martedì 14 luglio 2026

Vannacci studia!

 


Gli italiani nell’America tra fine ottocento e primi del novecento erano considerati alla stregua di bestie da soma. I padroni li cercavano tanto per retribuirli con salari bassissimi quanto per affidargli i lavori più massacranti. I "proletari" li detestavano, nel nome di una guerra tra poveri mai sopita. La classe media li guardava con ribrezzo e riprovazione. Nel Sud erano ritenuti una sorta di “razza” a metà bianchi e neri. Nel Nord gli si rimproverava di essere degli avidi, quasi che fosse un crimine risparmiare per mandare qualche soldo alla famiglia. Ovunque erano considerati mafiosi e criminali.

Insomma il terreno era troppo fertile di odio, razzismo e impunità perché a 34 italiani fossero risparmiati "corda e sapone". Il primo cappio fu stretto in Virginia, nel 1886, l’ultimo in Florida, nel 1910. In mezzo altri luoghi, altre date, altre morti. In mezzo New Orleans.

Tutto cominciò con l’assassinio, il 15 ottobre 1890, del capo della polizia cittadina. Le ricerche si concentrano sui 30.000 cittadini italiani. Arresti indiscriminati, violenze, confessioni estorte sotto tortura furono i mezzi utilizzati dalla polizia per trovare i colpevoli. Le indagini si conclusero con un rinvio a giudizio di nove italiani, che vennero poi prosciolti in sede giudiziaria. La stampa urlò allo scandalo, parlò di processo farsa. Il montante clima di odio fu cavalcato dalle autorità locali: il sindaco Shakespeare, definì gli italiani “individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi”. Un pubblico proclama, firmato da membri eminenti della comunità locale, finì sulle pagine dei giornali. Invitava la folla a fare giustizia. Migliaia di persone si recarono il 31 marzo 1891 alla prigione di New Orleans e uccisero 11 italiani.

Il Regno d’Italia si accontentò come sempre del cosiddetto “prezzo del sangue”, un vergognoso risarcimento in denaro. Una vignetta di un giornale raffigurava il segretario di Stato americano che porgendo una borsetta all’ambasciatore italiano diceva “costano tanto poco questi italiani che vale la pena di linciarli tutti”.

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Lady Oscar

 


“Il mio nome è Oscar Francois, ora io non ho più né grado né titolo. Ordinate ai vostri uomini di ritirarsi, principe di Lapesse, altrimenti ordino ai miei di aprire il fuoco.

-Voi siete un nobile, come potete? -

Io ho deciso di rinunciare al mio titolo e di combattere insieme al popolo per la libertà."


Lady Oscar in origine è un manga di Riyoko Ikeda dei primi anni ’70. Alla fine del decennio ne venne tratta una serie animata prodotta dalla Tokyo Movie Shinsha, che nel 1982 sbarcherà in Italia. Seguì anche l'arrivo del “fumetto”, anche se la versione italiana presentava alcune difformità rispetto all’originale. Difformità che permangono anche nel cartone, composto di quaranta episodi di circa 20 minuti ciascuno.

L’ambientazione è quella della Francia a cavallo tra la fine dell’Ancien Régime e lo scoppio della Rivoluzione. Oscar, figlia femmina del generale Jarjayes, viene allevata fin dalla tenera età come fosse un maschio, e costretta ad una carriera militare che la porterà a diventare colonnello delle guardie reali. Nel corso dello sviluppo della storia, sullo sfondo delle vicende personali di Oscar emerge nitidamente la Francia pre-rivoluzionaria in cui la nobiltà si crogiola nello sfarzo mentre il popolo in città e in campagna non riesce nemmeno a sopravvivere. Oscar, prendendo coscienza di questa terribile situazione e nonostante i rapporti con la monarchia, sceglie di abbandonare la propria classe per mettersi dalla parte dei ceti popolari e di André, suo amico, attendente e infine, per breve tempo, amore. Scelta che le costerà la morte durante l’assedio della Bastiglia che guiderà con successo, dando il via alla Rivoluzione. Il cartone animato - ben più del manga - si caratterizza per ambientazioni piuttosto cupe, spesso tragiche (come dimenticare la scena in cui un nobile spara alle spalle ad un bambino per le vie di Parigi), con personaggi che ben rappresentano le contraddizioni sociali presenti nella società francese dell’epoca. Numerosi sono i temi affrontati, dal libero sviluppo della propria identità/personalità alla questione sociale, dalle dinamiche di potere alle lotte per l’emancipazione femminile, e l’amore libero dai vincoli. Insomma, un cartone animato con caratteristiche peculiari e sicuramente attuali. Come già detto, bisogna considerare quanto un anime come questo, molto diverso rispetto a quelli attuali, possa influenzare il punto di vista dei bambini e il loro rapporto con le strutture sociali che li circondano. Così come possa determinare un certo interesse per il passato e le sue vicende. Ovvero possa avere, anche se indirettamente, una funzione culturale.


