lunedì 30 marzo 2026

Melona ai scomoda per uno stato straniero

 


Gerusalemme ha vissuto una Domenica delle Palme inedita, quando la polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di entrare al Santo Sepolcro per celebrare la Messa. 


Secondo le autorità israeliane, la decisione non è stata dettata da ostilità religiosa, ma da stringenti esigenze di sicurezza in una città sotto la minaccia costante dei missili iraniani.  Negli ultimi giorni, infatti, l’Iran ha lanciato ripetuti attacchi balistici contro Israele, e frammenti di ordigni sono caduti a pochi metri dalla Basilica del Santo Sepolcro e da altri luoghi santi della Città Vecchia. 


Per questo, nel quadro dell’operazione “Leone Ruggente”, Israele ha temporaneamente chiuso ai fedeli tutti i principali luoghi sacri, cristiani, ebraici e musulmani in quell’area, limitando gli accessi e gli assembramenti oltre le cinquanta persone. 


Si tratta di misure generali, applicate senza distinzione di fede, per ridurre l’esposizione dei pellegrini e dei religiosi a una minaccia missilistica reale e documentata. 

Il presidente Isaac Herzog ha telefonato personalmente a Pizzaballa, esprimendo rammarico per l’incidente, ma ribadendo che la priorità in questo momento è proteggere vite umane di fronte agli attacchi del “regime terroristico iraniano”. L’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha sottolineato come “Gerusalemme sia chiusa per tutti” e che il Patriarca era stato informato dei rischi e delle restrizioni. 


In questo contesto, lo stop all’ingresso al Santo Sepolcro va letto non come un affronto al cristianesimo, bensì come un atto di responsabilità da parte di uno Stato sotto bombardamento, chiamato a difendere anche la vita del Patriarca e dei fedeli.  Israele ha già annunciato la disponibilità a trovare soluzioni alternative che consentano, nel rispetto delle norme di sicurezza, la prosecuzione delle celebrazioni pasquali, confermando il suo impegno per la libertà di culto in una Gerusalemme oggi nel mirino dei missili iraniani. 


Esponenti israeliani hanno informato che queste misure sono destinate a tutti i fedeli di tutte le religioni, vista la situazione con l'Iran e visto il recente missile caduto la scorsa settimana nella Città Vecchia, non lontano dal Santo Sepolcro.


Il Governo italiano, nella persona di Tajani, ha protestato e convocato l'Ambasciatore israeliano in Italia per domani. Assieme al Ministro degli Esteri, anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno condannato esplicitamente l'accaduto. 


(evidentemente, dopo la batosta referendaria, il Governo cerca di riguadagnare qualche consenso - n.d.r.)


#pizzaballa #santosepolcro #iran #missili #gerusalemme

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domenica 29 marzo 2026

Il degno amico della Meloni e dei leghisti

 


Ungheria. 🇭🇺 “Orbán sta corrompendo massicciamente gli elettori nelle regioni più povere del paese.”


Questo emerge da un'inchiesta indipendente ungherese intitolata "Il prezzo di un voto".


Alle persone vengono pagati tra i 150 e i 170 dollari per il voto "giusto", ricevono legna da ardere, medicine e persino offerte di lavoro temporaneo.


L’inchiesta ha dimostrato che i rappresentanti di Viktor Orbán si recano nei villaggi e comprano letteralmente i voti. Chi si rifiuta viene minacciato.


Gli investigatori inizialmente volevano solo raccogliere prove di corruzione degli elettori, ma hanno finito per scoprire un intero sistema che sfrutta cinicamente la vulnerabilità dei gruppi sociali svantaggiati, dove le persone lottano letteralmente per sopravvivere.


[Fonte Nexta Tv e BBC]

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Le scie nucleari...

 


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Epatite A

 


No, qui si stanno mescolando cose diverse solo perché hanno in comune la parola "epatite", un po' come confondere un'influenza con un'intossicazione alimentare solo perché in entrambi i casi uno sta male. 


