lunedì 5 ottobre 2026

Zorro

 


All'anagrafe Armando Joseph Catalano nacque il 14 gennaio 1924 a New York. Crebbe nell'area di Little Italy all'interno del distretto del Bronx (dopo una primissima infanzia a Washington Heights). 


I suoi genitori erano entrambi immigrati italiani originari della Sicilia. Suo padre, Attilio Catalano, proveniva da Lercara Friddi (in provincia di Palermo) ed era figlio di un produttore di legname messinese, mentre sua madre, Clara Arcara, era originaria di Messina. 


Dopo aver lavorato come modello e aver ottenuto piccoli ruoli a Hollywood, la svolta arrivò nel 1957. Walt Disney in persona lo scelse tra tantissimi candidati per interpretare Don Diego de la Vega e il suo alter ego mascherato nella serie televisiva Zorro (in onda dal 1957 al 1959). Fu proprio in quel periodo che, per ragioni artistiche e commerciali, venne consacrato definitivamente con lo pseudonimo di Guy Williams.

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Beppe Bracone

 


È morto a Termoli il Maestro Peppe Bracone, figura di riferimento del judo e dello sport molisano. Originario di Palata, Bracone era cintura nera 8° Dan, Maestro Benemerito e dirigente sportivo di livello nazionale. Per anni era stato una presenza autorevole nel mondo del judo e ricopriva l’incarico di Responsabile Nazionale del Settore Arti Marziali del MSP Italia, oltre a essere tecnico della Fijlkam. Una vita dedicata allo sport, ma anche alla formazione e ai rapporti umani. Nel ricordo di chi lo ha conosciuto resta la figura di un vero Maestro di judo e di vita, sempre presente e vicino ad atleti, amici e colleghi.

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🔷 INSULTI AI MEDICI E SCRITTE NO VAX. NUOVO ATTACCO AL CENTRO VACCINI


Insulti ai medici e scritte no vax. Nuovo attacco al centro vaccini dell’Ulss 8 nel quartiere di San Lazzaro. Indaga la Digos.


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Tutti gli approfondimenti nella edizione serale di TVA NOTIZIE in diretta alle 19:25 e BASSANO NOTIZIE in diretta alle 18:35 sul

canale 832 della piattaforma Sky e Tivùsat e al canale 13 del digitale terrestre, o in streaming sul nostro sito web.

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Mi segnalano questo striscione, comparso nel parcheggio del Policlinico di Modena. Il gruppo che l'ha esposto, "Comunità Militante-Sacrificio e Fedeltà", è un gruppo neonazista, pare, modenese. Sembra abbastanza chiaro che l'obiettivo di questa porcheria sia la legge regionale, a mia prima firma, sul suicidio medicalmente assistito (non eutanasia) che abbiamo approvato il 23 luglio scorso. Legge impugnata dal governo pochi giorni fa. Domani proverò ad avere info più accurate ma i segnali di aggressività, anche di natura minacciosa, della destra estremista e neonazista, si moltiplicano. E questo richiede sempre attenzione (vigilanza democratica, si sarebbe detto un tempo). Il Policlinico di Modena è "assediato" da finte preghiere anti-abortiste e da gruppi neonazisti. Spero che qualcuno, chi si occupa di Ordine Pubblico, se ne occupi: siamo nei pressi di un Ospedale, sede anche di un Hospice, dove pazienti già in difficoltà, donne, cittadini devono poter accedere serenamente, senza subire la violenza morale di manifestazioni politiche contro verità e buon senso.

Paolo Trande

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 L'ULTIMA FATICA DI ERCOLE: COME TI PORTI A SPASSO UN CANE CHE TI VUOLE MANGIARE


La dodicesima fatica non è la più difficile per la forza. È la più difficile perché devi scendere vivo nell'Ade, e tornare vivo con il suo cane da guardia.


Ma come lo porti su Cerbero? Qui il mito si spacca in due.


Il problema prima di partire: le mani sporche di sangue. 


Ercole non poteva nemmeno entrare. Era pieno di miasma, la macchia invisibile che ti resta addosso quando uccidi. 


Per i greci, nell'Ade da sporco non entri. Ti tiene giù.


Per questo va prima a Eleusi. Si fa adottare finto da un ateniese di nome Pilio, e il sacerdote Eumolpo gli fa il rito: gli sgozzano un maialino sopra le mani. Il maiale è l'animale di Demetra, fa da spugna e assorbe tutto lo sporco. Lo lavano e diventa puro. Solo così Persefone, che è figlia di Demetra, lo lascia entrare.