Cronache Ribelli


E proprio a Lady Oscar è dedicata la nostra pubblicazione: "La Rivoluzione di Lady Oscar - questione di genere e lotta di classe ne Le Rose di Versailles", disponibile seguendo il link nel primo commento.

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Diffamazione, la svolta civile. Meno carcere, più risarcimenti

 


Il confine tra penale e civile si fa sempre più labile. La diffamazione, reato che per decenni ha spaventato con il rischio carcere, è di fatto *in procinto di diventare materia esclusivamente civile*.


La spinta arriva dall’Unione Europea. Con la Direttiva Anti-SLAPP del 2024 e le raccomandazioni della Commissione, Bruxelles chiede agli Stati membri di depenalizzare i reati d’opinione per tutelare la libertà di espressione. L’Italia ha anticipato il percorso: dal 2016 il carcere per diffamazione "semplice" è stato abolito. Oggi resta in piedi solo per i casi più gravi, come la diffamazione a mezzo stampa o con attribuzione di un fatto determinato.


Nella prassi giudiziaria il cambiamento è già evidente. Le querele tra privati, spesso presentate in contesti di conflittualità personale, si chiudono quasi sempre con una sanzione pecuniaria o un risarcimento danni. 


Ne è un esempio il caso al centro dell’attenzione. A fronte di due denunce per diffamazione presentate dalla controparte, i legali della difesa puntano su un quadro diverso: semi infermità mentale già riconosciuta dal Tribunale, assenza di precedenti penali e stato di salute dell’imputato. 

Elementi che, secondo l’art. 89 c.p., portano il giudice a privilegiare misure alternative alla detenzione: cure, controlli periodici e libertà vigilata, invece del carcere.


In questo scenario le querele per diffamazione assumono un peso marginale. Non incidono sul percorso trattamentale, ma al massimo si traducono in una componente risarcitoria da definire in sede civile.


Il messaggio è chiaro: le parole costano, ma non mandano più in galera. La tendenza europea e italiana è una sola: punire con il portafoglio, non con la libertà personale.


Fenix

🇳🇴⚽ LA NORVEGIA HA VINTO 5-0, MA IL GESTO PIÙ FORTE È ARRIVATO FUORI DAL CAMPO.



Durante la partita contro Israele, valida per le qualificazioni mondiali, Erling Haaland ha segnato una tripletta e la Norvegia ha conquistato una vittoria netta.


Ma quella gara era già diventata qualcosa di più di una semplice partita.


La Federazione norvegese aveva infatti annunciato che gli incassi del match sarebbero stati destinati a Medici Senza Frontiere per sostenere gli aiuti umanitari a Gaza.


Così, i biglietti comprati dai tifosi per assistere a una partita di calcio sono diventati anche un contributo concreto per chi vive una grave emergenza umanitaria.


Il risultato finale è stato 5-0 per la Norvegia.


Ma per molti, la vera vittoria è stata dimostrare che lo sport può avere un impatto anche oltre il campo.

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lunedì 13 luglio 2026

Erica Senatore

 


La comunità di Nocera Superiore è sotto shock per la scomparsa di Erica Senatore, ingegnere di 33 anni. La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente in città, suscitando cordoglio e incredulità tra amici, colleghi e quanti avevano avuto modo di conoscerla.


Stimata nel suo lavoro e apprezzata per le sue qualità umane, Erica aveva costruito il proprio percorso con impegno e determinazione. In queste ore sono numerosi i messaggi affidati ai social, dove in tanti la ricordano come una persona solare, disponibile e profondamente legata ai suoi affetti.


A darne notizia sono stati i familiari: i genitori Raffaele e Palmira, il fratello Pier Maria e il compagno Alessandro, insieme ai parenti. Il feretro arriverà questa sera, lunedì 13 luglio, alle 20.30 nella chiesa di Maria Santissima di Costantinopoli, dove sarà possibile renderle omaggio.


