crush, gettando le basi per il loro incontro che si svolgerà nella nona edizione di WrestleMania.
Doink the Clown - questo il suo nome - era interpretato così bene, con quel suo duplice aspetto così disturbante, da un autentico maestro del ring, Matt Borne.
Borne, figlio di un famoso pro wrestler dell'epoca immediatamente precedente alla sua, era nato praticamente immerso nella disciplina, che amava e rispettava sotto ogni sua forma.
Chi ha avuto il piacere di lavorare con lui, durante l'incredibile stagione dei territori indipendenti e nel mondo del puroresu giapponese, ne parla come di un atleta compatto e perfetto: fisico muscoloso, un'ottima tecnica sul ring (molto apprezzata durante i suoi trascorsi nella All Japan Pro Wrestling di Giant Baba), tutto unito ed amalgamato da una straordinaria abilità al microfono e da una mente psicologica sul ring senza eguali.
Insomma, il prototipo del wrestler perfetto, tanto che persino Vince McMahon lo volle al suo fianco nella prima edizione di WrestleMania contro Ricky "The Dragon" Steamboat.
Eppure, dopo quella sera, ed escludendo il periodo sotto le vesti di Doink, di Borne si hanno tracce solo nella parte bassa della scaletta di ogni show di quel periodo.
Perché?
Il motivo va ricercato nell'unico, enorme difetto del lottatore: un atteggiamento ed un carattere sopra le righe, costantemente in cerca di risse, violenza e preda di abusi di sostanze illecite per tutto l'arco della sua vita.
Alla metà degli anni 80, McMahon se ne era accorto subito ed in un periodo in cui il wrestling diventava un prodotto per famiglie, avere una testa calda in casa non era assolutamente ammissibile, e pertanto lo liberò dal suo contratto.
Borne approdò in una WCW di inizi anni 90 che scimmiottava il prodotto dell'avversaria WWF, tanto da affibbiare a lui la gimmick di "Big Josh", un taglialegna dei boschi che si presentava sul ring con due enormi orsi che correvano con lui in punta di piedi.
Una sera, rientrando nel backstage, Road Warrior Hawk lo vide così, distrutto, sudato intinto e con il costume mezzo tolto, mentre fumava una sigaretta, e ridendo come un pazzo gli disse che somigliava tantissimo a "Krusty il Clown", il personaggio dei Simpsons.
Ma anche in WCW, le cose non andarono meglio.
Licenziato anche lì, Borne tornò a bussare disperato alla porta di McMahon, dove ebbe la fortuna di avere dalla sua la raccomandazione di Jerry Jarrett. McMahon era ancora cosciente dell'esperienza pregressa e non aveva la benché minima idea di rimetterlo sotto contratto... ma dette comunque lui l'opportunità di esibirsi in un paio di "dark match".
Borne se li fece bastare: del resto, le sue qualità erano lì, nascoste dal suo pessimo carattere ma sempre presenti.
Vince ne rimase talmente impressionato che decise di dare una seconda chance all'atleta, chiedendogli come sempre se avesse avuto qualche idea o talento particolare per costruire su di lui un personaggio.
Ma Borne era semplicemente un "wrestler", aveva fatto quello per tutta la vita e non sapeva fare altro. Fu in quel momento che, quasi per caso, venne fuori la storia di come Hawk lo prendeva in giro chiamandolo "Krusty The Clown".
McMahon non seguiva la Tv, figuriamoci i Simpson, ma volle capire di cosa si stava parlando e, dopo aver visionato qualche episodio del celebre cartone animato, ebbe la visione che stava aspettando.
Borne era perfetto: un uomo tormentato, in bilico tra l'essere un grande atleta ed un maniaco in procinto di saltarti alla gola... la persona ad hoc per interpretare un clown malvagio.
Matt capì subito, in quel preciso momento, che doveva approfittare dell'occasione e buttarsi anima e corpo nel progetto: prendendo spunto dall'intepretazione del "Joker" di Cesar Romero dalla serie Tv "Batman" (quella degli anni Sessanta con Adam West), modellò su di esso e sulle sue capacità sul ring il personaggio di Doink.
E fu un successo unico.
Il pubblico, inizialmente sconvolto, ne rimase subito affascinato, e McMahon capì di aver trovato finalmente un personaggio su cui investire.
Finalmente, la grande occasione era arrivata per Borne, che con i soldi ed il successo, iniziò a mettere su una grande casa per sé e la sua famiglia, facendo costruire all'interno del bagno una grande vasca con inciso in oro 24k la scritta "DOINK".
Del resto, era grazie a lui se adesso aveva trovato la sua posizione nella più grande promotion americana di wrestling.
Ma soldi e successo ebbero anche un effetto secondario e deleterio per il wrestler, che adesso aveva più motivi per "sballarsi" e dare sfogo a quella parte oscura della sua anima.
Non era insolito vederlo arrivare in ritardo agli show, strafatto e mezzo stordito su una panchina nel backstage.
