Videogiocatori di tutto il mondo, unitevi! Non perché un videogioco abbia bisogno di essere difeso come una religione, ma perché nessuno dovrebbe sentirsi meno adulto, meno serio o meno degno di rispetto per una passione che non danneggia nessuno. Noi di Con Marzullo in discoteca ci siamo, con affetto e piena solidarietà, accanto a chi in queste ore ha risposto ad Andrea Lombardi: Il Forla, Mantis Channel, PlayerInside/Raiden, N0L4N, UAGNA, DBG Archives e ai tanti gamer che hanno detto una cosa banalissima ma evidentemente rivoluzionaria nel 2026: giocare non è una colpa.
Il fatto da cui è nata la predica è minuscolo, rispetto al rumore che gli è stato costruito attorno. Un singolo battaglione di Fort Stewart, in Georgia, ha previsto un permesso speciale di quattro giorni per i militari che rinnovavano la ferma; potevano essere coinvolte circa 130 persone e le adesioni iniziali erano una ventina. Non l’esercito statunitense che si mette in pausa per GTA 6, non il Pentagono posseduto da Rockstar, non il collasso della civiltà: una trovata locale di reclutamento, che può benissimo essere criticata senza trasformare chi ama i videogiochi in un bersaglio da insultare.
Lombardi, però, è andato oltre: agli adulti che prendono ferie per giocare ha attribuito qualcosa che “non va”, fino all’insulto personale rivolto a un’intera categoria. Il problema non è dissentire; il problema è quella vecchia tecnica da buongiornissimoKaffe: prendere una passione popolare, dichiararla sintomo della decadenza, alzare il volume e attendere che l’indignazione porti clic. Perché se uno prende ferie per il concerto dell’artista che ama, per la finale della sua squadra, per una fiera, per un viaggio o per un film, è “vita”. Se lo fa per GTA 6, improvvisamente diventa l’ultima maceria dell’Occidente. Che analisi raffinata: un joypad e via, crolla Roma.
Lo staff di CMD è fatto anche di videogiocatori sfegatati. Persone che lavorano, studiano, fanno la spesa, pagano bollette, tengono in piedi relazioni e responsabilità, e la sera magari esplorano una mappa, costruiscono una città, vincono una partita o semplicemente si rilassano con gli amici. Non c’è niente di cui vergognarsi, e non c’è niente da dimostrare a chi confonde la propria antipatia con una sentenza antropologica. Il gaming problematico esiste, certo, ma è una condizione specifica di perdita di controllo, non l’etichetta da appiccicare a chiunque possieda una console; una revisione sistematica ne stima la prevalenza globale attorno al 3%. E la stessa American Psychological Association rileva prove insufficienti per sostenere che videogiochi violenti causino comportamento violento.
Il punto, però, è ancora più grande di GTA. Lombardi costruisce spesso le proprie puntate con la stessa ricetta: l’Europa sarebbe una “piovra” pronta a impossessarsi di tutto, Draghi spingerebbe verso una “dittatura totale”, la regolazione dei social sarebbe “controllo totale”, l’immigrazione diventerebbe una minaccia da risolvere persino con la “remigrazione”, cioè rimandando nei Paesi d’origine anche stranieri regolari. Titoli apocalittici, il mondo sempre sul punto di finire, un nemico semplice da odiare e una community da rassicurare: voi siete quelli svegli, gli altri sono il problema. E quando la realtà è complessa, la si fa a fette fino a ottenere la minestra sovranista di sempre, riscaldata e servita come se fosse una rivelazione.
Andrea, il pianeta non lo stanno rovinando i gamer che aspettano GTA 6. Lo rovinano le politiche che trasformano la paura in consenso, il nazionalismo che cerca capri espiatori invece di soluzioni, la disinformazione che chiama “libertà” il diritto di ignorare i fatti, chi normalizza odio verso migranti e minoranze, chi attacca giornalismo, giustizia e istituzioni solo perché non obbediscono al copione. Le guerre non le hanno accese i videogiocatori: le accendono i poteri che vendono identità ferite, confini sacri e nemici eterni. Le persone non muoiono per un joystick: muoiono quando l’umanità viene messa sotto la bandiera, sotto il profitto o sotto l’algoritmo dell’indignazione.
Quindi tranquillo, Andrea: GTA 6 non distruggerà la civiltà. Al massimo farà saltare qualche server al day one. Il tuo format, invece, continua a far saltare il contesto, le proporzioni e la dignità di chi non la pensa come te. E questa non è maturità: è solo un buongiornissimoKaffe con il microfono acceso.
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