venerdì 4 settembre 2026

La tragedia dell'Apollo

 


La foto sembra raccontare una prova tranquilla. In realtà, ritrae tre uomini a pochi mesi dalla tragedia che avrebbe cambiato l’Apollo.


Sono Virgil “Gus” Grissom, Edward White e Roger Chaffee. Non stanno uscendo da una capsula già pronta per lo spazio: stanno provando le procedure di recupero dopo l’ammaraggio, dentro un modello a grandezza naturale del modulo di comando Apollo.


La scena fu fotografata nel giugno 1966, presso Ellington Air Force Base, vicino al centro spaziale di Houston. White e Chaffee sono in acqua, mentre Grissom si trova sulla zattera accanto al modello. Intorno a loro ci sono i NASA swimmers, i nuotatori incaricati di assistere gli astronauti durante questo tipo di addestramento.


Un dettaglio piccolo, ma importante: all’epoca quella missione non si chiamava ancora ufficialmente Apollo 1. Il nome assegnato era Apollo-Saturn 204, o AS-204. “Apollo 1” sarebbe diventato il nome ufficiale solo dopo l’incidente, nella primavera del 1967.


Il lancio era previsto per il 21 febbraio. Il 27 gennaio, quindi, mancavano esattamente 25 giorni.


Quel pomeriggio, sulla rampa del Launch Complex 34, a Cape Kennedy, l’equipaggio stava svolgendo un test pre-volo. Il modulo era chiuso e pressurizzato con ossigeno puro a circa 16,7 psi. Alle 18:31, durante la simulazione del conto alla rovescia, nella cabina scoppiò un incendio.


Le fiamme si propagarono in pochi secondi. La pressione aumentò fino a danneggiare il recipiente pressurizzato del modulo e il personale a terra non riuscì ad aprire i portelli in tempo. Grissom, White e Chaffee morirono tutti e tre.


La causa non fu mai ridotta con certezza a un singolo filo o a un unico guasto. L’inchiesta mise invece in luce una combinazione pericolosissima: ossigeno puro ad alta pressione, materiali combustibili, problemi di progettazione e organizzazione e soccorsi non abbastanza rapidi.


Le autopsie indicarono l’asfissia provocata dall’inalazione di monossido di carbonio e altri gas tossici. Le ustioni, secondo i patologi, erano probabilmente sopravvivibili: fu l’ambiente dentro la cabina a rendere la situazione fatale in pochi istanti.


Dopo quella tragedia cambiarono il modulo di comando, il portello, i materiali, le prove e le procedure di sicurezza. La foto, così, non mostra soltanto un addestramento in piscina: mostra l’ultima fase di un programma che stava ancora imparando quanto potesse essere pericoloso lo spazio.


💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve

👉 25 giorni: il tempo tra l’incendio e il lancio previsto

👉 16,7 psi: la pressione dell’ossigeno puro nella cabina

📚 Fonti: non disponibili

Facebook 

Nessun commento:

Posta un commento