domenica 30 agosto 2026

Bret Hart

 


Sapete quando si dice che è bene non conoscere i fatti privati dei propri beniamini della TV, spettacolo o sport? 


C''è sempre la possibilità che, conoscendo più di quello che dovremmo sapere, la propria opinione possa tramutarsi in un sentimento diverso, spesso delusione e a volte addirittura sconcerto.


Quando acquistai il libro "Hitman: my real life in the cartoon world of wrestling" di Bret Hart rimasi colpito dalla miriade di informazioni contenute, uno dei migliori libri sul wrestling che avessi mai avuto modo di leggere. 


Bret parlava in maniera estremamente dettagliata di ogni periodo della sua carriera (ci sono anche alcuni aneddoti divertenti che riguardano i tour italiani, come quello che lo vide affrontare Andre the Giant). 


Rimasi però estremamente stupito con quanta nonchalance "The Excellence of Execution" parlasse della sua condotta alquanto libertina, con numerose tresche amorose sparse nel mondo.


Questa sensazione deve averla avuta pesante come un mattone anche la prima moglie di Bret, Julie, che trovò conferma di molti sospetti avuti durante la sua lunga relazione con il canadese, tanto che alcuni anni dopo (il libro di Bret era del 2007) anche lei volle scrivere nel 2013 un resoconto della vita accanto al 5 volte campione WWF.


Il ritratto di Bret dato da Julie è davvero sconcertante: il campione viene visto come un uomo affetto da un disturbo grave, quasi bipolare, un momento prima molto calmo e tranquillo, l'altro in preda a violenza inaudita (come quando tentò di strangolarla, fino ad essere fermato dalle grida del figlio Dallas).


Inoltre, nel libro, ammette candidamente che sia lui che lei facevano abitualmente uso di droghe insieme.


Si parla anche dello strano rapporto di Bret con la seconda moglie, l'italiana Cinzia conosciuta al primo Wrestling Gala della NWE a Monza (una esperienza davvero incredibile, che ricordo con molto affetto), all'epoca una sua fan accanita, dell'età più o meno di una delle figlie di Bret stesso. 


Tra l'altro, Bret la ringraziò alla cerimonia della Hall of Fame per esserle stata accanto nei momenti più duri per la sua salute... solamente che fu Julie (e non lei) quella che si prese la briga di accudirlo in quel difficile periodo.


Poco dopo essersi sposato con Cinzia (si parla di giorni) tentò nuovamente di sedurre la ex-moglie, e così sembra aver fatto (a volte - lo ammette la stessa Julie - anche con esiti positivi) per tutto il resto della sua vita con la moglie italiana.


Teniamo sempre ben fermo nella mente che, quando si tratta di libri e di memorie di personalità che in qualche modo hanno gravitato attorno al mondo del pro wrestling, molte delle informazioni vanno prese con le pinze, ma mi sento di dire che almeno il 90% delle notizie contenute nei due libri siano vere, in particolare il fatto di Bret di essere un "traditore seriale", confermato da tutti e due ed in parte giustificato dalla continua assenza di Bret Hart da casa per via degli sfiancanti tour con la WWF.


Bret ne parla in continuazione nel suo libro, con menage a trois ed avventure licenziose degne di una novella del Boccaccio.


Un campione, Bret "Hitman" Hart, che tra il 1992 e soprattutto in quel famigerato 1994 con le puntate di Italia1, avevamo imparato a rispettare ed amare per il suo fatto di essere un wrestler sempre attivo e sempre pronto ad ogni sfida, un simbolo quasi "familiare", una sorta di esempio da seguire per noi bambini e ragazzi dell'epoca, orfani di Hulk Hogan (che non sapevamo essere approdato alla rivale WCW).


Quale - quindi - la verità?


Ognuno è libero di avere le proprie opinioni, personalmente penso che Bret abbia avuto tutte le "debolezze" classiche dei wrestler di quella generazione, né più né meno di quelle lette in tantissime biografie dei campioni di quell'epoca d'oro, ma stento veramente a credere ad un "Hitman" con scatti di violenza e cattivera, due lati che persino i suoi detrattori più accaniti dicono non far parte della personalità del canadese.


Lasciamo quindi che le memorie - a volte - restino quelle che avevamo in gioventù... quando Bret si toglieva gli occhiali da sole e li donava al bambino in prima fila.


#BretHart #Hitman #WWF #wrestling #maestrozamo

Fenix 

Svergognata

 


Leggo questa notizia oltremodo esaltante.


