domenica 21 giugno 2026

Ultimate Warrior 904

 


Con la vittoria del titolo mondiale World Wrestling Federation a WrestleMania  VI iniziava il regno da campione di Ultimate Warrior.


Un match incredibile, che vide di fronte due beniamini del pubblico, Hulk Hogan ed appunto il vincente Guerriero, in un ipotetico "passaggio di consegne" tra il campione della Rock 'n' Wrestling Era ed il leader della nuova generazione.


O almeno questo era l'intento.


In realtà, meno di un anno dopo Warrior avrebbe perso la cintura contro Sgt. Slaughter e Hogan avrebbe riconquistato il titolo nella seguente edizione dello "showcase of immortals".


Cosa era successo per un così drastico cambio di rottta?


Molte parole si sono spese: Warrior era più bravo ad inseguire la cintura che ad indossarla, il suo regno da campione non vendeva come Hogan in termini di merchandising, Hellwig non era in grado di sorreggere sulle sue spalle il peso di una così grande responsabilità e tante altre ipotesi.


Quello che segue è un punto di vista inedito, narrato dal diretto interessato, Ultimate Warrior, tratto da una intervista da lui rilasciata al tabloid inglese The Sun nel 2004:


"Quando entrai nel business del wrestling, cercai di essere il migliore come se quello non fosse altro che il mio obiettivo. Sapevo, mentre stavo facendo la mia gavetta, lavorando nelle piccole promotion indipendenti, che avevo qualcosa di differente dagli altri.


Avevo un fisico davvero diverso da tutti e sapevo che se l'avessi ammantato con un personaggio colorato, vivido ed intenso, avrebbe funzionato.


Quando riuscii finalmente a raggiungere il mio scopo ultimo, combattendo Hogan a WrestleMania VI, iniziai subito in quello stesso momento a pensare al passo successivo.


Mentre Ultimate Warrior evolveva come personaggio, anche io evolvevo come uomo nella mia maturità.


In quel momento, Vince McMahon aveva una grandissima opportunità, quella di essere un incredibile mentore per me, ma al contrario si palesò come assolutamente privo di etica e professionalità.


A quel punto avevo già fatto passi avanti a livello imprenditoriale, pensando a come avrei potuto sfruttare il personaggio che avevo creato con Ultimate Warrior fuori dal ring.


Ho utilizzato quel successo che avevo avuto nel pro wrestling investendo in me stesso, e mi sono imbarcato in un viaggio di auto-insegnamento, leggendo i libri dei grandi scrittori e filosofi occidentali.


In parte volevo costruire una carriera da motivatore, parlando nelle scuole e nei college, spiegando loro come utilizzare la loro mente invece che i muscoli.


Avendo fatto qualcosa di così intenso e fisico come il wrestling, lasciando un ricordo così forte tanto da vivere ancora oggi nelle menti dei fans, ho cercato di fare la stessa cosa usando la mia testa e mi sono detto "è questo il prossimo percorso che avrà la tua vita".


Ed è quello che ho fatto negli ultimi cinque-sei anni, con grande successo".


#UltimateWarrior #WrestleMania #anni90 #wrestling #maestrozamo

Facebook 

Poi c'è Borghi...

 


Oggi gli italiani si dividono in due gruppi: quelli che hanno sempre pensato che Trump fosse un coglione, e quelli che l'hanno scoperto solo ieri. 

Poi c'è Borghi.

[l_aforista]

Facebook

Mona Khalil

 


Due settimane fa un raid dell’esercito israeliano aveva colpito la sua casa vicino Tiro: non ce l’ha fatta Mona Khalil, è morta oggi a Beirut per le ferite riportate.


Nota per il suo amore per le specie marine della zona, era chiamata la “guardiana” delle tartarughe marine caretta caretta, specie a rischio estinzione, che nidificano sulle spiagge di quel tratto di costa, da giorni al centro di una forte rappresaglia israeliana.


