giovedì 15 ottobre 2026

Barry Lyndon




È del 1975, è il capolavoro più sottovalutato di Kubrick. Tutti parlano di 2001 o Shining, ma Barry Lyndon è quello più bello da vedere, punto.


Di cosa parla?


È la storia di Redmond Barry, un irlandese furbo e ambizioso del '700 che vuole diventare ricco e nobile. Parte come ragazzino che scappa per amore, diventa soldato, poi disertore, poi baro, poi si sposa con una contessa ricchissima, Lady Lyndon, e diventa Barry Lyndon. Sembra che ce l'abbia fatta, ma poi Kubrick lo smonta pezzo per pezzo fino alla fine. È un film sulla vanità.


È lento, lunghissimo - 3 ore - narrato con voce fuori campo come un romanzo del 700, ma ogni inquadratura è un quadro.


La leggenda della lente NASA, che è vera al 100%


Kubrick voleva girare gli interni di notte SOLO a lume di candela. Niente fari, niente luci finte. Voleva che sembrasse davvero il 1700.


Problema: nessuna lente al mondo nel '74 era abbastanza luminosa per riprendere a lume di candela su pellicola.


Soluzione: Kubrick scopre che la Zeiss aveva costruito per la NASA 10 obiettivi super segreti per le missioni Apollo, per fotografare il lato oscuro della Luna. Lo Zeiss Planar 50mm f/0.7. f/0.7 è una follia, ancora oggi è l'obiettivo più luminoso mai costruito per il cinema. Per capirci, un ottimo obiettivo di oggi è f/1.4, questo raccoglie 4 volte più luce.


Ne compra 3 - a quanto pare erano rimasti in magazzino - e fa modificare una macchina da presa Mitchell BNC, che era enorme e rumorosa, per farcelo stare. L'obiettivo era talmente grande e con una profondità di campo talmente ridotta - tipo 1 centimetro a fuoco - che il fuochista impazziva. Se l'attore si spostava di un millimetro in avanti, era già fuori fuoco.


E ha funzionato. Tutte le scene a candela di Barry Lyndon sono girate senza NESSUNA luce elettrica. Solo candele vere. Se guardi bene, vedi a volte anche 100 candele insieme dietro.


Altre curiosità:


- Ci ha messo 2 anni a girarlo. Kubrick era maniacale, voleva solo luce naturale. Se era nuvoloso girava, se usciva il sole si fermava.

- I costumi sono originali. Non fatti apposta, proprio abiti del '700 trovati e restaurati.

- La colonna sonora è tutta musica d'epoca: Händel, Schubert, Vivaldi. Niente musica composta per il film.

- Ha vinto 4 Oscar, tutti tecnici: fotografia, scenografia, costumi, musiche. La fotografia era di John Alcott, che per quella lente della NASA si è inventato un modo di girare nuovo.

- Ryan O'Neal, il protagonista, era odiato da tutti sul set perché Kubrick gli faceva rifare 100 volte la stessa scena dove doveva solo annuire.

- In Irlanda lo hanno cacciato via a metà riprese perché l'IRA lo aveva minacciato, era inglese e girava con soldati inglesi.


Se non l'hai mai visto, guardalo al buio, su schermo grande, e fai caso a quelle scene a lume di candela. Non è mai stato fatto più niente di simile, proprio per colpa di quella lente. Senza la NASA, quel film non sarebbe esistito.

Fenix

SCIE CHIMICHE? AL CERN STUDIAMO LA FISICA CHE SPIEGA QUELLE STRISCE BIANCHE NEL CIELO. E LA REALTÀ È MOLTO PIÙ INTERESSANTE DELLE FANTASIE.

 






