lunedì 27 luglio 2026

Ha fatto bene!

 


’odio non è libertà di espressione.


La critica politica è un diritto fondamentale e va sempre tutelata. Ma quando si supera il confine delle idee e si arriva alle minacce, agli insulti e persino alla diffusione dell’indirizzo di casa di una persona, non si è più nel terreno del confronto democratico: si entra in quello dell’intimidazione.


Per questo esprimo piena solidarietà a Matteo Lepore. Nessuno dovrebbe diventare un bersaglio per le proprie idee o per il ruolo istituzionale che ricopre. Il dissenso è legittimo, l’odio e le minacce non lo saranno mai.


Mi auguro che chi ha diffuso messaggi intimidatori venga identificato e risponda delle proprie azioni. 


Difendere la verità, il rispetto delle regole e la giustizia significa anche respingere con fermezza ogni forma di violenza e di odio.

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Fermate Netanyahu!

 In queste ore si moltiplicano gli appelli alla comunità internazionale perché fermi le violenze  dell'esercito israeliano e dei coloni in Cisgiordania. 

Condivido questo, sottoscritto da diverse ong israeliane che si oppongono all'annessione illegittima dei Territori palestinesi occupati e vi chiedo di diffonderlo a vostra volta.


- APPELLO URGENTE - alla comunità internazionale affinché intervenga immediatamente per fermare la violenza di Israele e impedire i pogrom perpetrati dalle milizie dei coloni e dall’esercito israeliano in tutta la Cisgiordania.


Negli ultimi giorni, la violenza perpetrata dalle milizie dei coloni, avallata e sostenuta dall’esercito israeliano, si è intensificata in tutta la Cisgiordania, con episodi quali l’incendio e la distruzione di proprietà palestinesi e l’espulsione forzata di famiglie e comunità. Questi attacchi sono stati accolti con il silenzio e l’inerzia da gran parte della comunità internazionale, consentendo alla violenza di continuare e intensificarsi.


Quanto successo oggi nel villaggio di Tell (Area 😎, in cui un “tour” dei coloni nel villaggio si è concluso con l’uccisione di almeno 4 palestinesi e 1 colono e il ferimento di diverse persone, sta portando a un’escalation della violenza nella zona, con coloni, ministri e membri della Knesset che invocano ulteriori attacchi di vendetta, già iniziati in tutta la Cisgiordania. 


L’esperienza dimostra che questi eventi possono degenerare rapidamente in pogrom di massa, se accolti con il silenzio.


Chiediamo alla comunità internazionale di agire subito. È necessario esercitare una pressione immediata sul governo israeliano affinché fermi ulteriori attacchi, prevenga pogrom e ulteriori uccisioni e garantisca la protezione dei palestinesi, in conformità con gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale.

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Appello promosso da: Adalah; Akevot; Bimkom; Breaking the silence; B'Tselem בצלם; Emek Shaveh; Gisha; HaMoked; Haqel; Human Rights Defenders Fund; Ir Amim; MachsomWatch; Parents Against Child Detention; Peace Now; Physicians for Human Rights Israel; Yesh Din; Zazim Education institutions of Wahat Al Salam Neve Shalom

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X MAS TRADITRICE

 


Dopo l’8 settembre 1943 la guerra in Italia cambia volto. I nazisti occupano il paese, la Repubblica di Salò nasce come marionetta, e una parte dell’esercito italiano sceglie di stare con chi fucila civili e brucia paesi. Tra questi, la Decima MAS di Junio Valerio Borghese: non più reparto di assalto navale, ma milizia di terra, in divisa nera, al servizio delle SS e del comando tedesco. Karl Wolff, comandante generale delle SS in Italia, lo dice chiaro: “La Decima Mas era un corpo autonomo italiano. Ma per quanto riguardava il suo impiego militare doveva sottostare a me”.


