La prima volta che furono fotografati insieme, lei aveva un fucile e lui le mani legate. Trent'anni dopo si ritrovarono nello stesso Paese, ma questa volta si abbracciarono.
Erano stati nemici durante la guerra del Vietnam. Una ragazza di 17 anni e un militare americano di 22 anni, protagonisti di una delle fotografie più celebri di quel conflitto.
Nessuno dei due, nel settembre del 1965, avrebbe potuto immaginare che le loro vite si sarebbero incrociate di nuovo.
Lei si chiamava Nguyễn Thị Kim Lai.
Pesava appena 37 chili, aveva lasciato gli studi e si era unita alla milizia locale per contribuire alla difesa del suo territorio dai bombardamenti americani.
Lui era William Andrew Robinson, un giovane aviere dell'aeronautica degli Stati Uniti.
Il 20 settembre 1965 si trovava a bordo di un elicottero HH-43 Huskie impegnato in una missione di soccorso. L'equipaggio doveva recuperare il pilota di un caccia F-105 abbattuto nel Vietnam del Nord.
Ma anche l'elicottero venne colpito dal fuoco nemico e precipitò nella provincia di Hà Tĩnh, non lontano dal confine con il Laos.
Robinson sopravvisse allo schianto.
Riuscì ad allontanarsi dal velivolo e cercò riparo tra le rocce, mentre le forze locali perlustravano la zona alla ricerca degli americani.
Tra coloro che partecipavano alle ricerche c'era proprio Kim Lai.
Secondo il racconto che avrebbe fatto molti anni dopo, la ragazza sentì un rumore provenire da un nascondiglio roccioso. Si avvicinò e scoprì il militare americano.
Sparò tre colpi in aria.
Robinson alzò le mani e si arrese.
Poco dopo, mentre il prigioniero veniva trasferito, il fotografo Phan Thoan immortalò una scena destinata a diventare famosa.
Da una parte una ragazza minuta, con il fucile e la baionetta. Dall'altra un uomo molto più alto e robusto, con le mani legate e lo sguardo rivolto verso il basso.
La fotografia divenne nota come O du kích nhỏ, «La piccola guerrigliera».
L'immagine aveva un significato politico immediato: una giovane vietnamita che teneva sotto controllo un soldato appartenente alla più potente forza militare del mondo.
Divenne un simbolo della resistenza nordvietnamita, venne esposta, riprodotta sui francobolli e celebrata anche attraverso la poesia.
Ma quella fotografia raccontava soltanto pochi secondi di una vicenda molto più lunga.
Mentre il mondo conosceva il volto della piccola guerrigliera, William Robinson cominciava una prigionia che sarebbe durata 2.703 giorni.
Sette anni e quasi cinque mesi.
Fu trasferito in diversi centri di detenzione, compresa la famigerata prigione di Hỏa Lò, soprannominata dai prigionieri americani Hanoi Hilton.
Conobbe l'isolamento, la tortura, le malattie e la fame.
Per anni non ebbe alcuna certezza di poter tornare a casa.
Il 12 febbraio 1973, durante l'Operazione Homecoming, venne finalmente liberato.
Era stato uno dei prigionieri americani rimasti più a lungo nelle mani del Vietnam del Nord e il militare di truppa statunitense che aveva trascorso più tempo in prigionia durante quel conflitto.
Rientrato negli Stati Uniti, proseguì la carriera nell'aeronautica, divenne ufficiale e nel 1984 si ritirò con il grado di capitano.
Intanto, dall'altra parte del mondo, anche Kim Lai aveva costruito una nuova esistenza.
Aveva lavorato come infermiera, si era sposata ed era diventata madre di tre figli.
La guerra era finita, ma la fotografia continuava ad accompagnare entrambi.
Poi, nel 1995, arrivò una proposta inattesa.
L'emittente televisiva giapponese NHK partecipò alla realizzazione di un documentario dedicato alla celebre immagine e ai suoi protagonisti.
L'idea era quella di riportare William Robinson in Vietnam e organizzare un incontro con la ragazza che lo aveva scortato trent'anni prima.
Robinson accettò.
Una mattina di settembre, Kim Lai si trovava a casa di una vicina insieme a uno dei nipoti quando qualcuno venne ad avvertirla che alcuni stranieri la stavano cercando.
Tornò verso casa e vide un uomo alto in attesa.
Per qualche istante lo osservò.
Poi lo riconobbe.
Era Andrew Robinson.
L'americano che aveva visto l'ultima volta con le mani legate, nel mezzo di una guerra.
Quella volta non c'erano soldati a separarli.
Si abbracciarono.
Parlarono delle loro famiglie, degli anni trascorsi, delle vite costruite dopo il conflitto.
Robinson scherzò persino sul fatto che lei non fosse cresciuta molto in altezza rispetto a quando si erano conosciuti.
Ma durante la conversazione emerse anche un pensiero ben più profondo.
Se trent'anni prima uno dei due avesse sparato contro l'altro, dissero, non avrebbero mai potuto vivere quel momento.
Era una constatazione semplice, che riportava alla memoria quanto sottile fosse stato il confine tra la vita e la morte nel loro primo incontro.
Provarono anche a ritrovare il luogo esatto della cattura, ma il paesaggio era cambiato. La vegetazione e le piogge avevano cancellato molti dei riferimenti di allora.
Prima di separarsi vennero fotografati nuovamente.
Nella nuova immagine Kim Lai e Robinson erano ancora fianco a fianco.
La differenza di statura era rimasta praticamente la stessa.
Tutto il resto era cambiato.
Non c'erano più il fucile, la baionetta e le mani legate.
C'erano due persone ormai adulte, con figli, ricordi e trent'anni di esperienze alle spalle.
Anche negli anni successivi Kim Lai continuò a conservare quella seconda fotografia. Quando i giornalisti tornavano a intervistarla, la mostrava ricordando l'incontro del 1995.
Le due immagini, osservate insieme, raccontano qualcosa che nessuna delle due potrebbe spiegare da sola.
La prima testimonia la violenza di un conflitto che aveva trasformato due giovani, fino ad allora sconosciuti, in nemici.
La seconda mostra ciò che era diventato possibile quando la guerra aveva smesso di determinare il loro rapporto.
Quell'abbraccio non cancellava i bombardamenti, gli anni di prigionia o le sofferenze vissute da entrambi i popoli.
E non rendeva meno doloroso ciò che era accaduto.
Ma permetteva di vedere quelle due persone anche al di fuori dei ruoli che la storia aveva assegnato loro.
Nel 1965, una macchina fotografica aveva fermato l'istante in cui una ragazza vietnamita conduceva un prigioniero americano.
Nel 1995 un'altra fotografia documentò qualcosa che, durante quella guerra, sarebbe sembrato impossibile.
Trent'anni dopo, lo stesso uomo e la stessa donna potevano finalmente stare uno accanto all'altra senza che nessuno dei due dovesse arrendersi.
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