Settantasette anni, l’ambientalista di origini libanesi nata in Nigeria, era molto nota per il suo attivismo a tutela dell’ambiente. Sono in molti oggi a piangerla anche sui social dove la notizia è divenuta virale.


Tutti gli aggiornamenti su Rainews.it

Facebook 

Alaji Diouf

 


L'ho conosciuto in una casa dell'Associazione Baobab Experience. Si chiama Alaji Diouf, viene dal Senegal. Durante l'ultimo tratto della traversata ha aiutato a portare la barca a riva, fiero di aver salvato chi era con lui. Appena sceso, si sentiva un eroe. Invece è stato arrestato e portato a Regina Coeli.


Quando l'ho incontrato, appena tornato in libertà, non parlava ancora la nostra lingua. Non capiva cosa gli fosse successo, perché fosse stato fermato, cosa gli stesse succedendo intorno. Aveva un volto gentile, ed era visibilmente traumatizzato. Non l'ho mai dimenticato.


Di storie come questa, dietro ai numeri dei naufragi e degli sbarchi, ce ne sono a migliaia che nessuno racconta.


E c'è un motivo se nessuno le racconta. Questo governo ha bisogno che restino numeri, non persone. Per questo si continua a usare la parola "clandestino": cancella un volto, una storia, un nome.


Per Vannacci il problema sono gli Alaji di questo mondo: ragazzi che fuggono dalla povertà e dalla guerra e che lui, in un libro per cui è indagato per istigazione all'odio razziale, ha descritto come "delinquenti etnici".


Per me il pericolo sono quelli come lui: chi ha costruito una carriera lucrando sull'odio, vendendo paura travestita da identità.


Oggi è la Giornata mondiale del rifugiato. Io penso ad Alaji, e a quanti come lui un'intera cultura politica ha smesso di guardare come persone. Secondo me, e per fortuna non solo secondo me, il pericolo non è Alaji. Il pericolo è Vannacci.

Ilaria Cucchi

Facebook 

Sergei Kobylai

 


Ennesimo "depresso".  .In seguito all'umiliante attentato di ieri a Mosca, il tenente generale Sergei Kobylaš, comandante dell'aeronautica militare russa, è morto dopo essere caduto da una finestra.

Facebook 

Per te Lady Cris 319

 


Facebook 

Lei non implora...

 


Facebook 

 

Il Comune di Parigi ha deciso di attribuire la cittadinanza onoraria a tutti i palestinesi. Una scelta dal forte valore politico, destinata ad alimentare le polemiche dentro e fuori la Francia.


La delibera è stata adottata dall'amministrazione socialista che guida la capitale francese. Nel testo si condanna apertamente quella che viene definita "la peggiore guerra della storia per la popolazione civile di Gaza" e si denuncia una situazione umanitaria ancora "drammatica".


La motivazione del provvedimento è stata riassunta davanti al Consiglio comunale, alla presenza dell'ambasciatrice palestinese, con una frase netta: "La cittadinanza onoraria non è un simbolo, ma un impegno per la pace".


Il gesto si inserisce in un dibattito che attraversa tutta l'Europa sulla guerra a Gaza e sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Ma mostra anche le divisioni interne alla stessa Parigi: solo poche settimane prima, infatti, lo stesso Consiglio comunale aveva respinto la proposta, avanzata dalla sinistra radicale di La France Insoumise, di conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati. Quella mozione era stata bocciata con 76 voti contrari e 48 favorevoli.


Due decisioni opposte a distanza di poche settimane, sullo stesso tema, nella stessa città. A conferma di quanto la questione resti, ovunque, profondamente divisiva.


Fonte: La Repubblica

Facebook 

sabato 20 giugno 2026

Speriamo che ve se portino via

 


Facebook 

Si può invece...

 


Facebook 

La situazione è grammatica!

 


Facebook 

È la stessa identica cosa...

 


Facebook 

Con la mente di Vito ci fai la colla!

