Donald Trump ha appena alzato l’asticella del disgusto e dell’apertamente eversivo.
Ieri sera ha letteralmente promesso 5.000 dollari a ogni americano adulto se i Repubblicani vinceranno le elezioni di Mid-Term a novembre.
È il cosiddetto “Trump dividend”, come se Trump non fosse il Presidente degli Stati Uniti ma il proprietario di una multinazionale.
Tradotto: votate per me e io in cambio vi do 5.000 dollari.
Vi rendete conto della gravità di una simile dichiarazione?
Questa non è più propaganda. Questo è voto di scambio. Tra l’altro apertamente illegale poiché viola la norma 18 U.S.C. § 597 Expenditures to influence voting, secondo cui è reato pagare o offrire di pagare una persona perché voti a favore o contro un candidato.
Ma, anche se fosse legale, una simile follia, 5.000 dollari moltiplicati per una platea di 240 milioni di persone, costerebbe alle casse pubbliche Usa qualcosa come 1200 miliardi di dollari!
Più dell’intero bilancio annuale della Difesa della più grande potenza militare della Storia, che non supera i 900 miliardi.
Più di tutti gli interessi sul debito pubblico della prima economia mondiale nel 2025.
Ok, ma quindi dove li prende Trump questi soldi?
Dai dazi, promette lui. Il suo coniglio dal cilindro.
Peccato che le entrate derivanti dai dazi non superino i 130 miliardi di dollari, senza contare gli immani effetti collaterali indiretti che hanno provocato.
Anche nella migliore delle ipotesi, basterebbero a coprire un decimo di una cifra monstre come quella.
In pratica Trump sta promettendo di pagare illegalmente gli americani con soldi che non ha e che finirà per far pagare agli stessi americani in debito e interessi per le generazioni successive. E tutto per vincere le elezioni di metà mandato.
Prendendosi pure l’applauso del pubblico votante.
Tutti i sondaggi lo danno in crollo verticale. E allora lui cosa fa? Si “compra” il voto degli elettori. Talmente disperato da essere costretto a pagare gli elettori per farsi votare.
Questo non è neanche più populismo.
Qui siamo all’eversione pura.
Ma è anche il riflesso più nitido allo specchio di due anni di fallimenti, follie interne ed esterne e guerre insensate del peggior Presidente per distacco della Storia Usa.
La misura esatta della sua sconfitta.
Lorenzo Tosa

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