martedì 30 giugno 2026

Tumore al pancreas, il farmaco sperimentale che prolunga la vita dei pazienti in fase avanzata: ecco come fa

 


I soggetti sottoposti a trattamento, hanno visto la loro speranza di vita raddoppiare: da 6,7 ​​a 13,2 mesi 

Tumore al pancreas, il farmaco sperimentale che prolunga la vita dei pazienti in fase avanzata: ecco come fa
Tumore al pancreas, il farmaco sperimentale che prolunga la vita dei pazienti in fase avanzata: ecco come fa

Daraxonrasib, si chiama così il farmaco sperimentale che riesce, stando ai risultati di uno studio clinico controllato, a raddoppiare la sopravvivenza di pazienti affetti da tumore del pancreas metastatico, portandola da 6.7 ​​a 13.2 mesi . In campo medico, questo farmaco era già conosciuto, ma i risultati del test sono stati presentati ufficialmente solo lo scorso 31 maggio al Congresso Annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), dove sono stati accolti con grande entusiasmo da parte della comunità scientifica, e successivamente pubblicati sulla rivista medica, New England Journal of Medicine.

Lo studio

La ricerca di Daraxonrasib ha coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico, che avevano smesso di rispondere alla chemioterapia. Si tratta della forma di cancro al pancreas più comune e allo stesso tempo più aggressiva, che comporta una mortalità molto alta (generalmente 6-7 mesi dalla diagnosi) e spesso, per via della posizione "nascosta" del pancreas, viene scoperta già in fase avanzata. I partecipanti al trial sono stati divisi in due gruppi: uno ha seguito una terapia a base di daraxonrasib (248 pazienti); l'altro ha continuato con la classica chemioterapia (252 pazienti). 

In media, il gruppo che aveva assunto daraxonrasib ha avuto una sopravvivenza di 13.2 mesi, mentre il secondo di soli 6.7 mesi, in media con le stime già conosciute. Il risultato, sebbene grandioso, non è tuttavia una cura definitiva: con il tempo smette di fare effetto, alcuni individui non rispondono agli stimoli e si verificano alcuni effetti collaterali leggeri come eruzioni cutanee, nausea, screpolature sulla punta delle dita e affaticamento.

Comunque, questi lati negativi sono facilmente sopportabili da chi vede la propria speranza di vita raddoppiare. Lo studio non va solo a restituire un po' di temporanea serenità a famiglie in difficoltà ma diviene una piccola torcia di speranza, visto che per la prima volta da decenni, un farmaco riesce a prolungare la sopravvivenza di chi è affetto da tumore del pancreas avanzato.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, solo l'1% dei partecipanti al trial ha dovuto sospendere il trattamento con daraxonrasib, contro l'11% dei pazienti sottoposti a chemio. Oltre a risultare più sopportabile rispetto alla chemio, il medicinale, essendo una pillola assumibile per via orale, non obbliga il paziente a recarsi in ospedale.

Come funziona il farmaco

Più del 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico è legato a mutazioni della famiglia di geni RAS, in particolare della variante KRAS, che ne regola l’insorgenza e la progressione. Il gene KRAS controlla la produzione di proteine che si attivano quando una cellula deve replicarsi. In condizioni normali queste proteine restano in uno stato “inattivo”, ma le mutazioni oncogeniche le mantengono costantemente “accese”, favorendo una crescita cellulare incontrollata e portando alla formazione del tumore.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi farmaci mirati contro queste proteine mutate, ma il tumore del pancreas tende spesso a sviluppare rapidamente resistenza a questo tipo di inibitori. A ciò si unisce la struttura stessa della proteina KRAS, la cui superficie è relativamente liscia e priva di vere e proprie cavità in cui i farmaci possano legarsi stabilmente per bloccarne l’attività

Per questo motivo, colpirla in modo efficace è stata a lungo una delle sfide più difficili nella ricerca di terapie contro il tumore pancreatico.

Il daraxonrasib invece, fa parte di una nuova classe di inibitori di Ras, definiti multiselettivi: stando a quanto riportato anche dal New York Times, questi farmaci sono progettati per agire su un ampio spettro di proteine Ras mutate, intervenendo quando queste si trovano nello stato “attivo”, sia nelle cellule sane sia in quelle tumorali, convertendo di fatto lo stato attivo in inattivo.

