venerdì 15 maggio 2026

IL FALLIMENTO DEL SISTEMA SANITARIO ITALIANO: LE PERSONE SONO COSTRETTE A RINUNCIARE ALLE CURE

 

IL FALLIMENTO DEL SISTEMA SANITARIO ITALIANO: LE PERSONE SONO COSTRETTE A RINUNCIARE ALLE CURE – SECONDO L’OCSE, QUASI L’8% DEGLI ITALIANI NON PUO' PROSEGUIRE LE TERAPIE PER I TEMPI ECCESSIVI. A CIÒ SI AGGIUNGE LA BASSA COPERTURA PUBBLICA PER LE PRESTAZIONI AMBULATORIALI E ODONTOIATRICHE, CHE SPESSO SPINGE I PAZIENTI A PAGARE PER ACCEDERE PIÙ RAPIDAMENTE AI PRIVATI. SI CREA UNA FORTE DISUGUAGLIANZA, IN BARBA ALLA COSTITUZIONE (ART. 32: “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL'INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITÀ, E GARANTISCE CURE GRATUITE AGLI INDIGENTI”)

liste d'attesa sanità 

Ocse, il 7,6% degli italiani rinuncia alle cure per le liste d'attesa

poverta sanitaria 5

(ANSA) - Le lunghe liste d'attesa rappresentano il principale ostacolo nel sistema sanitario italiano, causando nel 2023 la rinuncia alle cure mediche necessarie da parte del 7,6% della popolazione.

 

A ciò si aggiunge la bassa copertura pubblica per le prestazioni ambulatoriali e odontoiatriche, che spesso spinge i pazienti a pagare di tasca propria per accedere più rapidamente ai fornitori privati. Ciò crea una forte disuguaglianza: nel 2024, gli adulti a rischio di povertà erano oltre 2,5 volte più propensi a segnalare bisogni sanitari insoddisfatti rispetto alla popolazione generale. Lo rileva il report dell'Ocse 'Profilo della Sanità 2025: Italia' presentato oggi al Cnel.

   

poverta sanitaria 1

L'eccessiva lunghezza delle liste d'attesa ha interessato 2,7 milioni di persone, quasi il doppio rispetto agli 1,5 milioni registrati nel 2019, a indicare come la pandemia abbia acuito un problema di vecchia data. I ritardi si concentrano nei punti di accesso alle cure specialistiche: le visite iniziali e gli esami diagnostici hanno rappresentato oltre il 60% di tutti gli ostacoli all'accesso legati ai tempi di attesa, superando di gran lunga i problemi relativi alle fasi successive del trattamento.

 

LISTE DI ATTESA MALATI DI TUMORE - DATAROOM

Per combattere i tempi di attesa sempre più lunghi, l'Italia ha lanciato il Piano nazionale per la gestione delle liste d'attesa.

https://www.dagospia.com/cronache/vero-fallimento-sistema-sanitario-italiano-costrette-rinunciare-473277 

 

IL TERZO MONDO SIAMO NOI – QUASI UN BAMBINO ITALIANO SU QUATTRO VIVE AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTÀ, UNO DEI TASSI PIÙ ELEVATI IN EUROPA

 

IL TERZO MONDO SIAMO NOI – QUASI UN BAMBINO ITALIANO SU QUATTRO VIVE AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTÀ, UNO DEI TASSI PIÙ ELEVATI IN EUROPA – LA DISEGUAGLIANZA ECONOMICA INFLUISCE SU DIVERSI ASPETTI DELLA VITA DEI RAGAZZINI, COME L’EDUCAZIONE, L’ALIMENTAZIONE E LO STILE DI VITA: TRA I RAGAZZI DELLE FAMIGLIE PIÙ BENESTANTI, L’84% HA COMPETENZE BASE IN MATEMATICA E LETTURA, CONTRO MENO DEL 45% TRA QUELLI PIÙ POVERI E I BAMBINI DI FAMIGLIE A BASSO REDDITO HANNO UNA PROBABILITÀ 1,7 VOLTE MAGGIORE DI ESSERE IN SOVRAPPESO – IL RAPPORTO UNICEF…

bambini poveri poverta 

Da www.ansa.it     

 

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Quasi un bambino italiano su quattro vive al di sotto della soglia di povertà: il 23% dei bambini italiani vive in famiglie con un reddito inferiore al 60% della media nazionale - uno dei tassi più elevati in Europa. E' quanto emerge dal report: "Opportunità disuguali - bambini e disuguaglianza economica, di Unicef office of strategy and evidence - Innocenti.

 

L'Italia occupa il 12mo posto nella classifica sul benessere dei bambini su 37 paesi. Si trova nel primo terzo della classifica per quanto riguarda il benessere mentale (10mo posto), mentre si colloca nella fascia media per quanto riguarda la salute fisica (17mo posto) e le competenze (25mo posto).

