martedì 11 agosto 2026

Dona Ivone Lara

 

Dona Ivone Lara, pseudonimo di Yvonne Lara da Costa (Rio de Janeiro, 13 aprile 1921Rio de Janeiro, 16 aprile 2018), è stata una cantante e compositrice brasiliana.

Dona Ivone Lara

 

NazionalitàBrasile (bandiera) Brasile
GenereMúsica popular brasileira
Samba
Periodo di attività musicale1946  2018
Album pubblicati16
Sito ufficiale

 

Biografia

Nata a Rio de Janeiro nel 1921, rimase orfana di padre a tre anni e di madre a dodici e venne allevata dagli zii che le fecero imparare a suonare il cavaquinho e ad apprezzare il samba assieme al cugino Fuleiro[1]. Fu alunna di Lucília Villa-Lobos, moglie di Heitor Villa-Lobos.

Durata: 7 minuti e 57 secondi.
Dona Ivone Lara, Lúcio Alves, Monarco, 1977.

Si diplomò infermiera specializzata in terapia occupazionale e lavorò come assistente sociale in vari ospedali psichiatrici dello stato di Rio de Janeiro, dove fu collega di Nise da Silveira.

Dopo il matrimonio a 25 anni con Oscar Costa, della Escola de Samba Prazer da Serrinha, passò alla Escola Império Serrano, nel 1947 e ne compose l'inno Nasci para sofrer e Não me perguntes. Il successo arriva nel 1965, quando divenne la prima donna a comporre un inno per una scuola di samba con Os cinco bailes da história do Rio.

Dal 1977, anno della pensione, si dedica interamente alla carriera artistica e ha scritto canzoni per Clara Nunes, Roberto Ribeiro, Maria Bethânia, Caetano Veloso, Gilberto Gil, Paula Toller, Paulinho da Viola, Beth Carvalho, Mariene de Castro, Roberta Sá, Marisa Monte e Dorina.

Nel 2008 ha cantato Mas Quem Disse Que Eu Te Esqueço inserita nel progetto Samba Social Clube.

Nel 2012, fu festeggiata col brano Dona Ivone Lara: O enredo do meu samba dalla Scuola Império Serrano.

Discografia

  • 1970 - Sambão 70
  • 1972 - Quem samba fica?
  • 1974 - Samba minha verdade, minha raiz
  • 1979 - Sorriso de criança
  • 1980 - Serra dos meus sonhos dourados
  • 1981 - Sorriso negro
  • 1982 - Alegria minha gente
  • 1985 - Ivone Lara
  • 1986 - Arte do encontro (con Jovelina Pérola Negra)
  • 1998 - Bodas de ouro
  • 1999 - Um natal de samba (con Délcio Carvalho)
  • 2001 - Nasci para sonhar e cantar
  • 2004 - Sempre a cantar (con Toque de Prima)
  • 2009 - Canto de Rainha (DVD)
  • 2010 - Bodas de Coral (con Délcio de Carvalho)
  • 2010 - Nas escritas da vida (con Bruno Castro)

Note

  1. Dona Ivone Lara, su cliquemusic.uol.com.br. URL consultato il 19 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2013).

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 107149957 · ISNI (EN) 0000 0001 1454 4971 · Europeana agent/base/114702 · LCCN (EN) n83172201 · GND (DE) 140452664 · BNF (FR) cb140431178 (data)

https://it.wikipedia.org/wiki/Dona_Ivone_Lara 

Big Tom McBride, Irish country music star, dies at 81

 17 April 2018

BBC Big Tom McBrideBBC
Big Tom McBride was inducted into the Irish Country Music Awards Hall of Fame in June 2016
 

The renowned Irish country music singer, Big Tom McBride, has died at the age of 81.

Mr McBride's career spanned more than five decades on the Irish country music scene.

In a statement, his family said Mr McBride had "passed away peacefully".

They said he would "be sadly missed by all who knew him". The County Monaghan man was inducted into the Irish Country Music Awards Hall of Fame in June 2016.

Donegal singer, Daniel O'Donnell, said the world of country music "is a richer place" because of the music Mr McBride left behind.