«Il farmaco agisce come una sorta di collante molecolare: si lega a una proteina presente nelle cellule formando un complesso che si aggancia alla proteina Ras quando questa è nel suo stato attivo, bloccandola. Quando questa proteina ha un'attività elevata manda infatti segnali che fanno proliferare il tumore» spiega Chiara Cremolini, oncologa responsabile del programma sperimentazioni dell'azienda ospedaliera universitaria di Pisa, uno dei 4 centri italiani che hanno partecipato allo studio internazionale. «È in questa fase che va bloccata e sapevamo che riuscirci su uno spettro ampio di casi sarebbe stato molto rilevante dal punto di vista clinico. Con questa sperimentazione, finalmente siamo sulla buona strada».

Il processo di approvazione

In attesa dell’approvazione da parte della FDA negli Stati Uniti e dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali che ha già riconosciuto al daraxonrasib la designazione di “farmaco orfano” per accelerarne la valutazione, alcuni ricercatori coinvolti nello studio hanno chiesto all’azienda produttrice, la biotech statunitense Revolution Medicines, di rendere disponibile il farmaco in uso compassionevole anche per pazienti con tumore pancreatico che si trovano in Europa.

«Il passo successivo al quale ora puntiamo è di poter anticipare l'uso del farmaco anche ai pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l'obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione» ha dichiarato Cremolini all’ANSA. Si sta quindi valutando la somministrazione del trattamento anche a pazienti già operati ma privi di metastasi, con l’avvio di nuove sperimentazioni previsto per la prossima estate.

Nuove prospettive di ricerca

Ulteriori studi valuteranno anche l’associazione del daraxonrasib con altri farmaci, per verificare se questa strategia possa garantire risposte più durature nel tempo. Poiché le mutazioni dei geni RAS sono coinvolte anche in altri tumori, come quelli del polmone e del colon-retto, i risultati potrebbero avere ricadute più ampie. Secondo il Guardian, molecole simili sono già in fase di sperimentazione anche per queste neoplasie.

https://www.leggo.it/salute/medicina/tumore_pancreas_farmaco_sperimentale_prolunga_vita_come-9575607.html?refresh_cens 

 

 

Proteina fa da "interruttore" naturale contro l'obestità, diabete e fegato grasso: svelato il recettore CD300e

 


La ricerca, pubblicata su Cell Death & Disease, ha individuato la proteina, analizzando dati ottenuti da un gruppo di ricercatori e medici finlandesi a partire dal tessuto grasso di 49 coppie di gemelli monozigoti, in cui uno era normopeso e l'altro affetto da obesità

Proteina fa da "interruttore" naturale contro l'obestità, diabete e fegato grasso: svelato il recettore CD300e
Proteina fa da "interruttore" naturale contro l'obestità, diabete e fegato grasso: svelato il recettore CD300e

Per difendere il metabolismo umano evitando i danni dell'obesità, del diabete e del fegato grasso interviene un «interruttore» naturale. La scoperta arriva dal dipartimento di Biologia dell'università di Padova, in uno studio coordinato da Marina de Bernard e Sara Coletta. Svela il ruolo del recettore «CD300e» nel tessuto adiposo. La ricerca, pubblicata su Cell Death & Disease, ha individuato la proteina, analizzando dati ottenuti da un gruppo di ricercatori e medici finlandesi a partire dal tessuto grasso di 49 coppie di gemelli monozigoti, in cui uno era normopeso e l'altro affetto da obesità. Il gruppo ha notato che il tessuto grasso del gemello con obesità esprimeva livelli molto più elevati della proteina CD300e. Mentre queste persone perdevano peso i livelli di proteina diminuivano, suggerendo che essa potesse essere legata ai meccanismi di adattamento del tessuto adiposo all'eccesso di grasso corporeo.