(Trash Italiano) “La docuserie su Rita De Crescenzo esiste, si chiama “Svergognata", sarà composta da 3 episodi della durata complessiva di 1h e 30 minuti e costerà 1.093.409,42 euro.

I dati provengono da una richiesta ufficiale per accedere ai fondi pubblici per coprire parte delle spese per la realizzazione della docuserie. A rivelarlo il sito davidemaggio.it, con la conferma di Fanpage.

Il Ministero della Cultura ha approvato la domanda e ha quindi riconosciuto che il progetto possiede i requisiti minimi previsti dalla legge per sbloccare la possibilità di accedere ai fondi statali.


L'approvazione della domanda ("riconoscimento della nazionalità provvisoria") tuttavia non significa che il denaro sia stato già incassato: sul database del Ministero non risulta ancora la quantificazione dell'importo e la reale erogazione.

Contattato da Fanpage, l'ufficio stampa del Ministero della Cultura ha rivelato che sono in corso approfondimenti interni per capire se l'approvazione della domanda sia avvenuta automaticamente (per aver rispettato i requisiti minimi previsti) o se sia dipesa da commissioni tecniche o esperti nominati dal Ministero. Nelle prossime ore dovrebbe arrivare una risposta completa.

Nel frattempo Netflix ha smentito le voci sulla lavorazione della docuserie, così come ha fatto anche Prime Video. Nella domanda presentata però viene specificato che il progetto è destinato alle piattaforme streaming”.


Quindi il Ministero della Cultura non approva che vengano usati soldi pubblici per il documentario su Giulio Regeni ma approva (salvo poi cadere dalle nuvole) che vengano usati soldi pubblici per questa intellettuale contemporanea?


Nell’attesa di smentite, arrampicate sugli specchi e altri piatti tipici del menu della casa, assistiamo inermi ai tracollo di un paese (e dei cervelli annessi).


Daje Italia 😍

Andrea Scanzi

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Carmelo Iannì

 


Lo Stato gli chiese una grossa mano. A lui che non era giudice, poliziotto o funzionario. Era un imprenditore, un privato cittadino con un enorme senso civico.


Gliela chiese perché nel suo albergo, il Riva Smeralda di Villagrazia di Carini, alloggiavano alcuni chimici marsigliesi legati al traffico internazionale di droga. Erano arrivati in Sicilia per mettere le proprie competenze al servizio di Cosa Nostra, insegnando come trasformare la morfina-base in eroina.


Non ci pensò due volte e disse di sì. Li coprì e li aiutò per settimane, dando un contributo enorme alle indagini, senza mai lamentarsi e portando infine all’arresto di tutti i mafiosi, compreso un grosso boss, Gerlando Alberti.


Quella collaborazione Iannì la pagò con la vita. Perché durante il blitz furono impiegati anche alcuni degli agenti che avevano operato sotto copertura nell'albergo. Vennero riconosciuti e il ruolo di Iannì divenne evidente agli arrestati. Dal carcere, il boss diede l’ordine di ucciderlo. E il 28 agosto 1980, due uomini entrarono nel suo albergo e lo crivellarono di colpi.


Un imprenditore e un cittadino che aveva scelto di aiutare le istituzioni e che non fu adeguatamente protetto dopo essersi messo al servizio dello Stato. 


Oggi, nell’anniversario del suo assassinio, il pensiero va a Carmelo Iannì e al dovere di non dimenticare mai che cosa sia davvero la mafia.

Leonardo Cecchi 

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La pompa comunale



Non potevano replicare questo modello anche da altre parti, vero!? Devono sempre far guadagnare i soliti 4 stronzi che ci usurano da 25 anni...


Tutto nasce nel 2018 quando la famiglia che gestiva la pompa di benzina decide di chiudere la stazione, unica nel raggio di 30 km e serviva tante frazioni, la parte politica inizio a vedere se c'erano le condizioni per farla rimanere operativa. La giunta decise di acquisire la gestione per il bene della cittadinanza. Dapprima pensarono ad un carta benefit per i residenti con riduzione dei costi e poi con varianti sul costo del carburante trattenendo pochi centesimi.


Fenix

IO MI FIDO DEI MEDICI CUBANI. AVANTI DIBBA!

 

 




Io sono stata operata a Cuba, d'urgenza. Tiroidectomia totale per un tumore pericolosissimo che qua, in Italia, non mi era stato diagnosticato. Anzi, mi dicevano che ero stressata e che avrei dovuto prendere degli stabilizzatori dell'umore. 

