Aveva già il cappio al collo quando sollevò entrambe le braccia. È così che uno degli ultimi istanti della vita di Stjepan Filipović diventò una delle immagini più riconoscibili della resistenza antifascista jugoslava.
Era il 22 maggio 1942, a Valjevo, nella Serbia occupata dalle forze dell'Asse durante la Seconda guerra mondiale.
Filipović aveva 26 anni, era un operaio e militava nella resistenza partigiana contro le forze dell'Asse e i loro collaboratori.
Era stato catturato alcuni mesi prima.
Quel giorno venne portato davanti alla popolazione per essere impiccato pubblicamente.
Ma proprio nel momento in cui l'esecuzione avrebbe dovuto dimostrare il potere degli occupanti, accadde qualcosa che avrebbe consegnato Filipović alla memoria storica.
Con la corda già intorno al collo, alzò i pugni.
Pronunciò lo slogan che sarebbe rimasto legato alla resistenza jugoslava:
«Morte al fascismo, libertà al popolo».
Continuò inoltre a rivolgersi alla folla presente, trasformando gli ultimi minuti della propria vita in un gesto pubblico di opposizione.
Poi venne impiccato.
Ma qualcuno aveva scattato una fotografia.
Nell'immagine Filipović appare sul patibolo con il cappio al collo e le braccia sollevate. Un istante che sarebbe sopravvissuto all'uomo fotografato.
Per comprendere il significato di quella scena bisogna ricordare cosa stava accadendo in Jugoslavia.
Dopo l'invasione dell'aprile 1941, il Paese era stato smembrato dalle potenze dell'Asse. In Serbia era stata instaurata un'amministrazione militare tedesca, mentre in diverse aree della Jugoslavia occupata la repressione, le deportazioni e i massacri colpirono civili e oppositori.
In quel contesto, le esecuzioni pubbliche avevano anche una funzione precisa: intimidire chiunque pensasse di resistere.
Con Filipović accadde il contrario.
Il patibolo destinato a mostrare cosa sarebbe accaduto a chi si opponeva all'occupazione divenne lo scenario di un'immagine che avrebbe continuato a essere ricordata decenni dopo.
Gli tolsero la vita.
Ma la fotografia fissò per sempre l'istante in cui, davanti alla morte, Stjepan Filipović scelse ancora di alzare i pugni.

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