sabato 29 agosto 2026

Generale di merda impara!

 


Ti ricordi di Don Camillo? Il prete scaltro che, nei film degli anni 60, litigava con il sindaco comunista Peppone. Che poi, di nascosto, si volevano pure bene.


È un pezzo di storia del cinema Italiano. Ogni tanto lo ridanno ancora in TV, sulle reti locali. Quelle che non vede quasi nessuno.


Ecco, quei film non sarebbero dovuti esistere: il loro inventore sarebbe dovuto morire negli anni 40.


Si chiamava Giovannino Guareschi, all'epoca era solo un soldato italiano in guerra, l'ennesimo. Ma per i gerarchi tedeschi era soltanto un numero: l'internato 6865.


​Un giorno, mentre insieme agli altri prigionieri attraversava un paesino della Polonia, un bambino si strappò dalla mano della madre, corse in mezzo ai fucili e gli mise in mano una mela.


Fu un gesto disinteressato di pietà.


Guareschi la strinse e ci vide sopra l'impronta dei dentini del piccolo, che aveva provato a morderla. Pensò a suo figlio che lo aspettava in Italia, e si inventò la frase che lo avrebbe tenuto in vita per due anni: "Non muoio neanche se mi ammazzano".


Eppure per liberarsi gli bastava così poco. Una firma su un foglio: tanto serviva ai prigionieri Italiani per tornare liberi.


"Scelgo di diventare soldato sella Repubblica di Salò".


​Finiva il tuo inferno.

Tornavi a casa.


​Se firmavi mangiavi.

Se firmavi dormivi al caldo.

Se firmavi riabbracciavi i tuoi figli.


Guareschi pesava 35 kili. Eppure disse di no. 

​E come lui dissero no in 650mila.


Erano i soldati italiani che i tedeschi avevano catturato dopo l'armistizio, e che scelsero la fame pur di non tornare a servire il fascismo. Ed in 50mila ci morirono, dentro quei campi.


Gli storici la chiamano "la Resistenza senza armi", ma a scuola non te la raccontano quasi mai.


​E ti dirò di più: Guareschi non era comunista, non era certo un rivoluzionario. Anzi!


Era monarchico, cattolico, conservatore fino al midollo. Quel no non aveva nessuna tessera di partito in tasca.


Era il no di un soldato che aveva giurato fedeltà alla propria patria, non ad un dittatore.


Questa storia oggi torna a bussare alla porta delle coscienze del nostro paese,

​perché ieri dei soldati italiani si sono presentati alla procura di Roma e hanno depositato un esposto contro un generale: Roberto Vannacci e il suo partito, Futuro Nazionale.


Secondo l’esposto, il programma di Futuro Nazionale riproporrebbe il “nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta” del fascismo.


Adesso lo so cosa stai pensando, magari risponderai con le parole dello stesso Vannacci, che "Il fascismo è un fenomeno morto e sepolto da 80 anni".


Eppure loro hanno fatto qualcosa che gli smidollati politici di sinistra non hanno nemmeno provato a fare: HANNO PORTATO LE LORO "PROVE" .


Hanno argomentato la loro accusa elencando i tratti a detta loro "fascisti" di Futuro Nazionale: l'esercito che presidia le strade come una polizia, l'educazione militare che entra obbligatoria nelle scuole, le espulsioni di massa che travolgono anche gli stranieri con i documenti in regola.


​E prima che qualcuno gridi al complotto della sinistra, sappi una cosa: a firmare quell'esposto è stato il Sindacato dei Militari, un'associazione che per legge NON PUÒ FARE POLITICA.


Non possono sostenere partiti.

Non possono candidarsi.

Non possono nemmeno iscriversi alla CGIL.


Non stanno a destra, non stanno a sinistra, non rappresentano un cazzo di nessuno tranne chi porta la divisa.


​Eppure hanno sentito il dovere di firmare.


Perché chi porta la divisa lo sa meglio di chiunque altro dove va a finire un esercito quando smette di servire una Repubblica e comincia a servire un uomo solo.


Lo sapeva l'internato 6865, che strinse quella mela nel gelo della Polonia e ci trovò la forza per resistere altri due anni.

Su quella mela c'era l'impronta dei denti di un bambino.


E dentro quell'impronta c'era l'Italia intera per cui valeva la pena morire di fame.

Adamo Romano

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