Immagina un paese dove i rastrellamenti iniziano all’alba. Camion della Decima che entrano nei villaggi, uomini armati che circondano le case, donne tenute a distanza, bambini che si nascondono dietro le porte. I partigiani vengono braccati come animali, i civili trattati come “fiancheggiatori” da punire. Non è un romanzo di fantasia: è ciò che emerge dalle inchieste storiche e dall’Atlante delle stragi nazifasciste, che ha censito 5.862 eccidi in Italia tra il 1943 e il 1945, per 24.384 vittime: 53% civili, 30% partigiani. Una fetta non piccola di questa mattanza porta addosso la firma di reparti come la Decima MAS.


I dettagli “scottanti” sono nelle storie locali. Nel giugno 1944, alla strage di Forno, 68 civili vengono massacrati per rappresaglia da SS e fascisti della X MAS comandati da Umberto; non numeri astratti, ma corpo a corpo tra milizia italiana e popolazione italiana. In altri rastrellamenti documentati, la sequenza è sempre la stessa: “Immediatamente scatta un’operazione di rastrellamento condotta dalla Decima Mas. Muore un civile, tre partigiani sorpresi in un cortile sono…” – e il resto del fascicolo prosegue con la cronaca di botte, tortura, fucilazione. Ci sono casi dove la “X” della Decima non è solo nel nome del reparto, ma letteralmente incisa sui cadaveri dei partigiani: “la Decima Mas la X la faceva sui cadaveri dei partigiani, non sulle schede elettorali”, racconta una ricostruzione recente, elencando “rastrellamenti, agguati, saccheggi, stupri, fucilazioni sommarie, stragi” come pratica ordinaria della milizia alleata dei nazisti.


Nei fascicoli dell’“armadio della vergogna”, rinvenuto nel 1994 a palazzo Cesi-Gaddi, ci sono 695 dossier e un registro generale con 2.274 notizie di reato su crimini di guerra commessi sul territorio italiano fra il 1943 e il 1945. Queste carte, occultate per decenni, riguardano circa 15.000 persone, con stragi come Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto, le Fosse Ardeatine, ma anche episodi dove compaiono reparti della Decima MAS dentro il dispositivo nazifascista. Nel giugno 1944, nelle stragi alle pendici di Montesole (Marzabotto), si conta una sequenza di eccidi per un totale di 1.830 vittime: il quadro in cui si muovono i reparti di Wolff e le milizie italiane come la Decima è quello di una guerra deliberata contro la popolazione.


La guerra della Decima non è solo nelle valli. È anche nei simboli e nelle armi. Alcune inchieste ricordano che armi della Decima MAS vennero poi usate a Portella della Ginestra, nel primo grande atto di terrorismo politico neofascista dell’Italia repubblicana: la continuità tra milizia di Salò e stragismo nel dopoguerra non è un’invenzione dei “rossi”, è parte di una storia di armi, uomini e reti che passano dal servizio dei nazisti al terrorismo politico. Dentro questa trama, la X MAS “parcheggiò i propri maiali e agì in superficie”: rastrellamenti, agguati, saccheggi, stupri, fucilazioni sommarie, stragi. È scritto così, virgola per virgola, in un pezzo che ricostruisce come la X incisa sui cadaveri dei partigiani oggi venga richiesta sulla scheda elettorale da chi non ha capito (o fa finta di non capire) da dove viene quel simbolo.


E poi c’è lui, il comandante: Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese, detto il “principe nero”. Catturato dai partigiani e consegnato alle forze statunitensi, viene processato. In aula emergono “crudeltà, violenze, fucilazioni” di cui la MAS si è macchiata, ma la corte si rivela “particolarmente condiscendente”: la condanna è “appena 12 anni” per collaborazionismo con i tedeschi e concorso in una strage di partigiani, con attenuanti per le imprese militari contro gli Alleati. Lo stesso giorno, tra anni già scontati e amnistia, la corte dispone l’immediata scarcerazione. Nel febbraio 1949 Borghese è già un uomo libero, pronto a tornare sulla scena politica.


Il dopoguerra non lo trasforma in un uomo che chiede scusa, ma in un simbolo dell’estrema destra. È presidente del Movimento Sociale Italiano dal 1951 al 1953, poi protagonista di un tentativo di golpe che gli storici collocano dentro la strategia della tensione: “Il tentativo eversivo di Junio Valerio Borghese si inserisce nel quadro della stagione stragista vissuta in Italia dal 1969”. La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, operazione “Tora Tora”, reparti pronti, piani dettagliati per occupare ministeri, RAI, vertici militari. Il golpe viene annullato mentre è in corso; il risultato pratico è che Borghese fugge in Spagna, dove muore a Cadice nel 1974: il comandante della Decima MAS finisce la carriera in esilio franchista, con un colpo di Stato fallito alle spalle.