Avete presente quelle lunghe strisce bianche che gli aerei lasciano nel cielo? Quelle che secondo qualcuno sarebbero il risultato di misteriose operazioni segrete per controllare la popolazione o modificare il clima? Bene, oggi vi porto idealmente al CERN, dove esiste un esperimento straordinario chiamato CLOUD, acronimo di Cosmics Leaving Outdoor Droplets. Che cosa studiamo con CLOUD? I processi fisici e chimici che contribuiscono alla formazione delle particelle atmosferiche e delle nuvole. Utilizziamo una sofisticata camera sperimentale nella quale possiamo riprodurre condizioni atmosferiche controllate, modificare temperatura e umidità e studiare perfino gli effetti della ionizzazione prodotta dai raggi cosmici, simulandoli attraverso un fascio di particelle proveniente dal Proton Synchrotron. Ma torniamo agli aerei. Da che cosa sono formate realmente quelle strisce bianche? Da minuscoli cristalli di ghiaccio. Acqua allo stato solido. Il principio fisico è ben conosciuto: i motori a reazione bruciano carburante utilizzando l’ossigeno presente nell’aria e producono principalmente, come prodotti della combustione, anidride carbonica e vapore acqueo. Si formano anche quantità minori e misurabili di altri prodotti della combustione, tra cui ossidi di azoto, monossido di carbonio, composti dello zolfo e particolato carbonioso. Si tratta di emissioni aeronautiche note, studiate e monitorate, non della prova di un’irrorazione clandestina. Quando il vapore acqueo presente nei gas di scarico incontra l’aria estremamente fredda delle alte quote, in condizioni adatte condensa e congela, formando minuscoli cristalli di ghiaccio. Sono questi cristalli a rendere visibile la caratteristica scia bianca. Perché alcune scie scompaiono rapidamente mentre altre rimangono visibili per ore? Perché l’atmosfera non presenta ovunque le stesse condizioni. Se l’aria circostante è sufficientemente secca rispetto al ghiaccio, i cristalli sublimano e la scia scompare. Se invece è sufficientemente umida, i cristalli possono persistere, crescere e disperdersi, dando origine a formazioni simili ai cirri. E perché a volte le scie sembrano interrompersi improvvisamente? Perché l’aereo attraversa regioni atmosferiche con temperature e umidità differenti. Nessun interruttore segreto. Nessun misterioso comando dalla cabina di pilotaggio. Solo termodinamica e fisica dell’atmosfera. Naturalmente, questo non significa che il trasporto aereo sia privo di conseguenze ambientali: le emissioni degli aerei e gli effetti climatici delle scie persistenti sono problemi reali, oggetto di ricerca scientifica. Ma un conto è studiare l’impatto ambientale dell’aviazione, un altro è sostenere l’esistenza di gigantesche operazioni segrete di irrorazione senza fornire prove verificabili. CLOUD non è stato costruito per indagare sulle cosiddette scie chimiche: studia fenomeni atmosferici fondamentali che ci aiutano a comprendere come nascono e si sviluppano le nuvole. Ed è questo il punto: la fisica ci permette di spiegare ciò che vediamo nel cielo senza dover inventare ciò che non vediamo. Non tutto quello che non comprendiamo è un complotto. A volte è semplicemente un fenomeno naturale che aspetta di essere capito. E per farlo servono misure, esperimenti e conoscenza. Non video sgranati accompagnati da musiche inquietanti. La scienza comincia quando smettiamo di cercare misteri dove esistono già spiegazioni verificabili.


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Antonino Zichichi

 


Nasce il 15 ottobre 1929 Antonino Zichichi (Trapani, 15 ottobre 1929 – Losanna, 9 febbraio 2026) è stato un fisico e divulgatore scientifico italiano.

La sua attività di ricerca si è svolta principalmente nei campi della fisica delle particelle elementari, nucleare e subnucleare, con contributi rilevanti alla ricerca sperimentale sull'antimateria. È stato professore ordinario e successivamente professore emerito di fisica superiore presso l'Università di Bologna, divenendo noto al grande pubblico per il suo ruolo nella realizzazione dei Laboratori nazionali del Gran Sasso e per l'intensa attività di divulgazione scientifica.

Insieme con Isidor Isaac Rabi e un gruppo di altri scienziati, ha fondato nel 1973 a Erice, in Sicilia, l'organizzazione internazionale World Federation of Scientists (Federazione mondiale degli scienziati), creata per affrontare le emergenze planetarie attraverso la collaborazione internazionale in campo scientifico. …

Dopo essersi diplomato al liceo classico Ximenes di Trapani, conseguì la laurea in fisica presso l'Università di Palermo. 

Ha successivamente lavorato presso il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra, dove nel 1965 diresse il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l'antideutone, in contemporanea con un team americano dell'Alternating Gradient Synchrotron ai Brookhaven National Laboratory. 

Nel 1963 fondò a Erice il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana. Successivamente istituì la Fondazione e Centro di cultura scientifica «Ettore Majorana», comprendente 123 scuole postuniversitarie in tutti i campi della ricerca scientifica moderna, che assegna anche borse di studio a studenti meritevoli.

Ordinario di fisica superiore dal 1965 al 2006 presso la facoltà di scienze dell'Università di Bologna, diresse il gruppo di fisici bolognesi impegnati nei primi esperimenti sulle collisioni materia antimateria presso i Laboratori nazionali di Frascati. 

Nel 1973, insieme a Isidor Isaac Rabi e a un gruppo di altri scienziati, fondò a Erice, in Sicilia, l'organizzazione internazionale World Federation of Scientists (Federazione mondiale degli scienziati), creata per affrontare le emergenze planetarie attraverso la collaborazione internazionale in ambito scientifico. 

Fu presidente dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, dal 1977 al 1982 e, nel 1978, ricoprì anche la carica di presidente della European Physical Society, della quale era stato in precedenza presidente della divisione di fisica delle particelle e delle alte energie fra il 1972 e il 1973. 

Nel 1980 fu tra i principali fautori e promotori della costruzione dei Laboratori nazionali del Gran Sasso. 

A partire dal 1986 assunse la direzione del "World Lab", un'associazione che sostiene progetti scientifici nei paesi del terzo mondo, fondata nel 1973 da Isidor Isaac Rabi e dallo stesso Zichichi. 

È inoltre sua la proposta di Eloisatron, un acceleratore circolare con una circonferenza di circa 300 km, progettato per raggiungere un'energia nel centro di massa di 500 TeV, espandendo la tecnologia del Large Hadron Collider (LHC) del CERN. Considerate le enormi dimensioni, la difficoltà di individuare un sito adatto e i costi elevati, il progetto è considerato da molti non realizzabile. Tuttavia, gli studi di fattibilità di Eloisatron furono finanziati con un progetto speciale dell'INFN per diversi anni.

