Grognards
giovedì 12 febbraio 2026
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36 processi penali, 119 civili, 2.192.750 atti e file, 9.110 indagini dove compare il suo nome, 2 condanne definitive, 18 prescrizioni per decorrenza dei termini, 4 in corso. 11 indagini per mafia, 6 per corruzione. 298 milioni di euro le spese sul groppone degli italiani. [Dati ministeriali]
Quest’uomo con codesto Curriculum vitae ha avuto un funerale di Stato. Gli hanno intitolato un aeroporto.
Ha portato i fascisti e i leghisti al Governo per sua stessa ammissione in 3 video.
In 20’anni di Berlusconismo di cxdx siamo passati da un debito pubblico all’80% nel 1994 al 160% nel 2011, fino al #default Istruzione e sanità annientate, PIL sotto zero, ricchi più ricchi poveri più poveri e il ceto medio scomparso.
La sua ricchezza personale è passata da 1.2 miliardi di euro a 6.9 miliardi di euro negli anni che ha fatto Politica. Un arricchimento personale senza eguali nel Mondo.
La più Grande sciagura d’Italia!
Chi si azzarda a dire il contrario va contro le leggi della fisica e della matematica, e soprattutto contro dati inconfutabili.
Rob
Il Maneki Neko: molto più di un semplice gatto portafortuna
Quante volte lo abbiamo visto, con la zampina alzata, all’ingresso di un negozio o sulla cassa di un ristorante? Il Maneki Neko (招き猫), spesso liquidato come un souvenir folkloristico, è in realtà uno dei simboli più complessi e affascinanti della cultura giapponese. Dietro quel gesto ripetitivo e ipnotico si nascondono secoli di storia, credenze religiose, leggende popolari e trasformazioni sociali.
Le origini del Maneki Neko risalgono al Giappone del periodo Edo (1603–1868), un’epoca di relativa pace e di straordinaria vitalità urbana. In quel contesto, gli amuleti portafortuna non erano semplici decorazioni, ma veri e propri strumenti simbolici per dialogare con il destino e con le forze invisibili che governavano la vita quotidiana. Il Maneki Neko nasce proprio come “engimono”, oggetto augurale legato alla prosperità, alla protezione e alla buona sorte.
Non esiste una sola leggenda sulla sua origine. Una delle più note è quella del tempio Gotoku-ji, dove un gatto avrebbe salvato un signore feudale attirandolo al riparo da un fulmine. Un’altra, più cupa e drammatica, è ambientata nel quartiere di Yoshiwara e racconta il sacrificio di un gatto che salva la vita alla sua padrona, la cortigiana Usugumo. Storie diverse, ma unite da un filo comune: il gatto come intermediario tra il mondo umano e quello invisibile.
Anche i dettagli contano. La zampa sinistra alzata richiama i clienti, quella destra invita la ricchezza. I colori non sono casuali: il bianco augura fortuna generale, il nero protegge dalle energie negative, il rosso richiama salute e protezione, mentre l’oro, diffusosi in epoca più recente, è simbolo di successo economico. La moneta ovale che spesso il gatto stringe, il koban, amplifica il desiderio di prosperità.
Oggi il Maneki Neko vive una seconda vita globale: versioni elettroniche, solari, reinterpretazioni pop, anime, manga e design contemporaneo. Eppure, nonostante le trasformazioni, il suo significato profondo resta intatto. Non è solo un oggetto che “porta fortuna”, ma un piccolo concentrato di storia e visione del mondo.
La prossima volta che incrocerai lo sguardo di un Maneki Neko, forse lo vedrai con occhi diversi: non come un semplice gatto che saluta, ma come un simbolo silenzioso di un dialogo antico tra l’uomo, il caso e il destino.
Hisao
La Spada e il Ventaglio
LA QUIETE NON CELEBRATA
DOMENICA 8 FEBBRAIO
LA QUIETE NON CELEBRATA
Ricetta
La quiete non arriva per essere festeggiata.
Arriva quando non resta altro da fare.
Issa lo sapeva bene: la sua poesia non consola, non sublima.
Registra ciò che rimane quando la giornata non ha dato nulla da raccontare.
Il freddo resta freddo.
Il corpo resta corpo.
Anche il cibo, in questi giorni, non deve promettere conforto.
🍲 Verdure scottate in brodo spento — ohitashi essenziale
Questa preparazione non nasce per piacere.
Nasce per reggere il tempo ordinario.
Le verdure vengono solo attraversate dal calore, poi lasciate lì.
Non si addolciscono.
Non cercano armonia.
Nel Giappone domestico, l’ohitashi è cibo di continuità:
si mangia tiepido o freddo, spesso in silenzio, senza commenti.
Non è un gesto di cura. È un gesto di permanenza.
L’ohitashi appartiene alla cucina quotidiana, non cerimoniale.
Verdure di stagione, brodo leggero, nessuna elaborazione.
È il piatto che si prepara quando non c’è bisogno di “sentirsi meglio”,
ma solo di non crollare.
Issa avrebbe riconosciuto questo gesto:
nutrire senza ornamento, vivere senza premio.
🥬 Ingredienti (2 persone)
una verdura verde semplice
(spinaci, cicoria tenera, catalogna, cime giovani)
300 ml di brodo di kombu molto leggero
pochissima salsa di soia chiara
facoltativo: una traccia di katsuobushi secco
Nulla che arrotondi.
