Fermi tutti: la Lega ha scoperto che un turco preferisce il kebab alla pizza.
Hakan Çalhanoğlu, capitano della nazionale turca e calciatore dell’Inter, durante un’intervista riceve due domande di quelle che cambiano il corso della civiltà occidentale:
“Baklava o tiramisù?”
“Baklava”.
“Kebab o pizza?”
“Kebab”.
Apriti cielo.
L’account ufficiale della Lega prende la dichiarazione, la pubblica e aggiunge due emoji che si coprono la faccia. Evidentemente a via Bellerio si aspettavano che un turco rispondesse “amatriciana, supplì e una Peroni media”, magari cantando l’inno di Mameli con una fetta di mortadella sulla fronte.
Çalhanoğlu è turco. Preferisce due piatti della cucina turca. Una vicenda talmente sconvolgente che domani la Lega potrebbe scoprire che un giapponese preferisce il sushi alle lasagne e convocare d’urgenza il Consiglio federale.
Il punto interessante, però, è un altro: questi riescono a trasformare persino una domanda sui dolci in una questione identitaria.
Pizza o kebab.
Tiramisù o baklava.
Noi o loro.
Sempre quella roba lì. Sempre il bisogno disperato di trovare uno straniero da indicare, perfino quando sta semplicemente scegliendo cosa mangiare.
Intanto Çalhanoğlu continuerà tranquillamente a giocare a calcio.
E alla Lega resterà l’ennesima grande battaglia politica del 2026: difendere il tiramisù da un turco che preferisce il baklava.
E poi magari si chiedono perché ormai stanno al 4%.

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