 

I quattro anni di studio

«Avevamo numerose evidenze - commenta Coletta - sul fatto che CD300e avesse un ruolo protettivo nei confronti delle alterazioni metaboliche associate all'obesità, senza però comprenderne il meccanismo. Dopo quattro anni di studio, i nostri risultati mostrano che CD300e non è un semplice indicatore di malattia, ma favorisce l'attività dei macrofagi a mantenere l'equilibrio metabolico del tessuto grasso». I ricercatori hanno studiato, in un modello murino, soggetti modificati geneticamente per non avere questa proteina e li hanno nutriti con una dieta molto grassa. Senza CD300e gli animali sono ingrassati molto di più, le loro cellule di grasso si sono gonfiate a dismisura, il fegato si è riempito di grasso (steatosi) e il corpo ha smesso di rispondere bene all'insulina, aprendo le porte al diabete. 

Quando i ricercatori hanno «spento» artificialmente questa proteina in cellule umane, hanno visto esattamente lo stesso blocco metabolico riscontrato nel modello murino. L'identificazione di questo meccanismo biologico offre un nuovo bersaglio per la ricerca farmacologica e potrà orientare lo sviluppo di strategie volte a preservare la funzione metabolica del tessuto adiposo nelle persone con obesità.

https://www.leggo.it/salute/ricerca/diabete_obesita_fegato_grasso_proteina_interruttore_naturale-9621337.html?refresh_cens 

 

 

Freddie

 


Freddie non era certo il primo vitello a correre libero per Jamaica Avenue.

Anche se può sembrare incredibile, questa strada di New York, a causa della presenza di un grande mattatoio, è stata teatro di numerose fughe e inseguimenti. Come se fossero efferati criminali, tutti i bovini evasi venivano subito tallonati dalle pattuglie del New York City Police Department che, per evitare incidenti e danneggiamenti, li riconducevano in breve tempo all’ultima stazione della loro vita.

Anche a Freddie è toccata la stessa sorte.

Il 22 gennaio del 2016 questo vitello pezzato scappa dal mattatoio intorno a mezzogiorno. Lo stavano spostando in un recinto; il giorno seguente sarebbe stato macellato. Ma lui evade e schizza con prodezza nel mezzo del traffico newyorkese. Appresa la notizia, la polizia si mette sulle sue tracce, riuscendo infine a catturarlo con un lazzo.

Intanto però i video di Freddie impazzano in rete mentre giornali e radio danno notizia dell’incredibile fuga. In questo modo Mike Stura, attivista per i diritti degli animali, scopre la vicenda e decide che il fuggitivo merita la libertà.

Per questo parte dal New Jersey con camion e rimorchio in direzione New York.

Quando arriva al mattatoio però le porte sono già chiuse. Passa la notte lì davanti e la mattina seguente riesce a parlamentare con i proprietari della struttura.

Li convince che quel vitello, col suo coraggio, si è guadagnato la vita. Così Mike decide di chiamarlo Freddie - in onore di Freddie Mercury - e sarà lui stesso a portarlo in un luogo sicuro dove trascorrerà il resto della sua vita.


È appena uscito “Mandrie”. I protagonisti di questo libro sono 14 animali che hanno conquistato la libertà e ora vivono in altrettanti rifugi e santuari. Puoi trovarlo seguendo il link nel primo commento.

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“SONO ANDATO A METTERE LA BOMBA, FACCIAMO LA STORIA”

“SONO ANDATO A METTERE LA BOMBA, FACCIAMO LA STORIA” – TRA I QUATTRO ARRESTATI PER L’ATTENTATO A CASA DI SIGFRIDO RANUCCI, CI SONO UNA DONNA DI 22 ANNI, UN 27ENNE E UN 21ENNE: PARLANDO AL TELEFONO SI VANTAVANO DEL LORO GIÀ LUNGO CURRICULUM CRIMINALE, FATTO DI AGGRESSIONI, VIOLENZE E GAMBIZZAZIONI, E PREPARAVANO LA FUGA IN SPAGNA: “TI DANNO I SOLDI E TI VAI A DIVERTIRE” – IL CAPO BANDA ERA IL 53ENNE ANTONIO PASSARIELLO, CHE IL GIP DEFINISCE “CRIMINALE DI ELEVATISSIMA PERICOLOSITÀ”: “CERTAMENTE EMBLEMATICO DELLA SUA PERSONALITA' E' IL REITERATO COLLEGAMENTO TRA LE REITERATE RICHIESTE DI FORNITURA DI ESPLOSIVO E IL 'BUTTARE A TERRA I PALAZZI'…”

