lunedì 9 febbraio 2026

Gli ultimi giorni del gigante.




WrestleMania VI, incontro per i titoli di coppia WWF. Haku ed Andre the Giant, campioni in carica, contro i Demolition (Ax e Smash).


Da tutti gli appassionati di wrestling questo match viene considerato l'ultimo incontro dell'ottava meraviglia del mondo, perlomeno l'ultimo degno di nota. Oddio, parlare di incontro del gigante è un pò esagerato: André non entra mai nel ring, sferra qualche calcio, qualche pugno, ma il match si regge tutto sull'abilità degli altri tre contendenti, perché il francese è ormai nelle fasi finali della sua salute. 


Dolori costanti e continui lo tormentano nella vita quotidiana, figuriamoci intraprendere un match sul quadrato. Ma, nei registri della sua carriera, questo NON è l'ultimo incontro di André. Tutt'altro.


Solamente 10 giorni dopo, ad Honolulu, André fu impegnato in un house show sempre a fianco di Haku (in barba ad ogni logica di storyline, ma probabilmente laggiù WrestleMania fu irradiata in differita) ed in seguito a fianco di un altro gigante, Giant Baba, in Giappone sempre contro i Demolition, stavolta battuti proprio grazie ad uno schienamento di André ai danni di Smash.


Cinicamente, Vince McMahon, pur essendo legato da un affetto quasi familiare con il gigante, lemtamente iniziò ad escluderlo dai principali programmi della Federazione.


Ma André rimaneva comunque una attrazione, e questo lo sapeva bene: a sorpresa, non essendo legato da alcun obbligo contrattuale con il patron della WWF, apparve in uno spettacolo della UWF di Herb Abrams, promotion che si prefiggeva di essere l'alternativa ai programmi WWF e WCW di quegli anni.


Lo shock sortì l'effetto desiderato: pur di non vedere uno dei suoi storici wrestler in una promotion rivale, McMahon tornò ad impiegare il gigante come parte integrante dei suoi spettacoli, tanto che il 30 Novembre di quell'anno fu annunciato come partecipante alla Royal Rumble del 1991.


A seguito però di un aggravarsi delle sue condizioni ad una gamba, André fu costretto a saltare l'evento invernale, per fare capolino - ancora non in forma - nella rivalità tra Mr. Perfect e Big Boss Man, che lo vide anche a bordo ring durante la settima edizione di WrestleMania.


Finalmente, pochi mesi dopo, il francese tornò in forma attiva in coppia con i Rockers contro il team degli Orient Express e Mr.Fuji. Ma si trattava di un fuoco di paglia.


Le condizioni di André ormai gli permettevano ben poco. La sua unica attrattiva rimaneva la sua figura, sempre più imponente, accompagnata occasionalmente da qualche manata e dalla sua "seduta" sul petto dell'avversario.


La WWF tentò anche un grande rilancio, tentando di metterlo contro il nuovo gigante Earthquake, ma anche lì, dopo qualche mese di interviste e segmenti, il tutto si risolse con André a fare da assistente a bordo ring dell'avversario di turno di Terremoto e del suo nuovo compagno di coppia, Typhoon.


Ormai anche McMahon aveva ceduto le armi, lasciando l'ottava meraviglia del mondo libero di accasarsi presso altri lidi.


Nel 1992 lo vediamo stanco, emaciato, con uno sguardo perennemente fisso e carico di dolore. Nonostante ciò, André rimane impegnato, sia con la All Japan Pro Wrestling dell'amico Giant Baba che in terra messicana, nella UWF.


Fu proprio nella terra della lucha libre che avvenne uno dei fatti più disgustosi mai successi su un ring di wrestling: durante un incontro che lo vedeva opposto a Bad News Brown, il gigante avvertì il judoka di mettersi nell'angolo per la sua famosa "sit down splash". Brown obbedì, sapendo che quella era una delle poche cose che André era ancora in grado di fare.


Ma non sapeva che il gigante stava veramente male: alla terribile agonia del gigantismo si era unito uno di quei tremendi virus intestinali che giravano nell'ambiente, e per tutta risposta, come "medicina" ai suoi problemi, il francese aveva deciso di innaffiare la sua tristezza con abbondanti dosi di tequila.


Un mix letale, che spinto dal movimento del sit down splash, portò André a perdere l'uso dello sfintere in una tremenda diarrea, mentre il povero Bad News veniva ricoperto da capo a piedi, senza poter fare molto.


Più André si divincolava, più le feci uscivano abbondanti dal suo costume. Bam Bam Bigelow, all'angolo opposto, dichiarò che la puzza tremenda aveva ammorbato tutto il ring, mentre Bad News, finalmente libero, corse subito verso il backstage a farsi una doccia, senza nemmeno togliersi gli scarponcini.