L'ultimo saluto è previsto domani, martedì 14 luglio, alle ore 10, nella stessa parrocchia, con una cerimonia che vedrà riuniti familiari, amici e cittadini per accompagnarla nel suo ultimo viaggio.


Fonte: positanonews

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Auguri Cazzano

 


Ti chiami Antonio.


Antonio Cassano.


Ma per tutti sei semplicemente FantAntonio.


Perché il calcio, tra i tuoi piedi, non era mai qualcosa di normale. Era fantasia, imprevedibilità, colpi che nessuno immaginava e giocate capaci di accendere uno stadio in un istante.


Sei cresciuto tra le strade di Bari Vecchia, dove il pallone era molto più di un gioco. A diciott'anni hai fatto innamorare tutta l'Italia con quel gol straordinario contro l'Inter, il primo capolavoro di una carriera vissuta sempre sopra le righe.


La Roma ha puntato su di te quando eri ancora un ragazzo. Nella Capitale hai regalato magie e conquistato una Supercoppa Italiana, mostrando a tutti un talento fuori dal comune, e formando con Totti una coppia tutta estro e fantasia.


Poi il Real Madrid, la presentazione con Butragueno, il rapporto burrascoso con Capello, il ritorno in Italia e gli anni più belli alla Sampdoria, dove con Giampaolo Pazzini hai formato una delle coppie d'attacco più spettacolari storia blucerchiata dopo Vialli e Mancini. 


Successivamente sono arrivati Milan, Inter e Parma, prima del ritorno a Genova, la città che forse più di tutte è riuscita a esaltare il tuo calcio.


Sei stato tuttavia inserito dalla rivista francese France Football al primo posto nella lista dei più grandi talenti sprecati nella storia del calcio.


Con la maglia azzurra hai disputato tre Campionati Europei e un Mondiale, lasciando il segno soprattutto a Euro 2012, quando l'Italia arrivò fino alla finale.


Hai sempre detto di preferire l'assist al gol. Ed è forse questa la frase che ti rappresenta meglio: vedere prima degli altri una giocata impossibile era il tuo dono più grande.


Genio, istinto e fantasia. Nel bene e nel male, uno dei talenti più puri che il calcio italiano abbia mai avuto, che senza dubbio potevi dare molto di più di quello che hai dato.


Tanti auguri, FantAntonio ⚽🎂

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I Greci e il "Paradosso della Fame": Come una Dieta Povera ha Creato la Civiltà più Grande



Ci hanno insegnato che le grandi civiltà nascono con il pane e il vino in abbondanza. 
Eppure i Greci dell’età classica, V-IV sec. a.C., mangiavano pochissimo. Eppure hanno inventato la democrazia, la filosofia, l’arte, la scienza.

Come è possibile? Per alcuni archeologi la Grecia è "l’eccezione".

1. Cosa mangiavano davvero i Greci?
Dimentica i banchetti di 300. Quello era per i ricchi e per le feste.

La dieta base del cittadino medio era la "Triade Mediterranea":
-  Orzo: Non grano. L’orzo era più resistente alla siccità. Ne facevano pane nero e zuppa, la

I Greci e il "Paradosso della Fame": Come una Dieta Povera ha Creato la Civiltà più Grande

Ci hanno insegnato che le grandi civiltà nascono con il pane e il vino in abbondanza. 
Eppure i Greci dell’età classica, V-IV sec. a.C., mangiavano pochissimo. Eppure hanno inventato la democrazia, la filosofia, l’arte, la scienza.

Come è possibile? Per alcuni archeologi la Grecia è "l’eccezione".

1. Cosa mangiavano davvero i Greci?
Dimenticate i banchetti di 300. Quello era per i ricchi e per le feste.

La dieta base del cittadino medio era la "Triade Mediterranea":
-  Orzo: Non grano. L’orzo era più resistente alla siccità. Ne facevano pane nero e zuppa, la maza.
-  Olio d’oliva: Grassi e calorie. Era il "burro" dell’epoca.
-  Vino annacquato: Non lo bevevano puro. 1 parte di vino, 3 di acqua.

E poi? 
Poco. *Carne quasi mai*. Era costosissima. La mangiavi solo nei sacrifici agli dei. 
Pesce: sì, ma salato e se vivevi vicino al mare. 
Verdure, legumi, fichi, olive.

Niente zucchero, niente latte, niente patate, niente pomodori. Calorie basse, proteine basse.

Gli scheletri trovati nelle necropoli greche lo confermano: erano bassi, 1.65m gli uomini, e avevano spesso carenze.

