martedì 1 settembre 2026

Il rapporto di amore/odio tra Bruce Lee e la Cina 🇨🇳



È la contraddizione più grossa di Bruce Lee, ed è per questo che è interessante.

La Cina l'ha fatto diventare eroe nazionale DOPO morto, ma lui con la Cina non c'entrava quasi nulla quando era vivo.

1.  Bruce era americano. Nato a San Francisco nel 1940, cittadinanza americana. Poi cresciuto a Hong Kong, che all'epoca era colonia inglese, non era "Cina". Parlava inglese meglio del cantonese. Il suo modo di pensare era 100% americano: individualista, imprenditore, "fatti da solo". Niente a che vedere con il collettivismo di Mao.

2.  Non amava la Cina di allora. La Cina che lui vedeva nel 1960-70 era la Cina di Mao, della Rivoluzione Culturale, chiusa, povera, ideologica. Lui che insegnava kung-fu a pagamento a bianchi e neri in California, che guidava una macchina sportiva e voleva sfondare a Hollywood... per Pechino era un capitalista. Lui ricambiava: non ha mai voluto andare nella Cina Popolare, non ne parlava bene. Amava la cultura cinese antica, il Tao, il Kung-fu, ma non lo Stato.

3.  La Cina l'ha adottato dopo. Perché gli serviva. Negli anni '80, quando la Cina si riapre, ha bisogno di un simbolo che dica al mondo "noi cinesi siamo forti, non siamo più quelli che venivano cacciati dai parchi". Chi meglio di un cinese che mena tutti gli stranieri nei film? Così Dalla Cina con furore dove lui prende a calci i giapponesi e gli inglesi diventa film patriottico nelle scuole. Pechino gli fa statue, musei. Ma lui da vivo non avrebbe mai vissuto un giorno nella Cina di Mao.

In pratica: lui ha usato l'orgoglio cinese per diventare famoso, e la Cina ha usato lui dopo morto per farsi l'orgoglio.

Era più di Hong Kong che della Cina, e più d'America che di Hong Kong. Un apolide con i muscoli.

Fenix

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