 


Facebook 

Un altro scienziato di Facebook con la terza elementare

 


Facebook 

Grace continua a non dircelo...

 


Facebook 

Se lo dice il profeta Antonio

 


Facebook 

Lascia perdere e scopati un altro

 


Facebook 

È un cazzaro nato

 


Facebook 

I no tortellini

 


Facebook 

I cavalieri teutonici

 


Facebook 

Buon sabato Peter Thiel

 






LA VENDETTA

 



La procura di Alessandria ha chiesto due ergastoli per Renato Curcio e Mario Moretti, dirigenti storici delle Brigate Rosse, e 21 anni di carcere per Lauro Azzolini, al termine della requisitoria sulla sparatoria della Cascina Spiotta del 5 giugno 1975. 


In quel conflitto a fuoco morirono l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso e la brigatista Mara Cagol, durante l’epilogo del sequestro dell’industriale Vittorio Vallarino Gancia. Da una parte un appuntato nell’esercizio delle sue funzioni, dall’altra una ragazza con il mitra in mano e la rivoluzione in testa. 


Curcio ha 85 anni. Moretti 80. Azzolini 82. Le Brigate Rosse appartengono alla storia del Novecento. Eppure la macchina giudiziaria continua a rovistare tra le macerie di un conflitto politico concluso da mezzo secolo, inseguendo una condanna che assume sempre più i contorni della vendetta di Stato.


I pubblici ministeri hanno tracciato una distinzione netta tra gli imputati. Per Azzolini hanno chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche. Per Curcio e Moretti, invece, nessuna attenuante. Ergastolo. Pesante come una lapide. Una richiesta fondata sul concorso morale. Non c'è bisogno di aver premuto il grilletto, dice il teorema dell'accusa. Sei il capo? Allora il sangue è anche tuo. Una categoria dello spirito giuridico che somiglia tanto a un regolamento di conti tardivo.


A colpire non è soltanto la severità abnorme delle richieste. È la loro distanza dal tempo storico. La vicenda appartiene ormai agli archivi della Repubblica. Cinquant’anni dopo, la giustizia non insegue l’accertamento dei fatti, ma punta alla riaffermazione simbolica della vittoria dello Stato sui suoi nemici sconfitti.


Una vendetta fredda, firmata in nome del popolo italiano. Perché al Potere, evidentemente, la resa non basta mai. Vuole anche l'ultimo respiro.


Alfredo Facchini

Facebook 

Basta mafia!

 


All’alba di oggi un nuovo blitz della Guardia di Finanza, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha colpito le famiglie mafiose dell’Arenella e dell’Acquasanta, articolazioni storiche del mandamento di Resuttana. 


Tredici le misure cautelari eseguite, mentre gli indagati complessivi sono 45. 


L’inchiesta ricostruisce una struttura criminale capace di rigenerarsi nonostante arresti e condanne, mantenendo il controllo del territorio attraverso intimidazione, reti di fiancheggiatori e sofisticati meccanismi di riciclaggio. 


Tra gli arrestati figurano Raffaele Galatolo, che avrebbe continuato a impartire ordini pur usufruendo della semilibertà, e Stefano Fidanzati, indicato dagli investigatori come riferimento della famiglia dell’Arenella. 


Le indagini, fondate su intercettazioni, accertamenti patrimoniali e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, descrivono anche un articolato sistema clandestino di scommesse sportive, alimentato esclusivamente da denaro contante e funzionale sia all’evasione fiscale sia al reimpiego di capitali illeciti. 


#mafia #cosanostra #palermo #antimafia #memoriedimafia

Facebook 

Thor

 


Facebook 

Poi a lui il piffero piace...

 


Facebook 

La colpa sarà dei cretini che lo voteranno!

 


Facebook 

Sono neri insignificanti!

 


Facebook 

Libero è un Lercio mancato

 


Che ci crediate o no, questa è la prima pagina di “Libero” oggi in edicola.


