Una morte che non può essere archiviata come una semplice notizia di cronaca. Dietro quel corpo c’è una persona, una vita, una storia.
E c’è soprattutto il fallimento di un sistema che continua a lasciare migliaia di lavoratori stranieri in condizioni disumane, ammassati in baracche di fortuna, senza sicurezza, senza tutele e spesso nelle mani di chi li sfrutta.
Siamo nel 2026 e ancora esistono in Italia luoghi dove la dignità umana sembra non avere alcun valore. I ghetti diventano terreno fertile per criminalità, sfruttamento e abbandono, mentre troppo spesso si preferisce voltarsi dall’altra parte.
E poi c’è chi, invece di interrogarsi su queste tragedie, perde tempo a denigrare le persone semplicemente perché straniere.
Basta.
Non è accettabile che chi lavora, paga il prezzo dello sfruttamento e vive ai margini venga lasciato solo fino a morire. Non è accettabile che la criminalità possa prosperare proprio dove lo Stato arretra. Non è accettabile che esistano persone considerate invisibili fino al momento in cui il loro corpo viene ritrovato dentro il bagagliaio di un’auto.
Questa non è integrazione. Questa non è sicurezza. Questa è una situazione indegna di un Paese civile.
Sadam Houssain merita verità, giustizia e dignità. E tutti coloro che vivono nei ghetti meritano di essere trattati come esseri umani, non come manodopera usa e getta.
Di fronte a una tragedia del genere, il silenzio non è neutralità: è complicità.
Soumalia Diawara

Nessun commento:
Posta un commento