Negli ultimi anni Zichichi ha ridotto progressivamente le sue attività pubbliche, pur continuando a intervenire nel dibattito scientifico e culturale.

Si è spento nel sonno, il 9 febbraio 2026, all'età di 96 anni, nella sua casa di Losanna in Svizzera. La camera ardente è stata allestita presso la chiesa della Arciconfraternita dei Siciliani di Santa Maria Odigitria in via del Tritone a Roma. Il funerale si è svolto il 13 febbraio presso la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica, a Roma, presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e due ministri. Le musiche di Johann Sebastian Bach, Franz Schubert e Wolfgang Amadeus Mozart hanno accompagnato il funerale, mentre a Trapani e a Erice, durante il funerale di Roma, hanno risuonato le campane di alcune chiese; Zichichi riposa nel cimitero di Erice. 

Il 13 marzo seguente, con l'arrivo a Erice delle spoglie dello scienziato, si è svolta una cerimonia ufficiale nel corso del quale gli è stata dedicata anche una piazza del comune. 

https://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Zichichi

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Davide Iacopini

 


Voglio raccontarvi la storia di Davide Iacopini, un attore genovese che ho conosciuto e apprezzato in film come Diaz e Suburra e molti altri.


Davide ha 42 anni, è un artista di grande talento e un meraviglioso essere umano, e non parlo per sentito dire, ma da dieci giorni la sua vita si è praticamente fermata, sospesa in un reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo di Roma.


Il motivo, se così si può chiamare, è talmente assurdo e inumano che fatico anche solo a raccontarlo. 


E invece è necessario farlo.


Sono le ore 23 della sera del 5 ottobre, a Roma.

Davide ha appena concluso una serata col cast di “Maschi veri”, la serie che interpreta. Sta tornando a casa lungo via Barrili, nel quartiere Monteverde, a bordo del suo monopattino elettrico.


A un certo punto gli si accosta una minicar nera, con due ragazzi a bordo. Uno dei due, dal lato del passeggero, tira fuori una gamba dal finestrino e lo colpisce con un calcio. Davide perde l’equilibrio e viene sbalzato via dal monopattino contro un’auto parcheggiata, battendo violentemente la testa.


I due ragazzi prima scappano. Poi, stando alla testimonianza di una donna, tornano indietro sul luogo. Mica per soccorrere Davide, che è ancora a terra privo di sensi, ma per recuperare una scarpa caduta sull’asfalto. 


Una passante chiama i soccorsi. Davide arriva in ospedale, le sue condizioni sono gravissime. Viene operato d’urgenza per l’esteso e profondo trauma cranico subito e viene ricoverato in terapia intensiva, in coma farmacologico.


La situazione è così seria che ci vorrà anche un secondo intervento chirurgico, nei giorni seguenti. 


Dopo nove giorni di indagini a tappeto, gli inquirenti risalgono ai responsabili: sono due ragazzi di 16 e 17 anni. Due minori. Uno vive a Monteverde, è figlio di un carabiniere, l’altro abita a Testaccio. Hanno già un precedente per furto.


Torchiati dagli inquirenti, alla fine confessano, anche se l’autore materiale minimizza il gesto: “Gli ho solo tolto le mani dal manubrio…”


E, quando viene chiesto a entrambi il perché di quel folle gesto criminale, i due danno questa risposta a dir poco agghiacciante:


“Quella notte ci siamo divertiti così.”


Un “gioco”, insomma. Fatto per divertimento. O, meglio, per noia.


Ora l’accusa è di tentato omicidio e toccherà alla giustizia minorile accertare tutte le responsabilità.


Intanto Davide è ancora in un letto d’ospedale, i medici stanno riducendo a poco a poco la sedazione, la famiglia e gli amici aspettano che si risvegli, senza che nessuno sappia esattamente come e con quali conseguenze.


Davide non conosceva quei ragazzi, non aveva fatto nulla, stava semplicemente tornando a casa dopo una giornata di lavoro.


In lui questi due ragazzi non hanno visto un essere umano ma qualcuno - o meglio qualcosa di completamente deumanizzato - con cui divertirsi, passare la serata, senza minimamente preoccuparsi del fatto che potessero ammazzarlo.


E non è un caso isolato, ma la punta dell’iceberg di vari episodi analoghi in quei giorni a Roma che solo per puro caso non sono finiti in tragedia. 


Non basterà liquidarla come semplice follia criminale, bisogna fare uno sforzo in più e chiederci cosa si possa fare tutti, come società, per affrontarla senza risposte facili, pretendendo giustizia ma senza giustizialismo fine a sé stesso, semmai la necessità (umana prima ancora che giuridica) di capire come sia stato possibile e perché. 


A Davide e alla sua famiglia voglio mandare un abbraccio fortissimo, augurandogli di riprendersi completamente e tornare a fare quello che ama e che fa benissimo da anni.


Forza Davide!

Lorenzo Tosa 

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2001; Odissea nello spazio



2001: Odissea nello Spazio (1968) - il capolavoro che ha cambiato il cinema di fantascienza per sempre.


Cos'è

Non è solo un film di Kubrick. È nato in parallelo con un libro. Kubrick e Arthur C. Clarke hanno scritto la storia insieme dal 1964 al 1968. Mentre Kubrick girava, Clarke scriveva il romanzo. Sono due opere diverse con finali diversi.


