sabato 5 settembre 2026

Gino Girolimoni

 


A partire dal 1924, nei quartieri popolari di Roma diverse bambine scompaiono e vengono poi ritrovate abusate e uccise. Il regime cerca inizialmente di censurare le notizie, ma la rabbia cresce tra gli abitanti delle borgate. Quando la vicenda finalmente passa sui giornali, il regime vuole trovare rapidamente un colpevole. E lo cerca tra gli strati più emarginati della popolazione: alcolizzati, disoccupati, disabili. Un vetturino arrestato si suicida per la vergogna, poi è la volta di un sacrestano. Entrambi sono buchi nell’acqua.

Il regime allora mette una taglia di 50.000 lire, una gran cifra per l’epoca, sulla testa del serial killer ma finisce solo per complicare il lavoro dei poliziotti, sempre più pressati dalla stampa e dai superiori. Nella primavera del 1927 viene fermato Gino Girolimoni, un giovane mediatore. Gira con una Peugeot fiammante e bei vestiti, ma solo per far colpo sulle donne. In realtà non è ricco e non porta nemmeno i baffi. Lo arrestano mentre parla con una bambina di dodici anni, che in realtà è a servizio da una sua amante.

Per gli agenti è lui l’assassino. Lo confermano anche diversi testimoni. E questo sebbene Gino non corrisponda agli identikit. Per la polizia usa dei travestimenti e per il criminalista Samuele Ottolenghi, seguace di Lombroso, ha i tratti somatici tipici dei criminali più efferati.

Il regime stappa lo spumante, Mussolini si vanta dei successi della polizia, la stampa grida la mostro. Solo il commissario Giuseppe Dosi, vista l’inesistenza di ogni prova concreta, prova a riaprire le indagini, almeno finché non lo arrestano e lo sbattono in manicomio. C’è già un colpevole. E invece no. Girolimoni nemmeno va a processo. Il giudice istruttore, su richiesta dell’accusa, lo proscioglie dopo 11 mesi di carcere. È innocente, ma nessuno lo dice.

Per tutti resta un mostro, anzi il mostro, tanto che il suo cognome diventerà sinonimo di pedofilo e assassino. Vissuto nella povertà e nel pregiudizio, Girolimoni così non avrà pace nemmeno dopo la morte.

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Nel romanzo “La notte della volpe” viene raccontata un’altra storia di ingiustizia nel corso del ventennio. Lo trovate seguendo il link in bio o nelle storie.

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