venerdì 26 giugno 2026

Adonolfi sei il solito provocatore di merda!

 


Ringrazio le donne e gli uomini della resistenza iraniana che mi hanno accompagnato, Francesca Pascale che non ha temuto di affiancare la sua bandiera dei Gay Conservatori a quella di Israele che portavo io insieme al simbolo del Popolo della Famiglia, Alessandro Bertoldi e il libdem Corrado Besozzi e il Friedman Institute e tanti comuni cittadini per la solidarietà espressami per l’aggressione subita dai violenti della piazza che hanno costretto le forze dell’ordine a intervenire. Non era una provocazione, è stata una testimonianza di verità consegnata mettendo in gioco anche il corpo contro il becerume di certa sinistra che si dice inclusiva ma caccia ogni dissenso secondo un tic totalitario che appartiene alle proprie radici. Shabbat shalom.

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LA GIUSTIZIERA FINISCE GIUSTIZIATA – VI RICORDATE DI “LADY PICKPOCKET”, LA SIGNORA DI VENEZIA DIVENTATA FAMOSA PER LE SUE DENUNCE DEI BORSEGGIATORI? È STATA DENUNCIATA PER DIFFAMAZIONE DA DUE UOMINI CHE AVEVA SEGNALATO COME LADRI

 

LA GIUSTIZIERA FINISCE GIUSTIZIATA – VI RICORDATE DI “LADY PICKPOCKET”, LA SIGNORA DI VENEZIA DIVENTATA FAMOSA PER LE SUE DENUNCE DEI BORSEGGIATORI? È STATA DENUNCIATA PER DIFFAMAZIONE DA DUE UOMINI CHE AVEVA SEGNALATO COME LADRI. I PROTAGONISTI DI QUEL VIDEO, ARRIVATO A 30MILA INTERAZIONI, ERANO UN MECCANICO DI VENEZIA E UN ALTRO UOMO, CHE SI SONO RICONOSCIUTI E HANNO DECISO DI SPORGERE DENUNCIA – MONICA POLI, QUESTO IL NOME DELLA DONNA, GRAZIE ALLE SUE CROCIATE È DIVENTATA CONSIGLIERE COMUNALE IN QUOTA LEGA (POI HA ADERITO AL GRUPPO MISTO)

monica poli attenzione borseggiatori pickpocket  

(ANSA) - Monica Poli, nota come Lady Pickpocket, è stata denunciata a Venezia per diffamazione per aver ripreso in video e pubblicato sui social due uomini che non avrebbero nulla a che fare con i borseggiatori. Lo riportano il Gazzettino e la Nuova Venezia.

   

Nel filmato in questione, infatti, la consigliera comunale famosa per inseguire i 'pickpocket' in giro per Venezia, segnalandone la presenza ai turisti e alle forze dell'ordine, inquadra i due uomini a una fermata del tram a Mestre, urlando "ladri". Un video che, sui suoi profili social è arrovato fino a 30mila interazioni, raggiungendo anche i diretti interessati.

 

I protagonisti del video, tuttavia, sarebbero un meccanico di Vicenza (incensurato) e un uomo che in passato ha avuto qualche guaio con la giustizia, seppur non per furto, e per questo si sono rivolti all'avvocato Marco Zanchi. Priorità del legale è ottenere la rimozione immediata del video dai social. Poli, interpellata dal Gazzettino, al momento non ha voluto commentare. "Sto esaminando il filmato con il mio avvocato - ha detto -, decideremo il da farsi e poi parlerò".

monica poli 1

   

Lady Pickpocket, conosciuta in tutta Italia per la lotta ai borseggiatori, un mese fa è stata eletta consigliera comunale nella lista della Lega con 900 voti, decidendo poi di aderire al gruppo misto.

https://www.dagospia.com/cronache/giustiziera-in-saor-vi-ricordate-lady-pickpocket-signora-venezia-478689 

 

IL PACIFICO, IL CORTILE DI CASA DELLA CINA – LA NUOVA ZELANDA LANCIA L’ALLARME SULLE “PERSISTENTI” INCURSIONI MILITARI DI PECHINO NELL’OCEANO PACIFICO

 

