mercoledì 19 agosto 2026

Massimiliano Gatti, italiano in vacanza in Messico, cade dalle scale dell'hotel e muore a 38 anni. Il dolore della madre: «La mia vita finisce qui»

 


L'uomo era originario di Basiglio, nel Milanese

Massimiliano Gatti, italiano in vacanza in Messico, cade dalle scale dell'hotel e muore a 38 anni. Il dolore della madre: «La mia vita finisce qui»


Dramma per un italiano in vacanza in Messico. Massimiliano Gatti, 38enne di Basiglio, nel Milanese, è morto in seguito a un infortunio nell'hotel in cui alloggiava. Secondo quanto raccontato dalla madre dell'uomo, a essergli stata fatale sarebbe stata una caduta dalle scale. 

La triste notizia è stata diffusa proprio dalla madre di Gatti attraverso un post pubblicato sui social nel quale la donna non nasconde la propria disperazione: «Maxi ha perso la vita in una caduta accidentale dalle scale dell'albergo dove alloggiava in Messico ed è morto sul colpo». 

Dalle sue parole emerge il ritratto di un uomo benvoluto e stimato: «Mi sembrava giusto dirvelo visto che avete sempre condiviso con me il Grande Amore che mi legava e mi lega a mio figlio. Non so chi mi darà la forza di continuare a vivere, ora non ce l'ho», conclude la donna «nella consapevolezza che la mia vita finisce qui». 

https://www.leggo.it/italia/milano/19_agosto_2026_massimiliano_gatti_morto_vacanza_messico_caduto_scale-9714534.html 

 

«Presto finirà tutto, così è stato deciso da Dio»: stalking e minacce alla ex su TikTok con la musica di "Gomorra", arrestato

 


La relazione tra i due si era interrotta nel 2024 dopo oltre quindici anni di matrimonio

«Presto finirà tutto, così è stato deciso da Dio»: stalking e minacce alla ex su TikTok con la musica di "Gomorra", arrestato


Una escalation di minacce, intimidazioni sui social network e messaggi minacciosi ai familiari della vittima. I carabinieri di Carpi, nel Modenese, hanno arrestato un uomo accusato di stalking aggravato nei confronti dell'ex moglie di 37 anni. La misura della custodia cautelare in carcere è scattata a seguito dell'ennesimo episodio intimidatorio: un video pubblicato su TikTok nel quale l'uomo si riprende mentre transita in auto sotto casa della madre della donna impugnando quella che sembra una pistola, con in sottofondo una colonna sonora tratta dalla serie televisiva 'Gomorra'.

Le intimidazioni

La relazione tra i due si era interrotta nel 2024 dopo oltre quindici anni di matrimonio. Nonostante l'uomo fosse già sottoposto al divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico - misura disposta dopo mesi di persecuzioni, appostamenti, telefonate continue e danneggiamenti -, la condotta dello stalker è diventata ancora più aggressiva nei giorni scorsi. Oltre al filmato con l'arma, l'ex marito ha diffuso sulla piattaforma social una foto delle figlie accompagnata dalla frase «Presto finirà tutto», per poi presentarsi due volte sotto casa della ex suocera urlando che la famiglia dovesse «andare via da Carpi».

Le persecuzioni si sono poi estese ad altri parenti della donna attraverso l'invio di messaggi intimidatori. 

In una delle comunicazioni l'uomo concedeva ai familiari un mese di tempo per abbandonare la città asserendo che «così è stato deciso da Dio», mentre in altri messaggi pretendeva che i parenti cambiassero cognome per avere il permesso di rimanere in zona. La vittima ha inoltre denunciato la violazione del divieto di comunicazione che pendeva sull'uomo nei confronti della figlia minore.

L'arresto

Di fronte al progressivo aggravarsi delle minacce, la 37enne ha presentato una nuova querela presso la stazione dei carabinieri di Carpi. Raccolti gli elementi di prova e riscontrata la violazione delle prescrizioni già pendenti, il Gip del Tribunale di Modena, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato eseguito il 14 agosto dai carabinieri, che hanno condotto l'uomo nella struttura detentiva. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/19_agosto_2026_staking_minacce_tiktok_arrestato_modena-9714628.html 

 

Precipita in montagna davanti al marito, Maria Cristina Della Libera muore a 65 anni. La chiamata disperata dell'amica ai soccorsi

 


I tre si trovavano sulla via normale al monte Agner, nel gruppo delle Pale di San Martino, nel Bellunese quando è avvenuta la tragedia

Maria Cristian Della Libera
Maria Cristian Della Libera


Maria Cristina Della Libera, 65enne originaria di Limena, in provincia di Padova, è morta, nel primo pomeriggio di ieri, 18 agosto, dopo essere precipitata davanti a un'amica e al marito dalla via normale al monte Agner, nel gruppo delle Pale di San Martino, nel Bellunese. È stata proprio l'amica, attorno alle 16, a contattare il 118 per chiedere aiuto.

