Steppenwolf - 1968. Due minuti e mezzo che hanno messo in moto l'America.
Tutti la conoscono. Tutti l'hanno urlata in macchina. Pochi sanno che è stata scritta da un tizio senza moto, chiuso in un appartamento a Los Angeles.
L'autore che non c'entrava niente
Si chiamava Dennis Eugene McCrohan, in arte Mars Bonfire. Canadese, classe 1943, fratello del batterista degli Steppenwolf Jerry Edmonton. Faceva parte dei The Sparrows, il gruppo che poi è diventato Steppenwolf, ma se n'era andato prima del successo.
Un giorno vede un cartellone pubblicitario: una moto che strappa il disegno del poster e scappa fuori. Gli viene in mente una ballata folk lenta sulla voglia di scappare dalla città. La scrive così, quasi triste.
Poi la porta agli Steppenwolf. Loro la prendono, ci mettono il riff di chitarra più sporco del '68, la voce roca di John Kay e la trasformano in una bomba in America, un milione di copie.
Di cosa parla davvero?
Il testo è il mito americano puro:
Get your motor runnin' / Head out on the highway / Lookin' for adventure / In whatever comes our way.
È Kerouac in quattro versi. Prendi e parti.
La parte che ha fatto discutere per 50 anni è questa:
I like smoke and lightnin' / Heavy metal thunder / Racin' with the wind / And the feelin' that I'm under.
Nel 1968 tutti ci hanno letto un riferimento alla marijuana. "Smoke", "feelin' that I'm under" = essere fatti. John Kay ha sempre smentito: "Non stavamo invitando nessuno a drogarsi. Descrivevamo la velocità, il rombo del motore, la libertà totale". Che poi in quegli anni moto, rock e fumo viaggiassero insieme è un altro discorso.
E in quei due versi succede una cosa storica: per la prima volta nella storia del rock viene usata l'espressione "heavy metal thunder". Da lì i critici hanno iniziato a chiamare "heavy metal" quel nuovo suono duro e pesante. Senza quella frase, il genere si chiamerebbe in un altro modo.
Perché Easy Rider?
Nel 1969 Dennis Hopper cerca una canzone per il suo film su due biker che attraversano l'America in cerca dell'America vera. Sente Born to Be Wild e dice: è questa.
Da quel momento la canzone non è più solo una hit, diventa un simbolo culturale. È la colonna sonora di ogni chopper, di ogni partenza, di ogni "nato per essere libero" e non "nato per stare chiuso".
Non è una canzone sulla droga. È una canzone sulla voglia di andarsene. Che poi uno si accenda qualcosa mentre va, sono affari suoi.
Fenix


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