Spesso veniva alle mani con i colleghi con cui non aveva un buon rapporto, cominciando a non andare a genio a molte personalità dietro le quinte.
Ma il successo del pagliaccio cattivo continuava imperterrito, tanto che il pubblico, invece di fischiarlo, iniziò ad apprezzarne le innumerevoli qualità. E per McMahon significava solo una cosa: era il giusto momento per farlo diventare un idolo delle folle.
Venuto a conoscenza dei piani, Borne si oppose fermamente all'idea, ritenendola stupida e totalmente inadatta a lui, una mossa che avrebbe snaturato il personaggio e la sua psicologia interiore.
McMahon non ne fu affatto contento e, dopo aver saputo da Bam Bam Bigelow che Borne fumava maria prima di entrare in scena, decise di togliergli la gimmick, che fu affidata a Ray Apollo, Steve Keirn e Steve Lombardi, che ne fecero la versione "buona" voluta da McMahon, con tanto di piccolo aiutante al seguito, Dink.
Ma Borne aveva ragione: il nuovo Doink era solo un personaggio goffo, inutile e privo di qualunque interesse, tanto che dal pubblico si sentiva spesso intonare il coro "Kill the Clown!" ("Uccidi il Clown!"). Il pro wrestling stava mutando, erano i prodromi della nWo, della ECW e dell'era "Attitude", ma Vince ancora non se ne era accorto.
Di diverso avviso era invece quel genio di Paul Heyman: dopo aver contattato un disperato Borne in cerca di soldi, decise di dargli una opportunità.
"Cosa devo interpretare?" - chiese il wrestler.
"Semplice... Doink the Clown... ma una versione un tantino diversa".
Borne si presentava sul ring come una persona malata, con un evidente sdoppiamento di personalità dopo il suo licenziamento dalla WWF.
Il volto era ancora pitturato da clown, ma solo a metà, e spesso distrutto dal sudore.
I vestiti sgargianti e colorati, ma sporchi.
Ma soprattutto una ferocia ed una cattiveria insensata, guidata sul ring dal diabolico Shane Douglas, che ne faceva una versione ancora più psicologicamente deviata di Doink, chiamata "Borne Again" (giocando sul suo cognome).
Anche qui, però, il tutto durò molto poco.
Stando alle parole di Borne, il lottatore ricevette un ingaggio monstre per un tour in Europa e, chiesto il benestare del patron della ECW, si vide rispondere con un "via libera" e la promessa, una volta finito il tour, di tornare e riprendere da dove aveva lasciato. Invece, al suo ritorno, Heyman non rispose più alle sue telefonate, lasciandolo con le pive nel sacco.
La versione però più accreditata sembra essere un'altra: le vecchie, brutte abitudini di Borne erano tornate a farsi vive ed in uno spogliatoio dove potevi incappare in personalità come quella dell'ex cacciatore di taglie New Jack, non era proprio il massimo.
In più, la World Wrestling Federation, titolare dei diritti sull'immagine e sul nome di "Doink", mandò una lettera ad Heyman per interrompere immediatamente quello che stavano facendo.
Prima di impelagarsi in una causa legale che lo avrebbe visto perdere senza alcun dubbio e con l'idea di mantenere un buon rapporto di collaborazione con McMahon e la WWF, Heyman chiuse tutto e rinunciò al personaggio di "Borne Again".
Per Matt fu un colpo durissimo.
Negli anni che seguirono, il personaggio di Doink si attaccò a lui come una sanguisuga. Ormai non poteva essere altro, quella gimmick gli si era impiantata nella spina dorsale e non l'avrebbe lasciato più.
Per anni ha continuato a portarla in giro, nel circuito indipendente, anche grazie alla WWE che chiuse un occhio sui diritti e tentò in tutti i modi di aiutarlo nella sua disintossicazione, mandandolo in comunità e facendolo persino apparire a Raw nel 2007 in una "Legends Battle Royal".
E non si puo' dire che Borne non ci abbia provato.
Nel corso della sua vita dopo la WWF, Matt è diventato padre e nonno, trovando un nuovo amore nella wrestler Connie Cook, con la quale andò a vivere in Texas per occuparsi della di lei madre.
Ma quei demoni non intendevano lasciarlo.
A più riprese vittima della sua personalità così contorta e difficile da comprendere, l'8 Giugno del 2013 scrisse sulla pagina ufficiale Facebook che non vedeva l'ora di rivedere il suo defunto padre.
Venti giorni dopo, il 28 giugno, fu trovato senza vita.
All'inizio non si riuscirono a trovare le motivazioni, parlando addirittura di omicidio. Ma una volta che l'autopsia fu conclusa, si scoprì che il decesso era dovuto ad un mix di medicinali che, insieme alla sua cardiopatia, avevano fatto il resto.
I medicinali, tra l'altro, erano quelli che tutti i giorni usava per curare sua suocera.
Alla fine, il richiamo all'eccesso era stato troppo forte per lui... e come Doink the Clown se ne era andato, improvvisamente e senza alcun saluto, in una amara e triste risata.
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