La « Regina di Modena » nacque il 6 ottobre 1658.
Maria Beatrice d’Este era figlia del Duca di Modena Alfonso IV e di Laura Martinozzi, che alla bambina trasmise la sua profonda religiosità sino a farle desiderare di consacrarsi alla vita monastica.
Di conseguenza, la proposta di nozze arrivata quando Maria aveva appena compiuto 15 anni dal vedovo e ultra-quarantenne Giacomo Stuart, fratello di Carlo II d’Inghilterra, la terrorizzò, finendo con l’essere accettata dai genitori solo per le pressioni del Papa, che con quel matrimonio sperava di riportare l’Inghilterra in seno al Cattolicesimo.
Sposatasi per procura, Maria Beatrice giunse nel 1673 in una Londra dove la situazione politica era molto agitata, perché le diatribe d’ordine religioso, lungi dall’essersi placate, continuavano a costituire una piaga aperta, aggravata dalla conversione di Giacomo al cattolicesimo.
Grazie al disinteresse per la politica, si meritò la benevolenza dei sudditi anche di parte protestante, incluse le principesse Maria ed Anna, figlie di primo letto del marito.
Tuttavia, il caratteraccio di quest’ultimo, poco incline alle mediazioni, e il progressivo decadimento fisico e mentale di Carlo II, furono le concause di una situazione pesante, in cui le congiure si susseguivano le une alle altre.
Così, quando nel 1685 Carlo morì senza eredi legittimi e sul trono d’Inghilterra gli succedette il fratello, incoronato come Giacomo II, i problemi non tardarono a venire a galla.
Non solo i rapporti extraconiugali del nuovo monarca suscitarono lo sdegno della corte e la minaccia di Maria di ritirarsi in convento, ma quest’ultimo, senza un minimo di tatto, ripristinò le relazioni diplomatiche con la corte papale, riuscendo anche ad ottenere la berretta cardinalizia per Rinaldo, fratello di Maria.
L’assunzione in quasi tutte le principali cariche pubbliche di appartenenti al partito cattolico, unitamente alla nascita, dopo una lunga serie di aborti e figli morti in tenera età, del tanto atteso Principe di Galles, con la conseguente certezza per gli Inglesi di ritrovarsi un giorno sul trono un altro monarca cattolico, fomentarono la reazione del partito protestante.
Da qui, la richiesta a Guglielmo d’Orange, Luogotenente delle Province Unite e genero dello stesso Re Giacomo perché marito di sua figlia Maria, d’intervenire militarmente nell’interesse della moglie e dei suoi discendenti.
Sul finire del 1688, al suo sbarco sulle coste inglesi alla testa delle truppe “orangiste”, Guglielmo fu accolto dal popolo in tripudio.
Mentre Giacomo tentava di resistere, Maria Beatrice cercò rifugio in Francia col figlio, trovando asilo presso la corte del Re Sole.
Qui “Queen Mary” riuscì ancora una volta a farsi benvolere da tutti col suo fascino e i modi riservati, caratterizzati dalla malinconia che non l’avrebbe più abbandonata.
Raggiunta dopo qualche mese dal marito, Maria Beatrice dovette assistere impotente ai suoi maneggi in quella che ormai per tutti era diventata la “Corte giacobita” in esilio, una ristretta cerchia di dignitari e ministri perennemente immischiati in trame e congiure ordite nel vano tentativo di riprendere il Regno.
Alla morte del coniuge nel 1701, nella regina vedova non tardò a riaffiorare il sentimento religioso, con sempre più frequenti ritiri nel convento di Chaillot.
Nel 1712, quando un’epidemia di vaiolo le portò via l’unica figlia, a Maria, sola e a corto di denari, non restò che vendere tutti i suoi valori, per dedicarsi alla preghiera, al cilicio e al digiuno
Alla notizia del suo decesso sopravvenuto il 7 maggio 1718, anche le gazzette protestanti inglesi spesero parole d’elogio in ricordo della buona “Queen Mary of Modena”, per la quale nel 2007 è stato avviato il processo di beatificazione.
Accompagna questo scritto il “Ritratto della Regina Maria Beatrice di Modena”, di Willem Wissing, 1685, National Portrait Gallery, Londra.
(Testo di Anselmo Pagani scritto senza uso di IA)
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