"I am only getting my head around it," he told Irish broadcaster RTÉ .

"It is just so sad. I am sure his family are devastated at his passing.

Daniel O'Donnell
Daniel O'Donnell paid tribute to the man he called The King
 
 
https://www.bbc.com/news/world-europe-43793492 
 

 

PER AGGIRARE I CINESI, TOCCA ARRIVARE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO - L’ITALIA E’ ALLA RICERCA DI MATERIE PRIME PER RIDURRE LA DIPENDENZA DALLA CINA E GUARDA ALL'AUSTRALIA! LA SOCIETÀ

 

PER AGGIRARE I CINESI, TOCCA ARRIVARE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO - L’ITALIA E’ ALLA RICERCA DI MATERIE PRIME PER RIDURRE LA DIPENDENZA DALLA CINA E GUARDA ALL'AUSTRALIA! LA SOCIETÀ "SACE" HA FIRMATO UN'INTESA CON L’AGENZIA GOVERNATIVA DELL’AUSTRALIA OCCIDENTALE PER CREARE NUOVE OPPORTUNITA’ PER LE AZIENDE DELLE FILIERE INDUSTRIALI STRATEGICHE -  LA ZONA DI PERTH E’ RICCA DI NEODIMIO E PRASEODIMIO, ELEMENTI FONDAMENTALI PER LA PRODUZIONE DI DRONI, MOTORI ELETTRICI E SISTEMI AVANZATI DI DIFESA. L’ITALIA SCARSEGGIA NELLE MATERIE PRIME, DI CUI LA CINA HA IL MONOPOLIO (CONTROLLA IL 90% DELLA PRODUZIONE DI MAGNETI PERMANENTI)

terre rare 

Estratto dall’articolo di Fabio Riva Sara Tirrito per “la Stampa” 

 

Terre rare Australia

L'Italia apre un nuovo canale per rafforzare la sicurezza delle proprie forniture di materie prime critiche. Sace e Invest & Trade Western Australia - l'agenzia governativa dell'Australia Occidentale - hanno firmato un accordo propedeutico alla sottoscrizione di un memorandum of understanding, prevista per ottobre, che definirà le linee guida della collaborazione tra imprese nello sviluppo di filiere industriali strategiche. [...]

 

L'obiettivo è quello di individuare partner affidabili e creare nuove opportunità industriali nei settori della sicurezza energetica e della difesa. Al centro dell'intesa di Perth ci sono le terre rare, in particolare neodimio e praseodimio (NdPr), elementi indispensabili per la produzione dei magneti permanenti ad alte prestazioni. 

 

Terre rare Australia

Servono per produrre motori elettrici, tecnologie energetiche avanzate, droni, sistemi radar e applicazioni militari. L'Italia possiede competenze tecnologiche nella produzione dei magneti, ma non le materie prime necessarie alla loro realizzazione. La Cina controlla invece circa il 90% della produzione di magneti permanenti e negli ultimi decenni è cresciuta fino a rappresentare il principale polo di raffinazione e trasformazione delle terre rare al mondo. [...]

 

terre rare

Il Western Australia è il principale hub mondiale per minerali critici e materiali destinati alla transizione energetica, con produzioni rilevanti di litio, nichel, rame, manganese, cobalto e per l'appunto terre rare (nel 2024-2025 sono state vendute 800mila tonnellate). La firma dell'accordo è stata accompagnata da un evento dedicato al networking tra imprese italiane e australiane potenzialmente coinvolte nei futuri progetti, anche grazie all'attività del console d'Italia a Perth Sergio Federico Nicolaci e del viceconsole Emilio Sessa nel favorire i rapporti con istituzioni e operatori locali.

 

Terre rare Australia

«L'Italia può essere il soggetto giusto per aiutare a costruire una industria di raffinazione dei minerali in Western Australia in modo tale che non ci possa essere più il rischio per l'occidente, e per il mondo in generale, di avere qualcuno che possa militarizzare l'utilizzo dei minerali contro un'altra economia», ha spiegato Picchi, sottolineando la complementarità tra i due sistemi industriali. «Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento in tutti i settori, inclusi quelli strategici della difesa e della sicurezza energetica». [...]

