Tra le cose più avvilenti e pallose della noiosissima e oltremodo svilita “politica” italiana, c’è questa cosa per cui ci chiedono implicitamente di dover scegliere chi tifare tra soggetti improponibili. Tipo Pozzolo contro Ascani o, ancor peggio, Pozzolo contro Donzelli. È accaduto due sere fa in parlamento (ovviamente minuscolo).
Ascani me la ricordo eccome ai tempi del renzismo rampante, tra 2014 e 2018: politicamente imperdonabile. Poi è migliorata, certo, ma peggiorare era impossibile e ho il difetto (tra i tanti) di coltivare quotidianamente la memoria.
Peggio ancora, e qui siamo davvero all’armageddon del tragicomico, la lotta (finta: tra un anno si alleeranno) tra Pozzolo e Donzelli. Cioè, rendiamoci conto: da una parte il guidatore provetto e maestro d’armi Pozzolo, dall’altra DONZELLI (e qui basta davvero il cognome). Opinione personale, e va da sé prettamente politica, ma la trovo davvero una mitologica sfida al vertice: un parossismo di talento puro, un trionfo di neuroni e gradevolezza democratica. Roba che piuttosto uno tifa l’arbitro, uno tsunami, un meteorite (metaforicamente parlando).
Quando Gaber gridava che “la politica è schifosa e fa male alla pelle”, pareva esagerare: in realtà era persino troppo buono.
Non c’è nessun ambito culturalmente “basso” e per nulla stimolante come la politica politicante italiana. Chi ha talento sceglie altri lavori, chi non sa fare nulla (tranne rari casi) fa il politico. Una sorta di ultimo rifugio lavorativo per imbucati, furbacchioni, incompetenti è scappati di casa (sempre fatti salvi rari casi).
Che pochezza gigantesca.
Andrea Scanzi

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