 

Tra I paesi con dati comparabili inclusi nel rapporto, l'Italia si colloca al 22mo posto su 40 per quanto riguarda la disparità di reddito, con il quintile più ricco della popolazione che guadagna 5,35 volte il reddito del quintile più povero. Si colloca al 30mo posto per quanto riguarda la povertà infantile, con un tasso pari al 23,2%.

 

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Tra i paesi per cui il rapporto fornisce dati comparabili, l'Italia si colloca al 15mo posto su 41 per quanto riguarda l'entità del divario nelle competenze di base in matematica e lettura tra i bambini provenienti dalle famiglie più ricche e quelli provenienti dalle famiglie più povere: l'84% dei bambini appartenenti al quintile delle famiglie più ricche ha competenze di base in matematica e lettura, rispetto a poco meno del 45% dei bambini appartenenti al quintile più povero.

 

«La disuguaglianza influisce profondamente sul modo in cui i bambini imparano, su ciò che mangiano e su come vivono la vita» ha dichiarato Bo Viktor Nylund, direttore dell'Unicef Innocenti.

«Per limitare gli effetti più gravi della disuguaglianza, dobbiamo investire con urgenza nella salute, nella nutrizione e nell'istruzione dei bambini delle comunità più vulnerabili».   

 

Secondo il rapporto, esiste una chiara correlazione tra livelli più elevati di disuguaglianza economica e la salute dei bambini. Nel mondo, i bambini che crescono nei paesi con il maggior livello di disuguaglianza hanno una probabilità 1,7 volte maggiore di essere in sovrappeso rispetto a quelli che vivono nei paesi con minor livello di disuguaglianza, il che potrebbe essere dovuto a un'alimentazione di qualità inferiore e al fatto di saltare i pasti.

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Mettendo in evidenza i dati relativi ai paesi dell'Unione Europea, il rapporto sottolinea inoltre che solo il 58% dei bambini appartenenti a famiglie che rientrano nel quintile più povero della popolazione gode di ottima salute, rispetto al 73% di quelli appartenenti al quintile più ricco.

Il rapporto evidenzia poi una relazione tra disuguaglianza economica e rendimento scolastico.

 

Osserva che i paesi in cui il divario tra ricchi e poveri è più ampio tendono a registrare, nel complesso, risultati scolastici inferiori. Nei paesi con il più alto livello di disuguaglianza, il 65% dei bambini rischia di lasciare la scuola senza aver acquisito competenze di base in lettura e matematica, rispetto al 40% dei bambini nei paesi con il più basso livello di disuguaglianza.

 

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Queste disparità tra i vari paesi si riscontrano anche all'interno dei singoli paesi, dove si registrano notevoli differenze nei risultati dei voti scolastici tra i ragazzi provenienti dalle famiglie più abbienti e quelli provenienti dalle famiglie più povere. In media, l'83% dei quindicenni appartenenti al quintile più ricco della popolazione possiede competenze di base in matematica e lettura, rispetto al 42% di quelli appartenenti al quintile più povero.

 

Il rapporto esorta i governi ad adottare misure in diversi ambiti politici per ridurre al minimo l'impatto delle disuguaglianze sul benessere dei bambini, in particolare attraverso la riduzione della povertà infantile. 

 

IL 27% DEI BAMBINI E ADOLESCENTI ITALIANI È IN SOVRAPPESO

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 Il 27% dei bambini e degli adolescenti italiani di età compresa tra i 5 e i 19 anni è in sovrappeso, in linea con il trend di lunga data che vede un'elevata prevalenza di sovrappeso nei paesi dell'Europa meridionale. Se a ciò si aggiunge il divario alimentare legato al tenore di vita, ne emerge che l'alimentazione nei primi anni di vita costituisce una chiara leva politica sia per l'equità sociale che per i risultati in materia di salute infantile. E' quanto emerge dal rapporto - "Opportunità disuguali - bambini e disuguaglianza economica" Unicef Innocenti.

 

Dal report emerge anche che le abitudini alimentari dei bambini variano notevolmente a seconda del reddito familiare.

 

obesita infantile 1

Tra gli italiani di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, il 22% dei ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito consuma verdura ogni giorno, contro il 39% di quelli provenienti da famiglie ad alto reddito: un divario di 17 punti percentuali. Il consumo giornaliero di frutta si attesta al 32% (basso reddito) contro il 40% (alto reddito).