 

Poi c'è un obiettivo più ampio che riguarda gli investimenti minerari veri e propri, nel Paese, per arrivare poi alla produzione in Italia di magneti permanenti». La vera sfida, secondo Torlizzi, è la raffinazione, «il punto dove si concentra il principale collo di bottiglia del mondo delle terre rare». 

 

miniera di terre rare in cina

Secondo gli ultimi dati del Quaderno sulle materie prime critiche e strategiche (Mpc) diffuso dall'Agenzia Ice a marzo, nel 2024 l'Italia ha importato materie prime critiche per 12,7 miliardi di euro, con oltre il 90% costituito da Mpc raffinate. E se la strategia di Perth si muove sui magneti, che diventeranno sempre più importanti per la transizione tecnologica, oggi cinque materiali coprono oltre l'87% dei flussi, principalmente rame (oltre il 39%) e alluminio (25%), poi i metalli del gruppo del platino, nichel e carbone da coke. Il 54% dell'import 2024 proviene da 10 Paesi, con Spagna, Bulgaria, Paesi Bassi, Germania e Stati Uniti che pesano per un terzo del totale. 

terre rare

 

«L'alluminio - spiega il direttore dell'Associazione italiana dei produttori e trasformatori di metalli non ferrosi (Assomet) Orazio Zoccolan - arriva principalmente da Paesi del Golfo, India e Norvegia». Fino a poco tempo fa il primo partner era il Mozambico. «Ora siamo orfani di una quantità importante da rimpiazzare». [...]

miniera terre rare 2

 

https://www.dagospia.com/cronache/tesoro-dall-altra-parte-mondo-l-italia-e-ricerca-materie-prime-per-483264 

GLI IRANIANI, COME I CINESI E I RUSSI, HANNO IL TEMPO DALLA LORO PARTE - È IL VANTAGGIO DEI REGIMI AUTORITARI: POSSONO PERMETTERSI LA PAZIENZA CHE ALLE DEMOCRAZIE, SCANDITE DAI CICLI ELETTORALI, NON È CONCESSA

 

GLI IRANIANI, COME I CINESI E I RUSSI, HANNO IL TEMPO DALLA LORO PARTE -  È IL VANTAGGIO DEI REGIMI AUTORITARI: POSSONO PERMETTERSI LA PAZIENZA CHE ALLE DEMOCRAZIE, SCANDITE DAI CICLI ELETTORALI, NON È CONCESSA. È QUI CHE TRUMP HA SOTTOVALUTATO I PASDARAN, CREDENDO DI METTERLI IN GINOCCHIO CON QUALCHE MISSILOTTO – IL RIMPASTO DI KHAMENEI, CHE RATIFICA ALCUNE POSIZIONI GIÀ RICOPERTE SUL CAMPO E PIAZZA IL FALCO ANTI USA MOHSEN REZAEI AL CONSIGLIO SUPREMO PER LA SICUREZZA NAZIONALE. NON UN BUON SEGNALE PER LA TRATTATIVA CON GLI USA, CHE TEHERAN TIENE ANCORA IN STALLO...

donald trump mojtaba khamenei iran nucleare  

1 - TEHERAN, IL RIMPASTO DI KHAMENEI

Estratto dell’articolo di F.M. per “la Repubblica”

 

il video di mojtaba khamenei senza data, pubblicato dall iran 2

Teheran rimette ordine nella sua catena di comando militare, ancora segnata dalle perdite subite nei cinque mesi di guerra con Usa e Israele. Con sei decreti separati la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha nominato i nuovi vertici delle forze armate e dei Pasdaran, completando un rimpasto che in alcuni casi formalizza incarichi già assunti durante il conflitto.

 

Il generale Ali Abdollahi diventa capo di Stato maggiore, con Kioumars Heydari come vice. Ahmad Vahidi è promosso maggior generale e confermato comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione, affiancato da Mostafa Izadi. Ali Azmaei guiderà la Marina dei Pasdaran e Hossein Taeb, ex capo dell'intelligence dell'Irgc, torna alla guida della forza paramilitare Basij.

