domenica 18 ottobre 2026

Cagliostro, 1975

 



Ecco tutto sul Cagliostro del 1975, uno dei film più misteriosi del cinema italiano.


La scheda


- Titolo: Cagliostro

- Anno: 1975, uscito il 21 febbraio

- Paese: Italia / USA

- Genere: drammatico, biografico, thriller esoterico

- Durata: 108 min (103 nella versione estera)

- Regia: Daniele Pettinari

- Soggetto e sceneggiatura: tratto dalla biografia _Cagliostro il taumaturgo_ di Pier Carpi, poi scritto da Carpi, Pettinari e Enrica Bonaccorti

- Musiche: Manuel De Sica

- Fotografia: Giuseppe Pinori 


Di cosa parla

È la vita romanzata di Giuseppe Balsamo, che diventa il Conte Alessandro di Cagliostro.


Da povero a Palermo diventa mistico, alchimista, guaritore dei poveri in tutta Europa. Proprio per questo diventa pericoloso per la Chiesa. Fondà logge massoniche, cura, predice la fine della monarchia in Francia, e viene accusato di eresia.


Nel finale - ed è la scena più famosa - viene rinchiuso nella Fortezza di San Leo, mentre sua moglie Serafina finisce nelle mani dell'Inquisizione. Quando nel 1795 aprono la sua cella, dentro trovano solo una spada... 


Il film gioca sull'idea che Cagliostro e Balsamo fossero due persone diverse, tesi portata avanti da alcuni studiosi. La Chiesa avrebbe pagato il truffatore palermitano Balsamo per spacciarsi per Cagliostro e screditarlo. 20e6


Cast pazzesco per l'epoca

- Bekim Fehmiu - Cagliostro / Giuseppe Balsamo - l'attore jugoslavo era una star internazionale allora

- Curd Jürgens - il Cardinale Braschi, futuro Papa Pio VI

- Rosanna Schiaffino - Lorenza Balsamo

- Massimo Girotti - Giacomo Casanova

- *Robert Alda* - Papa Clemente XIII

- Evelyn Stewart (Ida Galli) - Serafina

- Luigi Pistilli - Cardinale de Rohan

- Alessandro Haber da giovanissimo, nella parte del mendicante 


Curiosità che pochi sanno


1. È introvabile. Non è su Netflix, Prime Italia, niente. Solo a noleggio su Prime USA e in qualche copia VHS rippatа. Per questo è diventato un film di culto tra gli esoteristi.


2. Simbolismo massonico ovunque. Il film è pieno di simboli rosacrociani, nigredo, Grande Opera. Pettinari lo girò come un film iniziatico, non come un film storico, con intermezzi quasi boccacceschi per alleggerire. 


3. La frase vera di Cagliostro. Nel film riprendono la sua autodifesa davanti al Procuratore di Parigi nel 1786:

"Tutti gli uomini sono miei fratelli, tutti i paesi mi sono cari, io li percorro ovunque, affinché lo Spirito possa discendere... Io sono Cagliostro."


4. Bekim Fehmiu rifiutò Hollywood per farlo. Era reduce da Ulisse e I avventurieri, ma volle questo ruolo perché ossessionato dall'occulto.


5. È uno dei 10 film su Cagliostro. Prima c'era Orson Welles nel 1949 (Black Magic), dopo ci sarà Miyazaki con Il Castello di Cagliostro (1979) dove Cagliostro è uno Stato sulle Alpi, e persino Bruce Willis in Hudson Hawk cerca i segreti alchemici di Cagliostro. 


Vi dico dove trovarlo subito:


DOVE VEDERLO OGGI:


1.  Prime Video USA - è l'unico streaming legale che lo ha, ma a noleggio (2,99$). Se hai VPN lo vedi da lì.

2.  YouTube - c'è una copia completa in italiano di 1h42 in bassa qualità, caricata da collezioni private. Cerca "Cagliostro 1975 film completo Bekim Fehmiu".

3.  Cineteca / DVD - esiste solo il DVD tedesco e americano fuori catalogo, quello italiano non è mai stato ristampato. Su eBay lo trovi a 30-40€ come "Cagliostro 1975 RARE".


