Questa fotografia mostra un uomo che sa di avere davanti a sé gli ultimi minuti della sua vita.
È Hisakazu Tanaka, ex generale dell'Esercito imperiale giapponese. Il 27 marzo 1947 fu fucilato a Guangzhou, in Cina.
Ma per capire perché quell'uomo si trovasse davanti a un plotone d'esecuzione, bisogna guardare oltre la fotografia e tornare agli anni più duri della guerra in Asia.
La Seconda guerra mondiale era terminata da meno di due anni e in Cina erano in corso i processi contro alcuni dei responsabili militari giapponesi per quanto accaduto durante il conflitto e l'occupazione.
Tra loro c'era Hisakazu Tanaka.
Ex tenente generale dell'Esercito imperiale giapponese, aveva concluso la guerra come comandante della 23ª Armata e come governatore generale di Hong Kong durante l'occupazione giapponese.
Negli anni precedenti, le forze sotto il suo comando avevano operato nella Cina meridionale, dove la popolazione civile aveva subito uccisioni, saccheggi, violenze sessuali, lavori forzati e altre brutalità che sarebbero poi entrate nei procedimenti per crimini di guerra.
Nel dopoguerra Tanaka dovette rispondere delle proprie responsabilità sia davanti alla giustizia cinese sia davanti a quella militare statunitense.
Una commissione militare americana lo processò per il caso di un maggiore dell'aviazione statunitense catturato e successivamente giustiziato a Hong Kong nell'aprile del 1945.
Tanaka venne riconosciuto colpevole e condannato all'impiccagione.
Ma quella sentenza non sarebbe stata eseguita.
Durante la revisione del caso si ritenne che non fosse stato sufficientemente dimostrato che Tanaka fosse a conoscenza delle irregolarità prima del procedimento contro il prigioniero. La condanna americana non portò quindi alla sua esecuzione.
Parallelamente, Tanaka dovette rispondere davanti al tribunale militare cinese di Guangzhou per una serie molto più ampia di crimini attribuiti alle forze poste sotto la sua autorità nella Cina meridionale.
Tra le accuse figuravano uccisioni di civili e prigionieri, torture, violenze sessuali, saccheggi, deportazioni, impiego forzato di civili per attività militari e distruzione di proprietà.
Il tribunale lo riconobbe colpevole e lo condannò a morte.
Passarono alcuni mesi prima dell'esecuzione della sentenza.
Poi arrivò il 27 marzo 1947.
Quel giorno Tanaka venne fatto salire su un veicolo e condotto per le strade di Guangzhou prima di essere portato al luogo dell'esecuzione. Gli era stato consentito di indossare l'uniforme militare giapponese invece degli abiti da prigioniero.
Fu allora che vennero realizzate alcune delle fotografie che documentano le ultime ore della sua vita.
Poco dopo venne condotto al luogo dell'esecuzione.
Fu fucilato quello stesso giorno.
Aveva 58 anni.
Quella fotografia è rimasta come testimonianza di un capitolo del dopoguerra asiatico meno conosciuto dal pubblico europeo.
Mentre Norimberga diventava il simbolo mondiale dei processi contro i crimini del nazismo, anche in Asia si svolgevano procedimenti volti ad accertare le responsabilità per le atrocità commesse durante anni di guerra e occupazione.
Ed è forse questo il modo più corretto di osservare oggi quell'immagine.
Non soltanto come la fotografia degli ultimi istanti di un generale condannato, ma come il frammento finale di una storia molto più grande, che aveva coinvolto civili, prigionieri e intere comunità travolte dalla guerra.
Una fotografia può conservare l'ultimo istante della vita di un uomo.
La memoria storica, però, deve conservare anche ciò che era accaduto prima.

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