 

Mohsen Rezaei

[…]  Abdollahi, Vahidi e Azmaei ratificano di fatto posizioni già ricoperte. Più significativo il ritorno di Taeb, figura di lungo corso dell'apparato di sicurezza iraniano, che aveva già diretto la milizia dei Basij prima di passare per oltre un decennio alla guida dell'intelligence dei Pasdaran.

 

Il riassetto militare arriva a poche ore da un altro cambio ai vertici della sicurezza. Mohsen Rezaei, 71 anni, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione durante gran parte della guerra Iran-Iraq, è stato nominato segretario del consiglio supremo per la sicurezza nazionale al posto di Mohammad Bagher Zolghadr, rimasto nell'incarico appena pochi mesi. Khamenei ha contemporaneamente indicato Rezaei come proprio rappresentante nel consiglio, mentre Zolghadr diventerà suo consigliere politico.

 

Nessuna spiegazione ufficiale per l'avvicendamento in un organo così essenziale. Il consiglio, infatti, formalmente presieduto dal presidente Masoud Pezeshkian, è l'organismo che coordina sicurezza e politica estera e nel quale siedono esponenti del governo, dei servizi e delle forze armate.

 

Mojtaba Khamenei 2

Rezaei, considerato vicino alla Guida, negli ultimi mesi ha mantenuto posizioni particolarmente rigide nei confronti degli Usa.

 

Assieme al nuovo organigramma, Teheran ha cercato di dissipare anche i dubbi sulle condizioni dello stesso Mojtaba Khamenei. Pezeshkian ha raccontato di aver trascorso quasi sette ore con la Guida discutendo di economia, sanzioni, occupazione, casa e politica estera. «Era in piena salute», ha assicurato il presidente […]. […]

 

2 - LO STRETTO GLI USA E I PALETTI DI TEHERAN PERCHÉ SLITTA L’INTESA OMAN-AYATOLLAH

Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”

 

Il compito di ripeterlo tocca quasi sempre ad Abbas Araghchi. «Ci siamo», dice il ministro degli Esteri iraniano. «È quasi fatta», «È vicinissimo». Eppure, la firma tra Teheran e Muscat sull’accordo di Hormuz continua a slittare.

 

Mohsen Rezaei

A quel tavolo gli Stati Uniti non siedono, ma la loro presenza si sente in ogni virgola.

Lo spiega ad Al Jazeera il politologo Trita Parsi, del Quincy Institute, secondo cui gli omaniti trattano per sé e per gli altri Stati del Golfo, e quindi, di fatto, anche per Washington. È da lì, sostiene Parsi, che arriverebbero gli intoppi, richieste americane a trattativa quasi conclusa, capaci di far infuriare Teheran, senza però bastare, da sole, a far saltare l’intero impianto negoziale.

 

[…] I colloqui tra Iran e Oman sulle modalità di transito nello Stretto sono sostanzialmente conclusi. Rotte, pedaggi, corridoi d’entrata e d’uscita delle navi, tutto già scritto. Ma Teheran non firma e non riapre lo Stretto finché Washington non darà garanzie di tornare seriamente al memorandum d’intesa di giugno, spiega l’esperto Ali Vaez.

 

KHAMENEI E Pezeshkian

Quel documento grazie al quale si potrebbe riaprire anche il capitolo più delicato di tutti, il nucleare, la ragione che Trump indica come origine della guerra e che oggi sembra non contare più molto. Lo stesso Araghchi conferma che l’intesa con l’Oman esiste, ma ripete, come un disco rotto, che questo «non significa la riapertura di Hormuz».

 

Il punto è semplice da scrivere, molto meno da risolvere. Finché gli Stati Uniti non diranno sì alle condizioni del regime, Hormuz resterà chiuso. E dire sì, per Trump, è una resa che pesa, perché equivarrebbe ad ammettere che mesi di bombardamenti non hanno piegato la Repubblica islamica, anzi.