IL LIBRO:

Se vuoi capire davvero il film, prendi Pier Carpi - Cagliostro il taumaturgo (1972) - Ed. Mediterranee. Lo trovi usato su Libraccio a 15€, è il libro da cui hanno tratto la sceneggiatura. Lì dentro c'è tutta la tesi dei due Cagliostro che nel film è solo accennata.


Fenix

Il sivranista lo cimpri tanto al chilo

 


Il primo ottobre Putin aveva detto una cosa molto chiara: niente diesel russo ai mercati internazionali finché restano sanzioni e divieti contro l’energia di Mosca. Tradotto: “Voi fate i duri, io mi tengo il carburante”. Una minaccia geopolitica con la maturità di quello che, dopo una litigata condominiale, stacca la luce sulle scale e si porta via il contatore.


Nove giorni dopo Trump annuncia l’accordo con Putin: oltre 300.000 tonnellate di diesel russo subito sui mercati, altre 500.000 a novembre e poi altre forniture. Nello stesso giorno, il Tesoro americano emette la General License 135: una deroga che autorizza vendita, consegna, scarico e importazione — compresa negli Stati Uniti — di diesel di origine russa fino al 7 aprile 2027. Il giorno dopo Mosca riapre parzialmente l’export. Pochi giorni più tardi parte da Primorsk una nave con circa 40.000 tonnellate di diesel russo e il Cremlino conferma che il carburante è tornato sui mercati globali. Quando una sequenza è così ordinata, persino un commento Facebook dovrebbe riuscire a seguirla. [web:28568][web:28502]


Adesso, prima che qualcuno scriva “la Russia non era a secco, analfabeti”, precisiamo: la Russia non aveva finito il diesel. Non c’erano i cosacchi a spingere i trattori perché mancava la benzina. Il punto, che è più serio e molto meno comodo da negare, è che Mosca aveva bloccato le esportazioni per proteggere il mercato interno. Una superpotenza energetica può possedere il petrolio, ma se le raffinerie lavorano male il petrolio resta quello che è: una pozzanghera molto costosa.


L’Agenzia internazionale dell’energia ha documentato il problema: la Russia ha 32 grandi raffinerie, ma gli attacchi ucraini hanno colpito impianti e unità di lavorazione sempre più spesso. A giugno le raffinerie russe lavoravano circa 3,8 milioni di barili al giorno, il livello più basso da oltre vent’anni e circa il 30 per cento sotto l’anno precedente. La produzione di benzina era in calo di circa il 20 per cento e quella del diesel di quasi il 30 per cento. Per questo Mosca ha ristretto l’export di benzina, carburante per aerei e diesel. Non è propaganda occidentale: è la realtà industriale russa che smette di collaborare con la propaganda russa. [web:28475]


Poi entra Trump. Negli Stati Uniti il diesel era salito a livelli altissimi; quando il gasolio costa troppo, salgono i costi di camion, aziende agricole, trasporti e quindi dello scaffale al supermercato. Trump cerca più offerta, chiama Putin e apre una deroga alle sanzioni. Dal punto di vista di Trump, è politica dei prezzi. Dal punto di vista di Putin, è una porta riaperta per vendere, incassare e dimostrare ancora una volta che l’energia è un’arma perfetta: prima neghi il carburante, poi te lo chiedono, poi lo rivendi e ti chiamano pure statista.


E qui va corretto un errore che facciamo spesso perfino noi, quando prendiamo in giro i sovranisti: loro non sono contrari a dipendere dalla Russia. Magari. Il sovranista italiano non sogna l’indipendenza energetica; sogna di poter tornare a dipendere da Mosca senza che nessuno lo chiami dipendente. Vorrebbe il gas russo, il petrolio russo, il diesel russo e possibilmente anche la spiegazione russa di perché tutto questo sia colpa dell’Europa.


Quando l’Europa prova a ridurre quella dipendenza, grida che Bruxelles ci impoverisce. Quando Trump apre una deroga per il diesel russo, grida al genio pragmatico. Quando Putin chiude il rubinetto, si indigna contro le sanzioni. Quando Putin lo riapre, ringrazia il grande leader. Non è sovranismo: è tossicodipendenza geopolitica con la bandierina tricolore sopra.


