domenica 1 novembre 2026

Produ ha ragione!

 


Mi colpisce vedere quanti parlino di pace dimenticando chi ha aggredito e chi è stato aggredito.

Romano Prodi, non certo un guerrafondaio, ha espresso una posizione chiara: gli aiuti all'Ucraina devono continuare finché la guerra prosegue, perché la solidarietà verso un Paese aggredito deve tradursi in fatti concreti.

E sul riarmo europeo ha indicato una strada precisa: non una corsa agli armamenti dei singoli Stati, ma una vera difesa comune europea, con un'unica strategia e un'unica capacità di intervento.

Perché la pace non si costruisce abbandonando l'Ucraina al suo destino, né facendo finta che l'aggressione di Putin non sia mai avvenuta.

Volere la pace non significa arrendersi all'aggressore. E sostenere l'Ucraina non significa essere favorevoli alla guerra.

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La destra italiana è antistorica e antiscientifica!

 








Alice #Buonguerrieri: "Ma non chiamateci #novax"

Storia di una parlamentare che rappresenta una ideologia mai supportata dai fatti e che dimostra ancora di più che questa ridicola commissione Covid, un vero danno all'erario per i soldi buttati nelle spazzatura, sia soltanto una vendetta e non ci sia mai un reale approfondimento.


"Non chiamateci novax..."

Beh un pò difficile, anche perchè sembra di leggere i post dei famosi ciarlatani che imperversano all'interno dei social.


C'è un particolare che colpisce osservando questa sequenza di pubblicazioni: la distanza fra la complessità degli argomenti trattati e la semplicità delle conclusioni offerte ai lettori.


Un medico sospeso diventa un perseguitato. Una sanzione disciplinare diventa una proscrizione. Una decisione sanitaria contestabile diventa una prova dell'assenza di scienza. E una norma che permette soltanto di presentare una domanda di reiscrizione viene raccontata come una riabilitazione già conquistata.


Nel frattempo, il confronto parlamentare con Roberto Speranza si trasforma in una successione di clip, accuse e richieste di scuse.


Eppure una Commissione d'inchiesta dovrebbe chiarire che cosa funzionò, che cosa non funzionò, quali decisioni furono sbagliate e quali responsabilità siano effettivamente documentabili.


La pandemia non è stata gestita perfettamente. 

Ci furono errori, ritardi, sofferenze, conseguenze economiche e misure che possono essere sottoposte a una critica severa.


Ma riconoscere questi problemi non significa cancellare le evidenze sull'efficacia dei vaccini. 


E difendere i risultati della ricerca scientifica non significa assolvere preventivamente ogni decisione di un governo.


Questa distinzione dovrebbe essere il punto di partenza di qualsiasi indagine seria.


La questione più interessante, allora, non è quante volte Roberto Speranza abbia chiesto scusa. È quante risposte verificabili la Commissione riuscirà a produrre.


Perché uno slogan si può pubblicare in trenta secondi. Una responsabilità, per essere dimostrata, richiede prove.


E un video diventato virale non è ancora una conclusione d'inchiesta.


Buonguerrieri presenta la riforma delle professioni sanitarie come una vittoria contro le «liste di proscrizione».


Ma l'articolo 8 approvato dalla Camera non prevede il reintegro automatico dei sanitari radiati. Introduce una procedura di reiscrizione, sottoposta a condizioni specifiche e alla valutazione dell'organo competente. Inoltre, al 31 ottobre il provvedimento deve ancora completare l'iter al Senato.


Il rifiuto della vaccinazione, da solo, non dà diritto alla reiscrizione. 


Che poi è una inesattezza: non vaccinandosi si veniva solo sospesi e MAI RADIATI.


«Obblighi privi di riscontro scientifico» è poi l'affermazione scientificamente più problematica.


L'Istituto Superiore di Sanità documenta la protezione offerta dai vaccini COVID contro malattia grave, ricoveri e decessi. La protezione dall'infezione e dalla trasmissione era invece parziale e variabile nel tempo.


Si possono criticare proporzionalità, durata e modalità degli obblighi vaccinali senza negare l'esistenza delle evidenze scientifiche sull'efficacia dei vaccini.


Io riscriverei la frase con "Osservazioni prive di riscontro scientifico": mai una volta Alice nel paese delle meraviglie e altri parlamentari del Circo Barnum hanno portato dati solidi per dimostrare il contrario.


Dire poi: «Speranza ministro a sua insaputa»


Le responsabilità politiche dell'ex ministro meritano un esame rigoroso. Ma l'esistenza di circolari tecniche firmate da funzionari non dimostra, da sola, che il ministro ignorasse le decisioni o fosse estraneo alla loro adozione.


Durante l'audizione del 26 ottobre, Speranza ha difeso le indicazioni elaborate sulla base dei pareri scientifici disponibili all'epoca. La controversia riguarda anche il modo in cui quelle indicazioni sono state successivamente raccontate.


