venerdì 9 ottobre 2026

Florin Raducioiu

 


Raducioiu: «A Montecarlo cene di lusso e bottiglie da 10mila euro. A Verona persi la testa per una fotomodella»


Icona del calcio anni ’90, Florin Raducioiu è stato il perfetto connubio tra talento puro sul campo e vita sregolata fuori. Capelli lunghi, viso acqua e sapone e un’anima da playboy, l’ex attaccante rumeno ha lasciato il segno in serie A tra Bari, Brescia, Verona e Milan. Oggi, a 56 anni, vive a Bucarest dove fa l’opinionista per Antena1 e l’ambasciatore per diversi marchi.


I vizi

Riavvolgendo il nastro della sua carriera, Raducioiu ammette senza peli sulla lingua di aver ceduto a qualche vizio di troppo: «Al Monaco andavo pazzo per il vino: compravo bottiglie da 10mila euro e facevo cene di lusso a Montecarlo. Vivevo da pensionato, un po’ me ne pento. Potevo risparmiare e investire», ha detto nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Tempi nei quali guadagnava 80mila euro al mese, anche se ci tiene a precisare che oggi sta bene economicamente. Non mancano gli aneddoti legati alla vita notturna: «A Milano facevamo le feste all’Hollywood, Maldini era il più ambito. A Verona persi la testa per una fotomodella: quella relazione non mi manteneva lucido e a fine anno retrocedemmo». Un capitolo speciale della sua vita riguarda Franco Baresi, fondamentale per il suo approdo in rossonero nell’estate ’93: «Franco andò da Berlusconi e disse: “Abbiamo bisogno di un giocatore come Raducioiu”. Di fatto fu lui a portarmi al Milan. Non lo dimenticherò mai, ho pianto tanto per la sua scomparsa». Con il Milan vinse lo scudetto e la Champions League nella stagione 1993-94, un anno culminato con lo straordinario Mondiale di Usa ‘94 con la Romania, dove segnò quattro gol guadagnandosi il soprannome di “Van Basten dell’Est”: «Marco era il mio idolo.

Eravamo una generazione d’oro con Hagi, Dumitrescu e Lupescu».


Le iniezioni a Brescia

Tra i ricordi spuntano anche dettagli più controversi, come il ceffone sferrato a un arbitro nel 1990 ai tempi della Dinamo Bucarest o i trattamenti sanitari dell’epoca in Italia: «A Brescia facevamo iniezioni endovenose di un liquido rosa. I medici dicevano che erano sali minerali. Al Milan, invece, ci davano delle pasticche: mi dicevano che erano vitamine e pareva aumentassero il fiato». Tuttavia, Raducioiu sottolinea di essere stato sottoposto spesso ai controlli antidoping senza mai riscontrare problemi. L’ex attaccante racconta, infine, la figura di Mircea Lucescu, considerato «un secondo padre» che organizzò persino la festa per i suoi 16 anni, e svela un retroscena inedito dopo la storica qualificazione a Usa ‘94: «Dopo Galles-Romania andai in un pub e mi ubriacai di whisky fino a svenire. Il giorno dopo mi alzai e tornai a Milanello con il jet».


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