L'epatite A che sta circolando in Campania è un'infezione causata da un virus ben preciso, l'HAV: si trasmette per via fecale-orale, spesso attraverso acqua o alimenti contaminati, ha un'incubazione tipica di 15-50 giorni e si diagnostica con esami specifici, in particolare con la positività delle IgM anti-HAV. 


Le rare epatiti autoimmuni o autoimmune-like segnalate dopo vaccino anti-Covid sono un'altra cosa: non sono contagiose, non causano focolai territoriali, non hanno alcun legame con il consumo di molluschi e non si riconoscono con gli stessi marcatori, perché hanno un meccanismo completamente diverso.


Inoltre, nei sistemi di farmacovigilanza esistono rare segnalazioni di epatite autoimmune dopo vaccino anti-Covid, ma una segnalazione non equivale a una prova di causalità, e gli studi disponibili non mostrano un chiaro aumento del rischio. 


Tradotto in lingua corrente: se davanti a un focolaio legato a una fonte di contagio comune tiri fuori il vaccino di anni fa, non stai facendo un ragionamento, stai solo alzando la mano durante la conta dei complottisti.

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Milton Hershey

 


‎Costruì una dimora per bambini che non sarebbero mai arrivati. Poi donò un intero impero del cioccolato, affinché quelle stanze vuote non rimanessero più vuote.

‎Hershey, Pennsylvania.

Milton Hershey si trovava in una dimora in pietra progettata per una famiglia che lui e sua moglie non avrebbero mai avuto. A quarantatré anni era un milionario che si era fatto da solo. Il fondatore di una fiorente azienda di cioccolato. Il creatore di una città che portava il suo nome.

‎Secondo ogni metro di misura del successo nell’America dei primi del Novecento, aveva trionfato.

‎Tranne che di notte.

‎Di notte, Milton e sua moglie Kitty attraversavano camere da letto in cui nessuno aveva mai dormito. Corridoi pensati per bambini in ritardo. Giardini progettati per risate che non avevano mai echeggiato. La loro casa era bella, ordinata e profondamente silenziosa.

‎Kitty non poteva avere figli. Le complicazioni dovute a una malattia rendevano la gravidanza impossibile.

‎Nel 1909, sembrava che questa fosse la fine della storia. Le coppie benestanti non adottavano. Specialmente non pubblicamente. Specialmente non in gran numero. La risposta attesa era accettarlo. Concentrarsi sugli affari. Lasciare la propria fortuna a parenti lontani. E scomparire nell’ombra.

‎Ma Milton Hershey non seguì mai la strada tracciata.

‎Per capirne il motivo, bisogna comprendere il fallimento.

‎Milton Hershey aveva fallito spesso e platealmente prima di trovare il successo. La sua prima attività nel settore dolciario a Philadelphia fallì completamente. Il suo secondo tentativo a New York andò anche peggio. A trent’anni era pieno di debiti, viveva con i genitori ed era considerato da molti un esempio da non imitare.

‎La maggior parte si sarebbe arresa.

‎Milton no.

‎Questo rifiuto di arrendersi cambiò tutto.

‎Nei primi anni del Novecento, la sua azienda di cioccolato esplose in un successo senza precedenti. Eppure, mentre accumulava ricchezze, il vuoto nella sua casa si faceva più profondo. I soldi riempivano la banca. Ma non riempivano la casa.

‎Così Milton e Kitty presero una decisione inaspettata.

‎Avrebbero aperto una scuola.

‎Non finanziarne una. Non donare a un ente benefico. Avrebbero costruito una casa.

‎Nel 1909, la Milton Hershey School aprì le porte a ragazzi orfani. Bambini che avevano perso i genitori. Bambini che non avevano nulla. Bambini che la società aveva dimenticato.

‎Milton chiarì subito una cosa.

‎Non era beneficenza.

‎Era famiglia.