TRE QUARTI DEGLI AMERICANI RITENGONO CHE L'IA DOVREBBE ESSERE REGOLAMENTATA: A MIGLIAIA PROTESTANO CONTRO I DATA CENTER, CHE VENGONO OSTRACIZZATI E BOICOTTATI

 

LA PROSSIMA RIVOLUZIONE ABBATTERÀ I MILIARDARI DELLA SILICON VALLEY – TRE QUARTI DEGLI AMERICANI RITENGONO CHE L'IA DOVREBBE ESSERE REGOLAMENTATA: A MIGLIAIA PROTESTANO CONTRO I DATA CENTER, CHE VENGONO OSTRACIZZATI E BOICOTTATI - MARK CUBAN, CHE HA ACCUMULATO UNA FORTUNA DURANTE IL BOOM DELLE DOT-COM, AVVERTE I COLLEGHI PAPERONI DELLA RIVOLTA CHE STA MONTANDO CONTRO BIG TECH: “I DATA CENTER SONO UN SIMBOLO DELL'ODIO NEI CONFRONTI DELL'IA E DELLA CONCENTRAZIONE E DELL'ACCUMULAZIONE DELLA RICCHEZZA CHE ESSA STA CREANDO” – “SE NON BACIATE IL CULO ALLE PERSONE CHE VANNO A LAVORARE OGNI GIORNO E CERCANO DI PAGARE LE PROPRIE BOLLETTE, RIMARRETE..."

protesta contro i data center usa stati uniti  

raduzione dell’articolo di Joe Wilkins per https://futurism.com/

 

silicon valley

Non c'è dubbio che il pubblico più ampio si sia seriamente rivoltato contro l'IA.

 

Negli Stati Uniti, un sondaggio di YouGov ha rilevato che tre quarti degli americani ritengono che l'IA dovrebbe essere regolamentata in modo più severo, una preoccupazione condivisa da entrambi gli schieramenti politici, come ha osservato “The Economist”.

 

La popolazione statunitense è inoltre sempre più timorosa degli effetti economici dell'IA, soprattutto mentre le potenti aziende tecnologiche riversano denaro nelle elezioni statali e federali.

 

data center intelligenza artificiale

Mentre questa rabbia cresce, le persone stanno sempre più indirizzando la propria frustrazione contro i data center, uno dei pochi punti di leva concreti di cui i cittadini comuni dispongono nei confronti di un'industria tecnologica da migliaia di miliardi di dollari altrimenti intoccabile.

 

I miliardari della tecnologia di tutto il mondo se ne stanno accorgendo, costruendo complessi privati su isole remote e flotte di jet privati in previsione di una rivoluzione. Mark Cuban, che ha accumulato la sua immensa fortuna durante il boom delle dot-com e si è pubblicamente scontrato con il CEO di OpenAI Sam Altman, sta ora avvertendo i suoi colleghi magnati che il malcontento dell'opinione pubblica va ben oltre l'IA.

mark cuban

 

Come riportato da “Fortune”, Cuban ha scritto su X che «è tempo che tutti capiscano che la battaglia contro i data center non ha nulla a che vedere con i data center. Sono diventati un simbolo dell'odio nei confronti dell'IA e della concentrazione e dell'accumulazione della ricchezza che essa sta creando».

 

Resta da vedere se il pubblico sia davvero così poco preoccupato per l'impennata dei prezzi dell'elettricità, la scarsità d'acqua e l'inquinamento, come sostiene Cuban; ma almeno la classe dei miliardari sembra prestare una certa attenzione.

 

Temendo evidentemente che la reazione ostile all'IA possa sfociare in una sorta di rivolta socialista, il miliardario ha proposto un lungo elenco di modi in cui l'industria tecnologica potrebbe placare un'opinione pubblica apparentemente priva di discernimento. Tra questi figurano la donazione di miliardi di dollari a piccole città e centri urbani, il tendere un ramo d'ulivo agli artisti e ai sindacati delle professioni creative e il resistere alla tentazione di assumere personaggi famosi per promuovere l'IA.

