San Basilio era uno di quei quartieri della periferia romana sorto nel corso degli anni ’30, come altre zone simili ospitò quei cittadini meno abbienti che il regime fascista aveva deciso di spostare dal centro della capitale per fare posto alla nuova architettura del ventennio.
Una piccola deportazione che continuò anche nel dopoguerra, trasformando San Basilio in una zona piuttosto degradata, in cui mancavano i servizi più elementari. Quando il 20 febbraio 1973 l’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) indisse il concorso per l’assegnazione di alloggi a San Basilio, le famiglie bisognose della zona scoprirono di essere state estromesse dal bando.
Per questo molte di loro decisero, nell’estate dello stesso anno, di occupare le 136 abitazioni dello IACP. Sgomberate, occuparono nuovamente in pianta stabile nei mesi successivi. Seguì una campagna di stampa che cercò di propagandare l’idea che gli occupanti stessero togliendo le abitazioni ad altre famiglie bisognose. Ma non era vero.
Degli appartamenti presi, meno di 30 erano stati assegnati e molti di questi a nuclei familiari che avevano deciso di rifiutarli perché volevano restare in altre zone. Gli abitanti di San Basilio fondarono così un comitato per la casa che fornì prove dell’emergenza abitativa nel quartiere e delle condizioni di estremo bisogno degli occupanti.
L’anno successivo, però, il comune di Roma decise di sgomberare tutti gli occupanti della capitale e il 5 settembre le forze dell’ordine arrivarono in massa a San Basilio. Per tre giorni le famiglie vennero sfrattate dagli alloggi, e per tre sere vi rientrarono. L’8 settembre ricominciarono gli sgomberi a cui la gente del quartiere rispose con fermezza, supportata da molti militanti di formazioni della sinistra extraparlamentare.
Alle 18:00, mentre nel quartiere si teneva un’assemblea popolare, polizia e carabinieri attaccarono i manifestanti con i lacrimogeni, ma trovarono una dura risposta della piazza che li costrinse a retrocedere. Secondo i resoconti alcuni abitanti del quartiere erano armati, ma ad essere colpito dagli spari fu solo un ragazzo di diciannove anni, Fabrizio Ceruso, appartenente all’Autonomia Operaia.
Alcuni compagni lo portarono di corsa al pronto soccorso ma non ci fu niente da fare. A quel punto la rabbia scoppiò ancora più violenta. Da tutta Roma arrivarono militanti di numerose sigle della sinistra extraparlamentare, che insieme agli abitanti di San Basilio espulsero la polizia dal quartiere.
Il giorno dopo nel consiglio regionale del Lazio passò una legge che assegnava di diritto un’abitazione alle famiglie che per bisogno avevano occupato una casa prima dell’8 settembre.
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Nel nostro gioco “Il tempo della Rivolta”, San Basilio è uno degli episodi presenti. Lo trovate nel primo commento.

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