lunedì 21 settembre 2026

Calendario delle domeniche ecologiche a Roma

 


Bravi!

 


Sognavano Balotelli da pulcini, ora si ritrovano in azzurro: la storia di un’amicizia tra Doumbia e Zoma 🔜⚽️🇮🇹


Le due nuove stelline del ct Mancini hanno fatto la storia dell’AlbinoLeffe. Sono Mohamed Ali Zoma (per tutti Momo) e Issa Doumbia: entrambi classe 2003, cresciuti nel settore giovanile del club bergamasco e lanciati nel grande calcio europeo. 


Il primo è un attaccante, gioca al Norimberga allenato da Klose: 14 gol in 29 gare lo scorso anno. Cinque reti su cinque in questo inizio di stagione. L’altro è un centrocampista, passato dal Venezia, si è trasferito in estate allo Sporting Lisbona per 26 milioni di euro. 


Hanno iniziato a giocare insieme, dai Pulcini alla prima squadra: “Da piccoli avevano la cresta, come Balotelli. A 9 anni giocavano entrambi in attacco e segnavano a raffica. Dribblavano tutti come schegge impazzite”. 


Issa è nato a Treviglio, provincia di Bergamo, da genitori ivoriani: suo padre è un camionista, la mamma una casalinga. “A loro devo tutto – aveva ammesso il giocatore -. Quando ero piccolo mi prendevano a scuola e mi portavano direttamente al campo: dovevano saltare delle ore di lavoro per occuparsi di me, era difficile”.


Momo ha vissuto un’infanzia complicata: ha perso il papà da piccolo ed è stato costretto a crescere in fretta. “Sono diventato l’uomo di casa – aveva raccontato - con mia mamma e una sorellina. Ho fatto di tutto per aiutare la famiglia”.


Ora si ritroveranno in azzurro, in bocca al lupo ragazzi! 


✍️ Oscar Maresca

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Per i boccaloni

 


Ormai è da tanto che faccio solo post idioti e ignoranti!

Sento la necessità di portare un po' di "serietà" su questa paginetta e così vi beccate il post sulle rocce lunari prelevate sulla Luna durante le missioni Apollo!!!


Lo sapevate che le rocce e i campioni prelevati sul suolo lunare durante le missioni Apollo, non si possono falsificare?!


Molte persone credono che sia stato tutto un grande inganno!

Che bastava chiamare Kubrick, registrare lo sbarco e via così... fregato tutto il mondo!


Ehm...no!

 

Oltre alle comunicazioni radio, la prova, a mio avviso più valida ed impossibile da falsificare...sono appunto le rocce lunari prelevate sulla Luna!


Si, lo so, "in Antartide e nei deserti sono stati ritrovati meteoriti lunari e quindi uguali a quelli Apollo e nessuno potrebbe capire la differenza e c'è pure Wernher von Braun che andò in Antartide e tornò a casa con le rocce ecc ecc ecc"...no!! Cazzo no!


Partiamo dal principio...


Si pensa che la Luna si sia formata dalla Terra, grazie ad un impatto bello violento con un altro corpo celeste (Theia)


Quindi...la Luna è formata dalla stessa materia della Terra!


"E quindi basta prendere un po' di rocce terrestri ed è fatta!!!! Svelllliaaaaahhh"


No... aspettate... non funziona così!


Dovete sapere che le rocce lunari hanno proprietà uniche anche se provengono dalla stessa materia!


Immaginate per un attimo di avere 2 auto nuove! Prese lo stesso giorno! Identiche! Stesso modello, stesso allestimento, stesso motore ecc ecc.

Una la tenete in garage per 10 anni, l'altra invece la usate per girare per strada e la lasciate fuori in balia degli agenti atmosferici (temporali, vento, sole, gelo ecc ecc)


Secondo voi, dopo 10 anni, le due auto saranno ancora identiche?


Io direi di no!


Quella dentro al garage sarà impolverata, avrà magari quel tipico odore di chiuso, avrà il contachilometri ancora a 0 ecc...