 

Il consumo giornaliero di bevande zuccherate mostra un andamento inverso: il 18% nelle famiglie a basso reddito e il 12% in quelle a reddito elevato. Questi divari - osservano gli estensori del report - suggeriscono che le politiche alimentari rivolte alle famiglie a basso reddito (pasti scolastici, programmi di distribuzione di frutta e verdura, regolamentazione dello zucchero) affrontano una disuguaglianza reale e misurabile. 

 

IN ITALIA MORTALITÀ PER SUICIDIO TRA GIOVANISSIMI TRA LE PIÙ BASSE IN UE

adolescenti suicidio

  La mortalità per suicidio tra i 15-19enni è di 2,82 per 100.000, uno dei tassi più bassi in Europa: è quanto emerge dal rapporto "Opportunità disuguali - bambini e disuguaglianza economica" di Unicef Innocenti.

 

Gli adolescenti italiani - si legge nel rapporto - dichiarano un livello di soddisfazione di vita relativamente elevato, ma il divario è marcato. Il 73% dei quindicenni italiani dichiara un alto livello di soddisfazione di vita. Tra gli adolescenti appartenenti al 20% con il contesto socioeconomico più svantaggiato, la percentuale è del 66%. Nel 20% con il contesto socioeconomico più favorevole, sale al 79%, con un divario di 13 punti percentuali.

 

depressione tra gli adolescenti

Inoltre, gli adolescenti italiani dedicano più tempo ai compiti rispetto ai coetanei di quasi tutti gli altri paesi inclusi nel report: più della metà dei quindicenni raggiunge un livello di competenza di base in matematica e lettura, ma con marcate differenze socio-economiche. Il 57% dei quindicenni italiani raggiunge un livello di competenza di base sia in matematica che in lettura.

 

Tra gli adolescenti del quintile socioeconomico più basso questa percentuale scende al 45%; nel quintile più alto sale all'84%. Il divario di 39 punti percentuali tra i due estremi del gradiente sociale è una delle più grandi disuguaglianze nell'apprendimento riscontrabili nei dati italiani. La 'segregazione scolastica' è moderata, il che suggerisce che il divario nell'apprendimento non sia determinato principalmente dalla scuola frequentata dagli studenti.

adolescenti suicidio 2

 

L'indice di 'segregazione scolastica' in Italia è pari a 0,23, il che indica che gli studenti provenienti da contesti socioeconomici diversi sono relativamente ben distribuiti tra le scuole. Il notevole divario nei risultati di apprendimento deriva quindi prevalentemente dall'interno del sistema scolastico o da fattori ad esso correlati. Ciò rimanda a fattori quali l'orientamento precoce verso i percorsi secondari accademici, tecnici e professionali a partire dai 14 anni, le risorse familiari e le condizioni al di fuori della scuola, nonché le differenze nella qualità dell'insegnamento e nelle risorse scolastiche tra le regioni. 

 

https://www.dagospia.com/cronache/bambino-italiano-vive-soglia-poverta-dei-tassi-piu-473832 

 

IL VERO DRAMMA DELL’ITALIA SONO GLI STIPENDI: SONO TRA I PIÙ BASSI D’EUROPA. E L’UNICO LAVORO CHE SI CREA È NEI SETTORI SBAGLIATI

 

IL VERO DRAMMA DELL’ITALIA SONO GLI STIPENDI: SONO TRA I PIÙ BASSI D’EUROPA. E L’UNICO LAVORO CHE SI CREA È NEI SETTORI SBAGLIATI – IN DIECI ANNI L’ECONOMIA ITALIANA HA CREATO 3,7 MILIONI DI LAVORATORI DIPENDENTI NEL PRIVATO, E ALLO STESSO TEMPO HA PERSO IN MEDIA 1800 EURO ALL’ANNO DI SALARIO REALE PER OGNI LAVORATORE A TEMPO PIENO – IL PROBLEMA È IL TIPO DI OCCUPAZIONE CREATA: TURISMO E RISTORAZIONE, CIOÈ SETTORI IMPRODUTTIVI SENZA VALORE AGGIUNTO. IL RISULTATO? IL PAESE ARRANCA, DIVENTATO UN LUNA PARK PER TURISTI E UN FAST FOOD A CIELO APERTO, MENTRE LE INDUSTRIE CHIUDONO, LICENZIANO, DELOCALIZZANO…

poveri poverta povertà giorgia meloni 

Estratto dalla newsletter di Lorenzo Ruffino

 

GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Tra il 2014 e il 2024, i dipendenti privati sono aumentati di 3,7 milioni, passando a 14 a 17,7 milioni in dieci anni. In contemporanea, il salario reale a parità di tempo lavorato è passato da 34.450 a 32.655 euro, circa 1.800 euro in meno. L’Italia ha creato più lavoro, ma quel lavoro è pagato meno di dieci anni fa.

