Doveva essere il grande giorno di Vannacci a Cernobbio, l’occasione per accreditarsi al tavolo dell’establishment e conquistarlo.
E invece è successo quello che accade sempre quelle rare volte in cui l’ex generale fa un confronto pubblico: viene annientato dialetticamente.
Stamattina Mario Monti, l’ex premier, gli ha dato e ci ha dato una lezione su come si affronta e si smonta in poche mosse un populista.
Prima ha definito bene cosa sia - cosa non sia - e quanto sia pericolosa la retorica fascistoide di Vannacci.
“Non vedo in lei la ricostituzione del Partito fascista ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto. Trovo in lei la ricostruzione della narrativa, della retorica dello spirito del fascismo, più o meno si dichiara la superiorità dell’Italia, degli Italiani e, vogliamo dire, della razza italiana”.
Ovvero: no, non tornerà il fascismo del Ventennio col fez e la Marcia su Roma, ma viene sdoganata la sua degenerazione razzista e discriminatoria. Sta già accadendo.
E ancora, in uno dei passaggi più lucidi:
“Non ho mai ritenuto la popolazione italiana a priori inferiore, ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni. Ho il terrore di una ricostruzione psicologica di una ‘Italietta’ e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini perché ci importa il loro voto non il loro benessere, allora la popolazione dovrà essere soddisfatta dando corda alla sua identità”.
Perfetto.
Poi la citazione alta di Camus e Mitterand sui mali del nazionalismo - troppo alta, temo per il vannacciano medio:
“È mia convinzione che populisti e nazionalisti nella maggior parte dei casi vadano contro l'interesse del popolo e della nazione che pensano di difendere.
Amo molto l'Italia e ho cercato di farlo al meglio, facendo anche sacrifici personali come quando chiesi al Paese di fare sacrifici, ma come Camus 'amo troppo il mio Paese per essere nazionalista'.
Nel gennaio del 1995, nel mio primo giorno al Parlamento europeo dove ora siede lei le ultime parole di Mitterrand, morto di lì a poco furono 'le nationalisme c'est la guerre', il nazionalismo è la guerra".
Poi la stoccata finale sul programma di Futuro Nazionale, definito senza mezzi termini “incostituzionale”.
“Lei col suo programma viola in molti punti la Costituzione italiana e pure la Carta dei Diritti Umani dell’Unione europea.
E, vecchio come sono, se ci sarà modo, spenderò tutte le mie ultime energie per impedirlo”.
Non è questione di essere o meno estimatori di Monti, su cui ognuno può avere le sue idee.
Il fatto è che uno come Monti viaggia a un livello politico, culturale, concettuale sideralmente superiore a Vannacci.
E chi ha assistito a questo confronto impari non può non riconoscerlo.
Il problema è che chi davvero dovrebbe vederlo non solo non lo vedrà mai - se non in poche, selezionate, pillole da social - ma non è assolutamente in grado di capirlo.
Lorenzo Tosa

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