domenica 16 agosto 2026

Buona domenica Peter Theil

 


MATTEOTTI, 102 ANNI DOPO L'ANTIFASCISMO È ANCORA UNA SCELTA DI CAMPO

 


Questa mattina una nostra delegazione si è recata sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, dinanzi al monumento dedicato a Giacomo Matteotti, per rendergli omaggio e ricordare il giorno in cui, il 16 agosto 1924, venne ritrovato il corpo del deputato socialista, rapito e assassinato dai fascisti dopo aver denunciato in Parlamento brogli, violenze e intimidazioni.


Non è soltanto memoria.


La sua lezione non è un cimelio da rispolverare nelle ricorrenze: è una bussola per il presente.


In un'Italia attraversata da revisionismi storici, tentativi di normalizzazione del fascismo e pulsioni autoritarie, ricordare Matteotti oggi significa scegliere da che parte stare: dalla parte dei lavoratori, della libertà e della democrazia. Antifascisti, sempre.


Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Roma, Castelli e Litoranea


#Matteotti #GiacomoMatteotti #Antifascismo #AntifascistiSempre #Memoria #Democrazia #Roma #RifondazioneComunista #PRC

Giovanni Barbera 

La ritardata mi ha bloccato!

 


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Roberta Celli

 

Stava stendendo i panni, quando il balcone è crollato. È morta dopo un volo di dieci metri Roberta Celli, 56 anni, insegnate e mamma di due figli. La tragedia al terzo piano della sua abitazione in via Bonomo, una zona centrale di Livorno. Roberta Celli eta da poco rientrata a casa dopo aver trascorso una giornata al mare. La notizia della sua morte ha scosso profondamente la comunità livornese, dove la donna era molto conosciuta e stimata. Era un insegnante di storia e italiano al Liceo Cecioni.

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ERA ORA: VOGLIONO SFIDUCIARE GIANNI INFANTINO!

 

ERA ORA: VOGLIONO SFIDUCIARE GIANNI INFANTINO! A SALISBURGO IL PRESIDENTE DELLA UEFA, CEFERIN, HA INCONTRATO NASSER AL KHELAIFI (PATRON DEL PSG E A CAPO DELL’ASSOCIAZIONE DEI CLUB EUROPEI) E PATRICE MOTSEPE (PRESIDENTE DELLA CONFEDERAZIONE AFRICANA), PER ORGANIZZARE IL “GOLPE” CONTRO GIANNI INFANTINO - L’OBIETTIVO È RACCOGLIERE LE 43 FIRME NECESSARIE PER UNA MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO IL CAPOCCIONE DELLA FIFA: SI VALUTA ANCHE IL BOICOTTAGGIO DELLE COMPETIZIONI FIFA E UNA RIFORMA CON PRESIDENZA A ROTAZIONE TRA I CONTINENTI – L’APPOGGIO DI MOTSEPE È UN SEGNALE IMPORTANTE, VISTO CHE L’AFRICA È UNO DEGLI STORICI SERBATOI ELETTORALI DI “GIANNI BE GOOD” – MA AL CAMERIERE IN CHIEF DI TRUMP RESTANO ANCORA DEGLI IMPORTANTI ALLEATI...

gianni infantino aleksander ceferin nasser al khelaifi patrice motsepe  

Estratto dell’articolo di Gennaro Scala per www.corriere.it

 

nasser al khelaifi aleksander ceferin

La sfiducia è praticamente sul tavolo. Le 43 firme necessarie vengono cercate tra le federazioni. E a Salisburgo, mentre il Psg e l’Aston Villa si contendevano la Supercoppa europea, il calcio mondiale ha celebrato un altro tipo di partita: il primo vero summit in presenza per preparare la destituzione di Gianni Infantino.

 

Non più soltanto una protesta contro il progetto di aprire ai capitali privati una quota dei diritti della Coppa del Mondo. Non più soltanto una richiesta di trasparenza. Adesso c’è un progetto per il dopo.

GIANNI INFANTINO COME IL MARCHESE DEL GRILLO - MEME

 

Il presidente Uefa Aleksander Ceferin ha riunito attorno a sé Nasser Al-Khelaifi, presidente del Psg e dell’Eca, l’associazione dei club europei, e Patrice Motsepe, presidente della Caf. […]

 

Al-Khelaifi rappresentava i grandi club. Motsepe rappresentava l’Africa, storico serbatoio elettorale di Infantino. La sua presenza, dopo anni di solida alleanza con il presidente Fifa, è stata il segnale più importante.

