giovedì 1 ottobre 2026

CUORE CHE SI RIPARA DA SOLO E PANCREAS BRUCIATO DALL'INTERNO: LA MEDICINA ITALIANA CAMBIA PASSO




1 ottobre 2026, due notizie che sembrano fantascienza e invece sono già in ospedale._


Ieri al Gemelli di Roma è successo qualcosa che non era mai successo al mondo. E qualche giorno fa, in un ambulatorio di cardiologia, una dottoressa ha detto a una paziente una frase che fino a due anni fa sarebbe stata impensabile: "tra 5 anni forse non opereremo più".


Sono due storie diverse, ma è la stessa idea: non asportare, non sostituire. Riprogrammare.


1. IL CUORE: DAL "TAGLIA E CUCI" AL CUORE CHE SI RIPARA


Quello che la cardiologa ti ha chiamato "taglia e cuci cellulare" si chiama *editing genico*.


Per le cardiopatie congenite - quelle familiari dove il cuore è malformato dalla nascita, come nel caso di tua figlia - il problema non è lo stile di vita, è una lettera sbagliata nel DNA.


Oggi teniamo a bada il difetto con 10-14 farmaci. Domani lo correggiamo alla radice:


- Base-editing e Prime-editing: con strumenti derivati da CRISPR, prendi un virus innocuo che fa da corriere, entri nelle cellule del cuore e correggi la mutazione. Al Monaldi di Napoli in questi giorni ne parlano proprio come nuova sfida: 9 bambini su 10 con cuore malformato diventano adulti, e ora l'obiettivo è curarli per tutta la vita, non solo operarli da piccoli.

- Valvole: invece di togliere la valvola malata e mettere una protesi, si inietta un mRNA che dice alle cellule della valvola "ricresci sana" o si impianta un cerotto biologico fatto con le cellule del paziente stesso.


Perché ti ha detto 2031-2032? Perché è il calendario reale dei trial. Le prime terapie CRISPR per colesterolo e amiloidosi cardiaca sono già in fase 1 sull'uomo e pubblicate sul New England Journal nel 2025-2026. Se tutto va bene, fase 3 nel 2029-2030 e prime approvazioni EMA proprio nel 2031-32. Siamo vicinissimi in termini medici.


Queste cure non sostituiscono le pasticche di oggi. Sono il ponte per arrivarci con un cuore protetto.


2. IL PANCREAS: LA COLLA RADIOATTIVA DEL GEMELLI


Ieri, 1 ottobre 2026, al Policlinico Gemelli è stata trattata per la prima volta al mondo una donna di 63 anni con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato non operabile. 49df


Il nome è *YntraDose®*, di una startup italiana BetaGlue Therapeutics.


Come funziona, detto semplice:

Una speciale colla biologica radioattiva contenente particelle di Ittrio-90 che emettono radiazioni beta viene iniettata direttamente dentro il tumore. La procedura è percutanea, sotto guida TAC ed eco, in anestesia locale e minima sedazione, dura un'ora e senza complicanze. 


La PET-TAC di controllo a 24 ore e a 7 giorni ha dimostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all'interno del pancreas, senza dispersione. 


Obiettivo? Non è palliativo. È neoadiuvante: irradiare dall'interno in modo altamente selettivo per far rimpicciolire il tumore e renderlo operabile. Per il pancreas, che ha una sopravvivenza a 5 anni ancora sotto il 12%, riuscire ad operare è l'unica vera chance di guarigione. 


Lo studio è internazionale: Italia, Belgio e Gran Bretagna, coordinato dal prof. Giampaolo Tortora e eseguito dal prof. Roberto Iezzi. 


COSA LEGA LE DUE COSE


Fino a ieri curavamo cuore e tumori togliendo. Oggi per la prima volta li curiamo lasciando tutto al suo posto e cambiando le istruzioni alle cellule.


Non siamo ancora alla vittoria, siamo alla prima paziente di una fase 2 per il pancreas e alla fase 1-2 per il cuore. Serviranno 2-3 anni di dati.


Ma è la prima volta che possiamo giocare una partita che prima non potevamo nemmeno iniziare.


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_Nota: articolo divulgativo, non sostituisce parere medico. Per informazioni su trial clinici parlare con il proprio centro di riferimento 


Fenix

Diletta Leotta

 


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Charles Bronson

 


Nel 1984, Jill Ireland perse il seno destro a causa del cancro, e Charles Bronson riorganizzò silenziosamente il suo mondo per tenerla al lavoro, sorridente e circondata dalla famiglia.


Anni prima, il pubblico aveva visto un altro lato di Bronson.


Non il duro.


Il marito.


Al "The Dick Cavett Show", guardò verso Jill e disse: "Con mia moglie, sono diventato così sereno."


Lei lo baciò.


La star del cinema intimidatoria si addolcì all'istante.