Perché allora sono diventati così grandi?
Qui sta il "paradosso". Gli archeologi danno 3 spiegazioni:

1.  La scarsità li ha forzati a pensare
    Con poca terra fertile e poche risorse, le città-stato dovevano commerciare, fare alleanze, inventare la moneta, creare le leggi. La necessità aguzza l’ingegno. Non potevi vivere di rendita.

2.  Il corpo leggero = mente leggera
    Una dieta povera di carne e grassi teneva il corpo snello. Passavano le giornate all’aperto, nel _ginnasio_, a parlare, discutere, fare politica. Non erano contadini stanchi nei campi. Avevano tempo per filosofare perché gli schiavi lavoravano.

3.  La religione del "giusto mezzo"
    L’eccesso era visto come hubris. Anche nel cibo. La misura, sophrosyne, era una virtù. Mangiare poco ti rendeva padrone di te stesso. E un uomo che si controlla può controllare la città.

L’eccezione greca
Egitto, Mesopotamia, Roma avevano grano in abbondanza, fiumi, schiavi a milioni. Potevano permettersi di sprecare. 
La Grecia no. Era fatta di montagne e isole sassose.

Proprio questa povertà li ha obbligati a inventarsi qualcosa che non fosse solo cibo: le idee. 
Quando non hai grano, inventi il commercio. Quando non hai spazio, inventi la colonia. Quando non hai un re, inventi la democrazia.

Conclusione
Sì, la dieta dei Greci era povera. E proprio per questo sono diventati ricchi. 
Non di cibo, ma di pensiero.

Il loro vero nutrimento non era l’orzo. Era la polis, l’agorà, il dibattito. 
Forse la civiltà più grande della storia è nata non nonostante la fame, ma grazie alla fame.

Ti piace? Vuoi che lo renda più "accademico" con nomi di archeologi tipo Ian Morris o Josiah Ober, o più divulgativo per social?

Posso anche aggiungere un paragrafo sul confronto con i Romani che invece mangiavano carne a quintali d’oliva: Grassi e calorie. Era il "burro" dell’epoca.
-  Vino annacquato: Non lo bevevano puro. 1 parte di vino, 3 di acqua.

E poi? 
Poco. Carne quasi mai. Era costosissima. La mangiavi solo nei sacrifici agli dei. 
*Pesce*: sì, ma salato e se vivevi vicino al mare. 
Verdure, legumi, fichi, olive.

Niente zucchero, niente latte, niente patate, niente pomodori. Calorie basse, proteine basse.

Gli scheletri trovati nelle necropoli greche lo confermano: erano bassi, 1.65m gli uomini, e avevano spesso carenze.

2. Perché allora sono diventati così grandi?
Qui sta il "paradosso". Gli archeologi danno 3 spiegazioni:

1.  La scarsità li ha forzati a pensare
    Con poca terra fertile e poche risorse, le città-stato dovevano commerciare, fare alleanze, inventare la moneta, creare le leggi. La necessità aguzza l’ingegno. Non potevi vivere di rendita.

2.  Il corpo leggero = mente leggera
    Una dieta povera di carne e grassi teneva il corpo snello. Passavano le giornate all’aperto, nel _ginnasio_, a parlare, discutere, fare politica. Non erano contadini stanchi nei campi. Avevano tempo per filosofare perché gli schiavi lavoravano.

3.  La religione del "giusto mezzo"
    L’eccesso era visto come hubris. Anche nel cibo. La misura, sophrosyne, era una virtù. Mangiare poco ti rendeva padrone di te stesso. E un uomo che si controlla può controllare la città.

3. L’eccezione greca
Egitto, Mesopotamia, Roma avevano grano in abbondanza, fiumi, schiavi a milioni. Potevano permettersi di sprecare. 
La Grecia no. Era fatta di montagne e isole sassose.

Proprio questa povertà li ha obbligati a inventarsi qualcosa che non fosse solo cibo: le idee. 
Quando non hai grano, inventi il commercio. Quando non hai spazio, inventi la colonia. Quando non hai un re, inventi la democrazia.

Conclusione
Sì, la dieta dei Greci era povera. E proprio per questo sono diventati ricchi. 
Non di cibo, ma di pensiero.

Il loro vero nutrimento non era l’orzo. Era la polis, l’agorà, il dibattito. 
Forse la civiltà più grande della storia è nata non nonostante la fame, ma grazie alla fame.

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Fenix