"IL GENOCIDIO VA IN SPIAGGIA" - IL MONDO AL CONTRARIO DI ANTONINO MONTELEONE, SECONDO CUI LE SPIAGGE DI GAZA SONO QUASI MEGLIO DI QUELLE DI MIAMI: "RISTORANTI SUL LUNGOMARE, BAR, LOCALI PIENI E FAMIGLIE IN SPIAGGIA A PRENDERE IL SOLE" - IL CONDUTTORE POSTA UNA FOTO DI UN GRUPPO DI PALESTINESI AL MARE, COME PROVA CHE DA QUELLE PARTI SIA TUTTO ROSE E FIORI, E DEFINISCE "PAPPAGALLI BEN ADDESTRATI" CHI SOSTIENE CHE NELLA STRISCIA CI SIA STATO UN GENOCIDIO - IL MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI, ROBERTO NATALE: "MONTELEONE, CHE COSTA ALL'AZIENDA 300 MILA EURO L'ANNO, PREFERISCE PRATICARE IL SUO VECCHIO STILE DA 'IENA' E SI DÀ A RIPETUTE PROVOCAZIONI. L'UTILIZZO DEI SOCIAL È CONCESSO A TUTTE LE GIORNALISTE E GIORNALISTI RAI O SOLO A QUELLI CHE FANNO CERTA PROPAGANDA?"
(ANSA) - ROMA, 30 GIU - Il Cdr Approfondimento Rai chiede all'amministratore delegato, Giampaolo Rossi, "di chiarire una volta per tutte se l'utilizzo dei social è concesso a tutte le giornaliste e giornalisti Rai o solo a quelli che fanno certa propaganda".
"Il conduttore del programma Rai 'Filorosso' Antonino Monteleone sui social si scandalizza perché le famiglie superstiti di Gaza cercherebbero refrigerio in spiaggia. Segno inequivocabile - secondo lui - che quanto raccontato fino ad oggi sulle sofferenze della popolazione palestinese sia una colossale montatura e che quel popolo, in realtà, se la stia godendo a mare - si legge in una nota -.
Come se chi ha sofferto e non ha accesso al necessario, non avesse diritto a un momento di ristoro dall'afa, pena la perdita dello status di vittima. Il conduttore esterno che, come ha ricordato il membro del Cda Roberto Natale, costa all'azienda 300mila euro l'anno, ridicolizza l'uso della definizione di genocidio".
"Nel post, inoltre, immagina che quel 'lusso di refrigerio' sia confinato ai soli uomini (basta un piccolo zoom per smentirlo) - prosegue ancora la nota -. Non ci pronunciamo sul ghigno osceno del titolo 'Il genocidio va in spiaggia', non siamo qui a fare lezioni di buon gusto al conduttore o alla Rai, che lo ha voluto per rappresentare la propria immagine.
Vorremmo tuttavia capire se è questa l'operazione culturale che aveva in mente l'amministratore delegato quando si è vantato della conversione di Rai 3 operata negli anni della sua direzione".

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