Ora, tutto questo non è folclore da commemorazione in piazza. È la trama cruda di una milizia nazifascista italiana, inserita nel catalogo ufficiale dei crimini di guerra e nel manuale della strategia della tensione. Eppure nel 2024–2026, mentre gli storici continuano a ricostruire rastrellamenti, stupri, X incise sui cadaveri e stragi come Forno, c’è chi si indigna se si critica la “Decima”, chi la vuole ricordare con cerimonie in luoghi istituzionali, chi si lamenta se ANPI protesta, chi vorrebbe perfino che a scuola se ne parlasse come di un “reparto eroico”.


E allora la domanda, per chi oggi vorrebbe “insegnare la Decima MAS ai ragazzi”, è semplice: cosa raccontiamo?

Raccontiamo le 5.862 stragi e le 24.384 vittime, di cui oltre metà civili, e la strage di Forno con 68 civili massacrati in rappresaglia da SS e X MAS? 

Raccontiamo che dopo l’armistizio la Decima decise di cooperare con i nazisti tedeschi e con la RSI, diventando di fatto una succursale delle SS (“doveva sottostare a me”) e incidendo la propria X sui cadaveri dei partigiani? 

Raccontiamo che il suo comandante viene condannato per collaborazionismo e concorso in strage, esce grazie all’amnistia, entra nel MSI, prova un golpe e scappa in Spagna? 


Se qualcuno oggi pensa che questa roba si possa ripulire con un paio di “lezioni sulla X MAS” a scuola, il problema non è la memoria storica: è l’ingenuità – per non dire l’allocchismo – di chi scambia una milizia nazifascista piena di rastrellamenti, stupri, X sui cadaveri e golpe falliti per “epica identitaria”. L’armadio delle vergogne lo abbiamo aperto, i fascicoli sono online, con nomi, date e firme. Se la destra italiana vuole farne un mito da manuale scolastico, la domanda finale è brutale: volete insegnare ai ragazzi come si incide una X sui morti e si fallisce un colpo di Stato, o pensate davvero che l’ignoranza degli allocchi basti a trasformare una vergogna storica in narrazione eroica? 


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Mondo dell'avvocatura in lutto: è morto l'avvocato Ciro Centore

 


Il professionista aveva 87 anni. Il ricordo commosso dei suoi tanti 'allievi'




Ciro Centore


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Mondo dell’avvocatura casertana in lutto. Si è spento l’avvocato Ciro Centore. Il legale, specializzato in diritto amministrativo e già docente universitario, aveva 87 anni.

In queste ore sono tanti quelli che stanno ricordando l’avvocato sui propri canali social. A cominciare da suo nipote Paolo, anche lui avvocato amministrativista, che ricorda lo zio come “un gigante dell’avvocatura”.

“Per molti è stato un professionista di grande valore. Per me è stato anche un amico e un mentore, una persona dalla quale ho avuto il privilegio di imparare molto - ricorda l’avvocato Nicola Di Benedetto - Ogni confronto con lui era un’opportunità di crescita. Mi ha insegnato che la competenza acquista valore solo quando è accompagnata dall’umiltà, dalla correttezza e dalla passione - prosegue - Lo ricorderò con profonda gratitudine e con l’affetto che si deve a chi, con il proprio esempio, lascia un segno autentico nella vita degli altri. Grazie di tutto, Avvocato. È stato un onore percorrere un tratto di strada al suo fianco”.