Si erano sposati nel 1968.


La loro famiglia crebbe fino a sette figli.


Jill recitò accanto a Bronson in numerosi film.


La famiglia viaggiava insieme.


E dietro l'esteriorità guardinga di Bronson, Jill e i bambini divennero il suo mondo.


Poi arrivò il 1984.


Cancro.


Otto linfonodi erano colpiti.


Seguì l'intervento chirurgico.


Poi sei mesi brutali di chemioterapia.


Jill iniziò a scrivere.


Tè accanto a lei.


Pagina dopo pagina.


"Le prime 500 pagine si scrissero da sole."


Bronson non divenne il suo portavoce.


Semplicemente rimase lì.


Costante.


Presente.


Poi Jill tornò a recitare.


In "Assassination" (1987), interpretò la First Lady.


Bronson interpretò l'uomo che la proteggeva.


Era il suo primo film dopo l'intervento al seno.


"Avevo pensato che il cancro potesse aver posto fine alla mia carriera di attrice."


Non era così.


Ma il cancro tornò. Nel 1989, i medici scoprirono che aveva raggiunto i polmoni. Bronson era spaventato. Jill continuò ad andare avanti. Scrivere. Parlare. Vivere.


"Non voglio passare il resto della mia vita a curarmi e a conservare le mie energie."


La sua domanda era semplice.


"Per cosa le conservo?"


Bronson protesse la sua privacy senza silenziare la sua voce.


Jill continuò a parlare del cancro.


Della paura.


Della rabbia.


Della famiglia.


Sopportò interventi chirurgici.


Chemioterapia.


Radioterapia.


Recidive.


Eppure, rifiutò di diventare solo una paziente.


Il 18 maggio 1990, Jill scivolò in coma nella loro casa di Malibu.


I suoi figli erano lì.


Anche Bronson.


L'uomo conosciuto per interpretare personaggi che potevano sopravvivere a quasi tutto non poté fare nulla se non rimanere accanto a sua moglie.


Alle 11:30 di quella mattina, Jill morì.


Aveva 54 anni.


Nessun finale da film.


Nessun salvataggio eroico.


Solo un marito accanto alla donna che aveva cambiato la sua vita.


Rimase accanto a lei finché la stanza finalmente divenne immobile.

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mercoledì 30 settembre 2026

Ma li fanno con lo stampino?

 




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FIANO, QUANTO SEI NOIOSO

  



“Emanuele Fiano, se il Pd voterà no al ddl antisemitismo per l’approvazione definitiva alla Camera l’8 ottobre, lei lascerà davvero il partito al quale appartiene da una vita?”. È l’inizio della sedutissima e strappalacrime intervista del Corriere della Sera al mitologico Emanuele Fiano, che da par suo esprime contrizione e sdegno - con approccio lievissimamente teatrale - in merito alla decisione del Pd di votare contro l’orrendo “ddl antisemitismo”. 


Fiano, con tono solenne e definitivo, risponde così: “È il mio orientamento. Ho ragionato e sofferto: non è un atto d’impeto. È una constatazione intellettuale, politica ed emotiva. Lo farei a cuor pesante”. Parole forti. E soprattutto irrinunciabili.

L’intervista va avanti, con il cronista del Corriere della Sera che usa a sua volta toni costantemente e comicamente contriti, quasi che chiunque voti “no” al decreto indegno sia da considerarsi un novello Goebbels, Himmler o Göring. 


Fiano aggiunge dramma al dramma, contestualizzando in maniera appena appena enfatica il momento in cui ha saputo della decisione di Elly Schlein: “Ero in visita a Birkenau. Faccio parte dell’esecutivo del Comitato internazionale Auschwitz. Ero, parola d’onore, davanti alle rovine del forno crematorio numero 4, dove ci fu la rivolta del Sonderkommando, da parte di 600 ebrei coraggiosi. Mi squilla il cellulare: il Pd aveva appena concluso la sua riunione del gruppo alla Camera, decidendo di votare no. Sono rimasto annichilito”. Povera stella!


Di questo dialogo, oltre alla teatralità totalmente inutile e all’approccio tipicamente frignone che caratterizza ogni agire del tenero Fiano, colpisce - ma non stupisce - un altro aspetto: l’autostima smisurata di questi esimi statisti. Pensateci: ma se anche Fiano decidesse di andare via dal Pd (magari!!!!!), cosa gliene fregherebbe al mondo reale? Esiste anche solo una persona interessata alle ubbie di Fiano? La sola idea che Fiano pensi che gli italiani si struggano di fronte ai suoi struggimenti politicanti, e che al tempo stesso talkshow e giornaloni la ritengano una notizia, dà la misura di questo paese.