Nulla che copra.
Preparazione
Porta il brodo quasi a bollore, poi spegni.
Scotta la verdura per pochi secondi.
Raffredda, strizza appena.
Disponi in una ciotola e aggiungi solo qualche cucchiaio di brodo.
La verdura non deve galleggiare.
Deve restare esposta.
痩せ蛙
まけるな一茶
これにあり
Yase kaeru / makeru na Issa / kore ni ari
“Rana magra —
non arrenderti, Issa:
io sono qui.”
— Kobayashi Issa
Non incoraggiamento.
Constatazione ostinata.
Questa non è una ricetta che conforta.
È una che accompagna senza intervenire.
Nutre quanto basta.
Non distrae.
Non promette.
La quiete non viene celebrata.
Si attraversa.
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La pazienza costruisce la mia invincibilita'
LUNEDÌ 9 FEBBRAIO 2026
LA PAZIENZA CHE NON ASPETTA NULLA
Resistere non è aspettare
「待てば海路の日和あり」
Mateba kairo no hiyori ari.
"Se aspetti, verrà il giorno buono per la navigazione."
— Antico proverbio giapponese, citato da Miyamoto Musashi nel Go Rin no Sho (Il Libro dei Cinque Anelli), 1645
Il 9 febbraio, in Giappone, è il Niku no Hi (肉の日) — il "Giorno della Carne". Una ricorrenza moderna nata dal gioco di parole tra i numeri 2 (ni) e 9 (ku), che insieme formano niku, carne. Le catene di ristoranti offrono sconti, le famiglie si riuniscono attorno a grigliate, e per un giorno la pazienza del mondo antico sembra cedere all'immediatezza del gusto.
Ma c'è un paradosso che ci riguarda: la pazienza giapponese non è mai stata passività. Non è l'attesa del premio, la rassegnazione al destino, la sopportazione del dolore. È qualcosa di più inquietante e più attivo: è la capacità di resistere senza che il desiderio ti consumi.
Miyamoto Musashi lo sapeva bene. Nel suo duello più famoso, contro Sasaki Kojirō sull'isola di Funa-jima nel 1612, fece aspettare l'avversario per ore. Non per crudeltà, ma per strategia: togliere la pazienza all'altro significa dargli la propria impazienza. Quando Kojirō, infuriato, gettò il fodero della spada nell'acqua — gesto di chi non prevede di aver bisogno di riporre l'arma — Musashi sapeva che aveva già vinto. Il bokken di legno, ricavato dal remo della barca, colpì prima che la katana potesse sguainarsi.
Ma la lezione non è nella vittoria. È nel gaman (我慢) — la sopportazione attiva, la pazienza che lavora mentre aspetta. Il samurai coltiva il gaman non sedendo inerte, ma affinando la spada, studiando il terreno, ascoltando il respiro. La pazienza è movimento impercettibile, non immobilità.
Per noi, oggi, questa è una rivoluzione. Confondiamo la pazienza con l'attesa passiva del notifiche, con la sospensione della vita in attesa di risposte. La saggezza di Musashi ci dice il contrario: aspettare il momento giusto significa prepararsi a non aver bisogno del momento. La pazienza che non aspetta nulla è quella che, nel frattempo, diventa invincibile.
💡 Tre spunti da portare con te oggi:
1. Prepara il bokken mentre aspetti — C'è qualcosa che stai aspettando? Una risposta, una decisione, una svolta? Non consumare quel tempo in ansia. Usalo per rendere superflua l'attesa. Quando arriva ciò che aspetti, sarai già oltre.
2. Osserva dove metti il fodero — Kojirō gettò il fodero perché era sicuro di vincere. Dove nella tua giornata stai anticipando la vittoria, dimenticando che potresti aver bisogno di difesa? La pazienza include la prudenza.
3. Pratica il gaman attivo — Scegli un'attesa di oggi — la fila, il traffico, il silenzio di qualcuno. Non sopportarla: usala. Respira, osserva, prepara il prossimo gesto. La pazienza è muscolo, non armatura.
閑さや 岩にしみ入る 蝉の声
Shizukasa ya iwa ni shimiiru semi no koe.
"Silenzio... la voce della cicala penetra nella roccia."
— Matsuo Bashō (1644–1694)
BONUS — La carne e il ferro
Curioso che il "Giorno della Carne" cada proprio mentre parliamo di pazienza. In Giappone, la carne di manzo fu proibita per secoli, dal 675 d.C. fino al XIX secolo, per editti buddhisti e shintoisti. Mangiare carne era pazienza trasgressiva, attesa millenaria. Quando nel 1872 l'imperatore Meiji stesso ne mangiò pubblicamente, fu un atto di modernizzazione — ma anche di pazienza che matura nel momento propizio.
Musashi, nel suo ritiro finale nella grotta di Reigandō, scrisse: "Non pensare al vincere, pensare a non perdere." La pazienza non aspetta la vittoria. Costruisce l'invincibilità.
Che il tuo lunedì abbia la fermezza del remo che diventa spada. Che la tua attesa sia già azione. 🗡️🌸⛩️
Buon giorno, stratega del silenzio.
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