Terzino, mediano, mezzala, a volte stopper, per lui non faceva differenza. Tanto che nella stagione 75/76, in un'epoca ancora lontana dalla numerazione fissa, indossò ben sette numeri di maglia diversi, ricoprendo dunque altrettanti ruoli in campo. Antonello Cuccureddu era quel tipo di calciatore che oggi si potrebbe definire con il termine "jolly", abile ed arruolabile per ogni occasione. Uno di quei giocatori che per duttilità, costanza nel rendimento ed impegno sul terreno di gioco, diventano praticamente imprescindibili per ogni allenatore. E così sarà nelle sue undici stagioni in bianconero: tra Rabitti, Vycpalek, Parola e Trapattoni giocherà praticamente sempre, diventando uno dei giocatori maggiormente impiegati nella Juve targata Boniperti.
Le partite di Cuccu sono novanta minuti di corsa sul passaggio obbligato del gioco avversario: filtrare e ricostruire. Il vigore fisico gli consente di reggere la fatica della partita e lui sa alternare, con estrema disinvoltura, l’intervento risoluto e l’azione sciolta ed elegante, ritagliandosi anche momenti di recitativo ispirati al suo piede destro che, senza esagerare, si poteva definire ciclonico. Le sue bordate dalla lunga distanza e da calcio di punizione lo porteranno a risolvere infatti numerose partite tanto che in carriera le reti messe a referto saranno ben 39, tutte siglate coi torinesi. Il gol più importante lo realizza nel maggio del '73 contro la Roma, quando con una staffilata dal limite dell'area scaraventa la palla all'incrocio e fissa il punteggio sul 2 a 1, regalando così lo scudetto alla Juventus mentre il Milan cadeva nella "fatal Verona".
Il 4 ottobre compie gli anni il grande Antonello Cuccureddu.

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