Quella rimasta fuori invece avrà la vernice rovinata, la carrozzeria tutta ammaccata dalla grandine o dai vari incidenti, il contachilometri che segna 200.000km percorsi, il motore quasi andato, le gomme lisce, i sedili rovinati ecc ecc ecc!


Ecco...ora immaginate, rocce lunari che stanno belle beate sulla luna a prendersi il sole e tutte quelle belle radiazioni che ti abbronzano ben bene...


E poi ci sono loro, i meteoriti lunari trovati sulla Terra!

Quelli che un tempo erano delle belle rocce lunari ma che poi sono state sparate nello spazio dopo un forte impatto con un meteorite!

Hanno passato centinaia o addirittura migliaia di anni nello spazio, poi sono entrati nell'atmosfera terrestre bruciando materiale superficiale ed infine hanno impattato sulla Terra, rimanendo anche qui, in balia degli agenti atmosferici, acqua, batteri ecc!

Insomma, meteoriti lunari sono contaminati da tutto ciò che deriva dall'atmosfera terrestre!


Non sarebbe nemmeno possibile falsificare una roccia lunare partendo da un meteorite lunare!


È possibile calcolare quanto tempo, un meteorite lunare, ha trascorso sulla Terra tramite il decadimento degli isotopi cosmogenici!


Mh...interessante...che chézz sono gli isotopi cosmogenici?!


Ma prima di tutto... cos'è un isotopo?!?!?


È un atomo speciale!

Avete presente l'atomo?


Tipo quel coso dove c'è un nucleo con dentro protoni e neutroni...e fuori ci stanno gli elettroni che girano attorno al nucleo?!


Ma cavolo, "the big bang theory" non l'avete mai visto?!?! Guardatelo! Tutte le sere sul 20! Su Amazon prime no che ora è a pagamento!


Vabbè, gli atomi dello stesso elemento chimico hanno sempre lo stesso numero di protoni...ma gli isotopi sono varianti che hanno un numero differente di neutroni nel nucleo!


Ecco...nello spazio, un meteorite lunare viene bombardato costantemente a 360° dai raggi cosmici!

Questo bombardamento continuo spacca gli atomi della roccia e crea al suo interno questi isotopi cosmogenici!


Una volta che un meteorite lunare entra nell'atmosfera terrestre, viene protetto dall'aria e non viene più bombardato dal vento solare!


Quindi...cessato sto bombardamento, si fa la conta degli isotopi rimasti e si capisce da quanti anni sto povero meteorite non viene bombardato!


Metteteci dentro poi le varie contaminazioni...e il gioco è fatto! 

È facile comprendere come le due rocce, seppur partite dalla stessa base, non possono essere identiche!


Dei 382 kg di rocce lunari prelevati e custoditi gelosamente, alcuni kg sono stati dati esternamente, nel corso degli anni, ad istituti di ricerca e laboratori di analisi di tutto il mondo, non solo americani!


Tutti...TUTTI hanno confermato la veridicità!


Esiste un caso solo di falso, del museo di Amsterdam ma il pezzo in questione non proveniva dai campioni delle missioni Apollo!

Era una donazione, di un regalo, di un ambasciatore, di un cugino cinese che al mercato mio padre comprò!. scherzo, c'è la spiegazione di questo falzo nel link alla fine del post!


Questo ci fa capire che se ci fossero realmente falsi lunari spacciati per rocce delle missioni Apollo, i laboratori di ricerca se ne accorgerebbero subito!


Altra cosa, non sarebbe stato possibile mandare delle sonde automatiche a prelevare 382 kg di rocce! Troppo peso! 


Le pochissime sonde sovietiche riuscite nell'impresa portarono a terra solo pochi grammi di polvere. Per poter riportare sulla Terra 382 kg senza astronauti, sarebbero servite centinaia di missioni automatiche!


Ultimissima cosa, i meteoriti lunari, si scoprirono solo nel 1979...10 anni dopo il primo sbarco!


Detto ciò, vi lascio due link molto più tecnici per chi ha il piacere di comprendere ed approfondire!


Il primo è del bravo ma soporifero Luigi Bignami!


https://www.facebook.com/share/p/1BhCiV8otR/


Il secondo è di un personaggio che partorisce sempre post estremamente interessanti e scritti da dio ...non come me!