 

«Se non baciate il culo alle persone che vanno a lavorare ogni giorno e cercano semplicemente di pagare le proprie bollette, rimarrete molto, molto al di sotto della capacità di cui avete bisogno per far funzionare la vostra attività», ha scritto Cuban.

 

mark cuban

E SE UN GIORNO IL MONDO SI RIVOLTASSE CONTRO BIG TECH? - I COLOSSI DELLA TECNOLOGIA SANNO DI AVER IMPRESSO AL MONDO UN'ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE E TEMONO CHE, UN GIORNO, FOLLE DI DISOCCUPATI, IMPOVERITI DALL'AUTOMAZIONE E DALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ASSALTINO I CAMPUS DI GOOGLE, AMAZON, META, OPENAI E ALTRI GRUPPI DELLA SILICON VALLEY, TRATTANDOLI DA "NEMICI PUBBLICI NUMERO UNO" - I MILIARDARI DELLA TECNOLOGIA HANNO INIZIATO A COSTRUIRSI BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

silicon valley 2

https://www.dagospia.com/cronache/se-giorno-mondo-si-rivoltasse-contro-big-tech-i-colossi-tecnologia-sanno-464350

protesta contro i data center 8silicon valley 1silicon valleymark cuban

 

https://www.dagospia.com/business/prossima-rivoluzione-abbattera-i-miliardari-silicon-valley-quarti-degli-478953 

 

28 litri in meno al giorno: Il Regno Unito chiede ai cittadini di non sprecare l’acqua

 

- Giugno 30, 2026 
 
 

Nel Regno Unito è partita una nuova campagna nazionale per chiedere ai cittadini di ridurre il consumo quotidiano di acqua. L’obiettivo è risparmiare 28 litri al giorno a persona, in un Paese dove il consumo medio è di circa 140 litri al giorno. La richiesta arriva in un momento in cui siccità, cambiamenti climatici, crescita della popolazione e nuove infrastrutture tecnologiche stanno aumentando la pressione sulle riserve idriche.

La campagna pubblicitaria da 75 milioni di sterline (circa 87 milioni di euro), denominata “Risparmiamo acqua” , consiglierà e incoraggerà le persone a considerare l’acqua come una risorsa preziosa e ha come obiettivo che ognuno riduca il proprio consumo giornaliero di 28 litri,  ovvero due grandi secchi,  rispetto all’attuale consumo medio di circa 140 litri al giorno. La campagna è frutto di una collaborazione tra le compagnie idriche, l’ente regolatore del settore idrico Ofwat, l’ Agenzia per l’ambiente , il Met Office e Natural Resources Wales e sarà finanziata dalle compagnie idriche nell’arco di quattro anni.

Il consumo idrico in Inghilterra e Galles è tra i più alti d’Europa, con paesi come la Germania e i Paesi Bassi che registrano una media di 120 litri pro capite al giorno.

Un team di psicologi comportamentali sta fornendo consulenza alla campagna, che mira a cambiare gli atteggiamenti nei confronti dell’uso dell’acqua.

“La questione cruciale è: come possiamo convincere le persone che l’acqua è una risorsa importante?”, ha affermato il professor Thomas Webb, psicologo sociale dell’Università di Sheffield. “Dobbiamo quindi cambiare le convinzioni. Dobbiamo rendere le persone consapevoli di quanta acqua consumano e aiutarle a percepire questo come uno sforzo collettivo, qualcosa di cui possono essere orgogliose.”

Si prevede che entro il 2055 la carenza idrica in Inghilterra raggiungerà i 5 miliardi di litri al giorno , l’equivalente di una quantità d’acqua mancante pari a quella di 2.000 piscine olimpioniche, a causa dei cambiamenti climatici, dell’aumento della popolazione e dell’espansione di settori ad alta intensità idrica come i data center. Ma le ricerche condotte per la campagna rivelano che le persone non hanno idea di quanta acqua usino e sottovalutano il proprio consumo di circa cinque volte: in media, credono di consumare circa 30 litri al giorno, rispetto a un consumo effettivo di circa 140 litri.