 

I numeri vengono dall’Osservatorio Statistico INPS sui Lavoratori Dipendenti del settore Privato, che ogni anno pubblica i dati sulle retribuzioni e una serie di informazioni demografiche e di settore economico.

 

Coprono il settore privato ma escludono la pubblica amministrazione e i lavoratori autonomi. Sul totale dei 24 milioni di occupati italiani, i 17,7 milioni di dipendenti privati nel 2024 sono circa il 75 per cento del mercato del lavoro.

 

stipendio nel settore privato dati inps elaborazione lorenzo ruffino

Per misurare il salario in modo pulito ho usato lo stipendio annuo a tempo pieno equivalente. Si calcola dividendo il totale delle retribuzioni per le settimane “utili” lavorate dallo stesso gruppo.

 

Le settimane utili sono un indicatore Inps che corregge per l’intensità del part-time: chi lavora a metà tempo per tutto l’anno conta come 26 settimane utili invece di 52. Il rapporto è la retribuzione media per settimana riportata a un’unità di lavoro a tempo pieno; moltiplicato per 52 dà l’equivalente annuo. In pratica è il salario medio annuo che si otterrebbe se tutti lavorassero a tempo pieno per tutto l’anno.

 

ITALIANI PIU' POVERI

Tutti i valori sono espressi in base ai prezzi del 2024, correggendo così per l’inflazione. Nei dieci anni considerati, infatti il costo della vita in Italia è aumentato del 20 per cento. 100 euro del 2014 corrispondono a 119,6 euro nel 2024: senza la correzione qualunque stipendio sembrerebbe crescere anche se può permettersi poi di comprare meno beni.

 

Il quadro generale

Si potrebbe pensare che la media scenda solo perché negli ultimi dieci anni sono entrati molti più part-time o molti più lavoratori che non coprono l’intero anno (tipo gli stagionali).

Ma anche depurando completamente la misura da entrambi gli effetti, guardando solo a chi lavora un anno intero e in equivalenza a tempo pieno, il salario reale è oggi sotto del 6,1 per cento rispetto al 2014. La quota di chi lavora un anno intero è anzi leggermente cresciuta, dal 53,5 al 54,4 per cento del totale, segno che la discontinuità dei rapporti non è aumentata.

 

calo stipendi per settore dati inps elaborazione lorenzo ruffino

Anno per anno, dal 2014 al 2021, il salario reale è stato sostanzialmente piatto, oscillando tra i 34 e i 35 mila euro. Il calo si concentra nel biennio 2022-2023, in due anni l’inflazione ha fatto crescere il costo della vita del 14 per cento ma i contratti collettivi e gli scatti salariali ci mettono molto di più a recuperare. Il punto minimo è il 2023, con 31.878 euro reali, oltre 2.500 in meno rispetto al 2016. Nel 2024 c’è un parziale recupero a 32.655 euro, ma il gap con il 2014 resta. Il “ritardo” dei dieci anni, in altre parole, si è creato quasi tutto in un biennio.

 

Bisogna anche considerare che, a differenza dei dati sulle dichiarazioni dei redditi, qui stiamo considerando l’imponibile previdenziale, che corrisponde sostanzialmente alla retribuzione annua lorda contrattata con il datore di lavoro. L’imponibile fiscale delle dichiarazioni dei redditi invece non tiene conto dei contributi sociali che vengono trattenuti dalla busta paga.

 

ELECTROLUX

Il calo di stipendio si concentra tra i più anziani

Dentro il dato medio ci sono diversi movimenti. Concentriamoci sui 9,6 milioni di lavoratori privati che nel 2024 hanno avuto un rapporto continuativo per tutti i dodici mesi dell’anno, il 54 per cento del totale, mentre gli altri 8 milioni hanno lavorato per periodi più brevi. Anche per questo gruppo “stabile” il salario reale dei lavoratori sotto i 30 anni è praticamente fermo (-0,8 per cento per la fascia 20-29). Sopra i 40, il calo cresce con l’età: i 40-49 perdono 3.240 euro reali all’anno (-7,9 per cento), i 50-59 ne perdono 4.450 (-9,8), i 60 e oltre 6.300 (-12,9). Più si è anziani, più si è perso.

 

crescita del lavoro a basso valore aggiunto dati inps e istat elaborazione lorenzo ruffino

In parallelo, il numero dei lavoratori senior è esploso. Gli over-60 sono triplicati in dieci anni, da 272 mila a 842 mila; i 50-59 sono cresciuti del 57 per cento. Sotto i 50 l’occupazione è quasi ferma. La riforma Fornero del 2011, che ha innalzato l’età pensionabile, è il principale fattore dietro questo invecchiamento della forza lavoro.