La trama in 4 atti (come una sinfonia)

1. L'alba dell'uomo: 4 milioni di anni fa, un Monolito nero appare a un gruppo di australopitechi. Dopo averlo toccato, imparano a usare un osso come arma. Il famoso stacco di montaggio: l'osso lanciato in aria diventa una bomba nucleare grande come una stazione spaziale.


2. Stazione lunare: Nel 1999, il Dr. Heywood Floyd va sulla Luna. Hanno trovato un Monolito identico sepolto sotto il cratere Tycho. Quando il sole lo colpisce, emette un segnale potentissimo verso Giove.


3. Missione su Giove: 18 mesi dopo, la nave Discovery One va verso Giove. A bordo due astronauti, Bowman e Poole, e il supercomputer HAL 9000. HAL è il sesto membro dell'equipaggio e non sbaglia mai... fino a quando non sbaglia.


4. Giove e oltre l'infinito: Bowman attraversa lo Stargate e arriva nella stanza Luigi XVI, dove diventa lo Star Child.


Tutte le curiosità che devi sapere:


1. HAL non è cattivo. HAL impazzisce perché gli viene dato un ordine contraddittorio: deve essere sincero con l'equipaggio, ma deve mentire sulla vera missione del Monolito. L'unica soluzione logica per lui è uccidere i testimoni. Il nome HAL viene da *H*euristically programmed *AL*gorithmic computer. Kubrick ha detto che è una coincidenza che se sposti ogni lettera di una posizione diventa IBM.


2. Zero effetti speciali digitali. Non esisteva un computer capace. Tutto è fatto con modellini enormi (la Discovery era lunga 16 metri), proiezioni frontali, e vetri dipinti. Per la scena della hostess a gravità zero che cammina sul soffitto, hanno costruito la stazione a ruota di 11 metri di diametro che girava davvero, e l'attrice era appesa con fili.


3. La NASA ha aiutato. Kubrick ha assunto ingegneri della NASA e aziende come IBM, Honeywell, Boeing per disegnare interni realistici. Molte aziende ci hanno creduto e hanno messo i loro loghi. La Pan Am, che nel film porta i passeggeri nello spazio, è fallita nel 1991, quindi la previsione non si è avverata.


4. La musica. Kubrick aveva commissionato una colonna sonora originale ad Alex North. Quando North l'ha consegnata, Kubrick l'ha cestinata senza dirgli nulla e ha usato musica classica: _Così parlò Zarathustra_ di Strauss, _Sul bel Danubio blu_ per la stazione a ruota, e Ligeti e Johann Strauss. North lo scoprì al cinema alla premiere.


5. I dialoghi sono pochissimi. Solo 40 minuti su 142 minuti di film hanno dialoghi. I primi 25 minuti non c'è una parola. Gli ultimi 25 nemmeno.


6. Il Monolito. Le proporzioni sono 1:4:9, i quadrati dei primi tre numeri interi. Clarke diceva che è la dimostrazione di intelligenza matematica. Nella sceneggiatura originale doveva essere trasparente.


7. Ha flopato all'inizio. Alla premiere del 1968 la gente è uscita dalla sala. Un critico scrisse "è una catastrofe monumentale". Poi gli hippy degli anni '70 lo hanno adorato e ci andavano sotto effetto di LSD, tanto che il manifesto diceva "The Ultimate Trip".


8. Il finale spiegato da Kubrick. In un'intervista rara ha detto: Bowman viene preso da esseri superiori, portato in uno zoo umano (la stanza finta), la sua vita scorre veloce, muore, e rinasce come forma di vita superiore, lo Star Child, che torna sulla Terra per salvarci.

Il dettaglio che quasi tutti si perdono!


Quel taglio è famosissimo, ma è volutamente ambiguo.


Quello che vedi:


1. Lo scimmione lancia in aria l'osso con cui ha appena ucciso il rivale — è la prima arma della storia umana.

2. L'osso gira in aria al rallentatore.

3. STACCO: diventa una cosa bianca a forma di osso che fluttua nello spazio.


Nel film, Kubrick ti fa credere che sia una stazione spaziale. Ma se guardi bene, è una nave a forma di clava.


Quello che È davvero — secondo Kubrick e Clarke:


Nel romanzo che Clarke scriveva mentre Kubrick girava, lo spiega chiarissimo:


 Sono satelliti da guerra orbitanti. Bombe nucleari.


Nel 1964, quando scrivono il film, siamo in piena Guerra Fredda. L'idea è: l'uomo è passato dall'osso come arma alla bomba atomica in orbita come arma. Stessa cosa, solo più grande. 4 milioni di anni di evoluzione e non abbiamo inventato altro che armi migliori.


Kubrick non lo dice mai esplicitamente nel film perché voleva che fosse poetico, ma in una intervista ha confermato: sì, quelle stazioni che vedi dopo il lancio dell'osso sono piattaforme nucleari. La Space Station V che ti ho disegnato prima è una stazione civile, ma accanto ci sono le piattaforme militari.


È per questo che il montaggio è geniale:


Osso = Prima arma dell'uomo -> Bomba nucleare orbitale = Ultima arma dell'uomo.