 

Solo che, contemporaneamente, dall’altra parte del mondo calcistico arrivava una risposta. Sei federazioni arabe — Marocco, Qatar, Egitto, Mauritania, Libano e Sudan — hanno dichiarato «pieno sostegno» e «fiducia» a Infantino. Quattro dei firmatari siedono nel Consiglio Fifa: il qatariota Hamad bin Khalifa Al Thani, l’egiziano Hany Abo Rida, il marocchino Fouzi Lekjaa e il mauritano Ahmed Yahya. Con loro Hashem Haidar, presidente della federcalcio libanese, e Moatasem Gafar, numero uno del Sudan.

 

gianni infantino patrice motsepe

Il loro messaggio è stato netto: apprezzamento per gli «sforzi continui» di Infantino nel far crescere il calcio mondiale.

Il paradosso è che il fronte arabo ha anche aperto una frattura nel fronte asiatico. Il Qatar ha contestato pubblicamente l’Afc, che lunedì aveva firmato insieme a Uefa e Concacaf una durissima dichiarazione contro Infantino.

 

Hamad bin Khalifa Al Thani, che è membro dell’AFC e del Consiglio FIFA, ha scritto al presidente della confederazione asiatica, lo sceicco Salman bin Ibrahim Al Khalifa, sostenendo che né lui né la federazione qatariota erano stati consultati prima della pubblicazione della lettera.

 

[…]  E ancora: nessun preavviso, nessuna bozza, nessuna possibilità di contribuire al testo. Una rivolta dentro la rivolta: l’Afc accusa Infantino, ma una parte dell’Asia accusa l’Afc di aver parlato senza rappresentarla.

 

gianni infantino nasser al khelaifi

A Salisburgo, intanto, la coalizione anti-Infantino ha messo a punto le prossime mosse. La prima è politica: raccogliere le 43 adesioni necessarie per una mozione di sfiducia e tentare di portare il presidente davanti a un voto d’emergenza prima delle elezioni di marzo. La seconda è istituzionale: preparare una nuova architettura della Fifa. La terza è sportiva: minacciare il boicottaggio delle competizioni Fifa se Infantino non dovesse ritirare la candidatura.

 

La bozza del nuovo modello contiene un’idea che, se mai diventasse realtà, sarebbe una rivoluzione: la presidenza a rotazione continentale. Quattro anni, senza rinnovo consecutivo; poi il turno passa a un’altra confederazione. Europa, Sudamerica, Asia, Africa, Nord e Centro America, Oceania. […]

 

E un consiglio collegiale più forte, capace di sottrarre al presidente una parte del potere esecutivo ed economico. È la risposta al peccato originale che i nemici di Infantino individuano nel sistema Fifa: 211 federazioni, un voto ciascuna.

 

infantino ceferin

L’Europa ha i grandi club, i grandi campionati e gran parte dei ricavi, ma non ha un peso elettorale proporzionato. Una piccola federazione caraibica o africana vale quanto la Germania o il Brasile. Chi sa costruire consenso tra i piccoli può dunque governare il gigante. Infantino lo ha fatto dal 2016. […]

 

 

Il nome di Victor Montagliani, presidente della Concacaf, continua a circolare come possibile candidato anti-Infantino. A giugno aveva detto che la sua priorità era la rielezione alla guida della confederazione nordamericana e centroamericana. Ma al congresso Fifa di Vancouver aveva lasciato una frase che oggi sembra un programma: «La leadership non è questione di potere».

gianni infantinoINFANTINOinfantino trumpgianni infantino con cappellino usa alla prima riunione del board of peace foto lapressegianni infantino alla riunione del board of peace foto lapresse

 

https://www.dagospia.com/sport/era-ora-vogliono-sfiduciare-gianni-infantino-salisburgo-presidente-uefa-483795 

 

GLI INQUIRENTI CHE INDAGANO SUL FURTO DI QUATTRO OPERE DI ANTONELLO DA MESSINA DAL MUSEO REGIONALE DELLA CITTÀ SICILIANA STANNO INTERROGANDO I CUSTODI DELLA STRUTTURA: COM’È POSSIBILE CHE NESSUNO SI SIA ACCORTO DEI LADRI?