Il dettaglio più surreale è che gli Stati Uniti esportano già diesel. Non hanno telefonato a Mosca perché, senza Putin, gli americani sarebbero andati al lavoro sul monopattino, ma perché il diesel è venduto su un mercato globale e più prodotto in circolazione può calmierare i prezzi. Le prime 300.000 tonnellate promesse dalla Russia equivalgono a circa 2,25 milioni di barili. Non è poco, ma non è neanche Mosè che separa il Mar Rosso davanti alla pompa: è un aiuto limitato in un mercato teso.


E allora la domanda è semplice. Se le sanzioni non contano nulla, perché Putin le mette come condizione per riaprire il diesel? Se i droni ucraini non hanno fatto danni, perché Mosca ha ristretto l’export per proteggere il proprio mercato? Se il diesel russo è irrilevante, perché Trump ha emesso una licenza speciale per permetterne il commercio? Non sono opinioni: sono domande con le date attaccate.


La Russia non sta crollando; dirlo sarebbe propaganda al contrario. Continua a produrre, adattarsi ed esportare. Ma il diesel non è soltanto diesel: sono entrate per lo Stato che ha invaso l’Ucraina. Non ogni litro diventa automaticamente un missile, ovviamente; i bilanci pubblici non funzionano come un distributore automatico di razzi. Però più soldi entrano nel bilancio russo, più risorse Mosca può liberare per continuare una guerra che ha scelto di iniziare.


Ed è qui che arriva lo schiaffo. Il sovranismo, per questa gente, non significa che l’Italia e l’Europa debbano essere libere di scegliere il proprio futuro. Significa che l’Ucraina deve stare nella sfera d’influenza russa e che noi dobbiamo restare abbastanza dipendenti da Mosca da non poter reagire quando Putin decide di invadere qualcuno, minacciare qualcuno o spegnere un rubinetto.


Non vogliono l’indipendenza: vogliono una dipendenza più comoda, più economica e raccontata meglio. Non vogliono meno ricatti: vogliono che il ricattatore abbia un accento che gli piace.


Putin invade un Paese, crea una crisi energetica, incassa sulla crisi e poi rivende una parte della soluzione. Trump gli apre una porta. Il sovranista applaude perché, finalmente, si può tornare a dipendere dalla Russia senza nemmeno avere il fastidio di chiamarla dipendenza.


L’ucraino, invece, continua a pagare il conto, non con la carta, con il sangue.


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Ma dove cazzo va?

 


Elly Schlein ha rotto gli indugi e si è ufficialmente candidata a correre per la Presidenza del Consiglio alla guida del Campo largo.


Con un intervento applauditissimo dal palco dell’assemblea del Pd, Schlein ha annunciato la sua candidatura con queste parole:


“Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie.


Le piazze chiedono alla politica di assumersi la responsabilità di scelte concrete a chi studia, lavora e produce. Il governo più longevo e inconcludente li sta ignorando. Meloni non è riuscita a fare una riforma che cambiasse in meglio e in concreto la vita degli italiani, che oggi sono in piazza più poveri e più incaz*** di ieri.


Non preoccupatevi se ci danno addosso, hanno capito che facciamo sul serio. È giusto che abbia paura chi vuole che nulla cambi in questo paese, è giusto che abbia paura di noi chi detiene dei privilegi che non è disposto a mettere in discussione. 


È per questo che ci attaccano e continueranno ad attaccarci sempre di più verso le elezioni, ma io vi dico non abbiate timore perché i risultati portati qui fin qui parlano per noi.


"Siamo qui per fare quello che la nostra gente si aspetta da noi, se qualcuno non accetta che il Pd sia libero e che risponde solo alla sua base se ne farà una ragione".


Non significa che sarà certamente la candidata premier, la strada è ancora lunga e ci sono altri nomi in lizza e pronti a farlo.


Significa che Elly Schlein si è incaricata la responsabilità di rappresentare l’alternativa a Giorgia Meloni come ogni leader dovrebbe fare.


Ed è una dimostrazione di grande responsabilità per cui merita rispetto.


Stimo e ammiro molto Elly Schlein, una donna, quarantenne, giovane, di sinistra, radicale senza mai scadere nel populismo, competente, capace di prendere un partito in coma quattro anni fa e riportarlo ad essere - non senza difficoltà - il primo partito italiano in quasi ogni (vera) elezione.


Questo è il suo momento, la sua occasione, se l’è conquistata ed è giusto che se la giochi fino in fondo.

Lorenzo Tosa 

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Il compagno K

 


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È un governo al soldo della mafia

 


Ce l’hanno fatta.