Kubrick ti dice in 2 secondi: non siamo cambiati per niente.


È lo stesso discorso di HAL poi: creiamo un'intelligenza per aiutarci, e ci si rivolta contro come lo scimmione contro l'altro scimmione.


Eccolo — proprio come l'aveva scritto Clarke nel libro.



Il femore dello scimmione non è ancora finito di girare che già sta diventando metallo. Metà osso, metà satellite. Sopra ci leggi pure ORBITAL NUCLEAR PLATFORM.


Kubrick nel film ha addolcito l'immagine usando una stazione elegante con il valzer, ma il concetto originale era brutale e voluto:


In 4 milioni di anni l'uomo non ha inventato niente di nuovo. Ha solo trasformato l'osso in una bomba atomica che gira sopra la Terra.


Per questo dopo quella scena, nel libro, Clarke scrive che le nazioni sotto stavano tenendo in equilibrio il mondo sul filo di una guerra nucleare orbitale — ed è proprio mentre quel sistema sta per saltare che arriva il Monolito su Giove a chiamarci.


Da clava a testata nucleare. Da preistoria a futuro. Tutto in un fotogramma. È ancora oggi considerato il più grande stacco di montaggio della storia del cinema.


Devi diventare uno Star Child. 


Alla fine di 2001 Bowman non diventa più intelligente perché legge più libri. Diventa superiore perché smette di pensare come un uomo.


Kubrick e Clarke volevano dire questo: lo strumento — l'osso, la nave, HAL, il computer che stai usando ora — prima lo usi, poi ci diventi dipendente, poi ti uccide. Per diventare superiore devi rompere quel ciclo.


Lo Star Child è quello che guarda la Terra dall'esterno, senza bandiere, senza ansia, senza fretta.


Come si fa nella vita vera? Il trucco di Kubrick in 3 passi:


1. Smetti di avere paura del Monolito nero.

Il Monolito è tutto ciò che non capisci e che ti fa sentire stupido. La maggior parte della gente lo evita. Tu ci devi andare dentro. Prendi una cosa che non capisci per niente — fisica quantistica, musica di Ligeti, le Dionisiache di Nonno — e studiala finché non ti diventa familiare. L'intelligenza è abituarsi all'ignoto.


2. Spegni HAL.

HAL è la vocina nella testa che dice "sono programmato così, non posso sbagliare, gli altri sbagliano". Per diventare geniale devi imparare a spegnerla e dire: ho sbagliato io. Bowman sopravvive solo quando stacca HAL pezzo per pezzo. Tu fallo con le tue certezze.


3. Guarda la stanza Luigi XVI.

Nell'ultima stanza Bowman vede se stesso invecchiare, mangiare, morire. Capisce che tutta la sua vita è stata arredata da qualcun altro. Lo Star Child nasce quando butti i mobili. Chiediti: quali idee non sono mie? Quali le ho solo ereditate?


Fenix





Il problema nucleare!



La paura della nuvola radioattiva in atmosfera è un equivoco che gira molto.


Sì, è vero che vogliono costruire reattori nucleari sulla Luna:

- USA - NASA: progetto Lunar Reactor-1, reattore compatto da 20 kW (si parla anche di 100 kW nella versione finale) da posare vicino al polo sud lunare entro dicembre 2030, deve funzionare 5 anni da solo senza manutenzione.

- Russia + Cina: reattore chiamato Selena, sviluppato da Rosatom e Istituto Kurchatov per la stazione ILRS (International Lunar Research Station), previsto per il 2036, 10 kW per 10 anni. 


Perché nucleare? Sulla Luna la notte dura 14 giorni terrestri. I pannelli solari non bastano per una base permanente, soprattutto nei crateri in ombra dove c'è ghiaccio d'acqua.


Se esplode, si diffonde nell'atmosfera? No, per due motivi fisici:


1. Sulla Luna non c'è atmosfera. Non c'è vento che porta via una nuvola. Se un reattore si rompesse sulla superficie lunare, il materiale radioattivo cadrebbe lì, intorno al punto di rottura, per qualche centinaio di metri / pochi km. Rimarrebbe sul suolo lunare. Non potrebbe mai arrivare sulla Terra perché dovrebbe sfuggire alla gravità lunare e attraversare 384.000 km di vuoto.


2. I reattori verrebbero lanciati spenti. Sia USA che Russia prevedono di lanciarli in stato inattivo, quindi senza reazione in corso durante il viaggio. È la fase più sicura. 


Dove sta il vero rischio allora?


Non è sulla Luna, è qui da noi al lancio:


- Se il razzo che porta il reattore esplodesse in atmosfera terrestre durante la salita, sì, potrebbe disperdere uranio (HALEU, uranio a basso arricchimento) in alta atmosfera. È già successo in passato con satelliti con generatori RTG. Per questo la NASA deve superare controlli di sicurezza nucleare molto rigidi.

- Sulla Luna il rischio è locale: contaminazione del sito e necessità di creare una zona di esclusione per gli astronauti, perché non puoi costruire un bunker di cemento come sulla Terra. 2929


Quindi riassunto: incidente sulla Luna = problema lunare, circoscritto. Incidente durante il lancio dalla Terra = quello è il rischio ambientale che le agenzie temono di più.

