Una bambina di quattro anni, non vaccinata, è morta di difterite.
Una malattia che i vaccini avevano sostanzialmente cancellato è tornata a uccidere nel 2026.
Ecco, sono passati giorni.
Eppure, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal vicepresidente Matteo Salvini e dal ministro della Salute Orazio Schillaci non è arrivata nemmeno una parola.
Questo silenzio è indecente.
Perché negli anni della pandemia erano in prima fila quando c’era da soffiare sui dubbi, strizzare l’occhio ai No-Vax, trasformare vaccini e scienza in un terreno indegno di propaganda.
Quando c’erano voti da raccogliere sfruttando le paure della gente, parlavano eccome.
Adesso che una bambina è morta per una malattia prevenibile con la vaccinazione, improvvisamente tacciono.
Dovrebbero vergognarsi.
Chi ricopre le più alte responsabilità del Paese non può permettersi di sciacallare sulla salute delle persone e sulla scienza.
Perché le parole pronunciate da un leader politico pesano e non restano confinate nei talk show o sui social: entrano nelle case e creano un clima in cui la prevenzione viene guardata con sospetto.
Oggi Meloni, Salvini e Schillaci avrebbero il dovere di dire senza un “ma”, senza un “però”, senza l’ennesima furbizia: vaccinate i vostri figli, i vaccini salvano vite.
E invece niente.
Davanti alla morte di una bambina di quattro anni, questo silenzio è pura vigliaccheria politica.
Chiedano scusa per le ambiguità del passato e facciano finalmente una cosa utile: difendano pubblicamente, con chiarezza e senza esitazioni, i vaccini e la scienza.
E la smettano di fare calcoli sul consenso persino sulla bara di una bambina di quattro anni.

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