La caduta e i soccorsi

I tre stavano scendendo, la 65enne davanti al marito e all'amica, quando all'improvviso è ruzzolata sparendo nel canale roccioso sottostante. L'elicottero Falco 2 è intervenuto appena si è aperto un varco nella nebbia, individuando l'uomo che nel frattempo aveva aggiunto la moglie, un'ottantina di metri più in basso. 

La donna è stata subito recuperata dall'eliambulanza e portata al rifugio Scarpa, dove medico e infermiera hanno tentato inutilmente di rianimarla.

Recuperati in elicottero anche il marito e l'amica

L'elicottero è tornato in quota a prendere il marito e, in seguito, l'amica rimasta ferma sul sentiero, e li ha issati a bordo con un verricello di 40 metri, per sbarcarli al rifugio. Entrambi sono stati accompagnati a valle dal personale del Soccorso alpino di Agordo, arrivato allo Scarpa assieme ai Carabinieri. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/19_agosto_2026_maria_cristina_della_libera_morta_precipita_montagna_marito_amics-9714449.html 

 

 

Soffoca con una fetta di bacon, Rachele Ferrara muore dopo 6 giorni di agonia: aveva 28 anni ed era mamma di due bambini

 


L'incidente fatale si è verificato il 13 agosto scorso, quando la ragazza è scesa in strada chiedendo aiuto perché stava soffondo con un boccone di cibo

Rachele Ferrara
Rachele Ferrara


Tragedia a Capodimonte, in provincia di Viterbo, dove Rachele Ferrara, una 28enne madre di due bambini,è morta dopo 6 giorni di agonia, dopo essersi soffocata con una fetta di bacon.

L'incidente fatale si è verificato il 13 agosto scorso, quando la ragazza è scesa in strada chiedendo aiuto perché stava soffondo con un boccone di cibo. Immediatamente sono scattati i soccorsi. Il personale del 118 ha tentato lungamente di rianimarla con varie tecniche, compresa la manovra d heimlich, usata in questi casi per liberare da corpi estranei le vie respiratorie.

Subito dopo la ragazza è stata trasportata in eliambulanza all'ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove dopo sei giorni di ricovero in terapia intensiva questa notte è stata dichiarata morta cerebralmente. 

La famiglia ha dato il consenso per le espianto degli organi.

https://www.leggo.it/italia/cronache/19_agosto_2026_rachele_ferrara_morta_soffoca_bacon_viterbo-9714610.html 

 

Joanna uccisa a Colleferro, il marito confessa: la lite e le coltellate in cucina. «Uno dei figli ha provato a fermarlo»

 


L'aggressione è avvenuta nella sua abitazione e a chiamare aiuto sarebbe stata l'altra figlia, una ragazza di vent'anni

Joanna uccisa a Colleferro, il marito confessa: la lite e le coltellate in cucina. «Uno dei figli ha provato a fermarlo»


Una donna di 50 anni, Joanna Rouissi, è morta dopo essere stata accoltellata in casa vicino Roma davanti a uno dei suoi cinque figli, il più piccolo, che ha appena 9 anni. Un altro femminicidio, per una scia di sangue senza fine. La vittima, che viveva a Colleferro, è una donna di origini polacche da anni residente in Italia: l'aggressione è avvenuta nella sua abitazione e a chiamare aiuto sarebbe stata la figlia. 

L'allarme è scattato nel primo pomeriggio, quando la ragazza è rientrata trovando la madre riversa in terra, nel sangue. Una scena drammatica che ha fatto scattare immediatamente i soccorsi. La giovane ha quindi chiamato il 112, ma ogni tentativo di rianimazione da parte dei sanitari è risultato inutile. 

Il marito, Mohamed Rouissi, un 69enne di origini tunisine, è stato fermato a pochi metri dall'abitazione in via Cristoforo Colombo e non ha opposto resistenza: in commissariato a Colleferro avrebbe poi confessato il femminicidio. 

Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire le ore precedenti all'aggressione e per comprendere cosa sia accaduto all'interno dell'abitazione. Tra gli elementi ancora da accertare ci sono anche il ritrovamento dell'arma e il possibile movente. La procura di Velletri ha aperto un fascicolo e indaga per il reato di femminicidio. 

Secondo quanto scrive Repubblica ad assistere al femminicidio c'erano anche altri due figli, un ventenne e un 14enne, che avrebbero anche provato a fermare il padre ma senza riuscirci. Quando la prima automedica è arrivata sul posto, la donna era già morta: i fendenti sono stati inferti con un coltello da cucina. Nel frattempo il papà era uscito di casa, ma è stato fermato quasi subito dalla polizia.

https://www.leggo.it/italia/roma/19_agosto_2026_joanna_rouissi_uccisa_colleferro_marito_confessione-9713406.html 

   

 

Ornella Forastefano uccisa di botte e abbandonata al pronto soccorso, fermato il compagno Elvis Metvelaj: aveva provato a fuggire

 


Metvelaj era stato fermato nel porto di Bari mentre tentava di tornare al suo Paese

Ornella Forastefano uccisa di botte e abbandonata al pronto soccorso, fermato il compagno Elvis Metvelaj: aveva provato a fuggire


Il gip di Bari ha convalidato il fermo ed ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Elvis Metvelaj, il 42enne di nazionalità albanese ritenuto l'autore del femminicidio di Ornella Forastefano, di 46 anni, lasciata agonizzante la mattina del 16 agosto davanti all'ospedale di Trebisacce e poi morta a causa di profonde ferite e traumi su tutto il corpo.

