sabato 12 settembre 2026

Il patriota...

 


Avete presente il sovranista da social? 

Quello con la bandiera nel profilo, il crocifisso nella bio, la foto di Putin a cavallo come sfondo e Trump che fa il pugno come immaginetta sacra?


Lui non segue Trump e Putin. Lui ha un abbonamento emotivo premium!

Trump dice una cosa? Vera

Putin nega una cosa? Vera

Trump cambia idea tre volte in quarantotto ore? “Strategia”

Putin invade un Paese? “Contesto”

Putin bombarda un ospedale? “Propaganda occidentale”

Trump dice che l’Europa deve arrangiarsi? “Finalmente uno che ci rispetta”

Certo, come il rapinatore rispetta il bancomat.


Il sovranista da social è convinto di essere libero perché condivide video da otto secondi dove uno urla “non ci comanderanno!”. Poi passa la serata a farsi comandare dall’algoritmo, da un milionario americano, da una propaganda di Stato russa e da un tizio col microfono che vende integratori con il codice sconto PATRIOTA10.


“Non siamo schiavi delle lobby!”

 

No, figurati, siete stagisti non retribuiti della lobby, manodopera aggratis del sovranismo.


Loro hanno i jet, i partiti, le televisioni, i social, le fondazioni, i finanziatori, gli avvocati, gli staff, gli hotel a cinque stelle e i contratti miliardari.


Tu hai un profilo Facebook con una foto del Colosseo generata dall’intelligenza artificiale e scrivi “SVEGLIAAA” sotto un post alle 3:17 di notte.


Loro fanno geopolitica, tu fai il volantinaggio digitale senza neanche il buono pasto


E il capolavoro è che ti hanno convinto che essere sovranisti significhi essere forti. Ma guarda i Paesi che prendono Putin come modello: sono pieni di bandiere, missili, polizia e propaganda; poi guardi l’economia, la libertà, i servizi, la ricerca, le opportunità per i giovani e sembra di entrare in un museo della nostalgia autoritaria.


Il modello è sempre quello: tanta patria, poca prospettiva. Tanta retorica sulle radici, pochi treni che arrivano in orario. Tanti discorsi sulla famiglia tradizionale, poi i giovani emigrano perché nel Paese tradizionale non trovano né lavoro né futuro. Tanta sovranità, ma tecnologia comprata fuori, capitali cercati fuori, figli mandati fuori e oligarchi che portano i soldi fuori.


Il sovranismo è incredibile: ti promette l’indipendenza e poi ti lascia dipendente da un uomo forte, da una fonte energetica, da una piattaforma straniera, da un social americano o da una propaganda russa.


Ti dice: “Difendiamo la nazione”


Poi la nazione diventa un set fotografico: bandiere, inni, parate, slogan, nemici da odiare. Tutto bellissimo. Peccato che una bandiera non cura un tumore, non apre un asilo, non finanzia un’università, non ripara un ponte e non impedisce ai ragazzi di andarsene.


Ma non importa: basta dire “decadenza dell’Occidente” e il sovranista da social applaude. Anche se sta scrivendo da un telefono progettato in California, prodotto in Asia, connesso a una rete europea, usando una piattaforma globale per dire che il mondo globale è il nemico.


È il patriottismo Wi-Fi


Il sovranista da social è contro le élite, a meno che l’élite non sia ricca, maschio, potente, armata, televisiva e gli dica che è speciale. In quel caso non è più élite: è “leader”. Se vive in una reggia è “uno del popolo”. Se ha amici miliardari è “un imprenditore”. Se possiede media è “libertà”. Se attacca i giornalisti è “verità”. Se reprime l’opposizione è “ordine”.


E quando gli fai notare che i modelli sovranisti sono spesso Paesi più immobili, più corrotti, meno liberi e con meno possibilità per chi non fa parte della cerchia giusta, lui risponde: “Eh, ma almeno lì comandano loro”.


Esatto lì comandano loro

non tu

tu pulisci le scarpe

con entusiasmo


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