IL PACIFICO, IL CORTILE DI CASA DELLA CINA – LA NUOVA ZELANDA LANCIA L’ALLARME SULLE “PERSISTENTI” INCURSIONI MILITARI DI PECHINO NELL’OCEANO PACIFICO – NEGLI ULTIMI ANNI IL REGIME DI XI JINPING HA INVESTITO DECINE DI MILIARDI DI DOLLARI IN DIFESA, E MINACCIA I PAESI DELL’AREA FACENDO SENTIRE LA PRESENZA CON ESERCITAZIONI E SCORRIBANDE…

xi jinping nuova zelanda cina  

NUOVA ZELANDA METTE IN GUARDIA SU 'PERSISTENTI' INCURSIONI MILITARI CINA IN PACIFICO

Xi Jinping

(ANSA-AFP) - I test missilistici balistici e le incursioni della marina cinese diventeranno una caratteristica "persistente" nel Pacifico, man mano che Pechino rafforza la sua presenza militare: è l'avvertimento dei funzionari neozelandesi.

   

"Prevediamo che le azioni cinesi, come il transito del gruppo navale cinese nel Mar di Tasman a febbraio e il lancio da parte della Cina di un missile balistico intercontinentale nel Pacifico a settembre 2024, saranno una caratteristica persistente del nostro contesto strategico", si legge in un rapporto rapporto ottenuto in base alle leggi sulla libertà di informazione.

 

nuova zelanda cina

Il documento, datato dicembre 2025, è stato redatto dalle Forze di difesa neozelandesi e dal Ministero degli Affari esteri mentre Wellington stava monitorando una flottiglia navale cinese nel Mar delle Filippine. "I funzionari neozelandesi sono in stretto contatto con le loro controparti australiane e mantengono la vigilanza operativa su queste navi", afferma il documento. Il rapporto di 15 pagine è stato inviato al primo ministro neozelandese Christopher Luxon e ai suoi ministri della Difesa, degli Affari esteri e dell'Intelligence.

   

Negli ultimi anni la Cina ha speso miliardi di dollari per la propria difesa, una tendenza che ha destato preoccupazione in alcuni governi, sebbene Pechino insista sul fatto che i suoi obiettivi siano pacifici.

https://www.dagospia.com/cronache/pacifico-cortile-casa-cina-nuova-zelanda-lancia-l-allarme-sulle-478633 

 

«Sfrattata a 69 anni, vivo nella mia Panda. Con 550 euro di pensione non posso pagare l'affitto. Mia figlia non mi ha voluta in casa»

 


Quello di Joanne Belotti sembra un indirizzo come tanti altri, ma nel luogo che la donna è costretta a chiamare casa non c'è alcuna abitazione

Joanne Belotti, 69 anni, è stata sfrattata e ora vive nella sua panda
Joanne Belotti, 69 anni, è stata sfrattata e ora vive nella sua panda


«Vivo in via Lombardia 3, a Pieve Emanuele», un piccolo comune a sud di Milano. Quello di Joanne Belotti, una donna di 69 anni, sembra un indirizzo come tanti altri, ma nel luogo che la donna è costretta a chiamare casa non c'è alcuna abitazione: c'è la sua Panda parcheggiata. Tutto è iniziato con uno sfratto che l'ha lasciata senza un tetto e con una pensione troppo bassa, appena 550 euro, insufficiente per sostenere l'affitto. Per lei non c'è posto nemmeno nelle case popolari: le liste d'attesa sono troppo lunghe, forse mesi, forse anni. Così Joanne vive nella sua auto, proprio a quell'indirizzo dove il Comune le ha concesso la residenza. Una soluzione che le permette di mantenere diritti fondamentali, come il medico di base e la tessera sanitaria.

Senza una casa

Joanne ha raccontato la sua situazione a Il Giorno, spiegando di non essere più riuscita a sostenere un affitto che il proprietario «ha continuato ad aumentare». «Ho resistito per un anno — racconta — ma alla fine mi sono ritrovata senza una casa e persino senza residenza e medico di base». A quel punto ha chiesto aiuto alla figlia, che vive a Pieve Emanuele, ma senza successo. «Per problemi nei rapporti familiari non ha voluto accogliermi in casa, mentre ha ospitato il mio ex marito», continua Joanne.

L'unica alternativa rimasta è stata quella di rifugiarsi nella sua auto. Nello stesso periodo ha presentato domanda per una casa popolare, pur sapendo che ottenere un alloggio sarebbe stato «molto difficile» e che «i tempi sarebbero stati lunghi». 

