🌿 Matteuccia da Todi non fu un'esperta nell'uso delle erbe mediche perseguitata dall’Inquisizione. Fu giudicata da un tribunale laico per le sue attività che ruotavano soprattutto attorno a malocchio, malie, filtri e pratiche rituali. Insomma, Matteuccia da Todi non fu processata dall’Inquisizione. Il procedimento del 1428 fu celebrato a Todi davanti a un tribunale laico, guidato dal capitano della città Lorenzo de Surdis con il supporto di giurisperiti. Se proprio vogliamo dare un inquadramento storico-giuridico, possiamo collocarlo nell'ambito del lavoro svolto dalle magistrature secolari nell’Italia centrale, non dall’ufficio inquisitoriale.
🧪 E c’è un secondo equivoco da correggere. Le condanne per stregoneria dei tribunali civili ed ecclesiastici non volevano colpire le donne in quanto portatrici di un'antica conoscenza in ambito erboristico che metteva a repentaglio il potere maschile in generale e del clero in particolare. Non a caso, Matteuccia non era una grande erborista nel senso moderno o quasi-medico con cui a volte viene raccontata oggi. Certo, negli atti compaiono erbe, unguenti e decotti, ma il cuore della sua attività, per come emerge dal processo, è molto più vicino alla figura della fattucchiera che a quella della guaritrice esperta di botanica. Le accuse la descrivono come incantatrix, factuchiaria et maliaria, ossia una donna che provoca malefici, interviene su quelli lanciati da altri, prepara filtri amorosi, usa formule, oggetti consacrati, ossa, immagini di cera e tanto altro. In breve, il suo mestiere stava soprattutto nel campo del malocchio, delle fatture, delle crisi affettive e dei rimedi magico-terapeutici, più che in quello di una sapienza erboristica autonoma e specialistica. Ora, di certo Matteuccia non aveva poteri magici, ma dobbiamo considerare che in quel periodo lanciare maledizioni, usare oggetti sacri in modo molto poco sacro, creare l'equivalente di bamboline vodoo e usare preghiere deformate dava luogo a fattispecie giuridiche simili a quelle del procurato allarme, circonvenzione d'incapace, sfruttamento della credulità popolare. Erano cose, insomma, che danneggiavano in mdoo grave la convivenza sociale.
🔥 È proprio questo che rende il caso così rivelatore. Matteuccia non finisce al rogo perché le autorità scoprono una specie di medichessa alternativa troppo brava con le piante. Gli atti le attribuiscono poi anche accuse mostruose (infanticidio, sangue di lattanti, volo notturno, ecc), ma qui siamo già dentro il linguaggio della costruzione demonologica del processo, non dentro una descrizione neutra del suo lavoro reale.
🔎Ma torniamo all'equazione mitologica streghe = donne con conoscenze erboristiche minacciate dal patriarcato. La falsità di questo assunto è accertata da migliaia di fonti dell'epoca. Dallo studio degli erbari, da quelli anglosassoni altomedievali a quelli rinascimentali, che prevedono la coltivazione e l'uso di erbe medicinali (coadiuvate, a volte, da qualche formula verbale), sappiamo perfettamente che l'uso dei medicamenti era ampiamente praticato da donne e uomini senza alcuna distinzione a ampiamente accettato.
Il caso di Matteuccia da Todi è emblematico anche per la tremenda ignoranza con cui viene trattato su pagine e gruppi. Anche da parte di "storici" e divulgatori. Se qualcuno, prima di scriverne, si fosse preso la briga di leggere gli atti del processo, disponibili qui, adesso non ci sarebbe da fare alcuna discussione ▶ https://www.jstor.org/stable/26239479?seq=1
A titolo esemplificativo, vi propongo uno stralcio del processo. Secondo la strega Matteuccia l’immagine di cera
costituiva il mezzo più sicuro per ottenere l’amore di una persona;
infatti ella stessa ne fece fare una anche dalla Caterina di Orvieto
affinché la mettesse, avvolta nella cintura di una fanciulla vergine,
sotto il letto di suo marito pronunciando la seguente filastrocca:
"Sta in te
come stecte Christo in sè
sta fixo
come stecte Christo crucifixo,
torna ad me
come tornò Christo in sè,
torna a la volontà mia,
come tornò Christo a la patria sua"
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