Sia come sia, vogliamo però partecipare a questa finzione scenica secondo cui quello che fa politicamente Fiano sia davvero degno del benché minimo interesse. Stiamo allora al gioco, aggiungendo alla lista altri cinque personaggi che – se se ne andassero pure loro dal Pd – farebbero un regalo al mondo (o anche solo al campo largo). Il loro abbandono libererebbe il partito da quelle insopportabili zavorre pseudo-riformiste che non solo non portano mezzo voto, ma appesantiscono pure drammaticamente ogni possibile slancio del pachidermico Pd verso una politica più progressista, radicale, democratica, innovativa e dunque realmente alternativa alla pessima destra di governo che ci ritroviamo.


Ecco chi dovrebbe andarsene con Fiano: Filippo Sensi, Lia Quartapelle, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Graziano Del Rio. E siamo buoni, per ora, nel fermarci solo a loro. Ci si potrebbe a questo punto chiedere dove tali cime dovrebbero andare, una volta consumato l’agognato (da noi) strappo. La risposta è semplice: Renzi li accoglierebbe a braccia aperte, e del resto questi qua sono e saranno sempre colpevolmente renziani. 


Se poi queste meraviglie volessero consegnarsi alla leggenda, potrebbero approdare ad Azione, sempre prodiga nel raccattare gli “scarti” (con rispetto parlando) politici altrui. Oppure, ed è ciò che consigliamo tanto a Fiano quanto agli altri, il loro approdo naturale sarebbe a fianco di Pina “Dolce Forno” Picierno. La quale, dopo aver incarnato il peggio del peggio del Pd, ha avuto se non altro il (tardivo) coraggio di abbracciare ciò che merita: ovvero quel pulviscolo sionista e guerrafondaio che si finge di centrosinistra, ma è in realtà un centrodestra malamente camuffato. Una sorta di “Partito MP”, ovvero Partito Molinari-Parenzo, dove - ne siamo certi – l’eterno piangina Fiano si troverebbe benissimo.


(Uscito oggi sul Fatto Quotidiano)

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Andrea Moretti

 


Incredibile, è successo nel Ministero della Cultura. Il povero Andrea Moretti morto al Colosseo era inquadrato come manovale. Le porcate del subappalto. Il povere 22enne pur facendo un lavoro tra i più difficili e complessi era pagato da manovale. E il lorsignori degli appalti a cascata, introdotta da Salvini a fine 2022 si ingrassano con il sangue degli ultimi. A pagare, con le leggi degli appalti a cascata sono nell'ultima catena degli appalti come il cognato di Andrea che lavorava con lui che ha commesso l'ingenuità di diventare il responsabile della Sicurezza. "Firma qui è una proforma". Uno schifo. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro

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VIA LIBERA ALLO STADIO DI PIETRALATA: IL PARTITO DEL CEMENTO ACCELERA SULL’INIZIO DEI LAVORI.

 


COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE PER LA CITTÀ PUBBLICA E LA SICUREZZA SOCIALE.


Ieri è arrivata l’autorizzazione finale per la costruzione dello stadio della Roma a Pietralata, sancita presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti durante la conferenza dei servizi decisoria. I lavori inizieranno già nel 2027.

Tutta la politica festeggia, dal sindaco Gualtieri, al presidente della Regione Rocca, a Matteo Salvini: l’ennesima dimostrazione che il partito unico del cemento e della speculazione è più unito che mai. Gualtieri non manca di ringraziare anche l’AS Roma e la famiglia Friedkin, per l’investimento.


Il sindaco parla del felice esito di un “percorso complesso”. Forse parla del percorso che ha portato, tramite la nomina a maggio 2026 del commissario straordinario di governo Sessa, a tagliare sui tempi e sui processi decisionali, di fatto sancendo una volta per tutte un modello di governance antidemocratico della città che tiene insieme governo, regione e comune: il modello Giubileo.


O forse è la reminiscenza del malcontento degli abitanti, che hanno visto chiudersi ogni spazio di dialogo e confronto. In tanti, abitanti ed esperti, per anni hanno dimostrato che quello stadio non lo si vuole, perché porta alla distruzione di uno dei polmoni verdi del quadrante est di Roma, perché la “riqualificazione” comporterà problemi enormi alla circolazione – incluso l’accesso all’ospedale –, così come all’espulsione di una parte degli abitanti di Pietralata dovuta al caroaffitti.


Quanto abbiamo visto con lo stadio della Roma è la più alta espressione di un modello di città che guarda solo agli interessi dei privati, lasciando indietro chi abita i quartieri popolari. La città è così uno spazio su cui guadagnare con grandi opere inutili e dannose, senza interesse per una reale vivibilità dei quartieri, che quando non sono riqualificati ai fini della speculazione, restano abbandonati a sé stessi, privi di servizi e tutele.


Davanti a chi chiude ogni spazio di democrazia a favore del guadagno, costruiamo la vera opposizione per la città pubblica e la sicurezza sociale a partire dai nostri quartieri!

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