Ci hanno messo solo quei dieci anni per capirlo.


C’è stato bisogno che trattasse Giorgia Meloni come ha trattato chiunque in questi ultimi dieci anni.


Ma oggi persino Sallusti lo ha capito.


Appena ieri lo stesso “Libero” titolava gioiosamente “è di nuovo amore” tra Giorgia e Donald.


Il titolo invecchiato peggio della storia.


E, insieme, a stretto giro, il titolo più imbarazzante di sempre. 


Tutto in 24 ore.


Poteva essere qualunque giornale, e invece… è “Libero”.


Olè.

Lorenzo Tosa

Facebook 

Il pedofilo con la sua leccaculo

 


Facebook 

Per te Lady Cris 374

 


Facebook 

Sono carabinieri o mafiosi?

 


Oggi la Cassazione ha scritto la parola fine sull’uccisione di Stefano Cucchi e sull’annientamento morale e fisico della mia famiglia che ne è conseguito. 

Queste lacrime le dedico ai Generali Alessandro Casarsa e Vittorio Tomasone. 


Il primo, nel momento in cui le versavo, era diventato niente di meno che il comandante dei Corazzieri del Quirinale. Il secondo era in pole position per la carica di Comandante Generale dell’Arma. 


Casarsa ha scritto la causa di morte di Stefano ancor prima che venisse effettuata l’autopsia con parole esatte che verranno riportate poi dai medici legali di un processo che il pm Musarò ebbe a definire kafkiano. I testimoni erano i responsabili del suo omicidio mentre gli imputati erano i suoi testimoni.


Tomasone, nel giorno in cui comunicò a tutta la stampa nazionale la telefonata di condoglianze a mia madre non mancò di aggiungere falsamente, dall’alto della sua autorevolezza, che però Stefano Cucchi era un tossicodipendente, anoressico, sieropositivo. 

Tomasone ci ha condannati a vita alle infamie degli haters della carta stampata e del web. 


Casarsa ha costretto la mia famiglia a consumarsi la vita in 16 anni di udienze. 


Per il primo le agenzie di stampa oggi riportano: “Chiara volontà di impedire di ricondurre responsabilità a carabinieri” e “Dai carabinieri falso per coprire responsabilità”.


Per il secondo rimangono le scuse verbalizzate nel processo sulle domande del mio avvocato per aver detto quelle parole false ai giornalisti. 

Tutto qui. 


Ciao mamma e ciao papà. 

Ciao Stefano

Ilaria Cucchi

Facebook 

Marilyn Wills

 


La mattina dell'11 settembre 2001, il tenente colonnello Marilyn Wills entrò al Pentagono come aveva fatto innumerevoli altre volte: presto, organizzata e concentrata sulla giornata che l'attendeva.


Passò in ufficio, prese il suo maglione dell'esercito e si diresse a una riunione ordinaria del personale con tredici colleghi.


Sembrava una mattina qualunque.


Alle 9:37, tutto cambiò.


Il volo American Airlines 77 si schiantò contro il Pentagono, squarciando l'edificio a velocità impressionante. L'esplosione scosse l'intera struttura. Il fuoco si propagò nei corridoi. Il fumo riempì l'aria in pochi istanti.


All'interno della sala riunioni, scoppiò il caos.


Wills fu scaraventata attraverso il tavolo. I suoi capelli presero fuoco. Le luci si spensero e il fumo denso rendeva quasi impossibile vedere o respirare.


Per qualche istante fu disorientata.


Poi l'addestramento e l'istinto presero il sopravvento.


Si gettò a terra e iniziò a strisciare verso quella che credeva fosse un'uscita. Quando raggiunse una porta, afferrò la maniglia, ma era rovente. Dall'altro lato c'erano le fiamme.


Si voltò e cercò un'altra via.


Mentre si muoveva nell'oscurità, sentì all'improvviso qualcuno che afferrava il dietro della sua cintura.