 

CACCIA ALLA TALPA! – GLI INQUIRENTI CHE INDAGANO SUL FURTO DI QUATTRO OPERE DI ANTONELLO DA MESSINA DAL MUSEO REGIONALE DELLA CITTÀ SICILIANA STANNO INTERROGANDO I CUSTODI DELLA STRUTTURA: COM’È POSSIBILE CHE NESSUNO SI SIA ACCORTO DEI LADRI? – IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA, RENATO SCHIFANI RIVELA CHE I SISTEMI DI ALLARME E VIDEOSORVEGLIANZA ERANO PERFETTAMENTE FUNZIONANTI – IERI SERA SONO STATE TROVATE ALTRE DUE TAVOLE DEL PITTORE CHE ERANO STATE SOTTRATTE: I LADRI, ALMENO TRE PERSONE, LE AVEVANO ABBANDONATE SUL MURETTO ESTERNO DEL MUSEO…

furto al museo regionale interdisciplinare di messina mume antonello messina  

1 - FURTO OPERE ANTONELLO DA MESSINA, DUE TAVOLE RITROVATE IERI SERA

(ANSA) - Erano sei le opere di Antonello da Messina rubate dal MuMe, due sono state ritrovate ieri sera; i ladri le hanno abbandonate sul muretto esterno del museo, lungo viale della Libertà. A notarle sono stati alcuni passanti che hanno avvertito le forze dell'ordine.

 

Si tratta di due delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio, nulla si sa invece sulle altre quattro opere sottratte, compresa la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, che erano custodite in una teca blindata. Il colpo sarebbe stato commesso da almeno tre persone a volto coperto, che avrebbero forzato l'ingresso secondario del museo.

furto al museo regionale interdisciplinare di messina

 

2 - MUSEO DI MESSINA, 'SISTEMA ALLARME E VIDEOSORVEGLIANZA FUNZIONANTI'

(ANSA) - "I sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza sono perfettamente funzionanti e sono in corso indagini degli organi competenti quali polizia e carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale". Lo precisa il Museo regionale di Messina smentendo che i ladri siano riusciti a eludere i sistemi di sicurezza e allarme.

 

3 - FURTO ANTONELLO DA MESSINA, INVESTIGATORI SENTONO I CUSTODI DEL MUSEO

(ANSA) - Secondo quanto apprende l'ANSA gli investigatori stanno sentendo i custodi del Museo regionale per ricostruire le fasi del clamoroso furto di ieri delle opere di Antonello da Messina.

 

Quando i ladri hanno spaccato le teche per impadronirsi delle tavole il sistema d'allarme sarebbe scattato immediatamente e le telecamere della video-sorveglianza, piazzate nelle stanze e anche queste funzionanti, avrebbero ripreso la scena. Gli investigatori dunque stanno cercando di capire cosa non abbia funzionato nell'apparato complessivo di sicurezza. Le immagini sono al vaglio degli inquirenti per risalire agli autori del furto.

museo regionale interdisciplinare di messina 2

 

4 - SCHIFANI, 'FURTO ANTONELLO DA MESSINA È SFREGIO, AVVIATA ISPEZIONE INTERNA'

(ANSA) - "Il furto dei capolavori di Antonello da Messina custoditi al museo regionale Accascina è un atto criminale di eccezionale gravità e uno sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale. Quelle opere non solo affondano le loro radici nella storia di Messina e della Sicilia ma rappresentano un patrimonio per l'Italia e per il mondo intero. La loro sottrazione è una ferita per tutti. La priorità assoluta, adesso, è ritrovarle al più presto e assicurare alla giustizia i responsabili". Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.    

 

museo regionale interdisciplinare di messina 1

"La Regione - aggiunge - sta già garantendo la massima collaborazione alla magistratura e alle forze dell'ordine, mettendo a disposizione ogni elemento utile per le indagini. Va chiarito che l'allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente. Le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono già al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all'individuazione dei responsabili".    

 

"Parallelamente - prosegue Schifani - è già stata avviata un'ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all'operato del personale addetto alla custodia. Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d'ombra. Quei capolavori sono patrimonio di tutti e la Regione farà quanto è necessario perché tornino presto al loro posto".

MUME - museo regionale interdisciplinare di messina

 

5 - GIULI, 'SCONCERTO E DISPIACERE PER FURTO OPERE DI ANTONELLO DA MESSINA'

(ANSA) - "Apprendo con sconcerto e dispiacere del furto avvenuto al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, dove sono state sottratte tre tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte con Madonna e Cristo in pietà, attribuite ad Antonello da Messina e di straordinario valore per il nostro patrimonio culturale. Ho parlato con il sindaco di Messina, Federico Basile, al quale ho espresso la mia vicinanza alla città e all'intera comunità per quanto accaduto". Lo dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.   