 

L’effetto combinato è paradossale in quanto la composizione demografica spinge in alto la media salariale, perché gli over-50 guadagnano più dei giovani. Ma dentro quella stessa categoria il salario reale è sceso. La decomposizione statistica che separa l’effetto dei cambiamenti dei salari per classe da quello del peso di ciascuna classe sul totale, mostra che senza l’invecchiamento il salario medio sarebbe sceso del 6 per cento invece che del 5,2. La stagnazione nelle classi avanzate è quindi ancora più forte di quanto non dica il dato medio.

 

[…]

 

proteste contro il turismo a firenze

L’effetto più importante però viene dai settori. La manifattura, che ha i salari più alti fra i grandi settori del lavoro privati, è cresciuta solo del 9 per cento (da 3,67 a 4 milioni di lavoratori) e il suo salario annuo equivalente è quasi in linea con quello di dieci anni fa, 36.815 euro.

 

I settori che hanno trainato l’occupazione sono altri. Il turismo e la ristorazione sono cresciuti del 54 per cento, con oltre 700 mila lavoratori in più in dieci anni, ma il salario annuo equivalente è 21.645 euro, il più basso fra i grandi settori, ed è sceso dell’8,7 per cento reale dal 2014.

 

numero di lavoratori per settore dati inps elaborazione lorenzo ruffino

I servizi alle imprese (pulizie, vigilanza, somministrazione, contact center) sono cresciuti del 34 per cento e pagano 25.852 euro all’anno equivalente, in calo del 4,3. La sanità e l’istruzione private sono cresciute del 43 e del 56 per cento, ma con salari attorno ai 25 mila euro, anch’essi in calo.

 

La finanza, di gran lunga il settore più pagato del privato (60.912 euro, più 1,3 per cento reale), ha invece avuto un calo di occupazione dell’8 per cento. Il settore informatico, ben pagato a 43 mila euro, è cresciuto in occupazione del 32 per cento ma resta troppo piccolo per spostare la media.

 

turismo 10

I settori che hanno trainato l’occupazione sono anche quelli a più bassa produttività, in alcuni casi in calo. Una misura standard della produttività del lavoro è il valore aggiunto per occupato, cioè quanta ricchezza viene prodotta in media da ciascun lavoratore. Lo calcolano i conti nazionali Istat a prezzi costanti 2020, depurato cioè dall’inflazione.

 

Nel turismo sono 34.800 euro di valore aggiunto per occupato all’anno, in calo del 17 per cento reale dal 2014; nell’istruzione 39.300, meno 16 per cento; nei servizi alle imprese 39.800, fermi da dieci anni mentre l’occupazione cresce di quasi un terzo; nella sanità 51.200, meno 9 per cento.

 

poverta in italia

Nella manifattura, dove l’occupazione è cresciuta solo del 4 per cento, il valore aggiunto per occupato vale 72.400 euro (più 8 per cento dal 2014); nel settore informatico 101.100 (più 11 per cento); nella finanza 119.000, ma con occupazione in calo. Un occupato del turismo produce meno della metà del valore aggiunto di un occupato della manifattura. La produttività media dell’economia italiana è cresciuta del 2 per cento reale in dieci anni. Come abbiamo già detto diverse volte, senza crescita della produttività non c’è spazio per crescita salariale.

 

È evidente come i settori dove si crea lavoro sono quelli dove si paga di meno. […]

 

settore della ristorazione in italia

A questo si aggiunge un dato sui contratti. I lavoratori a tempo determinato sono cresciuti del 55 per cento, gli stagionali del 79, gli indeterminati solo del 17. Il salario annuo equivalente del determinato è sceso del 10,3 per cento reale, contro meno 3,3 dell’indeterminato: oggi un determinato guadagna 12.300 euro in meno di un indeterminato a parità di tempo lavorato, contro 10.900 di dieci anni fa.

 

La forbice si è allargata, ma una parte di questa precarizzazione è già “dentro” lo spostamento settoriale: i nuovi contratti precari sono concentrati nel turismo, nei servizi alle imprese, nell’istruzione privata. Una decomposizione che tiene contemporaneamente conto di settore e tipologia contrattuale mostra che, una volta fissato il settore, il cambio di mix contrattuale spiega solo il 6 per cento del calo del salario reale; il restante effetto contrattuale era in realtà già contato dentro l’effetto settore.

 

In conclusione

poverta in italia

In dieci anni l’economia italiana ha aggiunto 3,7 milioni di lavoratori dipendenti nel privato e ha contemporaneamente perso circa 1.800 euro all’anno di salario reale per ogni lavoratore a tempo pieno equivalente. Quasi metà del calo è composizione settoriale, l’altra metà si spiega in gran parte con il fatto che i salari non si sono adeguati all’inflazione facendo perdere potere d’acquisto ai dipendenti.