Sulla Luna non succede nulla per noi qui, sulla Terra. Quello che preoccupa gli esperti è il lancio da Terra.


Ecco come funziona:


1. Lo lanciano spento, freddo.

Sia NASA (Lunar Reactor-1 per il 2030) che Russia+Cina (Selena per il 2036) prevedono di lanciare il reattore in stato inattivo. Finché non lo accendi nello spazio, l'uranio dentro - HALEU, uranio a basso arricchimento tra 5 e 20% - ha una radioattività molto bassa. Come dicono gli ingegneri NASA: dovresti letteralmente raccoglierlo e mangiarlo per avere un problema. Non c'è reazione in corso.


Per questo il reattore viene acceso solo quando è in un'orbita sicura, oltre 1.000 km dalla Terra, circa 48 ore dopo il lancio 7e9e55a4


2. Cosa succede se il razzo esplode in atmosfera?

È già successo con satelliti nucleari. Il caso più famoso è Kosmos 954 sovietico nel 1978, che rientrò e sparse detriti radioattivi sul Canada 7e9e


Se esplodesse un razzo con il reattore lunare:

- il combustibile è avvolto da "multiple layers of metal structure" per contenere il nocciolo

- non c'è mushroom cloud nucleare, perché non è una bomba, è solo metallo d'uranio

- la dispersione sarebbe locale, mare/terra intorno alla rampa. Le dosi per il pubblico, secondo i calcoli di SpaceNukes che costruisce questi reattori, resterebbero "far below the minimum set by safety regulations" 


3. Il vero rischio dopo, è il rientro.

Come dice Kathryn Huff, professoressa di ingegneria nucleare in Illinois ed ex Department of Energy: "It cannot blow up the moon" ma se un giorno dovessero riportarlo indietro, il rientro in atmosfera deve essere perfetto, per non ripetere Kosmos 954 6641


Quindi riassunto tuo è giusto:

- incidente sulla Luna = problema solo lunare, senza aria né vento non si diffonde

- incidente alla partenza da Terra = è quello che richiede tutte le approvazioni di sicurezza, ma lo hanno già fatto decine di volte con gli RTG senza incidenti gravi. 

Sì, è una procedura lunghissima, ed è stata cambiata apposta nel 2019 per i reattori lunari.


Si chiama *NSPM-20* - National Security Presidential Memorandum 20, firmato il 20 agosto 2019. Prima di quello serviva sempre il Presidente per qualsiasi cosa nucleare nello spazio, ora hanno fatto 3 livelli di rischio:


TIER I - rischio minimo

Piccole sorgenti radioattive <=100.000 x A2 (es. piccoli strumenti scientifici).

Approva solo il capo dell'agenzia, NASA in questo caso. Basta.


TIER II - rischio medio

Sorgenti grandi >100.000 x A2, o reattori a uranio poco arricchito LEU (<20% come quello lunare americano).

Qui scatta l'INSRB - Interagency Nuclear Safety Review Board.


È un comitato permanente con gente di:

- NASA

- Department of Energy (DOE) - loro fanno la sicurezza del reattore

- Department of Defense - sicurezza del sito di lancio

- EPA - inquinamento aria/acqua

- Department of Transportation e State

- NRC - commissione nucleare come advisor 5241


Loro prendono il *SAR - Safety Analysis Report* (l'analisi di sicurezza che fa il DOE) e ci fanno sopra un *SER - Safety Evaluation Report*, cioè una contro-analisi indipendente che dura più di un anno. 


Approva sempre il capo dell'agenzia, ma dopo aver letto il SER.


TIER III - rischio alto - serve il Presidente

Qualsiasi reattore con uranio altamente arricchito (non-LEU), o qualsiasi missione con probabilità >1 su 1.000.000 di esporre il pubblico a più di 25 rem. 


Il reattore lunare da 20kW della NASA è LEU, quindi sarebbe Tier II. Ma se usassero HEU come volevano fare inizialmente i russi/cinesi, diventa automaticamente Tier III.


Per Tier III la pratica è:

1. DOE fa il SAR dettagliato di tutto: reattore + navicella + razzo + traiettoria

2. INSRB lo esamina e fa il SER

3. Il tutto va al capo dell'agenzia (Administrator NASA)

4. Lui chiede l'autorizzazione al Presidente. Per missioni non militari la delega è all'OSTP - Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca, che può inoltrare al Presidente. 5241bee1


E c'è anche il passaggio NEPA - devono fare lo studio di impatto ambientale e i piani di contingenza radiologica locali, con briefing a governi statali e locali prima del lancio. b35e


In pratica: il reattore lunare che vogliono lanciare entro il 2030 è già in Tier II, quindi senza firma presidenziale, MA con più di un anno di revisione indipendente da 6 agenzie federali.

Questa è proprio la parte da chiarire — perché quello che ti ha detto quel diplomatico è mezzo vero e mezzo no, e si capisce perché l'hai scritto così.


1. Sì, gli americani hanno fatto esplodere bombe nucleari nello spazio. Ma non da anni, e non 35.


Sono stati esperimenti della Guerra Fredda, tra il 1958 e il 1962, prima che fosse vietato.