MUME - museo regionale interdisciplinare di messina

 

 "Mi sono consultato subito con il comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale - aggiunge - Confido, come sempre, nell'operato delle forze di sicurezza, nel caso specifico della Polizia, cui sono affidate le indagini. Il Ministero della Cultura assicura la massima disponibilità a collaborare con le autorità regionali, nel cui àmbito ricade la gestione dei musei dell'Isola, in ragione dell'autonomia speciale vigente".

https://www.dagospia.com/cronache/caccia-talpa-gli-inquirenti-indagano-furto-opere-antonello-messina-483810 

 

“LE PAROLE DI CRAXI SU MIO PADRE SONO SGANGHERATE E NON SONO VERE”

 

“LE PAROLE DI CRAXI SU MIO PADRE SONO SGANGHERATE E NON SONO VERE” – GIULIO NAPOLITANO SCRIVE A DAGOSPIA PER “RISPONDERE” AL FILMATO, DATATO 1993, IN CUI BETTINO CRAXI SOSTENNE FOSSE INVEROSIMILE CHE GIORGIO NAPOLITANO NON SI FOSSE MAI ACCORTO DEI SOLDI CHE DALL’UNIONE SOVIETICA ARRIVAVANO AL PARTITO COMUNISTA ITALIANO: “FURONO PALESEMENTE STRUMENTALI E PROVOCATORIE LE PAROLE QUEL GIORNO RIVOLTE A MIO PADRE, APPROFITTANDO DELLA RILEVANZA MEDIATICA DELL’OCCASIONE. MIO PADRE ERA STATO RESPONSABILE DELLA SEZIONE ESTERI DEL PCI E POI DEL PDS DAL 1986 AL 1992. I FINANZIAMENTI SOVIETICI AL PCI, COME BEN RICOSTRUITO DA GIANNI CERVETTI NEL LIBRO “L’ORO DI MOSCA”, ERANO TERMINATI MOLTO PRIMA, ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA, SU PRECISA INDICAZIONE DI ENRICO BERLINGUER…”

bettino craxi giulio giorgio napolitano 

Riceviamo e pubblichiamo:

 

giulio napolitano foto mezzelani gmt37

Caro Direttore,

ieri sera il sito Dagospia titolava: «Prima c’erano il KGB e i servizi bulgari con le loro ricetrasmittenti, oggi ci sono i “Maga” e i “pupazzi prezzolati” di Putin». E riproponeva quella che definiva «le parole vere, tragiche e attualissime pronunciate da Bettino Craxi» nel corso del suo interrogatorio in aula da parte di Antonio Di Pietro nel corso del processo Cusani nel dicembre 1993.

 

Tra quelle parole, oltre alle più volte ripetute affermazioni sulla diffusione del sistema di finanziamento illecito dei partiti politici, la pagina di Dagospia richiamava con particolare enfasi le sgangherate e gratuite insinuazioni che il quell’occasione Craxi rivolse a mio padre, allora Presidente della Camera, che da «Ministro degli esteri» del PCI avrebbe avuto «rapporti con tutte le nomenclature comuniste» a partire da quella sovietica, ritenendo assai poco credibile che non si fosse mai accorto del «grande traffico» sotto di lui, tra gli amministratori del PCI e i rappresentanti di quei partiti e di quei Paesi. 

 

interrogatorio di bettino craxi al processo cusani - 19 settembre 1993

Quelle parole furono senza dubbio «tragiche“, per la drammatica condizione personale, giudiziaria e politica in cui in quel momento versava Craxi, destinatario di molteplici avvisi di garanzia per finanziamento illecito e corruzione ed estromesso dalla guida del suo partito, il PSI, del quale era stato a lungo leader incontrastato.

 

Ma quelle parole non furono né «vere» né «attualissime», già allora e tanto meno ora.

Lascio da parte la questione generale se davvero il sistema di finanziamento illecito dei partiti della cd. Prima Repubblica fosse così pervasivo e riguardasse allo stesso modo, anche nella gestione personalistica e disinvolta di quei fondi, tutte le forze politiche, anche quelle relegate all’opposizione, come cominciò allora ad affermare pubblicamente Craxi nel tentativo di dissolvere le proprie responsabilità personali e pubbliche in una chiamata generale in correità dell’intero sistema politico.

interrogatorio di bettino craxi al processo cusani - 19 settembre 1993

 

Quel che è certo è che furono palesemente strumentali e provocatorie le parole quel giorno rivolte a mio padre, approfittando della rilevanza mediatica dell’occasione, peraltro del tutto impropria ed estranea (il processo Cusani appunto). Mio padre era stato responsabile della sezione esteri del PCI e poi del PDS dal 1986 al 1992.