La terra piatta è una cagata pazzesca! (Sì, si chiama così il personaggio)


Qui il link del suo post!


https://www.facebook.com/share/p/19JnEdMLQT/


Spero di aver recuperato un po' di "serietà" con questo post! Adesso per almeno un paio di mesi sono a posto!


😉

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Il professor Arcangeli lo rimanderebbe in prima media

 


Roberto Vannacci ha chiuso il Forum dell'Indipendenza Italiana, a Orvieto, spiegando finalmente agli italiani cosa sia il "patriarcato mediterraneo". 


E per rendere il concetto ha scelto un testimonial: Ulisse.


"L'idea di uomo che noi abbiamo è Ulisse. Un uomo che lascia la sua terra e la sua famiglia per andare a proteggere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alla promessa di eternità di Calipso".


Siamo a livelli sublimi.


Primo: Ulisse è un personaggio inventato.


Mai esistito. Nessun archivio, nessuna tomba, nessun catasto a Itaca. Un personaggio di finzione, nato dentro un poema orale messo per iscritto quasi tremila anni fa, attribuito a un autore di cui gli studiosi discutono da secoli persino l'esistenza.


Il generale, che ha dichiarato pubblicamente che "il patriarcato non esiste", ha costruito il suo patriarcato su un uomo che non esiste.


Il resto, a questo punto, è contorno. Ma è un contorno delizioso, quindi prendiamo il libro e apriamolo. 


Secondo: Ulisse ha fatto di tutto per non difendere la patria. 


Alla chiamata alle armi, si finge pazzo. Attacca all'aratro un bue e un asino, comincia ad arare la spiaggia e semina sale. Lo smaschera Palamede, che gli piazza davanti all'aratro il figlio Telemaco appena nato: lui sterza per salvarlo e viene beccato.


Parte perché era vincolato a un giuramento che aveva ideato lui stesso.


Il primo renitente alla leva della letteratura occidentale. Il modello.


Terzo: non c’era nessuna patria da proteggere. 


Itaca stava benissimo. Nessuno la minacciava, assediava o sbarcava sulle sue coste.


La spedizione era una guerra offensiva oltremare, comandata da Agamennone, per riprendersi Elena, moglie di Menelao, scappata con un ragazzo troiano.


La patria da difendere abitava a mille chilometri di distanza ed era la moglie di un altro.


Quarto: ma quale fedeltà? 


Dieci anni di viaggio di ritorno. In mare ne passa meno di due: il resto è vacanza.


Un anno da Circe, maga, che si tromba allegramente e con cui ci fa pure un figlio. Oltre sette da Calipso, ninfa, che se lo tiene in esclusiva a Ogigia e gli promette l'immortalità. E appena riparte, sbarca dai Feaci, dove la principessa Nausicaa lo squadra già come futuro marito.


Il campione della fedeltà si passa mezzo Mediterraneo mitologico.


Intanto a Itaca Penelope sta chiusa in camera. Di sotto, nel salone, 108 giovanotti aitanti che le svuotano la dispensa, le prosciugano la cantina, fanno festa tutte le sere e la chiedono in sposa a turno. E lei di sopra, a tessere la tela di giorno e a disfarla di notte. Per anni. Da sola, con un figlio da tenere in vita e un patrimonio da difendere.


Poi, dopo vent'anni, bussano alla porta.


È lui, Ulisse. Vecchio, curvo, pelato, coperto di stracci. L'unico che lo riconosce è il cane, che lo guarda e muore.


E Penelope se lo riprende in casa. Vent'anni a respingere 108 pretendenti in piena forma per ritrovarsi sull'uscio un marito sfiancato, con le prestazioni di un pensionato e più bisogno di una badante che di una moglie.


Questa, per il generale, è fedeltà. E ci tiene pure a precisarlo: "non cede alla bellezza di Circe". Con Circe ci ha fatto un figlio, generale.


Quindi, ricapitoliamo. Il generale ha scelto come modello di uomo, di dovere e di fedeltà un personaggio di fantasia che si finge matto per evitare il fronte, parte per una guerra di aggressione a causa della moglie di un altro, passa otto anni su dieci ospite fisso di amanti.