Pulito, scende a Tenaro e si presenta davanti ad Ade.


Ade gli dice: "Te lo presto. Ma a una condizione: senza armi. Senza clava, senza frecce avvelenate dell'Idra. A mani nude."


E qui nascono le due versioni.


VERSIONE 1: La catena di adamante di Efesto


È la versione ufficiale, quella di Apollodoro.


Cerbero non è sciolto. È legato davanti alla porta dell'Ade con una catena forgiata da Efesto in persona, fatta di adamante. Adamante vuol dire "che non si piega", il metallo degli dei, più duro del diamante.


Ercole lo affronta a mani nude. Tre teste che lo mordono, la coda che è un serpente che lo morde alle gambe. Lo prende per le tre gole e lo stringe fino a soffocarlo. Cerbero cede.


Ercole non rompe la catena. Fa più furbo: la usa. Prende proprio quella catena indistruttibile e ci si fa portare su, trascinandolo per tutto il percorso di risalita fino a Tirinto, tenendolo a distanza.


Quando arriva da Euristeo, il re si nasconde dentro una giara per la paura. E gli dice: "Riportalo subito indietro".


È la versione del potere: il mostro non lo liberi, lo controlli usando le sue stesse regole.


VERSIONE 2: Il cagnolino sulle spalle per tutta la Grecia


È la versione più amata dai pittori e da Diodoro Siculo. Più bestiale.


Dopo averlo calmato, Ercole non lo trascina. Se lo carica. Come fanno i pastori con i vitelli. Se lo mette sulle spalle.


Immagina la scena: 150 chili di cane, tre teste che sbavano e abbaiano in direzioni diverse, la bava avvelenata che gli cola sulla pelle del Leone di Nemea che ha addosso, la coda-serpente che gli si avvolge addosso. E lui che se lo porta per tutta la Grecia, da Tenaro su per il Peloponneso fino a Tirinto, a piedi.


Ed è qui che nasce la pianta.


Cerbero non era mai stato alla luce del sole. La luce lo fa impazzire, sbava come un ossesso per la paura e il dolore. Dove cade la sua bava, a Eraclea Pontica, sul Mar Nero, proprio dove Ercole è risalito dall'Ade, nasce un'erba velenosissima.


I greci la chiamavano Aconito. Aconitum napellus.


È blu, bellissima, e ti ammazza con poche gocce. La chiamavano "strozzalupo" perché bastava a uccidere un lupo. Nasce dal terrore puro del guardiano dell'Ade portato alla luce.


Alla fine, in tutte e due le versioni, Ercole lo deve riportare indietro. Perché Cerbero ha un lavoro: fare il guardiano. Non può stare fuori. Il guardiano deve tornare alla porta.


Una versione ti dice: per vincere il mostro, usa la catena degli dei.

L'altra ti dice: per vincere il mostro, devi prendertelo sulle spalle e sentire quanto pesa, e pure la sua bava ti lascia un veleno per terra che non dimentichi più.


Fenix

Shoji Morimoto

 


📍A Tokyo c'è un uomo che si fa pagare per non fare niente. E ha ricevuto migliaia di richieste.


Non ti aiuta a traslocare. Non ti dà consigli. Non ti fa da psicologo, non ti fa da amico, non ti racconta della sua vita. Se gli chiedi qualcosa risponde, brevemente. Per il resto, sta lì.


Il servizio si chiama Rental Nanmo Shinai Hito (レンタルなんもしない人): "la persona a noleggio che non fa niente". E la persona è lui, Shoji Morimoto.


La storia comincia nel 2018. Morimoto lavorava in un ufficio, e un giorno un superiore gli aveva detto, più o meno, che il suo contributo valeva poco, che era come se non facesse niente. Lui ci aveva pensato a lungo. Poi aveva lasciato il lavoro, e aveva scritto un messaggio su Twitter. Diceva, in sostanza: mi offro a noleggio per non fare niente. Posso venire dove mi chiedete, mangiare con voi, stare con voi. Non farò altro.


Sembrava una provocazione. Invece cominciarono ad arrivare le richieste. Prima poche. Poi decine. Poi migliaia.


Le richieste sono la parte più bella di questa storia, perché dicono di noi più di qualsiasi sondaggio.


Una persona gli chiese di accompagnarla a consegnare le carte del divorzio. Non doveva dire niente. Solo camminarle accanto fino allo sportello, e poi tornare indietro.


Qualcuno gli chiese di salutarlo dalla banchina mentre partiva con il treno per trasferirsi in un'altra città. Non c'era nessun altro a farlo.