Nel frattempo il Comune le ha concesso la residenza in via Lombardia 3, «vicino a dove abita mia figlia», spiega la 69enne, consentendole così non solo di conservare i propri diritti essenziali, ma soprattutto di poter «presentare le domande per l’emergenza abitativa. Senza residenza non avrei potuto fare nulla».

Vivere alla giornata

Sempre a Il Giorno, Joanne racconta la sua quotidianità: «Vado da un'amica per lavarmi», dice, sottolineando come, di tanto in tanto, qualcuno la ospiti per la notte. Ma vivere in auto è una condizione difficile da sostenere. «Le temperature che si raggiungono nell’abitacolo sono infernali — spiega la donna — e poi la notte, restare da sola in macchina, fa davvero paura per tutto quello che si sente in giro».

Nel frattempo continua ad aspettare una soluzione, anche se al momento non sembrano esserci alloggi disponibili. «Eppure ho visto personalmente alcuni appartamenti delle case comunali e delle abitazioni Aler che risultano vuoti e non vengono assegnati», afferma. Intervenendo a "Morning News", la donna ha spiegato di aver «provato inizialmente a contattare la Caritas, il prete della zona e le istituzioni, ma è anche molto difficile entrare in queste realtà. Nel cofano tengo le mie cose, qualcosa da mangiare e l'acqua». Nel frattempo Joanne cerca di arrangiarsi come può, ma continua a cercare una casa, anche piccola, che possa restituirle almeno quel «minimo di dignità» che dovrebbe essere garantito a chiunque.

https://www.leggo.it/italia/milano/25_giugno_2026_milano_sfrattata_vive_in_auto_pensione_bassa_cosa_e_successo-9613989.html 

 

 

Motorino finisce su un muretto a secco, Lorenzo Polo muore a 16 anni: grave l'amico che viaggiava con lui


L'incidente è avvenuto sulla strada provinciale 363 tra Maglie e Cutrofiano, in provincia di Lecce

Il luogo dell'incidente
Il luogo dell'incidente

di Redazione web

Lorenzo Polo, un giovane di 16 anni, è morto e un suo coetaneo è rimasto ferito in modo grave in un incidente avvenuto ieri sera, 25 giugno, sulla strada provinciale 363 tra Maglie e Cutrofiano, in provincia di Lecce. Viaggiavano a bordo di una motocicletta, una Voge r125.

Lorenzo è morto sul colpo

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Corigliano d'Otrano che hanno accertato il decesso di Lorenzo, nato a Tricase ma residente a Cursi. Il passeggero 16enne, originario della Siria e residente a Cursi, è stato invece trasportato dal personale del 118 all'ospedale Vito Fazzi di Lecce in codice rosso e trasferito in rianimazione.

La dinamica dell'incidente

Il motorino per cause in corso di accertamento è uscito autonomamente di strada urtando contro un muro a secco e un palo della segnaletica stradale. Sul luogo dell'incidente è intervenuto il pubblico minsitero di turno che ha disposto la restituzione della salma ai familiari.

Chi era Lorenzo Polo

Lorenzo era un giocatore di basket. Una passione che lo spingeva ad andare ad allenarsi a Lecce, da Cursi. La sua squadra è rimasta sconvolta dalla notizia: 
«Non dovrebbe mai accadere. Non è giusto. Non è comprensibile», ha scritto La scuola di basket di Lecce sul suo profilo Facebook. 

«Era un nostro giovanissimo atleta che ad appena 16 anni aveva tutta la vita da esplorare, da gustare, da vivere. 

Un nostro figlio. Un nostro fratello che è volato in cielo. Come un angelo. Anche se la sua famiglia, i suoi amici, tutti noi della LSB lo volevamo qui con noi. Non possiamo che stringerci forte alla famiglia facendo sentire loro tutto l’affetto possibile, la vicinanza, la condivisione d’amore. Ciao Lorenzo. Ci mancherai e sarai sempre uno di noi».

Il cordoglio

Anche l'amministrazione comunale di Cursi ha espresso il suo cordoglio per la morte di Lorenzo. «Una perdita che lascia sgomenti  - scrive il comune su Facebook - e ferisce profondamente l’intera comunità, stretta in un abbraccio di affetto e vicinanza verso i suoi cari in questo momento di immenso dolore».

 

 

Il sindaco ha anche annunciato il lutto cittadino per sabato 27 giugno, giorno dei funerali.