Patetica poi laa richiesta continua di scuse


I danni da vaccino autenticamente riconosciuti meritano assistenza, indennizzi e attenzione istituzionale. Non devono essere minimizzati.


Esiste una legge 210/92 per cui sono state adeguate regole e fondi, per poi scoprire che le domande sono state pochissime.

Lo Stato non è telepatico e questi invisibili non hanno spesso presentato mai le domande: avrebbe rovinato la continua questua di donazioni sui social con storie patetiche e mai dimostrare.


Questo, però, non rende automaticamente fondata ogni denuncia né dimostra che la campagna vaccinale sia stata nel suo complesso ingiustificata.


Il problema nasce quando testimonianze individuali, responsabilità politiche e valutazioni scientifiche vengono mescolate senza distinguerle.


Per certe campagne social la Commissione COVID sembra avere già trovato una terapia: una clip ogni otto ore, da assumere preferibilmente lontano dalle verifiche dei fatti

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sabato 31 ottobre 2026

Diego Armando Maradona



"Voi sapete cosa fanno tutti i calciatori quando una palla arriva dall’alto ma non abbastanza alta per stopparla di petto? Ne arrestano la caduta col piede, la lasciano cadere e subito dopo la calciano o la appoggiano a un compagno. Ma quel pibe, e dico pibe perché non sapevo ancora il suo nome né glielo avevo chiesto, fece un’altra cosa: domò la palla in aria col sinistro e, senza lasciarla cadere, con lo stesso piede già in aria, la ritoccò per fare un pallonetto a un difensore, che rimase lì come una statua. E poi il pibe corse, come una freccia, verso la porta avversaria. Rimasi a bocca aperta. Era incredibile, mai avevo visto fare una cosa del genere. Neanche ai calciatori più dotati. La prima cosa che mi venne in mente fu che quel bimbo mi aveva mentito sull’età. Ma quali 8 anni, non è un bimbo, è un nano... Però mi resi conto di aver pensato una stupidaggine. La sua età non aveva niente a che vedere con quell’azione, era una giocata senza età, una giocata impossibile. Un calciatore, anche molto abile, potrebbe passare la vita riprovandola senza che gli riesca una sola volta. E quello l’aveva fatta come se fosse stata la cosa più facile al mondo. Fu allora che capii che quel pibe era diverso dagli altri, molto diverso da tutti gli altri. Così, con quella giocata, scoprii Diego Armando Maradona” - Francisco Cornejo, primo allenatore di Diego


Il 30 ottobre del 1960 nasceva in Argentina una delle figure più iconiche della storia dello sport mondiale nonché uno dei calciatori più forti e determinanti di ogni epoca. Auguri all'eterno 'Pibe de Oro', Diego Armando Maradona.

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Foa che parla di maistrean...

 


Com’è possibile che la Commissione d’inchiesta su uno dei momenti più drammatici della nostra esistenza, quello della pandemia di Covid, venga accolta dal silenzio della quasi totalità dei media?


Dal punto di vista professionale, la persistente distrazione di quasi tutte le testate è incomprensibile, perché il giornalista dovrebbe essere assetato di notizie e, in questi mesi di audizioni, ne sono emerse parecchie, alcune clamorose e molto credibili. Già, perché quando autorevoli esponenti del Comitato tecnico-scientifico, medici di fama ed esponenti delle istituzioni smentiscono quelle che all’epoca vennero presentate come verità assolute e, soprattutto, incontestabili, i media dovrebbero rilanciare le loro testimonianze, commentarle e approfondirle. I talk show dovrebbero dedicare ampio spazio alla questione, data l’infiammabilità della materia. E i telegiornali dovrebbero aprire le edizioni serali con queste notizie. E invece nulla. Assistiamo a una sorta di congiura del silenzio che, in fondo, fa comodo a tutti. Un silenzio che nemmeno l’audizione dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza è riuscita a rompere.


Stamane abbiamo cercato titoli in prima pagina: zero. Con una sola, peraltro costante, eccezione: La Verità. Abbiamo allora effettuato una ricerca sui siti delle principali testate e vi abbiamo trovato pochissimi articoli, stringatissimi e svogliati. La classica breve. Anche in questo caso, con poche eccezioni (…), E la Rai? E Mediaset? (…).


E sorge una domanda: perché questo atteggiamento? E dunque: cui prodest? La risposta è che conviene a tutti. I media mainstream non hanno alcun interesse a dare spazio a una ricostruzione che smentisce la narrazione da essi stessi sostenuta con veemenza per anni; preferiscono dunque sorvolare. La stampa di sinistra e i partiti di sinistra fanno altrettanto, perché le decisioni sono state prese da ministri addirittura di estrema sinistra, come Speranza, e comunque da governi retti da partiti progressisti. Le testate di centrodestra, dal canto loro, perché nel biennio delle tenebre erano altrettanto veementemente pro-vax.