infografica della campagna: risparmia acqua, risparmia soldi

Nel Kent è entrato in vigore venerdì mattina il divieto di utilizzo dei tubi per l’irrigazione, pochi giorni dopo che la South East Water aveva esortato i clienti a usare l’acqua con parsimonia a causa dell’aumento della domanda dovuto all’ondata di caldo. La professoressa Lizzie Kendon, responsabile strategica dei processi e delle proiezioni climatiche presso il Met Office, ha dichiarato: “Il cambiamento climatico sta determinando modelli meteorologici sempre più estremi, con inverni più umidi, estati più secche e improvvisi e intensi picchi di pioggia. Quando la pioggia cade su un terreno asciutto e indurito, gran parte non riesce a penetrare nel suolo, dove è più preziosa, e scorre via, andando persa. È urgente intervenire.”

La campagna invita il pubblico ad apportare piccoli cambiamenti quotidiani alle proprie abitudini per ridurre il consumo di acqua, come ad esempio fare docce più brevi, utilizzare serbatoi per la raccolta dell’acqua piovana in giardino e riparare i rubinetti che perdono. Una doccia consuma 10 litri d’acqua al minuto e sostituire il soffione con un modello a risparmio idrico può ridurre il consumo fino al 50%, abbassando le bollette energetiche.

Il professor Ian Walker, responsabile del dipartimento di psicologia all’Università di Swansea e uno dei consulenti accademici della campagna, ha affermato che le persone devono essere messe in condizione di agire. “Idealmente, ciò di cui si ha bisogno è un sistema per acquisire le informazioni da un contatore intelligente, trasmetterle in tempo reale all’abitazione e combinarle con informazioni utili su come intervenire.” Ha affermato che i cambiamenti una tantum, come l’acquisto di un soffione doccia e di una lavatrice a basso consumo idrico, sono i cambiamenti comportamentali più facili da incoraggiare. Ma le abitudini consolidate, che costituiscono la maggior parte del consumo idrico, sono molto più difficili da modificare.

https://beppegrillo.it/28-litri-in-meno-al-giorno-il-regno-unito-chiede-ai-cittadini-di-non-sprecare-lacqua/ 

 

Stiamo insegnando ai robot a rubarci il mestiere

  - Giugno 29, 2026

 

 

di J.  Lo Zippe

Un giorno ci accorgeremo che l’automazione non è cominciata quando il primo robot ha sostituito un operaio, ma quando l’operaio ha accettato di farsi guardare abbastanza a lungo da insegnargli il mestiere. È accaduto in modo molto più ordinario, quasi ridicolo, una telecamera fissata sulla fronte, un paio di occhiali intelligenti, un dispositivo montato sulla testa come quelli dei minatori o dei chirurghi, solo che qui la miniera non è sottoterra e il corpo da aprire non è quello di un paziente. La miniera è il lavoro umano e il corpo da studiare è quello di chi lavora.

In India, secondo un’inchiesta del The Guardian, sempre più operai tessili vengono invitati a indossare telecamere sulla testa durante il turno. Una delle lavoratrici, Lalita, lavorava da quasi un anno in una fabbrica di abbigliamento alla periferia di Delhi quando la direzione ha chiesto agli operai della sua linea di produzione di fissare piccole telecamere alla fronte prima di iniziare il lavoro; all’inizio ridevano, sembrava una cosa buffa: una telecamera sulla testa, come una lampada da minatore, ma poi hanno capito che quella telecamera non guardava soltanto il lavoro, guardava loro,il ritmo delle man, le pause, le conversazioni, gli errori, tutti i continui movimenti ripetuti per ore.

È questo il nuovo passaggio dell’intelligenza artificiale. Dopo avere divorato libri, immagini, articoli, fotografie, conversazioni, archivi, musica, codice e pezzi interi di cultura umana, ora l’IA ha fame di mani. Per un robot, piegare una maglietta è una guerra contro la materia molle!

Le immagini catturate in prima persona vengono chiamate “dati egocentrici”, video ripresi dal punto di vista di chi lavora. Per i robot sono oro, vedono esattamente quello che vede un essere umano mentre compie un’azione. Ed è qui che la faccenda diventa politica, perché quei filmati sono dati commerciali, vengono ripuliti, selezionati, annotati, venduti e trasformati in modelli, usati per istruire sistemi robotici che domani potranno entrare nelle fabbriche, nei supermercati, negli ospedali e nelle case. La persona filmata riceve il salario del turno, quando va bene e il valore del suo gesto, invece, prende un’altra strada, sale di livello, passa da un server, cambia continente e diventa proprietà industriale.

