mercoledì 4 febbraio 2026

Bellezza, strategia e sopravvivenza a Yoshiwara

 


Curiosità...


Katsuyama (tra XVII e XVIII secolo)


Bellezza, strategia e sopravvivenza a Yoshiwara


Tra le oiran storicamente documentate del periodo Edo, Katsuyama rappresenta una figura di particolare interesse per comprendere la dimensione politica e sociale della prostituzione di alto rango.

Katsuyama operò nel pieno sviluppo del sistema di Yoshiwara, quando il quartiere era ormai una macchina complessa fatta di gerarchie rigidissime, investimenti economici enormi e controllo statale. In questo contesto, un’oiran non sopravviveva solo grazie alla bellezza, ma grazie a intelligenza, capacità di negoziazione e consapevolezza del proprio ruolo.


Le fonti la descrivono come una donna estremamente colta, capace di conversare di poesia classica, teatro nō e attualità politica. Questo la rese particolarmente apprezzata da samurai di alto rango e da funzionari dello shogunato, uomini che vedevano nell’incontro con un’oiran non solo un piacere fisico, ma un riconoscimento di status.


Un aspetto poco noto, ma fondamentale, è il potere informale che alcune oiran potevano esercitare. Katsuyama, come altre sue pari, fungeva talvolta da intermediaria, consigliera o semplice osservatrice privilegiata di dinamiche politiche e personali. Yoshiwara, dietro la facciata del piacere, era anche un luogo di scambio di informazioni, e le oiran erano tutt’altro che passive.


Le stampe ukiyo-e che la ritraggono insistono su un’eleganza composta, quasi severa. Non è un caso: l’oiran ideale doveva mantenere una distanza emotiva, un controllo assoluto del proprio corpo e delle proprie espressioni. Katsuyama incarnava questa estetica del dominio di sé.

Con il declino del sistema delle oiran nel XIX secolo, il suo nome cadde lentamente nell’oblio, ma rimane una testimonianza preziosa di come alcune donne, pur in condizioni di estrema costrizione, riuscissero a ritagliarsi spazi di autonomia e influenza all’interno di un sistema profondamente patriarcale.


Nelle immagini:

Oiran Katsuyama e le sue attendenti di Minoya in una stampa di Koryusai Isoda 


Koryusai Isoda (1735–1790)

Artista ukiyo-e del XVIII secolo, celebre per i bijin-ga e per l’innovativo uso del formato ōban. Ex samurai divenuto rōnin, fu attivo tra stampa e pittura, ricevendo il prestigioso titolo di Hokkyo dall’imperatore.


Antonio Vaianella

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Fabiana

 








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Yrump è diventata una checca isterica davanti alla Collins

 


Questa donna si chiama Kaitlan Collins, ha 34 anni e ha due “difetti” imperdonabili per Donald Trump.


È una grande giornalista, lavora per la CNN, è una delle migliori inviate alla Casa Bianca: seria, rigorosa, inflessibile, come dovrebbe essere qualunque cronista.


E, secondo, ancora più “grave”: è una donna.


Poco fa, alla Casa Bianca, ha osato incalzare Trump sugli Epstein Files.


“Cosa direbbe ai sopravvissuti di Jeffey Epstein che sentono di non avere avuto giustizia, Signor Presidente?” gli ha chiesto.


La risposta di Trump è una spaventosa centrifuga di violenza verbale, sessismo, disprezzo del dissenso e allergia a qualunque forma di libertà di critica e di cronaca:


“Tu sei la peggior giornalista. Non mi stupisce che la CNN non faccia ascolti a causa di gente come te. 

Sei una giovane donna, ti conosco da 10 anni e non credo di aver mai visto un sorriso sul tuo viso, e sai perché? 

Perché sai che non dici la verità. Siete un’organizzazione molto disonesta e dovrebbero vergognarsi di te”.


Questo è il Presidente degli Stati Uniti, e si rivolge così a una giornalista.


Neanche nei regimi.


Solidarietà a questa eccellente giornalista ma anche alla donna Kaitlan Collins. Perché questo non è solo l’insulto di un potente nei confronti di un giornalista, ma anche l’attacco misogino di un maschio nei confronti di una donna che fa il suo mestiere con disciplina e onore e non abbassa la testa.


E, se Trump e il trumpismo stanno crollando sulle proprie menzogne, è anche grazie a giornalisti come lei.

Lorenzo Tosa 

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L’Istituto Casa Helena vi presenta il Gruppo di Empowerment di donne e ragazze afrodiscendenti:

 






Il gruppo di empowerment è un intervento psicoterapeutico  e di sostegno rivolto a donne e ragazze afrodiscendenti, finalizzato alla promozione del benessere psicologico, del rafforzamento dell’identità e dello sviluppo di competenze personali e relazionali.


Il percorso è suddiviso in otto incontri di quattro ore e si propone di offrire uno spazio strutturato di ascolto e confronto, volto a favorire la consapevolezza di sé, l’autostima e l’autonomia con particolare attenzione alle dinamiche legate all’identità culturale, all’appartenenza e alle esperienze condivise.


Gli incontri tematici sono guidati dalla Dott.ssa Lilia Azevedo con la partecipazione di illustri professionisti afrodiscendenti. Si terranno nella nostra sede a Roma in Via Cola di Rienzo 28.

Per info: contatto@istitutocasahelena.com

cell: 331 490 2877


GIORGIANA MASI, UNA VERITÀ MAI CHIARITA – 12 MAGGIO 1977



Aveva 19 anni, studiava al liceo artistico e amava la fotografia. Giorgiana Masi non era una terrorista né una professionista della politica: era una ragazza come tante, finita nel posto sbagliato nel giorno sbagliato, durante uno degli anni più bui della storia italiana.


