Secondo quanto riportato, hacker iraniani avrebbero annunciato su Telegram l’intenzione di diffondere dieci video compromettenti che coinvolgerebbero il presidente Trump e minorenni. La notizia è emersa immediatamente dopo i primi attacchi militari statunitensi contro l’Iran, segnando un passaggio verso operazioni cyber-psicologiche aggressive.
La minaccia di una fuga di informazioni così delicata arriva mentre, secondo i rapporti, il vicepresidente JD Vance avrebbe spinto per un conflitto su larga scala piuttosto che per operazioni limitate. Nel frattempo, le escalation militari convenzionali proseguono: l’Iran prende di mira soldati statunitensi negli hotel e colpisce l’ambasciata americana a Riyadh.
La situazione geopolitica rimane estremamente volatile, con la Corea del Nord che offre missili per “cancellare” Israele e la Russia che emette avvertimenti nucleari. Inoltre, l’IAEA segnala una totale perdita di contatto con le autorità nucleari iraniane, aumentando i timori per una possibile emergenza radiologica regionale.
Sul piano economico, il conflitto ha paralizzato i mercati energetici, spingendo l’UE a valutare un ritorno alle importazioni di energia dalla Russia. La minaccia del “grande colpo” promessa dal presidente Trump persiste, mentre le pressioni interne ed esterne sull’amministrazione aumentano.
Con l’“Operazione True Promise 4” che colpisce ormai ogni angolo del Medio Oriente, questa minaccia informatica aggiunge una dimensione profondamente personale e politica alla guerra. Le autorità non hanno ancora verificato l’esistenza o il contenuto dei presunti video citati dai gruppi hacker.





