lunedì 28 settembre 2026

BANDIERA UCRAINA SU DIBROVA LIBERATA

 

 




Ultimora - fronte del Donbas

BANDIERA UCRAINA

SU DIBROVA LIBERATA

I ragazzi di Biletskij entrano in città accolti dai pochi civili increduli e in lacrime. Snodo cruciale tra i 2 oblast dell est, colpo pesantissimo delle ZSU, notizia attesa davvero da tutti noi, il primo grosso buco nel fronte russo è qui. Al di là dell aspetto strategico c’è come sempre una piccola disperata umanità ad attendere i nostri ragazzi: anziani, disabili, fragili, feriti, gente che per motivi personali o per scelta non ha potuto evacuare. L occupazione di Dibrova è durata 2 anni e mezzo. La battaglia per liberarla: 10 mesi. Finalmente è finita. I russi sono in rotta disordinata verso Kreminna, attraverso villaggi che attendono come Dibrova l arrivo dei ragazzi del Kaiser Bianco con canti struggenti dai cortili nascosti, quando scende il buio (racconteremo anche quest altra storia). Siamo nel distretto di Bakhmut ad un pugno di km dalla città in rovine simbolo dell occupazione barbarica russa. C’è ben poco altro da aggiungere.

#VIVALDI 🇺🇦

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INFARTO FATALE A 58 ANNI: MUORE IMPROVVISAMENTE LA MAESTRA GIANNA DAMETTO

 


Aveva appena terminato il suo turno alla scuola dell’infanzia di Mercato Vecchio, a Montebelluna. Poche ore dopo, nella sua abitazione di Altivole, Gianna Dametto è stata colpita da un infarto.


Aveva 58 anni.


I soccorsi sono arrivati rapidamente con ambulanza, automedica ed elisoccorso. I sanitari hanno tentato a lungo di rianimarla, ma ogni sforzo è stato inutile.


Gianna era una figura conosciuta e stimata: oltre all’insegnamento, coordinava le quattro scuole dell’infanzia dell’Istituto Comprensivo 1 “Rita Levi Montalcini” di Montebelluna.


Un’altra vita spezzata all’improvviso. Un altro infarto che arriva senza lasciare tempo.


Il singolo caso non permette di costruire teorie né di indicare cause ulteriori rispetto a quelle riportate. Ma davanti a morti improvvise in età ancora lavorativa, chiedere dati completi, confronto storico e trasparenza sanitaria non dovrebbe essere considerato allarmismo.


Dovrebbe essere normale.


Un pensiero alla famiglia, ai colleghi e ai bambini che l’hanno conosciuta.


Segui Il Grande Inganno. Perché ricordare significa anche continuare a fare domande.


#IlGrandeInganno #GiannaDametto #Infarto #Montebelluna #Altivole

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Le loro non idee uccidono!

 


I no vax, dal 2020 a oggi, ogni giorno dicono che hanno avuto sempre ragione. Lo fanno con le solite immagini da boomer: un leone, un tramonto, una frase sgrammaticata in maiuscolo e tre punti esclamativi che dovrebbero sostituire una dimostrazione. È il mantra del reduce da Facebook: «Avevamo ragione». Ripetuto con tale ostinazione da sembrare, più che una certezza, un tentativo di farsi coraggio davanti alla realtà.


C’è però un dettaglio fastidioso: quando si va a controllare la sorte di alcuni dei loro profeti più rumorosi, si scopre che parecchi non possono più prendere parte alla discussione. Non perché censurati da Zuckerberg, non perché rapiti da Pfizer, non perché rinchiusi da Bill Gates in un laboratorio sotto Bruxelles.


Sono morti di COVID.


E prima che qualcuno giochi la carta dell’indignazione: no, non c’è nulla da festeggiare nella morte di nessuno. Ma c’è molto da imparare da chi ha trasformato una pandemia in una gara a chi sapeva ignorare meglio i medici, e poi ha scoperto che il virus non considera l’ostinazione una terapia.


Il club degli infallibili


L’ex senatore Bartolomeo Pepe aveva definito il COVID «una ridicola isteria». Poi finì intubato all’ospedale Cotugno di Napoli e morì. Non fu propriamente un cambio di opinione: fu la realtà che gli tolse il microfono.


Il medico Roberto Marescotti aveva fatto della contestazione della pandemia un’attività pubblica. Morì anche lui di COVID. Quando il medico che dovrebbe riconoscere il rischio di una malattia finisce ucciso da quella malattia, forse non è un complotto; forse è una recensione clinica a una stella.