I funerali dell'avvocato Centore si celebreranno nella mattinata di domani, 28 luglio 2026, alla chiesa di Sant'Antonio in corso Giannone a Caserta.



https://www.casertanews.it/cronaca/morto-avvocato-ciro-centore-caserta.html

I RIBELLI DELLO YEMEN, FINANZIATI DA TEHERAN, HANNO RIVENDICATO NUOVI ATTACCHI CON DRONI CONTRO LE INFRASTRUTTURE PETROLIFERE SAUDITE A YANBU, LUNGO DOVE L'OLEODOTTO “EAST-WEST” SUL MAR ROSSO

 

ZITTI E HOUTHI! – I RIBELLI DELLO YEMEN, FINANZIATI DA TEHERAN, HANNO RIVENDICATO NUOVI ATTACCHI CON DRONI CONTRO LE INFRASTRUTTURE PETROLIFERE SAUDITE A YANBU, LUNGO DOVE L'OLEODOTTO “EAST-WEST” SUL MAR ROSSO - UN BEL GUAIO PERCHÉ INTERESSA UNA DIRETTRICE STRATEGICA PER LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO, MENTRE LO STRETTO DI HORMUZ RESTA COMPROMESSO DALLA GUERRA TRA USA E IRAN – IL “NEW YORK TIMES”: “IMPANTANATO IN IRAN, TRUMP STA IMPARANDO I LIMITI DEL POTERE, CON UNA GUERRA CHE STA CONSUMANDO LA SUA PRESIDENZA…”

donald trump houthi  

IRAN: HOUTHI RIVENDICANO NUOVI ATTACCHI A INFRASTRUTTURE PETROLIFERE SAUDITE

Houthi 2

(IL SOLE 24 ORE RADIOCOR) - Milano, 27 lug - I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno rivendicato nuovi attacchi con droni contro le infrastrutture petrolifere saudite.

 

"Diversi obiettivi sensibili e siti coinvolti nell'instradamento e nel trasporto del petrolio greggio dall'est dell'Arabia Saudita verso Yanbu", la città portuale dove l'oleodotto East-West della monarchia del Golfo sbocca sul Mar Rosso, "sono stati colpiti con diversi droni", ha dichiarato il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree.

 

oleodotto saudita East-West

Negli ultimi giorni Riad e gli Houthi si sono scambiati attacchi, dopo che i ribelli yemeniti avevano annunciato il 20 luglio l'intenzione di bloccare il traffico navale nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden delle navi saudite.Intanto però, il ministero della Difesa saudita sostiene che le forze armate hanno intercettato e distrutto diversi droni lanciati dall'Iraq contro infrastrutture petrolifere, accusando gruppi armati sostenuti dall'Iran di essere responsabili dell'attacco.

 

Riad ha quindi invitato Baghdad ad “adottare tutte le misure necessarie per impedire che il proprio territorio venga utilizzato come punto di partenza per aggressioni”. I gruppi armati filo-iraniani con base in Iraq non hanno però rivendicato alcun attacco nella regione dalla ripresa delle ostilità tra Washington e Teheran all'inizio del mese. 

 

NYT, 'TRUMP IMPANTANATO IN IRAN, LA GUERRA STA CONSUMANDO LA PRESIDENZA'

donald trump cena corrispondenti casa bianca

(ANSA) - NEW YORK, 27 LUG - "Impantanato in Iran", Donald Trump "sta imparando i limiti del potere" con una guerra che sta "gradualmente consumando la sua presidenza e dalla quale non riesce a trovare una via di uscita".

 

E' l'analisi del New York Times, secondo il quale in cinque mesi di conflitto Trump non è riuscito a centrare gli obiettivi che aveva fissato per la guerra. Quello che doveva essere un conflitto "modello Venezuela" si sta rivelando una guerra lunga, che ha avuto effetti sulle quotazioni del petrolio.

ribelli houthi 1Donald Trump 22

Houthi 1

 

 https://www.dagospia.com/cronache/gli-houthi-attaccato-infrastrutture-petrolifere-saudite-481899 

 

Addio al professor Mario Sanino. Vice Presidente della Commissione di Garanzia, fu tra i fondatori del diritto sportivo italiano

 

LUTTO NELLO SPORT

Il mondo dello sport piange la scomparsa del professor Mario Sanino, Vice Presidente della Commissione di Garanzia degli organi di giustizia, di controllo e tutela dell’etica sportiva presso il CONI.