Una cosa però, generale, gliela concediamo: un passaggio dell'Odissea che fa per lei esiste davvero.


È quando Ulisse arriva sulla spiaggia dei Feaci. Naufrago, straniero, nudo, senza un documento addosso. E quelli lo raccolgono, lo lavano, lo vestono, gli danno da mangiare, lo ascoltano e gli pagano pure il viaggio di ritorno a casa.


Senza nemmeno chiedergli da dove venisse.

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domenica 20 settembre 2026

Il boia di Albenga

 


Per Luciano Luberti arruolarsi nella RSI non era abbastanza. Decise così di farsi arruolare direttamente dai nazisti, presso i quali svolse un discreto lavoro, tanto da essere trasferito nel 1944 nella Feldgendarmerie, la polizia militare tedesca. La sede era ad Albenga, nel savonese. L’obiettivo era catturare, torturare ed infine eliminare i partigiani e i loro collaboratori.

Un incarico che Luciano Luberti svolse con grande efficienza, tanto da meritarsi il titolo di “Boia di Albenga”. Persino i fascisti liguri non riuscivano a tollerare le sue efferatezze. Mutilazioni, torture, stupri. Alcuni dicono che furono oltre 100 in un periodo di tempo inferiore ai quattro mesi. Lo fermò solo il 25 aprile e la fine del conflitto.

Catturato dagli Alleati, Luberti fuggì a Napoli per poi tornare a Genova, dove provò ad arruolarsi nella Legione Straniera francese, approfittando della sua piena conoscenza della lingua. Smascherato, fu condannato alla fucilazione, poi commutata in ergastolo. Poi, tra amnistie e sconti di pena, arriva la libertà nel 1956. Il boia di Albenga rimase in carcere solo 10 anni prima di potersi dedicare alla sua attività di editore di estrema destra. E, pochi anni dopo, le sue mani tornarono a macchiarsi di sangue. Nel 1970 la sua segretaria venne trovata uccisa nel suo appartamento. Prima drogata e poi uccisa a sangue freddo: il cadavere era lì da 3 mesi. Di Luberti nessuna traccia. Verrà catturato a Portici quasi due anni dopo. Solo due anni furono anche il tempo trascorso nel manicomio criminale per quell’omicidio, grazie ad una perizia del professor Semerari, “fedelissimo” dell’eversione nera e della camorra. Poi per il Boia fu di nuovo libertà. La sua vita trascorse poi in maniera relativamente tranquilla, al netto di sporadiche interviste e dichiarazioni nelle quali non espresse mai nemmeno una parola di cordoglio. Morirà nel 2002 all’età di 81 anni per le conseguenze di un tumore alla prostata.

Raccontiamo i crimini del fascismo nell’almanacco Ventennio di Sangue. Link nel primo commento.

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Elezioni farsa in Russia 🇷🇺

 


Fino a domenica, i cittadini russi sono chiamati alle urne per il rinnovo dei 450 seggi della Duma di Stato. Si tratta della prima tornata elettorale parlamentare da quando, nel febbraio 2022, è iniziata l'invasione su vasta scala dell'Ucraina. Eppure, più che di fronte a un vero esercizio democratico, ci troviamo davanti all'ennesima rappresentazione teatrale di un regime sempre più autoritario.

Un dettaglio cruciale riguarda chi certificherà la regolarità di questo voto. Mosca, infatti, ha deciso di chiudere la porta agli osservatori indipendenti dell’OSCE/ODIHR. Al loro posto è stata schierata una delegazione di circa 250 emissari della IAPEE (International Association for Political and Electoral Experts). Si tratta di un'organizzazione creata su misura a Mosca pochi mesi fa, su impulso dei vertici della Commissione elettorale russa.

Chi la presiede? L’italiano Vito Grittani, un nome già noto per aver legittimato, in veste di osservatore, i referendum farsa del 2022 nei territori ucraini occupati. A fare da garante per questa operazione di propaganda del Cremlino ci sarà anche Angelo d'Orsi, ex professore di Storia del pensiero politico all'Università di Torino, che ha annunciato con fierezza la sua partecipazione.