Il 12 maggio 1977, a Roma, i Radicali organizzarono una manifestazione pacifica per ricordare la vittoria del referendum sul divorzio e chiedere l’abolizione della Legge Reale, norma che concedeva poteri amplissimi alle forze dell’ordine. 


Il centro della città era militarizzato e presidiato anche da agenti in borghese, molti dei quali armati.

Tra piazza Navona, Campo de’ Fiori e ponte Garibaldi scoppiarono scontri confusi. Verso sera partirono alcuni colpi di pistola.


Uno di quei proiettili colpì Giorgiana Masi alla schiena: morì sull’asfalto a pochi passi dal Tevere.


Da quel momento iniziò un muro di silenzi.


Le versioni ufficiali parlarono di spari provenienti dai manifestanti; numerosi testimoni indicarono invece uomini delle forze dell’ordine in borghese. Le inchieste non portarono a nessuna condanna e l’arma che uccise Giorgiana non è mai stata identificata.


Ancora oggi quella morte resta senza colpevoli e senza verità giudiziaria.


E fa impressione che, a quasi cinquant’anni di distanza, si continui a invocare con leggerezza sempre più poteri e sempre meno controlli per chi gestisce l’ordine pubblico, come se le ferite di quegli anni non esistessero. La storia di Giorgiana ricorda dove può portare uno Stato che confonde la sicurezza con l’impunità.


Per questo il suo nome è diventato un simbolo:

delle vittime innocenti degli anni di piombo, delle zone d’ombra dello Stato, del confine fragile tra autorità e diritti civili.


Ogni 12 maggio, sul ponte Garibaldi, qualcuno scrive ancora:

“Giorgiana vive”.


Perché un Paese senza memoria è un Paese senza futuro.

#GiorgianaMasi  #AnniDiPiombo #MemoriaStorica #DirittiCivili #forzedellordine

Zecca Buonista

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Più risorse per le forze dell'ordine

 


Presidente Meloni.


Un agente prende di base 1.400 euro al mese.


Straordinari e arretrati spesso li riceve con mesi e mesi di ritardo. 


Al 2025, la carenza di organico di tutte le Forze dell’Ordine è di 33.739 unità. Sono tutte, proprio tutte, sotto organico. 


Il Fondo Tutela Legale sbandierato dal governo, che dovrebbe assistere gli agenti nei processi, ha una dotazione di poco più di 860mila euro. Diviso 335mila tra agenti e vigili del fuoco fa 2,5 euro a testa per coprire le spese legali. 


Poi: caserme fatiscenti, computer spesso degli anni Novanta, salari fermi e inadeguati a coprire l’inflazione.


Posto tutto questo, una domanda. 


Se lei vuole aiutare davvero aiutare le Forze dell’Ordine, perché nei decreti sicurezza di cui si fa vanto non ci mette un euro? Per i centri in Albania, vuoti, ha messo 670 milioni di euro. Buttati via. 


Con 670 milioni, quanti agenti si assumevano, quanti straordinari si pagavano, quanto si adeguavano i loro salari? 


Ma guardi, andiamo a ribasso: stiamo sui 100 milioni che ha messo per il cosiddetto “superbonus dei balneari”, finalizzato a far loro ristrutturare – a carico nostro – appartamenti degli stabilimenti (d'altronde ne hanno bisogno: sono categoria socialmente fragilissima).


Perché dunque 100 milioni ai balneari e zero alle Forze dell’Ordine? 

In più, eh. Zero trucchi su stanziamenti "obbligatori" per il turnover: risorse fresche. 


Ripeto la domanda: perché ai balneari 100 milioni, alle cliniche private 350 milioni, alle scuole private 100 milioni ("un'urgenza" è stata definita: gli agenti a 1.400 al mese no, invece), mentre alle FO niente? 


Non è che, tanto tanto, tutto questo amore per gli agenti è solo strumentale al consenso e a lei non gliene frega nulla?

Leonardo Cecchi 

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Settimio Severo



 l 4 febbraio del 211 d.C. muore presso Eburacum, l'odierna York, non distante dal vallo di Adriano, l'imperatore Settimio Severo. Primo africano a diventare imperatore, originario di Leptis Magna, in Tripolitania, conquista il potere nei turbolenti mesi seguenti l'assassinio di Commodo: come legato della Pannonia Superiore è il primo, dopo la morte di Pertinace e Didio Giuliano, a raggiungere Roma, mentre in oriente viene acclamato Pescennio Nigro e in Britannia Clodio Albino.

Settimio, arrivato a Roma, scioglie la guardia pretoria che aveva messo all'asta l'impero, di cui era risultato vincitore il ricchissimo Didio Giuliano e la ricostituisce con fedelissimi legionari pannonici, aumentandone gli effettivi. Sconfiggerà poi gli altri rivali rimanendo unico imperatore.

Guiderà vittoriose spedizioni contro i parti in oriente, dopo l'ultima campagna vittoriosa di Avidio Cassio un trentennio prima, saccheggiando Ctesifonte, capitale del regno, e lasciando i parti in ginocchio, tanto da indurre Erodiano, qualche anno dopo, a dire erroneamente che le armature catafratte, tipiche dai parti, siano state insegnate a quest'ultimi dai disertori di Pescennio Nigro.

Settimio inoltre recluta tre nuove legioni e pone la II Parthica ad Albano, nei pressi di Roma. Riforma inoltre l'esercito aumentando la paga, permettendo i matrimoni prima del congedo e istituendo l'annona militare.

Volte la mire espansionistiche alla Britannia morì tuttavia poco prima che la sua impresa fosse compiuta, e si raccomandò in punto di morte con i figli Geta e Caracalla di andare d'accordo con i soldati sopra ogni altra cosa, secondo quanto racconta Cassio Dione.

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