Otto mesi fa erano testimonianze anonime in una trasmissione Rai. Oggi quegli stessi intrecci — la relazione extraconiugale, la Crivellina, i carabinieri a cena dal marito tradito — sono negli atti depositati dalla Procura di Pavia con la chiusura delle indagini su Andrea Sempio. La fonte è cambiata. E in diritto, la fonte è tutto
Nell’ottobre 2025 Massimo Giletti mandò in onda un servizio su una cascina a Scaldasole. Si chiamava Crivellina. Testimoni anonimi raccontavano di cene con carabinieri e magistrati che si occupavano del caso Poggi. Era una trasmissione Rai, era suggestivo, era contestabile.
Otto mesi dopo, quegli stessi intrecci sono negli atti depositati dalla Procura di Pavia con la chiusura delle indagini su Andrea Sempio. Non più testimonianze televisive: ipotesi investigative ufficiali, messe per iscritto dai pm in un procedimento per omicidio aggravato. La sostanza non è cambiata. È cambiata la fonte. E in diritto — e in giornalismo — la fonte è tutto.
I PROTAGONISTI
Per capire perché quegli atti contano, bisogna ricostruire chi sono le persone coinvolte e come si legano tra loro.
Francesco Marchetto era il comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco il 13 agosto 2007, il giorno in cui Chiara Poggi fu trovata morta in via Pascoli. Condusse le prime fasi dell’indagine. Fu il primo a far convergere le indagini su Alberto Stasi, poi condannato per l’omicidio, mentre Andrea Sempio rimaneva ai margini della vicenda.
Silvia Maria Sempio è la zia paterna di Andrea, l’attuale indagato. È comproprietaria della Crivellina.
Amilcare Adami è il marito di Silvia Maria. È l’altro proprietario della cascina.
Tra Marchetto e Silvia Maria c’era una relazione extraconiugale. Non è un’indiscrezione: l’8 giugno 2013 Marchetto fu condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per favoreggiamento della prostituzione e peculato. Il capo di peculato riguardava l’uso illecito di un dispositivo GPS e di una telecamera impiegati per controllare il marito della donna con cui intratteneva la relazione: Silvia Maria Sempio.
LA CASCINA, IL FUORISTRADA, IL GPS
Nel 2011 i carabinieri della Compagnia di Vigevano raccolsero la denuncia di Amilcare Adami. Un mattino di fine gennaio, sotto il sedile del suo fuoristrada Hummer, aveva trovato un dispositivo elettronico: “Notavo fuoriuscire dalla parte sottostante il sedile lato guida un rettangolo di colore nero dal quale avevano origine due fili.”
Era un GPS di servizio dei carabinieri. Secondo i giudici, Marchetto aveva fornito a Silvia Maria il dispositivo, ottenuto per ragioni d’ufficio, che lei aveva usato per controllare gli spostamenti del marito. Marchetto tentò di giustificarsi sostenendo di aver acquistato personalmente il dispositivo e di averlo rivenduto alla donna, dimenticando di rimuovere la sua scheda dati.
Il maresciallo che conduceva le indagini sull’omicidio più discusso della provincia spiava, tramite la sua amante, il marito di lei. Nella stessa cascina dove, secondo i testimoni sentiti da Rai 3, si andava a cena con i carabinieri.
TRE CONDANNE
Il GPS non fu l’unico problema giudiziario di Marchetto. Le condanne furono tre: per favoreggiamento della prostituzione, per essersi trovato in un locale durante un periodo di malattia; per peculato, per aver ceduto il GPS a Silvia Sempio poi utilizzato per pedinare il marito; e per falsa testimonianza, legata all’interrogatorio della testimone Franca Bermani nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi.
Sul fronte della falsa testimonianza: il 23 settembre 2017 il giudice monocratico del Tribunale di Pavia condannò Marchetto a due anni e mezzo di reclusione e a una provvisionale di 10.000 euro da pagarsi ai familiari di Chiara Poggi. La corte d’appello dichiarò poi l’intervenuta prescrizione.