Ma la pattuglia italiana è sorprendentemente nutrita e trasversale. Tra gli "osservatori" figura infatti anche Ugo Rossi, consigliere comunale di Trieste e figura di spicco delle piazze antisistema, volato in Russia a validare non si sa bene cosa, casualmente in Futuro Nazionale.

Questa nutrita presenza di italiani in simili missioni farsa solleva un problema politico ben più ampio e allarmante. Mentre in altri Paesi europei le reti di influenza del Cremlino vengono indagate, gli agenti rintracciati, perseguiti e, laddove russi, espulsi o rimandati a Mosca, in Italia sembra esserci una pericolosa tolleranza. Si avverte un silenzio assordante da parte delle autorità e della magistratura di fronte al proliferare di figure che operano attivamente, e quasi alla luce del sole, per fare da cassa di risonanza alla propaganda putiniana.

Per capire il clima in cui si vota in Russia, d'altronde, basta guardare chi è stato tagliato fuori dalla competizione, e con quali pretesti.

Il partito pacifista Jabloko, unico movimento apertamente contrario alla guerra e accreditato di oltre il 20% dei consensi, è stato estromesso dalla corsa proporzionale nazionale da una sentenza della Corte Suprema. Le motivazioni rasentano l'assurdo: presunte violazioni del diritto d’autore per aver inserito nei materiali elettorali i versi di una canzone, la citazione di un'opera teatrale, alcuni dati statistici e persino un’immagine generata con l'intelligenza artificiale.

A livello locale, la scure della censura ha raggiunto vette se possibile ancora più grottesche:

 * A Čeljabinsk, un candidato di Jabloko è stato escluso per aver utilizzato un'opera di Banksy e per aver riportato una storica frase del diplomatico sovietico Andrej Gromyko: «Meglio dieci anni di negoziati che un giorno di guerra». Un dettaglio che la dice lunga su come il Cremlino consideri chiunque osi invocare la pace o la via diplomatica.

 * A Nižnij Novgorod, a far saltare le candidature sono state delle vecchie foto pubblicate sui social. Un candidato è stato escluso per aver postato un'immagine di Lemmy Kilmister dei Motörhead: a finire nel mirino delle autorità è stato un tatuaggio del defunto leader della band, scambiato per "simbologia nazista" (nonostante raffigurasse una decorazione militare antecedente al nazismo). A un altro candidato è costata cara la foto degli Iron Maiden, con l'accusa surreale di "satanismo" (movimento che in Russia è stato genericamente bollato come estremista).

 * A Saratov, il candidato comunista Nikolai Bondarenko è stato eliminato per una vecchia multa legata a una foto di Aleksej Navalny pubblicata online. Oggi, infatti, il volto del dissidente assassinato in carcere è considerato un "simbolo estremista". La stessa sorte è toccata a chi aveva condiviso semplici link o loghi di Facebook e Instagram, piattaforme vietate nel Paese.

 * Nemmeno i partiti allineati sono al sicuro: a Tver, il capolista di Rodina è stato escluso perché possedeva azioni di multinazionali straniere (Apple, Microsoft, Meta) che non è riuscito a vendere a causa delle sanzioni internazionali.

Mentre Vladimir Putin dichiara che queste elezioni si svolgeranno "nel pieno rispetto della Costituzione" e serviranno a dimostrare il sostegno del Paese all'esercito, la realtà è ben diversa.

Viene escluso chi chiede la pace, chi ricorda i dissidenti uccisi, chi condivide citazioni storiche o banalissime foto di vecchie rock band. E, nel frattempo, si accolgono a braccia aperte finti osservatori internazionali — con una compiacente e nutrita quota italiana — per applaudire alla regolarità del processo.


Come Comitato Ventotene, crediamo sia fondamentale non voltare lo sguardo di fronte a queste derive e denunciare non solo l'autoritarismo di Mosca, ma anche le pericolose connivenze e le opacità che inquinano le democrazie che si trovano in casa nostra.


