Nel 1995, in piena "New Generation Era", la World Wrestling Federation (oggi WWE) presentò un personaggio che sembrava arrivato da uno di quei film thriller ad alta tensione che di solito vengono trasmessi in seconda serata nelle notti d'estate sull'emittente Mediaset Italia 2 (ed in passato anche su Italia 1).
Si chiamava Waylon Mercy e, dietro la camicia hawaiana ed il tono di voce pacato, nascondeva una delle gimmick più inquietanti e sofisticate di quegli anni.
Ad interpretarlo era Dan Spivey, un gigantesco veterano già noto negli anni ottanta come parte degli American Express insieme a Mike Rotunda (il padre di Bray Wyatt) e poi come membro degli “Skyscraper” alla WCW ed alla All Japan Pro-Wrestling.
Il suo ritorno alla WWF coincise con un cambio radicale di immagine: capelli tinti di nero, un finto tatuaggio a forma di pugnale sulla fronte e un modo di parlare soft, quasi cortese, tipico del Sud degli Stati Uniti.
Il personaggio era ispirato a Max Cady, il disturbato protagonista del famoso film del 1991 "Cape Fear: il promonotorio della paura", interpretato da Robert De Niro.
Waylon Mercy si presentava come un uomo educato e rispettoso.
Stringeva la mano agli avversari, al pubblico ed all’arbitro, si scusava dopo ogni mossa violenta… e poi passava all’attacco con una ferocia fuori dal comune.
La sua frase ricorrente, pronunciata con calma gelida, era: «You know what I mean?» («Lo sai cosa voglio dire?»).
Nonostante un record impressionante (dodici vittorie e soltanto tre sconfitte) ed un "push" che lo portò a confrontarsi con leggende del calibro di Bret "Hitman" Hart ed a sfidare il Campione del Mondo dei pesi massimi WWF Diesel (Kevin Nash), il personaggio ebbe vita breve.
I problemi fisici accumulati da Dan Spivey in oltre dieci anni di carriera lo costrinsero al ritiro già nell’ottobre del 1995, dopo pochi mesi di presenza.
Oggi Waylon Mercy è ricordato come un "anticipatore": molti lo considerano infatti un precursore diretto del Bray Wyatt originale.
Un personaggio troppo avanti per il suo tempo, ma che ha lasciato un’impressione indelebile nonostante la sua breve durata.
You know what I mean?
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