Per quanto possa forse strappare un sorriso questa storia, è l'amara constatazione di come le condizioni di André fossero peggiorate. 


Il 4 Dicembre 1992, un match a sei uomini cala il sipario sulla carriera dell'ex campione del mondo. 


Ormai sfinito da una salute che non accennava a migliorare, si diresse in Francia per il funerale del padre. Giocò a carte con gli amici di un tempo, respirò un pò dell'aria della sua infanzia.


E dopo aver osservato le confortanti luci della "Ville Lumiere", si riposò in un letto di un hotel.


Calmo. Placido. Sereno.


Finalmente le sofferenze erano finite per sempre.


#AndreTheGiant #EightWonderOfTheWorld #Anni80 #Anni90 #WWE #wrestling #maestrozamo

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Monica Castro

 


Mentre la Presidente del Consiglio Meloni tuona contro l’auto-esclusione di Pucci dal Festival di Sanremo, una consigliera di Fratelli d’Italia di Calenzano (Firenze), Monica Castro, se ne esce direttamente in Consiglio comunale con un abominio che ricorda da vicino la supremazia della razza nazista.


In aula si sta parlando del possibile gemellaggio tra Calenzano e la città di Jenin, in Cisgiordania.


L’intervento di Castro è spaventoso:


“Perché noi dobbiamo andare da quelli poveretti, quelli stor**, tutti ridotti male, senza casa, senza nulla, non riconosciuti?”.


E ancora, forse persino più grave.


“Non so nemmeno di che si parla, sarò ignorante io. Non vado nei posti dove soffrono, preferisco andare dove ci si diverte”.


Basta? Direte voi. Nient’affatto perché la consigliera meloniana rincara la dose:


“Non si poteva fare un gemellaggio con l’Austria, dove sono ricchi? Venivano qui, ci portavano anche qualche risorsa. Faccio per ironizzare, alle otto di sera mi tocca parlare di Palestina e so a malapena dov’è”.


Sì, consigliera, lei è, tra le altre cose, evidentemente ignorante. E non è un alibi, è un’aggravante. 


Non solo la consigliera in questione dovrebbe dimettersi ed essere radiata da ogni incarico pubblico presente e futuro.


Ma la Presidente del Consiglio Meloni?


Invece di occuparsi di Pucci, non ha nulla da dire su queste parole infami e fasciste, pronunciate da una eletta del suo partito?


In fondo è semplice.


Se una così non verrà espulsa dal partito, allora significa che quelle parole rappresentano anche il partito, il suo partito, Presidente Meloni.


E anche lei. 


Mi auguro di no.

Lorenzo Tosa 

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Ma Trump non era quello, secondo i boccaloni, che liberava i bambini dai pedofili?

 


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La Arminio Ottone riscrive anche la Bibbia...

 


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Skeletor patriarcale...

 


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Skeletor disoccupato...?

 


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Naudy Carbone

 


L’uomo nella foto si chiama Naudy Carbone, ha 39 anni, e la sua è una di quelle storie che dovrebbe farci vergognare di essere italiani. 


Se solo esistesse ancora, in questo Paese, il senso della vergogna.


Pochi giorni fa, subito dopo il femminicidio di Zoe Trinchero, l’assassino, Alex Manna, ha cercato di depistare le indagini e scaricare tutta la colpa su questo giovane uomo, non solo completamente innocente ma del tutto all’oscuro anche del delitto.


E lo ha accusato non per caso ma perché Naudy Carbone è nero, il “colpevole perfetto” da dare in pasto a un’opinione pubblica spaventosamente razzista, abbeverata da una martellante propaganda xenofoba.


E infatti, quella stessa notte, intorno all’una e mezza, mentre stava dormendo, Carbone è stato svegliato da alcuni rumori sulle scale e in strada. 

Una folla si era radunata davanti a casa sua armata di bastoni per vendicare la morte di Zoe Trinchero.


“Esci, ne*** di me***”, questo gli urlavano dalla strada, al punto che Naudy è stato costretto a barricarsi in casa per evitare quello che sarebbe stato un vero e proprio linciaggio.

E solo l’intervento dei carabinieri, chiamati da Carbone, ha evitato il peggio. 


Naudy Carbone è italiano, italianissimo, un jazzista di grande talento, diplomato al Conservatorio di Genova, originario della Guinea, adottato da una famiglia di Nizza Monferrato quando aveva 3 anni.


È stato accusato di omicidio dall’uomo italiano bianco che lo aveva commesso.


E immediatamente, per tutti, è diventato all’istante il colpevole. Senza alcun dubbio.


Se non è razzismo questo, davvero non so cosa sia il razzismo.


Voglio mandare un abbraccio fortissimo a quest’uomo, e dirgli che non è solo, nonostante tutto.

Lorenzo Tosa 

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