(E sì, siamo già pronti ad accogliere la consueta ondata di troll e profili finti che affolleranno i commenti per difendere l'indifendibile).

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Trotsky

 


Il 20 agosto 1940, a migliaia di chilometri da Mosca, un uomo entrò nello studio di Lev Trotsky con alcune pagine da fargli leggere. Sotto l'impermeabile nascondeva una piccozza da alpinismo con il manico accorciato. Pochi minuti dopo, uno dei protagonisti della Rivoluzione russa giaceva a terra gravemente ferito alla testa. L'ordine di eliminarlo era arrivato da Stalin ed era stato affidato all'apparato dei servizi segreti sovietici, appartenente allo stesso Stato che Trotsky aveva contribuito a costruire.


Lev Davidovič Bronštejn, passato alla storia con il nome di Trotsky, era nato nel 1879 nell'attuale Ucraina.


Rivoluzionario marxista, perseguitato dal regime zarista, conobbe il carcere, la deportazione e l'esilio molto prima che i bolscevichi conquistassero il potere.


Nel 1905 era già una figura importante della rivoluzione russa. Ma fu nel 1917 che entrò definitivamente nella storia.


Dopo il ritorno in Russia e l'avvicinamento ai bolscevichi, divenne uno dei principali collaboratori politici di Lenin durante la Rivoluzione d'Ottobre. Dopo la presa del potere assunse incarichi decisivi nel nuovo governo e, durante la guerra civile, come commissario del popolo per gli Affari militari e navali, ebbe un ruolo fondamentale nell'organizzazione e nella costruzione dell'Armata Rossa.


Per alcuni anni Trotsky fu quindi uno degli uomini più potenti della Russia rivoluzionaria.


Poi Lenin si ammalò.


E l'equilibrio cominciò a cambiare.


Quando Lenin morì, nel gennaio 1924, all'interno del Partito comunista era già in corso una durissima lotta per il potere. Trotsky rappresentava una delle principali figure del gruppo dirigente, ma Stalin possedeva un vantaggio meno spettacolare e decisivo: come segretario generale aveva costruito negli anni una vasta rete di alleanze e di controllo sull'apparato del partito.


Lo scontro non fu semplicemente personale.


Dietro i due uomini esistevano anche profonde divergenze politiche.


Trotsky sosteneva la prospettiva della “rivoluzione permanente”, legata alla convinzione che la rivoluzione socialista non potesse rimanere stabilmente isolata entro i confini di un solo paese. Stalin affermò invece la linea del “socialismo in un solo paese”, concentrata sul consolidamento dell'Unione Sovietica.


Ma la battaglia teorica si intrecciò sempre più con quella per il controllo del potere.


E Trotsky perse.


Nel 1925 fu rimosso dall'incarico militare. Nel 1926 venne estromesso dal Politburo. Nel novembre 1927 fu espulso dal Partito comunista insieme ad altri oppositori.


Poco dopo venne mandato ad Alma-Ata, nell'Asia centrale sovietica.


Nel 1929 fu espulso definitivamente dall'Unione Sovietica.


Cominciò allora uno degli esili politici più celebri del Novecento.


Trotsky visse prima in Turchia, sull'isola di Büyükada, poi in Francia e in Norvegia.


Continuava a scrivere.


Continuava a intervenire nella politica internazionale.


E soprattutto continuava ad attaccare Stalin.


Denunciava la burocratizzazione dell'Unione Sovietica, la repressione dell'opposizione e la trasformazione del sistema sovietico sotto il dominio staliniano. Nel 1938 contribuì inoltre alla fondazione della Quarta Internazionale, concepita come alternativa rivoluzionaria all'Internazionale comunista controllata da Mosca.


Nel frattempo, nell'Unione Sovietica, la repressione staliniana raggiungeva dimensioni immense.


Durante le grandi purghe degli anni Trenta, dirigenti del partito, militari, funzionari e comuni cittadini furono arrestati, deportati o fucilati. Molti vecchi bolscevichi che avevano partecipato alla rivoluzione insieme a Lenin finirono davanti ai tribunali dei processi di Mosca.


