Meloni è ossessionata dalla presenza in Italia della fede musulmana che minaccia quella cristiana, con la quale lei si identifica. Una minaccia che aumenta con l’arrivo in Italia di migranti dai paesi musulmani che Meloni ha cercato, inutilmente, di bloccare al di là del Mediterraneo, foraggiando regimi autoritari. Quindi cerca di correre al riparo ostacolando le loro pratiche religiose e ghettizzandoli. Una politica che rafforza inevitabilmente l’integralismo religioso, di cui le principali vittime sono le donne e i loro diritti.
Sicuramente non favorisce l’integrazione il tetto del 30 per cento per classe dei bambini che non parlano italiano, rischiando che le loro famiglie non trovando una collocazione vicino a casa possano far abbandonare gli studi o scegliere scuole religiose. Nel decreto scuola varato il 24 settembre vi è anche il divieto del burqa e del niqab a scuola. Quante sono le studentesse che in Italia frequentano la scuola con il niqab o tanto più con il burqa? Non esistono dati certi, il che vuol dire che non è un fenomeno rilevante. Tuttavia, una polemica sull’uso del niqab era sorta in alcune scuole del Veneto e Friuli (Monfalcone, Mestre e Marghera) dove, prima di entrare in classe, le studentesse passavano in una stanza dove toglievano il velo per farsi riconoscere da un’insegnante. La tolleranza del niqab era giustificata dal fatto che altrimenti avrebbero abbandonato la scuola. Ma con questa tolleranza si favorisce chi (famiglia, capo della comunità, etc.) impone questo fardello a giovani donne che evidentemente non conoscono i loro diritti o sono ingannate da una interpretazione integralista della loro religione. Il velo (non solo niqab e burqa) non è previsto dal Corano. Il velo è simbolo dell’oppressione della donna e contro l’obbligo imposto dagli ayatollah le iraniane rischiano la vita, senza tuttavia ottenere la solidarietà di movimenti femministi occidentali che fanno del relativismo culturale la loro discriminante. Sorprende anche la superficialità con cui la sinistra liquida il divieto del velo integrale come «misura elettoralistica» o comunque si oppongono senza approfondire un tema che meriterebbe maggiore attenzione. Evidentemente si ignora il fatto che non solo il velo integrale è vietato in diversi paesi europei ma lo è anche per le scuole o luoghi pubblici in Tunisia, Egitto, Algeria e Marocco, tra gli altri.
La conseguenza di questa tolleranza è il fatto che giovani donne musulmane che si oppongono ai matrimoni forzati e all’uso del velo e ad altre regole religiose vengono lasciate sole ad affrontare condanne a morte basate su pratiche tribal-religiose delle famiglie. Come dimenticare i femminicide di Saman, Hina, Sana e Azka, solo per citare i casi più note. Perché non garantire il sostegno a donne che aspirano alla libertà?
La tolleranza favorisce l’isolamento di molte donne, spesso arrivate in Italia con il ricongiungimento familiare - segregate in casa dai mariti - che ignorano la nostra lingua. Come racconta la sindacalista marocchina Fatima Mochrik, che per molti anni ha lavorato con gli immigrati, il rinnovo del permesso di soggiorno le veniva chiesto dal marito che s’infuriava se lei chiedeva dov’era la moglie. Io stessa avevo verificato anni fa la segregazione di queste donne, a volte erano persino costrette ad accettare e servire una seconda moglie, pur vivendo in Italia dove la poligamia è ovviamente vietata. Inoltre, sono i mariti che impediscono alle mogli di imparare l’italiano, se non conoscono la lingua non possono avere rapporti esterni e vivono solo all’interno della loro comunità. Questo impedisce la conoscenza dei propri diritti e le priva degli strumenti per reagire alla schiavizzazione che comporta anche altre rinunce come la possibilità di fare visite ginecologiche, la mammografia o il pap test, aggiunge Fatima Mochrik.
Sembra impossibile porre questi problemi a esponenti politiche della sinistra che dovrebbero farsi interpreti presso le istituzioni delle esigenze di queste donne che non hanno voce. Fino a quando continueremo a essere complici della loro segregazione?
Perché in Italia questi temi vengono ignorati, sottovalutati o strumentalizzati? Perché la discriminante per garantire la libertà religiosa, prevista dalla nostra costituzione, è la laicità e l’Italia non è uno stato laico.
Giuliana Sgrena
Nessun commento:
Posta un commento