 

[…]

 

murale contro donald trump a teheran

La Repubblica islamica è ben cosciente di tenere in mano l’unica vera leva di questi mesi di guerra, e non ha nessuna intenzione di lasciarla cadere prima di aver ottenuto tutto quello che chiede da tempo. Lo sblocco dei beni congelati, la fine delle sanzioni, quelli che Teheran chiama risarcimenti di guerra, garanzie contro un nuovo attacco, il ritiro delle basi e delle truppe americane dalla regione, il riconoscimento come potenza regionale a tutti gli effetti.

 

Trump continua a sostenere che l’Iran sia ormai strangolato dall’economia a pezzi, ma in realtà le cose vanno diversamente, e questa non è certo la prima guerra economica che il regime si trova ad affrontare.

 

masoud pezeshkian alla manifestazione pro regime a teheran, in iran 7

A Teheran, il portavoce degli Esteri usa una metafora, quella degli scacchi. Gli iraniani, dice, sanno giocare bene «sia con le luci accese che spente».

 

E a guardare i numeri della guerra, quella metafora suona meno spavalda del previsto.

L’esperto Vali Nasr fa notare che il conflitto non ha lasciato a Trump alcun terreno su cui rivendicare una vittoria vera, ha devastato le economie del Golfo, ha trasformato la strategia americana da scudo per gli alleati in minaccia, ha prosciugato le scorte di munizioni statunitensi con ripercussioni fino a Cina e Russia.

 

È anche per questo bilancio, più che per calcolo puro, che Teheran non sente alcuna urgenza di chiudere in fretta.

Resta così un accordo che c’è ma che può aspettare.

 

abbas araghchi

Washington vuole voltare pagina subito, Teheran vuole intascare tutto prima di firmare, e nessuna delle due parti sembra disposta a muovere per prima.

https://www.dagospia.com/politica/gli-iraniani-come-i-cinesi-i-russi-dalla-parte-e-vantaggio-483306 

 

SALVINI ALLA GRIGLIA! - IL DIRETTIVO LOMBARDO DEL CARROCCIO SI È TRASFORMATO IN UN TIRO AL PICCIONE CONTRO IL LEADER LEGHISTA: IN CINQUE GLI HANNO CHIESTO DI ANDARSENE

 

SALVINI ALLA GRIGLIA! - IL DIRETTIVO LOMBARDO DEL CARROCCIO SI È TRASFORMATO IN UN TIRO AL PICCIONE CONTRO IL LEADER LEGHISTA: IN CINQUE GLI HANNO CHIESTO DI ANDARSENE (DANIELE BELOTTI, STORICO PRESENTATORE DEL RADUNO DI PONTIDA: "MATTEO, NON SEI PIÙ CREDIBILE, DEVI LASCIARE") - QUATTRO DIRIGENTI LOCALI HANNO INVOCATO LE SUE DIMISSIONI ("IL PARTITO È IN CADUTA LIBERA, SERVE UN CAMBIO AL VERTICE") E UNA VENTINA DEI TRENTUNO INTERVENTI SUCCEDUTISI NELLA SEDE DI VIA BELLERIO SONO STATI POLEMICI NEI CONFRONTI DI SALVINI - LA RIVOLTA E' CAPEGGIATA DA ATTILIO FONTANA E MASSIMILIANO ROMEO, STANCHI DI VEDERE LA LEGA TRACOLLARE NEI SONDAGGI A FAVORE DI VANNACCI - "REPUBBLICA": "SALVINI  SI SENTE FORTE PERCHE' NON E' ANCORA EMERSO UN NOME ALTERNATIVO, CHE POSSA SFIDARLO PER LA GUIDA DEL PARTITO: MA SA CHE NON PUÒ ARRIVARE A PONTIDA CON UNA LEGA SPACCATA E SENZA IDEE"

salvini romeo fontana  

SALVINI E LE TENSIONI NEL PARTITO COSÌ PONTIDA ORA DIVENTA UN TEST 

Estratto dell'articolo di Cesare Zapperi per il "Corriere della Sera"

 

ATTILIO FONTANA MATTEO SALVINI

Forse mai come nel direttivo lombardo di venerdì scorso Matteo Salvini si è sentito ripetere, con toni e parole diverse, l’invito a passare la mano. È il segno di settimane, se non di mesi, difficili per la Lega, in calo di consensi e alla ricerca di nuovi spazi politici a fronte dell’arrembante ascesa di Futuro nazionale dell’ex vicesegretario Roberto Vannacci. Sullo sfondo, sempre più vicino, un raduno di Pontida che questa volta rischia di trasformarsi in un crocevia decisivo per le sorti del partito.