 

In sostanza, l’Italia ha creato lavoro nei settori sbagliati. Le politiche governative, indipendentemente dalla maggioranza di quel momento, hanno continuato a proteggere rendite e settori a basso valore aggiunto invece di promuovere quelli ad alto valore aggiunto, manifattura avanzata, servizi professionali, settore informatico, ricerca, finanza.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti antonio tajani foto lapresse

Né nel governo attuale né nelle opposizioni esiste oggi un piano coerente per invertire la rotta. Si discutono singoli sgravi sul cuneo e bonus salariali, raramente investimenti strutturali in capitale umano, ricerca, infrastrutture digitali, capitale fisico e riforma della concorrenza nei settori protetti.

 

La via dei sussidi fiscali, come il taglio del cuneo, gli sgravi sui redditi bassi, i bonus mensili, non risolve il problema per due ragioni. La prima è che la finanza pubblica italiana non ha più margini per espanderli: con un debito oltre il 137 per cento del PIL e una spesa per interessi tra gli 80 e i 90 miliardi l’anno, gli spazi fiscali sono saturi. La seconda è che i sussidi spostano il problema senza risolverlo. Senza crescita della produttività non c’è spazio per stipendi più alti in modo permanente, e ogni euro di sgravio è un euro di tasse o di debito che qualcun altro paga, oggi o domani.

 

Senza una correzione di rotta l’Italia continuerà a impoverirsi in termini relativi rispetto al resto d’Europa e del mondo. È un fenomeno già in corso e che si autoalimenta: ogni anno qualche decina di migliaia di giovani lascia il paese, attratti da paesi dove gli stipendi sono più alti e crescono. La fuga dei laureati e il calo dei salari reali sono lo stesso fenomeno visto da due angolazioni diverse.

https://www.dagospia.com/business/vero-dramma-dell-italia-gli-stipendi-i-piu-bassi-d-europa-l-unico-si-474151 

 

LEZIONI AMERICANE PER LA SINISTRA ITALIANA: LA POLITICA SI FA CON I FATTI CONCRETI

 

LEZIONI AMERICANE PER LA SINISTRA ITALIANA: LA POLITICA SI FA CON I FATTI CONCRETI – DANIEL LURIE, SINDACO DEMOCRATICO DI SAN FRANCISCO, È RIUSCITO IN POCHI ANNI A RIPULIRE L’IMMAGINE DELLA CITTÀ, DIVENTATA IL SIMBOLO DEL DISORDINE PROGRESSISTA, TRA OVERDOSE DI FENTANYL, SENZATETTO E AZIENDE IN FUGA – IL 49ENNE, EREDE DELLA FAMIGLIA DISCENDENTE DI LEVI STRAUSS (CHE CONTROLLAVA L'IMPERO DEI JEANS LEVI'S), HA LAVORATO PER RIDURRE IL CRIMINE, AIUTARE GLI HOMELESS, SGOMBERARE LE STRADE A DOWNTOWN E ATTIRARE INVESTIMENTI, LASCIANDO DA PARTE LA FUFFA LIBERAL SUI DIRITTI, IDENTITÀ E IDEOLOGIA WOKE: SECONDO UN SONDAGGIO RECENTE, ORA LURIE HA UN INDICE DI GRADIMENTO DEL 74%...

 

Estratto dell’articolo di Massimo Basile per "la Repubblica"

 

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A San Francisco hanno riscoperto l'amore per un sindaco, dopo anni di polemiche e fughe dalla città. Daniel Lurie sembra uscito dall'ennesimo romanzo americano: erede della famiglia che un tempo controllava l'impero dei jeans Levi's, filantropo fondatore di noprofit contro la povertà, outsider senza esperienza, è diventato sindaco nel 2024 promettendo non una rivoluzione ideologica ma qualcosa di molto meno glamour, cioè far funzionare di nuovo la città.

 

E questo, nel cuore tech d'America, lo ha reso molto popolare perché ha rimesso al centro ciò che il mondo digitale sembrava aver fagocitato: la vita reale.

 

Secondo un sondaggio del San Francisco Chronicle, Lurie ha un indice di gradimento del 74 per cento, un numero quasi irreale per una città che negli ultimi anni era diventata simbolo nazionale del disordine urbano progressista: overdose da fentanyl, downtown svuotata, negozi chiusi, accampamenti urbani di homeless trasformati in metafora televisiva del declino americano.

 

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva avuto gioco facile nell'accusare le amministrazioni democratiche di aver spalancato le porte dell'inferno, intossicando il decoro e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Il tycoon citava sempre San Francisco. Ora non più.