Nato a Roma il 3 maggio 1938 e laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha insegnato “Istituzioni di Diritto Pubblico” nella Facoltà di Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari” e poi nella Facoltà di Economia dell’Università di Bologna e “Ordinamento Professionale e Deontologia” presso la Facoltà di Giurisprudenza della LUISS - Libera Università degli Studi Sociali Guido Carli di Roma.

Docente di "Giustizia Amministrativa" presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, dal 1988 al 1993 è stato componente del Consiglio Nazionale Forense ove ha ricoperto la carica di Consigliere Segretario.

Ma ricchissimo è stato il suo contributo al mondo dello sport, distinguendosi per essere stato uno dei fondatori – se non il fondatore - del diritto sportivo in Italia. 

In ambito CONI è stato componente dell’Alta Corte di Giustizia Sportiva dal 1° gennaio 2014 fino all’entrata in vigore del nuovo sistema di Giustizia Sportiva, per poi svolgere per lungo tempo il ruolo di Presidente della Prima Sezione del Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI, prima di diventare Vice Presidente della Commissione di Garanzia degli organi di giustizia, di controllo e tutela dell’etica sportiva presso il CONI.

Stella di bronzo al merito sportivo 2009 e Stella d’argento nel 2017 (foto Mezzelani GMT),  in carriera ha ricoperto inoltre numerosi ed importanti incarichi anche in ambito federale: tra gli altri, è stato componente della Corte Federale di Appello della Federazione Italiana Giuoco Calcio e Presidente della Terza Sezione giudicante della stessa Corte, Presidente della Commissione Tecnica di Controllo delle Società Professionistiche della Federazione Italiana Pallacanestro e Presidente e Componente della Commissione Disciplinare Nazionale della FIP.

Profondamente addolorato, il Presidente del CONI Giovanni Malagò, interpretando i sentimenti dell'intero movimento, esprime il cordoglio dello sport italiano alla famiglia del professore, decano del diritto sportivo. (agc)

https://www.coni.it/it/news/addio-al-professor-mario-sanino-vice-presidente-della-commissione-di-garanzia,-fu-tra-i-fondatori-del-diritto-sportivo-italiano.html 

Addio a padre Mario Sannino, missionario dal cuore d’oro

 19 Agosto 2023 - 12:08

 

Addio a padre Mario Sannino, missionario dal cuore d’oro 

NAPOLI. Si curava degli ultimi della terra e ad essi ha dedicato tutta la vita, da quando fu ordinato sacerdote fino all’ultimo giorno trascorso con un solo briciolo di forza. Padre Mario Sannino, agostiniano e missionario che ha donato speranza a chi pensava di non poterne mai avere, è morto il giorno prima di Ferragosto nel Policlinico di Bari dopo anni di malattia che l’avevano fiaccato, ma mai abbattuto. Anche se aveva dovuto rinunciare alla missione sulle Ande in Apurimac (Perù), dove sarà ricordato per sempre per aver fondato dal nulla una casa per anziani bisognosi e non solo economicamente. Per ognuno aveva un sorriso e una parola di conforto, così come ha fatto per i fratelli e i numerosi nipoti che oggi si ritrovano con un vuoto incolmabile. Napoletano di San Giovanni a Teduccio, Padre Mario Sannino avrebbe compiuto oggi 84 anni. Ordinato sacerdote nella Provincia Agostiniana a Bologna il 24 giugno del 1967, si è speso attivamente nelle comunità di Cassano delle Murge, Furci e Napoli. Nel convento pugliese c’era un orfanatrofio che grazie a lui era arrivato ad oltre 100 ospiti tra orfani, figli di detenuti e ragazzi difficili. Successivamente andò in missione nella diocesi di Cuzco mentre dal 1998 e per circa 10 anni ha diretto l'Istituto Pedagogico per disabili "Sant'Agostino” a Noicattaro. Da novembre scorso era Priore ad Andria, nel santuario di Santa Maria dei Miracoli. I suoi ultimi pensieri, espressi a fatica, sono stati per i familiari e i confratelli.

 

https://www.ilroma.net/news/cronaca/347382/addio-a-padre-mario-sannino-missionario-dal-cuore-doro.html