 

MATTEO SALVINI E MASSIMILIANO ROMEO

Salvini aveva inusualmente convocato il direttivo lombardo proprio per cercare un chiarimento con i malpancisti e per ripartire, proprio dal sacro suolo bergamasco con «una squadra rinnovata» come da suo annuncio, alla conquista di quella doppia cifra che considera ancora alla portata di mano. Ma l’esito della riunione non è stato proprio in linea con gli auspici.

 

Perché se è vero che raramente si è udito invocare le dimissioni di un leader, certo è stata una primizia assoluta sentire, nel sancta sanctorum leghista di via Bellerio, una vicesegretaria federale, Silvia Sardone, derubricare l’Autonomia differenziata, una delle battaglie fondative del Carroccio e comunque l’unica riforma approvata dal centrodestra in questa legislatura, come qualcosa «che non interessa nulla alla gente».

 

fontana salvini

Parole che sono suonate sacrileghe nei giorni in cui si ricorda Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega federalista scomparso 25 anni fa. Il ministro agli Affari regionali e alle autonomie Roberto Calderoli, da anni impegnato in un faticoso e logorante lavoro di tessitura di una tela ancora non completata del tutto, ha subito rimbrottato la deputata europea (mentre il segretario non ha fatto un plissé) con parole forti, ricordandole en passant la diffidenza nei confronti di quelli che cambiano partito con facilità (Sardone proviene da Forza Italia). [...]

 

MASSIMILIANO ROMEO E MATTEO SALVINI

Nelle intenzioni di Salvini tutto avrebbe dovuto rimanere confinato nei poco confortevoli ambienti della sede leghista. Ma il passaparola ha preso il sopravvento e di bocca in bocca ha portato all’esterno i contenuti di un dibattito in cui è parsa evidente la spaccatura tra il gruppo dirigente del partito (da Salvini a Sardone, passando per i deputati Luca Toccalini, Paolo Formentini fino alla ministra Alessandra Locatelli) e i quadri lombardi.

 

In particolare, si sono fatti sentire quattro dirigenti locali: i segretari provinciali Fabrizio Sala (Bergamo) e Roberta Sisti (Brescia), i sindaci Renato Pasinetti (Travagliato) e Giovanmaria Flocchini (Pertica Alta). In comune, seppur declinato con argomentazioni diverse, un ragionamento diretto al leader Salvini: «Il partito è in caduta libera, serve un cambio al vertice». C’è chi ha parlato di stanchezza, chi di scelte sbagliate (quella di puntare su Roberto Vannacci).

attilio fontana matteo salvini 1

 

A supporto è intervenuto l’ex deputato bergamasco Daniele Belotti, ricordando come Umberto Bossi e Roberto Maroni, pur in due situazioni ben diverse, avvertirono la necessità di farsi da parte per il bene della Lega. In silenzio il governatore lombardo Attilio Fontana (ma le sue uscite critiche sono state numerose), polemico in stile curiale il segretario lombardo Massimiliano Romeo. [...]

 

LEGA, FONTANA GUIDA LA FRONDA "SALVINI FACCIA UN PASSO DI LATO"

Estratto dell'articolo di Gabriella Cerami per "la Repubblica"

 

La miccia l'ha accesa una vecchia conoscenza di Salvini. «Matteo, non sei più credibile, devi lasciare». È stato Daniele Belotti, storico presentatore del raduno di Pontida, ex deputato leghista non più ricandidato dal capo, a dare il via alla rivolta della base lombarda al direttivo regionale del Carroccio. Con lui altri quattro dirigenti al grido di «dimissioni». Così le segreterie provinciali di Bergamo, Brescia e Varese, alcuni sindaci e assessori regionali hanno chiesto esplicitamente al segretario di farsi da parte.