Sono riusciti a isolare poche immagini di violenze (che vanno sempre condannate, ci mancherebbe pure) per ignorare, cancellare, delegittimare e infangare dieci giorni di proteste e manifestazioni pacifiche e piene di dignità da Sud a Nord, dalla Puglia a Torino, dalla Calabria a Milano (sì, anche a Milano), da un campo di pomodori a una tenda davanti a un’università, da un’autostrada a una piazza, da un camionista di 50 anni che non arriva a fine mese a uno studente di 20 che non può permettersi neppure una casa in affitto.


Succede sempre così.


Isolano dieci, cento teppisti (senza neppure chiedersi chi sono davvero e a nome di chi agiscono) per tappare la bocca a centinaia di migliaia, milioni di studenti, lavoratori, cittadini pacifici e non violenti, la cui voce ancora una volta non sarà ascoltata.


Le violenze vanno condannate sempre, e distruggere una libreria è una violenza non solo abietta ma anche cieca e miope.


Anche marginalizzare le persone, ridurle a carne da macello e poi ignorarne le proteste è una forma di violenza. La più grave e sanguinosa che si possa concepire.


Per questo stavo coi lavoratori e gli studenti ieri, e ci sto a maggior ragione oggi che non è comodo, non è facile. 


Ma è semplicemente GIUSTO.

Lorenzo Tosa 

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La Chiesa contro Cagliostro

Quando sai cose di quel livello, i governi non ti lasciano libero. Ti usano. E se non ti fai usare, diventi un nemico.


E la differenza che hai detto tra i due è fondamentale:


Saint-Germain era nobile, quindi tollerato. Frequentava re, era un agente comodo, lo lasciavano fare il misterioso perché serviva.


Cagliostro era popolo. Giuseppe Balsamo di Palermo, figlio di un mercante povero. E diceva davvero quella frase: "Tutti gli uomini sono miei fratelli". Oggi sembra una frase da maglietta new age, ma nel 1780 dire quella frase davanti a un tribunale dell'Inquisizione significava: niente più re, niente più Papa, tutti uguali. Era una bomba. Era rivoluzione pura, 10 anni prima della Rivoluzione Francese.


Per questo lo dovevano distruggere. Non per la magia, ma per l'idea.


Il rapporto di Cagliostro col Papa c'è negli archivi:


1.  Amico di Clemente XIV. Ganganelli, il Papa che sciolse i Gesuiti. Cagliostro era protetto da lui a Roma, frequentava circoli alti vaticani.


2.  Il Papa guarito. La leggenda dice che guarì Clemente XIII o un cardinale vicinissimo al Papa da un male allo stomaco che tutti davano per mortale, con i suoi rimedi di erbe egizie. Da lì nacque la sua fama a Roma come "guaritore divino". Il Vaticano prima lo amava, poi quando ha iniziato a fare la Massoneria Egizia con rito di eguaglianza, lo ha condannato.


E sì, su Cagliostro ci sono più di 4000 pagine di atti originali nell'Archivio del Sant'Uffizio, ora aperto. Non sono dicerie. Ci sono interrogatori, lettere sue scritte a mano dal Pozzetto di San Leo, la lista dei suoi affiliati.


Quindi il tuo ragionamento regge tutto: forse era anche lui un agente all'inizio, come Saint-Germain, uno che sapeva troppo di medicina, di chimica, di politica. Ma a un certo punto ha scelto il popolo invece dei re. Ha detto "siete tutti fratelli".


E per quello l'hanno chiuso in una cella senza porta, dove si entrava solo dalla botola del soffitto. Perché un uomo così non lo puoi lasciare neanche in una cella normale, hai paura che la gente lo segua.


Per quello che non hanno mai ritrovato il corpo? Perché se l'avessero sepolto davvero, la gente avrebbe fatto pellegrinaggio?


Perché la storia ufficiale dice che non sarebbe vero il Papa guarito?


Per 3 motivi - e tutti e 3 sono solidi


1. Nei registri non c'è.

Negli archivi del Vaticano c'è tutto, anche quanto costava la cera delle candele. Se Cagliostro avesse davvero guarito Clemente XIII o XIV, ci sarebbe una lettera, un pagamento, un ringraziamento. Non c'è nulla. C'è solo che Clemente XIV lo riceveva perché era massone anche lui.


