mercoledì 16 settembre 2026

Emendamento Rampelli contro la Costituzione e contro il diritto UE.



 

 Mafie sulle poltrone ??..


L'emendamento proposto da Fabio Rampelli (FdI) al Decreto Pubblica Amministrazione (Dl 144/2026) solleva un forte scontro giuridico.

La norma, pensata per vietare al Campidoglio la riassegnazione, di eventuali stabili acquistati dal Comune, a famiglie senza titolo, tale norma ha sollevato contestazioni di costituzionalisti ed esperti di diritto.

Il testo presenta profili di illegittimità evidenti, in contrasto sia con la Carta costituzionale italiana sia con i trattati dell'Unione Europea.

Ecco i motivi principali per cui il provvedimento rischia la bocciatura legale:

1-I profili di incostituzionalità; Attacco all'autonomia locale (Art. 5 e 118 Cost.): La norma limita il potere decisionale del sindaco e della giunta, impedendo al Comune di gestire autonomamente il proprio patrimonio immobiliare.

2-Violazione del principio di uguaglianza (Art. 3 Cost.): Il divieto automatico non permette di valutare le singole situazioni, ignorando la presenza di soggetti vulnerabili come minori, anziani e disabili.

3-Lesione del diritto all'abitare (Art. 2 Cost.): L'accesso alla casa è riconosciuto dalla Consulta come diritto sociale fondamentale; bloccare i percorsi di inserimento lede la dignità umana.

Il contrasto con le norme europee:

4-Violazione della Carta dei Diritti UE (Art. 34): La Carta di Nizza garantisce il diritto all'assistenza abitativa per assicurare un'esistenza dignitosa a chi è privo di risorse.

5-Incompatibilità con le politiche sociali europee: Bruxelles spinge gli Stati membri a ridurre la marginalità sociale, mentre questo blocco rischia di aggravare l'emergenza dei senzatetto.

6-Mancanza di proporzionalità: Per il diritto dell'UE ogni sanzione deve essere proporzionata; un divieto categorico cancella il necessario equilibrio tra rispetto della legalità e tutela umanitaria.

Nel nostro contesto Nazionale, questa proposta 'rampellata'  ignora una realtà strutturale, in quanto l'emergenza abitativa è un problema nazionale che si trascina da oltre un ventennio. Negli ultimi vent'anni la richiesta di alloggi sociali è cresciuta costantemente a fronte di una totale assenza di risposte pubbliche e di investimenti nell'edilizia popolare. 

Osserviamo la contraddizione del Giubileo con letti per i turisti, e sbarre per i residenti.

L'asprezza di questo emendamento mette a nudo la profonda contraddizione politica sulle promesse nel Giubileo, dove le istituzioni comunicano pubblicamente  solennemente l'Anno Santo come l'occasione per varare soluzioni strutturali alle politiche abitative, all'emergenza casa, e all'inclusione sociale. Alla prova dei fatti, la macchina amministrativa e i grandi capitali privati HANNO TROVATO senza problemi un letto e una sistemazione alberghiera per l'immenso flusso di 33.475.369 pellegrini a Roma (oltre 61 milioni di viaggiatori pernottanti in Italia nel 2025), le istituzioni ci vogliono prendere per il c.. ??!! 

 In questo vuoto istituzionale, i movimenti di lotta popolare per la casa con le occupazioni (non parliamo di racket sulle case popolari) hanno rappresentato per migliaia di famiglie l'unica alternativa concreta alla strada, queste realtà  DA DECENNI sono al centro di complesse trattative istituzionali, atti amministrativi concreti.

Ne è un esempio la storica sanatoria per la regolarizzazione degli alloggi ERP, ricordiamo 'agli srampellati' la delibera 106 della Regione Lazio, un provvedimento strategico che garantisce (a chi occupava un alloggio fino al 2018) la possibilità di un passaggio guidato e regolare alla casa popolare. L'emendamento Rampelli impone di calpestare e neutralizzare percorsi di sanatoria e welfare locale già avviati, per risolvere l'emergenza nel rispetto delle regole.

7-la Legge Regionale n. 12/1999 e le linee guida attuativeIl quadro normativo di riferimento si fonda sull'articolo 22 della Legge Regionale del Lazio 4 aprile 2014, n. 5 (che ha modificato la storica L.R. 12/1999 in materia di edilizia residenziale pubblica), successivamente integrato dai decreti attuativi della Giunta Regionale (regione.lazio). Questo impianto legislativo ha introdotto la sanatoria straordinaria per le occupazioni sprovviste di titolo avvenute entro la data limite del 23 maggio 2018. Il meccanismo legale prevede che gli enti gestori (come l'ATER e i Comuni) possano regolarizzare i nuclei familiari occupanti inserendoli nelle assegnazioni formali, a condizione che la domanda sia stata presentata nei termini prescritti, che il nucleo possieda i requisiti di reddito previsti per l'accesso ai servizi ERP e che provveda al pagamento delle indennità di occupazione arretrate calcolate secondo i canoni regionali (.regione.lazio). L’emendamento statale si scontra frontalmente con questa precisa competenza amministrativa regionale, bloccandone l'efficacia pratica sul territorio comunale.

I motivi principali che rendono impraticabile l'approvazione di questa misura in Parlamento (Senato e Camera) sono:

9-Mancanza di omogeneità della materia: La Corte Costituzionale ha stabilito in più occasioni che la legge di conversione di un decreto-legge deve essere omogenea rispetto al testo originale del decreto. Un emendamento focalizzato su una specifica situazione patrimoniale/immobiliare locale rischia di essere dichiarato inammissibile o incostituzionale per estraneità di materia rispetto a un decreto sulla funzionalità generale della Pubblica amministrazione.

10-Requisiti costituzionali di necessità e urgenza: I decreti-legge devono rispondere a criteri di straordinaria necessità e urgenza (Articolo 77 della Costituzione). Gli emendamenti proposti in fase di conversione devono ereditare questi stessi requisiti. Se la misura introdotta non riveste un carattere di urgenza nazionale e sistemica, non può essere legittimamente inserita nel testo del decreto.

11-Tempi d'esame e vincoli della navetta parlamentare: l'iter di conversione deve tassativamente concludersi rispettando il limite max dei 60 giorni dalla pubblicazione, introdurre modifiche complesse o controverse, obbligherebbe il testo a tornare da una Camera all'altra (la cosiddetta "navetta"), facendo decadere l'intero decreto-legge, per decorrenza dei termini costituzionali di 60 giorni,

 il termine costituzionale di 60 giorni per la conversione di un decreto-legge rappresenta un limite strutturale insuperabile, rendendo di fatto impossibile risolvere in poche settimane una problematica complessa che si trascina da oltre 20 anni.

Paghiamo tasse e sti c@i%n¡ per prenderci per i fondelli ??!!


AlienaKomune 

&

Manuela  Marziale


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