Altre persone gli chiesero di sedersi in una stanza mentre finivano un lavoro che rimandavano da mesi. Di mangiare con loro in un ristorante dove non avevano il coraggio di entrare da sole. Di ascoltare una cosa che non avevano mai detto a nessuno, senza rispondere.


Nessuna di queste persone aveva bisogno di un aiuto pratico. Le carte del divorzio le avrebbero potute consegnare da sole. Il treno sarebbe partito comunque. Il lavoro, alla fine, lo avrebbero finito.


Avevano bisogno di una cosa sola. Non essere soli mentre facevano una cosa difficile.


Morimoto, all'inizio, chiedeva solo il rimborso del viaggio e del cibo. Più tardi ha cominciato a farsi pagare una cifra fissa a incontro. Ha scritto libri, e dalla sua storia in Giappone hanno tratto una serie televisiva. Ma il cuore è rimasto lo stesso: lui arriva, sta lì, non fa niente. E se ne va.


Adesso fermati, e pensa a quante volte non hai chiamato nessuno.


Non perché non ci fossero persone a cui volevi bene. Ma perché "tanto non possono fare niente". Avevi un esame medico, un colloquio, una telefonata difficile, una giornata che sapevi sarebbe stata pesante. E hai pensato: perché disturbare? Cosa potrebbe fare qualcuno, venendo con me? Niente.


E così, lì, non c'era nessuno con te.


Ci hanno insegnato che si chiede aiuto quando c'è qualcosa da fare. Un problema da risolvere, un mobile da spostare, un consiglio da dare. Chiedere a qualcuno "vieni con me, anche se non c'è niente che tu possa fare" ci sembra quasi un capriccio. Una debolezza da adulti che non sanno cavarsela.


Le migliaia di richieste ricevute da Morimoto dicono il contrario. Dicono che il bisogno più profondo, spesso, non è essere aiutati. È essere accompagnati.


Mi è capitato di non chiedere a nessuno di venire con me, proprio perché non c'era niente che potessero fare. Me lo sono ripetuto come una cosa ragionevole. Solo dopo ho capito che non mi mancava un aiuto. Mi mancava una presenza accanto, in silenzio, mentre le cose succedevano.


E vale anche al contrario. Forse c'è qualcuno, vicino a te, che in questi giorni deve fare una cosa difficile. E tu non ti fai avanti perché pensi di non sapere cosa dire, di non avere soluzioni, di non poter fare niente.


Non devi fare niente. Puoi solo esserci.


A Tokyo c'è un uomo che ha costruito un lavoro su questa verità. Noi possiamo farlo gratis.

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Mauro German Camoranesi

 


Quando nell'estate del 2000 approda a Verona, Mauro German Camoranesi è un calciatore pressoché sconosciuto ai più. Esterno destro argentino già 24enne, quindi non più giovanissimo, oltre che nel proprio paese, ha maturato esperienze in Messico e Uruguay. Di lui si dice abbia grande estro e tecnica sopra la media, ma anche un carattere piuttosto esuberante. Pare che Andrea Pastorello, il figlio dell'allora patron dell'Hellas, dopo averlo visto all'opera attraverso una videocassetta, rimase colpito dalla sua particolare andatura e dai suoi dribbling secchi, caldeggiandone fortemente l'acquisto al DS Rino Foschi.

Grintoso e tenace, Camoranesi si mette ben presto in mostra per la sua qualità tecnica sopra la media, la capacità di servire i compagni e una discreta propensione al gol.

La Juve mette gli occhi su di lui e dopo un paio di stagioni in gialloblù lo porta a Torino in comproprietà, con l'idea di farne un rincalzo di livello. L'impatto in bianconero è però clamoroso, al punto da costringere Lippi a reinventare Zambrotta terzino pur di schierare l'argentino nell'undici di partenza, rendendo il riscatto al termine della stagione l'ovvia conseguenza della sua grande annata.

Affermatosi come uno dei migliori esterni destri del campionato e ignorato un po' a sorpresa dallo staff albiceleste, Camoranesi acquisirà la cittadinanza italiana divenendo il primo calciatore "naturalizzato" convocato dalla nazionale a distanza di ben 40 anni da Angelo Sormani, ultimo oriundo a vestire l'azzurro prima di lui. Ritrovato Lippi alla guida tecnica diverrà punto fermo della nazionale con la quale conquisterà il titolo di campione del mondo del 2006, festeggiato con il celebre taglio di capelli a bordo campo al termine della vittoriosa finale.

Il 4 ottobre compie gli anni Mauro German Camoranesi.

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