mercoledì 16 settembre 2026

Galateo mortuario

 


La bara bianca di Lorena e le maestrine del lutto altrui


 Stamattina, mentre bevevo il caffè, mi sono imbattuta nell'ennesima perla di polizia morale da tastiera. 


Un tweet scritto da una donna, il che rende la cosa, se possibile, ancora più amara, in cui si criticava la scelta della bara bianca per i funerali di Lorena Isceri, donna vittima di femminicidio.

La tesi della solerte osservatrice? Usare la bara bianca per una donna adulta sarebbe una forma di “infantilizzazione del corpo femminile”, perché i codici e la tradizione vorrebbero il bianco riservato solo ai bambini o alle vergini.


Ora, al di là dell’analfabetismo emotivo di chi sente il bisogno di fare la lezione di galateo mortuario di fronte a una tragedia del genere, la questione è un’altra: ma a te, esattamente, che cazzo te ne frega?


Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo applicare la griglia di lettura sociologica o la supercazzola teorica persino sul dolore di una famiglia devastata? È la deriva di un certo finto femminismo da tastiera e di un iper-intellettualismo che pensa di spiegare alle altre donne persino come si debba morire o essere piante.


Se una madre e un padre distrutti dal dolore decidono di salutare la propria figlia in una bara bianca, o rossa, o di legno grezzo, quella scelta non risponde al manuale di etichetta dell’Ottocento o ai canoni di una cattedratica da bar. Risponde all’unico linguaggio possibile in quel momento: quello dell’amore, della luce e del contrasto netto contro il buio pesto di una violenza immane.


Cercare la purezza o l'innocenza di una vita spezzata non significa “infantilizzare”. Significa cercare disperatamente un briciolo di luce nel buio.


I social hanno creato questo mostro: la mania compulsiva di sovra-interpretare qualsiasi cosa per dimostrare di essere un passo avanti agli altri, di aver capito la “struttura culturale” che sta dietro a un gesto. 


È la sindrome della maestrina che deve mostrare quanto è studiata, costi quel che costi. Anche a costo di speculare sul feretro di una donna ammazzata.


C’è un limite oltre il quale la sedicente “analisi culturale” smette di essere tale e diventa solo pura, semplice arroganza da tastiera. Di fronte al lutto e alle scelte intime delle persone, forse, l'unico vero codice che dovremmo rispolverare è quello del rispetto. E del silenzio.


Voi come la vivete questa tendenza perenne dei social a dover giudicare, analizzare e politicizzare persino i gesti più intimi e dolorosi?

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