giovedì 25 giugno 2026

AGGRESSIONE DI UNA DONNA AL PIGNETO. RESPINGIAMO SCIACALLI E MILITARIZZAZIONE, NOI VOGLIAMO LA SICUREZZA SOCIALE!

 



Domenica 21 giugno, al Pigneto in via Braccio da Montone, una donna è stata aggredita e picchiata. Un episodio grave che ha comprensibilmente riacceso paura e discussioni sulla sicurezza nel quartiere.


C'è chi prova come sempre a strumentalizzare con discorsi razzisti e discriminatori, totalmente legittimati dalla propaganda del governo Meloni, per lasciare in fondo tutto così com'è, criminalizzando chi vive nei quartieri popolari e gli immigrati.


C’è chi risponde invocando più polizia e più telecamere, infatti, il presidente del Municipio, Mauro Caliste, afferma da un lato di non credere nella “militarizzazione del territorio”, ma dall’altro sostiene che una presenza più diffusa e visibile delle forze dell’ordine sarebbe oggi indispensabile per garantire sicurezza e tranquillità.


Noi crediamo la sicurezza reale non si costruisce con il controllo e la repressione, ma con quartieri vivi, servizi pubblici adeguati, attenzione alle situazioni di marginalità e investimenti che non lascino indietro nessuno. Significa anche cose molto concrete: strade percorribili e curate, cantieri gestiti e non abbandonati per mesi o anni, come accade ad esempio in via Romanello da Forlì, dove un tratto resta chiuso da oltre un anno. Ma anche un controllo vero sulla gestione dell’illuminazione stradale.


In quartiere abbiamo assistito ad altri episodi preoccupanti: aggressioni a persone queer, attacchi alla sede di GenderX a Malatesta, e la presenza di gruppi che inneggiano a simboli e ideologie fasciste. Sono segnali che non possono essere ignorati o ridotti a singoli fatti isolati.

Non saranno le “zone rosse” né una risposta repressiva a risolvere questi problemi. Serve una sicurezza sociale vera, che parta dalle persone che abitano i quartieri e dalla capacità collettiva di prendersene cura.


Nella paura generata da episodi come quest’ultimo, c’è chi rilancia l’idea delle ronde. Noi se decidiamo di stare in strada, però, non lo facciamo per criminalizzare qualcuno o per scaricare la colpa su “altri”, magari immigrati. Lo facciamo per ribadire che la sicurezza si costruisce insieme, giorno per giorno, con presenza, partecipazione e solidarietà nei quartieri.

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