Ho deciso di non sprecare più una parola per rispondere alle gravi falsità che La Verità continua a pubblicare sul mio conto.
L’ultima riguarda un processo e contiene affermazioni che ritengo gravemente false e diffamatorie: si sostiene che sarei stato ricusato e che non avrei avuto i titoli necessari. Niente di tutto questo corrisponde alla realtà. Mi sono dimesso spontaneamente perché non avevo alcuna intenzione di occuparmi di quel processo. Punto.
Di fronte a chi costruisce campagne basate su falsità e insinuazioni, non intendo più fare da bersaglio né alimentare un gioco che ha evidentemente altri obiettivi.
Da oggi parleranno i miei avvocati. Ho dato loro mandato di tutelare in ogni sede la mia reputazione e di chiedere il risarcimento dei danni per quanto è stato pubblicato.
La verità, quella vera, non si stabilisce con titoli urlati sui giornali o con ricostruzioni fantasiose: si dimostra con i fatti e, quando necessario, nelle aule di tribunale.
E sarà interessante vedere se chi oggi si sente così libero di accusare sarà altrettanto coraggioso quando dovrà rispondere delle proprie affermazioni davanti a un giudice.
Per quanto mi riguarda, la stagione delle risposte è finita. Adesso parlano gli avvocati.
E chi vive anche grazie al sostegno e agli aiuti pubblici dovrà ricordarsi che la libertà di scrivere non significa libertà di diffamare senza conseguenze.
Matteo Bassetti

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