MAGISTRATI?
16.000 EURO DI AUMENTO PRO CAPITE! PER LORO L'INFLAZIONE NON ESISTE!
Il governo condannato (dai magistrati) ad alzare gli stipendi dei magistrati
Prima il caro energia, poi le pensioni. E adesso anche la giustizia. Il cantiere della prossima legge di bilancio si complica ulteriormente per il governo, che sarà chiamato a trovare le risorse per aumentare gli stipendi dei magistrati.
A inizio luglio il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso dell’Associazione nazionale magistrati, ha imposto al governo di rivedere al rialzo gli aumenti stipendiali per i magistrati che erano stati stabiliti da un dpcm per il triennio 2018-2020.
Due leggi degli anni 80, infatti, prevedono l’adeguamento triennale degli stipendi dei magistrati “in misura pari alla media degli incrementi realizzati nel triennio precedente dalle altre categorie dei dipendenti pubblici”. Nel caso in questione, gli adeguamenti stabiliti dal dpcm del 6 agosto 2021 erano già stati ritenuti errati sia dal Tar del Lazio sia dal Consiglio di Stato, perché basati su calcoli che escludevano alcune componenti del trattamento economico complessivo, non consideravano tutte le categorie del pubblico impiego e privilegiavano una media ponderata che avrebbe penalizzato il risultato finale. Così, di fronte ai ritardi del governo, Palazzo Spada ha dato di nuovo ragione all’Anm, facendo sapere che intanto l’Istat ha già rifatto i conti, portando al 6,22%, dal 4,85% originariamente previsto dal decreto, l’aumento da riconoscere per il triennio 2018-2020.
Secondo alcune stime, il nuovo calcolo determinerà una spesa di circa 200 milioni di euro, cioè intorno ai 16 mila euro medi a magistrato.
Ma non è tutto, perché il 14 agosto il Tar del Lazio ha annullato anche gli atti alla base del dpcm del 3 giugno 2024 che invece riguarda l’adeguamento degli stipendi dei magistrati per il triennio 2021-2023, ritenendo anche in questo caso sbagliati i calcoli del governo, che pur aveva fissato aumenti del 6,69%. La presidenza del Consiglio, il Mef e l’Istat avranno 90 giorni per riformulare i conteggi, ovviamente al rialzo, col risultato di dover prevedere un altro aumento di spesa. Di fronte a questa sequenza di schiaffoni dei giudizi amministrativi, è facile inoltre ipotizzare che Palazzo Chigi farà slittare l’adozione del decreto relativo al triennio 2024-2026, che dovrà prevedere aumenti stipendiali superiori a quanto immaginato per non andare incontro all’ennesimo contenzioso giudiziario.
Una categoria fortunata, quella dei magistrati: fra le poche a godere di un adeguamento periodico delle retribuzioni, ma l’unica a poter imporre alle amministrazioni centrali, con le proprie sentenze, l’immediata e corretta esecuzione di questo adeguamento (alla faccia dei ritardi con cui si rinnovano i contratti pubblici).
Ermes Antonucci
Il Foglio
29 agosto 2026

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