📍A Tokyo c'è un uomo che si fa pagare per non fare niente. E ha ricevuto migliaia di richieste.
Non ti aiuta a traslocare. Non ti dà consigli. Non ti fa da psicologo, non ti fa da amico, non ti racconta della sua vita. Se gli chiedi qualcosa risponde, brevemente. Per il resto, sta lì.
Il servizio si chiama Rental Nanmo Shinai Hito (レンタルなんもしない人): "la persona a noleggio che non fa niente". E la persona è lui, Shoji Morimoto.
La storia comincia nel 2018. Morimoto lavorava in un ufficio, e un giorno un superiore gli aveva detto, più o meno, che il suo contributo valeva poco, che era come se non facesse niente. Lui ci aveva pensato a lungo. Poi aveva lasciato il lavoro, e aveva scritto un messaggio su Twitter. Diceva, in sostanza: mi offro a noleggio per non fare niente. Posso venire dove mi chiedete, mangiare con voi, stare con voi. Non farò altro.
Sembrava una provocazione. Invece cominciarono ad arrivare le richieste. Prima poche. Poi decine. Poi migliaia.
Le richieste sono la parte più bella di questa storia, perché dicono di noi più di qualsiasi sondaggio.
Una persona gli chiese di accompagnarla a consegnare le carte del divorzio. Non doveva dire niente. Solo camminarle accanto fino allo sportello, e poi tornare indietro.
Qualcuno gli chiese di salutarlo dalla banchina mentre partiva con il treno per trasferirsi in un'altra città. Non c'era nessun altro a farlo.
Altre persone gli chiesero di sedersi in una stanza mentre finivano un lavoro che rimandavano da mesi. Di mangiare con loro in un ristorante dove non avevano il coraggio di entrare da sole. Di ascoltare una cosa che non avevano mai detto a nessuno, senza rispondere.
Nessuna di queste persone aveva bisogno di un aiuto pratico. Le carte del divorzio le avrebbero potute consegnare da sole. Il treno sarebbe partito comunque. Il lavoro, alla fine, lo avrebbero finito.
Avevano bisogno di una cosa sola. Non essere soli mentre facevano una cosa difficile.
Morimoto, all'inizio, chiedeva solo il rimborso del viaggio e del cibo. Più tardi ha cominciato a farsi pagare una cifra fissa a incontro. Ha scritto libri, e dalla sua storia in Giappone hanno tratto una serie televisiva. Ma il cuore è rimasto lo stesso: lui arriva, sta lì, non fa niente. E se ne va.
Adesso fermati, e pensa a quante volte non hai chiamato nessuno.
Non perché non ci fossero persone a cui volevi bene. Ma perché "tanto non possono fare niente". Avevi un esame medico, un colloquio, una telefonata difficile, una giornata che sapevi sarebbe stata pesante. E hai pensato: perché disturbare? Cosa potrebbe fare qualcuno, venendo con me? Niente.
E così, lì, non c'era nessuno con te.
Ci hanno insegnato che si chiede aiuto quando c'è qualcosa da fare. Un problema da risolvere, un mobile da spostare, un consiglio da dare. Chiedere a qualcuno "vieni con me, anche se non c'è niente che tu possa fare" ci sembra quasi un capriccio. Una debolezza da adulti che non sanno cavarsela.
Le migliaia di richieste ricevute da Morimoto dicono il contrario. Dicono che il bisogno più profondo, spesso, non è essere aiutati. È essere accompagnati.
Mi è capitato di non chiedere a nessuno di venire con me, proprio perché non c'era niente che potessero fare. Me lo sono ripetuto come una cosa ragionevole. Solo dopo ho capito che non mi mancava un aiuto. Mi mancava una presenza accanto, in silenzio, mentre le cose succedevano.
E vale anche al contrario. Forse c'è qualcuno, vicino a te, che in questi giorni deve fare una cosa difficile. E tu non ti fai avanti perché pensi di non sapere cosa dire, di non avere soluzioni, di non poter fare niente.
Non devi fare niente. Puoi solo esserci.
A Tokyo c'è un uomo che ha costruito un lavoro su questa verità. Noi possiamo farlo gratis.

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