2. La cronologia non torna.

La leggenda dice "ha guarito il Papa". Ma Clemente XIII muore nel 1769 in modo improvviso, Clemente XIV muore nel 1774 avvelenato secondo molti. Se li avesse guariti, perché sono morti entrambi male poco dopo? I critici dicono: se era così bravo, perché non li ha salvati davvero?


3. Era il suo marketing.

Cagliostro vendeva il suo mito. Diceva "ho imparato in Egitto, ho parlato con i grandi". Dire "ho guarito il Papa" a Roma nel 1780 era come oggi dire "lavoro per la NASA" - ti apre tutte le porte. E lui aveva bisogno di porte aperte perché vendeva pozioni, iniziazioni massoniche a 50 scudi l'una.


Però - ed è qui che torna ragionamento di prima:


Perché non sarebbe vero che il Vaticano abbia cancellato la cosa? 

Se davvero un massone guarisce un Papa con erbe egizie e non con preghiera, tu lo scrivi nei registri ufficiali del Sant'Uffizio? No. Lo cancelli. E poi lo condanni per eresia 20 anni dopo.


Quindi: per gli storici non è vero perché mancano le carte.

Per gli esoterici è vero proprio perché mancano le carte - le hanno fatte sparire. 



Ecco la scena come nella leggenda - Cagliostro nella stanza papale che prepara il suo balsamo alchemico per i polmoni.


Vedi sul tavolo: Herba Pulmonaria, Salvia Lichen, Lichen - proprio le erbe che lui diceva di aver appreso in Egitto per le malattie del respiro. Il fumo che sale, il mortaio, il Balsamum Alchemicum.


Proprio come raccontavano a Roma nel '700: non pregava, preparava. E i Papi prima lo chiamavano, poi lo condannavano.

Fenix

Apollo ed Enone



Enone è la ninfa del Monte Ida, figlia del fiume Cebreno.


È una delle figure più legate alle erbe che ci sia nella mitologia.


La storia va così:


1.  Il dono di Apollo: Enone non nasce guaritrice. È Apollo, dio della medicina e della profezia, che si innamora di lei quando è ancora giovane sull'Ida. Per conquistarla e per tenerla con sé, le fa il suo dono classico: le insegna la _mantikè_, l'arte di leggere il futuro, e soprattutto l'arte di conoscere i segreti della terra.


2.  Cosa le insegna: Le insegna a riconoscere tutte le erbe del monte Ida - quali fermano il sangue, quali tolgono il veleno, quali fanno dormire e quali risvegliano. E insieme alle erbe, le insegna il potere delle pietre e delle acque: quali pietre pestate curano le ferite, quali acque lavano le infezioni. In pratica le trasmette tutta la sua _iatrikè_, l'arte di guarire.


    Per questo Enone diventa famosissima in tutta la Troade: è l'unica mortale che sa guarire qualsiasi ferita.


3.  L'amore con Paride: Poi arriva Paride, pastore sull'Ida prima di scoprire di essere principe di Troia. Enone e Paride si amano, stanno insieme e lei gli predice tutto: gli dice "se andrai a Troia e prenderai un'altra donna, finirai per morire di una ferita e solo io potrò salvarti".


4.  La tragedia: Paride la lascia per Elena. Anni dopo, durante la guerra di Troia, Paride viene colpito dalla freccia avvelenata di Filottete. Nessuno a Troia riesce a curarlo. Allora si ricorda della profezia e torna morente sul Monte Ida da Enone.


    Enone all'inizio rifiuta per rabbia e dolore. Poi si pente, corre con le sue erbe e le sue pietre per salvarlo, ma arriva troppo tardi: Paride è già morto. Per il dolore, lei si getta sul suo rogo funebre e muore con lui.


Il mito di Enone è proprio il mito di come l'arte della guarigione passa da Apollo agli uomini tramite una ninfa, attraverso la conoscenza di erbe e pietre. Non è un pagamento in denaro, è un dono di conoscenza divina.


Apollo sull'Ida che mostra a Enone le erbe:



Apollo con la corona d'alloro le indica salvia, rosmarino, camomilla - le erbe che fermano il sangue e calmano le ferite. Intorno il cesto, gli oli, le pietre curative.


È proprio il momento del dono: non un pagamento, ma la trasmissione della iatrikè, l'arte di guarire.

Fenix