Il leader no-vax abruzzese Luigi Marilli morì dopo il contagio. Un suo amico sintetizzò la vicenda con una frase che nessuno dovrebbe poter liquidare come propaganda: «Le vostre idee lo hanno ucciso». Non lo disse un virologo televisivo, non lo disse Big Pharma, non lo disse un rettiliano del ministero; lo disse qualcuno che gli voleva bene.


La tragedia di queste storie non sta nel fatto che quelle persone avessero una fede politica, un’identità o un carattere combattivo. Sta nel fatto che un dubbio, quando viene nutrito per mesi di notizie false e presentato come coraggio, può trasformarsi in una scelta ad altissimo rischio.


Il biologo e la cura magica


Poi c’è Franco Trinca, biologo nutrizionista e volto televisivo dell’area no-vax. Sosteneva che contro il COVID fossero sufficienti cure domiciliari, idrossiclorochina e integratori: in pratica, di fronte a una pandemia mondiale, proponeva di aprire l’armadietto del bagno e controllare se fosse avanzato qualcosa.


Trinca contrasse il COVID, sviluppò una polmonite bilaterale e morì a 69 anni all’ospedale di Città di Castello. Il medico che gli aveva concesso l’esenzione vaccinale fu successivamente indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla morte.


Aveva passato mesi a spiegare in televisione come aggirare la medicina ufficiale; alla fine, la medicina ufficiale provò comunque a salvarlo. Perché la scienza, a differenza dei talk show, non chiede prima per chi voti, né pretende che tu abbia detto parole gentili sul suo conto.


Il reparto candeggina


Johann Biacsics, leader no-vax austriaco, sosteneva che nelle terapie intensive ci fossero soprattutto vaccinati. Dopo essersi ammalato, rifiutò il ricovero e si affidò anche al biossido di cloro, una sostanza promossa negli ambienti complottisti come rimedio miracoloso.


Biossido di cloro: perché, evidentemente, se non ti fidi di un vaccino studiato, verificato e somministrato a milioni di persone, la scelta più razionale diventa affidarti a una sostanza che, nel migliore dei casi, evoca il reparto pulizie.


Biacsics morì. Il rimedio miracoloso, come spesso accade ai miracoli acquistati online o condivisi in gruppi Telegram, non rispettò i termini di consegna.


La radio dei necrologi


Maurizio Buratti, noto come “Mauro da Mantova”, era diventato un personaggio de *La Zanzara*. Negava il COVID e raccontò di essere entrato in un supermercato pur essendo positivo e febbricitante: l’equivalente sanitario di fare pipì nella piscina comunale rivendicando la libertà di nuoto.


Morì dopo settimane di terapia intensiva all’ospedale Borgo Trento di Verona. Giuseppe Cruciani, che gli aveva dato spazio in radio, cercò anche di convincerlo a curarsi.


Negli Stati Uniti la sequenza sembrò, a tratti, una serie televisiva con una sola trama: conduttore radiofonico ridicolizza il vaccino, conduttore si ammala, conduttore cambia idea troppo tardi, sigla finale. Marc Bernier, soprannominato “Mr. Antivax”; Dick Farrel, che definiva la pandemia una truffa; Phil Valentine; Bob Enyart; Jimmy DeYoung Sr; il predicatore televisivo Marcus Lamb: tutti espressero pubblicamente opposizione o forte scetticismo verso la vaccinazione e morirono dopo aver contratto il COVID.


A un certo punto non era più un palinsesto. Era una selezione naturale con gli stacchi pubblicitari.


Il tour internazionale


In Israele morì Hai Shaulian, attivista contro vaccini, Green Pass e restrizioni. Un’indagine del ministero della Salute esaminò anche il ruolo di medici contrari al vaccino che avrebbero contribuito a scoraggiarlo dal curarsi tempestivamente.


In Kenya morì Stephen Karanja, medico e presidente dell’associazione dei medici cattolici, che aveva contestato la vaccinazione e promosso rimedi alternativi. In Repubblica Ceca morì la cantante **Hana Horká**, che, secondo il figlio, si era esposta volontariamente al contagio per ottenere il certificato attraverso l’«immunità naturale». Ottenne un’immunità permanente dagli obblighi burocratici, ma non era verosimilmente il risultato che cercava.


In Brasile morì il deputato Silvio Fávero, oppositore dell’obbligo vaccinale e sostenitore della linea negazionista di Jair Bolsonaro. Paesi diversi, lingue diverse, culture diverse; lo stesso esperimento: trattare la biologia come un’opinione. Il virus, con una scortesia quasi intollerabile, non aprì alcun sondaggio.


