venerdì 5 giugno 2026

I cinesi le chiamano Water Well Drilling Rig" o "Perforatrice per pozzi d'acqua".



Dipende da che tipo ti serve, ma i modelli cinesi più venduti sono questi 👇


1. Portatile / Agricola - la più usata per progetti umanitari

Nome: Water Well Drilling Rig / YG-150, SUNMOY 100m-150m

*Profondità*: 100-200m

Costo: 1.100€ - 2.500€ circa $1.200-$2.550

Pro* Leggera, va su rimorchio o pick-up, parte con motore diesel 22HP, setup in poche ore

Perfetta per: pozzi villaggi, irrigazione, scuole 7824dbeac8ac


2. Cingolata Idraulica - per roccia dura

Nome: YG-D180, YG-D200, Hengwang 200m-300m

*Profondità*: 180-300m

*Costo*: 4.300€ - 6.000€ circa $4.300-$5.999

Pro: Motore idraulico, va anche su roccia/montagna 78243ab3


3. Heavy duty - pozzi profondi

Costo: 10.000€ - 13.000€ circa $10.000-$12.499 dbea


Attenzione ai costi extra:

1. Compressore d’aria serve quasi sempre, altri 5.000-9.600€

2. Trasporto dalla Cina + dogana + IVA

3. Punte e tubazioni dbea


Per il tuo progetto in Nigeria ti consiglio la portatile YG-150 150m diesel intorno ai 1.500-2.000€. Leggera, economica e la ripari anche in loco.



Questa è la Water Well Drilling Rig portatile cinese tipo YG-150. Motore diesel, su rimorchio, perfora fino a 150-200m. Compatta, la tiri con un pick-up e in 2-3 ore sei operativo.


Il costoo: 1.500-2.000€ dalla Cina. Per i pozzi in Nigeria è perfetta perché passa anche dove le strade sono disastrose.


Fenix


Era sicuramente geloso

 




Una coppia di uomini che si abbraccia e si accarezza mentre fa una videochiamata con amici. E un senatore della Repubblica che “interviene” urlando per farli smettere. Siamo nella louge Ita dell’aeroporto di Fiumicino nella serata del 4 giugno. Protagonista il senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia, ex del Movimento sociale italiano e di Alleanza nazionale. “Basta, le effusioni fatevele a casa vostra, non qui”, avrebbe insistito, urlando contro i due uomini. La coppia sulla quarantina chiama una hostess di Ita per chiedere aiuto, lei parla con il senatore provando a calmarlo.


Tutto inutile. A niente vale anche l’intervento del senatore M5S Luca Pirondini, che arriva nella lounge e prova a moderare il collega d'Aula. “Ho detto a Menia che non doveva permettersi - racconta a Repubblica - l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa”.


Il senatore Menia - anche lui contattato da Repubblica - continua sull’onda dell’indignazione:  “Queste persone sono state poco civili. Si abbracciavano, si accarezzavano, ma si possono fare queste cose in un aeroporto? Non cambio idea. Questi signori non possono fare quello vogliono. È cattiva educazione”. Cattiva educazione o omofobia? “Vale anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra. E dopo tutto questo si sono permessi di fare un’altra videochiamata e hanno ricominciato a toccarsi”.

Espresso

Fenix

Vannacci non vedrà l'ora di prenderlo con se...

 


Avrete letto del tizio, lo pseudo "influencer" fascio e "vigilantes" che, a Roma, è andato a rompere gli zebedei alla festa di fine Ramadan, vergognosamente etichettata come "festa islamica" dai giornali italiani.


Io ho pensato se scrivere di questa patetica nullità, poi ho pensato che, primo, sono La Ttualità e devo parlare di attualità e, secondo, questo tizio è un ottimo esempio di cosa è l'ultradestra, sia social che di governo, quindi ne parlo.


Prima i fatti in breve.


Questo Simone Carabella ha pensato bene di andare alla festa (in un parco pubblico di Roma) di fine Ramadan mangiando un panino con la porchetta per ricordare i "valori romani", ovviamente come provocazione e aspettandosi chissà quali reazioni. 