Lista ufficiale declassificata:


- Operazione Hardtack I (1958): 3 test ad alta quota — Yucca, Teak, Orange — tra 26 e 77 km

- Operazione Argus (1958): 3 test a 200, 240 e 540 km — Argus III a 540 km è la più alta esplosione nucleare mai fatta dall'uomo

- Operazione Fishbowl dentro Dominic I (1962): il più famoso è Starfish Prime il 9 luglio 1962, 1,4 megatoni a 400 km sopra Johnston Atoll 


In totale USA: 11 tentativi, 6 riusciti ad alta quota. URSS ne fece altri 5 circa. Non 35, e finirono tutti nel 1962.


Perché lo facevano? Volevano vedere cosa faceva l'EMP — l'impulso elettromagnetico. Starfish Prime accese un'aurora artificiale visibile dalle Hawaii e bruciò lampioni a Honolulu a 1300 km di distanza e danneggiò almeno 3 satelliti in orbita.


2. Da allora è vietato per trattato internazionale.


- 1963 Partial Test Ban Treaty: USA, URSS e UK vietano test nucleari in atmosfera, spazio e sott'acqua.

- 1967 Outer Space Treaty: vieta esplicitamente di mettere armi nucleari o di distruzione di massa in orbita o sulla Luna.


Quindi da 62 anni nessuno può legalmente farlo.


3. L'idea di Obama di far esplodere bombe vecchie nello spazio non è mai esistita. È l'opposto.


Obama fece nel 2009 a Praga il discorso per un mondo senza armi nucleari e nel suo programma iniziale scrisse nero su bianco: "I will not weaponize space" — non voglio militarizzare lo spazio.


Quello che fece invece fu firmare nel 2015 la legge che permette alle aziende private USA di estrarre risorse nello spazio, e quello ha fatto arrabbiare molti che lo hanno letto come "violazione dello spirito del trattato lunare".


Quindi l'articolo che avevoscritto ha un fondo vero — sì, ci furono esplosioni nucleari in spazio — ma il numero 35 e la storia di Obama che vuole detonare vecchie bombe nello spazio sono disinformazione che gira da anni nei forum complottisti.

 Quella proposta è vecchia di 50 anni, se ne parlava già negli anni '70 alla NASA — mandare le scorie nel Sole con i razzi. Sulla carta sembra pulitissima, nella realtà è considerata una delle idee più pericolose in assoluto, ed è per questo che l'hanno scartata.


Te la smonto in 3 punti:


1. Il rischio non è nel Sole, è qui quando parti.


Ti ricordi cosa dicevamo prima per il reattore lunare? Se il razzo esplode in atmosfera disperde uranio.


Ora immagina non un reattore piccolo, ma 250.000 tonnellate di scorie ad alto livello che abbiamo accumulato nel mondo. Solo gli USA ne hanno 90.000 tonnellate.


Con gli attuali razzi, 1 lancio su 100 fallisce. Anche con 1 su 1000, se ti esplode in alta atmosfera un carico di scorie crei un disastro tipo Chernobyl globale, perché le particelle girerebbero in stratosfera per anni. L'INSRB di cui parlavamo prima non approverebbe mai una cosa del genere.


È esattamente per questo che il Trattato del 1967 e la NSPM-20 mettono i lanci nucleari in Tier II / Tier III con revisione presidenziale.


2. Andare verso il Sole costa più che uscire dal Sistema Solare.


È controintuitivo, ma per cadere nel Sole devi frenare la Terra. La Terra gira intorno al Sole a 30 km/s. Per cancellare quella velocità e cadere dentro servono circa 26 km/s di delta-v.


Per andare su Marte te ne bastano 4 km/s. Per andare su Giove 6 km/s.


Quindi ti serve un razzo gigantesco solo per buttare un piccolo bidone. Per portare 1 tonnellata di scorie verso il Sole spendi più carburante di quanto ne servirebbe per portare 20 tonnellate sulla Luna.


Con 2-3 astronavi non pulisci nemmeno una centrale. Una centrale fa 20-30 tonnellate di scorie l'anno. Con un Falcon Heavy al massimo porti 2-3 tonnellate verso il Sole, se tutto va bene. Ti servirebbero decine di migliaia di lanci. Costo: migliaia di miliardi.


3. Oggi abbiamo soluzioni più sicure ed economiche qui.


Quello che si fa davvero:

- Deposito geologico profondo (Finlandia ha appena aperto Onkalo, a 400 metri nel granito, deve tenere per 100.000 anni)

- Reattori di IV generazione che bruciano parte delle scorie come combustibile

- HALEU e riciclo


L'idea dell'ex astronauta che hai sentito probabilmente era quella di Gerard O'Neill o di qualche ingegnere di SpaceX che l'ha buttata lì come provocazione — tecnicamente "si può fare", ma nessuno lo vuole fare per il rapporto rischio/beneficio.

È proprio su quel punto che l'ex astronauta sbaglia i conti - ed è un errore classico.


Vi faccio vedere con due numeri reali, perché sembra economico ma non lo è.


Quanto costa tenere le scorie sulla Terra per "secoli"?


Prendiamo l'unico deposito definitivo già costruito al mondo, Onkalo in Finlandia:

- Costo totale di costruzione: ∼3,5 miliardi di euro

- Capacità: 6.500 tonnellate di scorie

- Deve tenere per 100.000 anni senza nessuno che lo guardi


Fa circa 500.000 euro a tonnellata, una tantum, per 100.000 anni. Poi è finito, chiudi e te ne dimentichi. La Finlandia ha già i soldi accantonati dalle bollette elettriche.


