Cosa è successo a Roberto Benigni?
Stiamo parlando di uno dei comici di maggior successo degli ultimi cinquant’anni in Italia. Fenomeno regionale negli anni Settanta con il personaggio di Mario Cioni portato al successo a Televacca (accanto a Carlo Monni), negli anni Benigni è diventato un fenomeno nello spettacolo italiano. Presentatore di Sanremo 1980 (dove fu multato per una battuta su Papa Wojtyła), comico irriverente che faceva tremare Pippo Baudo, Raffaella Carrà e Silvio Berlusconi durante le sue ospitate televisive, il miglior stand-up comedian negli anni ’80 assieme a Beppe Grillo, regista e attore di successo. Tanti i suoi film monumentali: “Non ci resta che piangere” accanto al genio di Massimo Troisi, “Johnny Stecchino” e “Il mostro” che hanno stabilito – all’epoca – nuovi record di incassi. Fino ad arrivare a “La vita è bella” del 1998: tre Oscar tra cui miglior film straniero e miglior attore protagonista (l’unico, al momento, vinto da un attore italiano per un film italiano). Diventò una sorta di messia italiano: invitato a tutte le feste hollywodiane, in udienza privata dal Papa per una visione privata del suo film, e tantissimi altri premi. E da quel momento la carriera di Benigni cambiò.
Non si sa se sia montato la testa o se siano stati i seguenti disastri cinematografici: “Pinocchio” del 2002 è stato uno dei film più costosi della storia del cinema, progettato per essere il film della sua vita, a fine corsa si rivelò un disastro assoluto. Critiche negative da tutto il mondo e incassi al di sotto delle aspettative. Poi nel 2005, per tornare in carreggiata, tentò di emulare “La vita è bella” con il progetto “La tigre e la neve” sulla guerra in Iraq dell’epoca. Ma anche quel film deluse le aspettative. E quello è stato il suo ultimo film da regista.
Da 21 anni Roberto Benigni – nonostante i mastodontici successi – non ha più diretto un film. È apparso eccezionalmente in qualche film da attore: lo ha voluto Woody Allen nel suo “To Rome with love” del 2012 (uno dei suoi peggiori film) ed ha interpretato Geppetto nel Pinocchio di Matteo Garrone del 2019. Ad oggi è l’unico attore della storia del cinema ad aver interpretato sia Pinocchio che Geppetto.
Da circa vent’anni Roberto Benigni si è dedicato ad altro. Si è dedicato al teatro, portando in scena spettacoli su Dante, sulla Divina Commedia, sulla Costituzione italiana, sull’Unione Europea e in ultimo, come ieri sera, su San Francesco.
Come dice anche Andrea Scanzi Roberto Benigni è tecnicamente bravissimo. Ma è diventato tronfio, melenso, esageratamente buonista. Oltre che contraddittorio: come nell’episodio del referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi in cui ha cambiato idea due volte sul suo voto.
Enrico Montesano, in una recente intervista, ha detto una cosa molto netta: ricordava con grande piacere il primo Benigni, quello di “Televacca”, dicendo che «quel Benigni lì mi divertiva e mi piaceva molto», mentre il Benigni successivo gli piaceva un po’ meno.
È pur vero che un artista, un intellettuale, nell’arco di quarant’anni non possa essere sempre uguale a sé stesso e continuare a proporre sempre le stesse cose. Ma fa un po’ di tenerezza guardarlo oggi, pensando all’artista irriverente che è stato, parlare in termini assoluti della bellezza di tutto: è tutto bellissimo, altissimo, purissimo.
Ed è proprio questo il motivo per cui un tempo, quando era irriverente, era amato da tutti. Oggi, che vorrebbe essere amato da tutti, ha perso molti dei suoi ammiratori.
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