venerdì 3 luglio 2026

Spiegherebbe tante cose!


 

La ricerca suggerisce che alcuni uomini omofobi potrebbero nutrire un'attrazione omosessuale non riconosciuta.


Uno studio fondamentale del 1996 condotto dall'Università della Georgia ha rilevato che gli uomini con punteggi elevati nei test sull'omofobia mostravano un'eccitazione fisiologica significativamente maggiore in risposta a stimoli omosessuali maschili rispetto agli uomini non omofobi, nonostante si identificassero esclusivamente come eterosessuali.


"L'omofobia è apparentemente associata a un'eccitazione omosessuale di cui l'individuo omofobo non è consapevole o che nega", hanno concluso i ricercatori.


Studi successivi (ad esempio, del 2016) confermano la variabilità: non tutti gli uomini omofobi mostrano questo comportamento, ma l'interesse implicito per lo stesso sesso è spesso correlato alla negazione o al conflitto. 


Ciò non spiega tutti i pregiudizi, ma evidenzia potenziali radici psicologiche come l'ansia interiorizzata.


Gli esperti sottolineano che gli atteggiamenti derivano da molteplici fattori, esortando all'autoriflessione piuttosto che alle supposizioni.


Fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8772014/


#omofobia #costume #sessualità #sesso #omosessualità

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Bellezze di Facebook


 
































Rimarrete sempre dei poveri leghisti

 


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Nella notte più scura...

 


Nella notte più scura ,

in un sogno un ingiuria ..

non mi riesco a collegare,

per la stanza devo vagare..

non mi posso sfogare, parlare,

solo qualche rumore posso fare .

Di solito spavento

sono quasi un tormento,

ma se trovo quella giusta,

mi sogna,mi parla ,mi ascolta. 

La vita spezzata di colpo,

per questo vago senza tempo.

Ma trovo sollievo se mi sogni

solo li trovan forma i miei sfoghi.


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Graziella Campagna

 


La trascinarono via, in preda al panico. Poi, arrivati in un prato, le spararono cinque colpi di fucile in piena faccia. Infine, una volta rovinata a terra, le si accanirono contro sferrandole altri colpi alla testa. 


Graziella Campagna aveva solo diciassette anni quando venne uccisa dai mafiosi. Era una lavoratrice, aveva dovuto abbandonare gli studi per vivere, lavorando in nero in una lavanderia a Messina per una miseria. E lì, in quel posto di lavoro, trovò la sua condanna a morte: una piccola agendina caduta da una camicia che stava lavando. L’agendina di un boss, con informazioni sensibili per i mafiosi. 


Dalla lavanderia, qualcuno fece il suo nome, dissero che aveva visto quell’agenda. Pochi giorni dopo, dei mafiosi la fermarono mentre tornava a casa, la sera. La caricarono su una macchina, la portarono in un prato e la giustiziarono in quel modo orrendo. Accanendosi su di lei che non aveva colpe, che non aveva fatto del male a nessuno. 


Graziella Campagna nasceva oggi, il 3 luglio.

Non arrivò ai diciotto anni perché dei mostri le tolsero la vita. Uno dei quali, poi condannato, ha ottenuto la semilibertà proprio pochi giorni fa. Perché in Italia le cose funzionano così. 


Nel suo ricordo, anche quest'anno, come ogni anno, non dimentichiamo mai cos’è la mafia. Non ha onore, non ha dignità: è solo morte, dolore, ignoranza e vigliaccheria.

Leonardo Cecchi 

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Modesta Rossi

 


La legarono ad una sedia con in braccio il figlio di soli tredici mesi. Quando non parlò, pugnalarono il bimbo, costringendola a guardare. Poi si avventarono su di lei, stroncando anche la sua vita. 


Modesta Rossi era una partigiana aretina. Contadina, madre di cinque figli, staffetta e “portatrice di sorrisi”, diceva il marito. Quando quest’ultimo divenne partigiano, si unì anche lei alla causa, mettendo a disposizione tutto quello che aveva. Riuscendo a dare il suo contributo alla Resistenza anche con cinque figli a cui badare, il più grande dei quali aveva appena sette anni. 


Il 29 giugno 1944, i tedeschi piombarono nella sua casa. Li guidarono i fascisti, come sempre d’altronde. Vicini di casa in camicia nera che in quei giorni, pare, si mascherarono per non farsi riconoscere mentre indicavano le case da bruciare e le persone da uccidere nei paesini della Valdichiana. 


Quando arrivarono, i figli di Modesta riuscirono a fuggire e nascondersi nella vigna, lei rimase lì con il più piccolo. Volevano sapere dove fosse il marito. Volevano informazioni sui partigiani. Lei non rispose, si rifiutò di dare qualsiasi informazione. Per questo la legarono e pugnalarono lei e il suo bambino, Gloriano. 


La ritrovarono carbonizzata, assieme ad altre quattro persone, che lo aveva ancora in braccio. I tedeschi avevano preso i corpi, li avevano chiusi in un capanno e poi lo avevano dato alle fiamme. 

Ricorreva ieri l’assassinio di Modesta Rossi. 


Nel suo ricordo, anche questa volta non dimentichiamo cos’è stata la Resistenza, ma anche di cosa sono stati capaci sia i tedeschi sia i fascisti repubblichini.

Leonardo Cecchi 

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Nel 2027 torni a Colle Oppio!

 


Una delle cose che dispiacciono di più è il suo – e il loro – star davvero sdoganando il poter dire e fare pressoché qualsiasi cosa. Il “padroni a casa nostra” lo stanno applicando bene. 


Penso infatti che i precedenti di un Presidente del Consiglio che parla della successione di un Presidente della Repubblica – a tre anni ancora dalla fine del mandato – come se l’attuale incaricato fosse provvisorio e come se la prima carica dello Stato fosse una mera casella da occupare, siano se non zero forse uno o due in tutta la storia della Repubblica. 


Ma poi anche il mettersi a disquisire di destra o sinistra al Quirinale con il Presidente in piena carica, a cui – implicitamente – Meloni ha non solo dato una patente politica, ma anche un’etichetta di sistema non proprio gradevolissima. Se infatti Meloni sostiene essere arrivata l’ora di un “presidente di destra”, lasciando intendere che il sistema da sempre favorirebbe quelli di sinistra, sta implicitamente dicendo che anche Sergio Mattarella è frutto di quel sistema. E se è un sistema ad averti portato al Quirinale, il merito, il valore, passano in secondo piano. Un po’ (tanto) sgarbato, umanamente. Ma istituzionalmente è grossomodo paragonabile a mettersi a ballare su un tavolo a una serata di gala in ambasciata, battendo le mani e incitando gli altri a fare lo stesso. 


Io però non credo che Meloni abbia fatto questo sgarbo (pesante) con dolo. Credo alla colposità del fatto. E la gravità è infatti questa: a lei, a loro, di queste cose frega ben poco, se non nulla. Neanche ci pensano. 


Hanno da sempre una modalità tanto brutale quanto semplice: se io vinco, acquisisco il pieno diritto a mettere mani, piedi e uomini in tutto ciò che ho conquistato, ossia lo Stato. Una casella vale come l’altra. Ci sono quelle più grosse e quelle più piccole, ma sono svuotate di qualsiasi valore impalpabile o – figuriamoci – sacralità. 


Per questo Meloni parla del Quirinale: è solo l’ultima roccaforte, quella più grossa, su cui ritiene di dover mettere le mani sopra. 


Nulla più.

Leonardo Cecchi 

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