matteo salvini e silvia sardone

 

Del resto, almeno una ventina dei trentuno interventi succedutisi venerdì scorso nella sede di via Bellerio a Milano sono stati assai polemici nei confronti del leader che pure aveva convocato la riunione proprio per sedare malumori e insofferenza dell'ala lombarda. Ormai vero epicentro del malcontento. Una rivolta, non più silenziosa, guidata dal governatore Attilio Fontana e dal coordinatore regionale e capogruppo in Senato Massimiliano Romeo. [...]

 

I presenti raccontano che anche Fontana ha preso la parola. Il governatore, per ragioni di diplomazia, non ha chiesto un passo indietro ma ci è arrivato molto vicino: «La Lega deve tornare di lotta e di governo e per far questo serve un passo di lato del segretario affinché si allarghi la leadership».

 

salvini fontana

Il clima è da notte delle "scope" di maroniana memoria. Cinque dirigenti sono andati dritti verso la richiesta di dimissioni, senza troppe sfumature. Non solo Belotti quindi, ma anche il segretario bergamasco Fabrizio Sala, la segretaria bresciana Roberta Sisti, il sindaco di Pertica Alta (Brescia) Giovanmaria Flocchini e il sindaco di Travagliato, Renato Pasinetti.

 

Critica nei confronti del segretario anche la deputata Simona Bordonali che infatti non ha firmato la lettera contro il coordinatore regionale Massimiliano Romeo, il quale ha chiesto, in conclusione, «un profondo rinnovamento». Il capogruppo della Lega al Senato e Fontana si muovono insieme.

 

I parlamentari lombardi salviniani, dodici su sedici, prima del direttivo di venerdì avevano chiesto con una lettera di poter partecipare ai lavori delle direzione. Cosa che non è mai successa prima e che Romeo non ha accettato. La missiva è stata la mossa tentata da Salvini per bilanciare, a favore suo, un direttivo regionale che ormai gli ha voltato le spalle e che gli chiede di dimettersi.

 

silvia sardone matteo salvini

Il segretario, in quarantacinque minuti di discorso, ha parlato di opere pubbliche e dei risultati portati a casa per il Nord grazie al suo ruolo di ministro dei Trasporti e della infrastrutture. Così ha provato sedare la fronda che in Lombardia sembra avere la maggioranza. E infatti la risposta è stata: «Non basta». E qualcuno gli ha fatto notare che così sta trascurando il partito, dunque avrebbe bisogno di un supporto.

 

Conti alla mano, se i due terzi degli interventi sono stati contro Salvini, la restante parte ha provato a sostenere il vicepremier. Tra questi, la ministra Alessandra Locatelli, il capo dei Giovani Luca Toccalini, il capogruppo al Pirellone Alessandro Corbetta e il responsabile Esteri Paolo Formentini. Il ministro Roberto Calderoli ha ricordato che il congresso è stato fatto un anno fa e che forse era allora che si sarebbero dovute avanzare queste istanze.

 

Daniele Belotti

[...] Prima dello storico incontro, fissato per il 20 settembre, è in agenda anche un altro appuntamento: a Roma, l'8 e il 9 settembre alle Officine Farneto. La chiamano la pre-Pontida nel senso che sarà un momento di passaggio tra la rivolta leghista e ciò che verrà. Ed è qui che il segretario dovrà dare delle risposte, concedere almeno una gestione collegiale o per dirla con le parole di Romeo a Repubblica: «Una squadra» in vista delle politiche.