 

https://www.leggo.it/italia/cronache/26_giugno_2026_lorenzo_polo_morto_16_anni_salento_incidente_motorino-9615797.html 

 

 

Walter Sabatini: «Non esco più di casa per non farmi vedere, la vita così non mi piace. Sono quasi morto, in coma ho visto Madre Teresa»

 


L'ex ds si racconta: "Di nostalgia non si dovrebbe vivere. Io, invece, vivo di nostalgia e di rammarico e di pentimento"

Walter Sabatini: «Non esco più di casa per non farmi vedere, la vita così non mi piace. Sono quasi morto, in coma ho visto Madre Teresa»


Walter Sabatini è l’ospite del nuovo episodio di “One More Time” (OnePodcast) di Luca Casadei. La puntata è disponibile da oggi, venerdì 26 giugno, in formato audio su OnePodcast e su tutte le piattaforme streaming, e da martedì 30 giugno in versione video su Spotify e YouTube.
 
L’ex calciatore e direttore sportivo italiano - famoso per il suo talento nello scoprire giovani giocatori e per una carriera intensa tra Roma, Palermo, Lazio e molte altre squadre - si racconta da casa sua ai microfoni di Luca Casadei in un’intensa intervista. Partendo dalla sua infanzia e dalla scoperta dell’amore per il calcio, Sabatini ripercorre i momenti salienti della sua carriera e della sua vita. Si sofferma poi sulle sofferenze vissute negli anni, sia fisiche che emotive, e sulla sua voglia ancora oggi di non arrendersi e continuare a vivere.
 
Sul momento in cui ha scoperto l’amore per il calcio: «Quando ho toccato il primo pallone è stata per me una folgorazione. Ero piccolo, 9-10 anni, e non ho più giocato nella mia vita a un gioco qualsiasi. Ho solamente rincorso un pallone e lo facevo anche da solo perché avevo un'immaginazione incredibile. Io riuscivo a trasformare un muro in una platea: avevo il pubblico, l'arbitro, il pallone, tutto nella mia testa. A 10-12 anni non potevo ancora giocare perché ero troppo piccolo. Mi ricordo una volta che l'allenatore mi fa una sorpresa, mi viene a prendere e mi porta a Marciano. Entro in campo al secondo tempo ed ero talmente emozionato. Questi avversari erano più grandi di me. Mi ricordo che a un certo punto ho rubato la palla a un difensore, sono andato contro il portiere e l’ho dribblato: c'era una pozzanghera, la palla mi si è fermata lì e sono caduto. La caduta più dolorosa della mia vita perché ho perso l'occasione per fare il mio primo gol».
 
Sulla sua infanzia e sul momento in cui ha iniziato a fumare: «Facevo delle cose orride da bambino, a 8-9 anni, 10. Fumavo i mozziconi e annusavo la benzina dalla moto di mio padre. Mi stordivo con l'odore della benzina ed era una cosa tossica al massimo. E ho continuato a farla fin quando una volta non mi hanno scoperto: ero svenuto sopra la moto. Poi dopo ho dovuto smettere. A 14-15 anni ho cominciato a rubare le sigarette sia da mia madre che da mio padre, 3 o 4. Poi è diventata una cosa irrinunciabile per me. Mi sentivo bene nel far qualcosa di nascosto».
 
Su uno dei successi lavorativi di cui è più fiero: «L’acquisto di Javier Pastore è stato un colpo di cui sono molto orgoglioso, poi è andato al Paris Saint-Germain. Insomma, è stata un'operazione magica. Mai avrei pensato andando giù che sarei riuscito a prenderlo, perché era un calciatore che era nei pensieri di tutti. Sono riuscito con la costanza, ho dato l'assedio all'ufficio del suo procuratore Marcelo Simonian, l'ho convinto a far venire la famiglia da Cordova, e li ho trattenuti con me fin quando non hanno capito che era inesorabile la mia decisione. Non sarei mai tornato a casa senza il giocatore. E credo che sia stato il giorno più felice nella vita di Zamparini, perché lui lo adorava Pastore: era una divinità calcistica, un ragazzo straordinario. 

Quando ha cominciato a giocare ha lasciato a bocca aperta tutti».