Quando sono entrata in sala operatoria a Cuba, non c'erano punti per la sutura, ma c'era un collante organico prodotto dai ragazzi della Scuola Latinoamericana di Medicina di Bauta. Era il 2018 e già da quarant’anni le sanzioni stavano massacrando l'economia dell'isola. Ma le sanzioni non potevano, e non possono, vincere l'intelligenza. Per questo IO MI FIDO DEI MEDICI CUBANI. Quelli che lavorano con una lampadina su cinque che funziona, quelli che fanno miracoli in ospedali con i letti del 1960, con i muri scrostati, con l'acqua nel secchio da buttare nel water perché non funziona lo sciacquone. Quelli che ti fanno portare le lenzuola da casa perché non ce ne sono più, che cercano di capire con strumenti diagnostici che vengono regalati. Quelli che, però, sanno come fare, anche quando le istruzioni dell'ecografo sono in cinese.

Gli stessi medici cubani che stanno salvando il sistema sanitario calabrese, con la loro presenza, da diversi anni. 

Per fortuna che Alessandro Di Battista sta a Cuba! 

IO, LO RIPETO, MI FIDO DEI MEDICI CUBANI.

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Sessant'anni fa a San Francisco l' ultimo concerto dei Beatles.

 


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sabato 29 agosto 2026

MAGISTRATI? 16.000 EURO DI AUMENTO PRO CAPITE! PER LORO L'INFLAZIONE NON ESISTE!

 


MAGISTRATI?

16.000 EURO DI AUMENTO PRO CAPITE! PER LORO L'INFLAZIONE NON ESISTE! 


Il governo condannato (dai magistrati) ad alzare gli stipendi dei magistrati 

Prima il caro energia, poi le pensioni. E adesso anche la giustizia. Il cantiere della prossima legge di bilancio si complica ulteriormente per il governo, che sarà chiamato a trovare le risorse per aumentare gli stipendi dei magistrati.


A inizio luglio il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso dell’Associazione nazionale magistrati, ha imposto al governo di rivedere al rialzo gli aumenti stipendiali per i magistrati che erano stati stabiliti da un dpcm per il triennio 2018-2020. 


Due leggi degli anni 80, infatti, prevedono l’adeguamento triennale degli stipendi dei magistrati “in misura pari alla media degli incrementi realizzati nel triennio precedente dalle altre categorie dei dipendenti pubblici”. Nel caso in questione, gli adeguamenti stabiliti dal dpcm del 6 agosto 2021 erano già stati ritenuti errati sia dal Tar del Lazio sia dal Consiglio di Stato, perché basati su calcoli che escludevano alcune componenti del trattamento economico complessivo, non consideravano tutte le categorie del pubblico impiego e privilegiavano una media ponderata che avrebbe penalizzato il risultato finale. Così, di fronte ai ritardi del governo, Palazzo Spada ha dato di nuovo ragione all’Anm, facendo sapere che intanto l’Istat ha già rifatto i conti, portando al 6,22%, dal 4,85% originariamente previsto dal decreto, l’aumento da riconoscere per il triennio 2018-2020. 


Secondo alcune stime, il nuovo calcolo determinerà una spesa di circa 200 milioni di euro, cioè intorno ai 16 mila euro medi a magistrato.


Ma non è tutto, perché il 14 agosto il Tar del Lazio ha annullato anche gli atti alla base del dpcm del 3 giugno 2024 che invece riguarda l’adeguamento degli stipendi dei magistrati per il triennio 2021-2023, ritenendo anche in questo caso sbagliati i calcoli del governo, che pur aveva fissato aumenti del 6,69%. La presidenza del Consiglio, il Mef e l’Istat avranno 90 giorni per riformulare i conteggi, ovviamente al rialzo, col risultato di dover prevedere un altro aumento di spesa. Di fronte a questa sequenza di schiaffoni dei giudizi amministrativi, è facile inoltre ipotizzare che Palazzo Chigi farà slittare l’adozione del decreto relativo al triennio 2024-2026, che dovrà prevedere aumenti stipendiali superiori a quanto immaginato per non andare incontro all’ennesimo contenzioso giudiziario.


Una categoria fortunata, quella dei magistrati: fra le poche a godere di un adeguamento periodico delle retribuzioni, ma l’unica a poter imporre alle amministrazioni centrali, con le proprie sentenze, l’immediata e corretta esecuzione di questo adeguamento (alla faccia dei ritardi con cui si rinnovano i contratti pubblici).


Ermes Antonucci

Il Foglio

 29 agosto 2026

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