I partiti di centrodestra sono divisi: Forza Italia è da sempre su posizioni favorevoli ai vaccini, mentre Fratelli d’Italia e Lega si sono mostrati contrari, ma solo in ambito parlamentare, senza mai alimentare vere e proprie campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica né dare particolare risalto alla questione sui media. (…).


E i giornalisti sono felici di pensare ad altro. E la verità, una volta di più, può attendere.


Marcello Foa

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Era un coniglio vestito da leone



28 ottobre 1922 il marcio su Roma. Il coraggiosissimo Mussolini non vi prese neanche parte, nonostante le falsificazioni iconografiche tentino di far pensare il contrario. Attendeva l'esito del bluff a Milano pronto alla fuga in Svizzera se le cose si fossero messe male. Il re decise altrimenti. Lo stato liberale consegnò il Paese ad un ventennio di dittatura evitabilissima, ma che una volta instaurata ha inquinato i pozzi fino ad oggi e non solo in Italia. Gloria agli antifascisti e ai partigiani che sfogliando i tarocchi scelsero la carta giusta.

#fascismo #marciasuroma #lappeso #antifascismo #partigiani

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Marco Van Basten

 


Marco van Basten è stato il più raffinato ed elegante centravanti del calcio moderno. Tecnico e rapido nonostante un fisico imponente, il suo gioco non conosceva di fatto debolezza alcuna: era abile con entrambi i piedi e calciava con grande potenza e precisione anche i calci piazzati; sapeva attaccare la profondità e sgusciare via con astuzia alle marcature avversarie; era implacabile nel gioco aereo ed in acrobazia. L'olandese era insomma una macchina da gol perfetta che solo caviglie troppo fragili, e martoriate dai tanti colpi inferti dagli avversari, hanno potuto arrestare.


Oggi l'olandese compie gli anni e questo bellissimo estratto di un testo/dedica scritto da Gianni Montieri ci sembra il modo migliore per ricordarlo:

"Il cigno di Ultrecht per me è sempre stato una farfalla. Cigno sta per eleganza; farfalla sta per eleganza, leggerezza, trasparenza. Io, più che altro, Marco van Basten l’ho visto volare. Non ricordo alcuna immagine delle sue scarpette che tocchino l’erba, si muoveva qualche centimetro sopra, come fanno le farfalle quando s’abbassano prima di appoggiarsi. van Basten mi fa pensare alla leggerezza, nulla in lui era greve, l’assenza di peso dirigeva i suoi movimenti. Ogni dribbling, ogni scatto, finta, attacco verso l’area di rigore, tiro di destro, di sinistro, da fermo, in acrobazia erano fatti in levità. van Basten agiva mediante la più efficace delle inconsistenze, essendo fatto di un materiale diverso da quello col quale erano fatti gli altri calciatori; era trasparente. Era immateriale, o non si spiega come i difensori – anche i più forti della sua epoca – se lo perdessero, non lo scovassero, lo guardassero spuntare alle loro spalle sempre un attimo dopo. A quel punto la farfalla era già un battito d’ali avanti e a loro non restava che osservare stupefatti una schiena diretta verso la porta. Il destino dei terzini, degli stopper, dei liberi era quello di guardarlo andar via, come la fine di romantiche storie d’amore ripetute di settimana in settimana, ogni domenica, ogni mercoledì. Le movenze così lievi ed eleganti di van Basten fanno pensare a un ralenti perpetuo, in realtà tutto si compiva a velocità impressionante."

Buon compleanno al cigno di Utrecht.

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Cristiano Lucarelli

 


Cristiano Lucarelli non ha mai nascosto le proprie idee politiche. E ancora oggi rivendica con orgoglio il suo essere comunista.


L’ex attaccante del Livorno, uno dei calciatori più rappresentativi della storia amaranto, ha sempre parlato apertamente delle proprie convinzioni, anche quando queste lo hanno esposto a critiche e polemiche nel mondo del calcio.


“Resterò sempre comunista.”


Una dichiarazione netta, senza mezzi termini, che racconta il suo legame con ideali che ha sempre considerato parte della propria identità.


Ma Lucarelli è andato anche oltre, raccontando quanto, secondo lui, le sue posizioni politiche abbiano condizionato il giudizio sulla sua carriera:


“Ho segnato 240 gol ovunque e a chiunque, sono stato capocannoniere ma tutto è stato sottovalutato rispetto ai miei ideali politici, che pure porterò nella tomba.”


Parole forti, pronunciate da un uomo che ha costruito la propria carriera a suon di gol, diventando un simbolo per i tifosi del Livorno, ma che ha spesso avuto la sensazione di essere giudicato più per le sue idee che per quanto dimostrato sul campo.


Per Lucarelli il calcio e la politica hanno rappresentato due aspetti importanti della sua vita. E, nonostante le polemiche, ha sempre ribadito di non voler rinnegare le proprie convinzioni.

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