E nei giorni precedenti aveva inondato i social di fake news razziste e xenofobe, dicendo che sarebbero stati sgozzati animali in piazza e altre cazzate.


Invece di reagire però le persone presenti lo hanno perculato, dicendogli che è liberissimo di mangiarsi tutta la porchetta che vuole, anzi che erano disposti a offrirgliela loro e che lo avrebbero pure portato a mangiarla in moschea.


Lui di contro ha continuato a urlare, mangiare in modo sguaiato e accusare a caso tutti i partecipanti di tutti i mali del mondo.


Ora, questo tizio è una patetica nullità che lorda i social, ma il problema non è lui, ma il modus operandi.


Infatti è lo stesso che, a livello nazionale, usano i giornali della destra (tipo quelli di Angelucci per intenderci), la Lega e i Fratellini. 


Le fake news, il fare di tutta l'erba un FASCIO, l'accusare un'intera comunità per le colpe di un singolo individuo, fare i titoloni ("bast***i islamici" de Il Giornale, per ricordarne uno tra mille), urlare (vero Giorgia?), strappare il velo alle donne musulmane (vero Santancosa?), accusare i cittadini di reati a reti unificate (vero Coso al citofono?), il cibo usato come propaganda (vero Coso, sempre tu?), la presunta “italianità”, le “radici cattoliche/romane (vero Donnamadrecristiana?), la provocazione, il mischiare tutto per non dire nulla. 


E potrei continuare.


D’altronde se, secondo un’analisi di Amnesty International, la coalizione di centrodestra italiana a ricorre più delle altre forze politiche europee al "linguaggio dell'odio" con al primo l'immigrazione, poi Lgbtq+ e giustizia di genere, un motivo ci sarà.


Ecco, questo tizio è una fastidiosa nullità, ma quello che fa è scimmiottare un conclamato metodo politico, l’odio programmato e la propaganda martellante che non solo non raggiunge nessun obiettivo, ma nelle menti semplici fa crescere rabbia e frustrazione che poi sfocia in intolleranza e violenza.


E le menti semplici sono la maggioranza.


Da La Ttualitá

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Brescia: la leonessa d’Italia

 



Le “Dieci Giornate di Brescia” sono una delle pagine più furiose del Risorgimento. Dieci giorni in cui una città senza esercito sfidò l’Impero austriaco a muso duro. E per questo Brescia si guadagnò il titolo che porta ancora oggi: Leonessa d’Italia.


1. Il contesto: marzo 1849

Siamo nel pieno della Prima guerra d’indipendenza. Carlo Alberto ha appena perso a Novara il 23 marzo e firma l’armistizio. L’Austria torna a dominare la Lombardia. Ma Brescia non ci sta. Il 23 marzo la notizia dell’armistizio arriva in città e scoppia la rivolta. I bresciani cacciano i soldati austriaci dal Castello e proclamano il governo provvisorio.


Il problema: sono soli. Il Piemonte ha mollato, Milano è già caduta. Brescia resta un’isola patriottica circondata.


2. Le 10 giornate: 23 marzo - 1 aprile 1849

Per 10 giorni la città diventa una fortezza. Circa 2000 insorti, con fucili vecchi e barricate, resistono contro 10.000 austriaci comandati dal generale Julius von Haynau, “la iena di Brescia”.


I bresciani combattono casa per casa, tetto per tetto. Le donne portano munizioni e acqua. I preti suonano le campane a martello. Il Castello viene bombardato giorno e notte. La città brucia.


Il 30 marzo Haynau ordina il bombardamento totale e l’assalto finale. Il 1° aprile Brescia capitola. Le truppe austriache entrano e inizia la repressione.


3. La fine dei patrioti bresciani

Dopo la resa scattò la vendetta austriaca. Haynau non perdonò:


- Fucilazioni sommarie: decine di patrioti presi con le armi in mano furono fucilati senza processo nelle fosse del Castello e a Porta San Giovanni. I corpi restavano esposti per ore come avvertimento.

- Impiccagioni: i capi della rivolta furono impiccati in Piazza del Duomo. La più famosa è Tito Speri, studente e anima della rivolta. Catturato dopo, fu impiccato a Mantova nel 1853. Divenne martire nazionale.