‎Salutava i ragazzi per nome, guardandoli negli occhi. Non erano ospiti. Appartenevano a quel luogo. Kitty faceva visite frequenti. Controllava i compiti, chiedeva dei loro sogni, si assicurava che si sentissero al sicuro.

‎Non stava recitando. Stava facendo la madre.

‎Nel 1915, Kitty morì improvvisamente, lasciando Milton con il cuore infranto. Molti pensarono che la scuola sarebbe finita con lei.

‎Invece no.

‎La scuola continuò.

‎Poi nel 1918, Milton fece qualcosa che pochi avevano osato prima.

‎Trasferì il controllo della Hershey Chocolate Company in un trust a beneficio della scuola.

‎Non solo una donazione. L’intera azienda ora esisteva per sostenere bambini che non avrebbe mai avuto.

‎Amici e consiglieri lo avvertirono dei rischi. E la tua eredità? E la tua ricchezza?

‎La risposta di Milton fu semplice.

‎“Questa è la mia famiglia.”

‎Da quel momento, la scuola fu garantita per sempre.

‎Milton lasciò la villa, la trasformò in un edificio scolastico e andò a vivere in alloggi modesti. La sua ricchezza non serviva più lui. Serviva i bambini.

‎Visse abbastanza per vedere centinaia di ragazzi diplomarsi, diventare adulti e trovare una loro strada. Morì nel 1945 a ottantotto anni, non circondato dal lusso, ma dalle fotografie dei suoi studenti.

‎Sembrava dovesse finire lì.

‎Ma non fu così.

‎Oggi, oltre 2.100 bambini vivono alla Milton Hershey School. Ricevono alloggio, cibo, istruzione e cure, gratuitamente.

‎Il trust creato da Milton vale oltre diciassette miliardi di dollari.

‎Ogni barretta Hershey. Ogni Kiss. Ogni Reese’s. Continua a finanziare la vita di bambini che altrimenti non avrebbero avuto nulla.

‎Milton Hershey non ha mai conosciuto la maggior parte di loro.

‎Ma loro sono la sua eredità.

‎Nel campus c’è una statua. Non raffigura lui imponente, ma in ginocchio accanto a un bambino. Occhi negli occhi. Una mano sulla spalla.

‎Da padre a figlio.

‎Milton Hershey non ebbe figli biologici.

‎Così lasciò tutto a bambini che non avevano nessuno.

‎Questa non è beneficenza.

‎Questo è amore, attraverso le generazioni.

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I risveglioni non sbagliano mai una previsione

 


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CAMORENA

 


Il 29 marzo 1944 vengono fucilati sette antifascisti a Camorena, nei pressi di Orvieto.

I giovani appartengono alla cosiddetta “banda partigiana Stornelli": arrestati e rapidamente processati, sono fucilati senza aver ucciso mai nessun soldato, né tedesco né della Repubblica sociale italiana, e senza aver compiuto nessuna azione armata.

Appurato ciò, i tedeschi in un primo momento si oppongono alla fucilazione, poi attuata per espressa volontà dei rappresentanti del fascio locale.

La “banda Stornelli” prendeva il nome dal comandante Ulderico, soldato in Libia poi renitente perché richiamato al servizio militare dalla Repubblica Sociale e di orientamento comunista.

Alberto Poggiani, Raimondo Lanari, Amore Rufini, Ulderico Stornelli, Raimondo Gugliotta e Dilio Rossi vengono fucilati e, insieme a loro, anche l'anziano proprietario terriero Federico Cialfi, colpevole di aver sovvenzionato le attività della banda. Poco prima dell'esecuzione Cialfi viene colto da malore, ma non viene risparmiato.

Nel 1947 la Corte d’appello di Perugia evidenzia le pesanti responsabilità dei dirigenti fascisti, ma non procede nei confronti di nessun imputato: contro alcuni non poteva essere esercitata l’azione penale, contro altri perché i reati erano estinti per amnistia.

Spesso si parla di "guerra di italiani contro altri italiani": l'eccidio di Camoreno ne è un esempio significativo.

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