Il figlio e i rimpianti
 

Sulla nostalgia e le scelte che non rifarebbe tornando indietro: «Io non mi sono mai amato, neanche quando pensavo di meritarlo. Mi son piaciuto, ma amato no. Di nostalgia non si dovrebbe vivere. Io, invece, vivo di nostalgia e di rammarico e di pentimento. A volte sento le persone che dicono “io rifarei tutto”. Io, a parte mio figlio, nella mia vita non rifarei niente, neanche le scelte più importanti che ho fatto calcisticamente. Lo so che sono stato molto ammirato e ancora oggi ne ho la testimonianza, però io non rifarei niente. Cioè, rifarei tutto ma in maniera diversa, tutto a parte mio figlio».

Il coma farmacologico
 

Su quando ha rischiato la vita ed ha trascorso 25 giorni in coma farmacologico: «Mi è venuto un attacco respiratorio, è arrivato il medico della Roma, che era il mio medico, e ha capito subito che la situazione era grave. Dentro l'ambulanza la dottoressa diceva “non ce la fa, non ce la fa”. Sono stato in ospedale in terapia intensiva, 25 giorni in coma farmacologico. In quei giorni ero altrove. Pensavo di essere morto. Vedevo troppe cose che mi facevano un po' paura, ma non definitivamente, le pensavo sempre come transitorie. Vedevo Madre Teresa di Calcutta, non voleva farsi toccare. Ero certo che gli infermieri mi avrebbero ucciso. Ogni volta che arrivava un infermiere mi veniva un'agitazione. È stata dura, soprattutto è stata dura dopo, quando ti risvegliano sei un ebete. Ci ho messo 2 mesi a tornare alla lucidità piena».
 
Sugli attacchi di panico di cui ha sofferto: «Le crisi di panico che ho avuto sono state talmente tante. Adesso credo di esserne uscito, soprattutto quando mi succede non perdo il controllo totalmente. Prima era una cosa terrificante, appena iniziava io capivo che era una crisi di panico, però non riuscivo a dominarla, era bestiale. Il coma farmacologico ha fatto nascere in me una forma di paura: generica, paura quasi della vita, paura della vita degli altri, insicurezza (…) È stata una parentesi veramente dura da vivere e da digerire».

«Chiuso in casa, non voglio uscire»
 

Sulla sua voglia di reagire: «Non esco più di casa, sto anche un mese senza uscire. Non mi sento al sicuro, ma soprattutto non mi va di espormi di fronte alla gente. Mi rende insicuro il fatto che qualcuno mi veda, per esempio, non riuscire ad alzarmi da solo. È una cosa che mi devasta. La mia vita è stata tutt'altro. E il ricordo di come ero e di quello che ho fatto mi ferisce, perché poi devo far per forza il confronto. Oggi non è una vita che mi piace, è veramente una vita non mia, di qualcun altro. Io voglio essere vitale: vivo e vitale. Invece sono solo vivo e non mi basta. Credo di poter reagire, credo di continuare a vivere e poi so di dover fare ancora cose belle e importanti. O le faccio in prima persona o per interposta persona, ma le farò. Non posso accettare di finire una vita così grigia. Devo fare qualcosa».

https://www.leggo.it/sport/calcio/26_giugno_2026_walter_sabatini_come_sta_morte_malattia_fumo_depressione_eta-9616009.html 

 

 

Appartamento va a fuoco, Giovanni Amenta muore nell'incendio: arrestato il vicino beccato a riempire una tanica di benzina

 


Subito vigili e carabinieri si sono resi conto dell'origine dolosa del rogo e hanno trovato tracce di liquido infiammabile sullo zerbino

Appartamento va a fuoco, Giovanni Amenta muore nell'incendio: arrestato il vicino beccato a riempire una tanica di benzina


Un uomo di 45 anni è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario e portato in carcere per la morte di Giovanni Amenta, 74enne morto nell'incendio del suo appartamento dopo le 3 di ieri notte, 25 giugno, a Lomazzo, in provincia di Como.

La tanica di benzina

Subito vigili e carabinieri si sono resi conto dell'origine dolosa del rogo e hanno trovato tracce di liquido infiammabile sullo zerbino davanti alla porta di ingresso dell'appartamento di Amenta. Le immagini delle telecamere di sicurezza hanno ripreso il 45enne, un suo vicino di casa, che riempiva di benzina una tanica in un vicino distributore.

https://www.leggo.it/italia/cronache/26_giugno_2026_giovanni_amenta_morto_incendio_doloso_casa_arrestato_vicino-9616031.html