A Mosca la scena è surreale. Code di auto lunghe fino a un chilometro per fare benzina, distributori con cartelli "solo diesel", limiti di 30 litri a macchina. Nello stesso momento, i russi stanno svuotando i conti e nascondendo contanti sotto il materasso. Due crisi diverse, ma con la stessa radice: la guerra in Ucraina.
1. LA CRISI DELLA BENZINA
Non è la prima volta, ma questa è la seconda ondata e la più dura dell'estate.
Testimoni a Mosca hanno raccontato a Reuters di aver girato cinque distributori senza trovare benzina, con attese di 2-3 ore per fare il pieno. Altri testimoni hanno visto code lunghe fino a un chilometro in città e provincia.
Il governo stesso ha ammesso che la situazione è difficile in almeno 10 regioni, da Krasnodar a Primorsky, da Tver a Zabaykalsky.
Perché succede?
Le autorità e Reuters indicano due cause: l'alta domanda stagionale e gli attacchi ucraini con droni alle raffinerie, che hanno costretto diversi impianti a fermarsi. Una crisi che ha iniziato a montare a maggio e si era già estesa a quasi tutte le regioni a luglio.
La risposta del Cremlino: divieto di esportazione di benzina e diesel, abbassamento dei requisiti di qualità e persino l'inizio dell'importazione di carburante dall'estero per rifornire il mercato interno.
I distributori si sono autoregolamentati: Gazprom Neft 40 litri alle pompe automatiche e 60 altrove, Rosneft 30 litri ovunque, Tatneft 50 litri. Tutti con cartelli "attese più lunghe per domanda elevata".
2. LA CRISI DEL CONTANTE
Mentre manca la benzina, manca anche la fiducia nelle banche.
La Banca Centrale russa ha confermato che negli ultimi mesi c'è stato un aumento dei prelievi di contanti perché la gente ha paura che i terminali di pagamento smettano di funzionare durante i blackout di internet imposti per bloccare i droni ucraini. ec0d
I numeri sono enormi: il contante detenuto fuori dalle banche è cresciuto del 17,5% in un anno, superando i 19.000 miliardi di rubli, circa 243 miliardi di dollari. Solo da gennaio a giugno l'aumento è stato di 1,4 trilioni di rubli.
Questo sta creando un buco di liquidità da 2.000 miliardi di rubli nel sistema bancario, che vive dei depositi dei cittadini per comprare titoli di Stato.
Ma c'è di più. Secondo il Washington Post e media russi, a spingere i prelievi c'è anche la paura che lo Stato possa mettere le mani sui risparmi per finanziare la guerra. Il capo del Partito Comunista Zyuganov a luglio ha proposto di usare le decine di trilioni di rubli privati fermi in banca per coprire i costi del conflitto. Un ex alto funzionario del Ministero delle Finanze ha detto che sta tornando la mentalità di tenere i soldi a casa per paura che non vengano restituiti.
La Banca Centrale per ora dice che non servono misure extra e che sta fornendo liquidità alle banche, ma gli economisti avvertono che la crescita della domanda di contante ha già superato quella dei depositi.
COSA NON È VERO
No, Putin non ha ordinato l'arresto di chi fa la fila per la benzina o di chi preleva. L'unico caso documentato è di Volgograd a luglio: 5 persone ferme per aver registrato un video di protesta contro la mancanza di carburante, trattato come manifestazione non autorizzata.
Non è un collasso improvviso. È un logoramento lento: meno raffinerie che funzionano, più droni, internet che salta, POS che non funzionano, e la gente che, giustamente, fa la cosa più antica del mondo quando non si fida: fa la coda per la benzina e si mette i soldi in tasca.
Fenix

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