- Prigione e confino: centinaia finirono nelle carceri austriache di Mantova, Spielberg, Kufstein. Molti morirono di stenti. Altri andarono in esilio in Svizzera e Piemonte.

- Multe e distruzioni: Brescia pagò 6 milioni di fiorini di indennità di guerra. Quartieri interi furono rasi al suolo dai bombardamenti.


Il bilancio: oltre 1000 morti tra civili e combattenti, città devastata, patrioti assassinati o esiliati.


4. Perché “Leonessa d’Italia”

Il titolo non lo diede nessuno nel 1849. Lo coniò Giosuè Carducci nel 1882: “Brescia, la Leonessa d’Italia, bevve il suo sangue”. 


Leonessa perché combatté da sola contro un nemico 5 volte più forte. Leonessa perché non chiese pietà. Leonessa perché il suo sacrificio diventò simbolo: mostrò che anche senza eserciti, il popolo poteva alzare la testa.


Giuseppe Garibaldi, passato da Brescia anni dopo, disse: “Qui ho visto cosa vuol dire avere il cuore italiano”.


Epilogo


Le Dieci Giornate non cambiarono la guerra: l’Austria vinse comunque. Ma cambiarono la memoria. Brescia insegnò che la libertà a volte si paga col sangue. E che una città può perdere la battaglia, ma vincere nella storia.


Oggi al Castello e a Porta San Giovanni ci sono lapidi e monumenti ai caduti. E ogni 23 marzo Brescia ricorda le sue 10 giornate. Perché i leoni non dimenticano.


Fenix

BRESCIA: LA LEONESSA D’ITALIA 🦁🇮🇹 2

 


23 marzo - 1 aprile 1849. 10 giorni. 


Mentre il Piemonte firmava l’armistizio, Brescia no.  

2.000 cittadini con fucili vecchi e barricate sfidarono 10.000 austriaci.


Donne che portavano munizioni. Preti che suonavano a martello. Case che diventavano fortezze. Il Castello bombardato giorno e notte.


Il 1° aprile Brescia cadde. Arrivò la vendetta di Haynau: fucilazioni al Castello, impiccagioni in Piazza Duomo, prigioni, esilio. Tito Speri finì al patibolo a Mantova nel 1853.


Brescia perse la battaglia. Ma vinse nella storia.


Giosuè Carducci la chiamò così:  

Brescia, la Leonessa d’Italia, bevve il suo sangue”🩸


Perché i leoni non chiedono pietà. Ruggiscono.


#grognards2012

#DieciGiornateDiBrescia #LeonessaDItalia #Risorgimento #Brescia 23marzo1849 TitoSperi StoriaItaliana


Fenix

La Bocca della Verità

 


😮 Ogni anno milioni di turisti fanno la fila per infilare la mano nella bocca di un antico dio marino e sperare che non gliela morda.


La chiamano la Bocca della Verità. La conoscono in tutto il mondo. L'ha resa famosa Audrey Hepburn in "Vacanze Romane" nel 1953. Gregory Peck finse di perdere la mano, lei urlò, il mondo si innamorò della scena.

C'è solo un problema: la storia a cui tutti credono è completamente falsa.

La realtà è ancora più affascinante.


Partiamo dall'inizio. Il grande disco di marmo bianco, 1,75 metri di diametro, oltre 1300 chili, è murato nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, vicino al Circo Massimo. Il volto scolpito è quello di un dio fluviale o marino, probabilmente Oceano o Tritone, con orbite vuote, narici aperte e una bocca spalancata che sembra pronta a parlare...o a mordere.


La leggenda medievale dice che chi mente infilando la mano dentro quella bocca la ritirerà mozzata. Per secoli i romani ci giurarono sopra, usandola quasi come un oracolo popolare, un rilevatore di bugiardi in marmo.

Ma quella leggenda, suggestiva, perfetta, cinematografica, non ha nessuna radice nell'antica Roma.

È un'invenzione medievale. Probabilmente del XII o XIII secolo.

Perché anche se la Bocca della Verità non ha mai morso nessuno, qualcuno ci ha comunque costruito sopra una delle truffe più eleganti della storia medievale.