«Chi sei?» chiamò.


Una voce spaventata rispose.


«Mi chiamo Lois.»


Era Lois Stevens, un'impiegata civile ferita, sopraffatta e con difficoltà a respirare.


Wills si prese subito carico della situazione.


«Resta con me» disse. «Dove vado io, vieni anche tu.»


Insieme strisciarono tra le macerie. Il fumo si fece più fitto. Il calore aumentò. Quando Lois sentì di non poter più andare avanti, Wills si tolse il maglione dell'esercito e le disse di respirare attraverso quello.


Poi Lois crollò.


Senza esitazione, Wills le disse di salirle sulla schiena.


La portò avanti.


Mentre avanzavano, altri sentirono la voce di Wills nell'oscurità. Uno a uno, i sopravvissuti feriti si unirono a loro, seguendo le sue indicazioni e il suo incoraggiamento.


Presto molte persone dipendevano dalla sua guida.


Alla fine, il gruppo raggiunse una finestra.


Non si apriva.


Provarono tutto ciò che potevano, finché non riuscirono a rompere il vetro. L'aria fresca irruppe nella stanza, offrendo una via di fuga.


I soccorritori aspettavano sotto.


Le persone iniziarono a uscire.


Ma Wills rifiutò di andarsene per prima.


Rimase indietro, aiutando gli altri a mettersi in salvo prima di pensare a se stessa.


Solo dopo che tutti quelli che poteva aiutare erano fuori, si arrampicò attraverso la finestra rotta. Quando cadde durante la discesa, i soccorritori la presero al volo.


Solo allora si concesse di pensare alla sua famiglia.


Quattordici persone erano in quella riunione.


Tre non riuscirono a uscire.


L'attacco al Pentagono causò 184 vittime, tra passeggeri del volo 77 e persone all'interno dell'edificio.


Ma grazie alle azioni di Marilyn Wills, diverse persone sopravvissero a quella terribile mattina, tra cui Lois Stevens. Le due rimasero in contatto per anni, unite dagli eventi che avevano affrontato insieme.


Per il suo coraggio, Wills ricevette la Soldier's Medal e il Purple Heart.


Riportò ustioni, intossicazione da fumo e ferite permanenti, ma continuò a servire il suo paese e fu successivamente dispiegata in Afghanistan.


Non si è mai considerata un'eroina.


Ma quando la paura, il fuoco e l'incertezza la circondavano, scelse di aiutare prima gli altri.


E a volte, è esattamente questo che significa essere un eroe.

Facebook 

venerdì 19 giugno 2026

Patrizia Scifo

 


La picchiava di continuo, la seviziava. Una volta la costrinse a subire anche la roulette russa con una pistola carica. Patrizia Scifo si era innamorata di quell’uomo da ragazzina, quando aveva 17 anni. Ma quando si rese conto chi fosse realmente quella persona, era già troppo tardi.


Quell’uomo era Giuseppe Spatola, mafioso. Più grande di lei di 11 anni, dopo i primi mesi in cui era riuscito a manipolarla convincendola ad andare contro la famiglia, si rivelò per ciò che era: una bestia, senza offesa per le bestie. Che creò un inferno da cui Patrizia non riusciva ad uscire.


Tutto però cambiò quando nacque la loro bambina, Angelica Monica. L’amore che Patrizia provava per quella bimba le fece trovare la forza di denunciare le sevizie, le torture, le botte. Di denunciare e di lasciarlo.


Era il 18 giugno 1983 quando la portò da sua madre, a Niscemi. Le disse che sarebbe venuta a prenderla il giorno dopo, forse voleva andare via.


Non tornò mai più perché quella notte venne strangolata a morte da Spatola e poi seppellita in un terreno.


Non si seppe subito e lei venne data per dispersa. Il padre, Vittorio, non smise mai di cercarla. E il 18 luglio la mafia uccise anche lui perché faceva troppe domande e stava creando problemi ai clan.