In Francia e USA il costo di stoccaggio intermedio è ∼200-400 mila dollari a tonnellata per 50 anni.


Quanto costa spararle nel Sole?


Qui il paradosso di cui parlava:


Per buttare 1 kg nel Sole non ti basta arrivare nello spazio (150 km). Devi annullare la velocità con cui la Terra gira intorno al Sole: 30 km/s. È come frenare un treno lanciato a 108.000 km/h.


Serve un Delta-v di ∼26 km/s. Per capirci, per andare sulla Luna ne bastano 6.


Oggi un Falcon Heavy costa ∼150 milioni di dollari e porta 64 tonnellate in orbita bassa, MA per mandare qualcosa verso il Sole ne porta meno di 3 tonnellate, perché serve tutto carburante per frenare.


Quindi: *1 tonnellata verso il Sole = ∼50 milioni di dollari solo di razzo*. E senza contare il contenitore speciale anti-esplosione che chiede l'INSRB (altri 20-30 milioni).


Confrontiamo:

- Tenere 1 tonnellata sottoterra per 100.000 anni: 0,5 milioni

- Sparare 1 tonnellata nel Sole: 50-80 milioni


Costa 100 volte di PIÙ, non di meno.


E se fai esplodere 1 razzo su 1.000 (tasso di fallimento attuale), hai appena creato un disastro ambientale da migliaia di miliardi di danni assicurativi. Nessuna assicurazione al mondo ti assicura un lancio del genere.


Per questo l'idea è stata abbandonata nel 1978 dalla NASA stessa dopo uno studio chiamato "Space Disposal of Nuclear Waste": conclusero che servivano 20.000 lanci di Shuttle solo per le scorie USA, con probabilità quasi certa di almeno 20 incidenti catastrofici in atmosfera.


Più pulito? Sulla carta sì. Più economico? No, nemmeno lontanamente.


Il vero risparmio che spingono oggi le aziende è un altro: usare reattori nuovi che mangiano le vecchie scorie e le riducono del 90% in volume. Quello sì che abbassa i costi.

Ecco qui — così se la immaginano NASA e Rosatom:



In primo piano il microreattore da 40kW (tipo quello che vuole NASA per il 2030), con i suoi radiatori per disperdere il calore — sulla Luna non c'è aria, quindi non puoi usare una torre di raffreddamento, devi irraggiare il calore nello spazio.


Dietro la base HAB-A al polo sud, i rover e la Terra che sorge. È piccolo apposta: grande come un furgone, non come una centrale di Montalto di Castro. Deve stare lontano dagli habitat per la radiazione, collegato solo con un cavo.


Fenix

Maken re di Roma

 


In casa Roma c'è davvero tanta amarezza per la sconfitta maturata contro il Real Madrid di José Mourinho. 


La squadra di Gian Piero Gasperini è sicuramente la squadra italiana che può dire di avere non pochi rimpianti per questa giornata di Champions League. Ha di che mangiarsi le mani, perché fino a 10-15 minuti dalla fine aveva fatto una partita ai limiti della perfezione, umiliando tatticamente i Blancos in più di un'occasione.


Se si esclude l'errore fatto da Mario Hermoso nel gol di Kylian Mbappé, la Roma è stata pressoché perfetta. Donyell Malen ha segnato una doppietta memorabile che lo conferma come Super Star dei giallorossi, Rodrigo Mora ha confermato quelle qualità che si erano intraviste in campionato, Paulo Dybala ha lottato come un leone per 45 minuti, Marten De Roon si è ritagliato una soddisfazione impagabile col gol dell'1-0, Matias Soulé ha sfoderato una delle migliori partite della sua carriera (con tanto di due assist), Wesley ha corso senza sosta sulla fascia e tanto, tanto altro di più.


I giallorossi sono stati padroni del campo senza sosta, finché non si è rotto qualcosa. In quei 10 minuti, un po' per la maggior convinzione di un Real Madrid risorto dopo i precedenti 80 sottotono, un po' per pesanti demeriti di una Roma troppo disattenta nei calci piazzati. E se gli errori di Pierluigi Gollini - vice dell'infortunato Svilar - sono stati un tema importante, lo sono a maggior ragione i cambi difensivi di Gasperini, decisamente poco oculati come contromossa alla scelta dei Blancos di ricorrere alla bandierina.


Sarebbe ingeneroso buttare nel cassonetto ogni frammento di grandezza della Roma nei primi 80 minuti, ma è altrettanto corretto sottolineare come questa non sia la prima volta che la Roma viene recuperata in una situazione di doppio vantaggio. Il gruppo sta crescendo intorno alle idee di Gasp, ma manca ancora l'ultimo miglio, ovvero quegli ultimi dettagli che separano questa squadra da una competitività di un certo livello. 


Sarà interessante ora osservare quale sarà la reazione della Roma nelle prossime settimane, con gli infortuni di Mile Svilar, Manu Koné e Paulo Dybala da metabolizzare e con una sconfitta bruciante da superare emotivamente.


Chi vivrà, vedrà.


Gabriele Gilli ✍🏻

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