venerdì 28 agosto 2026

LA MALATTIA CHE NON C’ERA PIÙ

 


A Palermo una bambina di quattro anni è morta per quella che, secondo i primi accertamenti, potrebbe essere difterite. 


La conferma definitiva dovrà arrivare dall’Istituto superiore di sanità e dall’autopsia, la Procura ha aperto un’inchiesta, dunque conviene lasciare le sentenze a chi possiede analisi, cartelle cliniche e competenze. 


Un fatto, però, è già noto: la piccola non era vaccinata.

La difterite appartiene a quella singolare categoria di malattie considerate scomparse non perché il batterio abbia preso la pensione, ma perché generazioni di bambini sono state protette. 


Quando la memoria della malattia svanisce, qualcuno finisce per credere inutile anche ciò che l’ha fatta sparire. 


È il paradosso dei vaccini: funzionano tanto bene da cancellare perfino il ricordo del pericolo.

I numeri spiegano ciò che la memoria ha rimosso. 


Agli inizi del Novecento, in Italia, la difterite provocava ogni anno fra 20 e 30 mila casi e circa 1.500 morti, quasi sempre bambini. 

Ancora nel 1955 si contarono circa 12 mila contagi. 

Poi arrivò la vaccinazione di massa e la malattia precipitò verso lo zero.


 Non fu il batterio a diventare più buono, fummo noi a diventare meno indifesi. 

Tra il 1990 e il 2009 si registrarono appena cinque casi, ma l’unico mortale, nel 1991, riguardò ancora una volta una bambina non vaccinata.


La difterite è causata soprattutto dal Corynebacterium diphtheriae. Si trasmette con le goccioline emesse parlando, tossendo o starnutendo, attraverso il contatto ravvicinato con un malato o con un portatore senza sintomi, più raramente mediante oggetti contaminati o lesioni della pelle.


All’inizio può sembrare una comune infezione: febbre, debolezza, mal di gola, difficoltà nel deglutire e linfonodi ingrossati. 


Nelle forme tipiche compare una spessa membrana grigiastra nella gola, che non deve essere rimossa. Il vero pericolo è la tossina prodotta dal batterio, capace di raggiungere il sangue e danneggiare cuore, reni e sistema nervoso, provocando paralisi, insufficienza cardiaca, soffocamento e morte. 


La cura richiede isolamento, antibiotici e antitossina somministrata rapidamente, perché il danno già prodotto non sempre può essere riparato.


Sovraffollamento, ambienti poco ventilati, povertà, guerre e difficoltà di accesso alla sanità ne favoriscono la diffusione. 


La sporcizia, però, non crea da sola la difterite e la pulizia non basta a fermarla.

 La difesa principale resta il vaccino, somministrato ai bambini in più dosi e seguito dai richiami. 


Anche gli adulti dovrebbero controllare la propria situazione vaccinale ed effettuare, generalmente ogni dieci anni, il richiamo contro difterite, tetano e pertosse.


Lavarsi le mani, non condividere bicchieri e posate, coprire tosse e starnuti e arieggiare gli ambienti sono precauzioni utili, non sostituti della vaccinazione.


 Davanti a un caso sospetto occorre avvisare subito i servizi sanitari, che individueranno i contatti e stabiliranno tamponi, antibiotici preventivi e richiami.


Non serve il panico, che è l’altra faccia dell’ignoranza. Serve memoria. 


La difterite non è tornata dal passato, perché non se n’era mai andata. 

Eravamo noi ad averle chiuso la porta.


 Il vaccino è quella porta, lasciarla aperta non è libertà, è permettere a un batterio di scegliere chi dovrà pagarne il prezzo.


Fonti : 

Ministero della Salute, Difterite

Istituto Superiore di Sanità – Epicentro, La difterite

ISTAT, Cause di morte: 1887–1955

Regione Emilia-Romagna, Difterite: malattie prevenibili con la vaccinazione.

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