C'è un aspetto di cui si parla poco sui massacri russi di civili ucraini.
È il momento in cui Putin, col suo esercito informatico di bot e profili finti vari sui social, massacra nuovamente le vittime sui media.
C'è il bot che nega il massacro stesso, e nei cui messaggi automatici compaiono frasi tipo: "Si vede che è finto/giornalai bugiardi", eccetera.
Poi c'è il bot che non rinnega l'attacco ma lo attribuisce alla resistenza ucraina, con frasi del tipo: "Sono stati i naz*sti di Azov e di Sniffolo".
Non manca neppure il bot che giustifica l'ennesima strage: "Dite la verità, il bus veniva usato per trasportare armi NATO".
Immancabile il bot cinico e completamente amorale: "E questo è niente, vai Putin, finisci il lavoro!"
E il bot che ribalta ogni responsabilità su chi supporta la resistenza, e tratta gli ucraini come burattini occidentali: "Colpa di Bomber Leyen, poveri ucraini!"
Nella lista c'è pure il bot resista: "Basta guerra, Zelensky arrenditi! Perché fai ammazzare il tuo popolo?"
Ed ecco il bot ritorsivo: "Di che ti lamenti Zelensky? Si chiama guerra".
Poi quello economico: "Bell'affare, basta armi all'Ucraina! Zelensky si arricchisce mentre noi paghiamo caro il gas agli americani!"
Infine il benaltrista: "E allora Gaza? Perché non parlate dei massacri fatti dai sionisti?"
Ne esistono numerose varianti.
Ma tutte hanno un minimo comun denominatore: la barbarie del governo russo che uccide, denigra, sminuisce e annienta anche la memoria delle vittime.
Un abisso di degrado a cui spesso si sommano anche Neanderthal in carne ed ossa: psicolabili filorussi che sui social si conformano a questi messaggi, e finiscono per ripetere la stessa merda.

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