venerdì 9 ottobre 2026

IL PATRIARCATO MEDITERRANEO SPIEGATO IN UN TWEET (DA UNA DONNA)

 


Mia suocera era una donna cubana, nera, un'insegnante con una forza e una dignità incredibili che purtroppo ci ha lasciati qualche anno fa. Un giorno una vicina le portò la figlia, disperata perché la ragazzina non voleva studiare e non si impegnava a scuola.


Laura, mia suocera, la guardò negli occhi e le disse una cosa che non dimenticherò mai:

"Figlia mia, noi donne ci dobbiamo impegnare il doppio degli uomini per dimostrare quanto valiamo. E noi, oltre a essere donne, siamo anche nere: significa che dobbiamo impegnarci il quadruplo. Mettiti a studiare e dimostra chi sei, perché la tua strada sarà sempre in salita".


È una frase che mi è rimasta scolpita nella testa, perché racconta esattamente la realtà con cui fare i conti.


Proprio oggi ho letto un tweet che mi ha fatto cascare le braccia (e non solo quelle). Una sedicente giornalista festeggiava il fatto che la nuova legge elettorale non preveda vincoli o quote rosa per i capilista, scrivendo con arroganza che "le donne non sono panda da proteggere".


Ecco, questo è il classico esempio di come il patriarcato si insinui e si travesta da finto orgoglio, portando persino alcune donne a farsi promotrici della propria discriminazione.


Spieghiamolo una volta per tutte a chi fa finta di non capire: le regole sulla parità di genere non servono a tutelare una "specie protetta" o a regalarci qualcosa per pietà. Servono a fare da ARGINE.


Perché la realtà non è un campo di gioco ad armi pari. Viviamo ancora in una società dove a parità di mansione c'è il gender gap sugli stipendi, dove la cura della famiglia grava quasi interamente sulle spalle delle donne e dove le decisioni vere le prendono gli uomini nei loro soliti club privati.


In un mondo così sbilanciato, se non imponi la presenza delle donne con norme chiare (sulle liste, nei capilista, nelle posizioni apicali), succede puntualmente una cosa sola: le donne spariscono. Vengono mandate avanti solo come comparse di facciata.


Senza un argine legislativo, non diventiamo "libere di giocarcela a pari merito": diventiamo semplicemente i dodo della politica, spazzate via dalle vecchie dinamiche di potere.


Servono le regole per costringere il sistema ad aprirsi. Perché finché non ci saranno le stesse condizioni di partenza per tutti, l'unica verità resta quella di mia suocera: dovremo continuare a fare il quadruplo della fatica solo per occupare lo spazio che ci spetta di diritto.


E no, non vogliamo essere coccolate come panda. Vogliamo la parità vera. E se per ottenerla serve abbattere quel muro con la legge, ben vengano le regole.

Zecca Buonista

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