Il consulente sbagliato


Il caso di Longiano merita una sezione propria, anche perché richiede una piccola ma significativa correzione: il titolo parlava dell’antennista, non del dentista. Una distinzione che, invece di rendere il fatto meno assurdo, lo trasforma quasi in una parabola nazionale.


Nell’ottobre 2021, a Longiano, una famiglia composta da un’anziana di 90 anni e dai suoi cinque figli contrasse la variante Delta. Tutti e sei finirono ricoverati all’ospedale Bufalini di Cesena e due entrarono in terapia intensiva; nessuno era vaccinato.


Secondo quanto riportato dalla stampa, avevano rinunciato al vaccino seguendo il consiglio dell’antennista di fiducia. Non dell’infettivologo, non del medico vaccinatore, non di un reparto ospedaliero: dell’antennista.


Una scelta perfettamente coerente, se si ragiona per categorie: quando hai un problema con il segnale chiami l’antennista; quando affronti una pandemia respiratoria, gli chiedi anche un consulto sulla risposta anticorpale. Magari, tra l’orientamento della parabola e la risintonizzazione di Rai 3.


Le cronache riferirono inoltre che il medico di famiglia del nucleo era stato sospeso perché non vaccinato. Attorno a quelle sei persone, dunque, la catena dell’informazione sanitaria funzionò come il telefono senza fili: partì dalla medicina, passò dall’antennista e terminò in rianimazione.


Un punto di rigore, però, è essenziale: le fonti disponibili documentano ricoveri e terapie intensive, non la morte dei sei familiari. Questo caso va citato come emblema di disinformazione collettiva e di grave malattia evitabile, non inserito nell’elenco dei decessi.


Il pacchetto famiglia


Longiano non fu un caso isolato. A Pietraperzia, in provincia di Enna, sei componenti della stessa famiglia non vaccinata morirono positivi al COVID in poco più di un mese. I parenti si frequentavano quotidianamente e avevano scelto di non sottoporsi alla vaccinazione.


Sei morti nella stessa famiglia: altro che «il vaccino divide i parenti». Lì a riunirli fu il virus, con un’organizzazione logistica da impresa funebre.


A San Francesco al Campo, nel Torinese, il COVID uccise quattro membri di una famiglia non vaccinata: i nonni, il nipote quarantaduenne Marco Ferrero e un genero. 


Negli Stati Uniti, in Florida, Lisa Wilson, impegnata nella promozione della vaccinazione porta a porta, perse sei familiari non vaccinati in appena tre settimane. Prima morì uno zio, poi la nonna, quindi diversi cugini. In quella famiglia la disinformazione non lasciò una discussione accesa durante la cena di Natale: lasciò sedie vuote. 


Un altro caso statunitense riguardò Stephanie, 75 anni. Le figlie raccontarono che le teorie complottiste l’avevano portata a temere microchip nel vaccino, a evitare familiari vaccinati, a ritardare il ricovero e a rifiutare alcuni trattamenti efficaci. Il marito, contagiato a sua volta, accettò le cure e tornò a casa; lei morì il 28 dicembre 2021.


La differenza tra loro non fu il coraggio. Fu che uno disse sì ai medici, l’altra continuò a dire sì ai video.


Quelli senza microfono


Poi ci sono i casi meno famosi, quelli senza palco, senza trasmissione radiofonica e senza migliaia di follower. Sono forse i più importanti, perché mostrano come la disinformazione non abbia bisogno di leader per essere letale: le basta entrare in una chat di famiglia, in un gruppo Facebook o in una conversazione tra amici.


L’ex professore Emiddio Iovane, che aveva diffuso posizioni negazioniste sui social, morì di COVID a 64 anni.


Fabrizio Biz, titolare dell’osteria Bestemadora, non volle vaccinarsi e inizialmente scambiò la malattia per una semplice influenza. Ripeteva di avere fatto la propria scelta; la moglie lo fece ricoverare contro la sua volontà, ma morì a 63 anni.


Giuseppe D’Auria, ex gelataio di Riccione contrario alla vaccinazione, morì a 56 anni. Sul suo eventuale rifiuto del ricovero circolarono ricostruzioni non coincidenti: la compagna riferì che, in una prima visita, l’Usca aveva trovato parametri ancora nella norma. È dunque corretto citarlo come persona non vaccinata morta di COVID, non affermare con certezza che avesse respinto cure già indicate.