 

L'aspetto nuovo è che l'erede della famiglia discendente di Levi Strauss, 49 anni, non è un tribuno dalla retorica avvolgente. Non è un Barack Obama della Bay Area, non ha il fervore ideologico del senatore Bernie Sanders o il carisma del sindaco di New York Zohran Mamdani. Si esprime con toni bassi, lessico pragmatico e ha un'ossessione per due parole: "Efficienza" e "risultati". In un'epoca di sindaci show, non è poco. […]

 

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Il sindaco ha lavorato per ridurre il crimine, aiutare gli homeless, sgomberare le strade a downtown e attirare investimenti. Il lavoro è ancora lungo ma molti ammettono che la città non appare più fuori controllo. Lurie sembra aver capito che la via progressista per riconquistare la gente è pensare ai loro bisogni, e meno ai principi. Nel suo discorso davanti ai democratici californiani ha definito San Francisco «una città che funziona».

 

Lurie non rinnega i valori liberal, ma sostiene che quei valori abbiano smesso da tempo di essere accompagnati dal buon senso. In questo ricorda il sindaco Mamdani, che a New York si occupa di chi ha una casa popolare fatiscente e non può permettersi di mandare i figli all'asilo. Entrambi sono il volto della mutazione del nuovo Partito democratico, post-ideologico. Il centro di San Francisco è tornato a popolarsi. Conferenze di intelligenza artificiale tornano al Moscone Center, il turismo è in ripresa. […]

https://www.dagospia.com/cronache/politica-si-fa-i-fatti-concreti-daniel-lurie-sindaco-san-francisco-e-473969 

 

“MORTE ALL’AMERICA” – LA NAZIONALE IRANIANA PARTE PER IL RITIRO TURCO IN VISTA DEL MONDIALE AMERICANO TRA CORI DEI TIFOSI CONTRO GLI STATES, GUAI CON I VISTI E ULTIMATUM ALLA FIFA

 

“MORTE ALL’AMERICA” – LA NAZIONALE IRANIANA PARTE PER IL RITIRO TURCO IN VISTA DEL MONDIALE AMERICANO TRA CORI DEI TIFOSI CONTRO GLI STATES, GUAI CON I VISTI E ULTIMATUM ALLA FIFA – LA FEDERAZIONE DI TEHERAN HA COMUNICATO LE SUE CONDIZIONI PER POTER PARTECIPARE AL MONDIALE: TUTTI I GIOCATORI E LO STAFF CHE ACCOMPAGNERA' LA SQUADRA DOVRANNO RICEVERE IL VISTO, COMPRESI COLORO CHE HANNO SVOLTO IL SERVIZIO MILITARE NEL CORPO DEI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE. TRA LE RICHIESTE, IL RISPETTO DELLA BANDIERA E DELL’INNO NAZIONALE, EVITARE DOMANDE CHE VADANO OLTRE LE “QUESTIONI CALCISTICHE”: “LA FIFA CI DEVE GARANTIRE CIÒ CHE ABBIAMO CHIESTO. I GIOCATORI RAPPRESENTERANNO MOJTABA KHAMENEI”. CHE NE PENSA TRUMP?

iran parte per il ritiro in turchia in vista del mondiale in usa 

Paolo Tomaselli per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

IRAN PARTE PER IL RITIRO IN TURCHIA IN VISTA DEL MONDIALE IN USA

A un mese dal debutto al Mondiale con la Nuova Zelanda a Los Angeles, l’Iran saluta il suo popolo con una cerimonia in piazza Enghelab a Teheran e parte per il lungo ritiro ad Antalya in Turchia, accompagnata dai cori di migliaia di tifosi, che gridano «Morte all’America», il nemico che quel Mondiale lo organizza.

 

«I giocatori rappresenteranno il popolo, i combattenti del Paese, la Guida suprema (Mojtaba Khamenei) e la Nazione — ha scandito il presidente della federazione calcistica Mehdi Taj —. La nostra è una nazionale di calcio in tempo di guerra, che sarà un pilastro di autorità e resistenza».

 

Molte le foto dell’ex Guida suprema Ali Khamenei, ucciso negli attacchi israelo-americani che hanno dato il via alla guerra. «Per il sangue dei martiri, cantate l’inno con fermezza e senza esitazione», recitava un cartello.

 

IRAN PARTE PER IL RITIRO IN TURCHIA IN VISTA DEL MONDIALE IN USA

I visti per la delegazione iraniana non sono ancora stati rilasciati dagli Usa e domani il presidente della Fifa, Gianni Infantino, incontrerà in Turchia lo stesso Mehdi Taj, al quale di recente il Canada (altro Paese organizzatore) ha negato il visto d’ingresso — era diretto al congresso Fifa di Vancouver — in quanto ex membro dei Guardiani della Rivoluzione, inseriti nella lista dei gruppi terroristici anche dagli Stati Uniti. Se il calcio unirà i popoli, come ha dichiarato Infantino nello stesso congresso e se l’Iran giocherà davvero la Coppa del Mondo, stabilendosi in ritiro a Tucson, in Arizona, una settimana prima dell’esordio, allora per il presidente della Fifa sarà un trionfo politico.

