Non è solo un film di kung fu. È il testamento più strano e profetico della storia del cinema.
Il film più costoso di Hong Kong
Siamo nel 1978. Bruce Lee è morto da 5 anni. La Golden Harvest decide di finire il suo film incompleto, Game of Death. Ci butta 2 milioni di dollari, il budget più alto mai visto a Hong Kong fino a quel momento.
Per la musica chiamano un gigante: John Barry, il compositore di James Bond. L'uomo di Goldfinger, Dalla Russia con Amore e _Agente 007 - Si vive solo due volte (1967). Cinque Oscar. L'unica cosa davvero lussuosa di tutto il film.
Di Bruce però erano rimasti solo 40 minuti veri, quelli leggendari nella pagoda con la tuta gialla, contro Dan Inosanto e il gigante Kareem Abdul-Jabbar. Tutto il resto è stato rattoppato con tre sosia, tra cui Yuen Biao, amico d'infanzia di Jackie Chan, nascosto dietro barba finta e occhiali da sole. Nella scena del funerale hanno persino usato una foto vera del funerale di Bruce Lee ritagliata e incollata sullo specchio.
I tre attori maledetti
Attorno a Bruce hanno messo tre nomi grossi di Hollywood, e tutti e tre sono finiti male.
1. Gig Young - Jim Marshall. Premio Oscar nel 1970 come miglior non protagonista per Non si uccidono così anche i cavalli?. Tre settimane dopo l'uscita americana di Game of Death, il 19 ottobre 1978, a 64 anni, dopo tre settimane di matrimonio con la quinta moglie Kim Schmidt di 31 anni, l'ha uccisa con un colpo di pistola e poi si è sparato alla testa nel loro appartamento di New York. Omicidio-suicidio.
2. Hugh O'Brian - Steiner. In TV era Wyatt Earp per 6 anni, l'uomo più famoso d'America negli anni '50. Nella vita era uno scapolo impenitente e donnaiolo - viveva 5 mesi l'anno alla Playboy Mansion - e si è sposato per la prima e unica volta a 81 anni, il 25 giugno 2006, con la compagna da 18 anni Virginia Barber. Ma è soprattutto un filantropo: nel 1958, dopo 9 giorni in Africa con il dottor Albert Schweitzer, Premio Nobel per la Pace, che gli disse "la cosa più importante nell'educazione è insegnare ai giovani a pensare da soli", ha fondato la HOBY - Hugh O'Brian Youth Leadership Foundation, che da allora ha formato oltre 500.000 ragazzi. Nel film è il braccio destro del boss che organizza l'attentato.
3. Dean Jagger - Dr. Land. Il boss del Sindacato che vuole possedere Billy Lo. Premio Oscar nel 1950 come miglior non protagonista per Cielo di fuoco (1949), Twelve O'Clock High di Henry King con Gregory Peck. Nel film fa il burattinaio che dice "noi possediamo le star".
La trama che è diventata realtà
Nel film Billy Lo, superstar, rifiuta di firmare con il Sindacato del Dr. Land. Loro lo puniscono: un killer si finge stuntman sul set, prende una pistola di scena che dovrebbe essere a salve, la carica con un proiettile vero e gli spara durante le riprese. Billy sopravvive e si finge morto per liberarsi e vendicarsi.
15 anni dopo, nel 1993, suo figlio Brandon Lee muore esattamente così sul set de Il Corvo: pistola di scena a salve, dentro una palla vera dimenticata in canna, colpo mortale.
Bruce aveva scritto la morte del figlio nel 1972.
Il regista nemico
Dietro le quinte era guerra. Il regista Robert Clouse, lo stesso de I 3 dell'Operazione Drago, non era amico di Bruce. Lo ha raccontato Bob Wall - O'Hara, quello con la cicatrice, campione di karate e amico di Chuck Norris:
"Robert Clouse is one of the worst directors and Bruce didn't like him, they were in a constant battle. Clouse had no respect for action people, only respect for actors".
Il vero messaggio: i contratti sono catene
Clouse ha trasformato il film in una storia di vendetta contro la mafia. Ma quello che voleva fare Bruce era tutt'altro. La sua pagoda a 5 piani era buddista: ogni piano è un livello dell'ego da superare.
E la mafia non era invenzione. A Hong Kong negli anni '70 le star erano proprietà delle Triadi. Se non firmavi, ti rompevano le gambe. Jackie Chan ha girato per anni con 20 guardie del corpo per questo.
È la stessa storia di Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr., e il Rat Pack: tutti sotto contratto con la mafia di Chicago e Las Vegas, che controllava i locali del Sands dove lavavano i soldi. Al Sands, Sinatra era il re, ma il casinò era di gente come Sam Giancana.
E il caso più schifoso di tutti è Elvis Presley. Elvis dava il 50% di tutti i suoi proventi al suo manager, il Colonnello Tom Parker. Metà. Un ladro con un nome falso, non era colonnello, non si chiamava Parker, era un immigrato olandese illegale di nome Andreas van Kuijk che non poteva uscire dagli USA perché senza passaporto. Per questo Elvis non ha mai fatto un tour in Europa. Morì in bancarotta pur avendo guadagnato 100 milioni.
Parker è il Dr. Land nella vita reale.
La frase chiave di Billy Lo è: "Non sarò mai il cane da compagnia di nessuno". E l'unico modo per liberarsi dal contratto è fingere di essere morto. Da morto, il contratto è nullo.
È quello che Prince ha fatto scrivendosi SLAVE sulla faccia, Michael Jackson contro la Sony. Bruce l'aveva capito 50 anni prima.
Anche in Italia i contratti di molte star erano gestite, indirettamente, dalla mafia fino alla fine degli anni 90.
Game of Death è un Frankenstein mal riuscito, uscito in Italia il 25 agosto 1978, farà 119 000 spettatori, ma è l'unico film dove una star racconta come il sistema possiede le star, e suo figlio muore davvero come nel copione che lui ha scritto.
Fenix

Nessun commento:
Posta un commento