A Trento un cinquantenne non vaccinato rifiutò ventilazione e intubazione, nonostante i tentativi dei medici e della compagna di convincerlo. Morì.


A Vittorio Veneto un sessantenne non vaccinato rifiutò l’intubazione perché non voleva finire «lessato» in terapia intensiva. Morì senza essere “lessato”, ma purtroppo anche senza essere vivo.


I numeri, nemici del meme


Fin qui le storie; adesso arrivano i numeri, che hanno il difetto di non poter essere messi a tacere con un meme, un reel o un “fatevi due domande”.


I vaccini anti-COVID non hanno mai promesso l’immortalità, né hanno impedito ogni infezione: hanno ridotto il rischio di malattia grave, ricovero e morte. Nella fase in cui Delta era dominante, i dati CDC indicarono che il tasso di morte tra i non pienamente vaccinati era circa 11 volte quello registrato tra i pienamente vaccinati.


In Italia, durante la circolazione dominante di Delta, l’ISS stimò un’efficacia della vaccinazione completa del 90% nel prevenire il ricovero, del 94% nel prevenire l’ingresso in terapia intensiva e del 91% nel prevenire il decesso.


Secondo la stima complessiva dell’Istituto Superiore di Sanità, tra l’avvio della campagna vaccinale, il 27 dicembre 2020, e il 31 gennaio 2022, la vaccinazione evitò in Italia circa otto milioni di casi, oltre 500.000 ospedalizzazioni, più di 55.000 ricoveri in terapia intensiva e circa 150.000 decessi.


Questa sarebbe dunque la famosa “moria dei vaccinati”: centocinquantamila persone che, con grande scortesia nei confronti della narrazione no-vax, non morirono.


Draghi e il fact-checking postumo


Mario Draghi disse: «Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire».


Non era una legge matematica. Molti non vaccinati superarono l’infezione; alcuni vaccinati morirono comunque, soprattutto le persone più anziane e fragili. Era una sintesi politica, tagliente e brutale, del rischio statistico: rifiutare una protezione disponibile aumentava sensibilmente la probabilità di finire ricoverati, intubati o morti.


Eppure, guardando questa lunga scia di morti, ricoveri e famiglie travolte, la frase di Draghi non sembra così lontana dalla realtà. Non perché tutti i non vaccinati fossero condannati, non perché tutti i vaccinati fossero al sicuro, ma perché la vaccinazione modificava radicalmente le probabilità.


Pepe, Trinca, Marilli, Buratti, Biacsics, Bernier, Farrel, Valentine, Enyart, Lamb, Karanja, Shaulian, Horká. Famiglie intere ricoverate. Sei parenti morti nello stesso paese siciliano. Sei morti in tre settimane in una sola famiglia americana.


Non significa che ognuno di loro sarebbe certamente sopravvissuto vaccinato: la medicina non consente controfattuali individuali sicuri. Dire “sarebbero tutti vivi” sarebbe propaganda. Dire che molte di quelle morti erano probabilmente evitabili è, invece, una conclusione coerente con le evidenze disponibili sui vaccini e sulla loro capacità di ridurre il rischio di morte.


La cima della montagna


I no vax che oggi pubblicano «avevamo ragione» parlano da una posizione singolare: sono seduti in cima a una montagna di persone che credevano nelle stesse cose, ascoltavano gli stessi personaggi, condividevano gli stessi canali Telegram e diffidavano degli stessi medici, ma hanno avuto meno fortuna.


È il più grande caso di **bias del sopravvissuto** raccontato con Comic Sans.


Chi è rimasto in piedi indica se stesso come prova che il pericolo non esisteva. Chi non è rimasto in piedi, per evidenti difficoltà di connessione con Facebook, non può lasciare un commento.


Non c’è niente da celebrare in queste morti. Molte vittime erano spaventate, manipolate, isolate o intrappolate in comunità che trasformavano ogni smentita in una presunta conferma del complotto. Proprio per questo, però, è necessario ricordarle: dietro ogni santone digitale che guadagnava visualizzazioni, denaro o attenzione c’era qualcuno che prendeva quelle sciocchezze alla lettera.


La pandemia ha dimostrato che si può sopravvivere al COVID e continuare a raccontare assurdità. Quello che non si può fare è morire di COVID e tornare a correggere il post.


Il virus non legge Telegram, non guarda le dirette e non discute nei commenti. Presenta il conto; e, a differenza dell’antennista, prende sempre il segnale.


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Aggiungiamo i due casi più interessanti in Germania, due politici, casualmente dello stesso partito.