Anche quest'anno nel ricordo di Patrizia e di Vittorio, non dimentichiamo cos’è la mafia e chi si sono i mafiosi. Sono la dannazione di questo Paese e uno dei mali peggiori che potessero mai capitare. Non scordiamolo mai.

Leonardo Cecchi 

Facebook 

Sarà vero?

 


PADRE SOSPESO DALLA RESPONSABILITÀ GENITORIALE: IL CASO CHE FA DISCUTERE


Un biologo romano di 57 anni racconta a Il Messaggero di essersi opposto alla somministrazione di due vaccini alle figlie minorenni: quello anti-Covid e quello contro il papilloma virus.


Le figlie, secondo quanto riportato, erano già state sottoposte alle vaccinazioni obbligatorie previste dal piano vaccinale. Il dissenso del padre riguardava due somministrazioni specifiche, sulle quali aveva espresso perplessità.


Risultato?


Il Tribunale di Velletri avrebbe ritenuto la sua condotta incompatibile con la tutela della salute delle figlie, arrivando alla sospensione della responsabilità genitoriale.


Qui non siamo davanti a un genitore accusato di abbandono.

Non siamo davanti a un padre sparito.

Non siamo davanti a chi rifiuta ogni cura.


Siamo davanti a un padre che, secondo la sua versione, ha espresso un dissenso su due vaccinazioni e oggi si ritrova colpito da un provvedimento pesantissimo.


E allora la domanda è inevitabile:


da quando il dubbio di un genitore diventa una colpa?

Da quando chiedere prudenza diventa “inidoneità”?

Da quando la responsabilità genitoriale coincide con l’obbedienza sanitaria?


Naturalmente saranno i giudici e le sedi competenti a valutare ogni aspetto della vicenda. Il padre, tramite i suoi legali, ha annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.


Ma il punto politico, sociale e umano resta enorme.


Perché una società davvero libera non dovrebbe punire il dissenso.

Dovrebbe ascoltarlo, discuterlo, verificarlo.

Soprattutto quando riguarda scelte sanitarie, figli minori e responsabilità familiari.


Negli anni della pandemia abbiamo visto troppe persone trattate come nemici solo per aver posto domande.

Ora certe storie tornano, una dopo l’altra, e il conto umano di quella stagione sembra non essere ancora finito.


Scrivi nei commenti cosa ne pensi.


Segui Il Grande Inganno per non perdere le storie che molti preferirebbero archiviare in silenzio.


#IlGrandeInganno #Covid #Vaccini #Diritti #Libertà

Facebook 

È lui che è?

 


Facebook 

Il leone ucraino sbranera' Putin

 


Facebook 

La Russia 🇷🇺 gli fischia...

 


Facebook 

*"DALLA RESISTENZA ALLA COSTITUZIONE: IL PROTAGONISMO DELLE DONNE" - VENERDI' 19 GIUGNO ORE 17.30 - UDI SEDE NAZIONALE, VIA PENITENZA 37*

               


                                                                                               

                                                                                                                                                        *"Dalla Resistenza alla Costituzione: il protagonismo delle donne"*

  

Il 2 giugno di quest'anno si sono celebrati gli 80 anni dal referendum che ha sancito la nascita della Repubblica italiana. Ma importante è ricordare che quel 2 giugno votarono alle elezioni politiche per la prima volta anche le donne. E vi parteciparono in numero superiore a quello degli uomini perché dalla Resistenza si erano formate donne che ben sapevano cosa volevano: volevano una repubblica democratica per dire addio definitivamente alla monarchia e soprattutto al fascismo. Si parla spesso del contributo dato dalle donne alla Resistenza, in realtà le donne hanno vissuto la Resistenza in prima persona e ne hanno fatto parte fosse questa Resistenza armata o non armata. Da quel voto fu eletta l'assemblea Costituente della quale 21 donne ne fecero parte. Donne di provenienza diversa, di estrazione sociale e politica diverse, ma che insieme combatterono per i diritti delle donne. E insieme hanno scritto quel meraviglioso testo che è la nostra Costituzione antifascista. La lotta di uomini e donne che, rischiando la loro vita,  hanno cacciato la dittatura fascista ci  aiuti a trovare forza, impegno e strategia per combattere l'avanzata delle destre, ma soprattutto per difendere la Costituzione perennemente sotto attacco.