Contestualmente, il giudice si è dichiarato incompetente ed ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Castrovillari (Cosenza) competente per territorio. Metvelaj era stato fermato nel porto di Bari mentre tentava di tornare al suo Paese. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/19_agosto_2026_ornella_forastefano_convalida_fermo_compagno_elvis_metvelaj-9714546.html 

 

«Tania Terrin sarebbe ancora viva se non avessi ritirato la denuncia?»: il tormento della ex di Dino Keber

 

Tania Terrin
 
 

«Oggi non so se la mia coscienza è pulita o sporca. Se non avessi ritirato quella denuncia, magari, Tania sarebbe ancora viva. Se non l’avessi fatto, però, mi chiedo anche se sarei ancora qui, a poter parlare». A qualche giorno dall'omicidio di Tania Terrin, uccisa a 39 anni nella sua casa la sera di Ferragosto dal 43enne Dino Keber, che poi si è tolto la vita, a parlare è la donna che con lui aveva avuto una relazione prima che conoscesse la vittima.

Le parole della ex di Keber

Le sue parole restituiscono il senso di un dubbio lacerante: si chiede se il ritiro della denuncia sporta a suo tempo contro l'ex compagno abbia in qualche modo contribuito alla tragedia, ma allo stesso tempo si interroga su cosa sarebbe successo a lei se non l'avesse fatto.

Una storia di denunce ritirate

Tania non è stata l'unica donna a rivolgersi alle autorità per denunciare la violenza di Keber, meccanico di Sambruson di Dolo. Prima di lei, altre tre compagne lo avevano querelato, in momenti diversi della sua vita (nel 2002, nel 2010 e nel 2022), salvo poi decidere tutte di ritirare l'esposto. Tania, denunciando l'uomo lo scorso 18 aprile, è stata l'unica a non fare marcia indietro, forse semplicemente perché non ne ha avuto il tempo.

A raccontare il retroscena è una vicina di casa, che ricorda come anche la prima moglie di Keber, madre di suo figlio, lo avesse lasciato per lo stesso tipo di comportamento ossessivo e violento, salvo poi ritirare la propria denuncia dopo un'archiviazione.

Il copione delle minacce

Chi conosceva Keber descrive un modello di comportamento che si ripeteva con ogni compagna. Un'amica della donna che era con lui prima di Tania racconta che l'uomo minacciava il suicidio come deterrente contro le denunce, promettendo di cambiare e attribuendo i propri atteggiamenti a farmaci, depressione e problemi di salute. Secondo questa testimonianza, più che un manipolatore lucido, Keber sapeva suscitare compassione mostrando un lato vulnerabile di sé.

Un conoscente del paese aggiunge un altro tassello: nei bar che frequentava, l'uomo raccontava spesso una versione capovolta dei fatti, dipingendo le sue ex come instabili o pericolose – arrivando a sostenere che una di loro avesse tentato di dargli fuoco all'auto. Ma bastava ascoltare la versione delle donne coinvolte per capire, secondo questo testimone, chi fosse davvero il soggetto problematico.

I giorni prima della tragedia

Una settimana prima del delitto, Keber aveva detto in paese di essersi procurato una pistola. Al momento della notizia della morte di entrambi, il primo pensiero di chi lo conosceva è stato che avesse sparato prima a Tania e poi a se stesso. Diversi testimoni collegano i comportamenti paranoici dell'uomo a un uso combinato di droghe, alcol e farmaci per il diabete.

Le domande ancora aperte

Gli inquirenti stanno ora cercando di ricostruire se Tania abbia aperto la porta di casa volontariamente o sia stata costretta a rientrare con la forza, e la dinamica esatta dell'aggressione: le prime ipotesi indicano uno strangolamento, ma non si esclude l'uso di altri metodi, tanto che è stata disposta l'autopsia. I carabinieri hanno anche prelevato due bicchieri trovati sul tavolo di casa, per verificare cosa contenessero. Le abitazioni di Camponogara e Sambruson di Dolo restano sotto sequestro, mentre gli inquirenti analizzano i cellulari di vittima e carnefice per accertare eventuali episodi di stalking non denunciati.

https://www.leggo.it/schede/19_agosto_2026_tania_tyerrin_viva_denuncia_ritirata_ex_fidanzata_dino_keber-le_domande_ancora_aperte-5-9714566.html