EgoLab, una società indiana che raccoglie dati egocentrici anche dallo stabilimento di Gurugram dove lavora Lalita, annovera Tesla tra i suoi maggiori clienti. Elon Musk ha previsto che circa l’80% del valore futuro di Tesla non arriverà dalle auto elettriche, ma dai robot umanoidi. Il futuro di una delle aziende più ricche del mondo potrebbe quindi passare anche dai gesti registrati di lavoratori che guadagnano una frazione infinitesimale di quel valore. L’India sta diventando uno dei grandi centri globali di questa nuova economia. Non solo perché ha un’enorme forza lavoro industriale, ma perché domina già una parte fondamentale della filiera dell’intelligenza artificiale: l’annotazione dei dati. Secondo le stime citate dal giornale, il Paese rappresenta circa il 35% del mercato globale dell’annotazione dati, e circa il 60% dei ricavi di questo settore arriva da clienti statunitensi.

La stessa logica sta uscendo dagli stabilimenti ed entrando negli appartamenti. A New York una startup chiamata Shift ha lanciato un servizio di pulizie gratuito. Una persona viene a casa, indossa una telecamera, pulisce casa mentre tutto viene registrato per addestrare l’intelligenza artificiale e i robot domestici. Il cliente quindi non paga con denaro, e questa è la parte seducente dell’offerta, paga lasciando che la propria casa venga trasformata in un ambiente di apprendimento. Naturalmente arrivano le rassicurazioni dalla startup: volti sfocati, dati sensibili rimossi, il cosiddetto consenso informato, ma anche quando un documento viene oscurato, resta la struttura della casa. Questo dunque è il pezzo che manca nel dibattito pubblico; abbiamo discusso a lungo dei dati personali, molto meno dei dati corporei. Abbiamo immaginato la sorveglianza come un occhio che ci guarda dall’alto, molto meno come un occhio che ci viene montato addosso. Abbiamo parlato di copyright per gli scrittori, per i fotografi, per i musicisti, per gli illustratori, ma non abbiamo ancora trovato una parola decente per il diritto di chi insegna a una macchina come si afferra una tazza, come si piega un asciugamano o come si cuce un colletto.

Ma non accade solo alle mani, sta accadendo anche alla testa. A Hollywood, dopo lo sciopero degli sceneggiatori e il crollo delle produzioni, molti autori e lavoratori della televisione si sono ritrovati senza contratti. Alcuni hanno iniziato ad addestrare l’intelligenza artificiale, correggono dialoghi, valutano scene, spiegano perché una battuta non funziona o perché un personaggio suona falso; in pratica fanno ancora il loro mestiere, solo che non lo fanno più per una serie o per un film, lo fanno per insegnare a una macchina a farlo al posto loro. È lo stesso cortocircuito degli operai con la telecamera in testa: la sarta insegna al robot a cucire, la donna delle pulizie insegna al robot a pulire, lo sceneggiatore insegna al chatbot a scrivere.

Forse serve un diritto d’autore del gesto?

Il capitalismo digitale ha sempre avuto una grande abilità, convincere le persone che ciò che stanno regalando non vale nulla finché qualcuno non lo ha già trasformato in miliardi. Il lavoratore diventa due volte produttivo, la prima volta quando fa il suo mestiere, e la seconda quando il suo mestiere viene catturato come esempio per eliminarne, ridurne o disciplinarne altri.

Sorge quindi una domanda: quando una macchina impara il tuo mestiere guardandoti lavorare, tu hai lavorato anche per lei? Perché se la risposta è sì, allora qualcuno deve pagarti, ma se la risposta è no, allora abbiamo inventato la forma più elegante di esproprio… non ti rubano il lavoro con il robot, ti chiedono prima di insegnarglielo gratis.

https://beppegrillo.it/stiamo-insegnando-ai-robot-a-rubarci-il-mestiere/