È curioso leggere un testo che accusa gli altri di memoria selettiva proponendo a sua volta una memoria selettiva.
Se la storia non comincia il 7 ottobre, sono d'accordo. Ma allora non comincia nemmeno nel 1948, e non può essere raccontata da una sola prospettiva.
Nel 1948 non ci fu solo la Nakba palestinese. Ci fu una guerra. Il 15 maggio, il giorno dopo la proclamazione dello Stato di Israele, intervennero militarmente Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq. L'esodo palestinese fu una tragedia reale, tra le 700 e le 750 mila persone fuggite o espulse, con centinaia di villaggi spopolati. È parte integrante della storia e va ricordata.
Ma la storia è più complessa dello slogan. Nello stesso conflitto ci fu anche lo spostamento di comunità ebraiche dalle aree passate sotto controllo giordano ed egiziano: il quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme, Gush Etzion e altri insediamenti.
E c'è una pagina quasi sempre assente nelle ricostruzioni militanti: la fine delle comunità ebraiche nel mondo arabo. Tra il 1948 e i primi anni '70, tra 800.000 e 1 milione di ebrei lasciarono Iraq, Egitto, Yemen, Libia, Siria, Libano, Algeria, Tunisia e Marocco. Non fu un unico processo: pogrom come quello di Tripoli nel 1945 o Aden nel 1947, il Farhud di Baghdad del 1941, leggi di denazionalizzazione in Iraq nel 1950, espulsioni dall'Egitto nel 1956 dopo Suez, discriminazioni e confische. In Iraq una comunità di 135.000 persone si ridusse a poche migliaia in due anni. In Libia, da circa 38.000 a zero. Due terzi trovarono rifugio in Israele, dove oggi i discendenti rappresentano circa metà della popolazione.
Non sono storie intercambiabili e non si compensano. Ma se chiediamo memoria completa per una parte, dobbiamo chiederla per tutte.
Vale anche per le guerre del 1948, 1967 e 1973: non furono tre capitoli di un'aggressione unilaterale contro i palestinesi, furono guerre tra Israele e Stati arabi, con eserciti regolari coinvolti. Questo non cancella le responsabilità israeliane, l'occupazione, gli insediamenti o le violazioni dei diritti dei palestinesi. Cancella però la semplificazione di un conflitto tra una popolazione inerme e un attore che avrebbe agito indisturbato per settant'anni.
Anche i numeri vanno ricordati per intero. Secondo il Palestinian Central Bureau of Statistics, a metà 2024 vivevano circa 5,61 milioni di palestinesi tra Cisgiordania e Gaza. Le antiche comunità ebraiche del mondo arabo, invece, si sono quasi completamente svuotate.
Possiamo discutere di occupazione, di Gaza, di diritto internazionale e riportare anche le posizioni che usano il termine apartheid. Ma se chiediamo di ricordare tutto, allora ricordiamo tutto: Deir Yassin e la Nakba, il Farhud e l'esodo degli ebrei dai Paesi arabi, le guerre del 1948, 1967 e 1973, Sabra e Chatila, gli attentati contro civili israeliani, Jenin, Gaza e il 7 ottobre.
Altrimenti non è memoria storica. È una selezione della storia costruita per arrivare a una conclusione già decisa.
Fenix

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