 

IRAN PARTE PER IL RITIRO IN TURCHIA IN VISTA DEL MONDIALE IN USA

Ma la strada è ancora lunga, perché proprio la federazione di Teheran ha comunicato le sue condizioni per poter partecipare al Mondiale: Mehdi Taj vuole garanzie affinché tutti i giocatori, gli allenatori e i funzionari che accompagneranno la squadra ricevano il visto, compresi coloro che hanno svolto il servizio militare nel corpo dei Guardiani della rivoluzione. Tra le richieste iraniane figurano inoltre il rispetto della bandiera e dell’inno nazionale, oltre a maggiori misure di sicurezza negli aeroporti, negli hotel e negli stadi. L’Iran chiede anche di evitare domande che vadano oltre le «questioni tecniche calcistiche», memore anche dell’esperienza durante l’ultimo Mondiale in Qatar (...)

 

 

«Non abbiamo contatti con gli Usa, non sono prevedibili e degni di fiducia — ha aggiunto ieri Mehdi Taj —. La Fifa è responsabile dell’organizzazione del Mondiale e ci deve garantire ciò che abbiamo chiesto». Infantino lo farà. Ma non è detto che basti.

https://www.dagospia.com/sport/morte-all-america-la-nazionale-iraniana-parte-per-ritiro-turco-in-vista-474228 

 

GLI EMIRATI TENGONO IL PETROLIO IN DUE STAFFE

 

GLI EMIRATI TENGONO IL PETROLIO IN DUE STAFFE – L’USCITA DALL’OPEC NON DISPIACE AGLI STATI UNITI (UN AUMENTO DELLA PRODUZIONE PUÒ CONTRIBUIRE A LIMARE I PREZZI E A PLACARE GLI ELETTORI AMERICANI), MA È UNA MEZZA FREGATURA PER WASHINGTON – AL GOVERNO DI ABU DHABI INTERESSA SOPRATTUTTO AVERE MANI PIÙ LIBERE PER AFFERMARE LE VARIETÀ DI GREGGIO DEL GOLFO COME RIFERIMENTI PER IL PREZZO INTERNAZIONALE E SOSTITUIRLE AL BRENT DELL'ATLANTICO DEL NORD. QUEST'ULTIMO, PERÒ, HA IL PREZZO DENOMINATO IN DOLLARI MENTRE LE VARIETÀ MEDIORIENTALI POTRANNO FARSI PAGARE I CONTRATTI INTERNAZIONALI ANCHE IN YUAN CINESI O RUPIE INDIANE. E TANTI SALUTI AL PETRODOLLARO CHE HA SOSTENUTO L’ECONOMIA AMERICANA NEGLI ULTIMI 50 ANNI

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Da “Whatever it takes”, la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

EMIRATI ARABI - PETROLIO

[…] C'è qualcosa che però sta già accadendo: in questo stallo, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro uscita dal cartello dell'Opec. Con quale obiettivo, proprio ora che il loro export è limitato dalla guerra nel Golfo?

 

Salvatore Carollo, l'ex capo del trading dell'Eni, ha una lettura: al governo di Abu Dhabi interessa soprattutto avere mani più libere per affermare le varietà di greggio del Golfo - il Dubai, il Murban e l'Oman - come riferimenti per il prezzo internazionale. Al posto del Brent dell'Atlantico del Nord.

 

Ma quest'ultimo ha il prezzo denominato in dollari - osserva Carollo - mentre le varietà mediorientali potranno fissare i prezzi dei contratti internazionali anche in yuan cinesi o rupie indiane. Così il biglietto verde perde terreno come valuta per le transazioni commerciali globali.

DONALD TRUMP - PETROLIO

 

La stessa Arabia Saudita non appoggia, ma lascia che accada: può coglierne i frutti domani. Del resto negli Emirati Arabi Uniti è partito un dibattito pubblico anche sull'opportunità di espellere le basi militari americane.

 

Così, mentre continua il suo assedio, Trump impercettibilmente, piano piano, passo passo, sta gestendo la guerra (molto) peggio di Cesare 2078 anni fa: a perdere è l'America, nel suo ruolo di sola superpotenza dominante. 

https://www.dagospia.com/cronache/gli-emirati-tengono-petrolio-in-staffe-l-uscita-dall-opec-non-dispiace-473042 

 

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