 

I finanziamenti sovietici al PCI, come ben ricostruito da Gianni Cervetti nel libro “L’oro di Mosca”, erano terminati molto prima, alla fine degli anni Settanta, su precisa indicazione di Enrico Berlinguer. E già a metà degli anni Ottanta, l’Unione sovietica e i Paesi socialisti erano entrati in una profonda crisi economica e politica, che portò al crollo del Muro di Berlino nel 1989.

 

Infine, l'impegno politico internazionale di mio padre fu rivolto ad avvicinare il PCI all'esperienza delle socialdemocrazie europee e alle forze democratiche negli Stati Uniti piuttosto che a coltivare i rapporti con il partito comunista sovietico. E Craxi lo sapeva bene. Fu proprio su quei versanti che si ritrovarono più volte insieme, in sintonia politica e culturale, fino all’adesione, favorita dallo stesso Craxi, del PDS al Gruppo socialista del Parlamento europeo.

giulio napolitano foto mezzelani gmt47

 

Quelle affermazioni di Craxi furono, in realtà, una maldestra e volgare ritorsione nei confronti dei Presidenti delle Camere (parole di segno analogo furono indirizzate a Giovanni Spadolini) per la loro condotta in quella tormentata legislatura, una condotta sempre ferma nella difficile difesa delle prerogative e della dignità del Parlamento di fronte a una campagna di costante delegittimazione.

 

Ricordo soltanto il duro diniego opposto da mio padre pochi mesi prima alla Guardia di Finanza e alla Procura di Milano presentatesi a Montecitorio con un mandato per avere accesso e ottenere documenti peraltro pubblici sul bilancio dei partiti, a difesa del principio dell’inviolabilità delle sedi parlamentari.

 

interrogatorio di bettino craxi al processo cusani - 19 settembre 1993

Fu parte di quella condotta anche il non opporsi dei Presidente della Camere (fermo restando che formalmente non ne avevano nemmeno il potere) a una parziale revisione della disciplina costituzionale dell’immunità parlamentare. La modifica pose fine alla sequela di centinaia di voti di previa autorizzazione a procedere alle indagini che avevano paralizzato e umiliato l’attività parlamentare in quel drammatico biennio. Non piacque a tutti e sicuramente non a Craxi.

 

Ma si trattò di una riforma approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza, di cui naturalmente si possono ancora oggi discutere benefici e danni e valutare eventuali correttivi. Ma di quella scelta mio padre ha sempre pubblicamente spiegato le ragioni e i limiti (si veda anche la sua autobiografia, Dal PCI al socialismo europeo, Roma-Bari, Laterza, 2005, ristampa 2006, pp. 270-288); e anch’io recentemente ho provato a ricostruirne il contesto storico e umano (Il mondo sulle spalle. Una storia famigliare e politica, Mondadori, 2025, I edizione Oscar Bestsellers, 2026, pp. 167-188).

enrico berlinguer giorgio napolitano

 

Ricordare ancora oggi quelle maligne e crepuscolari allusioni di Craxi significa fare torto, più che alla memoria di mio padre, all’intelligenza e alla statura del leader socialista, che, nel suo rilevante e controverso impegno politico-istituzionale, diede ben altre prove di lungimiranza e coraggio. Di ciò diede atto mio padre stesso, nella sua sentita e articolata lettera alla vedova e ai figli nel decennale della scomparsa nel gennaio 2010, primo Capo dello Stato a rendergli pubblicamente omaggio dopo la sua tragica fine.

 

giorgio napolitano enrico berlinguer

Ciò doverosamente precisato, ritengo preziosa l’attenzione che il vostro sito dedica a tutti i rischi odierni di infiltrazione e di finanziamento occulto da parte di ambienti eversivi americani e russi alle forze politiche italiane, a cominciare dalle più estreme. Fenomeno che, tuttavia, mi pare assai lontano e ben diverso da quello aveva riguardato i partiti della Prima Repubblica durante la Guerra Fredda, in un contesto caratterizzato da chiare ed esplicite appartenenze ideologiche, giuste o sbagliate che fossero.

 

Mi scuso per aver abusato della sua pazienza e di quella degli eventuali lettori, ma la memoria repubblicana è un bene troppo prezioso per la nostra democrazia per lasciarlo preda di facili suggestioni.

Con i più cordiali saluti e auguri di buon Ferragosto.

Giulio Napolitano

https://www.dagospia.com/politica/giulio-napolitano-parole-craxi-mio-padre-sgangherate-non-vere-483760