 

Salvini ci sta pensando. Si sente forte del fatto che, almeno per il momento, non sia emerso un nome alternativo, che possa sfidarlo per la guida del partito: ma nello stesso tempo sa che non può arrivare a Pontida con una Lega spaccata e senza un'idea. La clessidra per lui sembra correre sempre più veloce.

https://www.dagospia.com/politica/specialita-dell-estate-salvini-griglia-direttivo-lombardo-si-e-483311 

 

Colpito da un fulmine mentre va al lavoro, Jimmy Furian muore dopo sei anni di ricoveri e sofferenze

 


L'uomo, 43 anni all'epoca dei fatti, non aveva mai pienamente recuperato dopo l'incidente che ne aveva compromesso le capacità cardiache e neurologiche

Colpito da un fulmine mentre va al lavoro, Jimmy Furian muore dopo sei anni di ricoveri e sofferenze


Jimmy Furian è morto a 49 anni dopo sei di agonia. L'uomo di Stra, nel Veneziano, era stato colpito da un fulmine nell'ottobre del 2020 mentre stava andando al lavoro. Ricoverato da tempo all'Opera Immacolata Concezione di Padova, si è spento nella sera del primo agosto.

Il fulmine

La sua vita è cambiata per sempre l'11 ottobre del 2020. Era una domenica, e nonostante il giorno festivo Furian, all'epoca 43enne, stava raggiungendo il posto di lavoro. Era impiegato tramite un'agenzia interinale presso il polo Amazon di Peraga di Vigonza e lavorava come corriere. Quando è stato colpito dalla scarica si trovava nel parcheggio della Porfessional Solution a Peraga, dove aveva fermato la sua auto per iniziare il turno di consegne con il furgone. Il fulmine lo ha centrato mentre richiudeva la portiera della sua Smart. 

La scarica provocò un arresto cardiocircolatorio, oltre all'apertura degli airbag dell'auto. 

I soccorsi

Nonostante un massaggio cardiocircolatorio effettuato da uno dei suoi colleghi, intervenuti immediatamente una volta visto Furian svenuto nel parcheggio, e quello dei vigili del fuoco che riuscirono a far ripartire il cuore, le conseguenze sul 49enne sono state irreversibili: troppo gravemente compromesso il sistema meurologico. 

Il ricovero

Trasportato in codice rosso all'osfedale di Padova, Furina fu inizialmente intubato e ricoverato in Rianimazione. I sei anni successivi sono trascorsi in strutture ospedaliere sena mai riuscire a recuperare del tutto. L'ultimo ricovero all'Opera Immacolata Concezione di Padova, dove è morto nella sera del 1 agosto. 

 

https://www.leggo.it/italia/cronache/11_agosto_2026_jimmy_furina_morto_fulmine_stra-9702083.html 

 

 

Incidente frontale tra auto e moto, Sara Roba muore a 31 anni: era un maresciallo dell'esercito

 


L’incidente è avvenuto intorno alle 23.30 nel tratto di strada che collega Albenga e Ceriale

Incidente frontale tra auto e moto, Sara Roba muore a 31 anni: era un maresciallo dell'esercito

Tragedia nella tarda serata di ieri (10 agosto) lungo l’Aurelia, all’altezza di Albenga, nel Savonese. Una donna di 31 anni, Sara Roba, è morta in seguito a un violento incidente tra la moto che stava guidando e un’automobile. L’incidente è avvenuto intorno alle 23.30 nel tratto di strada che collega Albenga e Ceriale.

Secondo una prima ricostruzione della Polizia stradale, ancora al vaglio degli investigatori, l’auto procedeva in direzione di Albenga, provenendo da Ceriale, quando avrebbe svoltato all’altezza dell’incrocio con via dell’Agricoltura. In quel momento si sarebbe verificato l’impatto con la moto condotta da Roba. Lo scontro è stato particolarmente violento.

Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, ma per la 31enne non c’era ormai più nulla da fare. 

I sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Sara Roba era un maresciallo e aveva prestato servizio tra gli alpini del 2° Reggimento Cuneo. La notizia della sua morte ha suscitato profondo cordoglio.

Anche il sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis, ha espresso la propria vicinanza alla famiglia e ai cari della giovane, affidando ai social un messaggio di cordoglio per la sua «tragica e prematura scomparsa».

Restano da chiarire con precisione la dinamica e le eventuali responsabilità dell’incidente. Gli accertamenti della Polizia stradale proseguono per ricostruire quanto accaduto.

https://www.leggo.it/italia/cronache/11_agosto_2026_sara_roba_morta_maresciallo_incidente-9702227.html