Nel 2021, una sonda indiana ha fotografato dalla Luna qualcosa che alcuni continuano ancora a mettere in dubbio: i resti delle missioni Apollo.
Le immagini arrivano da Chandrayaan-2, l’orbiter lunare dell’agenzia spaziale indiana. Sorvolando la superficie della Luna, la sua camera ad alta risoluzione è riuscita a individuare i punti in cui si trovano i moduli lunari di Apollo 11 e Apollo 12.
Non bisogna immaginare astronavi intere ancora parcheggiate lì. Quello che è rimasto sulla Luna è la parte inferiore del modulo lunare, chiamata stadio di discesa: la base che servì agli astronauti per atterrare e che rimase sul suolo lunare quando la parte superiore ripartì per raggiungere il modulo di comando.
La cosa interessante è che queste immagini non arrivano solo dalla NASA. Anche una missione indiana, decenni dopo, ha osservato gli stessi luoghi e ha mostrato dettagli compatibili con i siti di atterraggio Apollo.
Già il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA aveva fotografato più volte i siti Apollo, mostrando moduli, strumenti scientifici, tracce lasciate dagli astronauti e ombre degli oggetti rimasti sulla superficie. Chandrayaan-2 aggiunge un altro tassello: un’osservazione indipendente, ottenuta da un’altra agenzia spaziale.
Chi nega gli allunaggi probabilmente continuerà a farlo anche davanti alle immagini. Ma il punto scientifico è semplice: i siti esistono, sono stati fotografati più volte e contengono ancora i resti materiali delle missioni Apollo.
A più di cinquant’anni dal primo passo umano sulla Luna, quelle piccole sagome continuano a essere lì, immobili nel silenzio lunare.
La Luna non conserva solo crateri. Conserva anche le prove di uno dei viaggi più incredibili mai compiuti dall’uomo.

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