LE CENE IN CASCINA
La Crivellina non era solo il campo di caccia del marito tradito. Secondo quanto riferito da testimoni sentiti dalla trasmissione Lo Stato delle Cose su Rai 3 nell’ottobre 2025, alla cascina avvenivano incontri con carabinieri e magistrati che si occupavano delle verifiche sul delitto di Garlasco. Una persona che aveva lavorato lì dichiarò: “Venivano, ma solo per mangiare e andare a caccia.” Un altro dipendente confermò: “Offriva la cena a tutti i carabinieri.”
Nessuno ha contestato nulla di illegale in quelle cene. Il dato, però, è questo: la cascina del marito di Silvia Maria Sempio — la stessa donna che intratteneva la relazione con il comandante delle indagini — era un luogo di incontro abituale per gli investigatori impegnati sul caso Poggi.
L’OMBRA SULLE INDAGINI DEL 2007
Sono gli stessi inquirenti, oggi, a mettere per iscritto le domande che nascono da questo intreccio. Negli atti depositati dalla Procura di Pavia, il legame tra Silvia Maria e Marchetto viene descritto come una relazione che potrebbe avere garantito ad Andrea Sempio “un atteggiamento ben disposto” nei suoi confronti nell’estate del 2007. Per i pm, Andrea fu trattato con i guanti.
Non è tutto. Secondo i magistrati di Brescia, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione distinta, nel 2017 Silvia Maria Sempio avrebbe consegnato al fratello Giuseppe 30.000 euro destinati, secondo l’ipotesi accusatoria, a favorire l’archiviazione della posizione di Andrea nel fascicolo dell’allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. Si tratta di un’ipotesi accusatoria, non di una condanna.
LA PISTA CAPPA E LA DOMANDA CHE RESTA
C’è un altro elemento che, letto oggi in questo contesto, acquista un peso diverso. Negli ultimi mesi Marchetto ha rilasciato numerose interviste sostenendo di aver voluto indagare sulle sorelle Cappa, cugine di Chiara Poggi, e di essere stato fermato dai suoi superiori. “C’era il testimone che smentiva i movimenti della loro madre quella mattina — ha dichiarato a Repubblica — e Muschitta che descrisse Stefania in bici con troppi dettagli per mentire. Bisognava entrare in casa loro, bisognava indagare a 360 gradi, ma il capitano Cassese disse: tengono l’alibi.”
Marchetto si è sempre presentato come il poliziotto bravo fermato dai superiori. Una versione che può essere vera, parzialmente vera o conveniente — e che nessuno ha ancora verificato formalmente nell’ambito della nuova inchiesta. Quello che oggi gli atti consentono di osservare è questo: il comandante che conduceva le prime indagini intratteneva una relazione con la zia dell’attuale indagato, frequentava la cascina di famiglia, e oggi indica come possibili piste alternative soggetti estranei alla cerchia Sempio. Se queste cose siano collegate, e in che modo, è esattamente quello che la Procura di Pavia ha scritto di voler capire.
Le Cappa non risultano indagate. Marchetto non risulta indagato nell’ambito della nuova inchiesta. Questo paragrafo non attribuisce responsabilità a nessuno: registra una domanda che i fatti documentati rendono legittima.
UNA PRECISAZIONE NECESSARIA
Silvia Maria Sempio, Amilcare Adami e Francesco Marchetto non risultano indagati nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Le condanne di Marchetto per peculato e favoreggiamento della prostituzione sono definitive; quella per falsa testimonianza è stata dichiarata prescritta in appello. Le ipotesi della Procura di Pavia sui legami tra questi soggetti e la gestione delle indagini del 2007 sono descritte negli atti come elementi da approfondire, non come accuse formali. Andrea Sempio è indagato per omicidio aggravato ed è presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva. Alberto Stasi è condannato in via definitiva e sta scontando la pena.
Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte dagli atti depositati dalla Procura di Pavia nel maggio 2026, dalla sentenza di condanna del 2013 a carico di Francesco Marchetto, dalla sentenza sul procedimento per falsa testimonianza, e da fonti giornalistiche verificate (Il Messaggero, Il Giornale, Open Online, Il Fatto Quotidiano). Le dichiarazioni dei testimoni sulla Crivellina provengono dalla trasmissione Lo Stato delle Cose, Rai 3, ottobre 2025.

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