Trotsky, benché lontano dal paese, divenne uno dei principali bersagli politici di quelle campagne.


La propaganda sovietica lo presentava come traditore e cospiratore. Nei processi spettacolo venne accusato, in absentia, di attività controrivoluzionarie e complotti contro lo Stato.


Il regime cercò anche di ridimensionarne o cancellarne il ruolo nella memoria ufficiale della rivoluzione, mentre la repressione colpiva duramente persone accusate di appartenere all'opposizione trotskista. La macchina repressiva staliniana colpì milioni di persone attraverso arresti, deportazioni, detenzione nei Gulag ed esecuzioni.


Trotsky trovò infine rifugio in Messico.


Arrivò nel gennaio 1937 grazie all'asilo concesso dal governo messicano e si stabilì a Coyoacán, nella periferia di Città del Messico.


Neppure lì era al sicuro.


Nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1940 un commando armato guidato dal pittore comunista messicano David Alfaro Siqueiros attaccò la casa.


Gli uomini spararono decine di colpi nelle stanze.


Trotsky e sua moglie Natalia Sedova sopravvissero.


Ma l'attentato dimostrava che i suoi nemici erano disposti a raggiungerlo dall'altra parte dell'oceano.


Tre mesi dopo sarebbe arrivato un secondo tentativo.


Questa volta non con un commando.


Con un solo uomo.


Ramón Mercader era un comunista spagnolo reclutato dai servizi segreti sovietici, l'NKVD, durante la guerra civile spagnola.


Per avvicinarsi a Trotsky aveva costruito una falsa identità.


Si era legato sentimentalmente a Sylvia Ageloff, una giovane statunitense vicina agli ambienti trotskisti, presentandosi inizialmente come Jacques Mornard e utilizzando successivamente documenti intestati a Frank Jacson.


Attraverso di lei riuscì lentamente a entrare nell'ambiente che circondava l'esule.


Non appariva come un assassino.


Era un conoscente.


Ed era proprio questo il punto.


Il pomeriggio del 20 agosto 1940 Mercader arrivò alla casa fortificata di Coyoacán.


Portava con sé un articolo che voleva sottoporre all'attenzione di Trotsky.


I due entrarono nello studio.


Trotsky si sedette e cominciò a leggere.


Mercader attese alle sue spalle.


Poi estrasse la piccozza nascosta sotto l'impermeabile e lo colpì violentemente alla testa.


Il colpo, sorprendentemente, non lo uccise sul momento.


Trotsky gridò e riuscì a reagire. Le guardie accorsero e immobilizzarono Mercader. Trotsky, gravemente ferito, venne trasportato in ospedale.


Morì il giorno successivo, 21 agosto 1940.


Aveva sessant'anni.


Mercader fu arrestato dalle autorità messicane e condannato a vent'anni di carcere.


Per anni Mosca negò ogni responsabilità.


Ma il legame dell'assassino con l'intelligence sovietica e l'ordine proveniente da Stalin sono oggi ampiamente documentati. Dopo essere uscito dal carcere nel 1960, Mercader raggiunse l'Unione Sovietica e ricevette il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica, una delle massime onorificenze dello Stato.


C'è però un aspetto della vicenda che spesso viene dimenticato.


Trotsky non fu soltanto una vittima dello stalinismo.


Prima della sua sconfitta politica era stato uno dei massimi dirigenti del regime bolscevico nato nel 1917, protagonista della guerra civile e parte di un sistema che aveva fatto ricorso alla repressione contro i propri avversari.


La storia che culminò nello studio di Coyoacán è quindi più complessa del semplice duello tra un dissidente e un dittatore.


Fu anche la lotta mortale tra uomini provenienti dalla stessa rivoluzione.


Trotsky aveva contribuito a creare uno Stato che avrebbe cambiato il corso del Novecento. Ventitré anni dopo la Rivoluzione d'Ottobre, l'apparato dello Stato sovietico nato dalla rivoluzione alla quale aveva partecipato riuscì a raggiungerlo dall'altra parte del mondo.


Stalin conquistò il potere politico che Trotsky aveva perduto.


Ma non riuscì a cancellarlo dalla storia.

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