Introduce *Rita Scapinelli* responsabile nazionale antifascismo Rifondazione Comunista. 


Interventi di: 


*Davide Conti* storico


*Rosangela Pesenti* segreteria nazionale UDI 


 *Laura Ronchetti*, docente di Diritto Costituzionale


*Barbara Tibaldi* segretaria nazionale FIOM 


*Luciana Castellina* in collegamento. 

                                                                                                                                                   Iniziativa di Rifondazione Comunista in collaborazione con ASSUR

*Venerdì 19 giugno h. 17.30*

*Udi sede nazionale*

*via Penitenza 37 – ROMA*

Giovanni Barbera

Mosca in fiamme

 


Ucraina: maxi-attacco con droni contro Mosca


L’Ucraina ha lanciato un ampio attacco con droni contro Mosca. L’agenzia di stampa governativa russa TASS descrive l’attacco come «il più ampio degli ultimi due anni», e afferma che avrebbe coinvolto centinaia di droni nell’arco di otto ore, di cui almeno 180 intercettati. Secondo le autorità moscovite, i droni avrebbero impattato in diverse località di Lubertsy, nella periferia di Mosca, danneggiando una palestra e un impianto industriale. I detriti avrebbero anche danneggiato il tetto di un centro commerciale e di una abitazione privata. Secondo l’Ucraina sarebbe stata colpita una raffineria di petrolio di Mosca, e l’attacco avrebbe costretto le autorità russe a interrompere temporaneamente i voli commerciali.



✍️ Abbonati per sostenere il nostro lavoro e avere accesso a tutti i nostri servizi. https://www.lindipendente.online/abbonamenti/

Facebook 

Il décolleté fantastico di Lady Cris solo per i lettori del Grognardo

 



Lady Cris come fai a essere così bella?

 

















giovedì 18 giugno 2026

Gemma brinda al padrone del Grognardo

 


Il fantoccio della FIFA

 


Premesso, Leo #Messi è un fuoriclasse assoluto, il numero 1 negli ultimi 20’anni, senza discussione e a mani basse. 


Adesso, scriviamo di storia, che è un’altra vita. 

Leo Messi non è Diego Armando Maradona e non lo sarà MAI, nemmeno in un’altra vita, così come non sarà MAI Pelè. Troppo distanti mentalmente, non è un leader e non lo è mai stato.


È inconfutabile e inopinabile, e non lo scrivo solo io mai giornali di mezzo Mondo (tranne quelli di carta igienica italici) che sia il giocatore più protetto dagli arbitri nella storia del calcio. Gli basta uno sputo agli arbitri per fischiargli fallo, poi quando i falli li fa lui e ne ha fatte di porcate, non viene nemmeno ammonito.


A Maradona non gli perdonavano niente, dentro e soprattutto fuori dal campo, lo massacravano di botte e niente giallo o rosso.


Il mondiale 2022 è stato un autentico furto dell’Argentina. Lo sanno anche i bambini.


Leo Messi è protetto dalla #FIFA e quindi dagli Stati Uniti d’America, più che un calciatore una multinazionale e gli viene permesso tutto, sta con le lobbie nere massoniche, con i potenti della terra. Per lui prima gli affari e poi il calcio.


L’esatto contrario di D10S!

Ecco perché non sarà Mai Mai e poi Mai

#Maradona


E adesso potete anche consegnargli il secondo mondiale di CARTONE! 


Rob

#illlatooscurodelcalcio

Facebook