Bernd Grimmer era deputato regionale a Stoccarda (non dimentichiamo che i Länder=regioni in Germania hanno potere legislativo, non solo amministrativo), sicuramente il politico più importante morto di covid in Germania. E Roland Oberst, capo provinciale dell'AfD a Baden Baden e Rastatt. Sì, proprio quell'AfD xenofoba, filorussa e antidemocratica che sta preoccupando tutta l'Europa. Nel dicembre del 2021 il quotidiano TAZ titolò "L'AfD passa sui cadaveri".

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Si sveglia adesso?

 


Elly Schlein continua a indicare il salario minimo come uno dei punti centrali della proposta del Partito Democratico sul lavoro. Già nel 2023 il PD, insieme alle altre opposizioni ad eccezione di Italia Viva, presenta una proposta che prevede una soglia minima di 9 euro lordi all'ora, collegata anche al rafforzamento della contrattazione collettiva e all'estensione dei trattamenti economici dei contratti più rappresentativi. 


La segretaria dem sostiene che in Italia esistano milioni di persone che, pur avendo un impiego, restano in condizioni di povertà. Nel marzo 2023 parla di "più di tre milioni di lavoratori" poveri nonostante lavorino e lega la proposta anche al contrasto dei contratti pirata e della precarietà. 


Sul salario minimo il confronto politico resta netto: per Schlein sotto una determinata soglia retributiva "non si può parlare di lavoro" ma di sfruttamento; la proposta delle opposizioni viene invece contestata dal centrodestra, che nel 2023 presenta un emendamento soppressivo al testo in discussione alla Camera.

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VOLETE RISOLVERE IL PROBLEMA DELL' IMMIGRAZIONE ? PUNTATE IL DITO CONTRO GLI IMPRENDITORI!

 


di Roman Konstantinidis 


Il dibattito sull'immigrazione di massa extraeuropea è ipocrita e incompleto. Tutti parlano di sbarchi, ma pochi guardano al vero motore economico che alimenta questo sistema.

La sinistra insegue un'utopia ideologica. Parla di un villaggio globale arcobaleno sempre in festa. Ma dietro la facciata buonista, spesso si muove una strategia cinica:


 naturalizzare i nuovi arrivati per creare bacini di voti e consenso clientelare.


Il gioco di sponda della destra di governo

 invece è  

solo quello di un '

opposizione di facciata ,


grida contro l'immigrazione clandestina per raccogliere consensi, ma poi spalanca la porta principale con i decreti flussi. 

Nei fatti, cede alle pressioni di chi vuole manodopera a basso costo. 


La distinzione tra regolare e irregolare, in questo contesto, serve solo a pulire la coscienza dei politici e a soddisfare il mercato.

La grande menzogna è quella  data dalle lobby imprenditoriali , 

il vero cuore del problema sono le lobby degli imprenditori , 

ci raccontano la favola che l'Italia ha bisogno di nuovi immigrati perché ci sarebbero "lavori che gli italiani non vogliono fare" , ma questa è una menzogna colossale.

Non esistono lavori che gli italiani non vogliono fare.

Esistono solo lavori non adeguatamente pagati.

Finché permetteremo alle aziende di usare l'immigrazione come leva per mantenere i salari al minimo e calpestare la dignità dei lavoratori (sia italiani che stranieri), il problema non si risolverà mai.

 L'Italia e l'Europa non hanno bisogno di altra immigrazione, regolare o meno, ma di giustizia sociale ,  salariale e di una politica che difenda i lavoratori anziché i profitti di pochi cialtroni


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Tutti in difesa della Costituzione più bella del mondo!

 Il decreto sul tetto dei bambini "stranieri" nelle scuole riapre la ferita delle leggi razziali. A 8 anni non ero straniera,  nessuno lo è,  e non era straniera Debora Zaffati. La "colpa" di Debora era quella di essere di una famiglia di religione ebraica, la mia e quella di mia sorella di non tollerare le ingiustizie. E siamo state espulse da scuola e Debora uccisa a Auschwitz. Così cominciano le dittature.  

La mia generazione ha pagato un prezzo altissimo per garantire all'Europa un periodo di Pace e di democrazia. 

Stanno calpestando la Costituzione. 

Sono ciechi, miseri, ottusi. 

Non vi fate spaventare, non vi fate prendere dell'impotenza.

Mi chiedete spesso se non abbiamo avuto paura e ho sempre risposto "al mio posto avreste fatto lo stesso". Ora siete al mio posto.

Difendiamo la Costituzione.

THREE

 


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