Siamo nel Medioevo. Una nobildonna romana è accusata dal marito di tradimento. La prova del giudizio è infallibile: dovrà infilare la mano nella bocca e giurare la sua fedeltà. Se mente, la pietra la punirà.

La donna non nega. Non fugge. Pianifica.

Nei giorni precedenti, organizza tutto con il suo amante. Il giorno della prova, mentre la folla si raduna davanti alla chiesa di Santa Maria in Cosmedin, un uomo vestito da pazzo si avvicina alla nobildonna e la abbraccia stretta, con calore, davanti a tutti, prima che lei raggiunga la bocca.

La donna si avvicina al mascherone, infila la mano senza tremare, e giura solennemente:


"Non ho mai avuto contatti con nessun uomo tranne mio marito e quel povero pazzo che mi ha appena abbracciato."


La mano rimase intatta. Il giuramento era vero, tecnicamente, alla lettera, inattaccabile.

Il marito fu soddisfatto. La folla testimoniò. La pietra non parlò.

Questa storia, chiamata dai medievalisti "il giuramento equivoco", circolava in tutta Europa nel Medioevo come esempio di astuzia femminile contro la brutalità del giudizio di Dio. Versioni simili compaiono in testi irlandesi, francesi e tedeschi dell'epoca.


Roma non ha solo creato la leggenda della Bocca della Verità.

Ha anche creato il manuale per aggirarla.


Ma allora cos'era davvero questo disco?


La risposta più accreditata tra gli storici e gli archeologi è tanto prosaica quanto magnifica nella sua semplicità: era un TOMBINO.

Un coperchio di chiusura per una bocca fognaria, probabilmente collegata alla Cloaca Maxima, il grande sistema di drenaggio sotterraneo che i romani costruirono nel VI secolo a.C. e che, incredibilmente, funziona ancora oggi sotto le strade della città.

Il foro centrale, quella bocca aperta che oggi fa tremare i turisti, serviva a far defluire le acque. Le narici e gli occhi vuoti erano probabilmente altri punti di scolo o semplicemente elementi decorativi del mascherone, un tipo di scultura molto comune nell'architettura idraulica romana.

I romani erano maestri nel rendere bello anche l'ingegnere. Persino i tombini erano opere d'arte.

C'è però una seconda teoria, altrettanto affascinante.

Alcuni studiosi sostengono che il disco fosse un ex-voto proveniente da una corporazione di bronzisti o fabbri, una bottega artigiana che lavorava nei pressi del Foro Boario, il mercato del bestiame di Roma antica. Il volto con la bocca aperta sarebbe una rappresentazione divina legata ai mestieri del fuoco e della fusione.

In entrambi i casi, tombino sacro o ex-voto artigianale, siamo lontanissimi da qualsiasi oracolo della verità.


E allora perché ci crediamo ancora?


Perché Roma ha sempre avuto questa capacità straordinaria: prendere un oggetto banale, un coperchio, un frammento, un resto e trasformarlo in mito. La città non ha solo costruito la storia. L'ha anche inventata, strato dopo strato, per duemila anni.

La Bocca della Verità non rivela bugiardi. Rivela qualcosa di molto più interessante: quanto siamo disposti a credere a una buona storia.

E forse, in fondo, questo è il suo vero potere. 


📍 La trovi nel portico di Santa Maria in Cosmedin, Piazza della Bocca della Verità. Ingresso libero. La fila c'è sempre  ma ora almeno sai cosa stai aspettando davvero.


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Questa furfante ci riprova di nuovo

 


La proposta della destra sulla nuova legge elettorale dimentica, ancora una volta, ben 4,9 milioni di italiani. Parliamo di quasi 5 milioni di studenti e lavoratori fuorisede che rimarranno senza tutele, costretti a spendere centinaia di euro in viaggi o a rinunciare alla democrazia. Non è una dimenticanza, è una strategia precisa: Giorgia Meloni ha paura del voto dei giovani e di chi si sposta per costruire il proprio futuro. Sa che questa enorme fetta di Paese vuole un cambiamento profondo e preferisce ostacolare il voto piuttosto che affrontarlo.

Il Partito Democratico darà battaglia: subito una legge per il voto fuorisede!

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